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Full text of "Il Magno Vitei"

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DUKE UNIVERSITY 



LIBRARY 



The Glenn Negley Collection 
of Utopian Literature 



IL MAGNO VITE! 

D I 

LODOVICO ARRIVABENE 

MANTOANO. 

IN Q\'ESTO LIBRO, OLTRE AL PIACERE, 

che porge la narratione delle alte cauallerie del gloriofo 
Vi TEI primo Rè della China, & del valorofo Iolao, fi 
hàncllaperfonadi 1 zoNLoM,vnoiitratcodi ottimo Prenci- 
pe,& di Capitano perfetto. 

ty^'pprcffo fi aajuìfìa notìtia dì molti paefi, di Viirij collumi di popO" 

li, di Ammali, sì da tcrra^^ sì da atcìua.di albcriydi fruttile 

di fimiglianti cofe moltijjimz^ • 

Vi fi tratenno ancora ìnnurrcrabiliquinioni quafì ilitutte Icfcicnze più nobili» 
Fatti di arme nauali,Jn terra, a(ìedii.& alialtidi varij Jucghi , molte gioRre . 
razi e di causili, 66 iJoro maneggi. Funerali, trionfi , ragionamenti di fog' 
getti diucilì.aucninientiniarauighofi ;& altre cofe non punto difcarc a' Lec- 
ton intendenti . 




- \ 



^ 



IN VERONA, 
ApprcfTo Girolamo Difccpolo . 



1597' 



Frdocìfcui Auricdlchui Prior Ecclejta Sdn^i Aegidlj vidi^ 
& me fubfcrtpfi , 

Molto R. P. in Chrifto ojferuandijf. 

1 L libro del Magno Vitei , prima , & feconda parte ; ì Bat9 
da me ve luto, e confiderato rninutamente ; e non trouo co* 
fa in ejfo fuffìciente per impedirlo dalla Stampa^ attefo 
che il principale dell'opra , che fa tutti t dtfcorp^ e huom9 
Gentile ydr Antico, e non può nelle dottrine trouar fede , # 
autorità appreffo Cat olici . Nel refto poi , arca cofiu^ 
mi non folo non ha tal opra impedimento alcuno, ma bel" 
Itf^tme parti per defderare, eh' altri la legga , e ne impari 
buona forma dt fcrtuere tn fimi d /bigetti ; Del che fo t$ 
fede à V, Paternità molto Reu, à cui,facendo anche rifiC* 
renz>a,prego dal Signore ogni colmo di vero bene» 

Di V, P. molto Reuerenda 

Seruo nel Signore 

D» Giacomo Valddttrs dlc\ 
chierici Regolari • 

Io D.PaoìoFìtomarmo de* Chierici Regolari Jfo tetto,ee$»fi* 
derato ti fopr anomato libro^& affermo almod^ dtfofré^ 

Wr. Hieroojmtis PUcentinm VicéiriHfm 







AL SERENISS. 

ET VIRTVOSISS- 

P R E N e I P E, 

IL SIC FRANCESCO 

MARIA II. FELTRIO 

DELLA ROVERE 

T:)V C A D' VRBI N FI. 

OGLIONO, perlopiù, 
coloro, che ad huomini 
grandi fanno alcun do- 
no, per ifcufa di le, mol- 
te ragioni recare. Ilcjual 
ccltume quanto fica be- 
ne, ó^ fia con:lnlcndcuo- 
]e,aflai comprende chiunque gli occhi in- 
fra U natura del dono lolpinge : la qualc^ 

41 z Un- 




fcnza dubbio altro non è, che amore dirii- 
IO , òC buono, liberalità, 6c pura intcntio- 
- ne. Che fc così è, come è vera mente , per- 
che s'ingegnano efiì di rcufarfi a coloro , a* 
quali fanno il prefente.^ quafi alcun dan- 
no , o mala ventura cfifì vengano lor pro- 
cacciando ? conciofia cofa , che la fcufa^ 
niente altro fia, che vno difcolparli di alcu- 
no delieto apporto. Et Te eflì ciò fanno, 
perche fieno troppo badi , fé , col donata- 
rio , faranno paragonati ; dico, che ne que- 
llo vale gran facto alla loro difeia; perche 
fc quella ragione fode e ficace, radi per tut- 
to farieno, per quel^ch'io ne creda, coloro , 
chc,in pouertà , 6<:in miferia viuendo def- 
fero a Dio alcuna offerta . Quanti vili huo- 
mini hano giàpre(entato,& prelentano tue 
tauia, a' grandinimi Rècofe dt niun valore/ 
ne, per tutta la loro infima conditione.ò per 
lo cffere da nulla i prefenci fecero e[fi,ò fan- 
no alcuna perdita della loro pouera,ma lie- 
ta cortefia . non facendo (lima del dono chi 
lo riccue, ma fi bene del cuore di chi lo dà . 
Conuienfi adunque di neceflìtàconfcflfare, 
cotali (culc, 6^ parecchie altre fimiglianti 
à quelle, che fc ncaflegnano da co fioro, del 

tutto 



tutto cfTcrc friuolc, 8c^ vane ; anzi, mifuran- 
dofi il dono dalla beniuolenza, tanto farà 
vno prcfcntc dell'altro maggiore, de più ac- 
ccttcuole, quanto egli farà più condico di 
amore. La onde io, accioche vno cotale^ 
errore nella mia mente non cada , non che 
io mifcufi, appo l'Altezza Voftra del do- 
no , ch'io le faccio del prefente mio libro , 
anzi ('tenendomi però icmpre dentro a quc* 
termini , & focto a quelle leggi Itrignen do- 
mi , che la grandezza (ùa , òC la picciolczza 
mia mi hanno prefcrittc) richiedendola di 
obligacione aniidotale, delìdero lagraria-» 
fua ; fi come la hcbbc dal ScrcnilTimo , àC 
valorofiffjmo Signor fuo padre il Sig.Gio. 
Francefco Arriuabene mio fratello, & Moti 
fignor Gio. Pierro Arriuabene, Vefcouo di 
Vrbino, da gli Anteceflbri di V.A. Da me 
fcrmamenrc Signore, 

7^t> fin fi bramx y ne bramar pm liccj . 
Inuio dunque vn Prcncipc letterato (che ta- 
le fu veramente Virei ) ad vno Prcncipe Ice* 
tcratjllìmo : vno, che, quanto di tempo egli 
poteua togliere alle fue neccflità, tutto Ipco 
dea negli Itudi delle più profonde fcienze, 
ad vno j clic lo fpatio . che gli auanza delle 

bifo- 



bifogncdcglifuoi flati, tutto impiega ne' 
libri i ne* quali egli dirizza l'ardore dell ani- 
mo fi factamen ce , che non ha la Italia , per 
non dir l'Europa, Signore,che lo appareg- 
gi: vno , che gouernò i fuoi popoli con-» 
lomma pace, ad vno, che , fatto forma del 
fuo gregge» lo regge in guifa.chc a lui ogni 
vno è fratello , & figliuolo . Et brieucmen- 
tc io mando vn buonojad vno ottimiflimos 
vn valorofo , ad vno valorofiffimo ; & va> 
giufto ad vno giufliflìmo. Quanto a me 
poi, nel telTere di quella tela , corrje io mifi 
la penna in opera, cofi incontanen te al mio 
cuore l'imai^ine della Voflra Altezza fi ofFer 
fé; la quale, per la fua dignità, tanto hebbc 
in mèdi potere^cheprcffo che non mi feco 
mano leuare. & mentre, ch'io cofi ftaua iiu 
tra due, mi fi parò dauantila fua fomma be- 
nignità; la quale mi fecegir olcre;& volle^ 
ch'io riprendeffi 1 animo : afficurandomi, 
che pollo, che io non fuffi , cornee in pro- 
uerbio , il rofignuolo delle Mufe, fi m'ha- 
urebbe la V. A. vdito volentieri , & tenuto 
Caro, comunque cantato mi haucisi. Et 
qui, pregando Dio, ottimo &c liberal dona- 
tore delle cole a gli huomini, che accrelca', 

tutta 



tutta hora, nell'Altezza Voftra la fua fanta^ 
gracia ; & à grandiffima età, in bene, & prò 
de' fuoi popoli , lo conduca , quanto poflo 
il più, riuerentelebaciolamano , &c mclc^ 
faccio raccommandato. 

Di Mantoa il dì primo di Ottobre i^^j. 

Di V.A. Scrcnifi. 



Humilifs. e deuotifs. feruitorc 



Lodouico ArriiubeiCf 




A' BENIGNI ET INTEN- 
DENTI LETTORI. 

R A T T o 8 1 Lettori , a confolationc 
de' quali ho io , nello fa iucrc il prc- 
fcnte libro, vegghiate parecchie not- 
ti , hora che, la Dio mercè , pur fono 
al determinato fine venuto , è da ri- 
creare gli rpirif i affaticati , & dar lo- 
ro alcuno alleggiamento della pafTata noia . La qual 
cofa farò io fi tofìo come ad alcune quiftioni, che 
muouere mi fi potrebbono , io habbia iormata al- 
cuna parola per la rifpofta. Saranno pcraucntura 
alcuni , che diranno me hauere per entro quella hi- 
(loria fparfe di molte cofc , le quali, ò non furono 
forfè mai, ò fé purfuroiio, elle non furono quali de- 
fcricte fono . A' qiicfìi tifpondo , che io mi fono fa- 
ticato, con fommofludio, per recarci luce le cofe 
altamente operate dalla gloriofa Nation Chincfc; 
le quali 

In tenebre giace avfi intere , e falde ^ 
Ne fono in Terra di Menzogna pailàto , fé non for- 
fè, contra piacere, fuorxli camino menandomi alcu- 
no men cauto loprapcnfiero . Ma preluppogniamo 
che così ncn ^\3i ( che non intendo di volerla vedere 
così per lottile al prefcnte ) io iaprei, Amici , volen- 
tieri da voi , le credete , che tutti coloro , che fi fono 
mefiì a fcriucrc hiltorie.habbiano tutto quello à^\ ve 
rocche alle loro hi^torie fi conueniua , toccato e* ò 
fé più tolto lì fieno lalciaci andare dietro a' loro 

appe- 



àppetltljln cofe non poco graul? Kon fapplam noi, 
che Ciro non fù,a pezza, quale ce Io lafciò Senofon- 
te dipinto col più tìno3& vago azurro olcramarino , 
che fi vedcfTe giamai ? I Greci, fortili artefici del di- 
re, quante cole mcTcoIarono nelle loro hiftorie , piìi 
alle fauole fìmiglianti, che al vero ? intenti a toccar, 
con diletto gii orecchi de gli afcoltanti, più che a 
manifeltarela verità. Quanto alto hanno elìì , con 
lodi , più che diuine portati que' loro Miltiadi , Ci- 
moni , Thcmiliocli , Epaminondi , Agefilai , & tanti 
altri/' Vogliam noi lafciarci pcrruadcrc dalla loro 
eloquenza , che Alcffandro, quello che efiTi per fb- 
pranomc chiamano il Grande , opcraffè mai que' mi- 
racoli ,ch'c (Ti vanno^con tanto ornamento dì leg- 
giadre parole 5 magnificando ? Ci indurremo noi a 
credere , che i ragionamenti , che farti vengono da 
diuerfi Capitani, v^ da altri, ne gli Scrittori d 'hiftoric 
della Greca, & della Latina fauclla, fieno à punto 
quali furono da loro autori conraii, ifpetialmcntc 
apprcllo di Liuio , eh e reputato da Quintiliano , in 
quelU parte , mirabile ? fcioccamente crede , fenza 
alcun dubbio, chi coli crede. Comportate conpa- 
Cienza quello, cirio lon per dire, ò miei perfecurori . 
Quale mi troucrete voi componitore dhiilorie , che 
prefentefia fiato a tutti que' fatti, & detti, ch'egli 
mette in ifcritto ? fermamente pochi . Giulio Ccla-i 
re, Polibio, Senofonte; & a' tempi noltri , France- 
fco Guicciardino, con pochi altri htbbero queffa 
buona ventura : ma che è perciò quefto picciol nu- 
mero fra tanti Hiltorici ? fenza fallo e' vi è per nicn-' 
ce . Bifogna dunque, che voi confeflìatc , coloro ef* 
;' ' -f fere 



fere vccelli rari , & bianchi, a* quali è (lato cotìccda- 
to di fcriuere fatti, & imprefe da loro vedute . La 
onde , bifognando allo Hiftorico ftarc a quanto ha 
vdito dire a de gli ahri , de' quali a pena , che io mi 
creda haueruenc vno,a cui non empia alcuna paffio- 
nela vela. come potrà egli mai caminare perla (Ira- 
da battuta , si, ch'egli non ila, bene & fpeflfo, tirato 
fuor di fentiero , dalla forza della bugia ? Ma con- 
ccdafi di piana concordia, che, in qucfta mia Ope- 
ra, io ftato (?a l'inuentorc, & lofcrittore di molte 
cofe , che vi fono per dentro, che è quefto peròjchc 
tanto fi biafìma? è egli perauuentura misfatto da ef- 
ferne ,co'dircendenti , dannato a perpetuo eflilio ? 
quafi non fi veggano le carte de' buoni Scrittori , in 
qualunque lingua,piene di corali fittioni ; alle qualij 
fi veramente doue elle fieno veftite in guira,che mo- 
ftrino di edere di Città , & non di contado ; & polla- 
no, a* Lettori , quando che fia porgere alcuno aiuto, 
io non so vedere come alcun biafimonepoflfafeguì- 
re. Dico di più> che fé io atìfermalfi, coretto mio li- 
bro efière anzi poema, che nò , pofio che me ne ripi- 
gliaitc voi , (\ non lo farebbe perauuentura ogni vno: 
fapendoli da' fcientiati huomini,non il folo verfo far 
il poema , ne la Ibi profa disfarlo,per dir cosi . Vdi- 
te per coriefia, perche e' fi pare , a' voftri vifi, & a* 
fembianri ,chc voi poca , ò niuna ficurtà vi habbia- 
tc della mia fede, vditc , dico vno Spagnuolo , cfti- 
roaco dal Mondo leggiadro Scrittore, & Poeta d'a- 
cuto ingegno ; il qudle di vno fuo paefano parlan- 
do , dice ; 

Saai i^mdam ^qtiime dtcHnt non ejfe foetam : 

Stdy 



StJ , fut mevenJit , hihliopoìa ^futéit » 
Né vi recherei io quefta fola aure oricà : né flarei con- 
tento a quelle fole ragioni; ma il camino ^ che ho a 
fornircjnon è corro : & , oltre a tutto ciò , mi trouo 
hauere fra mano vna tela, alla quale così gran fubbio 
èrichielto^chenonmidàl'animodihauere più lun- 
ga zuffa con c(To voi, né di prcffarui più tempo . Sen- 
za chcnc pochi, ne deboli affatto faranno i combat- 
titori , li quali contra me vliiiranno a campo, rim- 
proucrandomi alcuni , ch'io habbia. in questo libro, 
vfate alcune voci, &apprefio alcune maniere di di- 
re.non cosi nella penna pofte del Ccrtaldefe,© di al- 
tro autor nobile di que' tempi/dietro alle pedate de* 
quali(diranno cofroro^conuienfi di caminare a chiun 
que defidcra bene,& con dignità faucllare tofcamen- 
te. A'qucfri corali vuò che mi baffi haucr detto, 
che Carlo Magno , tutto che egli foffc il primo faci- 
tore de' Paladini , non ne fcppc tanti creare, che efib 
di lor foli poteffe far hofte. volendo fignifìcare con 
quefto efTempio , che né il Ccrtaldefe,nè il Crcfccn- 
tio, né il miglior Villani, o fé altri è meriteuole con 
cof'toro di accompagnarti, non furon da tanto, né 
tanto feppero che ructi i modi del dire, & tuttii vo- 
caboli poteflértrouare, onde vagajSc bella quefta 
gratiofa fanciulla Tofcaperfettamentej'Sc in ogni fua 
parte ne diueniffe . Perche vi ferra dunque ignoran- 
za,© mifera inuidia, gli occhi dello'ntelictio fi fatta- 
mente , che non vediate quanta prodezza , & quanta 
vtilità faccia alla Kepublica de' Letterati, qualunque 
trouaiore di alcuna voce, ò di alcun dettojolamen- 
tc che bcllo,& leggiadro lia < Paté quefta noitra ià- 

) a uelia 



ueìla difagiodi'fnolce cof è .la ohde/fe alcuno^ dfue- 
nuf one pietofo, dà opera , dalla Tua poucrrà coglien^ 
dola>ch'dla arricchifcajparmi^come liberale , & cor- 
tefc5che,non riprefcnon morfcnó laceraro,raa (òm- 
raamcnre da tutte le lingue >& da tutte le penne ne 
debba efTere perpetuamente lodato. Et perche^ co- 
me quelli,chefieteauezzi a volgere contra altrui le 
parolc,tnolto fpeffo per punra,&per taglio fc non ài 
rado, potrefie cauiilarc , che io defideraflì , che mi fi 
cintall'c lo Io piean : oue 

Diciie Io pxa» : Jo.hij cluite.pdL^n : & d quell'altro ; 

J0 triumùhe y 

Nonfemeidicemn-slotriumphei 
Come ad inuentorc ài cofe lingolari ; rifpondo, che, 
dc'fuoipenfleri^ & della Tua lingua, ciafcuno ha in 
mano il freno, & puolla volgere come più gV\ è in pia- 
cere (fé per ifciagiira.da'irauerfo non viene vn pez- 
zo di ralìgaftro^ò di qucrciuoJo,cheneio fàccia tor- 
cere dal desinato camino) &per dò^W èpermelTo 
di penfare^à di apporre, a chi che fia, quello che più 
gli aggrada . Qucfco so io bene , & podo affermare 
con verità , che quando da prima porfi mano alla 
penna. fu mìa intenrione,con qucfcc mie carte, quali 
elle fi fieno , fé alcuni mai lette le haueffero, di fare 
loro proHf to . che , s'io haueifi perauentura trouato 
alcuna cofa di buono, quello, che per la baflczza, & 
poucrtàdvlmio ingegno, non mi fi lafcia credere, 
iwuuio riguardo alla purità del mio animo, gratia,6i: 
amore,non odio ne deurei acquiftarc . Qucllo,ch'io 
fono per dir'al prefcnte , io douea dirlo prima i ma è 
«olio mcnmale nonhauergli affegnato ilfuoluogo^ 
i che 



che hàuerlò tacciuto. Quel Dantcqucllo^trè voìU 
grande,an2Ì tré volte Malfimo (titolo peraucntura a 
lui più conucnicntcche a quel Mercurio Egictio^dcl 
quale fé tanta ftima quella natione 

Sfoùa , che l bue d'altari , e tempio ctnfe,) Dance Ala- 
ghIcri,octimo Poeta, ottimo FilofofòA ottimo The- 
ologo^per fottigliezzadel Tuo mirabile ingegno, di 
quante, -3^ quato belle voci , & maniere di dire fu tro • 
uacorc ^ s'io erro , e' mi gioua di errare i ma io tengo 
per fermo, che niuno fcrittore,anii parecchi infiemc 
non habbiano per lo palfato ampiata, & arricchita ne 
(ìcno , per lo futuro per ampiare , & arricchire tanto 
la lingua Tofca>qua nto ha fatto egli folo . O egli ha 
trouatc,& vfatc talhora alcune voci , & forme di ra- 
gionarc,che fora me' di cHernc fcnza quefto.- facciali 
buono. Madicanniiquefti tali, che, ne'difctti altrui 
hanno la vifta tanto, ò più fottilc^che l'Aquila o 1 Ser 
pente Epidaurio , & ne'propij 

Sono aecht de '■ tutto , non pur lippi , 
Videro efsi mai giardino , quanto (i vuole hty\ colto 
fia,che,per entro a quello, non germogliaflTcro her- 
be di maluagio fàpore,e talhor vclenoto ? Ma di ci» 
iia fin qui detto a baftanza ; & facciamoci incontro .i 
coloro , che dicono noi hauere imitato il Boccaccio, 
& hauere caminato per le fuc orme . lo fiilc del quale 
non cpiù ili vfo ; & quello che è molto peggio , ne ia 
prezzo, ne in riputatione.anzi che io rifpóda a quefc^t 
fciocchezza f^che fenza fallo è \ na delle più fciocchw, 
che vfcifTe di bocca di huomogiamai) voglio dirc^che 
fé il fatto ftà pur cosich'io iia,al 1 -erraldefcnello feri 
iiere^tamigiìar tamo,da quinci innanii voglio lenec- 

m 



o*iibuotto> & haucrmi caro lonutncrabilc tcfbro:!Ì 
doue fin quefco puntola vile tenuto mi hò^&adifpcc 
co. Ma perchè temo forte non il coftoro ceruello 
vacilli;^ sétano anzi dello fcemojche nò,eftimo,chc 
£q gran lenno , prima che Icuar la crcfta, ò pettoreg- 
giare , per quefta tanto (ingoiar loda , ch'cfli mi dan- 
nojliarmencifpiando de* modi loro. Che lodile del 
Certaldcfe non fia in vr«nza,nè in ripuratione.è vna, 
non punto prouata conclufionc ; la quale, con quel- 
la ageuokzza 5 che quertiBoccacciomaftigi formata 
l'hanno, con queita iltefTa può efTere ributtata, af- 
fermando il contrario di quello, ch'eflì tanto oftina- 
tamente negano, elTer vero . della qual negatiua ad 
eflì tocca di recar proua. eflTendo aflaimanifefto al 
Mondo , che il Certaldeie fia il Cicerone della lìn- 
gua volgare . Hora pofto , che , fenza dar loro altra 
rìfpoftajla caufa Certaldefca aflìcurata foflTe affai be- 
ne , Se polla in faluo , fi non vogliono fiare ì campio- 
ni di quella , contenti a quello : anzi.rinuntiando ad 
ogni prerogaciua , che loro Tvfo della caualleria , & 
dell'armi habbia facto acquiftare, ogni tedio a' loro 
auerfarij togliendo via di più oltre la loro intention 
prouare , impongono elfi, di grado, a fé mcdefiroi, il 
carico della rifpofta . la quale è di queita guifa . Se 
lodile del Boccaccio non è più in vfojnèinriputa- 
tione, quale liile,per corrcfia,farà vfato,& ftimato? 
rifpondetCjdi gratia,nè prendete più lungo indugio, 
conciofia cofa, che, più m lunga menandola, moltra 
che voi non Tappiate troppo bene ciò che rilpondc- 
re. Chi vi riducelTe a memoria alcuno Scrittore di 
profa^nobile^pcrauentura vi fcralcicrcbbc il ceruello 

non 



noi! pòco, forfcjchc chi feri/Te il Guerrin Mcfchinoy 
ò Parisje Vienna : oucro il Politìlo faranno nelle ma- 
ni delle brigate . ò pure quelli , che hanno alla Italia, 
donati i Lancilbtti,iTriftani, i Palmerini , gli Splan- 
dianiji TirantiJ Caualieri della Croce, i Clariani,& 
altri , tutti di cotefta farina . Ma voi>pofto che mol- 
to richiefti, taciti pur vi ftate, & fofpefi ad afcoltare: 
perche puoflì credere affai di leggieri , che quefta fia 
la caula Heteromolia:perchè benché fiate prcfenti , 
voi non dite però parola in contrario . dire, dite pur 
alla libera , in quefto arduo negotio , qwel che fenti- 
te. la verità troppo più ha di forza,ch'alrri non efri- 
merebbegiamai. Gli Scrittori, acquali (lafciatoil 
Certaldcfe adifparte) va dierro il mondo, cioè la 
turba de' mecanici , & de gl'ignoranti ; fono ( per dir 
così ) i proprij capricci , & humori ; non regolati da 
arte alcuna, né da fcicnza. non hauendo elfi altro 
mai, in tutta la vira loro, fuor che la lingua, apprela, 
con che fauellano.la quale, da vilHTimc feminellejCol 
latte infiemc imbeuuca ( per dir così) guaftano fiera- 
mente , botta per vicenda incontadinandofi . Per la 
qual cofa, non che elf habili fieno a intendere il Cer 
taldcfe 5 pieno di tanti fructi,& di tanti fiori , che pe- 
rauuencura non nehàcanci r4utunno,& la Prima- 
uera,ma non bafrano pur'a comprendere inrendi* 
mento, che vero fia,diqual (\ voglia fcartafàccio 
più infelice. Et perche non di rado fuole auenire, 
che chi alcuna cofa non intende^ poca ftima ne fa > & 
difamala ; quindi nafce , che gli huomini faui , & ia- 
tendenti, fono, da quelli che non fanno,malc vedu- 
ti ^óe trattati : li quali, per tcfcaA lifo porgere a gli 

▼di^ 



vditorìjcon villane parole rchémendoglì,dicon(r 
ipcflb ; Ecco i Filofofi : ecco i Filofoh. Hora , ftriJ 
gnendo il mio dire »douete, condì Lettori, voi che 
haucte di huomini fentimento, & chej nelle belle , & 
fottili quiftioni , fentite molto auanci. haucr per co- 
fcanrc il Ccrcaldefe effcre il Corifeo de* Profarort 
Tofcani , per fi tacca guifa, che il par3gonar,qualun- 
quefi èdiquellì.coniuijnicnre altro[ia,che vn vo- 
ler porre l'anemone a pecco alla rofa ; ò l'ape alla ci- 
cala . anz.i que' pochi , che in grado venucì fono del 
mondo , ciò lì hanno , con la colui imicacìonc,acqui- 
frato . Dicemi per vofcra fede , Signori j'I gran Bem. 
bo,& Monlìgnor della C^afa.( huomini, buona pezza 
fa, nel Tempio ripofci della Gloria, & nelle prime fe- 
dic ) con quale alerò ingegno fi fnno eflfi ingegnati di 
alzarfi tanto in fufoj che a pena che vi habbia così 
pronta vifta, occhio coficeruiero5che baffi a raffigu- 
rargli;, fé non con la continua, & lunga dimoranza 
fatta in Certaldo ? Sicuri che ogni altro albergo, 
volendo effi far quel viaggio, loro farebbe riufcito 
pouero, & difagiato. Ma vdite quello, che, del fuo 
albèrgatore,dice il Primiero, nelle fue Profe : & pri- 
ma nel primo libro ; Vi porrei innanzi il Boccaccio , 
6c il Petrarca fenza più i i quali due tale fatta l'han-^ 
no ( parlando della lingua volgare ) quale elTendo na' 
ha da pentirfi . & pur nel medclimo libro ; Né il Boc- 
caccio altresì con la bocca del popolo ragionò :5c 
poco appredo feguendo , dice ; Egli fi vede , che , ir> 
tutto il corpo delle compofitioni fue ,cfib è cosi di 
belle hgure, di vaghi modi,&dal popolo non vfati-.-- 
ripicno.che marauiglia non è le egli anchora viuc,5è 

luti- 



luftghiffimi fccoli viucrà. FaucIIando poi ilmedcfi- 
mo aurore, nel libro ifteflbjdclmodo dcJlo fcrìucre, 
che infiniti Scrittori fcruano non pure nelle compo- 
iitioniagli fcientiati huomini,maanchora a quelli 
di volgo dicc;Scriuc delle bifogne del cótado il Man- 
toano Virgilioj&fcriuea' contadinijinuitandogliad 
apparar le cofe , di che egli ragiona loro ; tutrauoka 
fcriuc in modo, che, non che contadino alcuno ; ma 
niuno huomopiùchedi Città. fc non dotto grande- 
mente, può bene , & compiutamente intendere , ciò 
ch'egli fcriue . PotrafTì egli per qucfto dire, che i libri 
delle opere della villa, di V'irgilio , non fieno Io fpcc- 
chio, & il lumc,& la gloria de' latini componimenti? 
Ma afcoltate lo ftcfTo valente huomo pur nel ricorda- 
to libro ; Et molto meglio faremo noi altresi,fc,con 
Io fiile del BoCi:accio5& del Petrarcha, ragioneremo 
nelle noftre cartt.che no faremo a ragionare col no- 
ftro : percioche/enza fallo alcuno^molro meglio ra- 
gionarono effi , che non ragioniamo noi . Fin qui il 
Bembo. &che feritore per Diot padre delle Mure;&: 
eccitatore de gli addormentati ingegni de' noftri té- 
pinonmcnjcliedc'fuoi. Mafaueliiri pure il Bembo, 
&5Con la forza del fuo parlare, gli occhi di quefti mi- 
ferijda crudele obumbratione otfulcati , fofpinga in 
chiara luce . Dice egli dunque,nella narrata opera al 
fecondo libro; (dopò lo haucre contati gli Scrittori 
più nobili de' primi lépi della volgare fauclla)furono 
altresì molti Profatori tra quelli tcmpi;de'quali tutti 
Gio. Villani nò èdafprezzare ; & molto meno Pietro 
Crefccnzo Bologncfe ; Guido Giudice di Mefima ; 
Dante iikfio ; & de gli altri . Ma cialcun di loro vin- 
to, &fuperatofii dal Boccaccio. Sono,dopoquefìi, 
ncll'vna faculrà;& ncll altra flati molti Scrittori .- ve- 

^ desi 



dcfi tutrauolta5chc> il grande crefcere della lìngua, ai 
quefti due , al Pctrarcha , & al Boccaccio folamente 
perucnne .• da indi innanzi , non che paflàr più oltre ; 
ma purea quefti termini giugncreanchora niuno fi è 
veduto. Dice.poco appreso, pur quefto auttorcjargo- 
mentandojdalla fama.della bontà dello Scrittore; Si 
come fra Greci Scrittori ne Poeta niuno (ì vede effe- 
re,nè oratore di ràtogrido,dichenteHoraero,& De- 
moftenefono.-nè fra latini èalcuno,alqualeco{i pie- 
na loda fia datajCome a Virgilio- fi dàj&a Cicerone ; 
cofi dire (ì puòjche eflì migliori Scrittori sicno.d co- 
me fot: <^, di tuttigli altri. la qual cofa ha urà luogo al- 
trefi nel Petrarcha , & nel Boccaccio : chepercioche 
amenduc quefti hanno maggior fama, dalle genti, rac 
colta » nella loro lingua fcriuendo e(Tì ne fieno più fti- 
mati,& in pregio. Ha il Bembo ragionato fin hora al- 
quanto in gcneraiej&invniuerfoihoranclmedefimo 
luogo 5 alquanto più in ifpcticlra tauellando, dice; 
Quando fi fara.pcr noi, a dargiudiiiodidueScritto- 
ruquale di loro più vaglia, & quale menoiconfideran 
do a parte a parte il iuono, il numerosa variamone 5 
il decoro3& vhinnamenre la pcriuafion di ]orO;,& qua 
ra piaceuolezza. <3^ quanta grauità habbiano genera- 
ta, & fparfa perii loro componimenri ; & con le parti 
dtlloìciegliere, & del diiporre ponendole:, potremo 
ficuramenre conofcerle, & trarne la differenza . Et 
percioche tutte qucfte parti fono più abondeuoli nel 
Boccaccio & nel Fetrarcha.che in alcuno de gli ali ri 
Scrittori di quelta lingua.conchiudere fi puÒ5che niu 
no altro cofi buono Proiàtore,© Rimatore ècomefo 
no elfi. Sentite voi.anzi fciocchi.che maligni. mordi- 
tori del più nobile Profatnr della hngua, la (entenza. 
finale,che dà il fecondo padre di quelta faueUa,comc: 

e 



^ piena di fentìrocnto ? come è óìkfa , & mantenuta 
dalla ragione ? come , ìnfìno a i fondamenti , manda 
giufo tutte quefìe vofìre mirabili vanità ? Ma chia- 
miamo vn poco de gli altri , non a difeia del Cerral- 
àcfc 5 che a certo egli non ne ha bifogno , ma fi bene 
ad ampiar le fuc lodi . Bccoui dunque il dotto non 
meno, che gentile 

Ca/a , /"« c«t te uirtuti han caro albergo , 
Dal qujlelurgono (ìfoauitìumi d'alra eloquenza, 
che non vi ha perfona, cui piaccia il leggiadro, & or- 
nato parlare, che non lo carichi di lomme lodi . tgli 
appreflo a i ficuri pafìfi del Certaldefe auiatofi , fcnza 
perderneorma,lo leppc ualorofamente fcguire : & a- 
ucnncoji fi bene del iuo camino, che non e ito dietro 
al Boccaccio men poppo curfore di lui.Traggafi auaa 
ti bora il Giouioiil maggiore latino hiBorico de' no- 
fìri tempi, & chc,daindia dietro, per molti fecoli, fi 
fia honorato , & alla Tempre verde ghirlanda , che la 
gloriajgia hi tanto rempo alle tempie va del Boccac- 
cio teflendo, aggiunga alcuno odorifero f ore . ma e' 
Jo prefenra nc'fuoi hlogij degli huomini famofi in 
lettere dicendo ; Nella felice età di Dante, & del Pe- 
trarchalù j1 Boccaccio ( ertaldele: il quajc tsnto k'- 
liccmenie riduflè l'eloquenza nella pioladclb natia 
fua lingua,che li può dire, eh Vgliiù il primo , & farà 
rvhimojchc pertctt^nìente Icriua in quella n aniera. 
Gli Icritti di cofìui (i traducono in ogni lingua ;da 
tutte le genti, & da tutte le maniere di perlone lono 
letti, & vditi volentieri;*^, fen^a vn minino tin ore di 
mori e, da cialcunofonoa pieno lodati, &,con lieiilfi- 
mo applaufo, prepofiia tutte le opere, che oggidì ^\ 
leggono. Ciò tutto dice il (jiouio. Hoia e'n.i pio- 
Ila di qui arrcftatnìi alquanto , & dimandare a qutlti 

*J» a An- 



Antagoniftijchc da tanto (i tcngono^che per poco n5 
vanno effi,inucce di Apollinea fcdcrfi fra le Murc,in 
Parnafo, fc il Giouio , cioè vn'otcimo giudice di elo- 
quenza , tale (lima fa del Boccaccio , & afferma , che 
hoggidìcgli dal mondo,a tale,5c canto capitale tenu 
to fia come è ch'effi tanto acerbamente (5 dieno a fo- 
ftcnere il contrario di qucllo,che dice non pur il Gio 
uio,ma di quanto mantengono, con viuc ragionijCo- 
loro>che più ne'ntcndono ? anzicontra il parere del- 
le noue forelle ifteffe.-le quali a quel grandiflìmo huo 
mo fi fecer compagne, non vna volca;mentreegli c5- 
poneua,lafciando vuoto il Parnafo , & cambiando le 
chiariflìme onde di Aganippe, & di Hippocrene, con 
quelle di Arno?Matta beftialità è fenza fallo il voler- 
ti opporre a quello , che non fi può contrattare . O 
quanto farebbono meglio coftorojpoìchecofi nudi, 
& macri(per dirla con colui) fono di ognifapereja 
fàrfi di Harpocrace 5 òdi Angcrona rainifiri,ò pure 
fottoladifciplina porli di quel gran Samio.conciofia 
cofà,che male fappia viar'il fcrmone,chi non fiauez- 
2Ò prima a bene vfar* il lìlentio . Suonino effi di gra- 
lia, fuonin le trombe al ritrattola (tienfi al vedere, 
CredanmijChe non vien loro a bene il far d'arme;per 
che fi rimarranno fempre al dilotto de' loro auuerfa- 
ri eglino.per poco non fonoanalphauiti. maparliam 
più chiaro : e' non farebbe gran fatto , ch'cfli non fa- 
peffcro rA,b,c.& fé pur lo fapefIerOjChe,non (opra la 
mela, ma fopra il mellone rhaue/Tcro apprefo. Ma 
mcttianci più oltre. I fondamenti della volgare gram 
matica onde hanno cilì hauuto (tabilimento?non dal 
Boccaccio nò ? ma da chi dunque ? leggete , leggete, 
dotti Lettori^ quanti diedero ammaeitramenci mai 
della volgarlmgua^nc troucrctc^che io mi crcda,gri 

facco 



fatto altro Profator nominato, che il Boccaccio . Il 
Varchi, oltre a gh* akri luoghi , nel fuo Hcrcolano , il 
Mutio nelle battaglie,!© SperoneiilTomitanoJl Ru- 
fcclli,il Cafteluetrojl Pigna, il Giraldi. il Remigio ^ 
TAcademia Fiorentina eccellcntiffima .il Sanfouino, 
Rinaldo Corfojl C6tilc,Filippo Bcroaldo f" vno de 
maggiori humanifti.chc ci habbìa prodotto il terreno 
Italico mai ; gli cui fcritti^bene vfati , & a tempo dal 
gran Budeo,gli hanno dato grido, & honorc)ìJ quale 
alcune cofe del Certaldefe nello Idioma'latino rccò^ 
rAthanagi,&quel Fiorentino nella Tua libreria ; do- 
ue dice tanto di bene ( né punto immcriramente ) di 
quello fcrittore inconiparabile.che niente più. Ma.a 
che vò io,Lertori,lc voftre orecchie faticado,& la lin- 
gua mia? quali io mi habbia tolto , con nuoua luce a 
moltiplicare gli fplendori del chiaro Sole; ò pure ag. 
giugner bellezza alla ortaua sfera , con lo arricchirla 
di nuoui fuochi;ouero,có alcune brieui llille ampiar- 
ne il mare. E'troppo grande la famajamici Lettori, 
che già è tanto tempo ha ogni fecolo, nello ftile ( che 
di altro non è mia intcntione di fàuellart)data al Boc 
caccio:nc vi ha lolennc huomo alcuno,chc no lo por* 
ti con fomme lodi in Cielo i & iltimi a lui per diritto 
conucnirfiquel detto quanto a qual'akro, 

Gra^s Jedtt ore rotundo 

Mufa loijui. 
Egli così veramente fauclla; ma parole bisfinc.con le 
quali quafi nouello Hcrcole Cclrico con carena d'o- 
ro.gli huoroini mena legati . Hora che il Mondo de 
gli mecanici,& idioti non lo (iegua,anzi da lui fi fug- 
ga, come dalla mala ventura,quindi procede, checo- 
fiui e iàlito tanto in sii, ch'elfi , che vccelli fono palu- 
^ri^ ne alto Icuarfi, per batter l'ali dietro ad vccell* 

ian< 



tanto IcggIcro,nè foftcncrfi pur bricuc fpatlo , poflb- 
no in alcun modo Ma,fc effi alcuna credenza dclfero 
al mio parJare,chc loro dc(ìdcro,& lallo lddio,bcnc, 
& honoi e,darcbbono operajCon ogni (tudio, che lo- 
ro quegli occhi s'apnflero , che l'otio fonacchiofo* 
& lento gli agi, & le delicatezze tengono chìufi . &, 
dandoli actornOj&^da' principi] della volgare Gram- 
matica, cominciando;& con qu( Ili, dopò alquanto^Ic 
Profe dtl Bembo accompagnando, diucnutì gagliar- 
di^& podcrofi con lo eflercitio^prcfo cuore, & ardo- 
re, fopra la lettione darebbonfì del Boccaccioiil qua- 
le,da principio,qua(j montagna afpra,& erta, fi mo- 
fircrebbe> anzi malagcuole , & faluat ichetto che nò- 
ma non guaì i di camino fatto haurebbono^che le co- 
fe cambiando faccia , tutte in contrario volgcndcii (i 
aprirebbe loro vna via diritta, piana, bella,& fiorita (i 
fattamente,chc né l'occhio altro obbietio, vedercene 
i piedi altro camino vorrebbon fare giamai. Se creda- 
mi per quefta voltaiche io loro prometto, co qualun- 
que facramento porge più fcdexhe occupato l'anirrg 
da inufirato piacere, quafi nel labirinto di Porleta 
pofl:i,ò di Greti, non fi faprcbbon partire . Ciò fatto 
guatando bene fé medefimi per ogni verfo^nè a pena 
fapendofi riconofccre,picni di leiiiia incomparabile, 
me ne fencirebbono immortali gratie ; conieliando 
fenza eflere polii alla colla > Se fenza effcrc loro data 
alcuna tratta,di conokere chiaran tntejsè altri huo- 
mini efferc m parte da quelli,che erano . Per la qual 
cola non dando più le vele a' venr i della fupcrbiajan- 
21 irgcgnandofi di riempierle dell'aura foauiillmade 
la hunijltà^afièrmeranno con quel valente huomo, (e 
que(ta vna cola fapcre cioè di non faper nulla . V uo- 
ti3Lio queft\tre>hora pitno inloiiimo,dcipcliikniio- 

io 



fo lìcordeiramore di fé medefimo.afTumaafi ardita- 
mctervfficio del Sindaco fopraakuno minuto còpo- 
nimcnto ; che a no gicrarfì più oltre, so io che la tno- 
dcrtia fcruirà loro di freno . perchè ponendo iollcoi- 
toftudio in fare fplendida riufcicai^Sd più di efière 
fcienciati,che di apparere ingegnandoti, le loro orec- 
chie,& le altrui lingue corranno d'impaccio. Ma veg- 
gio pur'in campo Itar fermi anchora certi melanuri , 
con le labbra gonfie per molto veIeno,fgrìJando con 
tra noi l'abbondanza de gli erroi ijn quelto prcfcnte 
noitro volume , commcili . a' quali piacerai coli di ri- 
fponderc> che non iì è trouato tìn quelto di , né d tro- 
uerà Maeltrcfia gli huomini.coh hno, che nò fàccia, 
non vno,ma molti f3lli,& che>quefto vdcndo huomo 
prattico, sacche di iìmiglianti cole s'intenda, lì come 
non dee di ciò hauer marauiglia.così ne io me ne deb 
bo gran fatto prender vergogna : Chi fapefTc > come 
Tappiamo il diligente, & efperro nell'arte dello (tam- 
pare,& di cortcli coltumi, M.Girolamo Difcepolo^^ 
io , quanto faticofa , & intralciata imprela sia Hata 
quelU dello (taparsi il mio libro, e' no li potrebbe di- 
spone a crederlo mai . E si è diuorato il camino^non 
corfo (3(: ci siamo dati in via ratto ratto, dico ratto si, 
che pareuamo portati dalle carrette di Gioue. Senza 
che macandone il tempo al ]auoro,egli ci ha bifogna- 
to vfare, in gran parte, gli origii.aliji quali tióhauen- 
do fcnritala mano del correttore giamai, ic non cosi 
gro(ramente,& alla sfuggita, poteuano, lenza troppa 
difficukà; parere Auy'm b-j^ta/icl: ne pc-rauentur.i fareb. 
be fiato fotficiente a purgargli Hercole, si erano fuo- 
ri dì ordine tutti imt>j<tricciati,<& lordi .• Ma.pcioche 
ne vantatori siamo né dilli-'ìiulaiori^ma i paifi ritencn 
do nei mezzojtacciamo profcllion di veraci Aonfeilìa 

mo 



mo iibcrimente. Tenta valersi di alcuna fcufà, noi, la 
qucita opcra,hauere cómcffo di moiri difccti, & che , 
iaciò per compagni habbiamo coloro , li quali della 
Scampa si haucan cura.ma a quale Stamperia fu egli 
mai conccduro priuilegio di non errare'* Elfamininsi 
partiramcntc con gì i occhi,& con la mente i libri vtci 
ti dalle migliori botteghe, & da* luoghi,a' quali il va- 
to,in cotale efTerciciojSi ói^ diperfcttìonc&trouerc 
te ne' loro corpi ferite , 

^^£ Chironia ne e manm leuaret : 
Per tacermi de' noftri ; a' quali>&: perla copia , &: per 
la fierezza , conuerrebbesi più di vna claua , Oc più di 
vno Alcide . Che fé alcuno artefice , di qucfto me- 
fìiere^si pur trouaflTe, che niun peccato, ouero fé non 
di rado facefTej io non dubito punto , ch'egli non do- 
ucfiTe elTcrc ne gli horti delle grafie ripoflo^fra le rofc 
Picrica viucrc vita immortale.MajCome che il fatto 
si ftea,si noi pure,gratiosi Lettori, vi prefcnrìamo li- 
bro non più veduto giamaìj& di foggetto.che poco è 
che nófe ne habbia contezza veruna * Potrauui pera- 
Centura non difpiaccre , fc non per altro , per quefto 
almeno, ch'egli e forcfticro; Se afferma di venire si di 
lontano,che per poco è.che fede non gli si tolga.egli 
è il vcrojche in ogni cofa del tutto èdiuìfato si fatta- 
mente;& dal parlare, dall'habito.da* coftumi,& dalle 
maniere d'Italia, anzi di Europa si differente, che nò 
so vedere come cgli.cosi ad vn trattOjper folo nomi- 
nare paefc rimotOjOnde a noi venga, si debba perde- 
re ogni credenza. Hora,s'eglihauràdatoperlovo- 
flro àes io.parramnii di hauere fatto acquifto. non de 
'3,\\ horti di Adoni,òdì quelli di Tantalo, ma e' mi fa- 
rà diuiCo dì hauere corr iuato il Fattolo , il Tago , il 
Gange, & l'Hcbro nella mia cafa . & a Dio vi accom- 
nundo- 



^S%^^ S€. 




DEL MAGNO 

V I T E L 
DI LODOVICO 

ARRIVASENE 

Parte Prima . 







Zoìi L o M 5 potentìj^tmo Gounndtof 
detta china .fk huomo d'alttjìinto ;»- 
gegno^e dt varte fcic»z.e ornato ^ e di 
molte vttli^ime arti ntrouatore : le 
quali cofe lo renderono tanto ragguar- 
deuole , O" fi famofo , che^ non peten* 
do 5 dentro a termini della China , 
Harfi la fua fama racchtufa , ma , di 
faefe, inpacfe ^fuonando>fino all' efireme genti diuenne chia- 
rtf^tma . Hebbe egli per m oglie vna donna , chiamata Haut- 
Ziìbon , Uguale , fecondo ti parere dt cht veduta l'hauea , erd 
di bellezza , e dt valore ine/limabile : con coftet Ezonlom //>- 
ta vita r?ienando^ d\ltrv pik non ct4raua,che di compiacerle^ 
dr ella lui fopra ogn altra co fa amaua . Hora auenne^ e h'elU 
i/^graf4idli & dttthjo partorì vno fancikllo , di che il maxi" 

A to 



2 PARTE 

io fu oltra mtfura lieto , & J^c furono i giuochi^e le fe/le, per 
tutta la china sfatte magnifiche i e grandi : d quellotche L' aL 
tre donne, quafi tutte, ancor che di picciola condìtione^fchi^ 
fano^ cr ft'T^^ono di voler far e ^ la madre ìftejfail fancnillino 
alili tar volle, fapendo ella^ che fcientiata era molto , quanto 
gtoui , che 5 coi latte materno <, fi nutrichi il filiuolo^ anz>i che 
con lo Hr amerò . Et , perche s'alleuaua qj^e/h figliuolo^ alla 
certa (per4nz,i it cofi ^ran Signoria , come quella era, chE- 
z^onlom pOjfdeua , ft pofe o^ni opera^(^ ogni follecitudine^ac- 
ctOiche ti fanctullo^fplendida rtufitafacejfe,m ogni maniera 
di vertMofa qualità , eh' a gran Prencipe fi conuenijfc^ hora» 
pere he l'auez^re le tenere membra de' bambini, che caldi fo^ 
no.,a coportare patietemete ti fieddo^gioua molto^attuffarono 
il fancmlhno, aliar allora nafcmto^ nelle chiarif ime onde del 
F oh fango fctmcyda' Tartarico da' Chinefi, da molto piktch'o^ 
gn altro <,ttnuto\ f , nella iftjfa acqua-, ne lo immerfropoi pik 
volte, ApprefpjyConofcendo quanto ti vino-, a teneri fanciulli^ 
nociuo fìay vietarono ^ che ti bambino gocciola non ne affag- 
giajfe : S" , affine che egli ne diuenijfe piìt gagliardo^ditem" 
pò m tempo^ procurarono , che^ con varij mouimenti , e tutti 
acconci aila picctola età, s'effercttajfe j mettendo gran citra 3 
non alcuna parola laida , )) villana, alle orecchie di lui perue- 
tajfe , od alcuna cofa fpauenteuole , fozP^ gli fuffe mof ra- 
ta : ma^ in lor vece,cofe belle, ó" gentili glt fi facejfro vede- 
rCjó* vdire , che pr}> fare ne gli potefifrojcome fiveniffcne 
gli anm auan'^do:e dal pianto ritrahédolo quanto il più ft po- 
tè ffe , Sluefit furono^ col fanciullo , gì' ingegni, & l'arti della 
fauia maire, fin ch'e'J^li gmnfe allt fette anni dell'età fiua^nel 
qual tempo cono f end j ella.che fecondo le leggi della patria, ti 
termine , delfuo attedere al<^ouerno del fanciullo,era venuto^ 
al padre di Im delthttoU cura ne Ufi é§:ilqnale,fdttofi chiama 

re ot' 



p R r M a; I 

fé ottimi maejlrì in tutte l'artt , che fi addiffiandano liberali » 
lo fece i in quelle, con fommo Hudio , ammaefirare : dandogli 
j^er compA^^ni dodici fanciulli ^de' piìé nobili ^e coflumati ditut^ 
ta laprcuincia , acciò che s' alle uajf ero con ejfo lui : e^pcfto or^ 
dinCy che non fi Ufctafife a dietro alcuno ejfcrcttto^che virtuo- 
fi, e lodeuol fu(ft\^ó' alla pie ctola età conueneuole^al quale il 
figliuolo non fi deffe^ ne gli piacque fopr a tutti tlmtftiero deL 
£ armeggiare j ne Iqu ale ^il fanciullo ^aiutato da fnifitmt mae* 
firi^ in brieue fece tanto profittOtch' auanzo , fi come in ogn'aU 
ira qualità vtrtucfa^ di grandifiima lunga , tutti e compagni 
Juoiy in gitfa^ che d'altro^ in quelle parthnonfi parlaua più, 
che di Vitct ; ringratiando t Chinefi afettuofamente gCiddtf , 
che cofi fatto Signore gli 'venifiero apparecchiando . Appref- 
fif conofcendo il padre ^ che prudcntifitmo era , quanto U 
nuoua età labile fia , cr inchmeuole à t piaceri , ^ alle ;»- 
gannatrici lufmghe del ftnfo , fi diede , dr per fé ^teffo , (jf* 
con l'aiuto d'eccellenti hucmimà raffrenar e, con ottimt rimC" 
dtj^il concupfctbile appetito del figliuolo^ e gli riufcì cofi bene 
ildiffegno, che ncn fu prima^ ne poi, nella Chtna ^pùtempem 
rato Signor e, ne che n^eglio fapefie correggere t difetti fuot, di 
Vttei : ma^peruenuto il gicutnetto à t quattordici anm, par en<m 
do al padre,cheidvnacertamaggior operaie diligentia ifacef 
ft di bifogno al figliuolo ^e, come dice Sofocle , difrenoy e di viU 
chiodi, fu, com'Ezcnlom voll€,ihiamato,fina' India ,ìarca ^ 
il più ditto , ò' il più cofiumato filofofOiChe perauentura ci 
'Viueff'e gfamai : dal quale Vitet , in picctol tempestai' era l'a^ 
cume del fuo ingegno, non ptire apparo l Etti a ,^ la Politica^ 
ma ancora le oc cult e, (jr pi» graut df cip Une, le qualiy da t dot^ 
ti^ vengono dette Acrcamattchetet Epopttche, che, cibo efiendù 
de nobili intelletti, ai volgo non Ji f^^nno communi , Onde, di 
là ad altuht annhhakendo Fittitmefo^che larca hauifie pH» 

A 2 blu aio 



hluatO»e dato a luce alcuni Itbrì^dt quella malterìa, di ciò vìoK 
to fidolfe con effo lut^non li parendo ^ per cto, di cjjcr da queU 
lo , ch'egli ft t enetta , ne doue>ne ejfere Filmato tanto, per ha» 
uer colui dtuolgato quelle coje , ch'exit i^iudicaua douerf? , ad 
ogm modOiCelare ; (^ che le fapejje egli filo ^affermando , non 
te grandtj^tme prouincte far grandi , c>" pregiati i He, tna le 
fetenze^ (^ gl'ornamentt dell'animo , al quale huntanamcntt 
rifp'ondendo ti filofofo , lo fece chiaro ^ che nulla montana ^ 
eh" egli haueije dato funri que libri ^ non fi ne potendo alcuno- 
^valere fienz,a di lui . Ptac quegli anco oltre modo lo liudio de 
h Matematiche dfi.iphnet delle qualt^ cgli^ in picciolo ijpatio 
di tempo^tanta parte ne iwprefe^ che fouirehio^in taleprofiefi-^- 
fione 3 non pur U fuo rnaeflrOy ma quanti furono mai . Prefie 
altreft fiommo diletto della Poeftayiér gli afigradironofcpra gli 
altri ^due leggiadrifiimt poeti^Sofioc,^ Guanfìan^che, con me» 
rauigliofia dolce\z.a^e facon dia Je cefi da VfaOyda Huntzui , 
e da Ochieuteii Principi Chine fi , 'valor ofament e operate ^m al- 
ti fstmo lille , haueuano celebrato . f , di canto diuenuto mae-^. 
Jiro.^ e di fuono^ compofe belhfiime canzoni , che , ne'factifcif 
de gì' Iddij y fi cantarono poi nella China fiempre : ma ^nelle 
cofie belliche y cofimarine , come di terra , egli riufi.} cofi valo-^ 
r^fio 5 ó'elpertOi che i Rè , che lo fegmrono poi^ non pur nella 
china ^ma in ogni altra parte, doue la fama di lui peruenne ^ 
non attefiero ad altro pik^che ad imitar lo^ct ogni Fiudio^hora. 
nuenne, ch'andando vn giorno Vitei à diporto , accompagna- 
to da* principali huomtni della Corte , pafiso innanzi p^ffo , 
fiunfiero tn parte , doue cofa uidero , che loro di molta mera» 
higlta riempie y(^ cto fu vnocauallo d'incredibile bellezza ^ 
Cr grandtz7^yche,contra d\>no ficrifiìmo leone, la pm tetrt- 
ktle "^ffa faceua^ ch'tfisi perauenturahautffirovtdutagta'^ 
mAt^ CTp metttre Hanam wtenti a veder ilfne dtlla mtfi hta^ 

'vifté 



p R r ivr A: s 

vi fu chi d:ffc^ che per certo gr4>? male Fiato farebbe attende* 
re^che La battaqlta rermtna/Te.prtcncìodi legifero auemre,che 
cojt belcauaUo ^enffe, piacque a Vitei^c^ a tutti ^cut ^rar^ pie- 
tà venuta era di quelleigtadro animale yche la guerra fi fra- 

Jl orti affé ; ma, mentre del cerne cercando fi và^il caual'o dcde 
tanti cala alleone ,finza dar ih Jpatio di prender fato , che 

fé lo fece^mcrtu, cader a ptedr., quindi ^vel oc e corredo per lam 
pia campagna^firte aììhitrcndoy fece f^ran vtlìa d'efjer tlp.ì* 

feroce cauallo, (hifijnffe veduto gì amai . Vi tei» br^??t^ndOy 
con appetito atdchtfi rr/o > dhauere ccf generofo annuale , 
ch'ante quello era , ne faptndo come , tutto fé ne flrugq^eua di 
voglia : chuomo qutui non hanea ^ cui dcjfetl .uore f-i re 
care a fìfie imprefa tanto pericolofa: perche, fatto di prtfnit 

fapere al padre , che quindi non ^^uari lontano era , tome an* 
daffe la b fogna Jornhte fé di tcjiano aiuto \ aftr mando se 

far tanta ftima di quel nobilf imo corfiero , )) p u . come di 
qualunque altra cofa ,per moltOìch' eqli la fi amajfe , o tencffe 
cara . Ezonlom^ che teneramente Viteiamaua , com'era ben 

dritto^ poi che, oltre a l'ejfer fuo figliuolo^ era di coft alto 'vaio- 

t4\y tem2nio forte non l'ammofttà del gtouinetto lo recajfe ad 
alcuno pcricclcfo ter mtne. . quanto pcte.ilpitt lofio Ja fi conduf 

fe^e,dato d'occhio al cauallo ( che.f rmatofìa mirar le genti , 
quafi prima l'cdute no» le hauejfe^fmb tante face a di pren- 
derne molta merauigliajcome quello ji he di caualli tra ottimo 
conofcitcre yfeco Uimo non poterfi al mondo rttrouare il più 
tompiuto deftriero \firte merauigliandcf: come egli quitti cefi 
iapitato ft^Jfe. la onde fattifi prefiamente chiamare huomi- 
pt efpertt , tanto fi fcppc operare , ihe^ quantui.que nonjenza 
molta fatica^é^ pencolo, il terribile cauallo fp prifo. con fm^ 
ma lentia di Vitei^ ch'altro più ncn defidiraua . Ma j efie»'^ 
dofi^come E^nlom voliceli giorno fegutnn^ tratto fuor t della 

fialla 



6 PARTE 

Balla ti cauallo > fer vedere del come ccjìfuperho ammaUJt 
hauejfe a reggere ^ (jr ritenere^ ncn vi fihuomo^per ammofo, 
e dt gran cuore ch'egltjìfujje , ch'ofajje di maneggiarlo, o di 
montargli fopr a ^dt che Vttetfenttuagran dijpiacere ; ne poth 
/areiche non dicejfe.che coloro tutti glt pareuanopcco pratti^ 
chtjper dar all'opera compimento, dr il me de fimo dicendo pik 
volte, il padre l'vdì , ér fattolfi chiamare , volle intender da 
Im^perch'egh cofi hauejfe detto : a cui hjpofe Vttei ,fe effere 
app4recchiato a far e, con l'operà^mantfefìo, ejfer vero quanto 
ejfo detto hauea : perche ^contentandofene ilpadre^s'accoflo e- 
•gli pian piano al degnerò, et^facendogli vezzi^ e dolcemente 
toccandolo, fi sforzo d' aJìtcurarlo\hauendo auuertito^che^co» 
iorojn maneggiandolo ^lofgridauano^^ lo fcuoteuano forte ; 
onde egli perctò^tmperuerfandoyfmofìraua wdomito^e bcflia^ 
le affatto . -Perche^ cominciando il cauallo a mcflrarfì meno 
ajfro, e terribile affai dell' v fato ,fece che Vttei, ejfertifimo ' 
veli' arte delcaualcare^prefe cuore ^ cf ^fattoftptù vicino al 
cauallo^riufcendoglt cffo fcmpre manco fiero, dvn leggierfaU 
togli fall fopr a : quindi •^accorgendofi^che'l cauallo hauea gra'^ 
di f ima voglia dt correr e^deflramenterajfcttatojt in fella^Jè»' 
trapunto con r/ìano^ne con piede toccarlo ^alleni ado la briglia^ 
cor fé vn lunghfsimo arringo , mofirando ogn'huomo d'haueit 
grade ammirai ione ^com e cofi gr ade ^et grò ffo animale correffe 
veloci fi'tmo più ^i he auraimapot^che louidero ritornare brauo^ 
via vbbìdiete alcaualcatore^ ó'fare terribili fa Itt^ hor'a man 
dtfirayhorafimflra^e qua do volger fi leqgtadramente in girCy 
et ilgioumetto iiaruifopra co tata animofità,(^fifaldofi leuo 
vn grido mifìo d'allegrezza (^ di merautglia j é' ti padre ne 
pianfe teneramente \ ne potè fare , che non bactaffc tifigli'" 
uolopm volte : ma Vitet^chebhc quefto cauallo caro àpar deU 
4a vit avvolte cht fmominaffe tltitnocerote\per haucr egli, ne 

U 



F R I Ni a: ^ 

lamifcella diritta > imprejfa la f gara di quell'animale : quie^ 
fto corfierefupoi ad vopo di Vttet , quant altro corjiere fi frf- 
fe ad alcuno mai ^(^ fu veramente ftnza p4rt,per quanto fac- 
CÌaho memoria le hiftorte Chmejt . Mentre le co fé erano :n 
qtteUt termint foprjirgtunjè Cincoam^nretnjsimo p.trente di 
BTjnnlom , e^fulutatolo con lieto vi fo, volto verjb Vtrei piace^ 
uolmente gli d (fé . figliuolo ^à quel eh' io vede^voihauete mte- 
gnj^i na p^jfefione pigliato del mio cauallo^ilche ^fecondo gÌH 
Jiitta->far non fi può ; onde fi e di me/ìierijche voi timi rendia* 
te^poi che di coficara cofa, chente è quejto cauallo , non fi dee 
akrui priuare -fenT^ faperfene tlperche\onde o uoi di pnfentejì 
melrcndete, o io mene richiamefoavojlro padre^ chegiujìijl 
Jimo Siqnore è, poi che qui e prefnte . A' que^e parole , A'/- 
tei y d'honeflo rofforedpinto ritorno.e parte yincrefcendoghdi 
perdere co fi compiuto animale ^ Ji turbi) forte ; rifpofenon- 
'divteno a Ctncoam : Signore ^ niuna voglia, per aa efa , che 
ella fi fi a , tfpetialmente in huomo nobile ^ dee tanto di forza 
bauere, eli ella la ragion vinca^ e perciò, pofio,ihey qutjìo beU 
l'Aimo defiriero^fuori di mi fura mi piaccia , eccomi pnjio ,fè 
vofiro Cya renderloui,e,cio detto, fmontar volle, ma Cmcoam 
ilritenne,e,con fermo vfo^gli diffe ^perche, figliuolo par mi di 
tomprenderc^che vogliapatiate delmio cauallo, ccc orni prot>to 
à darlou,femprc che per voli quello mt fi dea,che bene lìia :, 
allhora Viteiynon potendo, per la fouerchia allegrezza, mfe 
mede fimo e aper e ,diffc ySiqnore, non raqjontam piit di ao^ ih e 
fenza fallo, ci accorderemo\ ne fi la fiera, per danari,dì fdf-^ 
far ui intieramente . 0\ diffe Cine oam,e che fmma di dana- 
ri vorrefievot fpendere in co fi fatto animale , che valiamo , 
(he di leggieri non fi potrebbe apprezT^re ? il gicutnetto,che 
tutto fislruggeua d'haucre quel bel cau^llo^ riuolto al padre , 
deh. Signor, diffe sfacci amo cotale alla grande col Signor mia 

ZiOi 



8 PARTE 

Zto,s). ihe quefìo corfiere non ci fi tolga . Mentre IzonlofnM 
rt/pondere a ' figliuolo sappargcchiaua , parue a Ctncoarn di 
non dar p.'ù oltre noia al nipote, ma^accofiatogltfi, e dolcemen- 
te firmgerjdolo^ilcauallo^dijfe, fìgliuolo^e vojlro^e^per farue» 
ne v/ìo preftnteìAlleuato^con eftrema cura.^ in e afa mia, pereto 
prendetelui^che io au forche non ci hattrà cauallo, ch'agguagli 
i ' voflro : e rio pnre incendo to^ch'egli "jojlro fiamma the vhah- 
biate anco vna forttfìima armatura^ dito sìtjfo^ con fught di 
herbe elette^ho temperatola tutte prone ,fifattamente^ch'io wf 
fo a credere^che no vi farà arme,ptrfna,0' acuta ch'ellafia, 
(he da no fa vìpnfa riufcire\e,quefto detto^fece quiut recare le 
tiu belle ^ctp*H r:i:che armi^che fifuferovedute digratemp9 
adietro^alla cui vfatr afferò d'ogni parte le gè ti, facedofem» 
hiante ogn'vno di merautgliarft forte, come (i ielle, efipretiO'^ 
fé armtfifujfero^ da huomo ^potute far e, filmandole cofadtuim 
na.MaJa letttia di Vttety per cofi magnifici doni fu graderei ni 
fece merauìgltofafefia^et quelle grafie^ Uqualtfppe maggiori^ 
et EzTòlom infieme^glt re de ^afi^erm adorno douerfi, da"lm^ tn do 
meticaz^a metter giamai cofi alta cortefiaMa.Ezonlom, volle, 
da Cincoamyfapere tcome ^effendo que l e au allo fu osceni egli di* 
eeuafifujfe cofiirouato tn quella capagna libero, efciolto^chc' 
te fiera trouato ? à cui Cmcoam dtfe, che, tn 'vene do verjo il 
^mn fai .per lui vifitar^et il figliuolo ^et quello donargli, che te 
fie donatogli hauea^colui^che prefo shaticuaà cédurre ilcaual 
lojofihaueua mcautamete Ufiato ifir di ma^o.e i he, haue 
dolo poi perduto di mfia,aggtratofim.olto hor quàjjvr la, per no 
tiiia hauernc^non prima bau e: ne orma trouata , che Z'edutolfi 
lui daudtr.c^ acci oche, foggiu fé egli ^ fi porga pù fede alu mie 
parole ^eccout^ch' io quello fio di quefio cnuatio, che neffuno.^ 
di quanti qui fono, che lotrii creda yfare potrà : e. quefio detto^ 
fattofi al cauallo vtcìno^commcio a toccar lo molto alla libera^ 

efn 



PRIMA. ^ 

e fin [otto il ventre ^non f tir non face fido tlcauaìlo femhiaft 
tedtmuouerfi , per ciò , ad ir acanzi mofirando à Cincoatn 
molto amore ^ & facendogli car€Z,z,c grandt,con incredibile 
marautglta de circolanti, 

Hora^efendo>fiaTartari,et Chinefhgrandifima nimi- 
ftà i(^ acerba, e continua guerra^ conuenne ad bz,onlom di 
dndar a contraflareà certe frontiere >con ammo di pajfar ol 
$re,bifognando : e perciò, fatto grande sforzo della ProHÌH- 
cia^dr apprrjfo di molti amici i e parenti ^ ordino vn grande 
€fl!ercito 5 ejafctato il gouerno de gli Flati al figlinolo , e co» 
ejfolm parecchie ff ladre di valoro fi fidati, (h moUi era» 
maeflrt di confiilio^ando àpio camino . Auuenne^ in quefio 
me\z>o,cheO!4tztm^ inimico di Ezonlofnjonrano fntendo- 
lo yprefo cuore , ribelfola prouincta dt Chichieu al gouerno 
della China\é^, adunate molte genti,adufate all' armi, agra 
giornate fé ne venne verfc ti ^^infai ; Htmando ejfere cofa 
ottima ti venir a fatti col fanciullo {cofi egli chiamaua,pet 
ifcherno, Vitet ) auanti che' l padre di lui rttornaffe.per cer^ 
lifiimo hauendo di douer vincere , tofto che s'azzuffajfertt 
infieme : ma Vitei , itìtefa la difl calta dt Outzim , (^ il fuo 
dijfigno comprefo , non perdendoli punto danimo^ cauate le 
fue genti ^conbiior.ifiim ordine fuort^ che erano in gran nu- 
mero , e tutti valer ofi huomini ^ fatta la wofira^e fhieratì^ 
gli , in bella ordinanza , andò à trouare ti nemico : e qui ut , 
in vna [patiofa campagna^ venuto con lui à b attagli a, tn po^ 
ca d'hora-.gU diede vna gra>ìde forfitta \ e ^vedendo Out^m 
fuggir a podere ^fattcfi dar vna lancia , fi ditde àfguirlo a 
gran corfo , in gufa y che trapafso , di molto /patio , tutte le 
genti fue , cr auictnatogl/f tanto t che ageuolmcntc potiua 
ejfer intefo , lo'ncomincib à chiamar ad alta voce , malua*' 
già, e difieak : alle cui voct riHoltofi Outzim , folo vedutoci' 

B gtoutt' 



ri PARTE 

gtouane,et CMùfciutolo^mun contofacedone^per Upoca età^ 
fé co film Ando di douerlo,fenz,a alcun fallout or del mondo, a 
corfa con U lancia hajfa^ fellone^ e .pieno di maltalento, qli 
venne {^renando cotra^e grido.fanciullo^tufe' morto:a queU 
le minacele non fmar ri, ne fi ri fc offe punto Vitei^ma^nelpet- 
to colpito hauendo'l nemico, gli fece la punta della lancia, per 
Ufchiena vfcire , é^ m ntolgitt^o del e au allo ^ fé nZjH perdere 
egli fella pere w, ne ft affa . alcuni amici d'Outz,im , valor ofi 
in arme, ^ che della fuga dt lui s'erano fatti compagni , ve- 
dutoci morto 3 furono ad vn bora da tanta mar am gli a , e da 
tato fdegnofopraprefiyche,sez,a più tardare, andarono addof 
fo a Viteiy e cominciarono a darqli i m.tggiori colpi delmon^ 
do : mi U>7Ìo^-i.fie^chefouerch:)> ogn' altro di valor ^ e difor» 
^, come vn fiero icone, quifi tHttivifufftro per niente, con 
li fpada in ma:^0jfrà loro firn fe^ijr hor qnefio^^ hor quello 
ferendoi ne fece grandi fimavccifione'.msntre, che Fitei.co* 
fi valorofamente menaua Umani ^fopragiunfe Lmchieone : 
era costui vno di q'ie' djdicigiouanettijche,all£uatifico Fi^ 
telagli furono poi ad vopograndemeyjte \ ma Lìnchieone,tO' 
gltendo luogo à tuti altri ^riufci Ipiìt valorofo^& pregiato ca- 
ualliere , che , di que' tempi , fi fpejfe efferdopo Vitei, nel 
mondo . dal cui valore^ tofio ch'egli,contra memi ci, a muo- 
uer l'arme comincio , furono efii , a troppo gran capitale te- 
nendo que due cauallieri , fenz,a poter alcuna difefa fare^ 
alla fuga dar i dofi coftretti , effendone fiati parecchi di vu 
la tolti , Fiorai due giouanetti^ dop^o hauer fatto molta leti^ 
tia infiemCiper le cofe venute a bene, con tutte le loro genti ^ 
fi diedero i nemici a perfeguitare , ò'jfenz.a loro darfoHa , 
neparijpatio dt ricogliere fptrito ; ma ^ in ogni luogo, feren- 
dogli yérabbattendoglii ne fecero così gran mortalità^ che 
tutta quella ampifiima pianura era coperta di corpi morti: 

efe- 



PRIMA. ft 

tifeguendo' l cor fo della vittoria^ noti prima Jì fermarono ^che 
^ gtunfero ad /luchtco^città principale delia ribellante prouìtt 
età , & cefi dilettct^ole, o piu^ccme ne fi a ah una altra nella. 
china : cjutuifutcfi f'iteti principali della Citta chiamare^ 
da loro intender volle ^ come quel fatto p affato fuffe: e^ per- 
che negltparuero alcuni vacillare , fattigli mettere al mar- 
torio» tutto j che buona pez^za preflajfero marauigliofa pa- 
ttenza a tormenti, alla per fine confjfarono il tutto : affer- 
mando Outzim, eferfi a fretto configli o truouato piti volt e ^ 
con Couchiam Re di Cochinchina^ò' i-he haueua tenuto trat 
tato con lui^ accio che fopra Ezomlom dall' vna parte , con le 
fueforz,e^dfcendeffc : in fomma , ch'egli ogni Jìudio poneua 
in far ogni vergogna , e dan»o adEz,onlom ; ^ che^ nel fuo 
maluagiopropontmento,moltt huomint dirinomio^ e di fiat 9 
tirati hauea^nonpur nella prouincia d'Auchieo: ma inparec 
chi IféOgi della Chinale fuori . Parue a Vitei^^ a tutti grart 
cofa^che Outzim haueffe a fare imprefo quello^ che malage- 
ttolmente , da troppo pi itpoffcnti huomini , ch'egli non era, a 
buon fine recar fi fuole, ^- ad vna vocepaz>z,o l'appellarono; 
ma temendo (fi forte dei Re di Cochim hma , cht potentini- 
mofignore era^ò" prode huomo nell'arme , quanto alcun' al- 
tro, con la maggior prcjh z,za , che fu pcf -bile , dato ordine 
d fatti loro,fifccero,chefcr,\a hauerpiìi oltre ^ che temer di 
ribellione poterono appara ih arf delpartire ; t del Rè^edo' 
tteffft haucndo /piato, efentendo lui non hauer tratto ptC' 
de fuori del Regno , ne e (fere per trarlo , autjarono , quello^ 
ch'era^effereal Re liatcfc(perto d, Vttei^e di Outztm^pcrche 
fattif veder e bene tn arme , a Unto paffo pir la pr ouincia 
d'Auchieo n andarono , per mettere ad vn hvra (r^uento a' 
rtbcllhc^- aficurar gì' Cìmici : qundi dalla man fri fra pie- 
gando alquanto -^mfembiante Jpauenteuok-i lungiffo'lpume 

B 2 Polifan- 



ri PARTE 

Toltfan^ù 5 a Sunz^tenfe ne ritornarono , facendo ogh'vno 
grandi (^imafefla , e rendendo molte gr atte agli iddij^cha^ 
uejfero dato a quella ìmprcfa cefi lieto jìne . In tanto Ez.on- 
lom battendo fapt^td l cafo di Outz,im^ temendoforte non, per 
laftialontanaz,a^ i romori,^ iturbamenti^ trcppopiùgratt 
di fojfero , ch'ejfo voluto non haurebbe , deliberato di rit or- 
nar fene ilpik tofio, che potejfe, fece col Tartaro sfotto alcu^. 
nehoncjle conditìoni^ vna lunga tregua ^pertalconuenien- . 
te^ che Anian, d^ Argon , città della proPtincta d' Anta ,fuf'. 
ferolafciate Ubere al gouerno della China^ (^ ciò fermato co 
giuramento d'ambe le parti , Ez^onlom in gran fretta ritorrib 
a Sunzien»€ quiui informatofr pienamente del fallo commef 
fo da Outzim, fatti chiamar a configli o i primi huomini del- 
la China^fece loro fé mire a quanto pericolo fujfe lo fiato com. 
mune : e^tutto^che parejfe^che^per lamorte dtOutz.im^i paeji 
fuffero mefi in cheto , eh e' l fatto pero non iflaua co/i : an- 
z,iy nonfi prendendo tcjloquei rimedi y ch'cjfogiudicaua ne* 
(ejfarij alla conferuatione del gouerno Chine fé , a non lungo 
andare, douerfi perdere ogni bene , é^ ogni h onore : c^^sfat-*. 
tofì da capo , la maluagita del Rè di Cochinchina , Cr ift*oi 
diffegni raccont)} loro, caramente pregandogli a metter ogni 
forza per pigliar di lui vendetta^quak era Hata la oJfefa\fì^. 
curi di non douer truouar pace mai , fin che, non ve de fino, 
' per le loro mani ^ dift rutto quel hucmofcekr aio , e difleale, e 
perpetuo nemico del nome Chmefe , ne douer cjfere malage- 
ttole recar ciò ad effetto , haucndo efi già congregato cefi 
grande iC' bella^ e poderofa hcfte . Non hifognarono oltre 4 
queBe, più parole per metter in dcfdertoi Signori Chinefi^ 
'vendicaci dijpet ti j é^ l'onte, eh e di riceuere era loroparuto 
dal Re .'perche yfenza più oltre pen far e , di piana concordia 
iHUi affermar ono^fe effere appareahtaùaporre le perfone^ 

dr l'ha- 



PRIMA. is 

^ Ihauerc i.'7prò, & dottor della Chinale che.fèt/^ dar'w 
dugio alla b:p>gna^fi nìettertbbono^co tutto loro podere ^w 4r 
we ; Quindi, trattandofi del come , del quando^ e deldoue, 
aofidouc(fefare^ ì pareri furono varij ; ma quello di Ezon- 
lom arìd^o innanz,i: ciofù^ che fi facejfe raunata nella Cittk 
delZaìton sfornita d'ogni cofa al guerreggiar' opportuna » e 
d'vno porto arnpto, crficuro: e che»nch bafiando l danaro pH 
bltco alle (pefcfi ponejfe manoalpriuato: appreffoy che ^ per 
venir Jènz^a dimorfa fine dell'imprefa^s' ingegnajfero di rac 
cordar' ogni termine . C;^ detto)euatofi Ez^onlom^raoftr an- 
dò fernbiant e di grande ardimento^ et hauendo empiuto tutti 
di buona fpcran^,gli UcctiV.e datofia fare apparecchiamen 
ti grandt^d' hu omini ^dt danari ^e di vafcHi^fi trouo hauer in 
ordine vno efferato di ottantamila fanti , e dt ventimila 
cauallii ipiìi valorofi,(^?neglio armattychefi fujfero veduti 
di gran tempo pajfato -^ e tanta quantità di danari yche fi pò- 
tea menar a lunga la guerra^ gran tempo . e, parendogli vn- 
hora mill'anni di dar principio alla irnprefafecetch'ognhuo 
mojn dilige nz^a , fidile naui montajfe , che quiui, nella foce 
del Poi fango ^Uì gran numerOiCben corredate , congrofifi- 
ini fianchi y perche ^egg'pffero alla furia di queltefnptficfo 
Oceano yhaueua fatte apparecchiare , ^ date le vele a'ven- 
iinfeco hauendo Vitei^e Linchieone^chad ogni modo in quel- 
la imprefa trouarfivolferOytutto'lpaefepofio a ficuro^firO" 
no a lor viaggio » ò" la fortuna di tanto fu loro fauoreuole, 
chefenza ver tino impedimento riceuere, alZaitonarriuaro 
no\ doue, giunti, s atte fé y chei Signori Chmcfi firaunafi^ero^ 
iqualtypoco ^pp^cjfoi vennero con molto nobile gente, ^ be' 
ne in armerò" ^^ caualli^cr furono a parlamento fc fi doucf 
fé incontanente far vela, ì> (piar de gì' andamenti del nemico 
frimai chepartirfi : ^fi conchiufe^che più a propofnofufifc 

lo 



14 PARTE 

lo andar a Nhnpo , doue,per ejfer cfucl luogo, a mez,z,o*t Cd" 
mino per Cochmchtna^farehbe più ageuclc haaernouelle de 
nemici^ & cofi fu menato ad effetto . e (fendo prima andati 
huomint, in tat negotij e/pertt , per accertarfi de idtffegnt del 
Me nemico . Hora^ namgando efsifeltcemente^éf gtà auici" 
nandofia NimpOyfmfe vn vento, fauoreuole sì, ma^ troppo 
più gagliardo j ch'efsi perauentura voluto non haurebbono, 
che gli (pinfe , non pur oltre al luogo , doue fermati erano M 
far alquanta di m or 4 '» ma » oltre alla Citta del Canton an~ 
chora^doue^ durando la guerr alloro sfanz,afare doueano^^ 
non prima allento della fua violentia^ chebbefojpmtt t legni 
tutti ad Atnamjfola buona»& forte , per fito,& per artificio^ 
chebbero i Re di Cochinchma fempre cara molto , (jr pereto 
foleuano bene ^ !hjf(> andare a diportarmfi , per effereelléi 
diletteuole ami r. miglia , ó' fopra tutto atta a e accie . qutui 
prefero ej^i terra ,fenz,a che m luogo veruno^ appartffe huO" 
monche lorofaceffc contrario^redendo gratiefenz^afne a gli 
Iddij^che gli haueffero condotti a falu amento , effendof egli' 
no più volte dati per perduti ; hauendo rijpetto a i tanti fco^ 
glt^ dr alla copta delle fec che , e delle voragini , che in tutta 
quella gran cosìafritrouanoi apprejfo hauendo Ez,onlompie 
na mformatione hauuta da alcuni de gì' Ifolani^fi dellofiato 
dell' Jfola, come doue il Rìfitrouaffe, con chegerat^dr quello» 
che ftatuho haueffs di fare , et intendendo effere nell'i fola^ 
due Terre fonia marauiglia , di groffo numero di valor oji 
foldati, e d'ogni cofa^ a difefa oppornina^ ottimamente guer^ 
nite^ét il Re effe re in campagna , appreffo della Città di Co- 
chinchma^tenendo folto le'nfegne meglio di cinquanta mila 
perfone^ arriuandone tuttaui/i in gran numerose più compttt 
te dt quanto firnhicde a faldati , chefivedeffero , in alcun 
tempo» mai, determinato dtpaffara danni de i Chinefi^ con 

quan- 



PRIMA. tf 

quanto sforz,o eili fot effe , & che , hauuto ricorfo al Re di 
Camboìa^ver t.ile imprcfa^nhauejfc impetrato vna groj^ijii' 
ma banda di gente elettij^ima^ ne ci e (fere rimafo, ne paren- 
te ^ne amico fuo 'veruno , che non lo fauore^gta^} di qualche 
foccorfo ; deliberarono t Chinefi di pigliar quelle Terre , c^ 
cfHeWlfolafarfua.parendo^ che ciò fuffeper venir bene a hi- 
fogno, (y in acconcio de' fatti loroypoflo^che nofj picciolo, al- 
lo'ncontrOi il coloro nunierof fu/fesche confgliauano^ch'an' 
z.iy me/ tendo lacquifto di quell' Ifola a non calere , fi face fé 
di andare.fenza dimora fcpra i nemici,anzi ch'est diuenf- 
ftro piÌ4 pofcti.perche jccme ad Ezolom piacque furono dalle 
naui diuerfe machine tratte , eh' ad zfof afferò di batter mu- 
raglia, delle quali e(fo era ottimo mieftro , é" vna tra l'al- 
tre fi fati a^ che niun luogo^quantunque fi voglia forte^ lepo* 
iemairefiftenz.afare\ ér pereto la chiamauano Efpugnatri- 
ce delle Città . Bora la forrfja di quefia machina era tale : 
la parte di Cotto era tetragona, a ciaf un lato della quale, af- 
fé gnat a era l'a?npiez.z,a di qu arata otto braccia dr falte^z^ 
dtfcffAntafn e?- era fatta con tanta maeflria , che , dal lar- 
go del piano, con molta mifura , a poco a poco pfiringendofi 
verfo la cima, ra/fomigliaua vna bella, c^ ragguardeuole fì- 
gura^cofivi era ogni cofa lauorata a compafsi , cr per fqua- 
dri di geometri a. ella era in molte parti vuota, e dentrcui mol 
ti fecrett nafiondimenii,da riempiere difoldaii^a'qualt age- 
■uolcfuffe^di alcune picciole fi neftre coperte ^faettando, ^ al- 
tre armi lanciando, fare grani fi imo day} no a nemici ìfnT^ 
pericolo difenttrne e fi punto di noia , Vfciuano poi, dall'al- 
to della machina , alcune figure, di metallo fin fsimo^ lequa- 
liy conmarauigliofo artificio, fofpintej auentauano^di forz,a^ 
con lunghif ime trombe j fuochi artificiati, contra la cui mor 
talfurianon fi potè a far riparo-, e quello , che marauigliofa 

cofa 



i(r PARTE 

cofatiìi^ ciò altra^pareua.fi era, che ^con tutto c'tbyche di coft 

oran corto frjfcyft era ella tanto ageuole da muouerfi^che nul 

lapin', ma^ in andando^ rende uà vnfuonoterrtbile tngutfa^ 

elj advrì horamaramglia, ó' /partente rnetteua negl'animi 

de' riguardanti . Vi hebhepoi.mprocejfo di tempo ^ chi s'in- 

aeqnb difare^apruoua,fomiglianti arttjìcy\ ma furono tutti 

aldi fctio di quejla machina , ne fecero a pez,z,a quel prò, 

che quefta . Hora E^onlom ^pofìofi a hofie a, vna delle due 

terre , la più foriere' piena di gente ^ chiamata Bictmpù, ha- 

uendo l'animo a douerfi au acci are , commando , che la ma^ 

china s'accosia/fe alle muraytlche incontanente fu fatto -.ma^ 

gl'occhi de i dtfenditori ,non foflennero la vifla di cof ferri- 

hilmoHro^ cf j fìdando/ì della bontà di Ezonlom , cui eglino 

per vdita, clcmentifsimo ejfer fapeano , quafìadvna voce, 

merce chic dendo^& pietà ^ fi confeffarono uinti^ &glt aper» 

fino le porte: nepatìEz,onlom , che humanofignore era moL 

tocche lorofuffedata molefiia alcuna y parendogli^che niu^ 

na virtù più in concio venga ad aprir l'entrata ne' regni , e 

nelle nemiche proutncte^ che la clementia: tfiimando egltefi 

fere co fa anz>i daficra^che da huomo^nelle coloro perfine m^ 

crudelire,che nelle tue braccia humilmente ricorrono^quin» 

ci y con vna buona quantità di valorofi faldati^ lafitata a 

quardta dvn prode huomo la Terra , volle , che coloro , che 

prima la guardauano , gli facejfro folenne impromefia, di 

non mai prender l armi cantra Cbinefi\ ilche offtruarono e(?i 

poi^con intterafede-y e non molto Bette l'altra Terrai chcyfe* 

^uendo ilcorfiolio della prima.fi mife ih podere di Ezonlom, 

(^fu cìb fpedtto con tanta preftezza » che , non prima vdt 

dell' auemmento il E e , che non tcmea nulla da quella parte^ ' 

ch'Ezcnlcm hehbe in balia tutta flfola j ^ a grand' agio , ■ 

é' con molto piacere , conduffi l'effercito fano , & faluo a 

Cheuchi 



PRIMA. tT 

Cheuchì^Citta groJfayC del Regno diCochinchina^ all'horpo*. 
Hapilmare , coti belle ^ ampio, ^ficttreporto : la quale ^ in 
procejfo ditepù, M Attuta dall'anni nemiche, fu rifatta poi 
infra terra molte \ ma^a rifpetta di queUo^ch' ella prima eray 
hdtiuta^ nulla. Fiora vededoEx,onlo,che beneabifognover 
rebbe ilpigliar quella Terra, in ogni modo^ richieflo batten- 
do i difendi tori a dar luogo alla forte , ó' volere anzi far 
proua della cletncntia fua y eh e dell'ira^ ne afe oliando r/T; 
cofa^che loro fi dicejfe,anz>i apparecchiadof ^ ci) grande sfar 
sjOyper la d fifa fece aecoflar le genti alle mura\ e da marey 
e da ferragli mofe cojìterribil ajfaltiychejn poco fante, no 
fenz>a grande vcctfione de nemici , la Terra fu prefa , an- 
dandoci a rubba ogni ccfa, cto ccmmandato haucndo Ezon- 
lom , accioche , per lo co/loro efempio ^gC altri ^fpauentati , 
imprendejfcro adcffeye arrendeuoli^^ a non indurarf. non. 
volle per}>y che^ ne alla tenera et ade y ne alla fenile, ne me- 
ho allefeminefimettcjje niano^ a quali tutti la natura iftef- 
fufno alle fiere y i»fegna,che pietà portar f debba \ eyfpra 
tutto^ che fi guard^.f ero i luoghi facri\ tftimando quelUmO' 
mo fatuo ^poter prima efscre ogn'impof ibi l ccfa, che ben ca- 
piti chi e de gClddij di/pregi at ore . ciò fatto parendo egliy 
che benefufèy auantit che ì'cfcrcito nemico tngrojfaffepiu» 
anefarlo a truouarcy fentcndo il Re \ fatto pederofoy per fot- 
dati fenza ììHrnQrc fprartinutiz^lt fargl fi induro, fu a carni 
nOydato ordine prima a ciò, che a fare fi hauejfe ^^ per tar- 
mata^ drper la Città . e poi che alquante giornate e aminati 
furono y amendue gl'efferati s^incontrarono , ejfendo già 
tardiy leuandofi altif^ime grida da* fidati del Re y e tenen- 
do ^ alloncotroja voce^efiddo tutta chetaci' hofl e deChmefix 
come quelli^ chcyhauendo lunga tev.po guerreggiato , fìtto 
lafelicefcorta del valor ofo Ez^onlcm, ciò , eh a perfetto fol- 

C dato 



rf PARTE 

é!Ìjto comenjljjdueuano ottimamete in? jf refi. Ma Ez>onld^c/j&'- 
fermato s'era in bella ordtnaz>ain'9 prima volle ritrar l'ejfer 
cito, eh' egli hebbe veduto il nemico iindietro^ alquanto difpa 
fio in ficura ordm az,a tornar e^ per potere pit4 a fu o agio ^(^ 
Mfcttro atte dar (i : ali bora egliicTo viTtoM vn luogo ^alqua- 
to rtleaato^ ó" copìofo d'acque^ fece , ingrafiletiOy tendere i 
padiglioni^e fentendo le cofc^ dallato de' nemici^ chete ^ com 
mando, che i fidati fi de/fero a mangiare , é' quindi airi- 
pofo'i ne volle egli pigliar cibo alcuno , nefcnno ,fìn che non 
fi fu pienamente de' nemici aficurato . La mattina feguen- 
te poi ^ per tempifsimo^ leuatofiyfatti raunari fidati^ dicefi, 
ch'egli ragiono loro in tal gufa . S'io non hafiefi antica co^ 
Kofcen'^a di voi, amici miei» e delle cofe 5 da voi, con tanta 
voftra gloria ^(^' con tanto danno de' voBri nemici^ in tanti 
luoghi^ valorofamente operate^io parlerei molte parole^ per 
farui animo ; ma, con hu omini di pouero cuore ciò far con^ 
uienfij non con quegli, e' hanno fra l'armifempre menata la 
vita lorOj é" che foli hanno nz^zato più trofei , ch'altra na- 
tione fi face/p perauentura giamai ; lafcierìt dunque fare» 
da l'vn de' lati , // ragio'dar di quefio ,& a quello ne verro, 
eh' io giudico doucr valere , ér far profitto grande al fatto 
prefente • Colui, valor ofi haomini ^ che a fi onte vi sìa^ ì ti 
Jiè di Cochinchìna , il maggior nemico , (^ , che più babbi A 
perfguitatola nailon Chmefe, ch'altruin alcun tempo,maiy 
le cut opere , a ni una ahra copi tirano , che adiéfiorare h 
sialo dilla Chinalo (tre ad ogn altro, che veda il Scle^ merce 
de gì' idd'fbello^Ò' fiorito^ é'e quelli,che^pur dianrJ,afsi* 
CUT atofi nella mia lontananza, come fipcie, tenti) di metter^ 
d'I coltello micidiale nelle vfcere , e nel cuore , inttnden* 
doficO'ì Otitz,t7?hfeleratfsimo huomo,ér rubello: cofimfa* 
tendo a credere a Re vicini vane menzogne j 6 mille n'jali 

loro. 



P R I M A. rp 

iorCi JiceuJù di noi , ha operato sì , effe f;ofgiwai non vi ha 
gente , ch'efst pia babbi no in odio dtlla Chmep . Hora , ci 
hanno gì* iddij , che non intendono di Ufciare tanta malua» 
gita impunita, coftui parato dauanti , affine, che ne piglia' 
mo lapena^ eh' a lifuoi misfatti è douuta,hauendo egli fé m^ 
pre hauuto tnfe vitij talt^chc^fe» qualunque è l'vno dt quel* 
Ityfuffe nel più diritto ^C' l^^^l^ humio del mondo , haurcbbe 
fenz,a fallo y forz.a di guaflare ogni fu a virtù . Muouete a^ 
dunque , colfolito valore ^ Carmi contra qucjìi iniquifsimi 
huomini ^ftcuri rendendoui^ che non hauete mai prifo a far 
cofa, onde tanto bene,c^honore ve ne poffafeguir eccome da. 
quefia . Cio detto, vedendoglhper lo fuo parlare , di grande 
ira infiammati^ d;' pieni di nobile fdegno^ gli licentib^(^fat' 
togli prender cibo , cauatigli fuori , e diuifiglt in fei batta- 
glie^ tre locandone nella vanguardia, due nel corpo, (jr vnA 
nella r etroguardia, fattofijper alcuno fpatio j auanti, s'ap- 
prefenù animofamente, per far fatto d'arme . il Re ^ che 
prode huomoera^ e di gra cuore, vedendofi dintorno vno ef- 
fere Ito innumerabile di gente fcelta, Cf valor ofa^ lofchierOy 
ita forma quadra^ la qual forma e da molto più tenuta, che 
l altre forme non fono, come quella^ che, chiudendo in fé ogni 
perfetttone ,in tfpatio breuifsimo dt tempo , e più ageuolmen* 
te fi ordina, ó* e vgualmente^da tutti quattro i lati,gagliar 
da, più acconcia a far viaggi, di leggiero f trahe, dall' or di^ 
nanz,aja forma fua, e, da capo, nella medefima ordmanzay 
Ji torna dalla fuaforma'y (^, quello, eh' io auifo montar non 
poco può, ufo volgendo, da ogn'vno de' quattro lati, far coda^ 
fianco, }i fronte : può e amtnare ver quellaparte , douehaurk 
la facci a volta ; ò',fe fie combattuta da tutti i quattro lati, 
lieue le farà, voltando vifo,per ogni lato , fhermirfi . Ap' 
pr^ffo, fatto haucttdo vno ragionamento a fidati, brieue ,m4 

C 2 per 



2s PARTE 

'per loijuale cfsi rinuìgorirono^et prefero cuorCie dato Ifegnù 
della battaglia, agranpafsi , fu a trouar il nemico* 

Era^ nell'esercito del Re , *un giotiane nobile , ^ valO' 
rofo moltOychiamato Tepim . coftui^accofìatofi alRì^foftie" 
nijdtjfci Signore, eh' io uada\oue vn nobile defiderio mi tirat 
dt recarti qui diprefente, da quanto ^che io mifia^vna dodi' 
cinadicauallieri y dell' hvBe nemica ^ prigioni ^ e di quelli, 
chefi fanno a credere dauan^rgC altri in valore: ciò detto 
jfronando' l cauallo,auicinatofi a' nemici , ad aitarne e sfido 
A z,uffa chiunque fé miglior maeftro d'arme BimaJJe . pUH" 
fero i cuori di parecchi valorofigiouàni quelle parole\ ma fi 
flette ognhuom cheto , attendendo ctb , ch'Ez,onlom com- 
mandaffe^ quando u» giouanetto^addimandato Agutz^i, uno 
de i dodici ^nudriti con Vitei , ef^er citato nell'armi moltOy 
C^ a meraviglia forte , chiefe ingratia ad Ez,olom di poter 
rintuz,z,are l'animo altiero di quelfuperbo^ che coftgl'appeU 
lauaatenzjOne : dr licenza h attutane , incontroglt affroni 
battuti venne y effendofi, di pari concordia , amen due gì' ef- 
ferati 5 per ^j ed ere il fine di quella mifchta » fermati . 
ma AgutzÀ colpii nemico nel petto , & fu la per e offa tale > 
eh' e gli y paffuto della lancia ycadde^ dr > poco appreffo^morì , 
rimanendo ti RÌ,é^ chiunque conofciuto hauea Tepim , BU" 
tefattOi del come caualiero tanto pregiatOyCof facilmente ha 
ueffe perduto laproua , In tanto gì' efferati, autctnatiff.ve 
fjiuano mifhtando,egta le prime fquadre delRì,nonpoten* 
do fofl eterei impeto de Chinefi^ dfor dm at amente fìritra» 
heuano ; ma^ il Rìy che in ogniparte gV occhi poneua yCto com 
prefotfece^ ch'vnagroffa banda d'h uomini fceltt^ vi accor- 
reffero, à* cofi^ incorati coloro^ cui era fuggito l'animo fri" 
torno a combattere : Jfingendo il Re , ad vn tempo yi caualli 
^ddoffo A Qhinefi : U cut furia male potendo ej^i fo ferire^ 

forza 



PRIMA. ^T 

forz^ifUi che deffero luogo ,e fi ritrahejfero alquanto\ la qudl 
cofa comprefa da caualteri ^ fi diedero a premere iChinefiy 
con maggior furore . Ma Ez,onlom, datolfegno a fuoi ca^ 
ualli^ ch'erano ottimamente armati , fece ^ cUvrtaJfero nei 
nemici , facendo ognisforz^o , il che efi , con tnarauiglioft 
presieda y mandarono ad ejfecutione \ & \co fi fattamente 
operar onoy che inpocoftante , tagliarono a pezzi quafi tutta 
lavanguardta nemica : quindi ^col me defimo empito ^fifin- 
gendofi oltre , "vrtarono nel corpo della battaglia de' nemici, 
ìielloftefiotepo Ezonlo ^veduto l'cfiìrcito de nemici^ in par- 
te^efiferepinto in volta^valedofi dclfoccafioneper efiere tata 
turbatione negl'auucrfari^ (prono auanti^ accompagnato da 
Viteij da Linch icone , éì' da più valor ofi baroni Chinefi, e 
sommando» chélrimanente dell' efifer cito lo fegutfie : quin- 
di» confommo valore, ferendo , ^ abbattendo ^chiunque ^i 
fiparaua dauati^in brieue fi fattamente oper)), chepofio^che 
e fufiealla vecchiezza vicino^fece chiaramente conofcere^ 
come la lunga età nuIla,opoco delfolito vigore fiemato gì' ha 
uè a : ma Vitei^ che fu marauigltofo in prodezza, fece ^difua 
mano , quel giorno , cofe , che fieno ricordate in eterno ; ne 
Linchieone , Agutzì , é^ gl'altri mancarono di loro douere , 
anzi fin pruoua tvn dell'altro , vccidendo i nemici , tanti di 
vita ne tolfero , chel Meicon ^ fiume nobile di quelle par-- 
ti tper lungo j}atio , non più corfe acqua , che fangue . 
Il Ricche fatto hauea marauiglie d'armene più volterà viua 
forza, fatto ritrarrei nemici , & arrefiatitfuoi, che fuggii 
nano j facendogli tornar indietro^ ^ , in fomma operato , 
per modo, che, gli nemici fiefii, dr ifi>etialmente ipmfcien- 
Siati di guerra^ rendendo tefiimonianza della fua virtù , lo 
haueuano , confommelodi , tolto lofio al Cielo ^p?erpiù no» 
fotere^fu cofiretto a vfcire deUa battagliaci ad alto ritrat^ 

tofi. 



^^h' PARTE 

"" tófi, mandando U viftafoprdl piano , lo vtdehònìhtlmenté 
fieno di e or ft morti, (-r correruiper entro tjuafi laghi di fan 
9ue, di chef» egli advn bora da tanta pietà ^ e dolore fopra- 
prefot che non poti , in alcun modo , por freno alle lagrime i 
ma, non veggendo alcun rimedio allo fcampo delle fiie gen* 
ti^Jpogliatqfi le diuife reali , & montato /opra vn veloci fi^ 
mOi^frefco cauallo, feco trahendo vnagran compagnia di 
fregiati caualieri ^perflrade difu fatele torte^fpronandofor 
te i caualli , in pie dola bora fi dileguo di maniera , che non 
fu pili veduto da' nemici', e tanta fu la fedeltà^ (^fecretez»" 
z^a de' Cochin chine fi ^ che ,per molto , che i nemici cercafife-^ 
ro d'intendere del Re , ^ a qu al parte andato fufife , non ne 
poterono hauer nouelle a certo . Bzonlom veduto , che i ne^ 
mici andau ano in caccia^ fi diede a perfeguitargli, ^ haue' 
dogli sforz,ati a ricouerarfi ne gl^ alloggiamenti ^ fenza dar 
loro fofta 3 volle , che i riparificomhatteffero incontanente : 
ma efii non afiicurandofi punto di morte detro a que luoghi 
deboli, vfcendone fuori, fatti loro Capitani i conducitori del» 
le fquadrCy fuggirono ne' monti altifimi^ che di cofta erano 
agl'alloggiamenti , Ezonlom , occupato hauendo i ripari , 
diede a diuedere a fuoi fidati , alla vittoria Jfecialifima' 
mente richiederfiilporre que' fidati fuggiti in cattiuitài al 
quale e fisi rifpofero, advna voce , fé efifere apparecchiati ad 
ogni fu comandamento. Correuaapiedelmote vn fiume, il 
quale yEzonlo fece da foldati(quatuque egli defidera(fe mol 
to di recare i corpi loro sfaticati oltre modo, al ripojo ) diui" 
dere^c'opiìi ripari dal m'ite, tlche no prima h ebbero veduto i 
nemici (li qualt^vsado il beneficio d'alcune barche di cuoio, 
l'acqua haueuano valicata^che inuiatì loro ambaf datori ad 
'Bz.onlomtglt fecero afapere,fe efferepreBi^ e onfidatifi nel- 
la bontà ^& clementia di lui^che ejfer e grande ^non vna ttoU 



PRIMA. Jf V 

ta 3 ma molte Jntefo harteano^ a metterfi it? fuamam. Ezo»' 
hm fatti guardar i pafsi, perche coloro noìife ne ff^lg^Jfero, 
to/io, che cornìf7cio l'alba ad apparire^ commando^ che quel' 
lische fu l monte fermati serano^tutti quanti dtfedeffero al 
piano, ó' deponefpro l'armi^ ilche ef^t fecero incontanente: 
quindi piangendo , (^ inginocchione dinanz.i ad Ezonlom^ 
A braccia aperte chiedendo humilmente merce per Dìo , (jr 
per pietà , pregofopra prego aggiungendo , della lorofalutc 
caramente nelo pregauano , Ez.onlom ^ che humanifstmo 
Signore era^ confolatigli^ in piedi gli fece lenire . commet- 
tendo con ejpreffo commandamento^ che non vi haucffe huo- 
nto de'fuoi , che fimo fi r a (fé vago de Ila e olerò vita , ne del- 
l' haucre . ciò fatto , aufando , quello, che era^ ilEe (ffere 
fc amputo a Ccchinchina'i ó" f spendo , come quella Citta fffe 
ottimamente fornita^ (^prouifla d'ognicofa opportuna a te- 
tierfi contra quantunque groffo effercito^é' valorofo,anchor 
che per l'tnga flaiioyie , diede ordine , che s'appreflaffe ciò, 
che opportuno f'ffe per tale imprefa : ^ uolendo fapere del 
numero de'fuoi , che morti erano nel fatto d'arme^ truorib, 
che n'erano fili ucc fi mille, e diperfone di rinomio , e di li' 
gnaigio^fejfanta,tr a quali fu uno fratello di Cincoamfjuo- 
mo di uirtufiiigolareìdellacuimorte^oltre a tutti gì' altri ^dol 
fé ad Ezjonlom molto ; a quefliy com'egli uolle^ furono fatte 
Batue di fin fami mar mi, co' loro nomi in fronte, per mano 
di eccellenti artefici , ^ riz,zate fulla gran piaz,za di 
Sunz>ien . de' nemici ui perirono quaranta milla huomini , 
ene furonoprefì , oltre a cinquanta milla ; ma^fe ne mifc, 
fuggendo, infatuo un numero ineflìmabile . Ezonlo?n , do- 
po alcun ripofoprefo daf'ioi fidati, moffe uer Cochinchina: 
ejfendo i Chineii fermati d'odiar il Re, e tutti ifuoi^ e di pro- 
tacciar loro ogni male . Era sii la uia , che a Cachine hina 

con* 



i4 PARTE 

ióduce-, una Terra chiamata Deitma^ la quale ti Rìjn ogni 
tempo ^ teneua\ dtfoldati^ e di ao, che hifognaua, ottimame^ 
teformfa^ come quellayche^ fafcìatad ogn intorno di forti y 
(jr alte màray era Uabtle^ é^ fermo riparo della Città dt CO' 
chinchina : quefia propofe Ezonlom dt uolerfoggtagare \ na 
gli parendo bene il lafciarfi di dietro fi fattaterra, e dentro^ 
ui tante genti ; onde neglipotejfe uenirgran dano , iJpetiaU 
mente intorno aluietargh le uettouaglte^che da quella par- 
te a punto uenir doueano: onde^accoftato l'efferato alle mu- 
ra, la combatte in guifa^ che j benché fofienejferoque dide^ 
tro buona pez^z^a gC ajjalti y &faceJfero conojcerea' nemici y 
je ejjcreprodi huomini , e di gran cuore » nondimeno , (}a^ 
uentati dalla terribile machina di Ezonlom , ficonfefsaro- 
na uintii^!' fubitamente aperte le porte ^ diedero l'armi , ^ 
fé fi:efsi in poter e dtlui^pregandolo a uolere loro donar la ui- 
ta : Ety a pochi dì, ejfendole uenuto a mano tutto l paefe in~ 
torno intorno^ ch'i fra Deitmay é" l'I fola d'Ainam.fmife a 
camino uer Cochinchina . IlRe , che ualentfsimo Signore 
tra^ hauendo intanto ordinato ogni fùo fatto, é^ grandi ap- 
parecchiamenti diu fati ^con grande animo dispoftofi era al- 
la dfeftyC ti^ per efser dentro d'una Città ^ forte ^quanto y )> 
più, fé ne fapefse altra efser e di que' tempi , & per hauerui 
raitnatohuommi famofiin prodezz^a, haueua prefo cuore» 
dr era in i/per anza diprofpero auenimento \ ma, Ezonlom » 
fenzatruouarechi la venutagli "jìetaffeygiunfe con l'eflr- 
citofanOié'filuo alla Città dt Cochinchtna^é' hauendo lo- 
ro imposi Oj cheniuno » dà luoghi afsegnatiglt , f muouejfe^ 
prefo ilfr-^liuolo , ^ alcuni de più efperti, in compagnia ^in- 
torno alla Città di Cochinchina caualca , forte merauiglia- 
dofidi veder Terra cofi fori e ^Cr con fi alte mura^ e, ritor- 
nato afuoi,poflo ch'egli, della fperaKZ,a,nella quale mefso; 

fiera 



P R I M A. j7 

fi tra dt prendere U Città yftffsetoUo^ingrdn parte Ji non ne 
diede egliperofemhiante^ anz,i^ in apparenz,a, pieno d'ardi- 
re mofirandofi i accijdche a faldati non toglieffe fede di e io, 
ch'ej?iper auetura creduto haucjp.ro deltosìo pigliar la Ter 
ra,fauelto con grand' animo a tutti j promettendo di far sì, 
che , a non lungo andare , efi dtuerrebbono poffeditori di 
quella Citta , copio fa d' ogni bene , dall' accjuiffo della quale ^ 
efi erano per diuenìrneper fempre ricchfsimi , ^ glori op', 
ejfortandoglt a Bar di buon cuore ^ó* a non ri (par mi ar , in 
niunapartc, lefor^e loro , dalle quali aiutato » egli fperaua^ 
intorniando la Città nella gui fa , che haueua fece delibera- 
to» quando bene huomfrimancjfe di venir a fatti , di pur 
prenderla . apprejfo fatti iprcpcfli de' maejìri dauanti chid 
marfi^con loro diuiso dellauoriOi che intendcua^chefifacef 
fió" varij ordini dati, aficuratef^ in gran parte yde'nimi- 
ciy commando^chele tende , dr i padiglioni tirati fujfero, e, 
chc^ la 7nattina veqnente^fofe a ordine ognvno^per tempOy 
^ fu fatto. Cochinchina era vna delle migUori^(^piu ricche 
Terre di tutto l'Oriente^ (^ era di giro veti cinque migli a ^et 
ripiena di tato popolo ^ch e ntuKapiù\ ma l Re ,pardogli d ejfe par'c/La 
re certificato della tntentione de' Chinefi^ temendo dell' affé- 
dio^ n'haueafcacciato la gente minuta , ne quafi vi hauea 
dentro^ fuor che faldati , altra maniera dhuomini ifia era 
poBa in alto , ò' fg/ioreg^giaua vnpiano^ e ofi dilettinole, (^ 
vago tanto ^ che merit aua d" cjfer lodato per vna itile he Ite 
cofe delmondo'y in su lafmmit) deU: erta poi fi vtixua vna 
Roccaforte s), che, per quello.cheftimar fipQt€a-,o^7ufiudio, 
che, per pigliar la ypoflo vifififfe, Carebbe ritfcttt vano , le 
mura erano altif^ime, ^ cefi grojfe, che , fecondo che i Chi' 
nefi raccontano, alle carrette^ che per fpra vipaJfaUano,fe 
per auentura l' vna s'abbatieua&eil' altra, leggi er e afa erx 

D tifar 



^/f PARTE 

tifar !ai}70: ma^fjnellot che importala molto più , elle erano 
fatte di tenaci fmo hit urne Jn vece di e ale e ^ quìm, fi» dt Ba* 
biloiiiay con incredibile fpefa ^recato : le quali ^fahrìcate di 
mattoni cotti , c^ dentro tnfufoui bitume , (^percioche anello 
dt Babilonia ì liquido ^-p^ bianco') s appigliarono y ^s'indU' 
r^rcnodrmimtra,che per quantunque sfar z,o^ cdingegno^ 
non fi parta, che Icuar faglia fé nepoteffe. oltre a ci)) corre' 
va da l'vno de' lati della Città ti Lciqmn , fiume ben largo, 
(j;- ctipo^ con tacque torbide 5 é' fonanti 5 le quali cofe tutte. 
Attentamente confi dcrate.haurienofenza fallosa chiunque^ 
ter di gran cuore ^ ch'egli fiato fi fojfe, fatto ogni JJ^ranza 
fuggire di mai quella Città conquift are -.arrogi a quefie ma- 
lageuole^ze j che la Terra tutta circondata era dt profon- 
dfiimi^d:' larghi fimi fofsi , ripieni d'acque al fumino . Ma 
lEz^onlom^qnantunque delconquifio di quella Città di fi>er af- 
fé >& per certo haueffe^fe non con lungo , é" oftinato affedia- 
mento , di non poter vincer la proua , volle nondimeno dal 
fuo lato far£ quanto a prode huomoyér prudente fi pareua ri- 
chiederfi^ifpecialmente effendofi pofio lo'ncarco di cofi buO' 
fja, (^grande hofie : per cloche tra tante fchiere d'huomini 
valoròfi^d" damoltOi che per f adietro erano dellaChinaV' 
fcitCy egli non fi era accontato mai e fi ere ito più pr^o in arme, 
ne piti temuto , ó" ridottato da tutti li Rì , & nationi del 
mondoydiquefio. Hora^ come ad Ezonlom piacque , da 
huomini efpertifsim'i^ ^fenza numero^ fece tirar ne"" luoghi 
più commodi ^ trincee, ^ basìion infatti con molto artificio, 
(Ir mar auigliofamenteforti^C^ perche e' no era di tate genti 
fornito^che bafi affé per afeiepare cofigran Città , ne paren^ 
dogli bene tanta ampiezza , co'foldati abbracciare , onde.^ 
loro, diradati fuerchiOifofi^e lieue al nemico recar grandtfl 
^mo dannOipofe^ne* luoghi più opportuni , guar datori afif- 

fcieth 



PRIMA. zf 

fcienza,accio attendefsero^non akurK^p.^.fsafse ftelU Città. 
ApprejJo^dtHifato hatiendo^a pioì^cìo^<hefkre intendeJTi dt t 
fìttine^ il quale ydijepra alla Terra, di Cochmchìna.a due rìii 
glia^in due carna diuìdendcjì ,haucndo corf) alcun /^^alio^da 
capo fi mcfce, dr ricongiunge ^ volley chey a niuna altra cofa^ 
tatoftudio fiponelfi'i quanto infar^cbe'l ramose he bagna la 
terra di Coch.tnchina, fi fcaricaj^e nel maggior ranio , chia- 
mato Doteiom\ awfando ,pcr ?ro cficrc Li Città ^in qila part^^ 
cefi forte, comealtroffe jper laftcurtà , che Campiez.z.a^ (^ 
profondità del fiume daua^douergti.^ più ageuolmente.venir- 
fatto dipigliary da quel cantoria Terra : ma, per molto ^che^ 
molte migliaia d huomini, vifiadflperajfcrojn vano anda- 
rono le fatiche, ^ gli sforzai, fouerchtando la violenT^ del 
fumé ^accrefc iuta dalle pioue^ che di que dì erano fmodera' 
t amente cadute da Cielo , qualunque indufiria humana . 
'Ez.onlomjfuor difperanz^a di sforz,ar quel fimie ad accom- 
rnunar l'acque con l'altro^ a varij penfieri del futuro ^jfedio 
fi diede\ portando ferma crcdenz^a^ ni un altro rimedio alla 
fr efura di quella Città potere gl'I ddq proti edere, ftnz.a mi- 
racolo farete he lalunghez,za del tempo t & "vna ofiinata pa- 
t lenti a • D'altra parte ti Re , bene he di nulla teme fi e ^ fi - 
pendo in cheTcrra^ (j- da chi guardata, egli firitruouajfe^ 
nondimeno gli parca di far non picciola perdita deli'honor 
fuo^fiando cofiracchiufo^c^, oltre a ciOtglt era dt molta no- 
ta cagione il non poter vedere a che fine quella mifhiado- 
ueffe riufcire , ifpaialmente vcdendofi datorno , a^zi nelle 
vifere.dr nel cuore, vna valorofifima natione , vfata neU 
le vittorie^ e ne' trionfi, con vno Capitano de' migliori ^ che 
fifpfljcfjfrc^ di quc^ tempi, nel mondo: fer,z,a e hi . Jpoglia- 
tOiò'priHo di libertà vedendofi ,fofi(neua dolore incompor- 
tabiUi ò'glt era la vitata par di morte ^ amara , Ma Ez,on • 

D 2 lom 



2S PARTE 

UfKy veduta coperà degli alhggìamsKtì ptenamc}2ie forni- 
ta^ fai È fi i uro di nen potere^ da chi che fi^fTe , rìctucr dan- 
iìQ^ determino di volere, al tutto, fr.rpr.'4ou.z fé qtalU Ter- 
ra cofi forte fojfe^ come par e uà. ^é^y ad i;»a z'oce, tutti affcT' 
magano . Ma^mentre^ché i Chincf apparecchi anano le cofe, 
a^C affali opportune ^ il Re aW improbi [o vfcì fuori con gr of- 
fe nuoterò di camalli i & di fanti ^ ^ al tacci) vna terrìbile 
z-ufa co' Chmef ^ li anali^mal reggendo , incominciavano it 
ritrarfit quando Ezonlom , ciò ueduto , fpinfe oltre alcune 
compagnie di e atialieri eletti , ^ fece^ che le legioni tutte fi 
fer m opero ^ dauanti al campo ^ in battaglia , per impedir 
la l'iaa' nemici^fè efsi perauentura ■> in maggior numero^ 
vfcendo della Citta yhau e fiero vohto affahrtfaoi. ma i Chi- 
nefiy ali'arriuar de' caualli.riprefo l'animo^vennero advna 
battaglia fierifiima co' nemici, e ne furono^ da quel lato .^ é" 
da qiiefio:>ammaz>z,ati molti facendo il. Re maramglie diftiJt 
perfona-iabbattendo , ér vccidendo chinque cfan a parar glifi 
dauanti , ò* efifendo egli fondamento ^ ó' fflegno dì tutti i 
fuoi . LìnchieonCì ch'à quefio penetra mente, chiefe di gra- 
tia adEzonlom di combattere, é^hebbela : ilqu ale ^ ficco tol- 
ti gì' vndtcinudritifi^ con Vttei , rnofife t'erfol Re, con tanto 
empitOycheparcua, che da quella parte il Cielo cadcfse^ne vi 
haueaperfiona , che,p?ù che digrado , non facejfe Icr luogoh 
fin che^fenza -molto impedimento^ colà peru(nncro , doue il 
Jie faceua non più marau!glie,che mìracoli:quìuiLtnchieO' 
fic, veduta la ruìna , & lo f empio , che defuoi il Re fatto 
hauea^ prima fi marauiglioyé' ^pp^^fi^^ S^^^^ turbato^ghfi 
4ueni)> feroce^ ^ terribile^ér hebbelo colpito con efiola fi'a- 
da, di qraue perci^fifa^ in su la cima delfclmo , dal quale col- 
tojenuto il Ri fit ordito, alquanto di temj^ojo fottrajfe ìlca- 
ftallo alia feconda percojfa^ che Lini huonegh veniua app4-> 



P R I M A. 2p 

tee eh: andò , i Jlioi in tanto» tra quali 'vi era •Vt7 pio cugino^ 
chiamato Ziinnz.om , giouane , neUe coft belliche^ efferto d 
maramglid, cr feroce, furono a battaglia co i Chinefi» lapiU 
cFtinata^^ fiera-, che fi [offe veduta mai; ma Vinchi e one , 
dccortofi^chel maggior fijiegno de Cochinchinefi era il Re, 
lafciato ogn altro ftare^ tnal grado di quanti vollero vietar^ 
gU'lpaffo^facendofi^per lo pttt folto delle fchicre, lavia^non 
rif nocche Chcbbe truouato^efgridcllo, dicendo, che male a 
tanti fuoi fatti in ari ne , degni difimma lode ,ficonfaceua 
quefiafua vltima pruotia d' efferfene , con t ant od fnor e, fug- 
gito : ilRe^prirna/ìfiUsòy affermando , del fio ritrarft dalla 
hatiaglia.non (ffcre fiata la colpa f/ia-^ ma del cauallo^ne po- 
ter gì fica daal'stwo^ a ragione ,in}^rouerare\ apprcffo dtffe^ 
fé effcreprcfto a ììioftrara lui^ cj^ a più prode huomo, ch'egli 
no era^effereuero^quanto e' diceua ; et,q:iefiò.detto^fen7^ at 
tendere altra r i fp Oila, f Itgnofo , più che mai f offe, incomin- 
cio a ferire Linchicone, forte fu di andò di trarlo ài vita; ma 
egli fi f^petia accortamente fhcrinìre dalla tempcfia delle 
p£rcoffe^rc/?dcndo colpo per colpo : in tanto ila zuffa tncrU' 
delitafida ogni iato, altro non fi vede a-, chehuomini^ ^ ca' 
ualìi cadere, qual morto, ò' qt^ al ferito, é^fi parca-,che quel-- 
lo fpaticfo piano tutto tremaffe.qHaft da horrihil tremoto fof 
fo,a qHelrumorc^^firepitQpaiicniofo.allafine non potendo i 
Cochinch'ìiefi far riparo contra la f ni a nemica , comincia- 
rono a voì.^trfìinfagay O" offendo ifcitt della Città parecchi 
valorofi cauaiu'7 1, ^^ alcune fquadre di valenti arcieri, per 
fare afioifpalla , cndifi tnficuro firitrahefftro , vrtando 
gtauuerfdrtj^gli r limitarono indietro^ér parecchi ^che trop- 
pò arduamente eranofcì fi atlanti, mfcro altagliodelle j}a 
de, cr aprirono ampia via alla faine z.za de f noi : ma ilRc^ 
cJ- Ltnchieone , ch'erano'Jì^tii bttonapte^a, a fonte a 

fon- 



sp PARTE 

fionteifenZtiZ tjfere t/astag^rato tvna daW altro motto » ne 
tocOtfuronOi dalhmpeio dellefchiere , quafi da rapidtj^imo 
torr et e tanghi otti ti ^ cofiretiì a dar luogo alla furi a ^et por fi i» 
faluo . / Cochinchincfi yfcorti dal recente aiuto ^ tefie dell^t 
Terra vfctto, fènz,a tepo. furono alla Citta^hauendo la fiati 
molti de i lorOytagltati^pe2Lz.i^ful piano, et allòneotrOi€py 
fatta gr ade 'uccifione de* nemici:ma Vitei^che^di que'giorni 
giacete a infermo , ^graue noia fcntito hauea j per non ef 
ferfi potuto ritrouar nella mfchia , fattofi chiamar Ltn-- 
chieone , volle da luifiperCy come pajfato fojfe quel fat^ 
io; ilquale, ciò che fiato era nel campo , tutto per ordine gli 
racconti}, alto leuddo^con merauigliofe lodi in fino al Cielo % 
il valore del Re\ con le quali parole acce fé di tanto defiderio 
il cuor di Viteiy difarpruoua di quelcat:aliere , coffamcfo 
in prode\z,a , che fé ne finti uà tutto flrttgger di voglia . 
Ma, Ez^onlom, quantunque iftimajfe malageuole, &preffoy 
che temeraria imprefa , lo ntr aprender e ad ejpugnar Cochin 
china ; ne hauere que di dentro da temere d^affalto , quan- 
tunque gran e, eh e lorofi facejfe ^nondimeno fi di/pofi a voler 
tentar Cy fé da quefta pruoua , qualche buon frutto per auen^ 
tura nafer nepotejfe.e tutto datofiin su quesìt penfieri. co- 
mando , ch'ognvno sapparecchtafe per la feguente matti- 
na • Haueua Ez^onlom poco auanti fatto fare dodici altifi- 
me, (^fortifiime torrida tutte pruoue^ che auanz,auano,d' af- 
fai, talte'^a delie mura di Cochi?2ckina ; nelle quali , dopo 
La machina y egli haueua pofio non pie dola Jperanz,a di far 
profitto ; hora,eJfendo a ordine ogntccfa opportuna per afifa- 
lirevna Città fortifiima^ s''accoHarono i Chine fi alle mura 
con molto ardirnCKto^c^ apprejfatefi le torri^^ la machina, 
marauigliofa cofafu a vedere la copia delle faetttye de'fuo* 
tht^ che da t^ueHo efferato, e da quclU ammatifuronoy in* 

tanta 



P R I M A. sr 

tanto j che^ /parità U chiara luce del giorno , fi p area , chet 
mondo fu Jft m tenebre corjuertitcó'tnoiti ne erano malua- 
gi amente mal menati da ogni lato ; ma , riceueano maggior 
, danno, fé n za comparatione^gl'aj/alnori^che gl'ajjaliti', per- 
che truouando i Chinefi le mura^oltre ogni loro eflimatione^ 
fortifsime^ne poter/te^con mille percoffe, faglia leuare^ etap 
prcffo veggedo i difenda ori far fene^ cjuafifoffero alrezn ^- 
giati^etfcttrtfottQ i ripari^ benché fr dcamentt cobatteffro^ 
nofi c'oprendeua in loro per)) ilfolito ardimento'; ejfendo efsi 
4tdufati^nell ardor più vitiAce della battaglia, preder cuore^ 
come vediamo le fiamme > da'^venti agitate ^crefcere in mag 
gior vampa) ma^ ejfendo lunga hora durata la z^uffa , com- 
prefo Ezonlom,come ti fatto a gran dannaggio de" [uoifoffe 
per riufcire^ con buono or dine fe^ a lenti pafsi.gli fece ritrar 
re, hauendo perduto parecchi faldati, non punto di bajfa con 
ditione , llRÌ^ intanto sfatti vf ir fuori i fdoi^ da due par^ 
ti^ neglifecefopra nemici , cen grande impeto^ calare, aui" 
fando , quelli Banchi , e difordmati aoeuolmenfe poterfi 
disfare ; mA la cofa and)) altrimenti^ ch'egli (limato non ha^ 
uea: perche Ezoiilom , che adafttiuedutofne opcraua^ rnoU 
to prima fatti appiattare dietro delle machine ^et delle torri^ 
tutte quelle genti da pi e di, e da cauallo^ che più la gloria del 
nome Chincffaceuano fiorire^ ^ ammacjlratigli a novfcir 
di luogOifno a che non deffe loro fegnale^afpetto , che i nemi- 
ci fi fpinge (fero auanti \ (^, come a quel termine peruenuti 
furono^ ch'adEzonlomparue^ fatto il cenno , conieglivoU 
le ^andarono i Chinefi ^ con altifsime grida , <^ romore ad- 
dofso a* nemici : é' fidC impeto tale ^ ifpctialmente e(fendo 
eglino colti all'improuifo, e he» fé non che* l Rì^ac compagna- 
io da molti caualteri , per valore ragguardeuoit affai , fo- 
Jlenne i'affaltOyé'f^ci aiuto^^foccerfiafuot^ sì , che agi$ 

heb' 



^2 PARTE 

hebberOtdalla tempeffa diquelUpericolofaharattd^ di voi- 
gerfinelficuro porto della Città {hauedo lafciato manffeUo 
fegnale delloro fotterchio ardimento, riwanendoneiin buon 
nnrnerc^dt loro» morti fulla pianura)correpfano tutti , q»et 
dì spericolo non loro foffe tolta Li vita . Ez,onlom, hauendo 
chiaramente comprefo^ che il dar affali i a quella Citta , era 
u^gittargU sforzai al uento.é* che ogniinduUria, & opera 
vifiperdea^da indi innanrJ afienerfenejn tutto ^dijpofe: é* 
datofiaftrigner l'ajfedio^tanto opero , chellauorio tutto de* 
ripari Jt miglioro grandemente ; onde pareafi , che , fenz,a 
metter ale ^non fi conce dejfe ad alcuno uenir aCochinchina, 
lì' altra parte parendo al Re cofa fommamente grauofa da 
comportare^ l' ([sere quaji in prigione^ ér in e attiuit a guar- 
dato ^quello-t che prima fare ztolutonon hauea ^ horapropojè 
di metter ad effetto ; cto fu di/ìgnifcare a Salboroz, , Re di 
Camhoia , di cui egli hanea la figliuola per moglie , lo flato 
fuo^é* apprefso richiederlo dttoftano aiuto ', é" cofi fece . la 
qualcofa intefa dalRÌ dt Camboia, che potentifimo SignO' 
re era ^fi diede a fare apparecchiamenti grandi^ (^ hauuto 
molti fanti , é' caualh dalli Ri di Campaa , di Siam , e del 
Tegu ^{ìtruoHO ^ in brieue , vno effercito^preffo che di cen^ 
tomilaperfont , Ez^onlom , alli cui orecchi peruenuto era 
queflo fatto , stimando non ejfcr bene attendere l'efferato 
dt Camboia negf alloggiamenti ^per non truouarfi poi rac^ 
chiufofra l'hofie nouella ^ c^ Li Città yftmbi ante facendo 
dì volere ajfalir la T erratacelo i n etnici nulla perfajfero 
di ciò , ch'egli di fare intendeua , prefi venticinque mila 
htiomini de pììt prodi fidati , che vi haueffe , il piti [e- 
cr et amente ^ e he potè > di notte tempo sfotto fidate guide » 
ad incontrar i nemici /è n'andò ;(^j con loro az^z^uffatofi, 
in poca dhoraiglipofetn ìfconfitta» vccidendonemoltt^ ^ 

molti 



PRIMA ^i ., 

tnùltìptìifacCKclGrfe M-tpùnì:n \ tra cjudtinfa Colmcr'rm. 
fgi'uolo del Ri drCamì^oi.i, e}" condftcttore dt quello e ffir ci- 
to, & altri affai, huoymm fame ft in arme \ & fu qu e fi a ini- 
prefa tratta afific con tanta fr^lìezz.a^che non nhcbie fé» 
toretlRè di Cochì-ìchìn.t^ fino che Ez>of?lom nonhebbe fat- 
to i prìgìort'pconduccrc a vi fi a della Città : // quali te fio ri" 
conofcwtt non jì potrebbe , di Ic^^teri^ con paiole \fpiCgarey 
quanto duolo j cr di (piacere , t' Fé ,c^ri fuot tutti fenttfflrò 
dt cofi fi ero accidente , é" ^^^ fììrono le Jtrida , & i pian- 
ti 5 ne' Cochìncìnnejì , lunghi , (^ grani , ejfcndo ti coloro 
numero infinito^ che efii prcfi^ \ morti rmiafi ejier ere detta" 
no y che dt fanguìmtà con ef"^ loro congiunti erano ; ma il 
Bc^con la fo'na aiu^z^a d'ar-tmo , veramente maf.hile^ di l 
tutto dijpfìjlo di calcare la m feria della fa a fortunata dtfln 
dere fé , ^ ad offendere i nemici ^ folle cit amente fi diede, 
Solcuj^nclla prouincia di Cochinchina^C^ nefaeji al d'in» 
torno, a certi tcwp'Jenarft vna tramontana tmpetucfa.etfb 
ffante.che con taifcrz,a trahata^che le piante, quanttwqt/e 
forti, di rado non fu l Ile a da radtce^ér abbatteua le cafe^dif- 
facendo gran dìf? ima quantità d huom;ni, ^ d' animali . 
fiora, affettando di rip(far> in parte , gl'affanni fiot ti Rè, 
fi'lfffiar di q li e fio royaio^fatto ogni cofa m ctttre in afftt- 
to^ptr qiiàdoji mette ffc il veto, tutto ad aticndcrlo fi diede', 
- ilquale^impctuofo piUr che mai f uff .. vn giorno ^sk l tramcn 
tar di ISole^ effendo/iicuato, unggiaua pctentif^tmo, ccìì tan 
ta rabbi a^che pareva chcltut^i) voUfft nab:jj}irc\ }?;.i :i RCy 
fapendo bene vfare la ventura del vento , to/ìo , ci} egli 
auiso i rf emici douèrdorrnir e profondi f?. mofonno, vfcì fno~ 
yi} &■ ^ac e ofìatofi alle torri , fenz^a tjftre da alcuno fentitOy 
vietandolo il grandi fimo rvmore , chcl vento factua , m 
quelle, cr tn molte altre machine a quelle vicine, fece ntet^ 
^. i £ ter 



34 PARTE 

ter fioco ; ìlcfmle , aiutato dal ve /ito , crebbe in cojì gran 
vampa, che d'vna , in altra torre ^ auentandojj , e da quelle 
in altre machine, quafiin vn momento di tempo ^fu ti tutto 
pieno dt fuoco, Bz^onlom veduto il danno ^ & comprefo il 
pericolo^ colà traffe co' più valoroft fidati > & veduti t ne^ 
mici, che metteuano forza per dcjlruggere i ripari , &paf 
far innanz,i ^fi fece loro^ con molto ardimento, incontro, dry 
attaccata vna terribtle z>uffa , rfofpinfe i Cochinchintfi 
adietro , non fenz^a grande vcciftone d'ambe le parti. Era, 
i'afpetto di quella battaglia^terribtle a marauiglia , & p^^' 
clelanottefogltonole cofe tutte parer in vtft a maggiorità' 
più 4jorribtlt molto ^ dr perche ti vento^é^ lo' ncendio (che U 
buia notte illuminaua, co 'ne di merigi^io fujfe ) accrefceua- 
no fuor di mfura la fìereT^a di quello fpettacolo pauentofo: 
mi^foprauenendo in tanta abondanz,a dalla Città i foldatiy 
che mtle fìpotea loro refi/i e n^ fare , fu corretto Ez,onlom 
a ritrarfi, in tanto Vitei , tutto che non foffe yperanchora , 
tornato intieramente nella fan ita diprima^fentcndo nondi 
meno t romori ^é^ i turbamenti grand.fimi delle genti , r, 
del pericolo del padre , e de' fuoi.vdendoy ér, da ogni parte, 
ai fuo padiglione trahendo i Chmeji ^armatofiin molta fret- 
ta^ agranpafsiandì) a trouartl nemico ^ (^, quiui giuto^ò", 
ad vna riuolta d'occhi , comprefo il tutto ^ a punto come fa- 
ua^ doue maggiore era il btfogno^mojfe, co tata ferocità, che 
fio vi h ebbe ferme'\z,a d'animo in alcuno, tale, eh e di atten- 
derlo foffe ofo\mi nella tema abbadonadofit Cochinchinefi^ 
et auacciandofi a loro potere , per fuggir rifhio^ne potedo cto 
fareagiata^e^e^ riceuedo efsi impedimeto dalla ftretteT^a 
della via , {fcnz^i che^ effendo ti giorno auanti fcefa da cie- 
lo vn4 2rai pi^lg'^ > era ti luogo fdrucciolofo sicché malage 
ftolmeatepotetta hua/nreggerfi in piede t) cadettano traboc- 
cando 



PRIMA Jis 

candol*vnù addojfo aW altro y onde ne f» da'Ch'neft mtjfk 
ad vcctjione grand-fsima qtiar,tita.l.7^ntoauedu:oJi delfoc 
corfoy fatta in^pr (pione m t mmict.fece di Icrogràdsfsima 
Jìratio^ ributtandogli indietro . intanto Linih/eone ^ che, 
fommandatoda V'tei, con buon numero di f orti fs imi huo^ 
mim^ erapafsato sii torlo del ffso della Città ferendo nel- 
le fpalle t Co. htnchmeft , mfe loro tanto fpauento ne It ani- 
mo , che t colti in r?ie'^o veg'^endo/i , ne apparendo alcuna 
via alla faluezza loro , hauendoglt t horror dell' impr ( fa » 
fatto i cuori ^ èrgi' occhi di fm alto ,fenz>a poter alcuna dife* 
fa farey furono prefso, che tagliati tutti per pe^i . il Re, 
chcì quella notte , hauea operato cofe , che ne fé nelle lin* 
gite d'ognvnofcmpre , con fomme lodi , conofciuta la gran* 
difsirna Ttrage de' fnot, fc<iuito da parecchi caualuridho^ 
nore^ il più tùjìo che potè , &fpf^-> s'inuio ver la Cita , te- 
mendo forte di non perderla : ma Vitei , eh' a ciò , buon4 
fez>z.a prima , teneuagl occhi , accompagnato da ptu va- 
lor oji , verfo il ponte di quella fi dtrizzj) : ne potè ti Re tart* 
to affrettar/i , che fpatio hauefe di leuar ti ponte , ^ alme- 
no di chiuder la porta , ma , di fé ftefso temendo , a miglio- 
ri tempi rtferbandofì t trattofile dtuife reali ^ (^ di ftradd 
vfedoyper viefpedtte^^ corte )Congrofsa compagnia d'huo 
Vìini fcclti ^ n-lla frtifsima rocca ricouù \ lafiandoU 
nobili fsima, é^ ricchrfsima Città preda de* nemici . l Chi. 
nefi intanto erano entrati nella Città ^ c^ tCoJjimhtncfi ^ 
non vedendo oue famparpctefsero homai, parte nelle cafe, 
fjr parte ne' tcmptj de gt iddij ftraccolfro : ma , Vìtei non 
fu giunto nella Città ^ c'hcbbe mandato Lirnhieone , con 
grofsa fchieraì a cacciare ti Re ,ilqifale , hauuto ah uno 
fpatto , s'era già pofto m ficnro . L rn hitonepoi^ nelritor- 
m,hebbe incontro parecchie fquadre nemiih^ i delle quali 

B 2 n€ 



b6 parte 

ne veci fé ) ^ pvcfè'Lt maggior parte . Hora JLz.onlo'fn^fofio, 
hdueio alla RoccafiretufsimQ afsedio^^ mandato banda I4. 
tefiaycheftullo douefse di capi vfcire^ impofè a molte f qua- 
dre di caie aliti che e /si , correndo la Terra , cjual hucmf of- 
fe truouatoper vi a ^dt preferite vccidefsero : ciò fatto > <^ // 
tutto r affittato^ fé n'andò diftto al palagio reale . La mat~. 
fina ve lenente , fece fare vna qrida^a pena dell a vita ^cht 
tutti i CochinchmcfÌQJt recaffro l armi . tlche prtfìnrncntt 
fufatto^^ tmp!)fÌ0iche i morti fu /prò fjtt errati^ volk^ che 
cìafcuno de' fidati fuoi , fecondo che pik , meno eraP?o /iati 
aparte de' per te alt, & delle fatte he , /i hauejfero le cafe^é^ i 
palagi de' Cochinchi?ìe/ì: Commandando apprefjo afacerdo 
tinche /ìfaceffi-r') ficr'/ì y a n''lidij ,midr.o alla orande^ren 
derìdo loro quelle /Tratte. che /ì potè (fero magqtori.per lo l O" 
auifio dt cofigraCttta , Parte, che cjuejle co fé cofpaffauano 
in Cochinchina^d Re dt Cahota.doUrofo.^ quaio mai alcun - 
ahro^&per lafattapdtta di tanti valoroffoldati ; 0- moìt$ 
ptkpcr la e attutita del fgltuolo, s appareccbiaua alia vcdet 
ta^dddofllecita opera^ & m/portuna di tfar mou-i atutt da 
i Re victni^et cauarne anco da più lontaììi.^etper cih inolto^ 
co ambafciate,nef}imolauaj et infe/ìatia molti^ e tra gl'altri 
Coz>ahttb Re di Sumatra jf e cui forz^e.t (fue tepKerano /iima 
tegrandifime , (^ per l'ampte'\Zja d'vn nchilfimo Regno^ 
^ copiifo d'ogni be7ìe > ó' per molti huomtni^ nell'armi ef 
pertifimi^ ^feroci , ?na via più per vn ntimero grande di 
terribili giganti t che in alcuna fua contrada l' l fola di Su- 
matràproduceua . Ma Ezonlorn^ temendo forte , non a tal 
fne^a punto i doue/fero ipenfieri del Re dt Camboia riufcire, 
era in grande afflittione^t/petialmente difperando della pre- 
fura di luogo tanto forte^ quanto quella rocca era, & veden- 
do il numero de fuoi fidati fcemato molto ^ quando la ve tu- 
ra 



PRIMA. à7 

ra^ppayecch'))yi'fr40f defÌLmolto pili a^rriùlf,es CpeditAvia , 
ch'effo mf defimo rio h. tur ebbe ftp ut -^ forfè chiedere a bocca» 
"Bragia duratojyaona pe'\z,a^ Caffé di o,(jr4aiìdo^ al Re di Cc- 
chmchinaparendO'iche ^li fof^e o^y?! Iperjnza cad^ita dt ma 
no,et?tttt i p-iGipenfieri m.fcr arnese rotti nel mez>zo. kc fof 
ferendogli ti cuore di fi are in cofì flrctto luo^o^ c^uafim pie- 
ciala gabbia , ferrato , 'venne in pcnfiero di voler tentare^ 
s'eqltj in alcuna martiera^poteffe tirar' a battaglia fìuT^oLtre 
Ez>9nlum ferma opinione portado di dow.yhauerc di lui 'vit- 
toriano' al penfiero fei'ì C effetto : perche , r Atto alla penna 
li man por'^endo^ f riffe adEz,onloin,w tal ^ttifa . 

0^ pi» fortunato, che firiio> Gouernatcr della China ; Se 
gl'h^om'nt ft lafcia(firo guidar dalla ra-^ione, io m' fo acre- 
dere^cbe ciocche da loro s' adopera , non che btafìmare \ ma 
fommamente commendar fi deuribbe- ma^tn contrario 'veg* 
geudofi tutto dìjlpùi ielle per fone^da feri venti delle tan- 
te loropaf^ioni fffatf-i hor qua , hor là dietro a loro appetiti 
corredo Jn mille fo:ie maniere ^trjfarìdareidano a dtuede- 
ft chiarametefe niunaaltrapartei che d' hitomo fa.poffede 
te fuor , che la fembianz,a. ciò dico per ri (petto di /f , t he a 
nittn conueneuol termine potendo contento f}<.ire , cjuafì a 
fchfj tenendo il granfie fiato della Chma^c heffrz,a hauer- 
lo th punto mai meritato , t'hanno (ili Iddtj frfe a danno di 
te,^ de' Ch:nefì,non so.come^ così concedi4to.rottOD<ini con 
fi/ie di ragione^ fi nzjahauir, da mCi ne da' miei, offe fa rice- 
uutagiamai^c'o tanta rabbia m'hai mcffo l' armi corura^che 
non contento dhauermi.dt groffa parte del mio Regntf, con 
tragiufiittay^ ifonctumente (fogliato y mille reti» dmanz^i 
apiedt^et mille lacci^tcndendomi,cerchi^(juantopuot il piu^ 
dt leuar mì^c^ i miet^ di terra, & di pormi sii gl'occhi qua- 
lunque s'è la maggiore dUle vergo^rée.t (^ de' vituperi , ac^ 

Cloche^ 



^s PARTE 

cioche , di mentre to viuo queHo rimanente di vita , io mi 
fio, dognt mi feri a ricetto . May fé j con autiedimento^ Le co- 
fe^date^chefauto ejfereflìmato vuot^rig^ar date fieno ^truO' 
uerai dt ejfere erratoforte^cheto mi f prò affai bene^ft non 
mi viene fallito ilpenfìero^da* tuoi inganni guardar e\ ^ di 
te quella pena prendere ^ch' a tuoifaUi^(^ alle ojfefe sfatte mi ^ 
ficonuiene» che ^perche tu m'habbia te He tolto Cochinchi- 
nay^ che tenendolati^ tifa dtuifo.fenza altra cura darte- 
ne^ d'hauere vinta la gara contra dt me^ la cofa non tftà pe» 
ro coft, anzi ^ fé alcuna cecità non t'ha gì' occhi f fattamene 
te adombrata che tu non veda nulla ,puot chiaro compren^ 
der e ^quanto vantaggio h abbi a quefia mia , non più Rocca^ 
che Città j in ejfere d'ogni cofa opportuna armata > & otti^ 
mamente guernita.della Terra di Cochtnchina :fenz>a che^ 
ne tu hai»ne t tuoiprefo la Città dt Cochinchina\ ma la for- 
tuna^ a tuo vopo, mentre che tu dormwiy l'ha in rete accoU 
fa . Onde, tenendo tu colali modi^^r tali artica mio danno^ 
ijf indo ^ fai chiaro ognvno della malu agita del tuo animo ^ 
^ di non meritar e. in alcun grado ,honor e ^che fatto ti ven» 
ga^ come caualiere di niun pregio^ Cr m cui vna fòla fault» 
la di gentileT^a non fa , ilche io intendo di pruouarti con 
(arme in mano» o a cui» m tua vece , ofajfe di venir meco 4 
tenzone, /'e ti taglio della miafpada non e perduto . Et ac-^ 
cto^ che tu comprenda,com^ioftcurofia dt douer alla fine ve 
mraldifcpra di te, e di tutti i tniei nemici^ infn da horayio 
ti lafcio vacua , cf ifpedita lapoffefion della mia rocca, ^ 
ogni mio hauerCiS' egli auuiene^che tu mi vinca . Ciofcritto^ 
et data la carta advnfuoferuetcad Ezolo nelmado',ilqud 
le ine otanetefu a c'df<ilio\é^ fatto^iallaprefenza di tutti Jeg 
aere quella frittura , no» fi potrebbe di leggieri contare» 
quanto i& quale fcf e lo fdegnOjche comeperenQ tutti, affen-m 

mandai, 



P R I M Ai ,^ 

mindo li Re f/T^re, oltre ad ogn' altro, fupnt'O, é" vi/iar^a^e 
■ douerfi ^^r Jì fatta tet?jeritày afpr amente g^jìi^'^^e . Ma 
Ez,onlGm^ ti quale , de' fiso i dì , affai co fé vedute hauea ^ à* 
era di buon fentimento ^ponendo gi'fo gì: fhtn.i^ 0- / e r uc- 
ci preji lafùtando , volle ch'ai Re ji nfpandtffe in tal 
maniera , 

O' d/flealCi Ó" indegno Re di Cochìnchìyìa fi l'ira, chi- ?ìel 
tuo animo ha pofiopiedi^ (^ s'è appigliata faldif^imaìinnte, 
non té'lvietajfe^ tu cono fere slt fh/^i fallo l'altrui bontà ^ 
Ó'ia tua maluagità^ne venuteti far cobo fio dette così fon- 
cte^^ villane parole, eh ente quelle fono ^ che fritto m'hai, 
ma qualmarauiolia ? tale frutto da cotale radice f produ- 
ce , Tunudrito ^ ó" cr efiuto nelle fcuole , nondi filofo" 
fanti ; ma d'huomini maluagi^ hauendo in te fpento ogni fé- 
me^ di virtù ^ ti se nella feccia de vitìj mifr amente inuolto, 
iìon traliofìando punto da quelli deltuoligyjaggioje cui Cor 
ti altro n'o furonOich e fucina dt diaboliche operationi^c^ no- 
nellamentey per colmare le tue maluagiià , hai proctirato di 
dar opera al maij (fior tradimento, che fi fcntiffe mai ricor- 
dare , adanriazino di natione ^ ch'oltre all' e f erti vicina^ 
t'haueua fatto i ?/ìaggiorivtilt,c^ beni del 7nondo.ne ciompo 
flo^che tu ilpurnega(si^ nafccnder fi può \ reca troppo fplen 
doreal fatto la irandfstma luce delle vere tef}tmonidz.e dei 
te da tanti : onde ne io lìo procacciato di alcuna cofa di tuo» 
leuarti , ne di quello , che ti e futo tolto , alt-ri nhà da efjer 
incolpato 3 che tu, che lo fdcfino de' Chinefi animi ,fempre 
inimicandogliti^ tifei addojfo tirato, nìfaforz^a^ che tu mi 
minacci ^poi chi' ti minacciato non ha, di che temere del mi- 
nacciante, la doue egli yC he e^quaf in tH retta gabbia , rac- 
i:hiufo ) tanto può attendere dt libertà , quanto noi dare ne 
gli vorremo'. & con tutto ^ che a te f aia d'ejfere fuort dogni 

pericO' 



4» PARTE 

pericolo, dentro a quelle mura dimorando , egli ci fi fa per)i 
per efpenCi'iz.aconcfcere, troppo più forti luoghi ^ che queftd. 
tua rocca non moflra^ che fia^prendcrfi tuttodì^ come rtefo- 
tjofuteprefe dato arme Chmejì\ ma.qMello-,che importa mot 
topiUj ql'lddij ^gwftt ragguar datori de gt altrui, mentii U 
cui dtutmta t/j hai va tanti j e tutti maluaqi , modi violata , 
quando leforz,e Immane a ciò non bajl afferò^ nonfofict^an- 
no di la fi tarlati portar' impunita : te advna hora dt Ila tua 
iniquità purgando ,c^, a chi che (ìa , dando ammae/heuole 
ejfcrnpio dtbene^é^ virtù ofamente operare: cr -posto che p9' 
co honore^teco az,z,uffandcmh venir me ne poffa^ che fi di 
tradtmenti^^ d'altre vilifsime cattimtà infume ^noìjd:me'> 
PO. per tema dtlle male lingue ^^ veleno fé ile quali attribuf 
fero per tftaguraamia uilt à ^quello .^ch' alla tua infamia at» 
tribuir fi deurehhe^ eccomiprefio a combatter teco^qualho/a 
pk tt farà in piacere^ (^ nel modo , O' fiotto la i oriditiotie^ 
che tu medefimo hai pattuito , portando firma credinz>a di 
recarti a termini , ch'amerefli meglio di e fiere nella tua roC'* 
e a delfiruaggio rimafio^che d'hauermi richiedo m.ai dt bat' 
taglia^fie Cantico valore ne' petti Chmefii non e ancor mor-^ 
io , Etj cerche tu veda quanto poca Fiima di tefiifiaccia^ò' 
come et dia il cuore dt ahb/ffi^zre jfienz,a troppa diffit ulta^ii 
tuo grand fi imo orgoglio^ io ti prometto ^fiotto grau e giura-, 
mento, fie a lieto fine , per te , riefce la no/Ira mf~hu.dt Ie- 
ttarmi incontanente da ho fi e > C" cola ritornarmene » onde 
partito mi fiono ; auenga 3 che d: pochi auenir potrebbe y che 
vno cotale partito fiati ti fin fie , e finendo tu hoggimai > co- 
ììie , che tu te la intenda , fiotto la Signoria de' Chinefi . 
Scritta quffia lettera , O' mandatala al Ee ^ fi died( 
'Ez.onlomadafipetiare ^ a qual fine dvueffe la cofia venire , 
ma^ ilRe, ietto haucridoU , fu ad vìiahora oltre modo 

cruc 



P K I M A. ^T 

cYttecìofo^ é" lieto , crucciofo^per le ingiurie , che gli par e 4 

it riceuercj al m.iggtor torto del mondo, ò' Heto^parendogli 

à^ejf!,r homai uenuto a capo delle fue fmferte:^che-,fenza da 

re alcuno indugio all'opera^ fece fuhitamete adEz^ontofenti 

rr^ch'sjfo.do'^e ciò a Ifnpiacejfe^iui a tre gt orni, far chi? e ap- 

p.irecchìitto d'attenere la fatta promifitone . Tenne lonHit9 

protarnete E'^nlo,i^,fattoji chiamare U figliuolo ^^ t baro* 

m chine// y df molte cofe con effo loro diwsl)^ ^ della prefen* 

te guerra^^ dello fl ato comm'me^ a fine, che y feaglilddij 

piacciutofuffc-, ch'c'T^lt haueffc perduto la pruona^col Re cor» 

battendo^ haueffero faptéto recar le cofe a buon fine ; ma in 

*vano le parole/i pittarono , non volendo , in modo alcuno, 

que' valorofj guerrieri foffcrire^che la loro guida^poflo»che 

ficuri della vittoria ^ vemffead vna conte fa ,per la quale fi" 

nire^ non vi mancherebbono molti .^ che atttfsimifoffero^ in 

cefi gran numero di prodi caualieri . Ma , chi meno ctòpO" 

lì comportare fi fuViteitil quale yin pie leuatofiy é* fatt/t 

la debita riuerenz^a alpadre^chieHo hauendo Itcentia di rd 

gionare ,diccfiyche faueltoin tal forma . 

Crede ft^per lipiufiaut^cheficome adunofemplice Capita 
fio baftar pu})fclamete ti vincere tCOs)»alCapitano perfetto, 
di necefsitàfi conuenga di vincere le guerre fie conpruden 
fiat é' giufi amente ; come qtfcllo, agli cui occ hi e/fendo già 
cor fa la gloria^ come berfaglio, alquale effo habbia fempre 
tefo l'arco dello nteflettOy chi di mete altro curiptu^che dtfe 
rir quelfegno\ ma ciò far e nonfi potendo fenz,a t debiti mez, 
z>i, procuri, confommofiudio» dinonfifcompagnare dalla, 
giujìitia giamai-^ò" che nepur'a ciò debba ci) te to fi are, poi- 
ché nulla mota,}) pò e OiC he alcuno alcuna cofa fappia^od operi 
s altri ^ colui faperla^od operarla no sa\ ma faccia per moda, 
ch'alia notiti A yega dognvno quato eglt leaUiCt diritiofia. 

F nel- 



42 PARTE 

mei quale modofortandofi^ egli,fenz,afallo^ inlrteae^gua' 
dagnofarà dt quella vera lode % ch'oprando l'armi , e^ delle 
battaglie, con frudentta^CÌ^'giHjlitta regolate^vetiendo aldi 
fòpra^nonper acctdeie, ni per ingano s'acqui fi a. Oh de noiy 
che corretti da necefsnà,a difefa della patria^ d^ di noi» o- 
gni noftro sforz.o apparecchiddo,cifiamo, in no molto tepOy 
ingraparte^uedutt -medicati dt ciocche lofcelerato .Re dt Co 
chinchina fatto et ha ^fe bene lanojlra ccfctcnita non ha. 
che garrir ci, fi dthhiam pero procacciare con ognt ingegno , 
perche ti mondo conofca la no/ira lealtà » (^ dirittura'» alla 
qnalc ofafare-,10 non et veggio più Jpedita via,nepiùpianay 
che quella , che già eletta ci h cibiamo ^ che è il combattere : 
maypcome dt ciò io nonpoffbfe rio ajfat dt bene^ et di lode 
dire, comedi cofa^ che aJfat bene al modo appai eferày chete 
fia la natio Chintfe^e come delgiufio^e del e oueneuole ama 
tt ; cofyin coir arto quel partito rjo approuo,chelnofiro DU' 
ce»chel padre della pai ria uè ga a quefia e onte fa, eh e bechìy 
fé fi ha riguardo al valor e y & alla lunga e/perienza dtlui 
nell'armi^ non fi habbta di che temere , confederando nondi- 
meno^ dapreffo, gC accidenti mondani , ijpetialmente quel- 
li delle battaglie» nelle qualt^non rade volte ^imen forti» & i 
men buoni vediamo andar , dell' acquifiata vittoria » lietiy 
(jr volendo fenza animofità giudicare perauentura non fi 
deuria btafimare^ chi delfine di quefio contrafio entrafie in 
forfè, ma perche ft come io eftimo»vottuttifitte dt lungi af- 
fai dal volere y che ti nofiro Capitano metta in auentura U 
vitafua^ & credete^ ch'vttlconfigUo fià*» dr rifer bandolo a 
tempo piti opportuno , ci) altri combatta per lui , douendo 
questo efiìre , a cui ciò più ragioneuolmente , che ame , 
tocchi > che dello sfidato figliuolo fono , egli non mi fi lafcia, 
peralcH modo^uedere.Et qm fi tAccjue. Piacque a tutti tifar 

lar 



PRIMA. 4f 

Ur diVUeìi fuorpiUmente^ eh egli arri fchiajfe la vita ^ col 
Re combattendo t ejfendo loro altrettanto a cuore , la fa- 
Itile di lut^ che dello fhjfo Ez^oilom . ma, per molto , che da 
tutti qlifojfe fatto corttrario^efsi ftdrono vinti dalla fc rmez," 
z,a del fuo proponimento, dr volle ad ogni gufa , combatte- 
re . perche sfatto fcnttre al Re, che Vitei m luogo di Ezon-- 
lom^fuo padre, giujl amente impedito sfarebbe in campo co* 
tra di luij al termine fiatuito, parendogli vn'hora rnilt an- 
ni d'ejfere a' fatti , attcndeua il tempo della tenzone . 
Era nella Città di C oc hi neh ina vn tempio, ti più grande , 
ricco* é" meglio ornato , che fi fapcjfe ejfere di que' tempi > 
facratoadvno idolo^chiamito Natigai, al quale, tutti que* 
popoli i credeuano fermamente , che la cura delle cofe di 
quaggiù commeffafujfe^ cofiui gaftigaua chiunque, folto fe- 
de fd a altri ^ flato tradito fojfe ^ fino a leuar delmondo^ non 
pur il mancatore, ma ifigliuolhé'le mo gli, & porgli in eftre 
mapouertà,(^m m feria: (^ haueuano, quei le mifere gen- 
ti ^dil demonio ingannate , ciò cofi per coftante ^ che non vi 
era^a cui andaffeper la memoria, chi tanto maluagio huomo 
Jlatofojfe^chefede tenuto non haueffe . Onde nelle dure cO' 
fit & piùgraudti ricorreuano a qucflo l dolore ome afcurtà 
fi abile di mai non fallir promejfa . Hora , // giorno auanti 
al combattere de due Caualieri,il Re, con tutti gì' amici, à* 
parenth (^ Ezonlom, accompagnato dai figliuolo, & da Ba- 
roni Chmefi , fé n 'andarono al tempio . doue renduti ifoltti 
facrificij all'idolo, il Re ,ér E^nlom ,dauantt aU Idolo ve* 
nutii ^pofle le manifpra l'altarefermarono leprom fsio- 
mgià fatte , &■ di prefinte rinuouate , con folenne facra- 
tnento\ e di mano in mano i caualieri tutti,(^ di que fl a par- 
te t é" di quella, affermarono il medfftmo , con giuramenti 
conforma a primi , Ma^ venuto ti giorno ^alla battaglia de-» 

F z HmatOy 



^4 PARTE 

ifinatojlprìmofuil Rè ad entrar in can.yo , il/^jualei com' 
hntùtorìt di fari cofentìmeto eletto s'haucuano dauanti alid 
Rocca, in vna hellai^ fpattofaptaz.z.a^ó' portauail RÌ vna 
Covra nfegna d'oro , & deniroui vn Leone^jrittoin piede» 
con vno motto^che dicea ; Virtù non manca in gcnero- 
fo cuore . Voco appreso eritreo Vita» cofi terribile nelfcm- 
hiante^c'hauria di leggieri fnefo terrore ado;in'huorr.^chèl 
Rì di Cochinchìna fiato non fojje^con vna diuìfu verde, e* 
dentroui vn Liocorno at tuffante ti corno neltacqua^et al di 
fopra vn motto, che dicea ; Scaccio i veleni . Hora , en^ 
trati iguerrieri^fu loro partito ti Sole , ò acccnrmunata U 
noia-, chepoteffe ti vento recare : appreffo ^t giudici fi poft- 
ro a federe ad alto^ c^impofto ad ogn'vnc filentio dal ban» 
ditor e yle trombe fuonarono ^il cui horrihilfuono,fi come ve- 
fit mille facete di pallido colore , co ft diede tanto per lo de- 
fio d'amendue i combattitori , clicfii perauentura non 
pruouarono contento maggiore gtam/t . llprimOiCkefimof' 
fé, fu ilRe^ é" ^pp^cffo s yttei ^é^s'tncontr areno con tanto 
impeto^ chcy in mtnat fisime fcheggie > rotte hauendo le lan' 
eie, vennero i caualli a darfidtpetto^f^fiu lafiuria tale.che 
non potendola fiofienere dcorfiero del Re , come inferiore di 
for^e al Rinocerote, cadde a terra . ma Vitet,cio vifio^fimo» 
io delcauallo, ó" ^tratta fi^ori la /pad a , fi fiec e incontro al 
Re, che, sbng^tofi di fiotto al cauallo^di vergogna, cr d'ira 
infiammato , con la fi ad a nuda lo vemuaa truouare , é* 
auiui ifienza parola dire , incoimnciarono h piìt terribile 
battaglia^cht. fifioffc^alparere de' più efi?ertt ne W armi , ve- 
duta tn alcun tempo mai, hor con punte ^ cf hor con tagli afi- 
tramente fierendofi , non potendo m niuna guifia, caper nel- 
l'animo all'vno , che l altro poteffea petto fiargli pur poco 
éi'b&ra,& andauanoptH dejtrt^& leggieri^cbe veltrojo cer- 
no*. 



PRIMA. 4s 

no, ma , cjjendo già buon a pt'^z.i dtirau-> !d zf/jfa , ^ ^per 
cofi lunga dimora , fente^dofiVitci , confcccfaroJJeT^aJa 
vcrgognai^u.intunque ntll^elmo chiufoygià nelvifo vemrc^ 
ficopropofcy di far di recare quella i-f?jprefa afìn€\ (^, come 
turbo y accoìtofiinfe Jìejfo i colp^lRÌ di for'^ sii telmOy in 
modo » che di poco fallo non quella fola pere ojja lo trabejfc 
di vita ; ma il pretiofo elmo , c^fnc , adcgniprucua , lo 
di fife : sì or dì egli nondimeno forte ,& , fé non, che lajpada 
gli era > di catena^ al braccio legata^ gli farebbe caduta . ma 
yitci^che digencrofo animo fu >oltre ad ogn altro , vedutolo 
in quella amhufia , di più oltre toccarlo s'ajlcnne . intanto 
il Re, le fmarritcforz.e riuocate^ttrribileptu^chemaifoffe, 
fifuauentatoa Vitei , eh' advno flcfo tempo ver lui fiera, 
wcffoy ér ferir onfi, il Re Viteì in cima dell'clnw, ma in va- 
nOìiy- egli lui di profondapiaga nel fiaco^ onde neffri'^z.aua 
in copia f angue . ma^ nc,percw ■^fuigt C animo al Re^ aKzi^ 
forza a forza aggiungendo , per coffe Vitei siila fpalla ; ma 
ciò nulla valfc , ne fece profitto >fifcppe affinare quell'armi 
il fatiio maciìro . 1 Cochinchinefiin tanto ypient di paura, 
vi ir a u ano la battaglia facendo humilifipplicationi a gl'I d- 
d'i per la ftìutc del Re , che loro parca ?naU' h.iuere, onde 
farefchermo contrafforte auerfario . Allo'' ne entro, i Chi- 
nefi-, erano fior di mifura lietty veggendo la vittoria inchi- 
nar* a loro faucre » C" fenza pur veder macchiai di f angue 
siildoffo del loro combattitore . ma Salzboriz,, Zio del Re ^ 
^ cut egli teneramente amaua , vedutolo recato a aucl ter' 
mme^della falutc di lui dfperando, nefofferendcgli il cuor e^ 
dt veder il f ne ^ dolente, pi ii eli ahri mai, f partì . mquefìo 
mezzo.perlo molto fingue ver fato, erail Re debole diuenu- 
io ; ma , tinuitta virtii del cuore » non (ra punto femata ', 
quando Vitci:fi:rte mcrtfcendogh di vedere, huomo di tan^ 

fa 



^<f PARTE 

to valor 5 perire , accoftatogltfi ^ con humamfsme parole , 
tento di persuadergli, che^ per bene di luiyfideff'eper vinto» 
A cui il Re \fe bene mi ha la maluagia rniafurte , più che la. 
tua virtù, pojio in iHato^che fi pare ych' io hMia ti peggiore 
della battaglia^ amo nondimeno meglio di tndle volte mo- 
rire , che, con vno folo , quantunque ptcciolneot ciò che ho 
gloriofamente acquijiato^ guaftare . Si che , apparecchiati 
ture alla dtfefa, che io, per me ,m* ingegner)) Rabbatterti con 
ogni miafor'^iilcofidire^^tlferirconfommoardimen' 
to^il nemico fu tutt'uno,ilche egli fece ^con tanto valore ^che 
neftupìognvno, (^^più che gì' altri^Vttei^ commendando' 
lo per lo più pregiato e au ali ero , che gliparejfe di hauer ve* 
duto giamai »e dijpiacendoglt forte di vederlo , tn talmO' 
do^morire . ma^ come che molta noiafeìittjfe di vcctder co-* 
lui^cui egltflimaua da molto, flringendolo nondimeno ilfuo 
honore,fi dispofe difmr la mifcbia-^ &^ percojfolo^con moU 
tapoffaysù'lbr accio diritto ^quello^con la fpada,gli fece ca^ 
der'a terra', qmui ilRe^ tra per la ferita^ c^per tabondan* 
za dello fparfofangue, ifuenne , ne poiendo/ì reggere m pie- 
di, cadde^^ìpoco ftante ,mort . Al cader del Refileuo vn 
grandif imo grido tra Cochinchinefi, &fi,tn vn momento, 
ti tutto pieno di cordoglio ^ò" di lamenti^veggedofi^ i miferi, 
advnhorapriui dell'amato Signore^ é* della cara libertà, 
ma^ Salz,boriz,y chefauiofignore era» imp-ìflo filentio a tut- 
ti, tolti feco t principali caualieri di Cochwchina , fé n an- 
dò atruouar la moglie delRV, chiamata MoT^lam^f emina 
dtfingolar valor e, ó' dimarauigliofa belleT^a, laquale,pn 
da principio , temendo di quello , che auenne , fatto ha- 
ueagrandtfimarefiftenz^a al Re, perche noncombatteffe, 
ne potutogli far diuieto , fola fi era nella fia camera chiufa, 
(^, vinta dal dolore, piangeuaifuoi danni ^& gì' altrui., al-- 

l'arriuar 



P R I M A. 47 

Ì4rriuarJcl quale ^che lo conobbe alla vorejepar.ue^ che te 
fidejfe d'vno coltello per lo cuore ^ó" di paura^ cerne foglia 
tremado,apena hchbe tanta virtù ^ che le h^^jìujfepcr aprir 
Vvfcto al7^(i\ tlqualefi tcflocornhibhe'vedtiio-.tutto eh' (g'i^ 
^ que e au ah cri s'ingegnajfero di cuoprir le grautfsime an 
gofctCy quanto potevano il piti , così auiso quello fenz>a fallo 
ejfere auenuto^cl) ella^ buona pL\za prima, tndcuinatoha- 
fteua: perche , chiufoltfi il cu or e ^ fin za poter vna foht paro- 
la dir e, cadde tramortita . ma, poiché ^con freddi licori , Ó* 
con varij argomenti j lafmarrita anima fu renduta a luoghi 
fuoi, ella^ guatando fi attorno , C' ^veduta la camera pienx 
di gente sfacendo forz,a afe /}( (fi agl'occhi pietofamente le- 
uati alCielo^aliro non dijfe, fuorché'^ e egli dunque pur ve- 
rOy dolcifsimo , cr "jnico bene di quefta mia anima ^fflit- 
tay che tu, quinci partendoti, me habbia qui fola, fra tante 
tniferte, lafciata^ me ^fin^a della quale, tu ,più volte ^ giu- 
rato haueui, che, ne pur brieue [patio ^ viuere haureftì po- 
tuto ; deh, come te ne ha egltfoffcrto il cuore ? quindi^riuol- 
to il parlare al Zio-, ò" ^ ^^^' e au a litri. diJfe, 

Mort ali fsima ferita veratnente ,frgnoriyhabbiamo hoggi 
rìceuuto^per laqn ale, oltre agl'altri beni ^de quali h abbiamo 
fattaperditafireftiamonot eternamctepriut della dolcifsi' 
ma liberta fruendo a crudeli fiììia^é* rapaci fsima nattcne^ 
ma.poichecofiepiacciuto agi' Iddijtil cutvolere^comuquea 
bene,o a male et iii^a,(ldeefguire',ct ti ripr edere cofa^che» 
fatta,ftornar non fi poffare follia ; io efiimo eh' e gli faccia di 
me jl ieri di calcare, e ofialdo pie le mt ferie della prefenf e fior 
tuna'Jaqualefi come hora et ha di manofcofjo ogni bene^cofi^ 
Huando che fa, con lafolitafua infiabilità , drinconfian^, 
quafi pentita d' h>iuerci offefi ^potrebbe ^ con grauifsimo da^^- 
no de noftri nemici^renderci quanto hor ci ha tolto» aprcf- 



4f PARTE 

y3, volta al Zìo ^ caramente il prego , che, é' dì qtìelle gen* 
tije quali già furono fne, et della Rocca^volejfe prenderfi cu 
rat quello facendo, che pm in accocto gli par effe dello fi at9 
commune\ à'fv^ratutto^ che fi chiedejfe.per gratiafpetia' 
Icy alnemico^che lafciaffe nelle loro mani la Rocca tri gior-» 
tiifolì^ acciò la Rem a pot effe piagner alquanto tlmarito» Cf 
fargli il corrotto , quello ^di che^ tra quantunque feluaggte^ 
^Barbare nationi^ntegofar nonfi fuole» £lu^efio detto, -voi 
le e Ila ft e/fa, accompagnata dal Zio.andarfene atruouaril 
nemico per lo rifatto del morto Re, temendo ^non fenz,a leiy 
iefifacejfe di cto difdetto, perche^ figmficatOi adEz,onlom, 
ilfuo ventre yCon horreuole compagnia y a lui fé nandl) , ^, 
fon parlar accorto^ Ó* pieno digrauità reale , interrotto da 
alcuni fojpiriyli quali ejfa^non con tutta la forza lorojafcia- 
na del petto vfcire ; ^ da alcuna lagrima > che le e ade a da 
qf occhi ftrignendo il fio dir e, gli chi e fé il corpo delfuo ma- 
rito , ^ fgnore, dispofta afpendercjper lo r fatto di lui, 
qualunque pre'^o : affermando di hauer e » oltre alpadrCy 
tanti par enti ^de* quali elle ogni cofafi prometteua^chaureb 
he ognifiia domanda leggiermente potuto adempire, Strinfè 
gt animi di chiunque vdt la Reina moltapietade\(!r,paren' 
do a tutti honeftoilfto dirCyCom'Ezonlom v olle ^reft andò ap 
pagato di ciò Vitetje fu donato il corpo del Re', il quale ^non 
fi t Oslo ella hehbe veduto tche fuggito illumeagl'occhifuoiy 
^ ogni f pirite fenfitiuo^per paura di morte y dileguai ofiy vin 
ta cadde fopra'l morto conforte\ma Salz,horiz,jfattala quin 
dileuare , ne la fece foauemete portar nella Rocca^ hauendo 
dall' hiémamfsimoEzonlomJo /patto richtefio anco impetra 
fo.Era antica ifanza appreffo de' Cochimhtne(i,che t cuori 
de Re di Cochinchtna , fi fepeltffero nella Ruca dt quella 
€itta^& t corpi, abbruciati ^ & fatti cenere^ nel Tempio dà 

Natigat : 



PRIMA. 4P 

Datigai: perche Salz^horiz, Hadiando alVaHAcctarfì ^ pew 
lo brieue 'patio t che s'haiéeua di tempo , fatto ahnorto RÌ 
trarre ti cuor e y c^ cj'iello pofto in vaftl doro» come h a :4e na- 
no in cofiume^ fece di farlo porre nel Ttwpìo di Comboloz» 
da Prinzorih.pnrno Re di CochmchinaypcrcìOìfàhricato . 
Slueflo ordinato, attcfe , con fomma pietà , allafalnte delU 
Reina^ della quale era egli entrato in forfè, alla etti cura cf- 
fendo t medici rtchieft.ò' battendo vnfegno^ò' altro, guar- 
dato di lei, doNC ella non dorm'Jfe^ tuttt communemcnte di- 
jperarono della fua fallite . perche, appr efiato ilfucrificto a. 
MercuriOyfecondo tvfanz^a della patria , pofero molte lin^ 
gue.di vane vtttime^nel fuoco , & quiutfopralfacnficio» 
porgendo fi le coppe l'vn l'altro , piene difinif^tmi vini ^ ne 
ajfaggiarono leggiermente. La Reina-, intanto fi come qNcU 
lacche dal dolore era vinta., & che niente , le notti pafiatCy 
hauea dormit o^pro fondamente s addorment^o\ é^pareale di 
fffere in vno giardino.^ ilpiìt hello, à" diletteuole., chele fof- 
fé partito di vedere giamai, nelmez,z,o del quale forgea vna 
hellt/sinza fontana, e chi ara, le cui acque , dall'alto di alcti* 
ne artfictflfcfÌ7ure dipoyfido.cadendo^ cr» in vafo di hian' 
eh filmo auorio, riceuute ^faceuano vn mormorio foaue a 
marauiglta, l'acqua^ ch'alia capacita del vafo foprabonda- 
uà, fuggendo per entro tfiori,&l herbe, tutto il vagogiar'^ 
dtno inacquaua . Nora , mentre ella,quefie cofem:randoy 
da grandfiima maramglia fopraprcfa , piacere , non mai 
pruouato^fentiua,le parea di ufo di vedere l' amato fuofpo- 
fo, vefitto a bianco , lietfiwio ncll'alpctto^ il quale , prcfaU 
per mano^ le dicea \ cartfiima donna., quejlo vago giardino,. 
con quel ?narauigliof)^i^ ricco palagiOìche tupuoi^coftà sii, 
vedere, a mi hanno dato gl-Iddij , per effere^ a difcfa della 
patria^mortOy tlqnale io fen^a fallo ^pcr lo 'molto amor e, che 

G ioti 



SB PARTE 

ioti porto i 4cconi9?itwer)) reco, come tu , %> entro io fui di l}^ 
fófit il varie d'ogni n?io hauere^^ ò' d'ogni mio bene-, fòio, che 
dejìderio ti prenda^ cacciata, via ogni paura y dt qui ijenire, 
al quale alla donna parea di rijpo/idere ; )) non e egli molto 
meglio^ hora, che io ci fono-, che mi vi ci rimanga^chc'l par- 
tirmene per ritornarmci • (jr par cale ^ che il Re le rifpondef- 
fe : conquefte carni non potrai tu , ne per fona di là > con le 
fiCi in quei'h luogo ventre j ?na,gllddij^foUeciti riguarda" 
> tori de' huG?2Ìi hanno per mejfo , che tu venuta ci Jìa , aceto 
che^ vaga diuenuta della Jua bellez^z^a , virilmente qnejie 
carni Jpogliandoti, vogliati prenda di ritornarci : ile he fa- 
cendo tu 3 fi come io [pero , meneremo» fenza fallo » la più 
dolce ^ ér Iteta vita^ che altri di quefto mondo . quefìo detto 
ieparea^ che il Re le mettcjfe le braccia al collo , di che ella 
fi fatto piacer e fentiua, che , non potendolo foft enere , ilfuo 
fonno fi ruppe, (^.^ non ancor del tutto deftajjora quefta par 
te^ hor aquella^del letto iVolgendofi^ fi endea le braccia. per 
ifiri>7nerfi col caro JJ'ofo ; ma, del fio errore fatta accorta , 
come che dolente f offe ^ non la cofafofferiufcita vera , non-- 
dimeno Centro , dei fogno veduto-, marauiglicfa le ti ti a , ó* 
fentendoy per loprefo ripofo , in parte, le fnarrite forze ri^ 
HOcatCifi leuOi c^fattofi chiamar Salzboriz,, com'ella voU 
le ^s apparecchiarono leffequie al Re.grandu & hcnoreuoli, 
quanto fi potè il più ^riguardo hauendo allo fiato prefente-^ 
^-alla qualità del tempo . é^ , mefi^à ogni ccfa in ordine , 
hauuta licentia da Ez,onlom , commandò y che la pompa fu- 
nerale sinuiajfe al tempio di Natigai . Era il corpo del Re, 
che dt bianco ve fitto era, portatofopra vna bara, dipretio^ 
fi, & odoriferi legni compofia , & fer/iinata di grufile per le^ 
C^ di ricche gioicida otto de* principali e au alien Cochinchi- 
Tjefi* dietro alla barafeguiuano cento bandiere ^ che ilRe^itt 
,.,. < diuerfi 



PRIMA. il 

Suerfi fatti d' arme\ guadagnato haueuat dr altrettanti cor 

fieri, conpompoft '^ucrMÌm enti^ di color bianco . apprejfo ve- . 

nitiano ventiquattro huommi.con trombe d' argentoni éjua- 

lijuonando-, talhora^ faccuano molta pici a venirne' coloro 

animi ^ che ql'vdiuano .poi^ dopo alcuno fpatio^ ne venia la 

Reina^pallida sì, ma^ nel pallore yCofibella^ eh" auduz^ana 

tutte le mar auf gite :dal lato dcflro di lei andaua vnfito beL 

Itfiimofi'iliuclo mafchto , ch'ella del JRe hauuto hauea , fen- 

z>a pik^di cofi tenera età, che pattua dell' altrui fojlegno hi- 

fogno ^ (^ haucua la tefla coperta, ilfiniftro fianco le chiudea 

vna vaga > é" leggiadra fanciulla ,fua nipote dt fir occhia, 

fenz>a alcun velo in capo haucre . ma , la Reina foftene ano, 

dalla mano diritta , Salz^boriz^^^ dalla fimftrafiondolow^ 

fratel cugino di lei,dictro alla Reina poi muoueano ipiùprof 

fimani parenti ^^ dopo quelli i più honorati cauaheri della. 

Cortese' imintffrt dclRc , fchierati con bello , é" diftinto 

ordine , apprcffofeguiua vna gran compagnia dhuominiy 

che fuonauano ptffari , fatti con marauigltofo artificio, dite- 

gno Indiano ^li quali faceuano fi dolce concento.^ (^fipieto» 

fòyc' hauea virtù di rintenerir'iptùduri cuori . ma> chi pò- 

tria mai contare la gente , di vane conditioni , dell' vno , e 

dell' altro fefio^ch\iccompagnaua J.' efiequie del 'morto Ri ? 

chiudea la lunga , <!^^ foltafchiera della funebre pompa^ vn 

grandifsimo numero dhuominiy portanti fafci di varij legni 

odorati^ ch'cfsi hanno ?nolto cari^ chiamati de W Aquila, ^ 

Cai amba ty o" altri profumi dt diuerfi foauifsimt odor i^ per 

fare la pira del de font o Re . Intanto , Ez,onlo?n » fatti ar- 

mar'tfiioi, érfihieratigh^ command)) loro > che non /ìmuo^ 

uefiero di luogo^ fino che la Reina ti tutto non hauefiì forni- 

to-^C^ le cofc foffcropofle in quiete . Nora efiendo giunto il 

^^,. & la pompa tutta al Tempio , in quello fu appr efiato y 

G 2 vicm 



/^ PAR T E 

vici» detti dolo , vno belltfsimOt ^ ricco letto di materat»^ 
ziytutiìy fecondo il co fiume delpaefe , dt 'velluti biamhiy dr 
di drappi adoro ; (jrfecem pjpraporre vii a coltre , diranno 
ìndi ano id petto alqr4ale l'oro f.nrfstmftperdervhbe fuaPruO" 
U4i a vaghile' mac/lreuoli corap^^fstydi perle Orientali , di 
marautgliofa groppi z,za , & dicarifsime gioie , in ogrtifu^ 
parte i lauorata\ (jr quattro guanciali , tejfuti nella Città dì 
Barma^di herbe cefi fine s chelafìta^ é^ l'oro , quantunque 
puro^'vinceano d\iffai\ é' quiutfu da' Sacerdoti ripoHo,con 
femma rtuerenz,a^il corpo del morto Re^ cantando efsi hin- 
ni deuotii à' fole n ni orationi , alla loro gufa , w honore del 
morto Signore . quindi ^ la Reina^ auicinatafi all'altare del- 
l'idolo, ^ poflafi in ginocchioni y gli porfcpietofiprieghi, 
per la fatute del caro conforte , ó" appr e Jfo caramente nel 
prego ^ fé ejferpoteffe^che, in luogo difomma gr attarda que- 
fta 5 a più lieta vita , piaceffegli di chiamarla . Era^ nel 
Tempio dt Natigai,vna capella.facra a Mercurio terreftre, 
che t Cochinchmcfi affermauano effe r figliuolo dt Valente^ 
^ di FoYonide , Idolo famofo di f ani ita appo di quelle gè n- 
tivanifsime\ ò" aqueftorende la Reina diuotamente fa- 
crifictOy &, muocato il nome di lut^car amente ilprego^cht 
ne la v ole fé guidare ^ per lo più brteue , e^ piano fentierOy 
lai doue ti fuo caro marito, & fignore ylietifsimo^ dimora- 
uà, poi ^ recatofi in braccio ilpicciolo figliuolo, e ^teneramen- 
te baciatol più volte , gli diffe . Ahi dolcifsimo albergo di 
tutù i mieipenfieri\maladcttafa la crudeltà di coloro^che^ 
t€y dpena nafciuto , m'inuolano ; quanto era meglio ,fe ciò 
foffe piacciuto a gì' Iddij , che tu , tn quefla luce del mondo, 
mai ginocchi aperto non hauefsi , poi che tante amaritudini 
ajfiggiar doueui ; di tanto meno infelice , che tu ^ per la te- 
^fra cfàj U tue tnifem nm^mi cemf render e . ^voleua etlay 



PRIMA. fi 

più olirei faueltandoy/ègatre > cjuandofu , da fhprahonda». 
te dolore i tolta la parola alla f ita lingua ; e*l Cielo a gì' oc ' 
chifmi : ^, qualfuccifarofa tnvago giardino^ dalfilper- 
coffa^c ade ^^er derìdo il color natio, cot al ^fimiuiua^ella cad- 
di nelle braccia delle fue damigelle , dalle cjualt^ con varif, 
dr efficaci rirnedtf ^ aiutata, alla fine fu ^ur richiamata U 
mìftrafua anima Jatjuale, vaga dtfottrarfìa i martiri^sln^ 
gegnaua di fuggir via\é' fitifent) : ;pche da capo baciato l fi- 
gliuolo Jo diede in guardia àSalz,hori7^in chi hauea soma fé 
de, raccommandandogliele (juanto il più potè ^ & fppe \ é* 
molto abbracciata , e;- baciata la picei ola nipote, e detto ad 
ognvno a Dio , verfo il letto del fuo diletto marito n'andò^ 
piagnendo quanti quiui erano prefenti dolor ofamente . al 
quale peruenuta^quafida nuoua marauiglia fopraprefa , fi 
fette alquXto, potagi' occhi leuando al Cielo, ó'-i^pprcffo ab- 
b affatigli fopr A Icaro conforte , con lamenteuole voce^diffe. 
Tìi pur ^ valor ofo guerriero ^ó" potentifimo Re, nella pri. 
mauera de gì* anni tuoi, con chiaro effempio della deboli 7^a 
delle humane cofc^ qui morto giaci \ ò" la jperanT^ di tut- 
ta Cochinchtna^che^per tCy fall tant alto, fulminatalo' wor 
ta cadde, inquelpunto^che tu cadefli \c:' fu lo fcofcto tale» 
che ^ fé dritto e fi imo , non fé nerileueràpiìi , ne dalle cate^ 
nCj alle quali l'ha il tuo morire auuolta ^ potrà la m fera da- 
re, che io?ni creda^croUo giamai'i la doue tii , per la patria 
valor ofamente il fangue fpargendo , an7^ tempora più beat a 
'vita, chiamatoceli quella felicità godi, (i come to so, che alle 
tue virtìt,^ à tuoi fanti coflumifi conueniuajieto d'haue- 
re lafciato le miferte delmondo-,(^ le fati eh e, quando adun- 
que niuna cofa ti manca adhauer compiute effequie ,fe non 
le mie lagrime ^ì;^ gli miei ultimi hachche si), che a grado ti 
f enoi oltre ad o^n altro pfietofo vffcio, chefutofn horafat. 

Ut ' 



y4- PARTE 

to ti fia i cfuelli h attrai da me fenz^a fallo : cofi mhauejfero 
dato gtlddij, che mnanz,i , che tu morij^t , donar gli ti ha^ 
uè fsi potutole chiuderti^ mentre chetumoriui^ 'il' occhi ^con 
qjìemani» £", cofi detto » chinatafifopra la facci a'Aelmorto^ 
cominci)) afpargere lagrime , in tanta abondanz,a , che di 
lei^gieri haurebbe potuto parere Aretufa^trasformata in fon 
Ui mille volte , )) ptìi , baciando l'amato vifo . ma ^ poiché ^ 
quanto le parue^hebbe pianto^riz,z,atafi, & gì' occhi pur nel 
Re tenendo i dife , Eccomt-^dolcifsimo fpofo , quanto to aui- 
fo^fpacciata dt cib^ che ^ per mcydi farti fi conueniua , tanto 
ttpriego^ che^dt me diuenuto pietofo , dolcemente m'accol- 
ga, (^^qu e Ho, eh e pur dtanT^ mipromettefiy m* attenga^che 
io prefiafono divenirmene a dimorar t eco , in eterno» 
£3 quefto detto, abbracciando il marti o^rifir etti infegUfpi^ 
rittyfenza alcun motto fare , fopr al volto di lui fi lafcib ca^ 
dere , éf'fi morì , Et fu ciò cofi di nafcofo > che non vi heb-> 
be,chife ne ac e or goffe fuor che vna fu a damigella , laquale 
ne fece accorto Salz>borix,, cjr gl'altri . ^utui^quanto gra-> 
defof[^eilpianto,&graue il dolore , che ognhuomofentt,ad 
altrui parole contar nonfilafcia : magli fi repiti^é^ gli tur ^ 
hamenti furono tali^che,dt bocca^in bocca, Cr d orecchia, in 
orecchia, pajfando, a notitia vennero ad Ezonlom ; ilquale^ 
fton fapendoy che romor quello fi fofifie , impofe a Vttei^ che 
daccertarfene procuraffe . il qnale->hauendo Linchieone in 
comvagnia , al tempio fé nando ; é^ , intefo il fatto ^ & '^^' 
duta la Reina morta^ fu pieno dt compafsione : (^^fecoflef- 
forchiamo la giouane beata tche fi haueffe^ atempo^faputa 
trarre diferuitu^ e d'afan^it,^ per da molto, ^ dt grande 
animo yfi) ejfe fiat e Ja e omrn e dVi^,fattofi chiamare Sahbo-. 
riz,,^ gì' altri parenti , della Rema, come colui^ chebuma^ 
mfstmo era^moltogli confilo ; efortandolt a volere , da in* 
u, '■ diin 



P II I M' AV .r/ 

S i^ dfutitt yvìnere in i/peraKza m'?^J-iorc ^ cr promeicerfi 
'della coftcfìa dì Ez,onlom , C" de Chincft afpiì, folo chefir- 
hajfero fede . ,spprc(fG , perche a hn parrà , che ilc^tfo defU 
^ewafoffc tale , cljo^fi'i-no 7) e le douffft per tur ccmpafsio- 
ne, di/fedt volere e^Ujìejfh ccmprrre a'cum 'vcrji^ che zo* 
luto haurehhe, che fopra la fepcltitra d: lei pofli f afferò. Jì^ 
gnifìca}?ti chi colei foffe^ che dentro fpoUn era, O' tlmodo'^ 
Cr la cagione della fi: a mone . Piacc^ue f or teto" Signori Co- 
chinchtncf , il parlar di Vi tei , e di ctn ne lo rimratiaro?ro 
affai, quindi fi diedero a frntre n^anto rtftatu a farfì in- 
torno al morto Re ; e/* , fatte dfendere t'nolte pntife vtjìi 
sh C alto della pira, /he, bella ^ ^pC'tKpofa. vicin del tcwpio^ 
in vna iJ>at)nfapÌA'\z,a^ haueuano fatt t rt\yare^ &, fparfa^ 
Ut vnaal'ondantifsima copia di fini fs imi prof irmi ^di li e cri, 
e dvnguenti, su le Jp alle di nobili fimi caualieri , quiui fé-, 
cero ti corpo recare, c^, dalle bocche ;<^ da gl'occhi di tutti^ 
baci atOiCrb airi ato di molte lacrime , gridando o^nvno-^ad 
dUa voce-. più volte ^ a Dio , fu inuolto in vno panno di Uno 
Indiano, dr, fpra la pira > pò fio . Bt, prefa, Salzboriz, ^vna 
facella accefa^ le /falle alla pira volgendo ^gliele hcbbe lan^ 
data dentro; c^fibitamcnte acce fui dentro ilfuoco'-» ilqua 
le fin poco d" h or a,ilt fitto confumo , ^ il morto ridujfc in ce- 
nerei la quale, da Salzboriz , e dagl'altri^ più f rettamen- 
te, per parentado, ahnorto congiunti^ fu , con fomma pie- 
tà, raccolta, cìr.invno belli(?ìmorcafo d' oro, ó" dimara- 
uigliofo artificio, ripofla. appreffo a quej?o^Salzboriz*,mon' 
tato in alto, con vna bella , CT* ben composiaOratione, molto 
lod^o il morto Uè ; in'ieonandofì ^ alla f ne dclfto ragionar e^ 
dtperfiadere a Cochinchinefi , che fidfponcffero a ricette- 
re^con forte animo , la prefente fortuna ; la quale^taUjora, 
quafi pentita del fatto oltraggio , folle uà, altrui dal fondo 

del- 



sf PARTE 

delle mi ferì e ^ douejptnto Chattedié' /» ripone in tflàtò mdg' 

fiore , che prima . Fornito tlragtonamento , il Sacerdote y A 

gran voce ^dijfe ; Vi fi dà Ite enfia di partire, apprejfoalle 

quali parole , egli prefe rtuerentememe il va fa , ^ lo mife 

tn vnoricchifsimo Sepolchro , lauorato con fi nuoua^e difu- 

fata maefiria» eh' auanz>aua^ d'affai» ogn altro lauoroyquan 

tunque artificio famente fatto : dr , eretto l'altare^ innanz^i 

4I fepolcbro y fecondo l'vfanz,a^tlprincipal Sacerdote grido 

tre volte, vclgendofiverfo il fepolchro ; fatti con Dio, per 

douerti,tofio che ci venga la volta •^fegmre . ^j*efte co fé A 

fine efilendo venute^ ogn vno fi partì . Ritornati poi ytlgior' 

no appreffoi nel luogo medefimOidr, quella maniera^ che te- 

Tìtita haueuano nelle efifequie del Re , tenuta ancora in quel' 

le della Reina, nonfenz-a molte lagrime JJpetialmente delle 

feminej^auedoposio le ceneri di lei in uno uafo di purtfsimo 

argento^ maefireuolmente lauorato , quelle » apprefifo del ma, 

rttojocarono', efiendofi, intanto, fatto fcriuere, per comman 

damento di Vttei , gli fiotto fegnati verfi^ da Im compofii^ 

nella parte fintsìr a dellafepoltura • 

Chi nel duol s abbandona » 
Pofto, ch'alcun noi creda , 
Si vede tofto in preda 
A quella dato, ch'à nuU'huom perdona . 

Coftei.figlia di Rè, di Rè conforte , 
Camboia quelIo5e quefto Cochinchina 
(Innumerabil gente) honora, e'nchina, 
C'hor chiude, in quefta cella , eftrennia forte. 

Hebbe a la gran beltà fi egual'ardore , 
Ch'anzi, che rimaner fenza colui , 
Ch'ai laccio maritai feco fi itrinfe ; 

Qua) 



PRIMA. s7 

Qual piacque al Ciel , fé flefià a morte fplnfe * 
In vn momento eftinra dal dolore : 
Co-sri fcconcio Tel fparito è a nui . 

ìlnra , conoflendo S^l'^^horiz,-, che il termine y del rimettere 

la Rocca nelle mAni di Ez-on!om, era 'venuto . p'^oni ardente, 
Cr con fo^rima fede ,(^ quella, ò' ij'i-tluKque altra cofa , che 
del Re fiata fGjJe , ^// diede , (^ pr<fò ti picciolo fg'ittùlo del 
Re, per rnano^ il citi nome fu Md h ^mm ^accompignatoda. 
tutta la nobiltà Cochmcbmc fé sfitta la debita riuerenz^a ad 
'Ez.onlom , ad vna "joce conftffando tutti di effere fuoipri* 
gio fi lineile braccia di lui fi rimfero^molto raccomfnanda»' 
do/ì alla fu a bontà . dal quale efsi furono benignamente ri- 
colli, CTìCon "Ioli i par ole yf olle uati a miglior e fperanza.. ma^ 
'B-z.nnlQm.fìffam''.ì7tepenfando della guerra di Camboia^efli' 
Piò cfftrgranfcnno a far d' incontrar 1 1 nemico ^anz^i ,c li ap- 
pettarlo ; ne vi hebhe^ chtilfuo parere non commendale, 
perche , dato ordine al tutte , e de' tefori del morto Re , che 
ric'Jji,ó' grandi erano sfatta , a' funfoldati, quella parte y 
cìje^li e^Étmo ,p.condoi meriti loro , conuenirglift\ ^^ la- 
Jet ita a guardia di fedeli^ (y- valoroft huomtnija Città, ^ 
la Rocca Jt rn^fe m vta,tntendcndol'eJfercito nemico venir- 
ftne^a bandiere Jpicgate^vcr Cochinchina\ crefauti in baL 
d,v>'\a molto per i'in.'ìumcraùile quantità difolduti^ che,dx 
Cg^fparte^ rau-ìat! haueano , cj" , poiché alquante giitmate 
ca>7iinatffurQno,vna mattina, che nò ifpuntauano ani bora 
irazgidfl Sole ben bene, amendue gì ejjerciti s' incontraro- 
720 . ma , Ez,o filoni , non prima hebbe veduto i ■nemni ^ che^ 
fatte fermar le fuc ^enfi » (jr , mandato, chi diligentemente 
fpiajfc de qlanda^neiiye de gì ordini loro, vagodifaperneil 
\!Uiro-^con gV cechi prcprij , f/Mtofopra vnpo^gio^ che, quiui^ 

^H ' dt 



sS P A R T E 

di cefi a al fio ejferùto era^ ^, il tutto mìntftìfsìmamente 
conjiderato , volto al pglit46lo , c^ ad ala/ni altri , che ftco 
erano, io (Jiano.d-JJe^chcJia henè.fenz.4 dare Jpatio.a ccjìo' 
ro 5 che tKt paiono a>;7^ lynpacciati , che no^ (^ ^per lo più, 
gè» te di futile , c^ male armata ^ divenir con loro a batta- 
glta^ficurOi merce d'ìgClddiJ, ^ colpa della loro fiperbia^ 
che maluagi hnùminijlyìo^di douer„e h^ucre intiera vitto- 
ria . quefiu detto^ d/fiep a fioi, olfatto a fapcre, a Guida- 
iort dfVe fchierej tlfuo di'Jidcrio^^ cto^ ch'egli dimfijje di 
fare fimmav) e i:tf /ili prego i che di htéon cuore lìejftrojihe, 
per certo-) n^uarìti che' l Sole pajfajfcil meriggio , eg'i vokuA 
dar loY)^ in yreda^ t nemici ^per tal e onuemente ^ch' eglìna 
di tanto foffiro^etayaeftpeJlero operar e ..dii quanto che^ di 
^,lp'''''> ù (parare y erano adufiti . app/cjTo , ordinata vna 
fcbif-T'i di 'p:^i pud' rofì cavalieri di unta l h'jic:dcue i dodi- 
ci -cranio , a-leuaiijii on Vi tei , fitto la <7fiida di Ltnchieone y 
volle .^ che , qui-fìi hauvjfiro cura dì ajjalire quegli hucmini 
ferijC^ b^.jìiali dì Sumatra . ^uefie cofie difpofiei comman- 
dìf, che ii fchtere rnuuefiìro a corfiy rna confienno, ó' <^on or 
dineJfioldati^veduto che i nemici nor^ fictuano alcun fcm* 
Mante di vtnir loro incontra sprinta fi mar auigliarono fior- 
te ^poi- veduto che s'aggirauano , ^ che il tutto era pieno di 
tumuho^^ dt d:f';orrimento chC^ldntt,aufindQ i nemici efi 
fiere tsbigotiiti^ptr lo irnproufio afiaUo.chc loroJìfiaceua,ri' 
tennero ilcotfo^c^'-,fitta alquanta paufia , per non gtugner 
fi anc hi addofio^al nemico, da e apo^ fi diedero a correre ^(^y 
lanciati t dardi ^ come loro era fiato impo^o \ ftr infiero , cori 
tantafirocità lefipade^che tu.hati 'j^l' ordini^ le prime file co 
tninciarono prima a ritrarft , poifiinT^ alcuna puntura di 
'vergogna fc mire., dierono vHMpernfi.imente lejpallea Chi- 
nefi. Ventefcol, Generale dell' ejfir cito dì Cam boiate io com 

j^refio^ 



P R I M A. ^p 

ftefo , /pìfjfe auanti la caualkria , ncllaqualc egli abonda» 
uà molto , é^ vnagrvjfu compitgma d\trctcri,apiedt^ cb^- 
urteno^fenxjt faHo^iOtuio apportar molto danno a ChweJJ, 
fé , molto prima » Tz^onlom » afii\zo a coti?h battaglie, non 
hamjfe loro opp':fla vna grande fhtera di are ter t^ a captai- 
lo , coperti d; fi.^.fstme armi, onde , / coloro archi , indarnit 
tefi^fcocCéiJJero a vaoy come auenne , che , hanendo , efsi^ 
grjn qti^tntita, del loro faett amento^ f iettate ^fenza alcuit 
danno fare a Chme/i^ (jr, allo'ncontro, riceucndone molto, 
non potendo reggere , fivolfcro infftga : né guartdt tempo 
andoyche lacaualleriay corredo laHeffaforttfna, chegl'ar 
eteri, tenne lor dietro) con gran difstma ccnfttfìone , O' t'-^' 
hamento diWejfercito loro . Ez^onlom, ceno fcendojì bene di 
quelle occa(ìont^ command))^ che' l rimanente delle fie gen- 
f ti, le qunlij in bt40n numero, ^ frcfchetferbate fi erano ^af- 
fali fero i nemici^ ilche efst fecero , con tanto impeto^ dr ar- 
iiimcnto^che non vi hcbbe , dì tanto marnerò , hucmo , che 
femhiantefaceffe di alcuna rcfiftcr/^ fard fuor che la fhie 
ra dt Sumatra ; la quale ^guidata da Zontzolot^ ti ptki fé- 
roce, (Ir gagliardo gigante, che fojfc in quel tempo , vemu4 
ad incontrar Ez>onì(im , a gran pafst '-, non fi e fendo , fino a, 
quella hora^ voluttà qne fuperbi giganti^ mucuer dt luogo ; 
quafifdcgnando di fjfcre a z.uffaco' Chitnfi ^ in compagnia, 
dt tan 




troppopi 
mtcij 

terribile^e pattentofo , (^ ftupiua ognvno grandemente^ del 
cerne tanti ft ne fof ero potuti recar in vno , & ^ffi egjtalt 
nelle mcrnhraych : p parea^che tvno fionfofe auantaggiate 
dall' altro jd'vn dito : rna, quello ^ che nìeiteua fpauentc^erx 
la vtJiahdrribUc delle lor of accie ^C' V"^ terribile romcre^ 

H i che 



€if PARTE 

chc^ da lord vfcendoyejuajl da grandnhmo ffiare^rìp^onarM 
doga intorno , Bz-CKlom, che , dejìtcì ài , cofe grUiìài ve- 
date h-iftea, & , a gran riflhio , era andato , più volte , ?.£ 
folea temer de' pericoli » tenne conto di qucjro 3 atiifando , 
paffaty in r/ioltOt quanti cgU^perl'adictrù^ 'veduti nhauea: 
perche ^ fattofi chiamare li figliuolo , & gl'altri caUiilieri^ 
checontra i giganti combattere don^uiìo^ molto»fcfra nue- 
fi a h Attaglia ^ diìiìsb^dandu loro r-nolti configli-^ lajcmma de 
quali fri ch'cfsi frccjfcro ragione^che il vincer quegrhuo - 
mmi befiialiy non in altra pmfa , che a bada tencfìdogli y d* 
in ifr.hsrma'^gi, farfipQtcua^ mafsimarnentc effìndo eglino 
armati dt fia^fsimQ acciaio^e di maramglìcfe fi rz,e fcrmit : 
pei prego ^a parte il figliuolo , che fi guai dajf'e da ZontT^loi^ 
Ò'faceffe di non e/fcre ghe;'miio da lui , che , oltre all'(ffcr 
egli -ide gì' altri gigantiy dt grandifsrma lui^ga , maggiore, 
era il più forte ^per quanto la frma , in ogni parte , di lui 
picnaHa.^ di ogn^ altro , ch'alia notniade gì' hi^cmini- venuto 
fcffc ; la qnal cojk ritcij, difft difrre ; e?- e hc^Je non da ne- 
cefiità cOjflrctto 5 )> che fi vedejjè la co fa molto tn defiiro ve- 
nire 5 non comporterebbe , che colui gli fi accofiafie Jìaitén-^ 
■do efil braca tpcr farkfi lontano , Ci}) detto, haucndopre- 
eatogl'lddifi dalle cui mani j e non altronde ^ ogni anno at- 
tendcuano^a fjccorrere allaprefiente lor guerra^ chegiufiifi- 
fi.?}ia era , Coronarono i cauallt con tra i giganti . Zontz,0' 
Ioti come cjuflloyche più grande, (y- di maggiori forze era, 
4ua,'fìZ,aua^ mll' andare^ gC altri e 0f7ìp agni ajjat^ onde fiuto- 
fio alla mifichia con Vile: mI quale io colpi nel petto ^ con 
tanta forza y che\fiattagli vna profionda piaga^ lo dficfie al 
tiano'i & ifie la lancia fiofit fi aia più fior te , con cjUiUafiula 
per e offa, era terminata la lite . n/a lofirep^to^cl/eglh in ca- 
dendo ficee , fitt quale ivrsa alta torre caduta fiofie . chipo^ 

irebbe 



P R I M A. ^/ 

tfOy colui vCi-Utido atterrato y che loro p^reua^diforz^a.e^e- 
re tvlttmc sforz.o della jiAtur.i ? ma Ccnz^a comparaiions 
pili fi Tfiarau viti areno i gigiWtis & Jltfirbnrono forte . mx 
Vitti i ch'à 'viltà f recai'fa di firire huom , cfje gtacefsein 
i€rra,and)i contra H' altri giganti ^fattofì prima dar' ina, 
lanci a ^é^, con cjf Ui.davdo per lo petto al pri?no» che glifi 
fece irìco.-nroyìnorto fe'l fece cadere a pieili \ hanendone » 
intanto i d'vnofcontro di lancia , njccifo v fi altro Linchieo - 
ne i gì' altri cattai ieri facendo mara^iglte d'arme, é" j p^f 
lorofanchiT^a^ ferendone molti, Zontzolot, hauendoie»^. 
tato pili v^^ltc dinlttiarfiyne hauendoncilpotcre^c^per ef 
fere carico d' armi. x^ per lo moltofanguey.che fparfo haacdy 
diuenuto debole , c^ fiacco ^ vrlanda con altifiime grida , fi 
fattamente^ che , quafi da trc??iUOto , fccjja , ne trema/4a la 
terra, é' ficramintc hcficmmiando,fij dafoldati Chìncfi» 
che cf^diui al remore , da ogni parte , traheuano , non fenza 
molta fatica.^ alla fine vccifo ; é^ lungamente » da ogn'vno, 
con in finito fi :4p ore y mirato, ma fiChmefì^pcrfèguitando 
i nemici ì n'vcafero y ò^ pre fono più di cinqt4anta mila^ e 
tra i prigioni^ z>i furono vn fighi o lo del Re di Siam , cr- 'z-kq 
fiat e Ho del Re delFegù , amendue caualieri di molto grido. 
Intanto fi giganti ^^ raccolti in vno , fiera battaglia faceua- 
KOi menando i pw terribili colpi del mondo , aggìrandoglifi 
intor.ji{. i chine fi, nella gufa^ che i cacciate-ri^ & i cani fan- 
r^o air addebitato cinghiale, ma, Fitei, Linchieone ^AgutT^^ 
^gf altri, faceti ano tanto d'armi^ che di leggieri non fi po- 
trebbe filmar e\c^ eravn le cofie a termine h ornai recate, che ^ 
a qrtc' mfcri.h(>n fidaua alcuna fiofia» ma.dà fieri colpi de- 
gl'alter fari .^ ejuafi da folta grandine ypercoft^ da ogni latOy 
verfanano ilfangae ', quando , cofa dfdiceuole parendo^ 4 

Catta' 



^^ PARTE 

CAualieri (ThonQYe» l'ama'^zar genite , che malcontraflàf 
potcjfe la vittoria^ Vtteififottrajje allupugna^ ^ comman* 
dp, che^ effe fido coloro fermi dt non volerfi dare per vìnti ^ 
gì' arcieri, fcìjza alcana pietà ^ gli vcctdeJfero\ il che f^^ do- 
fo lunga,^ oftmata contefa,mejfo ad€ff'etto\ non haitendoy , J 
quegV alpri^é" feroci cuori^ mcflrato alcun fé mhtante d'hu' 
miliarfigiamat. Cjìtal fine hebbe il pericolofo fatto d arme 
diqtie* potentifsimiRe . Ma, Ez.onlomyfapendo, per lunga 
pruoua, quanto vaglia^nelle imprefe militari , laffrettarf» 
data vna brieue notte di ripofo a fidati^ fé n andò fopra i 
nemici : alle cui orecchie ^ intanto , effendo venute le rie no- 
ttelle della fatta perdita , e del grauifimo danno , riceuuto^ 
lungo fora a contare^ quante le turbatiomfujfero.é' i It^^ne 
tiiChe in public , c^ in priuato fatti firono . ma , poiché fi 
diede alcuna fojla al dolore, efi furono a confgito , ^^ ve- 
duta ogni loro alteT^a in bajfo volta , determinarono , che 
mandar fi doucjfero cento Ambafciatori , fcteltt da tutti 
gl'ordini , a Chinefi ^ recanti nelle mani rami' d'vliuo , ^ 
dalloro^inuolti di bianchifiima lana; c^ appreffo mandaro- 
no rie chi fimi doniadE^onlom, é' a Vitei ; afferrai andò ^fe 
effere prelìi ad ogni loro commandamento t ^ dal ritrarfi 
da ogni coKtefa . Furono gl'Ambafciatori , da Ez,onlo?n , 
gratiofamente raccolti^ ó" molto confilatigU^ auiuo la loro^ 
prejfo che morta , IperanT^ j quindi Itcentiatigli , inuib , à 
nemici^ dodici M efaggi eri, velati de' rami di Pali a de ; &, 
egli-i tenne lor dietro , con tutta l'hofle , in bellifima ordì" 
nanza , non molto afsicurandofi di quelle barbare genti » 
Giunto EzjOnlom nelpaefe del nemico , truouo le capanne 
tiene d'hunmini , cjr i lau oratori , agl'animali ne' campii 
in tanta copia, che faceuano grand fstma vifta di quieterò* 
diface-.^ mapoi, ch'egli vide vemrfi incentra, dalle Caftel- 

la, 



PRIMA, ^f 

la, & dulie Citù^ i Prefetti regìj^ é^ gittargUfi, merce chìe^ 

den:lo^ a piediyipprefif3tandogli-> di mano tn mafiodt chia - 

uì delle Terre , c^ e '/egli intife , che i Ke /- C/i:: p.ia , df^ 

Sian^ di Ca*?jhoia^ e dei Pegìi » veyiii?ii} a porgli fi ttt maro^ 

prefl adirlo intieraftde a ciò, ci/ egli vedeuj,feiO Bejfj rtU" 

grutiopiùfÌAte^l'iddij, ch€h.iueJfeto tnenatolecrfe M^«fi 

lieto ^ ^ prefiojifie : ma^non g!t.zri j egihfté andato di "vtj, 

e hclìbs incontra hKe^ d-firmatì^ei^ cvn pòca compagnia^ 

inferni)! ante me/li wolto ; e-" pieni d'ufflittu:'ie : bqual:jì 

tosìj , come verme loro -jeduto Ez^unlom ^ cifi fmontarono 

de' Icro palafì-efii ; y/ia egli sfatto fennar l\jferc!to^fcrjZ4 

plinto obliar l'ifito pi ofiile^f^ a riceucrc que' Ke, ed molta 

cortrfi^; ni fjjjerfe^che^da lorojuttocljcfsirnoltolludio vi 

poncjfero^git fihuciajfe la mano ,• AnT^fllentitiglt, ò'^ con 

bHmAnifstweparotet rACconfolatiglt ^ feco ad albergo gl'in - 

Ulto ; dcue giunti , c:^ pojti gìh gC arnefi da camìnare , CT * 

fattigli ri,ìfi cf. are alq.'^anto , per cicche il caldo era ^ran' 

dc^ in ragicnumtntipìacei4olhirjfinó ali' h or a di poter c-ena' 

reagii ritenne . la qnale venuta^ data Inacqua alle manicò' 

a taifolamefsi, alla quale fedcttcro i Re» Ez,onlom , Vita e. 

L:nchieof/e,fcr/zap!^i con grandfsimo ordine y dr hello, di 

molte viuande, alla reale, furori fruiti . Finito ilmangta^ 

re,ó' le tauo'e leuate ^ poi chehhero d'altre cofe fauclUto 

alquanto i il Re di Cainhia , che , da gì" altri Re , tira d 

più h onorato , CT ft^^cnto , chìife , ad Ez,onUm , ùcentia 

di ragionare, lacuale impetrata, eflndo prefMiiSignbri 

Chtnefì , parfo in tal m odo . 

Credefi dal piìi della gente ^ che , ciò che s adopera da 
mortali , fa della fortuna diifcf tiene , c^ prouedimen- 
to ; la qi4ale (fi hanno fatta non pur Dea , 0-facratiU 
•altari^é- temfj, maprejfa , che f alto non le hanno, a qua- 
lunque 



e 4 PARTE 

lunqtie s*e più pojjente de gì'lddij , luogo torre : quindi ar- 
gometatìdo ejjere di necefsitàiCto che ci fi fa ^ )>farà mai . la. 
qti al' opinione , quanto dal vero lontana fia , con qucfla vnd 
taijone , sto 77cn tn inganno , chiaramente fi ma*)i.(elìa ; 
ehe^ trafandando gl'huommt ,per lo pik , nclU loro oyera-. 
4Ìonty e dt rado alle 'virtù facendo luogo ^ appare ^que III ^nort 
da alcuna Deità , ma da pa^z.ia^ò' dafìirorefouente effe- 
re guidati : la doue i le dtfpofitioni , (jr i prone dimenti de- 
gt iddijy der mando da vna ragione perpetua ^(^infullibile, 
Jenzi efferut per entro alcuno errore rutfio gtamai , ottimi 
fono, c^5 alodeuolefne.fi^ dalla maluaoìtà de gl'huomini^ 
impediti non fono, s:ndirtzz,ano . Onde^non che io creda^ 
la fortuna da quello cfsere^ che efstfctocc amente fi una no : 
ifììa io porto fermifsima opitnone, lei muna Deitàpojfidere^ 
7Ìe altro effcre-» eh vna fogno, ó' l'na fi mone d'hk omini va- 
ni fimi-, che intenti ad tfr.' fare i loro fall '> é^ le loro tréiquì- 
/i, biafima'no quefto tmagm^to Nume , a lui co^papot?i?ida 
di quello » dt che eglino^ f^ialuagjamefìte operato hauendo , 
mentano grauifsimo "[afligament o , Onde-i von la fortuna^^ 
ihc ninna forz,a ha , ma la viruf, la honta-^ c^ ti valor e de* 
ri h:iomini\ fiotto la faf40Y£uole fcorta. de gllddtf puffono a 
qualunque alta wprtfiu , dar compimento , £t perciò paz- 
z>a la coloro opinione efeer fi vede , che , le co fé , da' prodi 
h'tomifii. va'orofiamevte operate^ à novi conofciuta cagione^ 
ofa/to dt attribuire ; la eguale efsi vogliono^ che fior da ^C' cie- 
ca, (é" sfolta fea^ ^ che>fi.pra vn rotondo fia f so, i piedi te- 
nendo , filo , nelV tfiser incostante ^ cofi ante fia . Perche , '■ 
d'agre riprcrfi-om mpafono deg?ji,colorO} li quali ,)) dapaz," 
zia, da imtidia^ tirati Je tmprefèy ò'ie vi tori e, da votfia- 
'^fiùfiChirtr>f^co)7 tanta 'gloria del vi firn nome,, recate afi^e, 
CO» peruerfi'o mtendimatio » al mto parere » ajjegnano .aUd 
> fiortu* 



PRIMA. z'/ 

fortuna \ U quale >fe cefi mala ccfa e , eh ente ej^i mede/imi 
affermano ^come potrà ella mai produr buoni effetti ? fenz,d 
che tu hai. valore fi Ezonlom^de' tuoi distante cofi lodeuoL 
mente operar c-^ che, pofio che la fortuna tanto dt vigore ha- 
ueffe, eh' ella l'opere de pregiati huomini guidaffe^fi [areb* 
he ella futa occupata fempre ne* tuoi affari ^ ne ad altri ha- 
ftr ebbe potuto porgere alcuno aiuto ; onde^ chi haurebbe^ alli 
coloro fatti egregi, ( che molti, a quello ifleffo tempo , che tté 
fi fattamente opera/I iifenz,a fallo fatti ne furono ) datofoC" 
corfo ? Ma, comedi he hora il fatto fi Hea dellapropofia qui^ 
/itone, egli non mifilafcta in verun modo credere ^che l'opC' 
re de<^n€ de grandi huomini ^indarno fatte fieno, (^ a voto ; 
ma fi bene ,che gli iddij fi dfponghino ad effere in fauorc 
de gli operanti , crfi gli accompagnino dt paffo in paffo . ó* 
*veramente,fe d'alcuno fi prcfero^ in alcun tempo maiy cura, 
ijpetiale gl'lddtj ,otù , Fzonlom ^fei deffo > o non niuno \ 
percioche-, quant'ioncdo, ate,fià ottime leggio é' fanti cO" 
fiumi^ da teneri anni^nudrito^ quello e fommamentepiac' 
ciutofempre, ch'althcnefio ^ & al giulfo e fiato cvnfaceuO" 
le ; quindi , ancor' acerbo , l'arme vefitfii, é" fi fattamente 
tadoperafiiy che-, non potendo la fama delle cofe , da te alta- 
mente fatte, apr^o , <^ h onore della tua natione , ftarfi den- 
tro a' termini dt qucfio noftro, ^e p affata fuon andò il tuo chi a 
Tìfiimo nome ^all'altro hemi/pero : onde l'vna,ér l'altra ca^ 
fa del Sole è piena delle tue lodi . Ma , doue mi lafcto io , d 
gì' empiti deldefiderioi tra/J'ortareì ftoltOy ch'io fono \ come 
non debbo chiaramente comprendere ^che ^ il volerti com- 
mcndar,quantofi conuiene , e a punto vn voler chiuder e ^i» 
picciol vetro ^ ilm.ire ^ ma^ ritorniamoti parlare colà^ on^ 
de, vno sforzo di beniuolenz,a , e di verità^ filato l'hauea ,* 
la dico, che mtgioua di credere , che le tue imprefe fondate 

1 fieno 



6 a PARTE 

fieno in alto valore , é" in vi uà virtù , (jr per confeguente, 
che l'armiì che mo/fe cantra ci hai, peno temperate con la li- 
ma dellagiujìitia . Onde ^ ferma credenT^portando^cofi ef- 
fer enfiamo qui venuti a porci in tua mano ; vinti più dalla 
tua bontà, che da diffidenza, chauefsimo di tenerci contra 
'voi, riguardo hauendo alle molte, ér buone Terre , fornite 
di tutte le cofe opporttine afoflenere, quantunque graue^ é* 
lunga guerra , che poffe diamo \ come tu fi effo potrai vede- 
re ; fenza che , da molti Re vicini , & lontani , & if^etial- 
mente da igrandtfsimi RÌ di Barma, e di Bengala, hauref 
fimo yfenza fallo , hauuto grandifsimi aiuti . le quali fp e» 
ranze, ó" molte altre, ch'io taccio, per fuggir noia,ferme^ 
(^ viue 3 le CI h abbi amo volentieri la fiate cader di mano , 
^mirate, con ciglio non punto turbato , quafi di vetro fof- 
ferOì afpe7^arfi\ a quejla vna cofa tenendo il vifo, cioè al- 
la tua bontà ; la quale, accompagnata da quella prudenti a, 
che locato tihàmfi alto^ dr riguardeuol luogo , conofciuta, 
per efperientia , la fragilità , é" lainconjlarjza delle cofe 
humane, noi, caduti a terra, & merci chiedenti , che , non 
da maligna intentionefojjnnti , ma da amicitid , h abbiamo 
datofoccorfo advn Re vicino^ dr parente, folleuerà., aman- 
do meglio di guadagnarnome di benigno, e dihumano , te- 
nendo in vita , (jT* conferuando quattro Re, che ti faranno, 
per tanto beneficio , fede Ifs imi fempre, che^ difl ruggendo- 
li, dteffer chiamato crudele , Et qui f tacque . Si am- 
mollì > m ar ani gii vfam ente , la pajjàta durezza de' Chinefi 
*verfo liRe,colprefente ragionamento,^^ fopra tutti d'Ezo- 
lom ; ilquale » brieuemente^ lororifpondendo , dijfe ; 

Ne vaghezza di preda , ne odio , che hauefumo contr4 

di voi, ne fece della China par tir e, a douerui,dentro de' vo- 

firt reg ni, con armata mano ^ affalirc . quello^ che moffo ci 



PRIMA. ^7 

h)^ e fiato V» de fi ieri o ìntenfi di vendicarci de gF oltraggi y 
che il Re di Cochinchina^ fotta titolo d ami citi a. fatti ci ha- 
ueua : bora , che fatto habbiamo vendetta di /<v/» chente i 
fuoi meriti richtedeuanùfiamo venuti fo^r a di voiyperfaf" 
ut rauuedere de voftri errori ; alla cui pena effondo voi de- 
biti, per (jticfia via ci habhiate a dare intiero fodisfacimen- 
to . Ma , poi che vi fiete fatti vedere pieni d'h umiltà , cr 
compunti, (^ che, de' voftri falli aucrtiti, moftrate di vole- 
re voi fiefsi ammendare ^hanete mcffo in noi tenere^a del 
vo/irobeney onde ne fegutrà , fenz^a fallo ^ la voftra fali4te\ 
fiche vi fi farà manfvjlo in poco di bora ♦ Cw detto fu 4 
(Onfiglio co' Baroni Ch^nefi, é' (ìprefe per partito, che ^pO" 
ftt giù fogli fdenri! , fi lafci afferò i Rt j& t loro popoli m ii~ 
berta ^folo che , d'alcuna riconofcenz,a > per anno , cortefi 
foffero a Chmefi , 

Ciò fermato, fatti chiamare li Re , cf* p<fti loro auanti ( 
libri facri^ giurarono diferuarfede a' Chmefi ^ (^ fi fecero 
huommiligi di quelli. ,'^in:h ficuratofi Ezonlom della 
Ì€4^a de i Re ^ riferbandofi più commodo tempo a punir del- 
la fu a malu agita il Re di Sumatra , fece ritorno a Cochin-» 
chinay per quindi paffjre-, in diligenza, aSunz>ien ^temen- 
do forte ^ nony di fu a lontananz,afi riceuefie alcun danno ^in 
quelle parti.perchey dato buon ordine altutto^dr^pofia ogni 
cofa aficuro , s'mttìo verfo i' ifola d'Amai ; c^quiui, trito- 
uato ifuoi va felli mpunto^ fpra vi monto . i marinari, co- 
me videro il tempo ben d'.jpofio^ diedero le vele a' venti \ e, 
del porto d'Ainan, fi partirono , ò' alquanti giorni , fenza 
riccttere alcuno impedimento, flicemente nauigarono \ma, 
hauendo già p affato il capo di L'amp))^ venne lorOy di lonta- 
no , veduto vn numero infinito di Ic'ini : perche , auifando 
tptello j ch'era^ e toc , che qucfii fojfcro Giaponefiy che s'in- 

12 gcgnaf 



<ri' PAR T E 

tegnalpro dirimajar prede dì ^ideile m.trt.'ie ^ cor/re tran^ 
eofiumatidi fAre,fempre che loro veni,! a, tn de'iìro.tfpettal- 
mente credendo cfsi,che i Chmcfì, di prefent e ifnjfero lon- 
tani ^ cr implicali in }nolee guerre , ^ pericolofe , poflofi 
'Ez.onlomtn -ufìa /regata , and)) vifit andò tutta l'armata, 
già, in tutto (jutlviaggioy in ordine pofia^prìma^da Itfi, cù- 
ffie^ fé dipa/foy tnpajjo, s'hauejje hauuto a fronte il nenncù^ 
pregando^ che ognhMomofoj^e dijìcuro animo ^fenza punto 
temere ì che cjucfli erano quegl' antichi auerfarij^tante ijoL* 
te^ con tanto v alor e ^(^ felicità ,fuperati ; la cui virtkt ca- 
rne efsifapeuanO} era pojia più nella ventofa Itììguaì & ni 
fuq^acipiedii che nelle braccia ; d^ chef douea credere y che 
gCiddij-i che ad antìueduto fne il tatto pgltono indtriz,z>a^ 
re^\glthamJfero quejìi maluagi hnorìiìm parati dauanti ^ 
accio, cheportajfcro le pene delle loro iniquità^ ^perciò fa^ 
e efero di ricordarfi ^chi fftfttffero^ ^ chi coloro , cantra 
quali muoueuan Carmi . Nùn erano , ad Ez>onlom ^ tante 
parole bifognOìpercioche i Chmef^ vaghi di vendetta, per li 
tanti oltraggi i da' Gtapone(ìriceuuti ,già cravo, con l'ani- 
pjo^ a quello fare ^ di che Lx^onlom fi sindiaua d'accender- 
gli ^con parole . perche , non ccfitofto egli hehbe fitto fne al 
fuo ragionare^ eh' efsi,un grandfsimo romcre Ituato hauen- 
do^ checoftfulfe» le trDmhefiionarQno,e^prefe l'armi, die- 
fono de' remi in acqua^ 0- far ono terribili più , che maifof 
Jero , (^feroci , ad incentrar il nemico . Mora , l'armata 
eh me fé era ordinata in gufa , the hauea d' vìi Aquila fé m 
hianT^.che l' alt Jpie gate hauejfe : ti governo dell'ala desìra, 
)ì corno^che chiamar ti vogliamo Jjebbe Autz>imyCOnfeffan^ 
ta galee fottili^ é' "venti grofse : ^, con altrettante tpre^ 
fé a gouernar la fimjira SalsLocomor , valor ofo caualiero 
chine fé ,é'dei dodici vno . nel cor^o della battaglia poi^ 

com* ^ 



P R I M A. g,p 

^composi a di cento x^alee fot tdt^ ò" di ve»tigrófìe jfu Ez^on- 
lom^^^ c07ìliH,td74e folgori dt guerra, Vitei^ (^ Lìnchieo^ 
nCifopra dvn legno^ il più forte ^ érhello^cr Umeglio guer- 
33ito d'ogni co fa, a cornhattere opportuna , che ^pcr auentu- 
ra ^ falcato haueffe tlrnare gjamai ; e dentreui ottocento 
h HO mini , eletti a pruoua da tutta l' armata . alla coda era 
Zurlocom^illuflre baron Chincfe.C'goucrnator delZa'nort^ 
prò della per fona , ò' efpertfsimo nelle co fé di mare , con 
qféaranta galee fittili , ó' venti gr offe; per porgere ^a cht hi- 
fogno hauuto ne haueffc > foce or fi . li or a ^ ciaf una ideile tre 
fchiere^ fu data in guardia a die e e galeazze , chcy qual che 
fi fife dt effe, rajfcmbraua un cafteìlo^ ottimamente forni- 
te d'huomint, di faettume^ e di fuochi artifìctali , de' quali ^ 
^ di ogni ragione fini fimo macftroftfu Vitei . Ma^ Ez>on - 
lom fece far bando , che ogn'vnofacejfe le commandamen- 
ta de' fuoi Capitani , Cr che ogni Capitano f pr end effe cura 
di rifirignere lefue o^alee inguifa^che dipajfar tra dt quel- 
leftfacejfe dtuie/o a' nemici : appreffo, tmpofe^ che tutte le 
^alee s appareg/ft afferò all'ordinan'^\ &^per menar qucfto 
ad effit 1 ^v olle ^cl) andaifero^sìi fregate ihuoxninipr al ti chi, 
A rtueder lefquadre^che s'erano pò ff e m battaglia Jaftadoy 
fra'l corpo dell' ordinanz^a^c^ ctafcheduna delle ali^ tato di 
njotOiche caper 'vipotejfero tre,o quattro galee., d^ ciò affi- 
neyche,ad ogni fjHadrafùffe lieue muouere da vn luogo, ad 
•vn'altrOjqualhora faceffc di mefiieri^fn'\a riceuere ifhpe 
dimcnto. Intanto Ì armata nemica, ftfaceua incontro athi 
itefiyinordinaT^ per linea diritta\ma,auicinaiafififece uè 
dere fpteiata^quaft a forma lunare . detti corno mdco^ch' e- 
ra dt ceto gaìce.haueua in guardia Hexandomjjuomo pgja 
to afsai da Gi apone fi'y (y- del de /irò hauea cura Cacubau fa^ 
mofo corfaUiCoparinuf/iùro di uafi elitra ctafhedun de qua. ^ 



7^ PARTE 

ii era afse^nata^per darglì\bifogrìandoyaita'>unafcjUAdradi 
uè à galee grojje . ti corpo della battaglia, ch'era di ceto ctn 
eli* anta galee, in due parti egualmente diuifo yfi regqeua da, 
X'xona, Gè ri frale dell*armata\ (^ C altra parte era commef- 
fa a Mioxindon , fratello delGenerale . T>a tergo poi , con 
cento legni y veniua Fatfum , fratello dclVòo del Giapone ; 
ter [occorrere, oue più facete di meflieri. In tal guifa dun- 
que ^ come intefo hauete^ ventua l'armata nemica^ animofi, 
cr lieti, per la fperata vittoria , la quale , efsi , di ottenere 
fermamente credeuano » hauendo riguardo al grandtj^imo 
numero di nauiglt^ che haueuano ; (jr ijpetialmente a dodici 
mila valor oft Aceni \ che [eco haueuano . alloncontro , pa- 
rendo vn h or amili' anni a Chinefid' e/fere a fatti y ^met- 
tendo siudio nelVauacciarfì ^ mafsimament^ ejfendo loro il 
vento ^che pur dianz^i, conturbando il mar e, era laro di non 
pie dola noia cagione, di uè n ut o fauùreuole , ^ amico . ma^ 
poiché fi furono auicinati, tanto, che i colpi non andauano 4 
votOf legaleaz,z,e , che faceuano (palla al corno , doue com- 
mandaua Autz,im , auent arano tanti jìr ali ^ e tanti f ho e hi 
contra tlcornojtntjlro de Giapone fi ^ch'tnnumerahile quan 
ina d' huomini impiagarono-,^ vccifero^é" le fiamme, moj^e 
da gt auentati fuochi^ agitate da" venti , crefciHte ingran-- 
d'ftma vampa , sauanz,arono tanto , che pochi de legni fi 
poterono dal fuoco fottr arre', cr vi rip?fafi prigione Ne^'an" 
don , per mano di AutTfm , ^ altri e au al ieri afflai di rinp^ 
mio \ hauendo riceuuto pochi fs imo danno i Chinefi , Ma , 
Xixona^ che fé ne ventua fopra vngrojfo legno , compre fio ti 
dann aggio de* fuoi , c^ la turbàtion delle cofe , commando a 
Daidiquibozat, che,feparandofi^ con tutta lafuafquadrat 
dal corpo della battaglia^ singegnafie di pajfar per-locapo 
del corno ^ O^ rtdurfi^per pppa^ alle galee nemiche, permei» 

ierle 



P R I M A. 7/ 

ter le 'incQnfu[ìone , (^ tn perìcolo, inìpone:'?do^ olire a ero ^ a 
Faifiim 5 che ^per diritto , incontra (fé Autz,im to' faccjfe 
d'adoperar d'arme , confctmno sforT^ . // che ordinato^cgU 
mojfct con grande ardimento^ contra la Capitana,chcft di- 
fcernea ottimamente dall'altre , alle infegne , (^ aW orna- 
mento reale . Ez^onlom, accortofidegtartificij del nemico^ 
diede ordine a Salz^iberid y che , tolti fé co trenta legni ^ f a- 
cejje di porgere toftano aiuto ad Autztm^cornmandandogH^ 
chef Ile n de jf e tanto vcrfo terra , con tutta la fu a ala , che 
chiudcjfe ilvarco alncmico^ chejìjludiaua di pAjfar oltre, 
ilche fu puntalmcnte menato adefettO\ non haucr.do potu- 
to venir ad effecutione ciò , che propoflo haucua Xtxona . 
Intanto, le due Capitane, aT^ujfatcJt y fierabattagìta a fa- 
re incominciarono ; (^ y prima con faette , (^ con armi da 
lanciare ypoi accoflatefi, fi ferivano, dipreffo, l'vna l'altra 
afpnfiimamente . ma , Vitci , fef;z,a feguito d'alcunOyfuor 
che di Linchieonc^ su la Capitana nimica faltl)^ quafi^qna- 
ti su quel legno erano ,pcr niente haueffe . E , Jpronando- 
lo vn giù .Ho drfio di vende ttayCO rnarauigliofaforT^^frà ni 
mici^ con la (pada in mano^fimife^ ^ , hor qucfio > cS hor 
quello^fercndo , fece , in hricue , di loro , tanta vccifioney 
che non vi haucua huonio > che , di mirarlo in v!f-> non che 
d'attenderlo , haueffe ardire . Solo Xtxona tanto hthbe di 
franchez,za^ che oso d'affrontar fi con lui \ ma, non prima , 
egli moffe la mano , per ferirlo , che Vitti^ fff'^^^^^ ti capo , 
fino al mento , morto fé l fece cadere a piedi . Cìo veduto 
dà Giaponcfi^no vi fu piìihuomoyche potiffe prender cuor e\ 
ma tutti fé ne fuggirono verfo la poppa ; (^ parecchi ^da 
paura vinti ^(igittarono in mare . LinchieonCyhor'tn que^ 
flayC^ hor' m quella naue lanciandofi, tanti n' veci fé y che 
no» fi vide mai tale mortalità . Mcnire-, che^ qucfii caua- 

lieri^ 



f2 PARTE 

Iteri , afpr a guerra faceuano , Ezonlom vrio il corpo deità 
battaqìta nimica^ con tanto empito , che^fracajfatt hauen- 
do molti de' loro vafcellt, liqualtypoco apprcjfo .fifommer- 
fcro^molti altri ne confurne col fuoco . mucuendo^advn tem 
PO, Solz,ocomor contranimici con gran valore» la cui virtù 
lungamente non fofienne Cacubau , ma fi diede a fuggire, 
ejfendopaffttofopra vn leggterifsimo legno : la cui fuga fu 
digramfsimo danno a fuoi^ e digradtfsimo aiuto a Chine- 
fi : iquali^ vedute le cofede' nemici^preffo^ che disfatte^ ^ 
pieno il tutto di tumulto ^e di turhamentiyferuendofi^ oppor- 
tunamente tdel^occ afone, fi diedero apremergli , &aggra- 
ftar^lt fi fattamente^ che altro non fi vedea , che Giaponefi 
morttfopra le loro corfie cadere ^^ in mare; & fiacaffaral 
beri, antenne i palamenti^ poppe -, prode , corfie ; con tanti 
fuochi, fiamme, e^fplendori^ gemiti, vrlifdT' ^rtdade' mi 
feri \^ feriti , (^ che moriuano ; eh' ad altrui parca di vede^ 
re lafleffa Città dolor of a di Dite . Ma Zurlocom , accop- 
piando prò deT^a > fenno , é" ardire , tanto feppe operare ;, 
che pochi furono coloro , che gli fcampafifero dalle mani» 
Hora , pofio che i Chincfi tutti faceffero per opera videre , 
fé di gran lunga auanzare ^quante nationi , in que' tempiy 
haueffero titolo di valor in arme; pur nondimeno mara- 
uigliofo fu l'aiuto^ chele galia%z,e fecero ; le quali prefta- 
tono tanta opera^che fi può fermamente credere , per quel' 
le, efsere principalmente a^uenuto, eh' una armata grandifi 
firn a, ò'ypiu che a Itra^ forniti firn a di ciò ^ chea battaglia 
di mare fi richiede ^in fòle tre hore^ r iman effe, cofimifera^ 
mente^ disfatta^ che, a pena . di tanto numero , diece legni 
fi mettefsero^figgendotin faluo . Vennero a mano dé'vm' 
cuori vicm dt trecento iegni^cj'erano^tl ptìty quaft intieri \ 
dugento de quali haueuano la lanterna^ & , oltre a cm*^ 

qua»- 



prima; 7^ 

quanta mila huomtnì , ne uennero in cattiuttà : tra quali 
vifuLoxolo^yfgltuolo del Re dì Sumatra , vn f.gliuolo del 
JRe di Gtlolo, vn nipote del Fc de t Leqaij ^t Redi Tidor^di 
T arenate , e dt Baccbian ; & ^ Principi di Muttr , ^ di 
Macchtan^ Cr ^Itri caualieri diftatopm di duemila, i mor- 
ti crede/ì^ che auanz^ajjlro il numero difettanta mila. furo- 
no ancora fatti liberi da venti mila Chme/ì^ tenuti w dura 
Jtrmtùi alla catena^ <^ ^;i prefi dagC huomim del Gtaponc^ 
fi andò ejyi, dr viuendo ra corfo alla robha, Cr alla vita d'o- 
gnhuomo ; Ma-, dal lato di Ez,onlom , non furono tratti di 
'vita oltre a due mila huo?nini , d'ogni conditione ; o" , per 
arrota alla felicita de Chmefi ^ non vi perì quafi huonio di 
legnaigio-^edi rinomea . 'ne mancarono altreftspiu chefeile^ 
gnit e OH fumati^ per quello,chedal più delle genti fu credu- 
to, da fuochi flef^i de Chine fi .tacquifloy chefìfecednque' 
fla battaglia di vero fu tale, che mala^euolmente fi puo,per 
efiimatione , comprenderei ma credefi^ che fuffe di valore 
prejfo afefanta conti d'oro . Ma , temendo Ez,onlom , per 
njno fctlocco , che leuatofi era ^ó'che incomtnciauaafar 
grofio ilmare^ non alcun tempo forgeffe fiero iCJr tempeflofo, 
come y per lo più ^fuole in quella cofia di mare auenire^ con- 
dujfe la vincitrice armata in vn porto ftcuro \ ò' fu ciò a, 
tempo ; perche imbrunendo la fera , il vento rinforz}) , fa^ 
cendo t mari ahifsimi , O" 5 ad vn tratto y il Ciclo d'ofcuri 
ntiuoli^ Cr il mare di tempefiofc onde > riempie . quiui atte- 
fefi principalmente a curar de i feriti ; (^ , dato ordine alla 
guardia, é'fieure^za dell'armata , & , fatti dijlnbuira" 
foldati^per tutte le galee , vanj rinfrcf amenti ^ z>uccheri , 
confetti , conditi , e drogherie , che qaiui erano in grande 
alondanza, e de migliori^ ^- piìt prcliofi del mondo , truo- 
uatine' vafcelli ni mici , dopo l'baucr renduto a gl'iddi) ^per 

K fi 



•74 PARTE 

ft fatta vittoria , quellt grane , che ef? fi f per rvfrr (ritiri: ì$ 
fare orande,é^ lieta fefiaft dierono > bito aparte di Ila noi" 
te (pendendo m dolci fsimt ragton amenti delle preterite e o^^ 
fcy é^det varij , cr maramzltofi auenimeràtt di quelle;li qu4 
li forniti^ ciaf, uno s' andò a rìp'>fare . Venuto lidi fegueri' 
te, Ez,onlom , fatti fi chiamare ipm nobili caualieri, loro la 
fua tntentionefe manif{fla\ ciò fu ^ ch'egli esìimaua douer, 
àchinefiy'venira bene,fe,fenz,a metter tn mezo alcun tcm 
pò, andafferofpra l'ifoU delGiapone,hora,che nhaueua^ 
tiocofiildtfìro.pcrla fi ef: a vittoriane' per hauerecofigrX 
de né poderofa armata, (^ qmui dar opera a /areiche queU 
la natione^piena d'inganni^ e di tradimenti, fempre folleci' 
ta di menar , friggendo , prede da igrajs.fsimi paefi della 
china 5 fntfjft la debita gafiigatura : a che fare doueua 
tanto più accsnderfi ognvno , quanto quegl'huomini mal- 
ftaii , nonfofamente fi erano dati a far fra della rebba d'o- 
gnhuomo, e mafsimamente di quella de Chini ft^ ma^fopra 
ciò haucuano indotto t Re y ér le genti lontane, da' Chinefi 
non ojftfe, riè tn detto , ne in fatto mai , per fola vagherà 
di preda, a muouere a danni loro . la onde egli conftgltaua^ 
che nfdebitandofi delle vergogne p affate , che a lutpareua y 
che I Chinefi portaffero.altamete nelvoltoimprefe^per non 
bauerla commune ingiuria vendicato prima^ fi conciaffera 
quefcelerati Cor fall in maniera, ch'efsi , con loro danno, fi 
rie or dajfcron fempre the epici viueffèro^del nome Chtnefe^ 
A quefie parole, proferite da Ez>onlom , con grautfstmo fede* 
gno, acecnfintirono tutti ^ & -^p^efo partito di partir e^^pofii 
in terra i feriti , effcndogia la tepefta acchetata-^ dierono le 
vele a* ve ti, et s andarono a lor viaggi o,fopr a l'I fola del Già 
toneJa fama,intato,velocifsimarapportatricede' mali,er4 
penetratane Ciapone; (jr dìuol^andom la fatta perdita» 

Ad 



PRIMA. 7/ 

da Giaponefi^nella battaglia maritìma, &» appreffhja ve^ 
ftuta deChintfii haueua ogni cofa riempi filo eli sbigottimen^ 
to^di terrore yCr di lamenti ; & ti tutto pcfio in tanta turba-' 
itone y che no vi hauca perfòna, cui dejfe l'animo ad alcuna 
cofa dtprouedere^fiera ad ogn'vno ogni {per anz^a di falut^ 
z,aydt fé fuggita Jn quejia così gran cofujìone di ccfe,giunfe 
1^ armata Chine fé a Cangoxima sterra» in quel tempo, ricca, 
e grande , & piena di molte genti : la quale ^fembtante fa^ 
cendo di fi ar fi dura, fu ^ dtprefente^ accerchiata da Chine- 
fi, da mare^dr da terra^ dr virilmente combattuta, & vii- 
mente difefa , in poco d'hora , venne alle mani de'fuoi nC" 
mici'y i quali ^ per commandamento di Ezonlom, donando U 
vita, la libertà, drl'hauere a'fore/lieri tutti, de quali ^qui^ 
ui, il numero era grandi filmo , nelrimanente fi s'adopera^ 
rono, che, trattine da tre mila , che furono fatti prigioni, i 
Sacerdoti^ le f emine, i fanciulli , (^ i vecchi , oltre alfef 
fant efimo anno, i quali furono tenuti in vita , tutti i Cango^ 
tàmefi furono vfcifi^ & la Città ^ con incredibile guadagno 
de" fidati, che v arricchirono ,fu data a fiacco ^ d^ a ruba , 
//ora^ ottenuta quefia Città, ilcuiacquiÈo, per lecofie del 
mare^ tanto rileuaua a' Chinefi-, s'andò, come E^onlom voi- 
le, adhofie aFacatàytcrragrofia,€ di gran tra/fico Jaquale 
dottando, non quello afe auoiiffe , che a Cangoxima atte- 
Tìuto era , falutl Ez,onlom , come Re , c^, alla fina Signoria 
prontamente fi ofi^^crfe iilcui e(?cmpio feguironoCinoco Vo- 
cofura,e tutte l'altre terre allo fi tomo, faluo , che Ofacaia^ 
nìna delle più ricche Città dell Oriente ; dr la pìuiUuftre , 
■ fenza fallo, di tutta l'I fola . la quale, molto di fé medefima, 
t >e delle fu e forze, corfidandcfiffece adEzonlom d'arrender- 
' SI mego . É Ofi.icahi terra libera , ér piena di popolo infu- 
me r ab ile ; così copiofa de bem ]clella fortuna ^the tutti pcf 

K 2 cofiaa* 



7<r PARTE 

cóftante haueuano , oltre a mille mere affati haueruì , così 

danaiosi^ chcì chi, di efsi ^ men ricco era , giuontAa a tre», 
ta mila fiorini d'oro j ma ve ne haueua^cht poj/edcrf a facol- 
tà incredibile . ìnantiene quefia Città tri mila fanti fore-. 
Jiieri j elettila prioria, dalle prouincie tiu guerre ggi cu olu 
a quali -.ifef arino loro douere^in rico/iofcimento del fcrnigio 
riceuutOy efsi danno grof^i fiipendi^ ^ magnifici , ^ ricchi 
• dtioni fanno loro : da quali tirati molti caualieri^chiart per 
fan^jie.^ ér per valore affai fouente vengono^di grado.afer-' 
aire a quesìaRepithlicas mai loro vietato l'entrare nella 
- Ciri ài fé non fé /ilciintpochi^pe hifogntloro^ e di rado: così 
incelo// fco/io e fi della loro Signoria . Ma^ Ezonlom^vedw 
ta la T erra fijrtifÌ7?2a sfatto ricordare a gl'Ofaciant le per -^ 
petite vittorie ds' Chtnesi-, ér le tante T erre ^che intorno irt' 
torno fatto haueuano le commandamenta^ bora, che si ve- 
dell ano ildeflro» & che pcteuano à benignità recare i Chi- 
Tiesi^ ili consigltaua a non volersi mettere in su l'ofi inarsi ; 
Crpoii>fen\aprij allafine^dolersi, & piagmre amaramen- 
te la commcffa follia . furono t quesle, ^ altre forniglianti, 
'parole^ gittate al vento : & non fi- uttarono nulla : perche 
parue adEz^onlom^ che^di prefente , visi ponclfe la/fedio, 
' c^ SI teneffe r/iolto (Jretta : cr e osi fu fatto . Erano m Oft' 
caiat di piti de i tre milafìranieri^ venti mila fidati della 
Xittà^ altrettanto > )> piìi y valorosi in arme , che in buona, 
tane dell'Oriente fi fffcro potuti truouarei come quelli ^che^ 
tolti dal fino delle madri loro, fonOyda Maefirati dtllaCit* 
tà) crefciuti^ ne' luoghi pub li et ^ ó' if'^ tutte l'arti 5 eh a bene 
nati hu omini t ^ a foldatifi conuengonoy con fommit dili- 
genz^a^ ammacfirati : Onde, di rado^ non mai^ ci fi vede, 
per le vie pub li che , ale mt fanciullo vagando andare ; ò' 
per miracolo s'additerebbe^ quantunque dt tenera etàfifof 



P R I M A. 77 

fey chi d'alcii^iafoT^urafejìeffo brint/tjfc : ma^ quello^ che 
€ fommamcrde da e G?nnìendarc.,fi è vnafjj'tera di mille ftl 
dati, oltre a tutt' altri ^ aitanti della per fo?;a, ò" da molto ^ i 
qua'.! le fioritali hcHe\z,e.,gl''vni degt altri, oltimamerìte co- 
nofcendOi di vicendcHole^pudieo^amore ccs) tenacemente Jl 
amanOiCheyin ni un luogo abba>f donando//, fi imano^viapiìe 
che la propria , la vita dell'amico ; C" l^^ cecero vnione 
'ualeita^Ó' faceti a tantoprojittOiche fi credcua^dalìapiH del- 
la gente ^ che^per la co/loro opera principalmente , anenuto 
f"Jfe^ che, nelle battaglie , raroj ^ ncJfunOy era rimafo aldi 
fopr.i cOfìtraglOjacaiani . Hora^ ad EzSblom, varij penJÌ€' 
ri erano entrati n eli' animo ^che forte il noi aitano \ perche , 
parte egli comprcndcua la maUgctioUzza del pigliar vna 
Città cosìfortCfò' così ben guardata;é^ parte vedeiia^dja^ 
gni dimora^ la quale poca ejflre nonpoteua^ch'cglijn quel- 
lo ajfcdiOy fac cjfc ^era per ifcemargli del credito affaucs' for 
fé haucitorifguurdo alla vanità , c^ inconjlanza de' Ciapo- 
neji ^perfare ,clj' ogni fua crcden\a^ la quale^con le vele al- 
te^ correua profperdmente al porto» rompejje ^perdendcfi : 
il Ituarfi pot da hofte da quella Terra, già te?itata da lutagli 
recaua biafimo^ò' vergogna immortale i oltre a chiudergli 
lentratay ch'egli s'haucuaj così felicemente , aperta al eorf 
quifio di tutta l'Jfila . Mentre Ezjonlcm fidaua cefi ma- 
linconia, i^fiaua in pendente di ciOt chefarfidoueffc^ nac- 
que dallo' ngegno di Vitehfrut tocche vfato a luogo^idr a te?n- 
pQ^ pub parere non di cofimaluagio fapere-, come molti fi fo- 
no fatti a credere , ci/ egli fia , & cibfu l'artiglieria , l'vfo 
della quale^perche più biafìmare fi debba , che delle fpade, 
e dell' altre armi, non s'o io certamente vedere \ onde ^fauo^ 
le di fciocche femme, e di fanciulli , mi paiono le coloro vociy 
chajjhmanoy ildemomo^di cosi crudele , dr rea cofa ejfere 

fato 



79 PARTE 

fiato lotrouatore* perche ^ chi ejimo giamai^coluì dotierfi 
vituperare, che a dtfefa di fé ognifuo sforZjO apparecchi art' 
do^ altri con vno coltello vccida f l chi , difendendo la pa* 
tria^gtaffaiit or idi quella coni arco tolga del mondo ? e et" 
to^ ntuno VI ha, che tomi creda ^ e osi materiale ^ &g^<^jr^i 
che cioprefidmeffe di dire . che ^ fé niuna rtprenfione pub ca* 
dere in queftì tali^ che ricordati habbiamoì quelli ^ch'vftìfO 
l'artiglieria , a gran torto, ripiglteremo : ondefipare^ che, 
non chitrouo l'artiglieria , ne chi l'adopera , ma,^ chi male 
1^ adopera ^f debba incolpare» Intanto^ che Fitei s'ingegna-. 
ita d auanz,ar fna, imprefa nellauorio nouello , venne , ad 
E^onlom, vno Araldo dalla Città ìa sfidar di battaglia ^per 
la vegnente mattina^ tri de più prodi , ó" gagliardi caua^ 
Iteri dell'hoHe^ da parte di tre caualicriflrani di quelli den 
tro'iper non iftare cosìneghittofl, ér fi operati \per tal con* 
tteniente^che» l' abbattuto dt lancia,non pojfa più oltre e om 
battere , fé non quanto fé a grado al vincitore : ne altro y 
guiderdone alla vittoria fé guttar debba, che l'honorei tt 
quale , effendo la maggior cofa , che fi dia a gl'Iddtj , < 
di cui niuna ve ne ha , della quale più l'huomo vago di uè fi- 
ga 5 come di quella , a cui tutti i beni efiernifan luogo ; é* 
eh' è il proprio premio di chiunque , valor ofamente operan- 
do, ci viue^parCi che a quello fi debba contentofiare \ ni, al 
-magnanimo cuore, lecito fia di più oltre ^ defiderando,pafiar 
re . Tenne lonuito B^onlom , fico fiefio marauigliandofi 
forte dell'ardimento , della grandeT^a dell'animo di que 
caualieri ', (^ ,ne gli venne gran voglia difapere, chi efsi 
.fofiero : perche^ da molto riputandogli ^ penso conuenirfi 
-molta cautela hauereanon lafiarvfcire a campo , contra 
..'quegli t huomini d'ogni e ondinone , ma douerfi , e ofi grande 
'^ imprefa i mettere in mano di catialieri d'alto affare.. Et 
- ^ qui" 



P R r M A. 7> 

(jHÌUÌ^fattcfi incontanente recar vn v^fa ^ ó" pò H cui dfn^ 
tro { nomi di vmtic'mque , i ph pregiati , e aitai: eri dittHt9 
Vejfi rato , per veder a chi toc e ^Jfc m forte la T^^ffa i orttra 
ghflrani caualun , furono tratti deltvrna , LizcLh , Co- 
mO'fibul^cLodz,olod\ ^ appreff) Frwdimor ^ Croncrih^e 
DolzjOrim ; oltre a quali 'vfcirono,Diadaz,olim , Neocoloz,, 
(^ Branz>oìah; c^, quello , che merauiqlia fec e ad ognhNO- 
mo^vennerofì^ori^ad Vf7a^Vitei^Ltnchico?je,(^ Agt4tzi\ di 
che prefero tutti buono augurio , giouando loro , perciò , di 
Jperar bene della riufciuta della tenz^one . L 'aurora qià co— 
minciaua^ accoJlandojìilSolc, a cambiar , in rancio il ver- 
miglio colorey(juando lolao-^ CleonimOjó' Acrotato-icheco- 
iifì chiamauano i tri Caualicri e/Ir ani , vfcirono della Cit- 
ta ^accompagnati da molti nobili hu omini ^ cr coperti di cosi- 
belle ^ CJr ricche armature y dr così leggiadri , e dejìri , che 
mofìrauano di douer'effere perfetti Guerrieri, Ma » noH 
furono i caualieri Chmefi, a quali , in prima , delgtofìrare 
toccaua la volta , pigri , ni lenti , dt muouere , poiché le 
trombe fuonarono-, contra gli ftrani^molto nelfembiante ani 
mofì \ ma » tutto che valor ofamente oper afferò , efìi nondi- 
meno^ tutti e tre, furono ^advn tempo^ abbattuti daglofa- 
Caiani : a' Chinefi caduti, fòttentrarono fubitamente gl'al- 
tri tre^ ne fecero punto mofira migliore , che fatto fi hauef 
fero ! primi, nonfenzafìuporc , & ramarico de' Chinefi, di 
tal accidente . Ma , efendo daìlo lìeffo valore > flati in 
terra pofli gì altri anchora , Vitet mando dicendo a gli 
flranti che, haucndo efi faticato f no aquella hora, affai ^ a 
lui parca-, eh' iftfcffro per fare gran fenno, a dare alcuno 
indugio ^alla r/uQuagiofìra^T rtcogliere fpirito . a chcyc/si, 
humanamente rifPofero ^ molto r ingranandolo delcortefe 
conftqf io sfacendogli a fipere^ ch'efstnon haueuano d alcu- 
na 



So PARTE 

fjapofa hìfogno ; c^, qualhora in pacereglifoJfe,fe ejftre i 
di gtojlrare^ apparecchiati . llchefentito da Vitei , moffè, 
con la /olita francherà d'animo , contra i nimici . Hor , 
chi potrebbe mai dire , come la gente flej?e attenta a ve* 
deregl'auenimenti di quella mifchta f* veramente il/ìlen- 
Ùo fu grande shche non vi haueua^chi ofaffe alitare)) aprir 
la boccaìnc» ch'altro . Ma , Vitei Jprono contra lolao» che 
gli par uè ti pr in cip ale tra que Cauaglieri ; (^ ilfomigltan- 
te fece lolao contra lui , (^ ferironfidi forz,a ^amenduni 
negli fcudtjfiy che^ i loro caualli , pò fero le groppe in terra^ 
Wity dalla manOi e dal piede de' guerrieri aiutati^ inconta- 
nente fi rileuarono.gt altri Caualieri giofiraronofimilmen- 
te di pari . Hor a» tornarono , di piana concordia , / Caua- 
lieri agioHrare > c^, hauendo corfo infiniti arringhi ^fen- 
^apoterfare^ l'vn fopra l'altro^fouerchio ^fu il primo lo- 
lao 3 che , pieno di marauiglia del gran valore di Vttei , lo 
. miraua^ a dirgli ; molto mi far ebbe caro. Signore , come io 
ho voi truouato il miglior feritor di lancia , ch'io habbia 
veduto giamai^ cofi di poter dire il fomigliante anchora di 
'voi , quanto alla fi?ada , tutto che , fenza altra e/per icn za. 
farne j io porti fermifiima opinione cefi effere , che voi va- 
gliate non meno nelfvna cofa , che nell'altra . al qualVi^ 
tei 5 già innamorato forte della prodezza dt lui , benigna- 
mente rifpofe» niuna cofa hauerui, per grande y (^ difficile^ 
eh' ella fi fa fé y ch'efil non fjfeprefto di far la ^ per amor di 
lui , non cheti combattere , cIj effendo egli hucmo d'arme , 
doueua tjferefuo protrio effercitio . (^ cofi , di pari confen- 
timento , tratte le Jpade , fi cominciarono a duri maggiori 
colpi del mondo, con tanta fierezza , che quwinon era cofi 
Jicurohuomo, cui quelle horribili per e offe , non mettifiìro 
pai4ra\ dr era lo ftrepito cofi grande , ilquale , dalle pere offe 
i armii, 



PRIMA. it 

armìyvfcìua, ilje» non che due catialieri , ma fi^arsa , che 
le mi gli di a ne trjj tufferò laymi^ ejjendo , ognhucm ^pienà 
d incredibile Jìi4por e ^ ccme^due catdalteri tanto hcnorati^ c^ 
valorofìy eh enti loro parca , che cj?i fojfcro , (y fc/j'^^t party 
combattejjero Cvn l'altro , con (ì afpcra contefa , che j per 
'molte, chsfaticajJerOj cr , le forT^Jìmetteff^ero grandi, (j* 
da quefh , é' da quello , per abbatterfi ^ non Jì pctca difcr- 
nere chiy della pugna, hanejfe il migliore . rfìa , facendo , /,* 
Jera^fcmbtantc dt lic enfiar' il nj orno, fu ti primo Vttei a dì- 
re allo fi r ano , Signore , che f arem noi , hora, che , la notte 
importfdnad'aere nofiro annera ? a cuii'cfirano.rfuello^ che 
uifarà inpiacere^Soggiiffe Fitei poiché labattagba^fiànoiy 
fatta a 'voiìro fcuno, ò- avo Uro volere , e forbita, io confi- 
dandomi nel -/no Ito amore ^ che, la u olir a viriìi^Q'fancijez» 
z,a mi sforz.a a portami , vcnT^o , liberamente , a chtederui 
vn dono^rendcndomi certo, che non me ne farete difletto , 
Et^ clj! farebbe inai y così zotico,)) duro , dijfe lolao , che di. 
ceffe dt nOt di cofa^ cljcglt cbiedcffe , adhuomo dt tanta ec- 
celle n\ay che^ per quanto m'ì bog^i paruto di comprende^ 
re, io ejìimo'^^ che voi fiate il fiore di caualleria ; c^perctay 
commandate, che, fermamente , non m'irnporrete cofa^ per 
mala2euole^ eh' ella fi fi a, ch'io non lafacctay di grado ,per 
cjfere nella buona gr alia di voi y nella cui Signoria io fono 
acconcio di rimanermi , fin e' h auro vita , Rin gratto Vitei 
ilcaualier molto , le cui voci e Ai vedcua di fin j^olar affetto 
imprefic, e dijfeglr, pprete, che quello , dichepiaccittto vi 
e di far mi donOyfièj che voi fiele mio hofie ^ per quanto vi 
piacerà , inficme co' vcfi ri compagni , ^^ non fi potendo cìg 
ottcnere^per lungo fpatio.fia per trc^ }) quattro 'giorni alme- 
KO ', poiché , haucndouì co no fi luto , e ufi -mio molto affarjno , 
C" pena , in guerra ^ mi gioucrà ^fi^ii piti di conof cerni m 

L pace. 



Ì2 PAR T ^ 

face» ér in conf^Uttone . Ciò detto ^fenz^ attendere altra 
■ri[pofia,/ifii ad abbracciare il cavaliere, con molto affretto, 
dal quale pi altre fi ^rati e fkmente raccolto \ (^ yapprtjfo ^ 
f^tta molta f (la agl'altri due, di brigata , fé ne rit ornar o- 
tjf) a ! padiglioni ; h.mendo pritna^ Ez,onlom , pregatone dal 
Jìgltu oh sfatta andar\ per tutto l'cj/c retto , 'vna grida^ che 
fi f.ì(prr,d(jf:ro t'armi , ir>fino at tanto , ch'altro non fi com^ 
niandajft ; ò' effendo > con moh' altri , andato ti fuprcìn^ 
M af /irato della Città , a far ccmpagKia a lolao ^per hono- 
rarlo^ fino a gP alloggiamenti, farof^o-, da Viteiì (jr dagtaU 
tri Baroni Chine fi, con dolce forza, cefi retti a e/fere a parte 
con Ivlao^ é^ co' compa-ym^ della cortcjìa^ che loro intende- 
nano .'/.'• fare ; & h.^uendo^ a q^li ofucatani, mandato figmfì' 
ea^ìdo aOj chà fitto fi era ^ ne fentirono , tutti meraaigliofo 
piacere . £luindi effendo Vitei , con quella nobile compa- 
gnia > andato a truottar' ti padre j dopo l'iterate liete accO- 
.gl>en\e , lolao ^ volto vcrfo Fzonlom , noi ^d: fé. Signore^ 
/iarrij tre cavalieri, 'venuti-, fi come io efitmo , di ben lenta- 
MOpaefCì per efere ^ come fiati fiamo. fatti prigionieri dalla 
Jbontà n eli' armi ^(^ dalla cortefa di quefii vofri e a té alteri^ 
{niofran dogli Vitetyco compagni : ) ér veramente mifento 
■io, per molti beneficij riceuutine , tenuto a gl'lddij , ma , di 
ninno pitti che delprefnteferuagqio, dal quale tanto di be 
7ie me ne dee fegutre . Io , Signor Cauahere , nfcfeVitei, 
fono il prigioniero , ò d feruo j foprafatto, (jr vinto dalle 
tante , & cofi illuftn vcfire virtù : e di vero egli non vi 
hebbe maifruo , cui tanto f off e cara la libertà , come a me 
aggrada quefia nouella catena^ la quale voi , con la voHra 
bontà -^rendete così Icoaura, che, non eh' ella mi ^raui, ma^ 
■.prendendo argomento da l bene, eh' in portandola ^ hora^ che 
me recente tncano^ mi par difentire^dt douer viuere Iteta^ 



PRIMA. jf 

(jr confolata vita confido . Ez,onlomfent} moli opfac ere dei- 
la cortefc tenzone de i Caualicn ; ò' volto ver/o loUo^gran 
tiranna , dij?'eglt , Signor Caualiero yè la virtù , fé per)) di 
cofi dire mt fi conuiene \ ò' che ciò vero fi a .^ vedete ^come ,. 
in POCO d bora , voi habbtate fatti voftri prigioni^ non pure 
queHijrì Caualteri, ma tutti quefit Signori^ chefjui dati or - 
no vedete, de' quali tutti ^ e del Generaleiftcffodi quefio ef 
fercito^e de gl'animi lorojjauetefatto^colvcfiro valor e, fc' 
licifimamente , rapina ; cf hora , pref ancho gC alloggi a^ 
menti ì par fi ^ eli altro a farpiìt non vi refli , che rizzar' i 
trofetffe-, dt glaucomio auuifo^voi nongl hauete ^ molto più 
nobilmente^rizzatine ncftri cuori ^ de quali trionfate dol- 
cifiimamcnte . ^Iticslo detto yprefo per mano lolao, tempo 
è, difife^ che queftì Caualieri j c'hanno , hoggi , trauagliatg 
tanto^fi dfarminOy é^firmfrefchino, C^ , cofi dicendo^ me* 
natigli advno ricchif^imo padiglione , (^ realmente guer - 
nitOyfece loro fpogliar Carn.ature^é^ , con ottimi confetti y 
^ pretiofivmii confortatigli ycon efo loro entro inpiaceuo^ 
It tagicnamenti , fin the del cenare l'hora venuta fiojfe • 
AdEzonlom , C^ a tutti y pare uà , che , / Caualiert eftr ani^ 
t^ ijpetialmente lolao^ ch'tf^t ^per ì'honore , da?/ altri fat^ 
togli ^ auifauano ejfere il principale, J<ffiro i p'u leggiadri , 
coHumatt^ (^ con.piuti^ tn ogni qualità^ ih'acihcncrato ca^ 
ualiere s'appartenga^ che loto perauentura, partfje di ha* 
nere veduto giambi . Agli firani> d'ultra parte.^ era diui^ 
fe,cheH Caualien Chintji fflro di trcppopiù alto affare^ e 
Mi maggior ec celle n^j ch'if; di leggieri non haurieno cre^ 
duto prima ; ma^ quellOfC he loro porgeua inufitata maraui- 
glia^era^ ti vedere^ in Ezonlom, ò" Àv Vitei , fomma corte- 
fi a , (^ piaceuoUXz,i, mfiacon gra'iità j virtù, che di rado 
fi fanno vedere co-igmnte m vnfolo . ma, venuta Ihora del* 

L z la ce- 



^4 PARTE 

ti cena, data l'acqoaalU mani ^ furono aili'na menja.n-ief-^ 
fiBz.onlonj , ti Maejìrato di Ofacaia^ & i feigiofiranti , (^ 
al' AÌtri ^ fecondo t loro gradi , ad altre ta»ole ^ (^ quinidi 
pretìofe viuande^ e dottimi vini , ordinatamente , ^ molto 
alla grande ^ feruiti furono yfnz,a mancarti: unlla di ciocche 
a conmto de qrandfsimt lù eferftole . Poi che il m^giar 
hehhefine^ leuate le tauole^a l'arij y^ gratiofi ragionamen- 
ti fi. diedero . ma, parendo ad Ez,onlom] che già httona parte 
della nottepafiitafolf^ auifandoà caualtert e (fere fianchi, 
zie parendogli tempo dt chiedergli , chi efsi foffero , ni altro 
di lori) affizre-,poÈo,che^fenzafine , egli ciò di faperedefi- 
dcraffe^ rferhando tale dimanda a migliore hora y pregata 
loro la buona nette , e dato ordine , come i Vcfacaiani ha^ 
tic/fero buono , ó" horreuole hofiello , hauendo , infeme coi 
fgltmlo , circondato gl'alloggiamenti , d^ vfio il tutto jiar 
bene, ó" ^ ordine s'and)) a dormire . la mattina poi, per tcm 
po^ UuatofiVitei.é' con effo lui Linchieone, c^ Agutz.i. an- 
darono al padiglione di Jolao > itquale altrcfi ^ co fi oi com- 
pagni ^truouaronlcuato ^ ér ifalutatifccrtefcmente l'vn^ 
f altro 3 come a lolao piacque , verfo il padiglione di E^on^ 
ìom ^fidirizz^arono , (y colà perù enuti ^ lui truou areno in- 
torniato da m.olti caua'ieri ^ che della gioftra del pajfato 
giorno, c^ della prode'^a degli frani ^ teneuanfermcne . ^ 
B-ZiOnlom, veduti i caualieri , fi fece loro incontro , & beni* 
inamente ^li ricolf ^ rn ci ten dogli in varij , é^piaceuoltra^ 
gionamenti, apprefio , montati a cauallo ^ & con efio loro 
ilMaefiratodiOftcaia i volle Ezonlom ^ ch'efi vedejfero 
l'efifircitOy artficiofamentefhierato. della cui vfiatuttiy 
ijpetialmente t caualieri efirani > fi fattamente appagati fi 
tennerOi ch'affermaronpiu volte , fé non hauerefi bella co^ 
fa veduto giamait refiandonc molto foj}efi gl'Ofacaiani ^ 

per 



P R I M A. Ss 

per quello-» che nepoteafciu'ire alla loro Città . ma ^ venuta 
Ih or a del de fi fi ar e ^ 0- me (fé le tauolc alla reale» con t or di- 
ve della fera dauauti ^ fi pofono a mangiare ; é' furono ^ fi 
fpfcndìdjL7?ìcnte , (^ con tanta magnificenti a , feruiti , che 
non fi potrebbe y di leggieri , fpicgar con parole .finitoti 
mangiare , effcndofi fatto alcun fiUntìo y Ez.onlom , loltA' 
tofiverfo lolao^pìaceuolmente^gli diffe^ Caualicre ^ io, fri 
bora y non ho voluto ricercare di vofiro efilre , ne di qucili 
caualieriy alcuna cofa ; ma y non potendo yp:u lung^iniCKte^ 
rattemperarmi , vengo caramer^te apregarui y che , tanto 
di grafia y mìven<?^a fatta , d.i voi , che noi fiippiamo^chi 
voiy é^ qfifftivoflri compagni fiate : lic dcequefia diman- 
da^ parere importuna ^ naficendo da defiderto di cohcfere 
pcrfone di tanto merito , quanto fi e comprcfo da tutti, effer 
in voi . l' effer mio , ri/pofe lolao , tanto conofcitor non fio- 
fileno ; hendeono qncflicaualieri , che meco fono y (ffre co- 
no fi, 'iti ^ in ogni p arte y doueilvcro valore s'' apprezzi ^c^ la 
virtù yperchc fclvagUono . pur nondimeno , poiché cofi v'è 
in piacere, e , dal mio dire y potrei ypcrauentura^ cauare^ 
-oltre all' vbhidiruiì alcuno vtilecoìifiglio a fatti niiei^ io^ di 
miaconditicne^quaUhe ellafifia, ncn fono per afonderui 
Jtìulla. c^.qti) fatta alquanta foiìa^coficominci'o a dire. Ori- 
thia y Rema delle Amazzoni, è mia madre , C" partorimmi 
sii la ri uà del chiarifitmofìumc ihcrmodocnte ; dcue iiato^ 
fui, n~o fatto vccidere^ccmeyp antic a usaza del paefe^dt que 
'fanciulli adiuìene, che fi n za dei padri fono , mafcrbato in 
vita dalla Reina ^piu tenera di me y che l'altre madri ^ in 
que' regni y dei loro figliuoli , non fono \ ò' pcrucnuto all'e- 
tà di tri anni , fin mandato in Vtrfia , a Cambific Re , il- 
quale , con mia madre , di molta amicitia , era congiun- 
to^ come quello iC h e ^di danari^ € di gentil non vna volta, ma 

molte^ 



sa P ARTE 

molte j, centra t Medile' g^'-^fitrij^ eraftatofoccorfo da l€Ì%. 
C^ CIO ella fece adantiueduto jine ; accio'.che quelfauio He, 
mi crefccfse r.ella pta'^a , chiamata da loro la libertà ^fe- 
condo gl'ordini^ dr le leggi della Perjìa , le qu ali fono ^fenz.a 
falloy le più giufte» che fi [appiano , hoggtdì , ejfere in alcuna, 
parte del mondo ; e delle quali io volentieri alcuna cofa di- 
rei ^fenon^ che^ troppo , mi dilungherei dal principiato ca^ 
mino , Hora^ ejfend io giunto a t fé dici anni della mia età^ 
parendo alRÌtch'iofofi afofficientta adufato alle leggi , & 
a coliumi de' Perfij ^ , vedutomi diperfona grande , an- 
corché di anni tenero \ (jr parendogli , ch'io fofsi atto a du- 
rar ogni fatica» hauendomi donato molti doni , e tràgl'aU 
tri vna armatura cofi fina , che a pena , che io mi creda , 
ch'altra tale fé ne truouafe , con bella , ^ hcnoreuole com • 
pagnia mi rimand)) alla Reina ; alla quale inuiò etiandio 
molti ricchi , à'f^^fiofi p refenti . Giunto vicino alla Cap • 
padocia, licentiai la compagnia datami dal Re ^douendo» al 
fegreto, andar e ^fecondo l' ordine datomi^per lodiuieto^che, 
di viuere tra le Amazzoni, dalle loro leggio vien fatto a ma- 
fchi^di quantunque alto affare fi fieno » 0- comunque nafciu» 
ti, cofiy c aminando folo idi notte tempo ^me n andai^non al- 
la Città di Chadifia , pofia nel paefe di Themtfcira , doue , 
per lo più ^ la Rema ^imorar folca , ma , di ordine di lei , ad 
vnofuo palagio, lontano tre miglia dalla Città, doue la Reti- 
na, hauea in coflume , in tempo di pace , di venir talhora , 
con poca brigata, adiportarfi. quiui^ naflondendomi a tut^ 
t'huomo , fi etti , affettando la venuta della Reina , la quale 
giunta,(^ con materna pietà riceuutomi ; e di molte co fé» 
ér dtl Ri\ ò' di me, hauendomi dimandato^ quando tempo 
le parue, preformi per la mano^pajfo innanz>tpafil),(y' d'vna 
camera, in altra^ valicando , mljibbe condotto ad vna pie- 

i iota 



PRIMA. St 

àcUporta^ Li ctnchiauc^ non "jolendcft ^ dì quelÌAtin alcu- 
nafer fona fidare^ eli 4^ dtlcontinouo ^j/oria'iafcco \ ò^iCn- 
trato dentro^ vidi, nehni '\z,o di quella sì anz^ayche grande^ 
Cr bella era molto , vna tomba , c^ fopraui vrsa grofsifsirfJO, 
ptiira , pili che la neue bianca^ di marmo , da me non cono* 
fciuto, ma fecondo ilmio giudicio , vago , oltre ogni crede" 
rc.ò'pretìofo^ cr^per quello^ entro^ corre ano. per lo lungo^ 
(^per lo tratterfo , alcune liKce , di liuìdifsimo cro^ che la - 
dornauano mirabilmente , quiui, la Rem a, figli ite lo ^mi dif- 
Jèy egli ti conuiene ^per viuaforza , leuar quella pietra » la- 
qualcofa non so come fatto ti verrà di recare ad effetto, per 
ejfere ella , fuori d'ogni miftira^graue^ ^ pondcrcfa . ma il 
bene, che te ne dee figuire^ Iettandola^ e grande ^fcr^^a com 
paratione : alla quale io, r inerente^ ^'J}ofi > che .^po/lo^ cIjìo 
fofit dipìcciolefor\e^io r^odimeno^pcr vbbidirlaìpùi che per 
njtil mio^ fatto nhaurei mia poffanT^ . ciò dettOy chinatomi 
fopra la pietra ^ Cr prefi m mano due grcfsi anelli^ di pur f- 
fimo argento y che da quella pendeano , la ccfa mi venne 
cofi abene^ che, fenz,a troppo penarey come a me par uè Jjcb 
hi leuato tlfffh moftrando la Reina di hauere, di quefia co 
fa, grande ammiratione ; c^, advnhora ^ fumma Utitia . 
JHora, l'audio^ era vna bella , ò' ben fatta tauola di por fi' 
do > a cui 5 fm:le > non mi ricorda di bau ere veduto altra, 
giamai , la quale , maeftra mano , tutta , di fplendtdfsime 
Jlelle^ d'oro, Iparfo bau e a . sii la tauola ^ era pojla vna figli- 
ra^ dichiarfsimo alabafro^rapprefentante caualiero d'al- 
to affare .^Ò' di gran pregio, alla fini/Ira di lui,erapoUa vna. 
Jpada , la quale mofiraua di ejfere ottìmfsima j ^ nella 
mano diruta , egli teneua vna carta , la quale , per com- 
mandamento della Rema , totof -> incontanente , tn mano^ 
^ taperf > ò' vi lefsi dentro quefte parole . Poiché tanto 

di 



ss PARTE 

dì vigor th.iuutùhXiyche U pietra mh ai ^daddojjo^ lai afa, 
eoftfton miftlafcia credere» che tk altro ^ che mìo filinolo i 
ejferpoffa-.&jyche di cercar molti paefi.cometi^anzi^chetk 
ritruoui tuofadreMquak io fono imaginefomigltatijìima, 
C/ varìj accideti.e tutti pericolofi tipo fono auenire^per ef- 
fe re il ui aggio lìighifimo ^percioche Indiano ì colm^dt cui tu 
fé' figlÌ!iolo,&^i'/i India^ donedoltrmaare^ ti fé d'andar bì 
fgnoyio aunfo.che^p dfefa di te^^jopo ti tornerà di portar, 
c'atecOiq'iejìal])ada^laqualc^tk,à lato mi uedi^ch'e delle mi 
gliorii ch'ai mondo fia \ & » perche y non ti cfca difiiente» il 
lung^o camino, che» deftderando, come ben deiy di veder tua 
padre^ a far ti re II a^ fa dt hauer teco medefmamente quelle 
fcarpe, che th^ a miei piediypoft e ^ paci vedere . habbt cura 
di operare fecondo la virtù ; ^, la paura, ^ riùerenz^a de- 
gl'I ddij , fieno fempre ditta mi a 'gl'occhi tuoi . il valor di tm 
padre^ e'ituo , fé nT^ fallo > ti daranno modo di irtiouarlo ; 
Ó* 4 I^io t'accommando . Letta quefta carta , patend'io 
grandfsiraa voglia dintendere.chifoffe mìo padre, alla Rei 
ria mi volfi,^^ caramente^ la pregai , prego fopraprego ag- 
giungendo, che le piace (fé di manfellarmi , qualche e gli fi 
foffc, mio padre : il che eliti in ninna gufa ^dir volle ; ajfer- 
mtndo^pik volte ^ fé hainre fatt a pr omfsi one a colui ^di cui 
io era figliuolo y dimainonpaUfirqnefiofattoaperfona dd 
mondo, fé non quanto a lui f offe in piacere . ma iOj meno po- 
tè f? do tenere a freno il dcfideri-o , quanto più a lui parca di 
perdere la traccia di ciò , ch'egli bramaua ^ dfsi alla Rei- 
na ^ ch'io era d;fpofo di non dar' a mici pafsi 7naifofta^^ 
infnattanio , che no-a mi fi faceffe aperto , dt cui to nat9 
fofsi \ 0", che, la m.'ittifja vegnente , come prima ci hattejfe 
recato il giorno l'aurora sfarei entrato in e amino , per tal 
donueniente^ che cìoffaccjfe con buona gratta di lei, à' ch^s 

Ì9é ' 



P R I M a: /jr 

/^j conia fuahenedittion^ mi partifs't .forrife ypUceuolmett^ 
tCj la Reina , & TnìdiJJe. lo vorrei , figliuolo ^ che, triopa- 
dre» quella par tei dite^ mifacejfe^che^ come madre ^ cheti 
tur fono^p armi di meritare ; ne voglia^ eglifolo^ tene» ti in • 
tier amente . chi crederebbe maiy che tu, dimorato tant'an- 
niy da me in di/parte, non a pena giunto^ (^- afatica^dame, 
guardato^ h abbia fatto proponimento di partirti ^ che po- 
trebbe dir , perfont difcreta , di quello fatto «* certo niu» 
tta altra cofa , fé non , che , l'amor , che tu mi porti , e 
molto poco , per rifletto di quello , che io porto a te , eh' e 
grandifimo . £luefto detto , prefomiper mano, quando fa^ 
rà tempo^ti fi darà , dijfe ella la luentiadelpartire , che tu 
tnoftrt tanto di dcftderare : in tanto penfa di darti fopra Id 
le ti ti a ; (^ la malinconia, ò'ilp^^f^^gtttavia, cr confor' 
tati; di qui a tre giorni s'ha a far vngran torneo^ qui nella 
Città di Chadfia , nel quale io intendo , al tutto ^ che tu ti 
truoui^pcr alcuna cofa. vedere di tuo valore , del quale , ^ 
infiememente difortiftme armi^ egliti conuerràyfenz>afaU 
lo, dtcjfere ottimamente proutfl Ot percioche , da guerriere , 
oltre al credere, di chi vedute non le hatterrthili^(^ gagliar 
de sfarai combattuto ; & perch'io intendo ^ che tu ti occulti^ 
sii che, da alcuno , conofctuto nonpa\ fi andrai tu , altor^ 
mamcnto, veflito aperfo, come l'vna delle fchierct che due 
*ve ri haurà ^fenz,a più , nel torneo , andrà parimente vefli- 
taiò'chcfe la f hi era reale ; la quale guiderà vna miafi^ 
roci hi a , prò nell'armi , ^ da molto . ejfendo^ allo' ne entro» 
conducitrice dell'altra, vna .pur mia parente, ardita^ e di 
gran cuore . Non furono troppe parole bi fogno adinuogliar- 
mi di qucfofatio, perche yW d fi alla Rema^chcy qualche 
iomi fofst, tohaurcijonjmamentifudiato di operare queL 
lo^ chiù hauefii creduto ejf rU a grado . Slutjt e ccje cos^-^ 

M fra 



pù PARTE 

Jrà noi ^dìuìfat eccome alla Reinapiaccjut, entrammo injund 
bene ornxta ^ ér (pàti ofa fata ^ guernita delle ^ìu bette, (^ 
più ricche armatur e y che occhio vedejfe mai ; le quali ^ af- 
te fé , pendeano , da ogni lato delle dipinte pareti i d^vene 
hariea vna^ tra l'ahreyche.pcfla in luogo alquanto piìt alto^ 
moftraua^che di maggior pregio fijje d'ogn altra \ alla qua- 
le aaicinatomiy vidi che vifiauanofcritte^ in lettere d'oro, 
que/i e parole : Giò fono, Armi di Marpefia ; & , cofjit^ 
prendendoyla Reina, ch'io era diuenuto ^fopra modo^ vago 
di quelle armi, dìjfcmi, tu detfapere, che, quefi^ armatura^ 
fu della priwa Reina delle Ama&oni , la quale fu inuitt4 , 
^franca sì, che, non pur tra le f emine ^ ma ne tràgl'huo- 
mini j ella non ha hauuto , ne haurà , che io mi creda , mai 
pare ; &^ fi come, e Ila ^di forza, e d'ardimento, auanzb,^di 
gran lunga, tutt* altre perfonct cop queft'armi , s'io non fo- 
no errata, trapaffano^ in bontà y à" l^ggt^^e^^^ quante ar- 
mt furono mai fabricate^o faranno , bora, egli mipiace,che^ 
il giorno y che tu andrai a giofirare^ tu le veHa, aceto ^che 
tu tipojfa, dar vanto d'hauer indojfo hauuto le più perfette 
arwtyin ogni loroqualit^^ che fi truouino . \dette quefte pa- 
role ellajptcc)> quell'armi, (Svolle, ch'io le vefitfsi ; le qua- 
li^ a ?nio dojjò fatte pare ano ; & cofi Iteui , eh' a me non era 
diuifo dhauerle intorno : delle quali cofe io mi merauiglia- 
uà forte , é' die ea, fra me sì ejfo^ fermamente ,fe queflear» 
mi, cofe fon buone y come tkella prima faccia dimoferano^egU 
non vi ha t eforo, che quello vaglia, che elle vagUono . ma, 
poiché di quelle mifuiJpogliatOyWi diedi a mirar l'altre ar- 
mi ^ che ve ne hauea di eftrame^ & di bizzarre > in gran ce-' 
pia, ch'erano tutte, fé e ondo ^ che la Reina mi veniua diceti- 
do, lìatej combattendo, tolte a diuerfi Re ^^ Signori gran' 
dit prodi buomini in guerra , permang dt Marpefia , fuor 

fh'vna 



P R I M A. fr 

ch'vna armatura % che fu della tanto famofa in prederà ^ 
drtn corte/ìa, Reina Lantpedo » cofi forte , ^ /tette a por* 
tarfì^ che dipocoftllaNit, che non aggna^liajfe l'armi della 
Reina Marpefta . finiti quesìi ragionamenti , dì quelle ca^ 
merey ctptrtimmo , rimatìendo io con molta maraiéiglia di 
ciby che veduto hjueua; ó" allettando y e onfommo defide- 
riOy a giorno, al torneo, d'fimato . ;/ quale venato , U Eei~ 
na, per attenermi Upromejfa^ commandl) , chlo fofii , del- 
ibarmi di Marpcfia, armato \ hauendo ella fatto credere ^ad 
ognvna, eh" io gioitane donna fofsi , non mica nouellanel 
meftiero dell'arme . S armo altrejiy la Rema , dell'armi dì 
Lampe do j ma ella non fofienney in alcuna gufa , ch'io , la 
buona IP ada della tomba, meco recafsi, affi r mando fé otti- 
mamente fapere, come quella rpada diuor.7jfe , non chefen- 

' ^^Jf-ì le carni deglauer fari ; ^ ciò fu, veramente , confa^ 
mo,dr opportuno configlto, per qtjello» che, poco flante, poi, 

Jividefeguire . Hora, effendofi , la Reina , accompagnata, 
dalle principali delle Ama'^ni, tutte in vifl abolir a ogni ere 
dere ,fignortle , tb* fuperba> mejft a camino , non guari di 
^ ^via andati fummo ^ <he , ci attrauerfarono la lìrada fei ca^ 
italieri^fenT^ Itima.ncchfsimamente armatile yneiC afpet' 
tOy feroci ; vno de' qu^li* fattofi auanti , con alta voce dif- 

' feyperchenot autfiamoy che voi andiate allagioftra^fe vi e 

■ ^forefitera alcunaytrà voi, prima , ch'ella entri nella Città ^ 

le conuerra di oferuare l'antica vfanz^a^ eh' e dt dar mani' 

fefiofegno dt valore, con la lancia : onde ella degnata [t a di 
effere della nobile j ér honorata compagnia delle gì oftrAnti, 
sii l finir di quefie parolci io , come forefiiera , co^fi agl'oc- 
chi dt tutta la brigata ; éf la Rema mi dife, ch'io facefsi di 
nonguajìar l'vfan"^^ ^ m'inge^nafsi di mantener mia ra 
gione ^ch e, fenz^ dubbio ^ Marte haurebbe fitto prodc'^z.a 

M a art' 



§1 PARTE 

à rimuótèirt da me ogni impedimento , onde fi fac effe paU^ 

lamiàfrancheT^a , V dito il commandamentc del! a Retri a^ 
non volli altro fperone^ mamuouendoi a gran corjo» contrA 
^ue' caualieri , l'vn dopo l'altro , ajfai facilmente , come. a 
meparueiglimìftin terra, de' loro caualli , ér ìper lo gra- 
ne fcofcio ^tratti di fé medefìmi, sì,chepenarQr,o buor.aptz,- 
za tprima » che, il cuor e^ leperduteforz^e rendejfe alle loro 
fcpìte membra y d^' che in fi ritornati fojfero ', intanto^ la 
Rema command)) , cheglt feudi , de i vinti , fecondo il co- 
siume delpaefèi dati mi foffero, perfegno della vittoria,, il' 
che fu fatto nonfenza, ne loro cuori ^ alcuna puntura d in- 
sidia fentirne parecchie della compagnia . MaytofOi eh' e».' 
trapimonellaCtttà dtChadifia ^ ^ ch'io vidi la bellezza 
incomparabile degl'edifcif, lefuperbe tornale fpatiof ptaz»" 
ze , ; magnifici tempi/ > le vie diritte, come frali , le vaghe 
loggi e agl'ampi theatri ^ le bellif ime fontane di marmi, non 
'Vifli altroue , ér lafrequenza delle perfine , io mi fentt di 
me me defimo torre dalla marauiglta ; ^ reputai. prefio che^ 
da nulla , Su fa , & Babilonia , a petto a quefia Città • 
Hera, giunti in piazza , effendofi , la Reina , pofia in luogo 
eminerìte^com' ellavolle^ fi diede allagioftra cominciarne» 
to \ la qualefu^fenT^falloi magnfica^dr grande : ma come 
che vififaccffero cofe > degne di effer hauute fcmprenelU 
memoria^deUc gioflrantt non vi hebbe alcuna pero ^ fi io non 
fono errato, che ^ a gran pc^a , quellovalefie^ch'vna nipO' 
i€ della Reina ; La quale , ancor d'anni acerba , fece , irà 
picciolo Inailo V quelgtornO) acqui fi o di chiartfiimo nvme , e 
étvnafama^ che non rimarrà , che to mi creda , ofcurata 
giamai. perche-, tutto che da valorofifiime guerriere Icfof 
fé fatto contrario, ella nondimeno , con non più vdtto vaio- 
re, vinfe laprHQua . fornita lagtofira^ io^ che^ a muna aU 

tra 



p R r M a: p, 

tra cùfapììt, volto haueua il fenfiero^ che alla partita ^ tari» 
to folle citai Ujietnai ch'ella pur mi diede commiato ; on- 
dtOi dr queflt due caualteri y fitto mentite larue difeminCi 
ci mettemmo in camino ; ^ > dop^o varij accidenti ^ alli quali 
contare -^fin^a che fiir ebbe dt fiuerchio^ troppo più tempo 
bfignerebhe, che non fi pare , che habbiamo al prefinte , dt 
pacfie inpaefie , e d'vno in altro litopajfando^ da infinito ma 
re coìnbattutt, ^ ^ben mille fiate ^ per perduti tenendoci ^ 
come piacer e fiu degl'I ddij^ a qucfia Ifiola capitammo, doue 
votyper nofira buona ventura , truouati ci haucte . 

^lui fece fine al fuo ragionamento lolao, non ficnzagra 
di [piacer e della valor e (a brigata , attendendo tutti quello , " 
(ìyeghp!Ù auanti doutfi^e dtre.ma,Ez>onlomtal quale nuout 
cofefivolgcan per lo petto , di lolao , Cr delle cofie^dette da 
lui, malageuolmentc quo fio importuno fiilentio fiofienendo , 
nuolto a lolao , deh come cifietc, caualtero, difi'egli, cofii ve 
nut Q meno de vojlri tanto grattoft ragionamenti i de' qua"'' 
It^ficnza dubbio, noi, la vofira buona merce, ci prometteua* 
no molta più douitia^che non fi pare , che piacciuto vi fia , 
chefiare doue ji imo ; e di verOypofio che, de' miei dì^to hab' 
bla vdito raccontare di molte cojc , (jr piene dt marauigltofi 
^uenimenti , egli nonmi corre per la memoria di hauerne 
alcuna vditogiamai , che tanto di piacere mi recafie , come 
il prefiente\ perch'io, caramente^ vi pr lego, sefi^tr può , che 
non CI filate ficar fio dtldtre . ifpctialmcnte veggendofi , che 
*voi,in vnpafif^o- varcate infinito mare, etantipaefi^ ^ va- 
rij accidenti . le quali cofie , come a me par e^ non fideono 
pafiare con taciturnità ^ tn niunaguifia . Mentre che^Iolao, 
s apparecchiaua alla rijhofta , entrarono nel padiglione^ do. 
dici caualteri di Ofiacaia^ficnT^armeì li quali, hauendofiatta 
ritteranza ad Ez.'òlom,fiurono a lolaO) Q' lui 3 con grandifi. 

fima 



94 PARTE 

fimàinfianita, richiefero di entrare nella Citt} Ja quate^ 
in quel purtto , haueua , molto , del fio configliot hifogno ; k 
che acconfentendùtfuhit Amente JoUo^ é' impetratafercib, 
licenzia da Ez,onlom , ma » per talconueniente > che» ifioi 
compagni f a^giugne/ftro alla ht Boria, da lui recitata ^quel 
tmtOy ch'egli , q^al che fiata fé ne foffe la cagione, racciuta 
iiaueffe , an^o nella Citt^ . Erano , in Ofacaia , due fami ^ 
gUcyC vna chiamata diV oart , ^ C altra d'itcìty lequali» 
per gentile z^z^a difangue , perrtcchez,za , é'p^^ potenT^y 
erano di gran lunga > le prime della Città ; ma , come fu ole 
auenire, per lo pikt che l'altera degli Bati, dall^alterez.^ 
za, nonfifcompagna» neran(y gì huomini^d'amendue lefa^ 
tniglie in tantafuperbiafaliti^ che , molte volte , non haue^' 
vano dubitato di mettere , in periglio, la patria \ &^fe non^ 
che Gorozaimon,huomodifomm4auttorità^ appogl'Ofaca- 
iani, mentre vij^efi- fattamente feppe , con incredibile pru- 
denti a, temperare , le flrabocchemli voghe de giouani , di 
queliaparte, ér di quella , efsihaurebbono la Città ^fin^ 
dubbio a pel^imo partito recata ^ ma^ appreffola cofiuimor^ 
te j furono le dtfcordte,é* le riffe grandi , efeguironne molte 
vccìfionifrà loro ledi poco fallo y eh' ef si non mifero alme» 
te la patria : ma^ lauttorità di lolao, hauea prouedutOiper 
alcuno IfatiOy ottimo rime dio y quando Tachecaua^eXen' 
g^n, due giouaniy principali delle duefamiglte^ molto le bel- 
le^e d'vna bellifiima giouinettay chiamata Zeba ^ mirat0^ 
hauendoy amendue^fenz,afapertvn dell' altro» fi neW amo- 
rofepétnie smuefcarono-,che quafì ad altro penfar nopoteua* 
fto, che a ceftei ; é" effendo^ Xengan^dt notte tempo , anda- 
to a truouar la fanciulla^ chiamato da leiy che molto l'ama.' 
f/ay come auengono lefuenture-, a quella medefima bora» vi 
eafiio Tacheeaua^ il quale ^ tolfo conofciuto il nimico yà'y, 

quel' 



PRIMA. pr 

quello» ch'erdi magwandO) fellone, d^ pieno M wdltalen' 
fa 5 feguito da molti , e tratte le coltella , chiamando Xen- 
gan maluagio^e traditore, tvccife . dalla cui morte tanti ru 
moriy e tumulti feguirono^ che ne fu la Città fot tof opra vol- 
ta ; ni in tanta turbation di cofe, altro svditta^che chiamar 
lolao \tl quale giunto , t^^^/V^^/wf;?/^ , informatofidelca- 
Jfb auuenuto , fattifi chiamare i principali , feppe dtfporre U 
tofein guifa y colmefiràr loro il manifcflo pericolo , in che 
fofii eranOy hauendo il nimico potenti fstmo , armato , su le 
murai eh e^ dopo lunga ^ ^ oflinatacontefa» lepajjate» dr le 
prefcnti, durezze de' coloro cuori ammollite, chefifentiua- 
no, per la indegna morte dtXengan,fer amente tr affitti, il 
tutto , con merauigliofa prefiezza , hebhe racchetato . 
Intanto . Ezonlom , vago, altre, a modo^ d'vdir le cofe^in» 
^ tralafciate da lolao yvolto a compagni di quello^ egli e dtffe^ 
' tempo ^ Signori, che voi diate opera alla promifiion fattami 
da lolao, ch'e^ ch'io^ minutamente , oda ^ per lavoHra //»- 
gua,contarmifi quello ^ch e la modeflia di lolao^ficome io e- 
fi imo i nafconder ci volle \ nulla tacendo delle preterite cO" 
Jèy poi ch'egli non mifilafcia credere^ che varie ,. ér gran- 
di, venture pruouato non habbiatejjauuto riguardo allun- 
go camino^ eh e fatto hauete . egli ci fie fommamente A^à' 
do^ rijpofe Ciro, che coftVvno de* compagni di lolao fi chid' 
maua , il poteruiferuire^poiche tanto il valete^ ma ifer^ 
monifarannOìfenza fallo, troppo più lunghi , che non bi fo- 
gnerebbe^ & io temo ^ non fouerchio dinoia vi rechino^ ér 
pereto, da hora^ mi ve nefcufo . Di noHra noia^nonyt da* 
tepenfieroyfoggiunfe Ezonlom^chcper certo, io potrà dipo 
ihecofe vdire , che tanto mi fuffero accetteuoli , quanto il 
ragionarfopra le cofeprcpofieci da lolao ; fiche feruate pur 
^pi il conneniinte . £g// ì il vero , dtjfe Ciro , che la copia 
. ' dellp 



^ P A R T ff 

delle e [è ^ch' io fono per raccontare ^prejfo chemn mi toglie 
Jperanz,a di giugner fatuo in porto , nondime» o , chi me ne 
potrà dir male ^)> ripigliarmene , fé il e omn; andamento di 
colui feguo 5 al quale difdetto far non mi lece ? ^ qui fo^ 
fi atofi alquanto^ congratiofa maniera^ e ofi comincio a dire, 
lecofe, da lolao^valorofamente operatcnohilfsimi Signo- 
ri, fono tante, (^ tali^che^ non fhe, ioy quante^ & qfiali% da 
luiy fattene furonoy contar mi creda^ma io non {pero dì om* 
ir cggiarne pur picciola parte ; nondimeno ci porro ogni mio 
Unito \ é'fe vi hàperfona , che conofcenz>a di lolao hauer 
dehba^ lo io fono dejfo, o no niuno \percioche,da primi anni^ 
crefciutt infreme ^ egli non mi ricorda^ che , ne poco^ne moU 
to 3 cfacefe mai e afa , fenza di me , fino a quefto punto . 
2>ellaCorte di Ferfiaì doue amendue nudrìti fummot tutta 
che memorabili imprefe vi facejfe lolao , non e mia inten- 
tione di ragionar al prefente y recandomi tanto altro , che 
dire dt gr and f sima lunga più degno d'effere vdito > che à 
fatti quantunque magnifici ^ ó" grandi, della Perfiat non fi-* 
no . Dando principio dunque al mio dire dalla gioftradt 
Chadifiay della quale ^ fuggendo millanteria ^ preffo^ chcy 
ìton fi tacque lolao i dico, che, la nipote della Rema, già fat» 
to hauea tanto d'arme^che^ in cui apparifce alcun fegno più 
non vi hauea eaualiero,hoggimaipiù di valore \onde tutta 
la gente miraua lolao ^ dal quale, foto, de' gioflranti , della 
fùa parte, parcua^che^ la vittoria, alla valorcfa guerriera^ 
fojfeimpedtta^ne daua egli alcun fcgnale di codardia ,& . 
perci)i^ commendando tutti affai , ftupiuano d altra parte y 
chenonmuouejfe vn'orma, quafi^alut^ nulla toccajfe, quel 
fatto . Max la Reina, auifando quello, che era^ a lolao fé cf'^ 
cautamentCyfentire ^che facefe , fen&aalcunoindugio, di • 
fagar ,fuo diritto, alla cavalleria, troppja ^ dalai, per cofi 

lunga 



r R I M a: >r 

l^ngA dimora j offefa^ne dubìtajfe d'affrontarjìcontra cjueU 

la guerriera , foflo che figliuola di fuaforella . Non hifo^ 

gnarono , ph altre, parole , ad accendere lolao » gtà, molt» 

trima, a ciò dijpojio \f>erche^fpronando forte tlcaiiallo^ijen 

ne adincoììtrar la nobile gioutnettaja quaìe^non tneno vo- 

lonterofa^glt ìnuouea centra . hora, ildefideno, chclpopo^ 

lo hauea, di vedere Hfin dtlla mjfchia , mi fé infilentiopro-^ 

fondif:mo tutti ; onde niun' altro frcp/to svdì , che q.iclU 

dei due gioftranti, il cjuaUyf u^finz,a fallo, grand/fstmo^CS^ 

molto fimde altremuoto ; ma^ t loro cauallt^ pufero^ ambiale, 

groppesul piano yftnz^a cjferfì , icaualiert, quanto jicGìn- 

frendfjfe , vnafo! oncia, piegati a dietro volando le lande y 

fatte inminutfsime fthcggte-, alCielo . hor , la marauiglia^ 

dt che s'empierono tutte^ C' iffettalmente quelle,chepu^ fa-- 

peano delvahre della guernera^fu grande, coniejfer potef". 

fé, che^ quantunque valor ofo , i^ g.-^' lardo, le potejje ,pur 

foco Ipatio j a vtfofìare ? ma , cor/ic la Rema volle , / due. 

gioflranti corftro molti arringhi ^fenz.a poterji , tv niente^ 

l'vn l'altro yauanz^are .fecero, alt refi, ej}er lentia delbran^ 

do, per lunga hora , dando pruoua d'eguale ardimento , e di 

fion pw veduto valore . Ma , la Reina , fattigli chiamare 

amendue, volle ^ che, a f tono dt tromba yfoffero dichiarati 

amenduni, valor ofii cr vittortofi,dipare^ del torneo dt quel 

qtorno , coronando gì' elmi d entrambi delle fondi dell'alio^ 

ro , ò' ornando loroi colli d'vna ricchfsima catena d'oro^ 

dalia cui b affa parte pcdeua vnofmeraldo^d'inuf tata gran- 

dez,Zja^ e dentrouifcolpite, da dotta mano, due minute ima-^ 

gini , /' vna di Marte, & l'altra dt Bellona^ in fiero fcmbian- 

te. & m nacciofo, qucfii, lafpada vibrando, or- quella^fcuo- 

tcndol'haUa ; le quali gioie erano ,fcijz.a dubbio^ di pregia 

ine limabile , lurci^o, tgi orni apprcjfo, poi ^ ajfai di belle », 

N Cj-hor^ 



pi P' A'R T E" 

^hùrrettoUfcUCt e di tornei , cjuanto fipotejfe il più ^ alta 
grande sfatti ; de' quali tutti^ a lolao , ^ alla nobile guer* 
rièra, fu daso il pregio, confodisfacimento grande dognv'- 
nd . Hora^parendo tempo a lolao dipartire, fatfone motto 
alla Reina , corna lei piacque , tratttfiin dijparte lolao .^ dr 
la guerriera^ compagna darme di lolao, le mojìr^o, come hi- 
fognaffe celare adognvno , ciò ci? ella era per douerle ma^ 
nifelìare ; é", appreffòs le venne dicendo^ lolao , non ejfere 
f emina, ma huumOy drftio figliuolo , da lei j contra lefeuere 
leggi dtlregno^ dafouerchiatenereT^a vinta-, fatto nudri- 
re j é' a qual pericolo egltpotejfe ejjere tfeconofcitttofojje ; 
la qual cofa, la gicumetta, eh' intendente eramolto^fecondo 

I ammaefiramento della fauia madre , ottimamente fece . 
Hora^hauendo lolao^non fen\agran malageuoUT^a^ otte- 
vuto dalla Reinay congedo, impofstbile fu^ tutto , che la Zìa 
vi accampaffe ogntfuo ingegno i & ogni Jùa forza, é* » pO(^^ 
app^ejfo-, la madre ^ alla quale, ella , era vnigenita, ft ornar 

II Ippolita, (tale era il nome della nipote delia Reina, )ch' el- 
la nonfacejfe compagnia a lolao , fi forte s'era ella acce fa 
delmarautgliofo valor ^del cugino „ ma, non potendo lavtr- 
tu della madre contra l'affanno , appreffo allo efifere ifuentt- 
tapiù volte ^ vna cofifierafehre l'afalfe,ché,in piccioltem' 
to,preffo che non l'vccife.per laqualcofa allafigltuola-con- 
Henne, fé volle in vita, la madre tenere , laftar lolao > ma 
non già la voglia difegtéitaylo,fi tofio^ come n'hauejfe ilde- 

Jlro, Perche, licenttatici dalla Reina.e detto^ad ogn huomo, 
A Dìo, ci mettemmo a camino , per andar diritto in Perfia ; 
^ dopo più giorni, efiendo già entrati nelt Armenia^perue- 
nimmo a PefingarajLuonifiima terra, é'fortCy quanto alcH 
Ha altra^ d^ quiui albergafsimo . Hora , cenando, vi hehhe 
ibi dijji , che efìrAno Accidente ^fcr certo sfiato era quello 
" ^ ' ^ d'Hor-- 



PRIMA. V^ 

d'Horm'ffcia, che, Ualifsimo caualierey fno aquell'hora^ ef. 
Jendofidtmojirato al fuo Re , bora , ch'egli era vicino ali A 
*vecchit'^a,Jì foffe condotto ^per amore » ad impa'^are ijt 
gutfx , ch'egli^ a fé mede/imo di mente vjlendo , ci- quale 
/offe lo (iato fuo da primaydr aq'ule grado la benignità del 
uè l'hanejfe recato%dimenttctndo l' Armenia^ribellatogl'hd 
utjfe tn granparte^ ò'hor cauallt facejfe, & h or nata , per 
dargltbriga^^ affanno , lolao'% che forte amaua , ti Re » 
fentt, di cWy molta nota^ cjr t conofcendo affai bene Hormìf- 
da, molto ftmarautgU^o^ di cojt Hrano accidente : Jpeffo af 
fermando^ marauiqltofa , (^ potentifsima e/fere quefìa ctC" 
Cd, dr furiofa pjfeione, che, con voce honejìij^tmatchiamd 
tono Amore ^ la quale, dife^ toglie altrui, in tanto, che ej^i,^ 
Jènzafare dijìintione , dalle cofe honcf}e , a quelle , che ho^^ 
nefìe non fono ^ dalle fante, alle profane^ per lo pili sferrano 
i loro ceruelli a ritrofo : onde vedeft^ bene, (jr fp^Jfo ,per le 
€0 il oro befìialità , (jrper lo affe^uimeato de loro fcapeflrd" 
ti deftt^ andarne ti mondo , prefo che tutto^fottofopra : per^ 
che, volendo , partitamente , intender la co fa, ricolfe , che 
Atojfa^ flretta parente del Re y che molto pae fé pojfedea neU 
l'Armenia, poco tempo dimorata col manto , rimafa vedo^ 
tta, in Perfia^ alRe^ tornata era . ilquale , vedutala gtoua* 
ne ^^ bellfsima^ ne parendogli bene , ch'ella iflejfe cojt^ 
volle maritarla ; ma lagtouane , non le parendo il marita 
ejfere di lignaggio ^ eh' a Ila fu a nobiltà bene Hejfc,tuttafde^ 
gnofa^ dijfe al Re, Sire y dunque mi volete vot dare huomo, 
dtfangtte ofcuro ^ per manto ? già a Dio non piaccia , cljté 
fi fatto manto prenda gì amai . alla quale , ti Re, per tale rL 
jpofl a ^ forte turbato, dffe^ dunque, rea f emina , hai tu (fa. 
40 divenir contra mio grado , e di far violenz^a allefacrO' 
Jante leggi della Perfìa s* ciò detto commando , ch'ella fof e 

N % tn 



'TUO PARTE 

i>i carcere meff A xcn ani-mo^ che le fi difft gajtìgato'tayejtiaìé 
alfuopaz,zo ardimento fi conface uà ; ma, la Reina ^ che fi' 
te Lzqionane amaua^ tanto fece col R },che non ch'egli apeg 
gio douer operare t contra di Atojfa->procedcJfe , ma di e io, 
che fatto hatiea ^ gì' mcrebbcy c^ per contentamento della 
Re in a ^ le fece, de Ila giouane^e d'ogni fa colpa Jihero dono , 
la quale , di là a pochi giorni , fotto cagione di andar a fuit 
diporto-, quaft lo Har ligneamente racchiufa nocciuto le ha-i- 
ntffCi é^ che non fi fntife troppo bene della perfona^ fé ne 
venne tn Armenia ; ér quiui , piena difdegno incredibile , 
attendendo l'occafìone , tuttaji diede a ricercare delmodo^- 
som' ella potcffe dell onta iiendicarf ^ che le pare uà di ha^ 
uere^ a ^ran torto^ riceuuta dal Re . rie <^uari di tempo paf 
so, eh e fatto le 'venne di recar a fine il fuo m al u agio propo» 
nimento ; perche , hauendo ti Re mandato Hormfda » con 
grojfo cjfercito , a rtcouerare alcune terre , che , ne e onfini 
dell' Armenia y certi fttorufciii oli hautuano r beliate ^ (jj* 
hauendo eglt^ alla imprefu^ dato^ con marauigliofa prefte^ 
za, C^felicitàf compimento, già f andò /n tornar tn Rerjì^^ 
gli e or fé n eli' animo vn penfero, ch'egli eftmìb douere effer 
buono ^ d;' ciò fu di volir vedere Atojfa ,anz,i , ch'eflre al 
JR e, perche, fatto a fapere , alla giouane , ti fuo defiderio , 
^ facendo ella fembiante dt conttntarfne , ejfo ^ con po- 
chi ^ entratofene in T apura > terra di Atojfa , fu da lei ^ikv 
Jagacifima donna è , riceuuto , con molta fejla , ó" fatto- 
gli d.mefiichez^z^a grande, olire aWvfato . la onde^Hormif- 
da, quafi non prima, (^ infinite volte , vfando a Corte , 'Z/^»- 
duta Ihauefse , la comincio , attentifsimamente , a rtguar 
dare, d", ogni parte di lei, oltra mi fura, piacendogli, men- 
tre quelle feco fiefso ,quafi e ofa diurna-, fommament e lodaua, 
fife n ti nel cuore deftar'vn maraut^liofo defìderiOidi pacer-^ 
«\ ' - .- " Ut 



P* R I M A. lér- 

Ui ftrhcfuale/iffatbencowprefe , fé diuetnr amatore di 
vietata bellez^z^a , fé non i// andafse cauto , ò' guardingo ; 
perche^ tentando di far afe medefemoforz^d, tutto che vi a- 
doperafse ogni argomento^nonfppefoprajìar afe Hefso^ ^ 
fu vinto; di che fatta lagiouane accorta, eh e, tirata da vo- 
glia di vendetta contra'l Re^altropiù non hrarnaua^poiche 
le par uè die/ser/ì,pienamentc,apicura(a delnuouoamantey 
manfeftatogliilfuo pefiero^ doue laruina delRe di Perfia^ 
tn cjM ant f pot ( fs e per lui , fcguir ni doucfseyfe^ é" ogni fu a. 
coja^njftyfc^alfuo piacer e ^apparecchiata, ejuejla condittone, 
'q'4antu»cj»e.,ad Hormtfd.j.parcfsc graufsuna^cy^lungamerì 
tefoprapcfandoui^^come colui^^y. he p altro^fuuio huomo era^ 
et ne' faoi di molte co fé Ufdute huuea,pa'^a imprcft,ct peri 
colvfalafìudicafse^nodimcno.^ dal folle appetito, terìicrario 
co/ìgliero de iCinnamor attigui dato, di i.bcì ^ difarlo',j)L he, 
òblf^ata alla iiouane la fu a fede ^c'o la medcfìma d. fracco la 
cjHalc giurato le hauea lcanz>ayò- molto prima ho'maggio al 
JiCyhjuendolepofo in dito un ricchfsimo anello, la fece fud 
moglie . apprcfsOt datofitn su' l pcnfar eccome cofi gran cefo, 
trahcfsea fine, gli vene imaginato^shaucfse potuto haucre^ 
dulia f4a parte, farnabazo^huor/jo di soma auttorità app^oi 
faldati Perfìani.douer.^sez>afallOyUÌncer la guerra'.H aueua^ 
Atoffa^pjna forella^^chiamata Lidia, di marauiglicfa bellezj" 
z^a.etpnfìa nell Aprile delCetàfua,della ijualc-piu fiate ha' 
uedola veduta ^Farnabaz,o, in Corte delRefìcraferuetifi- 
tn ame tenace e fu\ ne efsedo mai flato ardito di far la chiedere 
di Re, per moglie ytemedo no gli ne foffe fatto dfdetta,mena 
li a la più dolente, ^.penofa vita dd mondo : le quali cofefa 
pule da H omifda.^che grade amico era di Farnabaz,o> Crfe- 
gr et arto antico d'ogni fuo pefiero^comunicata la cofa adAtof 
fa, € truQuata Lidia, difpofìa, a quello far e , che la fr occhia 

VOlU' 



1-02' PARTE 

*voluto hauejjcy hebbero Farnabd^o prefto alle voglie loro .• 
folù 3 che gUfideJfe Lidia per moglie ; alla qual cofa le du(^^ 
forelle s'accordarono, toJÌOt ch'egli hauejfe fatto pale/è l'a' 
mmo fiéo nimico al Rè . ma, Farnaba^^che del piacer del' 
la bella gtouane era men temperatamente prefo , non peno 
troppo a manifestar quale egltfoffe vcrfotlRè \ per che ^ ba- 
ttendo, con 'varij artifici/^ (^ con parlar accorto, del quale 
egli era ottimo mafflro^ tn brieue^ ^rettt afuo volere / Étto- 
rt di tutti i principali caualieri dell' ejfer cito ^feco hauendù 
Bormifda^ eh' altrettanto fatto hauea cofoldati, ( da quali 
ira grandemente amato ) quanto Farnabazo sfotto omhrA 
di veder ^come fi guardajftroficuramente, per lo RÌJeprin^ 
cipalifort€%z,e deli' Arm(nia^entratiui,vi cambiarono igo- 
tternatoriiCJr tfoldatiì mettendoui^ in loro vece,huomintd't 
^valore , (^ nella cui buona affettione molto fi confidavano « 
éipprejfo , datifi a correre la can^-pagna^per ogni intorno, 4 
molte miglia, fenza troppi contrafii , cofici erano que' due 
caualieri temuti^ in picctol tempo, non pur l'Armenia, ma^ 
prefio che ogni prouincia fino utctn di Perfiafottrajfono daU 
la vbbidtenzadelRe , hauen dogli rotti , c^ ifc ori fitti molti 
ejferciti^ ch'effo loro contra mandati hauea . la onde^ilRe^ 
quafi dijperatofi della fua falute , malageuolmente contra- 
Jlaua alle frontiere della Per fi a , ne lunga Cagione fi potè a 
tenere , fi era egli aldifotto dei nemico , ^ bifogncfo d^ogni 
cofa a guerra opportuna \fen\a che le foriere della Perfia^ 
per le guerre tmprouife j ^ per altri accidenti^ erano forte 
fottigltate di frumento^ dr di vettouaglta . Sl^efie cofei»- 
te fé 5 lolao , fenza indugio , fi mife a camino ; ^" , ^ gran l 
giornate, caualcando, per la tema nonjafua tardanza^re- " 
cafie alcuno graue danno , al Re , prima non r/fiettet che, 
alle frontiere della Perfia^feruenne^ doue il Re , che venti' 

/a 



P R I M* Al. I-or 

tó vt era hperfh»a^ con molta malageuolezza , contrafia- . 
uà Centrata adHormifda ; dr parendogli^ che ^fen\a tetn- 
fo mettere tn meT^o , foffe bene az>zuffarjì co' nemici yfe- 
ce^perfuo huomo apojìa , afapere ad Hormifda , che guitti 
haueaa e au allerti apparecchiati a mantener la ragione del. 
^KÓ") ^ ijualun^ue lo combattere, mojlr areiche ctò^contra 
ragione /fatto fojfe , ò" contra fede'. Slueflo in te fi , HoV' 
m'-fda, dr T ar n ab az,o furono i incontanente^ di grauifsimo 
fdegno ripieni ; disfattogli rifionderCt ch'ejst erano preftì a 
dare^ alla loro folli a y la douutapunitione,come quelli^ che 
non comportauanOycy altri gujlajfero le loro viuandeftn\4 
alcuno fiotto di penttmento^armatift^ 'vfcirono a combatte-, 
reifico recando orgoglio^ allaprodeT^a loro^non punto dife^ 
guale . Haueua Hormifda tri figliuoli^ de' quali il maggio- 
re di etàì nominato Zopiro , aftima di chiunque 'vfofoffè in 
hat taglia, d" che veduto t hauejfe far d' arme , era valor ofo^ 
& prò della per fon a, oltre ad ogni altro, che fi fapeffe ejfere 
dt que* tempi ^ intanto che , ne tn tornei, ne tngiofire, ne in 
qualunque altro atto di guerra , niuno era^ in que paefi^che 
quello valeffe , che eglt : perche , mólti hauendone vccifi^ 
che^ adifefadelRe^ combattuto haueuano , ò' che, di gran 
virtù , dr da molto , erano riputati , ne fiali in pregio tale, 
ih'adogn'vno era^ di lui, ^randifisima paura entrata^ne vi 
erahoggimai huomo ^per maefiro battagliere che efifio^e, 
the di pigliarla ofiafie per lo Re ; onde , egliy ne menaua dn^ 
lorofia vita ; d^ erano molti giorni pafiati, che niuno era ve 
nuto allapruoua con Zopiro ; perche^ fientendofihora, neU 
fejfiercito del Re , alcuni e au a li eri efier giunti , p^efii a di- 
fenderei quantunque e' pò t efiero ,ilRe ^ & lo fiato di lut^ 
contra Hormifida, d" ogn altro rubello, come veggiamo aue 
^ire^che, nel mez>z,o delle di/ferationi , sfiauilla tathora 

alcun 



194 PARTE 

alcun raggio di fleraza^cofiilRì^ (^ tfitot^ rtnntgortrM^», 
ér prefer cuore ^(^ ardire ; tale la lucerna^ vicina alfuojpt 
gnercfuole alcuna vampa^piena di luce^maggior^che l''vfa 
to^ gtttare . Ma^ lolao^ venuto alla z^^ffa con Far»abaz.o , 
che^per niuna mamera,vollefar luogo a' compagni^cofiera 
defiderofo dt morire^ can tutta fraforza, come colui^ch'era, 
forte fdegnato contraque rubdli del Re ^ conia lancia per 
mezz,o il petto gli diede, c^ pajfollo dall' altra parte \ ^ ap- 
prejjoi confà colpi, pur àt lancia, mife a morte fa caualie^ 
ri de' principali de* nemici, ma ZopirOyfopra m^do turbato, 
•per la ve ci fon de ft40Ì^ non gli potendo nel giudtcto capere,, 
eh'altrt , che Marte ^ gli s agguagli ajfe , nell'armit "jenne^ 
€on tutta la fuaforz,a , contra lolao j il quale , ti colpo del-, 
l'auerjarto, valorofamente , fcjìennto hauendoJui^ptagatOy 
nelpettOygitt)) del e au allo tramortito] (y affettando alquan* 
to^ ne vedendol muouere^ fattogli trarre l'elmo di capo^ d* 
*vedendOi in lui ^fegnalt ancho di vita-, commandOi che^ca^ 
me fuoprigioniero^ fecondo le leggt della guerra ^quindi trai 
tofojfe^ ^ curato della ferita . ma^ Hormfda^ e sì tm andò il 
figliuolo ejfer perduto^ di più non tftar in vita , dijpofe 'yper- 
che^ mettendo ogni sforz>o^per vendicarlo^auantial morire^ 
colpì lolao nell'elmo , rimanendo egli morto da vno terribi- 
le colpo di lancia, O' due fot figliuoli appreso ; hauendo 
(fgnvno ammiratione grandi fstma di tale accidente , ne 
potendofi tmaginare chi colui fojfcy che , leggiermente , 
tanti caualicri , ^ coft valer ofi , mafitnamente i^opi- 
ro y abbattuti haucffe; é" vi hebhs , chi luì di fife effere 
Idartey éf chi Bellonay é" chi altri : ma» non vi fu alcune^ 
che s'apponffe^ fuor che Sifimbro . era coft ut delfangue rea 
le di Pcrfa , molto ^mdto dal Hh c^ da lui , fin da fanciullo 
crefcmto * tlquale^fu dato a lolao, per compagpo,tvfto,ch\' 

iti 



P R^ I M A; >^jE 

hlìgtufijè in quelregno^comefut dato anchorio .-per la qudl- 
cofa, vfando not infiemc, tanto fi truottarono , / coftumt nò- 
firty ejfere conformi^ che,vna-(ratellanza,(^am'iftìufigra' 
dcy ne nacque fra noi , chefipareua, che , vno . non po! effe 
vi::ere^fenzAgialtri. onde attenìua ^ checofanon faceua 
Kvno^che non [offe a gì' altri pale fé . perche^ non fu tnalage- 
UoleaSifimbrOi il raffigurar , a ifembianti^ C^ alle fatc\z,c 
contey lolao : percbcì egltfu incontanente al RÌ > a rccar^ 
gli la hfdona nouella^di che c^li fu^oltra mfurajieto . intan- 
to giunfe lolaOy cf , tratto il Re da parte ^ gli venne moflran 
do, come util con figlio era affalir t nemici y honi » c/i erano, 
isbigottttiyper la morte de i capitani loro , guanti ,che l'a^ 
nima raccoglieffro^ che,fe.nz>afallo, cofì face n do ^ fi far eb- 
be venuto al difopra di quella gtierra.'y fcnz,a che ^ gl'inno-^ 
e enti j nonfoHiono cffermeftin abbandono ^da gì' lddij\ ne\ 
quali ^ la noftrafpcran\a ^fi come in cofd impermutabile^fi 
dee fermare . piacque vno cosale parere^ al Re,^ volle^che. 
fimettcfse auanti . perche^ rivolto a fu oi^ afsagltamo , bett 
auenturofamentCidfse egli, ad alta vocerò mietfedeli^que^ 
Hi rub^elliy a quali ^ e erto mi rendo fior a^ che priui fono del* 
ie loroguidci che non patirà il cuore , non che di contrafia^ 
re, tna,folamente , di driT^ar gt occhi in noi : ma , da 11^ 
loro diflealtà,cacciatiy(^ volti mfuga ^vedrete^ in brieue^ 
di loro j farf acerbo ,f (lir memor.ibilv fcempto . Ciò detto», 
/pronato il cauallo,con grande ardi mento ^Qj^ fé gutto da tut^ 
ti ifuoiy f^f^^^, i nemici , ó' poti tn luh & nefuoi, lofde-» 
gno tanto^che accrcfciuti marauiglicfàment.tdi forz^a ^(^. 
divalore. qr4afi nJioui huomim djuenuti , m poca di hora^ 
fecero ^d: que' m feri y tale ruma, che f nonpoJjt^c'hebbe-^ 
ropiu veloce il p icde ^ fi fotlrafsero a quella fnuifiu bara^ia^ 
hor,. quale forAri, d' eloquen'^^ potrebbe contar ghamaii^ 
«\v Q prO' 



i9é PAR T E 

prodez,z,€^ é" l^ m^auigUe^chetin arme fece, cfueldi^ lolaoì- 
di vero eglinon mi fi Ufcia credere jn alcun modo^chelin^ 
gU4 humana le potfffe, quali elle operate furono ^ racconta' 
re; (Rancho farebbe di fouerch!o\ conciofìa cofa ,che ti va» 
iore^onde lolao efce di fchtcra , e cefi chiaro oue che la ter- 
rafihabiti^ che» non ep!u, ti ch'utrofole , Hora» tlRe^tutta 
dato/ì a penfare.comc honorar doueffe lolao^et i compagniy 
per la Virtù de' qudi- egli a (fai ben comprendeuafe hauere 
cojì gran vittoria acqujlatOt hauendo, tnpocojpatio ^rico- 
uerato. quanto t rubelii tolto gli haueancfè ne rttorrio a Su* 
fa . la qnalefu, diprefente^ di lietafefa , e di trionfi 3 non 
più veduti, ripiena . ma , le care^e^cr IhonorCjche ilRe^ 
Cr ifuoi t/^tt Inficerò a lolao ^é' a noi, nonftpoffonortfìrin' 
ger e dentro ad alcun termine., fauellando ; nonpotendof, il 
Ri ^vedere fatto di far' amor e uole%z>e à lolao . al quale egli 
volle ^ la metà de ftoi regniy donare, che molti fono^ cr rtC' 
ehi, (^ grandi ; affermando ^ fé dopo Dio , riconofccrgli da 
lui, ma, la magnificenza del preferite , m nulla, moffe ilge-^ 
itero fo cuore di lolao, diccndo^non douergU di cofa,che fat- 
to hauejfe , alcuno guiderdon fguttare > concio f offe cofa , 
eh cffo^parte di quello^ che gli fi conuemu^ , ^ ache tenuto 
era sfatto haueffe , éf ^on piìiy non ili effe n do punto vfcita 
di mente -ì de t tre bencfiajy che, da' padri loro^ i figliuoli ri'> 
ceuono : ciò fono .^ l'cffere^ i nudritiui alimenti^ & le virtù ^ 
fé, gli V Itimi due, dalla benignità del Re , hauere acquifla^ 
to . Ma,palfati effendo parecchi giorni^ne parendo a lolao^ 
che forte Jìudiaua di truouareilpadrej tanto, chcynì gtor- 
no, ni notte, in altro potè a pen fare, di perder pi}^ tempo, chie 
fé ìiccyitia al Re . il quale ^ di ciò, inffiimabil dolere fentì-,(^ 
mje-ipcr ritenerlo^granforz^a , ma,ccnofciutapoi la cagiO'^ 
pe del fuo partire , alquanto Ji rattempero j é*. fg^^ dijfe , 

^li 



PRIMA. t9f 

EiUmó» ha co fa , in <jueBo mondo , chf da me tanto amjtjt 
fta ò" hauuta cara^ quanto tu ^(^ pereto* d'ogni Ino piacere, 
to fento cf Nella ccnfclatione , che tìi mede/imo . piateti dì 
andare delirio ^adre cercando , ^ me tafiare , che tanti 
anni, con tanto amore, crefciuto ti ho,c!^ a me piace : egli è 
il vero , che fentendomt , col tuo partire, ftrappar il cuor e ^ 
tanto, e tale e il tormento , ch'io pato, che non ìo^ con quale 
patienzatlmt potrcijofìenere giamaij ó" -^ fé non^ che Imi 9 
Begno e^fipHO dire^ nuouamente acquili ato , to non mi tir" 
ret, per cofa del mondo y che compagnia non tift(\i ima. poi- 
che ciò effer non pu^o^ prima che to a Dio t' accommandi^per 
l'amor, che ti porto , che e il maggior ^fen"^ f dio, eh e ad 
huomoportajfe alcuno giamai ^ per gt Iddij della Per/ìa, ^ 
per quelli di quefla crfa,ncUa quale nudritofit ^fa , che io 
non ti efca della mente giamai ', (^ , s' effer può ^ ch'anzi U 
mia mortCy truou^to,che h attrai il padre tuo, tu mi ven^a^ 
'vedere ; accio, che lopoffa^ di hauerti veduto^coKtento mo- 
tire . lolao flette alquanto ^fenz^a alcuna co/a dire^da moL 
ta tenerez,za,impedìtt> ipot, djfyejfcrepiuageuole^ch'egli^ 
afe me de fimo ^ diminteiffe^ che i tanti henefìcij da lui 
rtceuuri, (jr ti fuo valore ; cr, che^fenz^a fallo ^cglihaur eb- 
be feguito tfuot commandamentt , folo che tempo gli fi por- 
gejfe di far lo , perche^ tlBè ^abbracciatolo^ (jr, a' baci^molte 
lagrime m ffc alando. quaf notj fperidol da fé partire, pure il 
Mcentio ; c?^, apprcfo, gli altri Bareni della Corte, tutti, da 
lut^ prefero congedo . crfaltti, lolao, e noi ,fopra vn legno, 
che^quiui nelTtrittro , et haueua il Re fatto , con magni fi^ 
cenz^a reale-, appresi are, ti pi it forte , (^ ti migliore ^ eh e di 
gran tempo adietro, haueffc l'onde folcalo , a fecondo fumé 
.nauigandojn bricue , arriuafsimo a Gues , doueilT iritiro^ 
fiCihfsimo d'acque, rende t ntnjcnza granrcmore ^ tributo 

' O % al 



iof PARTE 

ài mar della Terjta , che chiamano ti Golfo d'Ormuz, . coj^^ 
entrati in mare , l'erfo Ormuz, femmo vela . Era in quel 
luogo vn gigante^ Ut ut nome fu Starcateroyfamofoin prò- 
deT^a^ quanto a!triffapelfe\ di que" tempi, ejfere nelmon* 
dOi il quale 3 venuto a z.uffacol Signore dj'Ormuz, ,fofto^ 
chcy colui y valorofofojfe^ 0- damolto^ rimafe vintole' (JT^t 
IC^ ognifua cofa\ venne a mano dì Starcatero . Hora , c&u 
ftuiy contra tofttle de" giganti^ che ^ per lo ptìi \,infuperbi^ 
lèuaùji fimili a rohujli Cerri ,primaf rompono, chef pie- 
ghino a'foffianti venti^ in vnfuo beUiftmo luogo , ch'egli \, 
ìù la riua del mar e, fatto haueafabbricare-, ccnpiaceucùx, 
ica^érconfcfa, chiunque andaua i^ veniua^faceuartce" 
1uere,fjr h onorar e . per tal conueniente pero , che ^ fé fhoft 
era huom d'arme ^ difcco^ a battaglia^ venire > gl'era bfo^ 
gno \ nella quale ^ fé Starcatero veniua al di fopra della 
tensione , al vinto fconuentua di andare a porfi in mano a 
Leoxiuray figliuola del Re di Gcdrofia^ la qualè^ Starcate- 
ro^ defideraua dt torre per moglie , come coluta che l'ama- 
uà, oltra mfura . ma , co fa , ch'egli operajf .per amore di 
lei, niunaforz^a haueua di recarla a volerglibene : nonpa^ 
rendole^ quel gigante-^ tagliato afuo doffo . la onde , Starca- 
tero 3 menaua doloro fa vita . Ma , lolao , piena informa^ 
tiorje hauendo del fatto, volle, che, dirittamente, sandajjì^ 
all'albergo de le or te fé ho si e , defid^rofo dt volere ,per ejpe- 
rientia, certez,za^fe colui quello valtffe, che la fama por " 
tatta intorno . già erauamo a vi Ha venuti del beli fsinio luo'' 
go dt Starcatero , quandoftimmo , non fé ne ejftndo , noi^ 
quafi accorti , da vna compagnia di belhfsime donz>€lle\ 
che, tn vnpalifalmo , venieno^ dolcemente affaUtiy cr i»^ 
riitati ad albergo, a nome del Signor del luogo ^ affermando-^ 
Im non hauer tn defio altro ptk ^ che dt b odorar e i caualieri 

dt 



P R I M A. f6p 

'dìvalort^che ^ iffauano per que' luoghi, non erano.a lolae, 
tante parole bifogno.percheifenza più inutti ajjettarè , co^ 
me alle gtouani donne piacque^ in parte , uicin del he l paia- 
gio^ n andammo t doue ci attendea StarcaterOyaccompagna^ 
40 da molti caualieri^ che , dt pregio pareano , in vifta ; dai 
quale ^ lietamente^ & con molto honor e ^ fummo raccolti, 
ira yStarcatero , molto grande della per fona , ma co/ìben 
fatto ^che niente più, ^c^ nel fiore degl'annifuoi\ CT^conque- 
fldjeggiadrifsimo, ò' coftumato , & parlante huom molto ; 
tome colui-, che dal Rì della Gothta^tocolmojjuojftddifin-' 
TgoUr ZI alone fu auoIo^ con diltgeny^a\ alleuato^csr crtfiuto^ 
f tocche a caualieri,dt reni faniue ^c1)uienfì ,appar)> J.t m irÌ8 
*f, diuennc-id ogni virtù famofo . Mora, volendo lolaopaY- 
tire^ Stareatero caramente il pr^go , che gratia far gli vo^ 
iejfèy ch'ejfo^ per opera , conofer potcffe alcuna co fa difua^ 
prode^aja quale, egli haueaper coftatCtdouer cfferCìchen- 
te la fu a realprcfntia mojlraua-^a cui lolao^ri(pofe-,co7ìte cht 
efoffe di ni un v il or e ^ch egli era apparecchiato di piacergli 
in quelìa^cjr in qualunque altra e o falche a grado glt fojje ^ 
come colui , che , innamoratofi ^ perfa>na\ gran tempo pri- 
p$4^dellefue ff?7??2€ virtù , l'anima dijpoiìo glhaucua . da» 
H adunque ordine , come fuffero m ifteccato , il giorno fé" 
guente , s apparecchiarono alla batta'^lia . Stareatero , in^ 
tanto ^ fece a fpere a lolao le conduioni ^ che pojie fi era- 
no al combattere , ó" ojfcruate , di tempo in te?npo , da ogm 
vm) > che qui armeggiato haueua : le quali erano di tal 
guifa , che fé , Stareatero ^fouerchiaua Cauerfario , a lui 
bfognaaa ejfere in forz,a di Leoxiura^ C^ farle comman-^ 
damtnta ; é" > f ^ a Stareatero, toccau.i di e/fer vinto, egU 
era in balia deluiucuore.mafe^dalnafer del Solca quan» 
dò egli tramonta , tcnctia a Starcattrofronte il ccbattitare^ 



ir$ PARTE 

ighfirimanea Signor diOrmuz,^ e dt quanto quìutpojfeded 
Starcatero . Non haueua il Sole anchora , con la fra luct^ 
recata ilmiouo giorno , quando t due campioni , facendo a 
pruoua^ tvn dell' altro ^ tn ejfere il primo ^ad entrar in cam- 
pOiÓ* meglio ad ordine, comparuero in ijìeccato^ad vn tepo, 
queflo era vna belltfsima,etJpatiofapia^a^a riua limare^ 
ddaltopofla, t talguifa,che^da qt4ella,gl' occhitinfra mare, 
dipingendo ^ fi potè a.di lontano molto^qhalunque cofavede- 
re . ai capi di quella tefi erano due rtccbìjìimi padiglioni^ 
difeta verde ^ ordito, (jrtej/utod'orojl'vno , e l'altro di/è- 
fa bi ancata' (^argento . nel fecondo aporrefiandl) Star e a- 
terOi nell'altro lolao^per quiui douer attendere ^che dejfe lo 
ro il fegno dt combattere la tromba , I caualieri vejìiuano 
afeta, di colore j a t loro padiglioni ^fimbiante . Mentre ejl 
fi cofi dimorauano :^y cheilpopolo^da ogni parte, quiui tra- 
heua^ in infinito^ ecco vna naue-,grandej}ella,(^ benguer- 
ìiita y la quale , dirittamente , veniua verfo il luogo j doue 
erano icaualteri; intanto, Leopoldo ^fratel cugino dt Star- 
catero, accompagnato da alcuni caualieri^non punto dipic-^ 
dolo affare^ andoy in fretta, per ifpiarcjchi^ su quelvafcel' 
lo, vemffe, (^per inuitargli aUommune hoUello de' vian- - 
dantt^ fecondo il cojìume del luogo ^ ma egli non fu prim4 
giunto alla proda del mare, che gli venner veduti -/iella na- 
uè, due rmoceroti , (jr due leoni ^ i più fm furati^ ^feroci , 
chefifujfero veduti mai, ^ fei caualieri^ li quali ^nelfm» 
biante ^pareuano di cjfer da molto . cofioro .^fmontati^^ con 
stilane parolci ^ altiere^ dijfero a Lecpoldo^ch' egli fgnif' 
cajfe a Starcatero , cheefi pori anano la morte di lui , e di 
chiunqueforgcffe alla fua dfefa, nelle loro deflre . le quali, 
fenT^ fallo, shaurebbono fatta via alla vendetta t eh' (fi, 
di luiipigliare , lungamente haueuano dcf derato : aggiun^ 

g(n' 

] 



P R I M A. rrr 

gendo altre parole splene di motte orgoglio , mentre cojlùr» 
co fi ragionauAno^ Starcatero^Ò" loUo qt/e/ìo di lontano ve- 
duto^ a ìg(:(li t dr a i muonimenti , prcjìamente auifaron» 
quello 3 che era \ perche , di pari coni or dia , na>ìdarono al 
mareifrgtiiti alquanto dalla lunga , da noi due , fenT^ più . 
tofio^ che , i caualiert della naue, videro Starcatero y/ènza 
p troia, dire fcio^fero t leonì,& i rin'^c eroti . li quali, a <i^ran 
Jalti^ furono a t caualieri , ^ gli s'auentarono addoffo . 
lolao i dr Starcatero , che , quantunque gioueniy moltt , (^ 
graui pericoli , da fiere auenture loro apparecchtati^con la 
loro virili ceffata haueuano.delprefènte^ infoino , acciden- 
te, moUrarono di fare ft ima \pcrche^infe flcfi raccoltif^fi-^ 
mferOjCautamente^ alladifefat chiaro vedendo, quanto di 
hauere gli fch ermi fempre accorti , loro face fje di mefìiero . 
1 caualiert della nane feguendo le loro fiere , a granpafi^ 
furono con Starcatero^& lolao . il mio compagno^ é" lo^ve- 
duto t euidtnie pericolo^anz,i preffo che la morte ^det com - 
pagni'y rompendoli commandamento sfattoci dt lolao , ò* 
poco curando i prieghi dt Siarcatero , che non voleuano , 
che^per cofay che noi vedefimo, lorofidejfe aiuto^ confret- 
toloftpafsi^ e t Jì u dì a fs imo d'incontrar mimici^ auanti^ch'ef 
fi leforz,e accrefceffero delle fi ere, con quelle accompagnan- 
dofy a danno degt amici . Erano le cofe in tale fato, quan- 
do fi videro v^rfo noi , due grandifime naui, ventre, con- 
tra le quali , e ofi commandando Starcatero^ fi nando Leo^ 
poldo, ficco menandoparecchi hu omini valor ofi ych'eg'i ^per 
ficurar ti luogo di qualunque oltraggio , e dilpiacere-, chefat 
to efilr potefie , del continuo , armati , quiui , tentua . 1,^ 
quello mez.z.0, lolao^ di due ferite , haucua att errato l'vn^ 
de t due Leoni, che ilpitt terribile pareua , tlquale , la terra 
mordendo» mori , ò" > Starcatero con vn gran colpo haucua 

reci— 



7/2. P A R T E- 

recifo ti gran corno all'vno de ì rìnoceroti, hauendo taltrol 
a lui, vffaferitay non micaUeue^ imprejfa nelfanco . L'ai" 
tro Leone ^ intanto, abbandonato hauendo lolao^ haueua af- 
falito Starcatero^ e,4amolti lati^^ in varij modi combat*- 
tendolo molto lo firingetia^ (^ gran penagli daua. lolao^aC" 
cortofi del pericolo delcompagno^vaccorfe, ó'y forte cruC".^ 
ciofoy animo famente il Leone, [opra la tejìa ,ferì, (jr recifc 
gitele ben m/'^a , ér morto fel fece cader a piedi ; nelqual!' 
t^mpOy mettendo forz^a Star calerò ^ e di fé medefimo '^'crgoy' 
gnandofi forte ì immerfe nel ventre del rinocerote lafj^ad/^ 
tlq'iile^ eia non oftante^ terribile più ^ che matfuffe^ lui^ di[ 
nonapi-tga^ nell' angninaglia, percoffè , e , dalrnedcfimo fu-.^ 
rore portato y diede vna grandi fsima percojfa a lolao,per U.^ 
q'tale egli fu vicino a cadere , ma di tanto l'amarono gì' id-. 
d'f ch'egli nonhebbe altro male ^ ma, la fera beJìiayVirfar\ 
do vn mar difangue»^» il tutto ^ di /pauentofifuono^riem^ 
^ìendo^piu non potendofì reggere in piedi , caddi morta ; (è* ^ 
il fìmtgliante auenne dell' altro , che >paffato , per lagola-idal- 
lajpadadi lolao^fit msjfo a morte , I cau alteri dalla naue, 
intanto^ leHatoneynOx che (t siaua al vedere , ^ neltaf^et"] 
to^ér ne' finihianti^ par f uà. Signor degl'altri , cihaueuano^^ 
affai villanameM^:>4Ccejch.iati ,, ^ feriuanci > come gente 
difpirata^ con molt/tfuria v nonper tanto di meno^pofio che 
cjii frjfero cinque^ cifApemmonoiguardare.affat hene%dd^ 
colpi loro yUandofempr-e a riguardo ; ma ilcaualtero, q^^^fi^ 
riguardatore fo giudice ^ del. noftro combatter e. y diuenutp^ 
poi che, ci hehbe mirato alcu'tìQ fpatiOiv'olp Ipfguardo a Star 
catero) vide^ e he ^ptr lo molto fangue vfc itogli , caduto er^ 
in terra^ perche ^jteto dell' accidente , ver fila f dtrizz^V, ^ 
loUoy veduto il compagno in suTherba difcfoi dolente del 
e afe 9 fu di f ubi io .i a Leuargh l''d^Q,>.4cci\ ^ chij^ trito rica* 



llnr 



P R r M A; ^ 7/> 

gUerpoteJfe , fé perauentura l'anima > età che egltfomma^ 
mente defidernuajn lui anchorafejfe dimora ; c^ > 'vedati 
il e au alter della naue a fé venire ^ in gran fretta fenza trop 
pò penfare, quello, che colui volefeyComprcfe .perche fatto^ 
glifi incontro, tutto ardendo d'ira^ Caualiero, dijfcy egli non 
mi fittene di hauere, non che veduto^ma ne pure vdtto^ri- 
cordare da alcuno , la maggior villania , che e la prefente, 
che fatto ci hauete ; esperò apparecchiateui fh onore dt ca- 
ftaller tacche viene hoggi troppo offefo da voi , nel fuo debito 
luogo riducere , colvoftrofangue . il cofidtre , ^ il dargli 
con la fpada,vn grandifimo colpo, nella tcfia^fututto vno, 
via ilcaualiero^dtgran vantaggio^ bene gli rifpoft con vnd 
accetta,lui^in suldefiro homero percotendo,con tantapof 
fa 3 che fé altre armi haueua indojfo , gli haurcbbe ^fnzjA 
dubbio, fatto gran danno . al quale , tofto rtfcuotendofi ^ Io- 
lae, diede cofigranpercojfa sii l'elmo^ che lo cofrinfc a met 
ter e nhi ginocchio in terra, ma egli ^incontanente rifurfe; dr 
cofiy dando , (jr riceuendo infiniti colpi, fen^ poter vincer 
l'un l'altro, perfeuerarono lungo Jpatto, Mentre che^coftoro, 
€ofi cobatteuanOjilmio copagnOid^ io^a/pra battagltaj cotrd 
quelli della naue,faceuamo, tanto , che efi, non haucuano.» 
hoggimai piif, pe^o d'arme intorno-, che buone fojfero % dr» 
per la copia del f angue , che , loro , d'ogni parte , vfiua, 
erano mane ati^di forze, ajfai : la onde, poco vigor ofamen» 
te ^feriuano : infom?}2a, noi , gì' ine alzammo fi forte ^ che, 
non potendo durare , ni riparar fi , voltaron le Jp ali e ^fnza 
ejfere da notfguiti, a quali ^ gran viltà \ pan uà ti voler 
'€acciare , dr vccider gente , che fugga ♦ ma , efit , guari di 
via-y andati non furono, che cadtro in terra . Leopoldo, che 
fatto hauea tutto ilfio potere, perche^ coloro delle naui,non 
'ijmontajftro in terra^funellafine, foprafattv, da due tigri ^ 

P {que- 



ti4 V A R T E 

( q'^eflu tolti dalle contrade de' Vrafii^ fono^ il doppio^ nt/tg^ 
glori de t Leoni ^ ^' di ferocità incredibile ) // quali fecero^ 
delle p4e gentili n poca di horay tale (Iratio^ che non dando il 
cuore ad ale uno ^di attendergli p'M oltre ^ fi abbandonarono 
nella fuga : come che ^ il fuggire, poco loro'^iouatohauejfe, 
ejfendo , quegli animali ^ dt miracolo fa velocità ^ fé lolaOy 
che all' horay apunto^con vnograuifimo colpo^diftefo haue* 
uà ilcaualicr della naueful piavot dt fé tolto » & che traffe^ 
folj^ al remore, efendo not due rimafi^per effere guardia di 
Starcatero, non hauefft , con marauighofo ardimento ifer» 
mata la coloro fuga .perche^ egli^ con quel impeto.dal qua- 
le portato era, caccio lalpada^ nella gola, aWvno de Tigri^ 
che gli venia, ferocifimotcontra , (^ cofi bene andò labi' 
Jogna^ chej' a'timale ytncontanente morì . ma, l'altro Tigre, 
venuto di cofia a loUoy fwrli fallato addoffo , con tanta pre- 
fi e'^a, che non hebbe affli fpatio di fare fchermaglia centra 
quella fieri fsimabefii a : perche yfiretto da nece^ità^lafcto 
lafpada^ Crfufi ad abbracciare colTigre, ^vi adoper)) 
tanto di fior z,a, alla quale agaiunfe molta deflrez.z,a, ch'egli^ 
in non molto Hante, hebbe atterrato quel tremendo anima- 
le , con tanta marautglia di tutti, che , pofio che io ti pur 
vedefihfi nopoteua to per niuna cofa^nel giudicio della mia 
niente comprendere , o confi nttre , che ciò fofife » ^ a tutti 
tare a di fognar e . ma^ IoUo,finz,i far fofia , con ejfo ti fu- 
gnale ,che ^fi^bitOi che la v^de a giacere ^ trafie fuori ^ tre 
'volte , & quattro , per la oola yglt diede , ^ vcctfìlo . 
Leopoldo^ vedute le fiere tn su Iherba diftefe , tento di riuo- 
car, dalla fuga y ifuot fio l dati ^manovne tr afe frutto , per 
,noho, che vi e onfum affé fatica i perche tanta era lapaura^ 
che loro m^ffo haueuano quegli animali^ che prima non ri- 
fiat erodi fuggirei chet nelle vicine terre , entrati furone» 

in- 



PRIMA. itf 

intantOyiOy che^ molte buone e cfè^di medicina, apparato ha^ 
muagtà, in Perfu dimorando > curai le piaghe diStarcate^ 
YO, che ver pipano fan^ue , in tanta abcndanza , che poco 
tiu^ cheindu^tato fi ft^Jfe , a dargli aiuto , era , la vita di 
iuijfenz,afallOy in picciolo fpatio , racchiufa . apprejfo , te- 
nuto modo^chegli^ quindi , leuatofujfe ^foauimentCy al vi- 
cino palagio- portar fi fece, ma» lolaotnuUa filmando lepj.f- 
fate fatiche^ voi fé ipafsi , accompagnato da Lecpoldc , e da 
mot due, verfo le naut . mentre , che » noit cvfi andauamo, 
fmontarono diece caualtert^ li quali, in mezzo di loro, con- 
duceuano vn Liocorno, a(j>rifsimafer a ^che , in tutto lire» 
Bo del corpo , rajfomi gli andò il cauallo , dalle fattez^z^e di 
lui, variando poi, nel capo, che lo ha di ccruo,^ ne' piedi, 
che di elefante fono, cjr nella coda , che raffomiglta qMclla 
/ del cinghiale , fagraue muggì o ; terribile a vedere , (^per 
quefioyérpcrvn cor nocche di color ner oblungo due braccia, 
nel me zzo dellafrontegltfì fa veda e . da queflt incontra- 
ti, & feriti y demmo commciamcnto advna terribile bat* 
taglia . ma* lolao^quafi nulla , aluiy toccaffcqueflofatto^ 
gl'occhi hauendopure, al Liocorno ^intenti , moffe ver lui, 
con marauigUofo vigore . la btfìia-, vedutolo ,prtma fi [let* 
te alquanto^ mofìrando di maraaigliarfi ^poi, turbatafì fior* 
te, lo venne ad incontrar. di galoppo^ con la tefta baffa j ma, 
. Jolao, temendo dello fjontro di quel ferocifsìmo animale yft 
traffe^ de flramente^ diparte ^ & fecdche'l colpo fu gittato 
fil ventot cacciando eglh intanto vna punta per ferir Cani- 
?nalc m l ventre , ma indarno ^perc he eglipiu velo ce\ che 
flrale^fufsi lanciato da banda, tornando pur ^ per ferir Io- 
laOi il quale , non cofi deftro, sù'l p:e, potceffere , che non 
fujfe colto in vna fp a! la , onde ne fu per cadere , &,fcnza 
dubbio, e adulo far db e, fé, la biftia.più faldo pcrcojfc l'ha- 

P 2 Uijfc i 



Ti^ PARTE 

fisjjì ; & cojt^ (jutui 3 s'attacco, fi a loro ^ vna crudele j éf 
pericolofamjfchia, in quejìome'^o ^noì » hAUCuamo mtj^i 
in volta i caualieri della naue, e^, malrnenandogli^ alla fi' 
n e ^gli coftrigtjem o a dar'i dofisi alla fuga . Starcatero> ccm- 
prefo a che rifichioandauamo tutti , al quale le nouelle era» 
venute^ di parecchie naui , che , andando a vela, velocfisi- 
mamente^ne venieno verfio Ormu"^^ ó" erano ^fienza dub' 
bio^ nani nemiche ^prefiamente congrego^da luoght-jtcini, 
buona quantità difòldati^ tra dapiedty ^ da caualloy oltre 
a quattro mila » bene arman , c^ valenti , é' , fiotto efiperti 
conducitori , gl'inuib a quella parte , doue fiauisb douerfi le 
naui e alar e, pm^ dolor ofo, che altro huomo^dt non potere ^a* 
fiuoi^ darfioccorfioy ^ ifipetialmente a noi ^ che , di nulla efi- 
fiendoglt tenuti^ tanto^ a bene^ ^ (lato di lui sfatto haueua* 
fnOj chefapea , per lo fiermo , non pm poterfi , per carifiimo 
figliuolo > fiat elio ^ adoperare . ma, lolaojjaueua il Liocor- 
no a termine recato,che, debole diuenuto,dr fi^(^<^o,daua afi* 
fiat manifieftofiegnale di poter, poca bora » tenergli fi onte Ae 
cofie erano in tale HatOy quando, a noi^parue vdtre un gran- 
d fisima pianto, ò" guai alttjsimi , me fisi da alcuna femina ; 
perche, con toHano pafio>, et inuiammo ver le naut , donde» 
a noi,pareua^ che, ilfiuono^ '^fi^bT^ • ^f^^^^^t vedutici apar- 
tire,fi fattamente per cofie quell'animale , dandogli^ ad v» 
tempOidi molte ferite, eh e il pur tolfie di vtta^(^' et tenne dte 
tro^ agranpaffb . ?na , poi , che giunti fummo vicin dellx 
naue^ ci venne veduta vnagiouane donna fiu la poppa,ve^ 
lina aperfio^ bella^quanto aUuna altra , ce ne fufie parutd 
di vedere, da indi a dietro ; ma^ da cofigraue dolor punta, 
che^ affai apertamente , ?no/lraua di hauer poco la vita ca- 
■ ras &% ba^tcndofi a palme , ó" grane oltraggio fiat endo alle 
$hÌQme^ che^ difintfiimo oro , panane > con voct , tnterrot* 

te 



PRIMA. IT7 

te daprofondtfsìmifofpiri , eh' ella , con tutta lafor^a loro, 
lafàaua del petto vfctre , amaramente ptagnendOi dice uà • 
Amatofpofoj (jr Signore di quejìa dolor ofa mia vita^ è e^li 
pur vero y che to ti veda^ con gl'occhi mici , in contrade , 
da me ) non che vedute ; ma ne p-tre udite ricordare gia^ 
mai^ e ofimifer amente morto giacere ? (jrche^ di qui a pie- 
'dola hora^ t/4 habbiaadejfere cibo dt rapacifstme fiere » 
tu nato, d^ crefciuto alla fperanz.a di tanti Regni , Signore 
dt tanti paejì i hora, non otterrai tanto ^folamente, di terra^ 
che, da quella raccolto j da' ì7io>-fi delle ajf amate bcftie , c^ 
dagl'artigltìdijpietati , degl'uccelli ^ riparar fi pojfa^ egli 
non mi era^ ucr amente ^ nafcofo, quanta > ^ quale la incon' 
■Jìanz^a fujfe delie co/e humane , c^- come , per poter Cy che 
mofìrtno dt haucre, elle picciolo fpatio durino in iflato\ ma^ 
tanto riuolgimento , non che io hauefsi penfato di vedere 
gì amai, ma, a pena, cheto hauefii crcdutoy che far fi pot ef- 
fe . ahiy i hcj nonprima^ s'apre un fiore » che nebbia tmpor^ 
tuna , nembo tempefiofo , lo sfiora \ chi uide mai il pik 
bello , ri più leggiadro » ò' il più ualorofo caualiero di te j* 
quando hehbe ti mondo cofa ìpiù pregiata , mai ? rea mor^ 
te t come ti ha egli [offerto il cuore di leuarne tanta ecceU 
lenT^t ? empia mano jfopra ogn' altra , fu uer amente quel* 
la, chetolfe dtuitail più compiuto gioitene , ò" tlpiufa^ 
mofo in prode'^-a , che mai formato fuffe dalla natura . 
Infelice Re di Goiame , che rie nuouelle ti peruemranno k 
gl'orecchi \ bene aufo, che pochi ^ e turbati , far annoi gior- 
ni tuoi ; e tu Reina > ^ Signora mia > che fie dt te ? egli non 
mi fi lafiaì in alcun modo-i credere, che tupr.ffa,u>ìfdmO' 
ìnento, p fi enere il fiero affali o di cofifuenturatc accidente • 
a quefìr parole , fegut vn grand!fi:mn fojpiro, pù cocente, 
(he fuoco, et ifuenne ^cadendo ndU braccia daUunefie 4a^ 

migli- 



rif PARTE 

fnigelUi che lei pìetcjamente rac col/ero ; wgegnandofl,tftian 
lopoteuano il più , di fermar Ufmarrìta anima > la quale, 
non potendo l'ambafcia vincere , tentaua di abbandonarti 
compagno, ma, poi e he, a JUoi (piriti ^impaunti^furono^cori 
*varij argomentt^ dalle pietofe donz,elle^ reftituite, in parte, 
leforz,e loro^ ella^da capo,fidiedefopra i pianti Jamentan^ 
do fi, con cofi nuout modt^che^ dt/e , fece , a noi tutti > venire 
molta compattane, ma, 1 ola o, forte increfcendogli dive- 
der^ cofi bella cofa i a tal termine , recata , che , d'ogni fua 
Jperanz,4 mancando t le conueniua^ fenz,a fallo , morire ,trat 
toft auanti» congrattofa maniera , diffe . Belltpimagioua^ 
ne , che , in voi medefima incrudelendo fmerchio , dtuenir 
micidiale di voi volete , é* , quelloy che e peggio ^fen^afa^ 
pere il perche ; date tanto difofta a i martiri^ che , voi, in" 
tendiate quello^ch'to vi vug dire , fé , forfè , dalla mia Un» 
gtta, ogni vofìrapace> & ognifalueT^a ^potefle acqmfiare* 
colui y che, voi, per morto ^ piangete , non è morto 3 &io vi 
faro, incontanente, per efperientiayvederejche^cof a pun- 
tOyfta,come io dico . percheyfènza altro attendere più sfatto 
quiui foauemete recare il caualiere ddìanaue^ Cf trattogli 
l' elmo y^!^ di f armatolo y egli incomincio a muouerfi , ^, ap- 
preffo^ a dimandare in qual parte egli fuffe , é' come capi^ 
t atout ? di che, la giouaney tanta allegre'\z,afent},cheyper 
pocOy largata con l' amor ofe chiaui^ ì anima, del fuocuo-^ 
re non vfcì fuori , e non potendo comportar U gran de- 
fio , ch'ella haueua dejjere con lo fpofo , fufi lanciata fn^ 
bitamente della naue , ^ gittandofi fpra'l marito ^ te* 
neramente lo abbraccio ; confejfando ogn'vnOy che quitti 
craprefèntCy maggiore amore, dt queflo ^ non poterfi, in aU 
trafemmaì rttrnouare . lolao , veggendo ti cat^aliere de- 
boUi^facco tvolle, che fìportflffe al palagio i a fne ^ chi 



m 



PRIMA. //^ 

fujfe curato^ nel che, quanto egli amfaua , conttemuafimol- \ 
ta cautela pr iflar e y per ejfere colui male /lame \ é'^hauen- 
do fatto mettere le due nauì^ con tutti gli arneft, che dentro , 
vi erano, e he molti » ^ ricchi furono^ infuluo ,fu a Stare a-. 
tero ; il quale in affai buono Hato ritruotìo , come che poca 
forz,a rima fa '^Jifoffe ; é' hauendolo pregato a prender ani 
mOy é" apenfar di guarire, diforz,a^ and^o a vifitar ilcaua- 
lier della naue^ &, con dolci parole , racconfolatolo , d>Jfe , 
che a buona fperanzaftejfe^ che^fènzadubbiOy egli vedreb- 
be le co/efuey in brieue^ a lieto fine , condotte , dalle quali 
parole fu tutto confortato ilcaualiero , cr pieno di buona 
fperanz,a^ in breutfimo tempo-, di grand fsiw} mizfioramen 
to dimoJìr))fegni: di che^Iolao^contento molto t'uolle, da lui ^ 
fapere,come egli coft^con armata mano » fojfe venuto adaf 
falir Star calerò ? a cui egli diffe , effere flato ^ per mano di 
Starcatero, tolto di vita vn fuo fratello , al maggior tradì- 
mento del mondo ; mentre ch'egli^ congiungcndo l'armi f^e-y 
con quelle del Re di Ormuz,^ loro parente flftudiauay quan* 
; to poteua ilp'ù, di aiutarlo contra Starcatero^che i tngiu^. 
ft amente, moffo gli hauea tarmi contra , marauigliofsi , di 
CIÒ i forte lolao , é^fenzt altro dire , con acconcio modo di 
ciOy ch'interuenuto er a ^s' informi) ; ì;^, parendogli piena in» 
format ione ha u ere dell'opera ^firiftrinfe col e au alter o^^ é*» 
quiui^ hauendoy alla innocenz.a di Starcatero pruouare, af- 
fai conueneuoli teftimonianz^e , fece^ in gufa ^ che^coUii >/^ 
mojf e dalla fu a fai fa opinione', cjr hebbe per colante jCofi ef 
fere i come coloro affermauano , togliendofivia l'onta > che 
fatta veni uà a St arcai ero ^fenT^ hauerla e (fo punto merita^ 
. ta, che vertuofo caualiere fu , mentre viffe . Intanto , ve* 
nendo Cvn mejfoy appreffo l'altro^ della fiera batta^lia^ che 
appiccata fi era tra quegli di Stare atero^t faldati delle naui, 

& ef 



Ui PARTE 

m,€t eJfendo^aOià nottua venuto del caualiero^fafiedo quel- 
le ejfere fue gentitmandb lorofignìjìcando > che incontanen- 
te ponejfero giù l'arme , poiché ntuna giujia cagione haue- 
ftano di combattere \ (^ , rnandatighfkoi fegnali , accio fi 
treftajfefede a quanto^ loro^ da parte di Im^fi die eua, furo- 
no fubitarnent e t'armi depofte , riè pure da quelli delle naui \ 
ma dalla parte anchora de' caualteri^ ancho di Star calerò, 
che^ loro , fomigltante commandamento sfatto haueua . 
Migli orauano in tanto i caualteri ^ fi fattamente , che quafi 
erano condotti àfanttà ; perche, lolao , che fopralpenfiero 
di truouartlpadre , tlptu del tempo, dtmoraua , da cìbfti- 
malato, chiefe à Starcatero licenza , hauendo prima fatto 
libero il e au a li ero della naue^nel quale fecondo le leggi del- 
la guerra , egli haueuapiena ragione , ^ pacificatolo con 
Star calerò •a cui, volendo, ilcaualtero intieramenteyfodif 
fare, dijfe^ più fiate, infegreto^ d^ inpalefcy anzi lo dichia- 
ro per bellafcritta di mano^fe efifere fuor di forfè , & St ar- 
cai ero di colpa» intorno alla morte di Cicacatà fuo fratello, 
il quale, egli^confefiTauaeffere fiato veci fionda Star calerà, 
a battaglia corporale, fenza vantaggio^ & fcnza inganno . 
ma , egli non fu pofsibile , per molto , che vi fi adoperaffe 
lolao 5 ottenere^ che Star calerò^ fi rimaneffe . an^^ confef- 
f andò fé hauere la vita, Vhonore^ (^ il Regno ^ dopogl'ldd^, 
dalla mano di lolao , affermaua-,non poterli alcun fallo ado- 
perar , da Ihuomo , che ptk offenda la diuina bontà , che , 
acquili andò, da chichefia, alcun bene ^ e fferne fon ofc en- 
te : per la qualcofa^ egli non vi haue a dubbio alcuno, tolta, 
dagli huomini , la riconofcenza de beneficij rtceuuti , che 
infiememente non fé ne loglieffe ti conucrfare , ogni tr affi' 
co, (^^qualurique e'fifia^ quafi ogni negotio'. la onde, poi che 
egli 3 cofa non hauea^ chepiiifiimaffe^dclU fuaproprta per- 

fona. 



p RI M a: /^ 

fona^ ejualcheefi fojje , dt quella ne farehhedonoà loU»^ 
non potendo , egli, jterfuo auifo , meglio allogarla . a queflc 
far ole non fu dt lungi l'ejfetto.perche, fatto apprefiare due 
legnit di gran 'vantaggio^ he ne arrnali,(^ benecorreda:.\su 
l'vno de' quali andajje lolao^ su l altro il caualiere , con la 
fu a donna^é" haueudo, Leopoldo , in cui^ ejfo, haueafommx 
fede, in luogo fuof fra tutto tlgouerno del reame^ generale 
Ite ano ^ lafiato , date le velea^ venti , andammo alncHra 
^viaggio . cofi^nautgando, lafiammOìa man manca^ ti E a/in 
ri, che rende fio dritto al mar di Bafora . fcaricanduui den, 
tro molte acque, cr la terra di Menigian^ ilcafo di laauit^ 
te^ Guadel^Calaria^ Tibique,ò ,più infra terra, Stalaqua^ 
Ò' Calematc^ sul mare^c^ Patamz, j é" già ctapprejfaua* 
mo alla punta yìrelìinga^douei limare , per le moltefecche» 
€y da nauigantiycredutopericolofù^oltra modo\onde ne fona 
quelle riuierepreffo chedishabitate j quando^ camhiatofiiL 
vento^furfe vn tempo fierifsrmo,& temfeslofo ,i l quale heb~ 
le, in vn momento» ti mare di rabbiofi venti riemfiuto ; da 
qualt,i nojì ri Legniy furono fi fattamente agitati^ chefummB 
fili volt e vicini aferderct^ci^fe non che^gl' iddij ,ne porfero 
tjpetialfoccorfo, vihti^fi comeio eflimo , da' nofirifricohi, 
diueniuamo,fenz.a fallo, efcadegi'auidiftfi'., ma, come io 
dico, gl'lddij 5 teneri del nofiro bene , e della nofìrafalute» 
Oferarcno^ che quel vento , che ne f acca tanto contra , ^ fi 
farca^ che inafprijfc^per ognihora>ftu ^pffc, non so come^ 
fibitamcnte^ Uuandofne vn altro, ilquale yfocofìando^ ci 
bthbefvfjnnti à Dtuly terra fintata su la Locca del fiume ///«., 
do., il quale» ntliefaide^ del monte , chiamato NaugracottOy 
naftendoyba ti fio ^ cofi prvfimano ,a( fonte delGangCt chel^ 
nrfuo firfo degl huomini yVJ prendere bbe agcuolmente er^, 
ture i liltr/Mrà^o , ch'amendf^e , l'origine davna mcdcfirnA^ 



7^s PARTE 

fuena (Tacqttd , trahrjfero : cjnefto , difc orrendo per F Afa- 
chojìa^ riccue » i» fé , dicinoue grofsifiumt^ de qisalt^ ilpk 
COpiofo d'acque^ fef7Z>a fallo j e l'Hidafpe . hora^ l Indo , è»" 
tra^ con diuvrje becche^ (tutte ac c'ode affiener legni gr4n 
di,) nonfen"^ alto romore^ nelmare . maratugliofa cofa e^ 
ad vdire, come l'acqua^di quejìo fìsime, muti coft ■> ti color e 
fiatiOy agl\tmmaUjlra-^ieri , nutre ti fìrmie bifcie à doui- 
tia , (jr grandi molto ; ò' > pofio che ti Nilo fi dia 'vanto di 
producere ^ egltfolo^ ilCrocodilo^fineha , nondimeno l'In- 
do) in abondariz>a . ma, il Cr oc odilo , rapprefenta ti ramar- 
Tù.^ efatto^come quello e ; fé non fé foUmente la m afe eli a. 
dipprajchequeflo muoue^ ciò che il ramarro non fa . ne vi 
hà.perauentura,fràgCanimali-> altro, a cui, tal qualità^ la 
natura dato h abbia ; come ni ancho , fra quelli , che vanno 
carpone^ )) ftrpendo , chi glifi appare ggi nelcorfo \ é^ » cori 
quifto^ egli, e e ofi ghiotto di carne Intmana^ che^per ingoiar- 
Jivn huomo , corre , é" trauaglia molte miglia ; & perche 
noi ^ per elperientiay vediamoy la natura . quafi ad ogni ma- 
le, hauere il rimedio apparecchiato, nafcendo , sii le Jp onde, 
^ per entro f acque jdi quefiogranfumetferpenttjn qua»- 
tità , prouide , la fagace maefira , à quefto danno -.perche 
cre)),irfiemementeì molte lucerte^^ grandi, ajpre nimiche^ 
^ dtfiruggttrici di que* ferpenti , ma, l'indo^ in alcuni luo- 
<^ui , ijpetialmente nella foce > e largo venticinque raglia ; 
^ pieno d acque ^ per tutto , fi fattamente , che trattone il 
Cange^ egli non e^ per quanto fi dice, a nuli' altro fiume ^fe-^ 
tondo . Hora , à noi , ch'erauamo trauagliati dal mare , 
'venne in talento di fmont are; ^ perche, qttiui, fi riparaua^ 
affai Jpefio, vn caualiero, molto amato da Starcatero ,fum' 
mo, con lui-, ad albergo , dal qual s'intefe^ che la e afa del Re 
di Moltan, di cui egli erafirettofarente , era tutta in hollo^ 



P R I M A. r^j 

^t;pfrlì molti ttirhamenti i che nati vi erano t ^ , fattofi 
da e ape y ci venne contando y che il Re di Camboia , il quale 
tra vecchiOjdiprcJfo à ottanta anni, fìera^ cofi fieramente^ 
acce/o della va^a bellez,z>a , (^ delle virtù di Leoxiura , fi- 
gliuola del Ri di Moltan^che ad altro per/far nonpoteuayche 
a cofi et . la onde, ardendo tutto di dcfidcrio di hauerla , la 
fece addomandar' alpadreiper moglie . al quale ^ forte in ere 
fcendo?li difarcquefìo torto alla figliuola^ ch'ime a haue- 
ua-t ò'fingolarmcnteamaua^ O" cut^ e^li , molto , daquefie 
nozze y vedeua lontana, vennero molte fufe truouatc : ma, 
l'innamorato Re, ninna ne volle vdire j anzi , come coluta 
che potentifi:mo Signore era ^ molto innanzi fojpignendcfi 
con romoriy (y con minacele , cofirinfeil dolente padre , il 
quale lefue deboli forT^^ ^ Is poderofe di colui , ?na più U 
fua maluagità , conofeua ^àfignficarealRe di Camboia, 
che fatto ha ur ebbe la fua volontà . quindi , fattofi chiamar 
la figliuola^ dolor ofo più , che altro huomo , con fioca voce^ 
(^ rotta^quafi piagnendo y cofi le difile , Poiché piacque à 
gl'lddij^ da me^con deuoti pneghi^più volte ifoUecitath di 
farmi, dite^ dono , dr » quello ^ alla mia vecchiezza^conce' 
dere, ch'cfii alla giouancT^a haueuan negato , eglino , che 
nel fon do dei cuore porgono gi occhi , fanno-, cheletitiafimim 
le a qucfia^ mai nonjthti , la quale tu^ in virtù , (^ in laU' 
dcuoli cefi uniti ere fendo (per tacermi della corporale beL 
le^za^ la quale , quantunque , m te^ fi veda fiorire , oltre 
che, à varij cambunncnti^ f^^rtiafiat e, da bricue e or fio di 
tempOy Ifiafia ) in molti dcppt moltiplicafii ; af penando io di 
fare^ di te,alcuno lieto, ò" felice parentado j ma, le mie ini- 
que opercy con le q^iali io ho^ le celcfit di ita ^ ^fi^^fi ^P'^ ''^^^*' 
te^mi hanKO procacciato qyf/ìo orari male ^ C^ *^ tu mine 
recato y che IO amo meglio morire > che viuerein fi penofa 

S> 2 vita'i 



1' 

124 PARTE 

vita ; vedendo te ^vnìco mio bene , & fola foflfgnò delta, 
ptiafaticofa, (jr debole vccchieT^a^ non pure da me allonta 
nave, ma^ di coluiì dtuenirjpofa, tlqn ale -.qu ante alla età ^pa- 
re ^che poco tifi confaccia . ma, poi che^tl dolerfi^dt ccfa che^ 
fatta^ftornxr non fi può ^ nulla giofta , efttmo io, che ano di 
molta prudenza fia > il dar fi pace , ^ , poi che tale mofira, 
che fila ti voler e degflddifi con quello^quanto, per noi->fipub 
ilptki conuenìrfi {tenendofi-, per fermo da ognvno^che non 
fi faccia matrimonio qui in terrai che nonfia,prima^ ftnbi^ 
itto in Cielo.) acciò ^ chenonprouiamo,con noftrogran dan^ 
TtOì quanto lofdegno, ne' celefii animi, pofi^a^ diucrfamente, 
operando \ ò' ^per ciò , il Re di Cafnboiay il quale , tanto^ v 
piu^ ha di potere , quanto tu medcfima fai > ni venga , con 
potentifimahoficy a nofiri danni > & ne dferti . OndCy 
quefio regno, tlquale , come tu vedi , ^ pieno d'huomtni» di 
pQuero cuore , e dt corta fede , a gl'occhi de" quali folo il 
guadagno ^corr Ci vedendofi malmenar Cy in vnofiante^ ci fi 
'rubelh^(^ CI ponga tn mano del Riè ., diuenuto afpro nimico, 
^alquaki fenza fallo ^ ocrudelmorte yO duriftmo carcere 
xe ne ftegua^perfempre . perche sfacendo not , di necefiitày 
virtù i ^ quello mofirando, che a grado nefia^ chefomma^ 
inente ne cuocer ti regno conferueremo , if oggetti , ó" lapa- 
tria ; la quale , fé altrimente,per noi , fi opererà ^vedremo 
fiotto barbara mano^ qualfucctfa rofa^negl" aperti campi., fià 
le verdi fiondi ^fentendo ir aggi del Sole , tn picciolo fpatio 
cadere . da che to^ temo^per aggiunta del danno, che eterna , 
infamia non ce ne fiegua , come a perfione di poco , ^o niuno \ 
fenttmentOj ér che nulla fentino di quegli appetiti-, che la nn 
turafi mina (ino nelle ferocif ime befiid entro ne' bofiht^^ 
■ftegl'vcctllt ih quali t tutti ^ vediamo follecitt, quelli alU 
€Gnferua{ione de loro conili ^ & delle tane loro , questi dei 
- mdtf 



P R I M A. >i> 

»/A é'^qtteUo, che pare maggior maratùglia.ncnfonoy ipe'* 
fci.poflo che fieno in mez^z^o lefreidifsime accjue^ mancanti 
-di quejlo calore . perche , fé tilt fé gu ir ai il mio confi gito , /"/ 
quale io auifoy che buono fia, tu te n'andrai, con la maggior 
p)mpa, di nobile compagnia^ d'arnefi^ difiome di caualli, (^ 
di famiglia, a marito ^ chefìapofstbile ,per torre altrui ma- 
teria di penfiar men^ che bene , della no/Ira buona volontà^ 
*verfo lo (pop) y C" eh' egli più ti ami, e tenga cara ; quantun- 
que IO certo mi renda » te dou.re , da lui , efftrc amata più^ 
che la luce degCocchiftm ; ^ so lo^tmppo bene , quello^ che 
mi dtcOine gitto le parole al vento : che^non vifiarà in tutta 
l India Sigrìora^ tanto agiata , o che benefica^ quanto tu^ fé 
Jauia faraijfi come io credo : perche^ trattane vna fol c^fa, 
effe lagtouanezza, nel Re , della qualcy colei, allafne^po^ 
cafoniuna, cura fi dà, che porta, del continuo ynel cuore t a 
cafiità^ (^ , che » amando molto me'^lio di d) (piacer alle fu e 
carni ^ che, loro facendo ano , guaflar il fio am fisima concen-^ 
lo de ile virtù , con altezjZ,a d'animo, calca t focafi ardori 
della carnale concuptficenz^a : del numero delle quali ■>fie io 
ho fjputo bene t tuoi coftumt confiderare , a me parefienz^a 
fallo ^ che tu vna fa-, che altro, dt ciò, che a nobile, ^ cofiu- 
mata giouanef con faccia, ti mancherai fermamente niu- 
na . infomma^ tùi Reina ^ (^ Re furai , c^ ^on d'vnfolo^ ma 
di molti reami . perche riconfortati , (^ la malinconia » (^ 
ilpenficro , il quale , tu hai , gttta via , che , tn talgutfa , 
mi farai il più lieto huomo del mondo , che doue j tn su 
la durerà , per auanti , date , dimofirata ( // e he cefsino 
gC Iddij) tu dimori , viui ficura , che » oltre che la mia. 
vita , la quale » a cofi debile fio s' attiene , che niente più , 
farà briiue , (^ che tu farai , del tuo vecchio padre , det- 
ta micidiale ^<,h£ ti ha , confommo amare crefciutay & con. 

ma^ 



X24 PARTE 

mArauigUofa dtltgenz^aié'follecitudine, guardatala, teftefi 
fa^ farai la vta^ con federata cagione , advna vitupereuO' 
le morte . A queft e parole ^foprauennero le lagrime, in tan» 
ta copia i che lut , che piìt altre ragioni intendeua di dir e , 
impedirono , onde fi tacque : ma , lagiouane\,tlcuiper>fiero 
eramolto lontano da quello del padre » turbata forte^cofi gli 
njpofe ♦ Gl'lddij, amatifiimo padre, é" Signore, haurebbo- 
fio, fi come io eiiimo, maggior mifericordtai verfo noi , ope^ 
tata^ fé , alla luce , loro piacà.utofujfe , di non recarmi , ò* 
rccata-t t ormi fiuhit amente del mondo ', poiché , la vita mia, 
cagione efifere doueua di tanto male : che, per che , voi^ il vi 
chiamiate dono^ efii^ facendomi nafcere, di voi j vidiedd- 
ro^ non grafia , ma dfgratia , non ventura , mafciagura, 
non dono, ma danno, non mele , ma fiele > non gioia , ma no* 
ia,non bene, ma pene^ non giuoco, ma fiuoco, ma fiamme ^ma 
ferro, ma Brage , ma ruina, & vltimo crollo , a voi , a me^ 
alregno^a' fiudditi,^^ alla patria ; onde (}o gitati d'ognibe- 
ne-,perfommo refrigerio^ ne conuenga-, 4 nofiri maliy medi-^ 
cinafiarcolveleno, colfierro^ )) col laccio . ma pure , poi che 
indietro tornare non fi può ^ nefarfi^ che io , nata non cifia, 
conuerrà, per forza, che io quellofaccia^ che^gl'lddijyfiatta 
haurebbono,fie e(^i,per commune gafiimento^OìperauentU" 
ra, mofii dalle peccata de fiudditir, come , tal'hora^ hanno 
in cofiume di far e, non mi hauefifero data la vita . cr quefio 
farai che io, anz>i^ che a mano venir dt colui, del quale, voi, 
cantra mia voglia, volete che iofia^ m'ingegni d'aprir fior * 
tifiimamente^ la via , alla bramata morte : la quale ^ vna^ 
fio le effreporto delle miferie , agl'affitti, &ffine de i pia- 
ti, agbficonfiolati. il che io , certamente, fiaro,fieguendOyin 
CiO, la grandt Zza dell'animo m/Oj il quale non piìb m niuna 
gufa, f Jferire^di hauere colui, per mar ito, eh e, tante voU 

tCs 



PRIMA. làt 

te, mt potrebbe efftrpjtdre .parie^ ch'ella, quefle co fé , dice'- 
na^ il Re 'verfit^a amare lagrìme^ó'le parola in bocca-,rom 
pendole fi fiudiaua , quanto poteua il più , di rtmouerla da 
proponimento fi fiero : ma cofa^ch'eglt dtceffe-, niente Qioua- 
uà, ni face a finito . perche ^ifiirnando egli^ che dar fi dnuef- 
fe alcuno /patio alla mente affannata dt Ila giouane,fi dipar- 
ti ; battendo , molto prima , come colui , che temeua fortCy 
non la figli Nolat occupata da! dolore , contro a fé mede/ima, 
dtuemjfe crudele , commandato , che folenne guardia le fi 
face (fé . Ma , Leoxiura , di più non t tlar'in vita > fé co ha- 
uendopropnflo,fattefi vemr herbe^ (^ radici njelenofe^ del- 
le quali "oi ha, nel paefe , gran copia , quelle siili)) , (jrin 
acqua riduffc ,per , a mano , hanerla , a fu a gufa . ciò fat- 
to, ella^andatafene all'altare, (^ , quello inghirlandato ^fo- 
lennemcntefacrific))y ^ molto allagrande^ a qf iddij ; loro^ 
pietofe orationi^ porgendo, aceto che-> ogni affanno togliendo 
l'i a 5 le fidefie di ifir dt 'vita , felìcetnente . quindi fi fece 
apparecchiare vn hanno, ò" poi chellafifu leuata , leuofi^ 
Ò" magnificamente defino . apprejfo^poft amano allapenyat,' 
fcriffe vna lettera al padre, C^ vn altra al Re di Camboia, 
figni fio andò alPvno,^^ all'altro, la cagione delfio morire , 
con parole di tanta efficacia^<:^ coftdolorofe, che^di lieue, a 
pietà mojfo hauricnogl'afpidi , e t tigri . quefio fatto, quafi 
ripoftr volcjfe , fatto chiuder Cvfcio , ^ commandato^ che 
lefirecajfe di prefente l'orciuoleito , nel quale era l'acqua^ 
che, poco anz^iy fatta haueua, C>"' quella , in bellipima cop- 
pa d'oro, vcrfata^poflaui la bocca^cacciatavia ogmpaura^ 
tutta la beue, (jr beuutalafopra tlfuo letto fi pofe a giacere y 
confolando lefue damigelle , le quali , come che nulla di ciò 
fapejferc, fuor che vna-, che, da bambina , crefciuta er a fic- 
co , drne era , perciò , molto amata da là , & confapeuole 

A ogni 



i2i PARTE , 

d'ogni fio fegretOt pure , veggendo quello, chefifaceua,d(f^ 
[or ofument e piangevano . matlpadre^ hauendo intefoqueU 
lOt che della figliuola auenuto frjfe ^ dolente , a morte > con 
jrettolofopajfo^ a lei fi ne andò ; Cy truouatala victn di ntor^ 
te, quafi , per la doglia ^fiprejfo ad 'vfcirdifie fiejfo : puf 
nondimeno , pofto ch'egli haucjfi più bfigno dt ejfire con^ 
fortatOy che di confortare altrui^ dijfi molte cofie, a confiola- 
tione della figliuola : ma veduto, che non montauano nulUx^ 
allargo il fieno ad vno angoficicfio pianto . al quale lagioua* 
ne dijfe , Combonor^ il lagrimare, bora, per cofia^ della qua' 
le tu me defanofiei flato cagione^ ^ voluta la hai-, neper al" 
cuna maniera frastornar fi può , niuna altra cofa è afiare y 
che moiirar fi mobile ^ é^fienza alcuna fi abilità , ^ huomQ 
che^ in vna hora , voglia , c^ difioglia vna medifima co fi 
ttìi volte . la onde io auifio, che fiuta cofiatìtfìi perfiare,fie^ 
cotejle tue lagrime ritenendo, le quali ^fien^afillo , hora,tk 
Jpargi m vano \percioche , neferuono allaprefente bifogna^ 
ncìposìo che fieruijferoy io le voglio in alcun modo, lefierbi A 
meno bramata opportunità ^ che non moftra , che fi a la pre- 
finte . Di tanto ti priego , fie perauentura e in te anchor 
dramma di quello amore , che la natura coftretto ti haueua 
di portare a me, come a figliuola^ ^ che ,fien^ dubbio, in 
tefirebbe anchor viuo.fie tu^piu crudele di ogni fiera, fien^, 
io non ihauefii^ che tu fipelire mi fio eia nel tempio dt Ciò- 
ue^ dr mfipoltura, quale ^ a figliuola di RÌ^ficonuiene ; ér 
che , in rtguardeuole luogo di quella , tu ficcta fiolpire la 
mia mifèrabilfine^ ^ la dfiauenturata cagione di quella . 
ISlon hebbej'afiannato (pirite del Re^tanto dt vigore ^ch' egli ^ 
fotejp rijpondere vna fiola parola , ma^ Leoxiitra , (fil^ndole^ 
già, lafierocttà del male ^ al cuor peruenuta,mtfio va gran-^, 
difiimofiofiiro^ chiufi gì' occhi to' ognificnti.mcato perduto^ ^ 



prima: 'ly^ 

leìniferti del mondo i advna hora^ & la fu/r^eìtofaviia fd- 
feto . Hor-i eh f potrebbe recitare l'affanno , cf L'ainbafctà 
del Re ? eglt^ da grane dolor vinto t venendo meno^cadde fa^ 
tra ti morto corpo della fgltuola^pm volte y ^ fé non^ che^ a 
bracciaprefò , fa por tato via, da' fuoi piu profsim! paremì, 
perche già quitti^ tlpopolo^ da ogniparte^trahcua^fenza mt^ 
merOy alla fama di cefi ria nouclUì non hatiendo potuto pre» 
fi are la debita patie/7^a alle aucrfità y ^ a' martiri^ f^'\^ 
dubbio^ far ebbe morto, ma,poichetr,fe fu ritornato , hauu- 
to configlio coJuGi^ deliberi} di tnandar , hucmini di valor e^ 
alle frontiere del regno» temendo ^ non il Re di Cambaia^ cui 
eglt terribile effereccnofceua , (^ maligno , fi pr e ndeffe cntd 
dell'accidente^ m che caduta era Lcoxiura, é^gh mttoucffc 
battaglie \ ér cofi^trà molti, mando meatjuefteparti . dcue 
gtdntojjo dato cofibuono ordine alttittOyche^fe non fono er- 
rato^ non hauremo gran fatto, che temere de' venti di Cam 
1 baia da qucftaparte . ^uì fece fine, alfuo dtre^ilcattalie^ 
' rOy & lafeio noi pieni dt tanta pietà , che lungo fpatio dima- 
ramofenT^parola dire . ma^ Starcatero spunto dagrauifi- 
mo dolor e -i ne potendolo foUencre , fembi ante facendo^ che 
alcuno grande affare fcprauenuto gltfoffe , data adognhuB 
mo la buona notte» s'andò a dormire , quiui^datcfi a /pian- 
ti, e emine io a fare ti più dolor ofo lamento del mondo : né 
potendo, m tutta la notte , prender ripofo , ni fonnoffu^ da 
cofi fiera febbre iaffaÌitOiChe:>mpoco te mpo , a termine lo re^ 
co \ onde ne fu da medici, tenuto per morto : ma , il dfcrc 
I io aiuto di lolaoyfu a tempo . perche^ efftndo fatto parrcci- 
\ pe^ da alcuno amico di Starcaiero , di quesio fuo amore, dì. 
ieggicncomprefe^ quifio, c^ non altro, cfftre la cagione dei 
fi^owale .peri he, entrato vn giorno a lui, tutto fcìo/Gmin- 
ap^a b£li'4rtC) da lungificendofi , conyna larga circuitio?^ 
■:.^ ' ' k di 



/ifl PARTE 

di parole^ a moftrare , quantù vilecofa quelUpAf^ionefia \ 
che chiamano amoretti quale. paz,z.t huominiy (^ vaiai, h^n 
tjo, fitto Siqnore.^ Dio^come ch^ilt altro nonfìa,ch€ vaia 
tnanifcfì a fLioCi.he7^z,a Hi piente otìofa^ che, per tempo, datafi 
tìeile Ufciuìe » a vfo di ieH'e, mediano la lor vha^fenz,a mai 
ftfoftefsi r affrontar fi \ ne penfare a quai fine h abbino lorOj 
gVlddij, donato fejfcre , ^ aperti gl'occhi in qticfìa lella^ 
ér chiara luce del me f? do ; cir, a quejie^ molte altre ragioniy 
aggiunger} do > fcppe tanto ber} dire , che fatto glt venne di 
dar la vita allo amato compagno, del quale era l'età^fenza 
fallo, in su l fiorire , fornita , Intanto , // Rì dt Camboia j 
chcì di ogni tempo-, manteneuagroffo numero di gente da ar 
mifpcrU f bit e nectfsita , intefo tlcafo della fuafpofa , Ó* 
haucndoper certif^tmo quello-, a bellofi udì o^effcrfì operato^ 
che auenuto era, in difpetto di fé > (^per lui > di quella con-. 
UnteT^ajpriuare, come colui, che befìiale huomo vrajó" i^ 
tutto intcndeua peruerfamente , fpmfe molti caualieri » (^ 
fanti ^ in quantità , a danno del Re di Moltan , fi e uro di nork 
truouare^chi contraftar loprcfumeffe . Il e au altere^ amie» 
di Starcatero,comprefo l'ariuyio del Re di Camboia ^e^ dalla 
malu agita di lui attendendo ogni male,(^ rendendoficerto^ 
cgnipriego, che gli fi porgeffe^e^ ogni opera, che fatta fuf- 
Je , per rimuouerlo dal proponimento di dfertare il Re di 
Moltan, douere effcrperduta.prefe per partito ^fapendo del^ 
valore di Starcatero , é^ dell amore di lui ^promettendofi 
molto, Cr auifando,niuno cffere migliore di lui^perfolleua- 
re, in parte , la caduta fperanza del Re dt Motta» , p^ffc 
fer partito dt richiederlo d'aiuto, come fece ^^ hebbehpre- 
fio ; parte che , Starcatero , portaua beniuolenT^ al Re di 
Moltan, per amore de ila fgliuola^c^ parte, ch'egli odiaua il 
£è di Camboia^^er effere, egli , fiatdfauoreuoU afuoi nt- 

Vìi fi. 



I 



1^ R 1 M A. y/j^ 

mtciifteila eof7^»ifta del Regno di Qrmu'^sfeKz.a che^a iiri, 
che forte odiala le intcfue np( rat ioni, pareva di far bene ad 
ùpporf altefcrzie^ò' alla maluagitk di quel Re , ma ,frpra 
tutto gUgrauaua^ Cr cu oc cu alo il comprendere , LecMura^ 
perla colui improntitudine , ejfcre fiata di vita tolta Ja on- 
deggia bene fntendo/ì della pcrfona^ domandi a lolao com' 
mtdto j il quale ^ in niunaguft^ fosiennetch'eglifolot ^ fn 
z^t di lui^nandajfe affermando, fc cffere apparecchiato con 
lai tnfeme,a correre ogni fortuna» perche, poHict in cami- 
fiùt dr arrtuati a Mafute , valicaflimo l'Indo^ CTifmontati 
a Serchich , fpronando , & sferzando t caualli^confcrnmQ 
fiudiOiper effere a temp aggiunge fimo a Moltan , nceuuti , 
dAÌt afflitto , € dolente Re ^ con vfo^ (ch'egli^ con maraui" 
gl'tofa. forz,a fermato haueua ) fecondo huomo pieno di da^ 
glta^affai lieto', cr, dato/td dar opera » che ^ tfuoifoldati^ 
C* ogni cofat a guerra opportuna ; fi poneffe in ordine , im- 
pò fé a'fuoi.per quanto haueffero cara lagratiafua^ ch'efit^ 
a loro potere ifeguiffero t commandamtmi de tcaualieri^ 
per lo cui valore , egli , fermamente , credi uà ^ dopo l'aiuta 
degl'lddijy di doucre^ afe mede fimo ^0* alfuo regno Jafalu^ 
te acquifiare\ della quale ^que' prodi huominiaantofolleci" 
tifitnoftrauano : che^ non hauendOiCjfò, fatto lor co/à,comg 
quello jche più veduti non gii haueua ^per la quale cefi fatt$ 
merito riceucr doueffe , eglino f^iffer venuti a porre la vit/t 
per lutytfpetialmente centra ccfipoffinte mmuoMcra^ictne 
lolao^Ò' Starcatero volUro^t faldati rajfegnaronfi , (^ fc' 
vero moftra^mvna larga pianura, dauanti alla Citta , ^ 
furono ^m numero dt diece mila. uff ai buonfs ma gente , ha. 
nendoprouiduto lo flato della Città ^come libf^no di quel- 
la richiedeua ; cr yCon tutto CIO , che sirttindtffe , tlRÌ di 
Camboia hauere tanti caualiertt c!:r pedoni, che nopfipone"- 

R Z U4 



-m P A R T È 

ùa lor numerOiprendefsimo nondimeno partito dì non ehm- 
dcrfi demro a muri , ma di andare a truonarlo . // che fu 
incotìtanente mandai f> adejfecutione . ne guari di via cà- 
tmr.atifarnmOi che^ da quelli ^chs fpiauano del procedere 
dehiimrco, smtefe, che poco era adapprejfarfi a noi ; &in 
hrìeuefpatiojivide vna poluere ^ grande sì , che ci nafcon» 
deua la chiartfsima luce del giorno , non alt rimente , che la 
folta n tibia far foglia ,may di mano jn mano ^ vdendofi no- 
nelle ptìi certe de* nemici ^Jifepp e , per lo fermo •, ch^efsifo'^ 
tterclnauano il numero dicmquata mila per fonerei che mri 
■'.tapììi quantità loro apprcf^o fe^uiua . la qual cofa coJìfde^ 
rata da noi^ comunque il fatto cader doneffe , deliberammo 
di venir a battaglia , anz,i che , le feconde , s aggi ungeff ero 
alle forz.e primiere •■, e tanto pw, che i nimici erano ftachì^ 
^ome quelli , che per giunger toflo , haueuano e aminato tut" 
ta la notte^ la doue^t noliri , che non erano guari di via an* 
dati'.fi fentiuano frefchi.e^ gagliardi . ma^ non prima, i ni- 
mici ^dinoi , f fur ono accortiychefecero alto, con molta con" 
fufìone^ ^turbamentOyche^ di gran timor e y daua aperto fé- 
gnale : ejfendofi eglino fatti a creder , infin la prima ihcra, 
che tr afferò il piede di Cambaia , che non haurebbono ,fuor 
eh e dentro dalle mura di Moltarj^ m alcun iuogo^ viflo lini* 
fntco : diche fi fatta paura gt entro, che , po^o che s'infn^ 
gejfero animcf moitOj nondimenoja vijla , (^ gli atti ynon 
potendo celarft, affai mani fft areno la loro viltà \ &i men\ 
irefìauano cofimtrà due, )> di venirci ad incontrare ^ o qui-r \ 
m far dimora , (^ concedere alcun ripofo alle trauagliate | 
membra, nuouo accidente^ chefuprauenne, accrebbe^fènza ^ 
termine , il loro (pauento : ciò fu ti Sole , che cominciò ad 
ffcurarfr-, ondeyOgn'huomOyfirimafe albuio ^ ma^ isbigotti" 
reno ancho t mflri forte di cto j &,fe non^ che, Starcatero, 
^ \ drlO' 



PRIMA. 7/? 

C^ lolao y come qaeUuch'c'r.wo ajfaì ammaeJìrati, (y e (per. 
ti in fomigìianti cofe^ dando loro a dtnedere^ci^o auenire per 
lofraporfi^per linea diritta, la Luna tra ti Solerò' U nojlra, 
jvi/ìayne queflofarfi^fe non allbora^chefi rintìofia la Lrwàf 
ér nonfc?nprcy gli cacciarono la ttmorofa paura c/je ^It i»t' 
pediUA^ e vi era^fenz^afallo, che fare affai . ma , dalle loro 
\parole,confortatt,lamalinconia,ó'ilpenJierOicljeJidjféa' 
'fìO, cacci aron via , ò' fecer cuore . ma , poiché , le tenebre^ 
fecero, ad vn bel fireno luogo ^ c^i ninnane parsero ptU 
fpauentati, che mai , deliberafirno , fenz^a dar piìt induqio 
alla co fa > di ajfalire , bene aucnturofamcnte^ i ni mici .per- 
eh Ci commandato^che le trombe pio?j afferò, eccomi ^f^ altri 
Jiromcnti molli, ^ , con cffogli firor?ì€nti , dando terribili 
njoci, venimmo, agranpafi, a battaglia co ni mici . li qua- 
li ^ non che foflenejfcro l'a/falto , ma non patì loro il cuore» 
pur diffo mirarne . noi, che di ci^o ci auedeuamo>vfando la 
.'ventura-iche ci fi par au a dauanti , ci demmo a perfeguitar- 
lij in tal '^m falche» non potendo efi , col fuggir e^ dallo /ha^ 
tio ritrarfii tanti ne furono vcctfi^ e tanti feriti^ che tutta 
l'ampi a pianura era coperta di corpi morti , ò che , piagati, 
langmeno . quanto poi furono quellh che,abbandonattf alla 
paura, nefapendo^doue s'andajfero^ come coloro^che niente 
fapcuano di quc' luoghi,dentro affi, ^ nel fango tmfcr4-^ 
mente finirono • cr quanti dalla gente della contrada ^ ne 
furono fatti morire : dr accio che io non mi vada,tanto,trà 
tante mi ferie rauuolgendo, dicOy che , dt cofi gran numero^ 
pochifmon coloro, che di quella battaglia [campando, le nO" 
uclle altrui potejfer recare . ma , della no/ira vittoria 
dierono affai manifesìo inditio gì' iddij ; perche , auan. 
ti che fi dejfe cormnctamento al combattere , vna quan- 
tità dt vccclli 5 da noi no» conofauti , partendofi dalla 

far- 



•fi 

//^ PARTE 

parte de' mmtci^é' dalla noftra^ uennero à T^ffa» trd lòr9\ 
(jr poiché combattuto hebberoy affai fj?atiOy la fchier animi- 
catperdendofua pruoua > l'aere di jpattenteuoli verfi riem- 
pendo 3/? ne f léggi : w^i noi , dalla caccia de Cambaianefi^ 
non demmo volt a, fé non a gran notte. 

Horay le fiate letauole, éf fentendo ogni co fa ejfere alfi- 
curo, mentre che ci apprcfiauamOyper andar' a dormire » il 
e au altero, partente del Re di Moltan.chicfe di gr aliala Star- 
caterot che inpiacer gltfujfe di mofirare a lui, & ^ frolli al 
tri,ch'eranprefenti, (^ vaghi erano dtfapere la verità ^ di 
quesiti ^come ejferpojfa^che» la Luna , (/? come e Jfo mede fi- 
mo detto haueapocc ananti^quando ti Sole , rimafepriuo dì 
luce ) che^ di tanto-, del Sole ^ e minor e^ come è mantfeftojo 
venga^deltuttOy a coprire ^ conciofia co/a che ^ fi come ^ noi^ 
foniamo, per e(p€rientiayVcdere,fefiaccofia^vno corpo mi^ 
nore^ ad vno^che maggior fia^ non ha forz,a di coprirlo , in- 
tieramefite , perogniparte , egli novfia t dtjfe Starcatero i 
perauentura> malageuole il fodtsfare alla vofira dimanda^ 
ferchefe noi hauremo confideratione quanto lunga la difia* 
z,a/?ai eh' e tra il Sole , & la Luna j \& come ella giri viciu 
dt noii quello che il Sole non fa ^ il quale vediamo ^nelquar-- 
to Cielo y ruotare ifuoi raggia ci recheremo nella mente ^ferf'^ 
\a molto penare y e ofiejfer eccome detto fi e ; & volete vede- 
re fé iodico il verOi prendete vnamoneta, ditale gran des> 
■z>ay che all'occhio voftro fi confacela , a quello accoflatela^ 
voipruouerete come j non pur vi fie e onte fa la frena vfi^ 
del S ole ^ ma buona parte di Cielo anchora » e finendo cagton\ 
iadifianza^ che , quantunque picciola e afa ha forza di »<f- 
fconderne vnaytropfo più grande afilti.ch'ella Moif è ; ondcy 
tutto che^ ilSoUt cofigrandefia ^ch'egli ecceda^dt quantitày 
f€fito,& fejfantafei volte la terra, é'chej, la Luna , gram. 

fatt^ 



P R r M A; >^y 

fatto tnag^iùrdì Venere riOnfìa^cioe m'tTior delia terrj iioh 
.tetrentar/ouc^ col fuo fi amorfi ha nondtPìCVO virtù dtfare^ 
-che iì^^ggi uiJìui^ltq.'4altJ'jaucr,doftu daprejfo t' obbieitojre 
.dertbbonOìtìeW occhio , l'afigolo della v.'fione ajjui aj^erio^ 
r>or2fro(inchino cofibene cjtdello eletto ,y> auiene , che l'ob- 
hctto lontano fta^ la qf4al cofa^ cefi ejjc re ^cernei o vi dicevi 
potranno, fèiforfe^ alcun dubbio ne hauefle^t Perjpetti/o md 
ìJififtare a quali appartienJJ dtfoluere qualunque dubbio , 
che , in cotale frateria , loro fia mojfo . cr tarjo mi baftt di 
bauer detto per rijpojlaalla quìjìione^ che bella > ^ fittile^ 
propofio mi hauete . ma^perche a me pare dthauere compre* 
fOy dalle vofire parole , che voi^ pcraucntura, nonjtntìatc^ 
benedillo ecchjfarji del Sole, auifando voi^ ch'egli rì7ninTA 
fcnza luce» quando fi ofcura^ io (filmo che bene fia. farut del 
vofiro error conoficente^ acciò, col lume del vero , 1 1 caccia- 
te, del tua o^ dalla vofira mente . Douete adunque fiapere , 
eh e /fiondo tlSolc^ non pur lumino fo , ma font e dt luce, no» 
iljeglihabbia bifiogno dell' altrui filcndore^ ma, liberale,^, 
cortefie yfa, dt l fuo, parte alla terra ^^ alCielo , ti che deU, 
la Luna,von adiuiene : la quale ^rifijlendendo, con lucefira- 
rtieray ne efi^tndo^ per fua natura , lummcfa , ecchjjando/ìy 
rimane^ veramente ^priua di luce , ^ quafi efiinta , ma^ il 
Sole^come quello,ch'è duce,principe^cjr gouernatore degl'ai 
fri lumi, ^ chcperefifcnz,ay e lum-nofo^ non eccUJfa, perche 
faccia perdita del fuo lume , come la Luna veggiamofare y 
ma perche^ la Luna ne toglie ilpoter lo vedere . come, fé, fe- 
rendo il Sole, co raggi fuoi , in qucfiaftanza , boi chiudef 
fimolefineJìre', chi direbbe il Sole^ptrcib ^ejpr e ofcurato ? 
che^fe noi non veggiamo t TAggi di lui, non ejfio , ma , la fi- 
nefìra ne cagione . ó", di notte tempo, non vediamo^not, ef 
fendotl Sole fitto delnoftro Ori7^ntt,cbe^ilmfiro hemtfpe- 

rio. 



/^«f F A R T E 

rio^ viene, dalla terrai impedito : perche, i raggi dì ^uelte^^ 
nonperuenghino a noi : onde , /a notte fé ne produce , le te- 
nebre della qu ale -i che altro dtrem noi^ che fieno, che ombra 
della terra,é' p^ii^ation della luce del Sole ^ per la qualc»- 
fa, non punto fuor di ragione, potrem chiamar lanette^ ec- 
clife del Sole * pofto che , altro ecclijfe , quello fia , di età 
/hanno tolto a trattarci più intendenti delle cofe delCielo^ 
da quanto, fn quì,fiì ragionatOtraccoglier (iptìb^ in ecclif 
fando il Sole ^ non abbuiarfila terra tutta, mavn a fola par- 
te di quella . alloncontro , la Luna fiofcura da ognt parte 
della terra , rimanendo ^ la Luna , (pogltata 9 a fatto t, 
di luce . 
S^efie cofe ragionate da Starcatero^effendo già buona hora di 
notte pajfata^ cgnvno à dormire fc n'andò , la mattina poi, 
per tempo y leuatifi^ é" prefo partito di andar l'altro effera- 
to a rttruouarcy ci mettemmo in vta ; ér^ft^diando digiun 
gertoìio , ci flringeuamol'vn l'altro^ O" folle citau amo ^ in 
guifa^ che , ilterT^ giorno^ arriuafiimo^doue efi , hauendù 
fatto alto^é" po/li giù gl'arnefi ^fi rirjfrtfcauano alquanto : 
alle cui orecchie effendo perucnuta la ncuella ,fcondo che 
fonda fi diceuay dellafconftta^ che t altra hcfte hauuta 
hamuajsbigottiiij e datifiw preda alterrore.sh che nera- 
popreffo, che fmagati, dopo lunqa dehberatione^ l'honcf^^ 
Cr la conuenetioleT^a dando luogo al timor e, pigli areno prò* 
pontmento di tornar in dietro à Gambata . ma, efet^nonpri* 
ma, e di lontano ycihebbero fcorti^che, quafi gtà^ ognvndi 
voij hdueffs, loro, le coltella^ nella pcrjona fi abbandonaro^ 
VOyVitupercf amenze ^nella fuga , perche^ effendo^ perlopiù^, 
buomim di contado , é' rauriati m fretta , niente fapeuan» 
delle cofe delia guerra . ma^noi, fatti ac e erti ^ Perlo acàde^ 
U deli cjfrcito primiero ipojiohatuuamo, a e au allo , luttix 
,*iVi pedo- 



P R l M A. "TBy 

'fedoni^ accìoche , con minor pef-/a ^ potcf!ìmoperfeg»iurei 
nemici ^feypenafo, aucnuto fujfe^ ch\J?i ^come fecero^ co' 
pi e di y hautjfcro tentato la loro JalutT^a acf^uiftarc . mai co 
lorOì che per li ncflri ferri, perirono, tanti fitrono, che io mi 
fi a crederei che la morte tjUJfa, hauejje a fchiuo di Uf^ar- 
f^e fanti di vita ; & che^ la crudeltà apprendejfe.altrefi, ad 
ejftrey tal' bora, pictofa . Hora, dopo cofi gran 'vittorie^ ha- 
finte delRÌ' di Cambaia^anifammo^cheygranfennofuffe^an' 
dare ^al diritto^ alla Citta di Camhaia : la quale ^ ondeg^jan 
doyper gfwipetuofi venti deilefciagure^^ delle tribulationi 
frprauenute^fenz,a contra/ìo/ì farebbe potuto pigliare > ifpe-- 
ttaìmente, che, quel Re, nulla di fu o fiato tcmcndo^difoccoìf 
fo nonferaprcuifio^pcrcioche, egli, dal principio, bfinga- 
to da vana (JHranz>a, cr, da auaritia tirato , in tanta cupi- 
dita^ di pili regno ^ lafàatofi menare yfihaueua conpoco re- 
golato appetito , non pur ti regno di Moltan ingoiato , m,i 
quello di Mendao-, (y- di Decan i o"» ^ ^itin conueneuole ter-^ 
mine contento ftandoy anzi tanto più accendendofi » quanto 
pik nel penfier fi fhndeuay a maggiori de fiderij facendo luO' 
gOy quafidoucffe^ la vita, per molti fé e oli ^ prolungare^ a (pi' 
raua alla f gnor! a di tutta l'India» ma, poi ci/ egli intcfe^ 
che a gran giornate ^andauamo a Gambata , non volcndoji^ 
della perforjafua, é' defuoi tefori^ li quali erano ricchiy & 
grandmi nella Città di Cambaia , fidare , con grcffo numero 
^di gente, in vna fua fonema , non guari lontana da Cam- 
■baia,firicouer^o . ma, la Città di Cambaia, lofio che le ci aui 
cinammo , ne pr e fenico le chiaui , con profonda humiltà ^fe 
ftefit ,(^ il loro hauere raccommandandoci , a quali fu , m 
gufa , rifpojhy cloefii hibberoper bene di ejfcre nella Sicno-' 
ria del Re di Moltan . ma^ haucndo^ noi-, per nientejapreft - 
r4 di Cambaia, mn hauendo in tenere il Re , toltici da ogni^, 

S altro 



13^ PARTE 

altro penjìero^ elegej^imodi nonfriar ma'hpno che^ egìi.non 
fojje tn no/ira forz.a . perche^ venuti a ho sì e à Pahan % che 
cojivien detto illuogo^ doue il Re ^fi era ricoueratOy lo incO" 
minciammo , co» vno Jìrettiftmo ajfedio , a premer forte , 
ma^pArendone^ che ^la qualttà del luogo , che , ottimamen'- 
t et fornito era di qualunque cofa , a lungo ajfedio foffer ire , 
opportuna ifujfe per foft enere le noHreforz,e , gran tempo» 
deliberammo diy valorofamentcaffalirlo .perche tapparec 
eh iato tutto queUot che a ctbfare^fi conueniua , la matti' 
na vegnente ^non effendo anchora ben chiaro il gtorno^dcm^ 
mo principio ad vno terribile aJfaltOì hauendo infinite fiale 
appoggiatOyper ogni verfo della forte^a , facendo , ciafcH' 
no ifuo sforzjo ^per ejfere il primo, ad entrar nella terra • 
mule fior z>e vi s'adoprarono in vano ^ perche^ oltre alle in" 
numerabili fa ett e y ér altre armi^ che coloro^ di dentro ^ lan-* 
ciauano.é' grofsifsimifafsty^ palle diferro^ con varij fuo 
chi artificiali, che gittauanofopra di noi, era, lafaltta^ di' 
fcofcefa tantOi che non vi er a >doue fermar le fiale ; la on* 
de^parecchiypiù baldanz,ofi , checonfigliati , prefumendo^ 
fouerchio^dife me de fimi, miferamente , perirono > ma, lo- 
lao, non io come^nonfe ne effendo accorta perfona^fu su le 
mura, troppo animofamentcfalito, penfando egli^come^do- 
po, ci venne contando^ che ^ gli altri , apprejfofeguendo jgli 
douefifero porger aiuto . ma, la cofa^ando altrimenti, perciò- 
che egli non vi hebbe huomo^ in tanto numero^ che hfiguif 
fé . ma. Io lao, alfommo peruenuto, mal grado di quanti lo 
contraftauano,menando, terribile pik, che maifujfe, lafia^ 
da a cerco ^ hebbe rotta la calca , (ir * per forza , pintala in 
'volta, fufsi^ nella terra , gittato , d'vnfalto . hor chi nar- 
rafie, quanti^egli^nellojpatto di vnahora^ opocop'ù, ne fpQ 
gliaffe di vita ì ^, alU'ncontr acquanti dardi, ffsi^^fuo" 

chi. 






PRIMA. i^p 

chi , ftijf^ro auentatì con tra eli luì , coyiterehhe anchora di 
quante foglie gli alberi [pnglì la coniranaftagtone^ C?*, con 
quanti occhi, la ter ranfia vagheggiata dal Cielo . egli fiera 
accofiato advn rnuro , per torre a nemici di poterlo intor. 
ni are ; c^ quiut^ quaftdafictmfsima rocca , muoueua fieri 
affa Iti a nemici, li quali y in fuga volti^ egli, d.t capo.fi tra- 
htua ad alto, alfuo luogo ^ e di nuouo , aJfaLto, andando lo- 
ro ad doffo, efsi andauano in caccia . co fi andare^ (^venire 
^vediamo l'onda^ talhora.quando^ iltranquillo mare^e com 
mojfj dafoaui venti . intanto » la nouella del pericolo di lo • 
laOi non so come^pcruenuta era alle nofire orecchie , di che, 
ad vna hora.fdegno^e dolore ci afialirono ; e dijpofth o di r»o 
tire, }ì di entrar nella tetra^ &fe^per ifaagurafamico mor 
tofofie, ferragli vcciditori^ di farne » agramente^ vendete 
fai fatta elettione dvnafchiera de i migliori faldati ^c e n an 
dammo verfo la porta della terra; (jr quiui^ in vn morr.en - 
tOy riempiuto ilfoffo^ quantunque ajfai cupofofse, (^ largo, 
(^' impo fio a faldati y che tefiudme facefsero , ci accollam- 
mo allaporta^ ne curando di ccfa, che^ i drfenditort^ da aL 
to^gittafsercìin vno tfiantefu la porta ffeT^^ita^ &^ entra- 
ti nellaterra^ i faldati fi diedero a fare , di tutt'h grandifsi- 
ma mortalità . ma , noi , cercando di lolao , cir , ogni altro 
p enferò la fiato daparte ydopo molto aggirarfijo truouam- 
mo, che, hauendo dauanti vn monte difafsi , e d'altre e cfe^ 
lanciategli da nimici^animofamente fi dfendeua^ non da- 
do ^ad alcuno di loro ^il cuore di auìcinarglifu i nimìci^alpri 
mofentore^ c'hehber dmoi^ chi qua, chilà, fuggendo» fi di- 
ieguarono'y ma in vano , perche , in brieue Jpatio di tempo ^ 
furono dati alla morte quanti nella terra fi ritruouarono, 
fuor che alcuni pochi, che j col Re sfuggiti erano nel tempio 
iti SoU) nel quaU , latente di quel faefe ^ ha Jpetiale , ^ 

S 2 grart- 



140 PARTE 

grandtfstma d'tuotìone ,al Re ^ & a fuoi ^ fu ferdonàia la. 
'Vita-, per tal conueniente t ch'egli» co'fuoi^comeperfoneri^ 
credute yfapefse da quella bora iyianz,t , dt e (sere , in tutto» 
in podere del Rè di Moltan \ ilqualc, toFlo che noftra diuen- 
ne la Città di Gambata » chiamato da noi , era venuto , &, 
prefente lui, fu il Rèy con duefuoi figliuoli mafchiy ^ molti 
fuoiparenti^posìo in mano de t foldati di Moltan . Pare»' 
don e poi -i cbefujfeper metter bene > ti metter mano al rima' 
ncnte delle principali terre della Cambaiajafctato ti Re di 
Moltan^ co' prigioni jin guardia di Paham .prendemmo^ U 
via ver Deulaga , terra fituata sii l'Indo , cofi buona, che 
ftiuna altra rendita haueuano i Re dt Cambaia^ ne terra ^ 
che, loro, tanto ri fpondefse, come quefla : la quale non pri- 
ma fentì di noi, ch'alT^ la mano-, d^ l'armi rendè . il cut ef- 
fcmpio^ à garayfeguendo le migliori Cittày ifpettalmente in- 
tendendo ti Signor loro cfsere^tnfìeme co' figliuoli^ tn prigio- 
ne, ér i» cattiuttà guardato, per lo Re di Moltan , in bremf 
Jìmo /patio dt tempo itutta la gran Signoria del Re dt Cam^ 
baia venne inpofsanz,a del Rè di Moltan, conmanifeftoef 
Jimpto della tnconfanza delle cofe dt quaggiù , le quali, in 
perpetuo cambiamento dimorando , dtuer fé facci e prendo,- 
pò, in picciol tempo Jjor turbate jé^ hor liete : ne permetta,' 
nocche altri, in quelle ffdino , fefauijfono • bora , effendo 
JolaOipiìi che mai, accefo nelfuo de/iderio di truouaril pa-f 
dre^chtefe, di gratta à Star cai ero dipartire ; ti quale, dicen 
dogli ^che ne face (fé il parer fuo^ in Signoria di luiy dijfe, di 
rimanerf. perche, amendue,dt prefente^ furono alRè,<é'^ 
lui detta la loro intentione.,tl pregarono , che gli ptaceffe di 
von recarfia male, fé efsi , poiché , a bene di lui, (fuanto era 
h fogno difare,pareua,che tutto hauejferfatto^per loro ftret 
ufsimt^ & ardm biffai t erano e ojl rettifilo di fé lafctAnU 



p n I M a; ^i4t 

\in grand'ifstmo affanno di animo ^ dtfft ilRe^ w^ffo mt han» 
■ no le vofire parole^no?jfapendo,cfje rimedio prendere , per 
torre à me r/isd( fimo malinconia ^nella quale mi fa entrare 
la voftray troppo affrettata^ ^ à me troppo amara ^parten- 
za ,perche^fe effcrpuo, caramente vipnego^ che voi , me, 
'^(jr ti mio Regno fa ceciate lieti della u offra prefentia . di no- 
flra voglia, e dincflro amore, dffc I olao ì non potete ^ lOiSi^ 
gnore^ in ninna gufa, htaftnarui^che^di vero ^ inefiimahi- 
le e ti djlore^ the per la noHra^da voi^ lontananT^ ne pren- 
de , ma chi pon freno alla necefsità , o le dà legge ? to non 
dimando , dffe il Rè , ntuna co fa contra vOiiro grado • 
amando io molto me'^lio, abbandonato da voi^di languir* io, 
che di effcrui di quantunque picciola , noia cagione . à que» 
He parole fu, da' caualieri , cortefemente rifpcflo . quindi y 
il Rè sfatti// chiamare t fuot principali hu omini , ogni cofa 
opportuna^ con confglto di lolao^e dt Starcatero^fece ordì' 
nare . appreffo^con bello, (^ ornato fermone , publtcamentey 
lodo ilvalore^ó" la bontà di noi » à' quali ^ fecondo gl'lddij 
immor talli egli affermaua, fé, & ifioi , douere le vite , (^ 
le facoltà ; ^ , perciò , non douergli la memoria fuggir e di 
tanti bencfcij riceuuti,fe non per morte . dopo queflo ragia* 
namento^ egli fece riT^are duefuperbfsimi pale hit coperti 
di bellfsimi panni di feta, lau orati a marautglia , é^ Jopram 
ui porre duehonoratfsime fi die ^ dfpofto^ del tutto ^ chefo- 
fra vifedeffcro lolao, CT Starcatero', fpefso dicendo ^ che ^ fi 
come i falli meritano punitioiiC, cofìi bcncficij meritan gui-r 
derdone, oltre alla gratia . ne, per molto^ch'tfst ricufafsero 
dtfedcrui,affermado di non effe re degni di tanto honore,fu 
tgU pofsibilc mai di rimuoucre il Rè delfuo cortef proponi- 
mento , perche ycffendoft loLzo^e Starcatero,comeii Rè voU 
U,pofii a federe, egli feie^titui dij>rej'ente, recare dt^e bclle^ 
- .. . è rtC' 



i4ì PARTE 

& ricche corone d^oro^ &i da due^ i più profstmanì parenti 
del He dt Cambaia^ é* della antich'.fs; ma famìglia di Za- 
mim- alla quale , per antica vfi?iz,a , toccaua di coronare i 
J\edi C dba! a^ fece porr e^fopra la tejla ài loUoJa corona del 
Kegrjfì ampifirrcù di CahaiayprouTf7cia^ff:Kz.a fallo^ricca^ety 
copiofa ài tutti t hcni^ che la madre natura c'occderpojfa ad 
aUur.p-fcfe ; & vo'Ie che Starcatero ft^Jfc coronato del Re- 
gno di N irfmga.fjgq^eitOydi que' tempi ^alla corona di Cam- 
baia ; (^ que fi e coft'furom celebrate con gran di(?imafejìa, 
t^ fohnnità . le quali fornite» furono i nuoui Re^sù le /pal- 
le de' più nobili huomini della famìgli a del Re di Gambata^ 
recati al Tempio del Sole . Hora, e? li non mi da t animo di 
fetenti dilli fre^ quali ^é quanti fusero i dolci fuoni dinf- 
nitiflr omenti t^ i canti spleni dt non più vdita melodia, che 
qiiiui furono . //' quali forniti ^il Re ftibito adaltOydiJfcfeià* 
o^r/vno , apertamente , poter vedere , la buona merce de- 
gl'I ddij, e de i nouelli Re.hauere il Re di Moltan la vita,éf 
ilRegno^& tfidditt fuoile vite» ^ l'hauere . perche^ non 
hauindo^tl Regno dt Moltan-tdcbito fucceffore-, egli intende- 
tta» che^dopo lafua morte, ber cdift^jfero di ciò ^ch'egli haue- 
ftajolao^ (^ StarcaterOi acciò che alcun mento rie eu effe la 
loro intiera federò' valore , haucndo rii^uardo^che non ha- 
tieua eghydando t Regni di Cambaia^& di loro dato, alcuna 
(ofa di fio , ma foUmente rendutogli loro diritto, hauendo 
(fi, que' RegniìAcquiflato col proprio fangue . Oltre a ciò 
egli por taua ferma opinione ^dando loro taìi,& cefi fatti Si- 
gnori, di forte migliorarne la loro conditione^ togliendo loro 
guerra^ér operanda che le genti, intorno ^intorno, nonpre- 
gaferogl'Iddìj dicrfapìù^ che della pace de' popoli di MoU 
tan é' di Gambata . furono^ le parole delRe^confomma U" 
titia^é' ftacert di tutti , afeoltate^ dr riceuute ', & dijfero, 

feefe^_ 



PRIMA. f4i 

fé ejfere 4pj^areccfj/att di volere ogni fuo piacer fare \ d* 
molto ti commendarono della buona elettione 1 1 he loro pa^ 
retta , ch'egli fatto hautjfc , difucccjfore . ma, ilKè» volle ^ 
cljefifermajfero , con giurarne ntOy di feruare ^quanto cj/ì 
propùflo haueua^ chefifacejfe ; cr e he, da cjuindi inanTj-^rt- 
conofcejfero lolao,& Starcateropcr fuoi hcredi^ c^ficcef- 
forinel Regno di Moltanìò' tn cth^ch'egltprjfedtua tnque- 
fiomondo . NoraJcgratic,chered(rotiOjIo/ao,crSturcate 
ro^al Re furono ferjz^af ne ^ ma più della intcnttone del cor- 
tefefuo animo ^ che de t Regnt^ de' quali efi , fé non quanto 
a lui V e de u ano ejfcre in piacere , niente curavano . Ma, 
venuta l'hora del partir e^ accompagnati dal Re , e da tutta 
laCorte,ce n'andammo aCarnhaia^doue, con affetto corte' 
feyltcenttatici dal Ricche forte piangeua, e dettola ogn'huo- 
mo > à Dio , fopra le naui montati , femmo vela , al nojltg 
viaggio^ ér, lafciando, alla fintjlr amano , Curate , c^ alla 
diritta Japicctola Ifoladt Ba^ain , paffando Tanamaibù^ 
Chauly Dabul, Carapatan^ T agama ^ e Banda, con projp ergi 
vento giungemmo à Goa . Slutui ,per effere quejia^ terra^ 
doue l'aere vi haydigran lunga^ptufrcfoy che m ntunapar 
te dell' India , deliberammo ^perche Starcatero , qualche fé 
nefoffe la cagione ^non fi fentiua troppo bene della perfona^ 
di dimorare alcun giorno . pcrche^fmontati^ fummo ad al- 
bergo^buono» cr agiato^ quanto altri ne fuffc nella Città ^vi 
cin della Rocca^ la quale ^per quello yC he da tutti noi fu ere* 
duto,era la più btlU^ ò- la p:u forte cofa^cbe fi potcjfc ve- 
dere . mentre fau.imo attera ifsimi a riguardare la Rocca^ 
fentimmo vn piantegli più dolor cfoji.he ne par effe di hauc- 
re fintilo giamai^C;' irficmc voci^ma fr?:miffc^e ^dalpiato^ 
rotte, tn gui falche mete fc ne pctetfa raccogliere, le quali fe- 
condo che la Htmntiua giuduaua , erano di donne , la onde^ 

lun- 



Vv^ PARTE 

lungamente dimoraùfjj'endo in rjuel luogo , ne potendo*}! 
'vero toccare del fatto » & , fommamtnte > dt ejfcrne fatti 
chiari^ defiderando^ al no/Ir o aH?ergatore,chc difcreto hno- 
mo neparue effere, dmiandammOi da chi ■> é-per quale ca- 
gione^ quelptantofifacfjfe . il quale ^ prima, htafimandonè, 
molto del troppo ardimento , che , cefi inconfiderati confide- 
ratori^della dilpoftione^é" qualità delle altrui fortiT^efuf 
fimo diuermtt .ijpctialmente in pacf pieno difvjj'ctto , cerne 
quello era , doue al prefente ftccuArno dimora , ci venne 
contando, come il pianto » ch'tft vdito haueuano sfatto era, 
da due bellfsime giotùnctteM quali) prefe in e or fi, da Vin* 
cetreuiro^ Signore dell'I fi la , e di molti pat fi intorno doue- \ 
tianoefl-refacrf ette al grande Iddio Gounato , dal quale 
quefta lfola,& ,fimigliantcmenteiquesìa Città ^ Hfucprin-^ 
cipio riconcfce^ò' tlnc,me\ {^^ fornitoti facrtfctó^ le 'vitti- 
me doueuano efierepofle, fecondo il cofturne ^pcr caro aho» 
auantià due animali, chi amati Manncoreji pm fmtfurati^ 
(^ feroci j chefifia vdno ricordar mai . fiupirnmo tutti tn 
l'dendo raccontare quefi a cofi horribilc crudeltà . ma^Star- 
catero, che di ciò alcuna ccfa ofcura per)> ^ già fi mito haue 
tia^ 'voltofianoii con turbato vfi^ Signori^ dipe,egltfia be 
ne, che ^noi^ facciamo^ dall' ho/le nostro /piegare , per ordì* 
ne, tutta qmfia tela , che , fi io non fono errato, fmigltanti 
crudeltà , a quelu-iche la fua lingua, quefta hi/ioria narrane 
dochne conterà, voi, non hauete iniefògiamai . perche^va" 
chi di vdir qtn fio fatto, voltatici all'albergatore , lui cara- 
mente pregammo.che partitamente narrar voleffe^comeco- 
fi quella fiera vfanz,a ofizirata , dr nafcofa haucffe la legge- 
delia natura,^ ifefito ogni raggio dt belcoUume.,ej di cor- 
tefia . l' holìe,prcft amente ^ ^'JP^^fi >fi^ ^£^^ apparecchiato 4, 
dire quanto, di cio^ allafianotifta, era ^ertienuto,folo che^ 

U 



:j 



prima: i4f 

la lunghe^a Jel fio parlare , loro nonfuffe noìofa. perche^ 
vedutigli voUrtterofi diudire ^ fen\a più Jiare , cefi e o^ 
tnincio . 

FÌtj in queHa Città y buontempo} paffuto, vnvalorojh^ 
^ leggiadro caualiero^ il cut nome fu Ruto B ireto, alfjua* 
le, il padre, cJ;'fignordiqu€flopaefe » per non rimanere fen-- 
Zjd dthito fucceffbre^dtede per morite vna figliuola del Re di 
Trauancor , belli^ima giouane quanto alcuna altra , che di 
que tempi ftfapcffe ej^cre nell'Indi a > ò" » oltre a cib^di laH" 
deuoli% ^grattfìfe maniere . con coftet eflim}^ Ruio douer/^ 
lieta, é)' confolata vita, menare» ma^ lacofa riu/lì al con" 
frano forte del giudictOy eh e fé nefaceua,nonpur dal mari* 
to, ma da chiunque^ lagiouanCyVeduta haueffe^ )> conofciU" 
tala^perfama, folamente, perche, effendo ^ella^ fortemente 
accefajyuon tempo prima, d' vn giouane .fiio valetto^huom9 
di natione affai huwile^c^ cut, fecola marito venendo , ellA 
menato haueua-, di niuna altra co fa curandojt.apenfare^co* 
me,agCocL hi di coluiypoteffe piacere , tutta fi diede . il gio- 
itane, il cut nome fu Reuhlmo , pollo ch'egli forte amaffe Id 
giouanCi cheT iatira fu dettategli fi fludiaua » nondimeno^ 
fovimamentei ch'altri^dt qucftofuo amore , nonfi auedejfer, 
tra ^ la cattiuità , dia lui me dcfimo p arcua fare ,d amar la 
moglie, ò^ la figliuola dé^fuoi Signori ^^ per la tema del grò. 
ne danno, che ne glipotea^dt quefiofinofatto^feguirefe mai 
rifputofifuffe, non fi dando J.a donna, di cio^ punto minor 
penfiero , la ondepe?}(favitaJ'vnOj(^ l' altro, menaua, ma^ 
doue non giunge dfocofo appetito dt lafituo amante ? ^ 
4piale cofk e tantofigreta,chc non fi faccia pali fé a fuot oc-^ 
chi ^ certame fite j che io mi creda, niuna . perche , andan^ 
d<i vn giorno, Ttat ir arconte ccflumata cradif<r*re,fpcffefia' 
se ^ a fuo diletto per vn bellijstmo giardmo.che di cefi a ira. 

T alle 



j^f PARTE 

^ìle camerCi doue ella dormlua , le venne veduto alquanta 
lume alpte delmuro^fopralquale.per lo diritto, mirauano 
lefnesìre dellungo » doue ella dimoraua . perei e ^ guatatafi 
attorno^ne veduta per fona^ad ejfamìnar jritamen te, Ji die- 
de la cofa^ d- vide per vnojlretto pertugio , aperto nel mu* 
ro^ che dentro vt haueua vnapicciola Han^.^^^ in capo di 
^ueìla^ vnafcala »perche^ confiderata la d'fpojition dei luO' 
go^auisb, poterfiperauentura.da quella fcaUtfaitre adaU 
to » cf peruenire alle camere di let . ne la inganno punto il 
penfiero , perche ^hauendo , i Signori paffatt^ per commodi* 
ta delle donne loro , fatto , pìttilmente^ nella groJfe\z,a del 
i?2uro^quellafcalacauarei accio ch'eile.qualhora , loro-, vo- 
glia venuto nef(JJ} fenzaejftre da alcuno vednte.hauejftr 
potuto federe nel giardino, a loropiacere\ma,in proctjjo di 
tempo ^qualche fé nefuffe la cagione , fu tolto l'vfo di quella 
fcala.ò'nonpur l'vfo^ma egli era co fi, delle menti d'ognv* 
no% vfcita quella f ala^per non fi ejfere, di grandtfimotem 
fo adietro , vfata , che quafi non vi hauea per fona , che ne 
ferhajfe memoria . perche , la donna , lieta della inopinata, 
ventura, parendole dihauer truouato?ncdo,co troppa men 
diffcultà .^ch'ella non iflimaua^ di potere a fine ifùoi difcr^ 
dinati appetiti recare^ tn gran fretta , allefue camere ritor- 
no . quiui , quafi ripofar volejfe , Ite enfiate tutte le donne y 
fuor che vna , la quale ^ nelle fue braccia, lei crefctuta ha^ 
ueua^ dr lattatala cercar fi diede douepotejfe^ la fiala , an* 
dare a finir e-, ch'efia veduta haueua ; CT muefiìgando ,fol' 
lecitamente, per tutto ^ truouo , che m vna cameretta.^ ch'k 
rimpetto a quella era , doue efifa dormiua , ^ nella quale^ 
perche vifirhaua le fue più care cofe , niuna perfiona fuor 
che efifa medefima andauagiamai, vt haueua vno vfctuolo» 
ma mnratOyjperio quale jella^amiodouerfi potere alla ficaia 



prima; ',4r 

f affare', la onde, fattofi aiutare d.illa Balìa, laquale confa^ 
teuole era diquefio amore ^ hauendo ajfai , con fkoi ingegni 
penato à rompere ilpieno di quellvfao^ il cui vano ^ di falde 
pietre^era chiufiipurt nella jine^ apertolo, & , nella grotta^ 
Sfiefa^ dirutamente fé n'andò allo /piraglto,&i conofliU' 
to ej}r quello , che nellhorto veduto haueua ,fattofi chia- 
warHhortolano.che del fuo bel giardino la eurahaueua^ e 
di cui ellaftconfidaua molto , percioche h ortolano era Hat 9 
del padre yó'i ditale artCy era ammaeflrato molto, cjr, a ca- 
gione di cu)i l'haueua ella^che forte fi ddettaua di giardini^ 
in dono hauuto dal padre, con vna lunga circuition di paro- 
le lafuafedcy é* tlpto aiuto richiefe > ^ apprejfo il fuo bfo-. 
gnoté" cfuanto, in ciò, egli, à fare hauejfe , gli fé manftfio, 
rtcchifsimi doni ^ fé, di fu a fede, non fufse venuto meno.é'» 
di porlo in buono^^ grande fiato ypr omettendogli '. alloncott 
grò, di morte minacciandolo, con parole y piene difpauento^ 
doue^aluiparuto non fufse ^dimetter e in opera^cio^ch'efsa^ 
tifi che altra co fa delmondoy defideraua.o di farne altrui ri 
fapere , per qualunque modo , parola giamai j é' col finire 
delle parole f posagli , in mano , vna buona quantità di da^ 
7/ari, lieto , & pieno di buona fperanza , via nel mandi) • 
quindi ^pofio mano allo fpir agli o^ lo bcbbe acconcio in guifa^ 
che vi poteua vna perfna facilmente, pafsare ^fenz^a che 
alcuno, per mo'to riguardamcnto, che fopra vi hauefse > ac- 
corgere fc ne fufse potuto , apprrfso, fece, per mezzo della 
Baltaj a fapere a Rcublino,cio che fatto haueua, dfiefamen 
te, pregandolo, che, lafeguente notte, fé efser potcfscfufe- 
ro inftcme ; à che, ilmaluagio huomo, incontanente vbidì ; 
CT*, nonpur quella tìotte lareafcmina,fu^ ad vno vilfsimo 
fante, neperbellcz,z.at ne per virtù riguardeuole, prodiga 
dell' honor fuo , che pth^ che la vita , caro doueua hauere^ 

T 2 ma 



i4f PARTE 

wAmoUe (ipfYefso\ ò'h.'iurclhono^ in qttejia dìshoncjlà^ 
peranefjiura , buonapez^za^contimiato tfe non , che gl'I d- 
■dij i folle citi a volere , delle loro maluagttà , gl'huominipU' 
nire^ viprouiderOì come parue che allora fuffe , di ajfai op- 
portuno^rimedio* Vfaua^ acorte^vn caualierO) chiamato 
LecprindOiftatoparente di Ruiojl quale. hauerjdopoHoglì 
cechi addojfo'a Ti atira, ér 3 con grandifiima affettione, U 
perfona di Ici^ ^tfuoi coflumi, confiderando^ tnfiferuente 
amor e, di lei, s'accefcy che^ ne dì , nenotte^ ad altro penfar 
nonpotcua» che a lei ,ma^ vergognando/i^ forte, dtfe mede- 
fimo ^ che^ad amare cvfiftrettaparente^ c^, oltre a ao, don- 
nafna.pofìo fifrffe 5 cjuefto fio amore tencua celato ^ ne ad 
alcuno ofaua dimanifejlarloj onde di tanto più era grane ti 
dolore» che fisi enetta ; dt quanto , la fiamma , racchmfa» e 
più ardente > chepalefe . per la qual cofa , amando > ccjìut^ 
finza alcunajperan^a di doucr mai» alci, piacere^ per non 
gli dar il cuore di farlaaccortadel fio martire , menaua i 
giorni in tanta amaritudine, che ^ €gtt,fu^pm volte^vic^no, 
ad vna hora^ tlferucnte amore^ c^ la naturai vita a termi" 
nare . la onde sfuggendo , quanto poteu a il più , dt veder la ^ 
potchcy dalla vijta^di lei^fimoltipltcauano , fuor d'ogni ter- 
mine, lefiepene , marauiglìofi alleggtamento fentiua , dal 
*v edere lecofidt lei , (^ do uè ella le più delle volte dimora^ 
ti a » per che ^piacendogli forte il bel giardino^ nel quale y eU 
la% molto vfaua» più , che in qualunque altro luogo 3 lungo 
effoy dt giorno^ e dt notte» face uà le paffate . hora , auen- 
ne vna volta , ch'egli , di notte tempo > vide , fenza ef- 
ferviBo^ Reublino ad entrare mWhorto » tramutato di 
*vefltmenti , cut non conobbe 5 di che , egli ^prefe fi (petto , 
noncofi fuffe » come era . la cnde^ dijpofiodi accertar fi di 
quefio fatto , pofiofi in varte , doue ifinza effere fiorto^ 

potè* 



p R r ' M- a: T4Q 

potete A chifw/jue di là entro v/liua , 'vedere > fi flcttCì lun^ 
gamente^ ajfettaìido a che la cefo, douejfe riuf:Ì7€ . ma-^Reu* 
hlinoy tcmchdc non-^ ti giorno ^ in quii luogo , tlcogjtcjje ^fc 
n'vfcì del giardino ■> (^ fu 'veduto da Leoprindo^t ma non 
raffigurato ; per la qual cofa Leoprindo , dalla lunga , fe^ 
guendolo , vide il luogo-, doue colui entrlo , c^ conobbe » 
quella , ejfere la cafa di Rcublino . perche , recandofi a 
vieKte molte e ofi: ^preterite, ^ molti atti> eh' egli ^ di Tia- 
tira , e di Reublino^ veduti h atte uà. più volte , adattando 
A quel fatto ■, fenz^a fallo , conobbe cjfcr vero quello^ di 
ohe» egliy da prima » fofpettato haueua . la onde , crucciofo 
Mira modo ^ crper l'amore^ che alla dolina portaua^ érper 
la macula^ che ^ a lui , par cu a > che , troppo fconciamen- 
U 5 impofla fojfe alla chiarezz,a del fangue fuo , nella, 
per fona di Tiatira , preffo fu , che non l'vccife , con le fue 
mani . pur nondimeno , meglio corfiderando » ottima- 
mente auts^o j che ipùt advDpo , verrebbe ^ far , diqucfl^ 
<itllanfa y.parte à Ruio , a cui principalmente fatta era ^ 
^hsvccid^rlo per fé medefimo . fenzache , vccidendo co^ 
iui i la cagione ^ della fua morte , non fi farebbe rifipu- 
tagiamai, c" ^ pofio che ^ alla notitia ditnolti ^ ella fuffe 
fur peraucntura, varij > come tuttodì vcggiamo aueni^ 
rei Bati far cbhonoi pareri delle perfine \ cr cht sì ^ ci* 
jchi no detto haur ebbe -, che ^ per tale fallenza morto Iha^ 
tteffero ; CT" egli deftderaua > eh e' l fatto del morir , dt coluta 
per t(paucntamento de i m alu agi h uomini^ C^ dì (leali , fi 
appalefaffe adognvno , parueglij nondimeno , che fuffc be^ 
nei hauerpiù piena e ertela del negotio , anzi , che farne 
motto al Signore .perche^poHofi nel luogo dt prima^più al- 
tre notti vide^ Reublino^ad entrar neW horto^ ^ vfcire^co^ 
nte laprimafiata veduto haueua , per la qual cofa , entra^ 

tOÀ 



ifo PARTE 

to a Ruio^e^ trattotela parte, gli venne contando quanto ve 
àuto haueua^é* ^^pprejfo il prego , quanto più potè, &pppe» 
the gli piacejfe dt perdonare a Ti atira quello errore t nel 
quale Jta giouentìt y^ la feminilfragilitày fatta lahauenan 
cadere^ douendo a lui bajiare , eh* ella del fuo fallo ricono- 
fiuta, diuenijfe vaga di farne ammenda . quefte cofe vdite 
da Rute , e gli fu , advna hora, da tanta marauiglia > e da 
tanto dolore fopr apre foyche, quafi^ come fé, il mondo sfotto i 
piedi ^ venuto gli fu ffe meno \dt poco f allo y che non gli fug^ 
gijfe fanimot à* vinto cadejfe fopra il battuto . ma , poiché 
raccolfe/pirito, confemhiantefrà turbatole' pietofo^ volto 
a LeoprindOf dtffe . Amico, (^ fratello ^grauiìfenz,a dubbio^ 
h fogna dire^ che fieno i miei falli , hauendo, ef^t , con tanto 
impeto, volta lira degl'lddij fopra di me^ (^ della e afa mia^ 
de quali , in molte cofe , fino a quefta hora prefentCy h)> io^ 
verfo mCy truouatotenerijTtmo l'amore, la qual varietà fa^ 
che io niuna cofa tanto defiieri, quatofapere^quale de miei 
ecceft il maggior e fia , accio che di ammendarlo, come me^ 
gliopotefi^ tngegnandomije loro dure^e^prefenti , cantra 
tne,potefi, ammollire ,ma\poiche dato non mi e^ di poter, 
la loro dìfpofition , comprendere^ io ejltmo, che^dirittamen- 
te^t mieifudditigouernandoi&y l'altrui onte., congiuftitia^ 
vedicando,piìt rigido perfecutore,delle maluagie opere, di'^ 
uenuto^che^per l' adietro, fato nonfono^ io pojfa^ non poco^ 
la mia cond/tion migliorare . per la qualcofa, incomincian- 
do da quefla vltima ingiuria, fattami dal reo j & maluagiO \ 
feruOy &, quella i agram ente^ vendicando \ é'j ^pprefo^ ma» \ 
tur/tmentCi confederando quale , & quanta pena , a quella, 
che, già ^ fu mi a y difleale^c^ ingrata femina^fì debba dare, 
C^, quella yche più e onueneuole farà eftimata^ portar facen-" 
dolCffotrebbemi^forfe^ venir fatto ^per quefl a via^dt ren^ 

dermi ^ 



P R I M A, isf 

dermi ^ efuc^lìldd^ ^ che già mi fauoreggìarono , ^ hor mi 
perfiegucno, benigni^ (^ ptetofi , da cjHefte parole^ compre fé 
Leoprindo^ quale l'animo fujfc di Rmio, e^ della vita delta" 
matagtouane^ temendoforte^ la quale , con le fu e helle^e^ 
m^fer amente impacciato lo haueua y dt Je m n amor art do lo ^ 
pentuto di hauerne mai fatto parola , come fono gì' tnnamo* 
ratihuominiinconflaiìtt , ^ prefii a mutare t loro proponi' 
mcnttjfeco fteffo penfaua^ come potuto hauejfe, dalfopra^ 
jlantepericoloy liberarla ; ni veggendoui alcun rimedio^tne 
filmabile affanno fentiua \ (^ volentieri ^ fé , a buon concio 
dt Ruiofar lo haueffc potuto^ fi farebbe partito . ma , Ruio, 
(he accortifsimo huomo erafeco^ fino a notte , tlritepne , U 
quale venuta^ doloro fa a Leoprindo , (jr buia ptk, di altra 
m4ì\ come ti Signor volle t al luogo ^da Leoprindo tnfegnatOy 
n' andar ono^(^, quiui, la venuta dt Reublmo ^ fi diedero ad 
ajpettare . ti quale giunto , ^ dentro riceuuto dall' hortola^ 
no fecondo ivfanz^a ^ fvfctofu chtufo. majjauendo cono- 
romper buono Jp atto , attefo»iut difuoruparue tempora Ruio, 
di entrare . per la qualcofa , fattofi dallhortolano aprire , 
& entrati in e afa fu ferrata la porta . quiui , Ruio^ tratto 
l'hortolano in d/f^arte, con rigido vifo gli commando ^che il 
vero di e effe , di Reublmo , c^ egli cofta quella hora ^mca- 
fa , da lui , riceuuto fuffe , ^ a che fare ; & m fomma il 
tutto manfftajfe ; s'effo non volea , di prcfnte , quiui^ da 
grauìf imi tormenti confumato» morire . nonfurono.più ol- 
tre, b fogno minaccie afare^che l'hortolano , tlfio^ ó" l'^l' 
trui errore appalefaffe 'y perche^ tfpauentato^ é* anchora in 
parte cofirettoy la cofa , come paffata era , fenz^a nulla na- 
fondere y a Ruio conio . ma, egli, fatti prendere ipaft tuttiy 
acctoche^i colpeuoli, n on gli fcamp afferò delle mam^nonfof 
ferendogli di andar s , egli-, inperfona^ mando fuoi huomi. 



if2 PARTE 

ni:, [ufo alla moglie i <:he lei , con ejfo il per f do feruo^ fvfle» 
nejfero. il che fu incontanente mandato ad ejfecutione , 
hora ejfendo il caldo grande , Reublino^ la donna dormen^ 
do, tutto ignudo , (iftaua ad vnajineUra^ che fopra il giar- 
dino miraua^ c^ era volta alla marina, a riceuere vn ven^ 
ticelloyche dolcij^imamente, (piraua da quella parte . il qua- 
le, hauenio alcuno bisbiglio fèntito , éf veduto lume , cih 
ch'egli , a cj'Aella hora , ne vdire^ ne veder foleua , come co- 
lui^ che pieno era di paura, e dt fojpetto ^ ijfetialmenteper 
*vno fpAuenteuole fognOì eh' egli Ja notte dauanti , fatto haue 
ua ; nelq.'tde a lui era diuifo di ejfere^ da vna horrtbile, dr 
fo7^afi^uraprefo^diforz,a,(^g}ttato,di ala fimo luogo ^ in 
ofsara^ sprofonda par te^ temendo forte ^ attenttf imamen- 
te raccoglieua qualunque fuono ^ ih' vdijfe * ne guari fet- 
te di tempo ^ch^ egli y ad vn e ot al barlume^ vide gente, per lo 
gtardinOiVerfo quella parte , doue egli er a-venire ; perche , 
quello auifando , che era , àbiiottito, e , di fé tratto^ per U 
paura^fojpintofi oltre, per la finefra^fenza altra delibera" 
tione.fe lafcìo cadere \ c^,percheìla caduta %fu da parte al* 
tifima^(^fopra alcuni marmi->che, quiui, erano po/li per or- 
namento del luogo, il mifero^ non pur morì , ma^qua/ì tutto, 
f difece . Rui fi turb)} forte diquefiofattOiperche haureb^ 
he voluto colui,viuo,neliemani^ nondimeno, non fé nepo^ 
tendo altro fare, feco prcpofe di voler procedere contra del 
morto, nella gufa. che, fi viuo fojfc ^procederebbe , acctOj 
che, dallapena, dt cofiui,prefa,appr€nde£ero,gl' alinea fug 
girci dishoncftì efftmpi d'huomini maiuagi , coloro, che an-» 
dauano per Rcublina^ & per Ti atira , vedutol caduto , ^. 
morto, temendo non , forfè t per lo accidente di colui, eli a fi 
t^^fi*gg^Jfi> s'auacctarono .per ejfre a tempo , a ritener lot^ 
C^ , fico hauendo l'hortolartOi come coluti che ^r attico era 

del 



PRIMA. is^ 

del camino, furono alle camere di TiatirA, e , iruouanJo 
tvfcio aperto, Hquald effa^ troppo aficurandofijepiù deL 
le volte, lafciaua apertoycntrati detjtro-> non par lei,cfjc prò- 
fondamentc.^dormiua,coJlrÌ77fcro a desìarfi \ma^prefia}ncn 
te,fenz,a ninna compassione , prefero , (^ Legarono . il e hCy 
ella, reggendo, ejuanto ilfuo dolor e y(^ la paura fujfe ^pne^ 
pere/^imaticney comprender f pu^o, che Jpiegar con par ole . 
ma ^ poiché fi fé accorta , che , il fuo Reubltno, non vt era, 
della cui vita, ella. , era in maggior follecttudine , che della 
propr'ta^aufzndojui ejfcremal capitato > incomincio a far e 
ilmaggior pianto del mondo . ma ella fu ^ per co?nmanda- 
mento dt Ruio , pojìa in ofcurifsimo carcere , per quiui cf 
ferCj con molto difagto,feruata,infìno a tanto, che, ejfo, al-' 
tro delibcrajfe di lei . intanto, fuprefa la Batiale' mcjfa al 
martorio, conffso il tutto , Horatfattofi^RuiCì chiamare i 
più fui huomini de fuoi (latit ò' , loro , proponendo il grane, 
d^ noiofo cafo aucnuto, volle j dopo matura confìderationc^ 
fattaf4Ìfpra,ch'eftnediceferoitparerloro . ile he fatta 
hauendo, tutti^ conuennero in qucfto , rhe, a coda di cauallo, 
Rcublmo , ftrafcinato fujfe^ lungh'e/jo il giardino , d^per U 
'vicypikfrequentate, della Città : che^ la Balia, crlHorto- 
lano^fujfcro impiccati-^ co* piedi tn fufo \ a fi onte l'vna deU 
la e amera, doue la orauifsima dishonefià fi commettcua, 
\ l'altro a rimpetto alle flange dell' h ortolano^ ch'erano in ca^ 
' pò al giardino . che, Ti atira , tutto che degna di mille fuo- 
chi, per h onore dellapcrfma di Ruio , di cui, ella, era Hata 
moglie ^ affai tepo^ dr hauedo riguardo alfangue reale^onde^ 
ella,d{fccfa era^ e^ al padre dt lehhuomo difotnmo valore -^ 
é* dt gr and fimo fiato ^ alla pena di perpetua prigicncf riffe 
dannata sparendo a RuiOy che, la cojìoro fentcnz^a , buona 
! ff^fiè^ volle cU andaffe innanz^i , Haueua ^ ti Rt dt Tra- 
\ V tiancir\ 



J.S4 P A R T E 

Viììcor-) vn ^{ìliuolo -f chiamato Bolterim » il : fiale ^fi come 
chiiirifsiwafamd, per tutta l'India, fuonau/i , per prodez.^ 
za in arme^drper gagliardi a, valeua tanto^ che , per forte, 
(he e' fifijfc , non gli Jì aggtiagliaua nìuno . bora , coflui \ 
nel tempo i che Tiatirajl mariti) a Rhìo-, ejfendo accefo delU 
beluga di let^ h haueua al padre tpiìt volte-t con grandi [si- 
ma infiantia rtc h'cfia^ per m igUe ,, ni potutala hauere^pie- 
tio di maltalento^ a gran pena fi temper^o a non rapirla ; & 
ciò haurehbe egltfanto, fri\a ale un fallo ^ch e che nehaueffé 
douutofeguire j come colttt , che orgogltofo era , non menOy 
eheforte^ ma, egli, non volle dar quello affanno al vecchio 
padrcy cui egltfommamcnte amana . rtmafgti perli^fempre, 
nel cuore j acerbo odio nella per fona dt Ruio.e di tutti i fuotf 
(^ vno grand/fimo defideno di fargli danno , potendo • 
Bora, auennCi che, diqué' temphvno, affai potente. Signo- 
re ,fidd. ito di Riho , venutoti tornine di pagargli ilfuo 
diritto, fecondo l'vfanzairicusb difarlo^perifcufadife , al- 
cune ragioni, colorate, affegnando : alle quaUyOttimame»' 
/f , rifpofe Buio , ma, colui, m/ùl/a durerà dimorando, Rti- 
io^posit alcuni vafcelli in ordine^ propofe di andarlo a truo- 
tiare , la nouella dello apparecchiamento di quefi a guerra, 
intanto, era peruenuta agl'orecchi di Tiatira , la quale , ia 
tenebrofo carcere, continua dimora facendo > crucciofa , ol' 
tra modOi adaltrot ne dt^ne notte, penfar nonpoteua, fuor 
Colamente come il marito, cui ella odtauaya morte , in alcun 
modo ^pot effe effere nocciuto da lei . perche, di quefio moui" 
mentoj'apendo, come ma'uagia femmay tn vna fittile ma^ 
liti a entro, dr produffda ad effetti . ella > con danari ^ih 
guardiano^ Ó" con grandifime proferte, corruppe,é' tndufi 
fé lo a mandar i vnfuo famigliar e ^ in cui egli molto fi fidaci. 
ftay con vna lettera^ ch'cUafcritto haucuAì a Boltenm , Jt», 

gntfcando 



prima: Yfy 

gnìjìcdndole il proponimento di Ruio.che in fr^ pochi dì.erk 
per muouere contrai Veaco^ ilquale ftudìaua di ribellargli 
l'ifoladt Acuteiray(iry apprejfo , ingegnandofi dt mettere di 
Jemedefima in lui^ compafsione, lem^f^rie^ nelU aHali^fen" 
^ niunafua colpd , che m nulla ojfefn lo haucua , la ferez,^ 
z>a, ér crudeltà dt Buio ypofla la haueua , tutte ad vna , ad 
vna^gli venne contando ; ^, con artifìciofe parole^ quanto 
poieuailptìtyadalto ponendo , larabbiofa ira , di lui , che 
maligno huomo era , cjr > perauentura , il peggiore y che U 
natura hauejfe creato mai , follecitaua forte Bolttrim^ ho- 
ranche y lafortunay dt lui,e delfuo honore^dtuenuta pietofà, 
quafia porre in mano gitele veniua , a vfare il bene fleto , 
ch'ellay grande, c^ inopinato , moftraua dt volergli far , di 
prcfente ; (^ l'onta , della vergogna > ch'egli riceuuto haue- 
ua, quando 5 colui lo priuo della moglie , togliejfe via , ad 
vna bora y fé, (^ lei vendicando, cr, ti commune honorc, nel 
fuo debito luogo, riducendo . ^^efla lettera fcru). per fllfoy 
^efca, nel cuore di Bolterim ,fottoil focile del fuo difde- 
gnOy dr» dfpoHo alia vendetta^cr a far male a Ruio^ fatta^ 
fegretamente, apprelìare vna armatala' y p^^ meffo fidato, 
figmficata lafua tntentioKe alVeacoy ^, tnjìcme delibera- 
to del luogo, do uè Ru'to ajfalir douejfero, di notte tentpo , na* 
uigando, accio nonfujflr veduti ,pcruennero advnfcno di 
mare.tl quale vnapuciola Ifolcttafaccua, per cffcre ccptr' 
ti da VHofcilocco-, che, tnqudUparti,fuoUJpcJJ'c fiate , im^ 
petuofamente foffiando , far grcfsfsimo il mare , in guipt, 
che affonda,m fieramente^ le naui , ficnz,atruouaruifii alcwa 
rimedio ; c^ , quiui , att efiero la venuta di Ruio . // quale , 
niente, dt quefio , fiapendo , come colui , che poca Uima del 
nimicofiaccua.ne altri contrapctfaua dt dcucre bau ere, eh e 
lue' cotanti ^ che il Feaco ^Àelflfiola » che pie dola era^ 

V 2 hauefi- 



jss PARTE 

hauejfe fotuto r accorre , veniua lieto , cf Jlctdro , come ai 
wna certa vittoria , perche , haucndo , dalla lunga , fior- 
io il Veaco , con alcuni pochi vafcelli , in atto di voler da» 
re le poppe alla fuga , ricordando , egli , a'fuoi l'vfato va- 
lore , é^ la viltà de' nimici ^prcf e l'armi , e, dato de remi 
in acqua , furono , valorofamente , a tritouart nimici , 
ma^ eft infingendofi dt hiweregrandf ima paura de Goe- 
fi ^ ritrai? eri dofi verfo il luogo , doue ripoflo fi era Botte- 
rim y nelle tefe reti , hcbbero condotti i Goefi . // quali , 
dall'inopinato affalto , ióbigottiti , & , veduto t nimtct ef 
fere y il dopato piti , ch'efi non erano , temendo , non , loro, 
fi cbìudijje la via , da poterfi partire , fenza troppa refi- 
Jiinz,afare ,fe ne fuggirono , fuorché alcuni pochi , a qua' 
li fu pili caro fhonor , che la vita . amando meglio farfi la 
vta ad vna gloriofa morte y difendendo il commune Signo- 
re i che bruttarfi y d'eterna infamia ^ fuggendo . ma , Ru- 
io^ in niente mancato hauendo al debito di valor cfo com' 
battitore ^ fu pr e fo > ccn tutti tfuoi . rìe^ quelli^ che fuggirò^ 
ììo , hèbbero troppo miglior ventura , che gl^ altri : perche, 
perfeguitati da i nimici , / legni de' quali erano più deftrt y 
Ò" l^g'^'^^^-' ^^^^ advna gufa, chi advna alira > quafi tutti ^ 
perirono . la preda fu» da Bo Iterimi menata m vnafortifi- 
ma Rocca-i ch'egli haucua^sulmare , non guari lontana da 
Trauancor , hora , la fama » dtqucsìa grauif ima per dita y 
fiubitamenteccrfe per tutta l'Ifola diCoa , &i come » in 
cofi fatti cafiyf iole auenire^iltuttoriempie di dolore » (^ 
di paura . fola Ti atira » fentendo quefio yfuyda tanta le^ 
titia^fpraprtfa^ che le par uè » da morte , a vita y effe- 
re tornata . perche , vane cofcy infey riuolgendo intorno aU 
la fa libertà , le corfè nell'animo Lecprindo y & il fio 
éimorCi dtl quale ì effayfi era^ affai bene^accortay buon tetri' 

p9 



P R I M A. rj7 

pò prima . cv-^ feco^penso^ ccftui doucre^ troppo in acconcio^ 
l'emre de' ftìtii juoi , come quello » cheageuolmente , ir aria 
potrebbe della mi feri a ^ ^ della cattiuuà; nella qual dimora^ 
ua^ifpetialmente non vt ejfcndo Ruio .ilcjual fuo in ter? di' 
medito, vedendo ad ejjetto, ad ina hora -farebbe fcjlejfa li- 
bera, ò'^a Le oprin dolche tato fuoco accefo haucr4A , a Ruio, 
ifiioi n afe ofì diletti , manifeflando ^ darebbe altrettanta^ ^ 
più angofiat diiolo,^ fofpirty cjHanta, egli ^ a fé detto h arie- 
ti a . penhe^fènza indugio , dal guardiano fattoi chiamare 
^ comprefo, come afìutaftmina^ eli ella cra^ in Leoprindo^ 
nonfi efferel'amore,vcrfulet^nonchefpcnto> ma ne pur di- 
minuito , con affcttuife parole > cr con artificiata pìaceuo- 
W^a^ di che ella era, olire ad ogn altra f emina ^fitiijìima 
viaefìra^ prima ^ s ingegno di dargli a credere •> eh' ella lo 
amaffe , & di lui , e de fuoi coflumt , faceffe gran stima , 
Ó'i ^pp^^if^i «^^ /^> & della fu a vita mettere in lui te nere z,- 
zay moflran dogli a ejual termine y l'ajfre^a^ della prigio- 
ne , recata Ihaueffe , ó^» con molte lagrime, come colet al- 
la quale poto cùHauano^ quando le vcltuatfè.cr le cefefue^ 
quantunque più potè ^à lui rac commando . quanto è lie- 
ue incannar , chi focvfamente ama \ Leopriudo , creden- 
do quelle lagrime ^ veripime , C'- le parole anchor piìi ve- 
re ^ gta pieno di compajitone diuenuto delle fciagure della 
donna , ^ , dalle lagrime di lei, alagrimare multato , lar- 
gamente Icpromifc ogni fuo a:uto,eche che auenir ne douej 
. fé ^ di quindi trarla ^ fenz,a alcun fallo : niuna con fide - 

Irdtione hauendo alle cfjcfe, ch'egli fatte le haueua , ^ chi 
€ra colei y che d'aiuto lo richiedi uà , )) a' fuoi inganni, la 
onde sfatto Jpprcftar alcune naui , (jr bene armatele ^ fatto 
ombra di voler fpiar e ciò , che auenuto foffe di Ruio^ e del- 
le deliber at ioni del nimico ^ & infiemedi afsicurar queU 

U \ 



/// PARTE ' 

le marine , trofie Tiatira , cautamente , di prigione , ér^ 
trasformatala informa d'vnfante^ neUa fuafiejfa natte U 
fece montare . haueua Tiatira^ intanto fatto àfapere à BoL 
terim^qualefujfe t animo fuOjfopra il fatto di Leoprindo^é* 
moflr atogli in qual luogo ajpettar gli d0uejfe\ & hauendo 
Leoprindo in picciol tempo fatto gran viaggio , come colui, 
che molto ftrigneua^ é* folle citaua la ciurma ^fopra ogn al- 
tra e ofa desiderando di giugner tofio à Ceulamja doue giun 
tihaurebhe^ Tiatira» indotto il padre ^ che quello voleua,che 
lafigliuolahaueain defio^é" non più ^à contentarfi, ch'effa, 
moglie di lui diuenijfe ; hauedola egli , molto ben meritata^ 
di luogo trahedola^doue,eJJa^ ogni hora» mille morti fèntiua, 
giuferoyinfulfar dellaferaj^a^doue Bolterim^co molti legni, 
tn vnofeno di mare npoftofiygli atte de antiquate , colto ha- 
uendo Leoprindo ^fuor di tutto fuopenfiero, come quello ^che^ 
per ceffarpericoloy (^per non cjfere,dafciagura^ colto/ ar* 
mata di Bolterim^ & doue ella vfaua dtuerfo viaggio facen" 
do^giufla fua poJfa^fuggiuaMi-t con tutti ifuoi^fen^a per» 
derne huomo.hebbe à manfalua ; ér lieto^fènza modo, del- 
la ventura , fatti pafs are Tiatira , d^ Leoprindo , nella fu4 
nauc , fece , alla donna , le maggiori car€z>z>e del mondo , 
promettendole toflo^che in terra fufs ero difpofarla . ma, U 
donnat non efsendo anchora ben fornii e le accoglienze ^fik 
lei, (jr Bolterim^piìt non potendo nafcondere Codio concepu^ 
to cantra Leoprindo » voltai a glifi , con vn malvifo , ^ tur- 
bai o^gli dfse la maggior villania^che mai a reo» & à malua 
gto huomo detta fufse ; ^, alle parole^ far ebbonofenz^a faU 
ioy i fatti fèguiti, cofi ella fi era nello fdegno raccefa^ mai 
Bolterimy la ritenne y& la rattemperi), con direi ch'ella non' 
doueua^ in contrario ^riuolgere i loro^prefenti , diletti, per- 
cicche tem^odigaftigare quel maluagio hucmo , le far ebbe- 

ancho^ 



PRIMA. tf^ 

anchora f>reJÌÀto afsai . qu iridi , r tu alte le prode verjh U 
■ .Rocca , /i , co^ tutta la preda , fé n'andò . bora , efsendofì 
truouata la prigione aperta^ e Tiatira fu^oita, é'y con efso 
lei ^il guardiano, furono* in Goa, i romort, i^i turbamenti 
grandi j (^ molti giudici/ fattt furono fpra cht,di colày do- 
ne ella era , la donna tratta hauejfe , ^ menatala fi a . ma 
non vi fu chttalver0taigiun7efse^ ne s'apprtf/^ffe, non pò- 
tendo ad alcuno cader nelpenfiero^ ihe^ Leoprtndo^che con- 
giunto parente era del Signore , (^ , oltre a ciò , lealifsimo 
caualiere era tenuto » à tanta maluagità fi fuffe condotto , 
ma^ Bolterim,fposo Tiatira,c^ ne fece lafefta, delle nozze, 
magnifica^ & grande , tnuttandoui moltifuoi ami ci ^ ó* pa- 
renti, il p ne della quale venuto efsendo ^ la donna fu k 
Bob erimi ^, con molta piaccuolezza^ gli còie/èj in grafia, 
Ruio^ dr Leoprtndoy de quali ^ efsa ,potefse^ à fuavolontà, 
di/porre . tic he, egli , le concefse . Haueua Tiatira di Ruio 
vnfigliuolo^ftnzapiùi di tenera età : ilquale era il più bel' 
lo, d^ il più vezzofo fanciullo del mondo . cjueUo , lacrudel 
f emina ^ in rabbiofa ira accefa , prcfoper mano, ^, in par ' 
te, menatole) doue fcntita efsere non potefse^ c^,percofsO' 
gli ilcapOj al muro-, con le proprie mani , gli trafse ti cuor e^ 
con l altre interiora infieme^ dr> apprcfsoy lo taglio per pez- 
za ; (^ sfatto ilfimigliante d\'no figliuoletto, che Leoprindo 
filo haueua dvnafua donna hauuto , dr > dauaafsai mani- 
fefiifegnali di douere di gran virtù , (^ ^<i molto^ riufcire^ 
lo quale, per molto amore portatogli da fi , oue che andafse^ 
egli» nonpartiua giamai . fi diede à preparare vn conuito à 
idue infelici padriyvolendoi ella, fola Je vtuande ordinare ; 
ér^pofiaui tutta lane, dr tutta lafollecttudinefua , mafii. 
mamente intorno a cuori, (quefiu ella, minu7^o^& vi mi^ 
psdi buone fpaie ajsat ,^ né fece vnQ manicaretto troppo- 

buone» 



>(<? PARTE 

buono . quìtjdi^àndatafene alla prigionei doue era Leoptìn- 
do 5 con faccia lieta , gli dijfcy che , mojfa dalla fra propria 
benignità y e dallohauerla , cffo, da quello Jpauenteuole car- 
cere^ liberata, ella era dtjpofta di adoperare sì ^ con Bolte- 
rim , che e' gli concedejfe la liberi} ; ^ ^ perciò ,prendejfe 
cuore , e^ apparecchiajfefi aricettere lafortuna^che incott' 
traglififaceua^pìu bcniuola^ é* fauoremle ^clo ejfo non aui^ 
faua ; é*-^ ^ccio ch'egli credejfe^cofìdouere ejfer e fenz^a fal- 
lo -^ ch'ella haueua deliberato , ch'ejfo , lafeguentefera , fecò 
cenajfe , queji e parole tutte fecero^ lofmarrito animo y ritor 
pare in Leoprindo ; c^ , rispondendo , dijfe alla donna , che 
molto la ringratiaua della fua btiona volontà ^é" ch'egli era 
prefto ad V far e ilfuodifcreto configlio->quello facendocela' ef 
fa gli commandaua . la donna, partita da Leoprindo-, tolti m 
fua compagnia quattro de principali criitalieriy eh' erano fa 
tipreficon Leoprindo^ é^ ammaeftratigli di ciò , ch'efsi ha- 
uejferoà dire, fé n'andò in parte y doue Umifero Ruio , />»- 
frigionato/tftaua^conpoco cibo^ (jr con molto difagioferua^ 
tOyinfino à tanto ^ che altro fi foCse deliberato di lui, &^ en" 
tratafene à Ruio , moBrando di hauer fomma compafsione 
di lui^piagnendo forte^ gli (i gttt)) al e olio ^ con voce alquan* 
io rotta 3 é^ diJfe . per molte cofe venutemi a bene debbo io 
della benignità degl'I ddij fommamente lodarmi , ma per 
isiuna tanto,fe io non fono errata^comeper laprefente \ veg* 
gè doti à ter mi rie recato ^ch e tu h abbia di mìo aiuto b fogno ; 
^ chcy là doue tìit con fommofludio/ingegnaui la mia vi- 
ta di terminare y io la tua , vicina a termmarfe^ con altre t-^ 
tantOì più follecitudine , m'ingegni di prolungare . perche^ 
tion cofito fio amia notitia venne la tua prefira , che , eoa 
forteammOyCalcando la miferia della prcfcnie ncfirt:ifortff<i 
fi^f &> ^u e l dolore vmcedo al quale fmtgliant^, a pena (he 



p ft r M r: uri' 

iù mi credapoterfi.da altri fentire^ tenni modo di far e a fa- 
lere a colui ^ chci in luogo di teyfopra'tlgouerno de tuoi Ha- 
ti lencraU Vicario la/àafii j ciò che nel per^fiero caduto mi 
fùjfe^per rimedio porgere al tuo fcampo , (^ alla conjerua' 
itone della tua vita . il quale, molto ^ Cajfettionc mta^ verfi 
di te commendato hauendo^voUetche quello fi fac(lfe^( he i§ 
haueua deliberato ; (jr, perche io aufat douere efere^inpjr 
ify grande acconcio del mio proponimento y io procurai, che 
m'o padre , ti q'iale e huomo della auttorità, i he tu medifì" 
tno fai, tifaccffe raccomandato a coJìui.^per le quale, hora, 
tu fé' m prigione , ^ in e attiuità guardato^ ti the ejfoftcey 
ter mio amore , con fomma volontà . quindi , a molte mie 
gioie belle, (j; care^ pcBo mano , fattami ti tuo Vicario vnd 
naue appre/ìare , con btlla , ó' honoreuolc c(mpagnia, (^ 
d'I/uomtni^ijr di donne ^ qua me ne fono venuta . doue^mer» 
cè dcgCiddtj ^ hb operato si, f^per tal modo, chc^ tu-, rthatt- 
TM la vita, chefenzja dubbio^ era corfa^ c^, non molto fari* 
uja libertà , é^ qui Ji tacque. All' bora t caualtert y rett* 
dutaprtma,la debita riucrenz>a , (^ honore a Buio , affer^ 
tnarono ^quello cjfer vero , che la donna ditto haueua ; (^ 4 
pena ch'cfii crcdejfcro^altra donna truouarf ^nel mondo y U 
eguale, a bene ^ó" fato delmarito, quel cotanto, chelUy it$ 
%rQ di lui operato haueua , fidtjpcneffe di fare . Alaraui- 
gliofi , olirà mcdo^ Ruio, di qutfìo fatto , ^ , auantt che fi 
arrfhtaffe a credere^ cheverofujfe quello, che vdito haue* 
tta^fi Bette , penfando, lungo fiatino , come ciò cjjer poteffey 
thci tanta pietà, di fe\^ venutai/ofc a quella fmina.cui egli 
haueua nocciuto tanto ; d^ fé non che vide , q/^e* caualieri, 
€ui tglifonofeua benifimoìin cor/>pngh la di lei^a ctf^i h ei 
la detto fi haueffe , non haurebbc egli prefìara fi degtamaiy 
fofpareua ìaIui , che p^tttjtoj^ttvji^jj^fuoìi diUafuacre^ 

X cnhz.a% 



t(t2 PARTE 

denz^a . mr^nondìmeno Jlrìngendolo il bifogno^alU donnét^ 
au anto potc il più^fefiejfo, dr la fua faluu , raccomand)} . 
4I quale, tt atira » più d'inganni piena , che di amore, )) di 
fede^d.Jfe, che, tofto che BoUerim tornato fuffe, che, per cer 
te fu e ^ran bijlgnet era ito fuori ^ egli farebbe fiato ^fenz,4 
ali ti rj fa Ilo., renduto libero^ é^fciolto ; ^, accio ch'egli^ 1//- 
neffe ftcuro , cofiejfere , come diceua, ella^ cenerebbe^ con 
efo lui. quella fera , ^conLeoprindo . perche ^poHifi a fe- 
dere ad vna tauola, tutti e trefice^ loro mettereauati molte 
njìuandey le quali} quantunque dtuerfe fu/fero, non per tan- 
to dtniunacofa erano altro , che delle carni de' loro prcpi 
fgliuoli , ì m feri padri , a quali molte più vigilie conuenu- 
toera di fare, eh' eft-, perauentura^voluto nonhaurebbonO'y 
Auenendoftaque cibi^ che, loro ^pareuano tpiufaporttidel 
mondo , hramofamente ne mangiarono , c^ tn gran copia • 
ma^ la donna^ch' altre viuandefatto fihaueua apparecchia 
re , comeche apenaneajfaggiaffe t tanto era ti piacere , 
eh' ella fentiua del coloro ^di quelle viuande, cibarfi.fubito» 
Jì come gli vide hauer e fornito di mangiare , loro dimando, 
eh ente la fu a cena , loro sparuta f offe , alla quale efsi rijpo* 
fero, di non hauere mangiato ^mai le migliori, ne le più deli- 
tate viuande , ne cenato meglio , che quella fera : a quali 
la donna dijfe i nonmarauigltarft punto fé ^ morto ^ quello 
piacciuto era lorOy che^vtuo,più-, che altra cofty lor piacque, 
i caualieri, quefto vdito-, fletterò alquanto.poi diJferOyCome? 
^ueflo che e , che voi ne hauete fatto mangiare i la rea fé» 
fnma.y con vifo turbato^ (jr con orgoglio fa voce^quelld riJpO' 
fé, maluagi huomini, che voi mangiato hauete^ t voftri me» 
defimi figliuoli fono . ^ quefio detto, le mani , e i piedi j e'I 
eapo, le fé, in tefiimonianza di ciò ,gittare auantt . laqual 
fofa,gl'infeltct^ vdendo^& vedendo^furono^ ad vna hora, 

da 



ì 



PRIMA. t^f 

dd tanto dolore ^é' da tanta msrauigltd , di cojthorribift 
crudeltà t fi praprejì, che ^tramortm^amendue^ad vntem^ 
fo, caddero in terra . p;a, 7 lattm fattigli qKindtlcuare.m 
cfcurtfsimo luogo gli fé riporre , la matttnapgit pertemptf. 
fimOifatto riT^are due colonne dt bron"^ sk lapftbltcapiaXt 
z^a^e tratti. della prigione, t due e aualterttet fattigli fpoglia^ 
re-i ignudi^ l'vnoy advna^ di quelle colonne , (^ l* altro ^ al" 
£altra^con forti ^ Cr lunghe catene^ fece legare . quindi fai' 
to accendere intorno intorno alle colonne , vn gran fuoc§^ 
tndjda quelle y lontano alquanto^ ella .pofafiw luo^o emi- 
Kente^ comincio ad afpettare yp'tna d. U tit-a in cnparabi- 
Ut il fine di quello , non p'ù vi dutv tormento , Hora , chi 
potrebbe faueUando , mostrare quale la vtfa fojfe dt quel 
grauofo martire ì àpena, che to w/ creda , che fttruou affé 
perfona^ dt coft duro cuore^ che» infoio vdendolo racconta" 
rCi non che veggendolo, nonffntife ad alcuna compafsiO' 
neprendere^ di que mefhtni . efi,da quelgran fuoco^s'an* 
darono fher?ncndot aLuno (patto t horaquefia» ò'hor'a 
quella parte^ ritrahendof^ver le colonne \ ma^ poi ch'effe^ 
incominciarono ad mfuocaff .poco^aque' fuenturati ìgio' 
Mando lo hauere gli fhermi accerti , per riparar fi da cofi 
djpro incendio , arrojìiti da ogni parte della perfona , c^ il 
grafo colandone , quella graue a* fura ^lù non potendo fo* 
ji enere -> furono coftretttafcrmarfi . non potendo efsi vfar, 
più oltre, il beneficio de ' nerutjda qitalifhà di potere aua- 
ti procedere , e aminando . cr » alquanto Hati » da mortale 
dmbafta vinti , venendo meno , caddero tn terra , C^ , /» 
poco f ante Ja doloro fa vita finirono . con tanto maggior dir- 
(piacere della r abbi ofaf emina ^ quanto^ ella , autfto haue- 
uaja loro pena^douere ejfere molto lungh fisima . hora,efay 
fattt ri cogliere i corpi di terrai ad alcum ferocifsimi cani , 

K z cbe$ 



f(r4 > A R T E 

'the i per tale effetto^qmuiteneua apparccchiatL^Iì fece gìef 
tare : li quali, ajfamatifsimi , incontanente gli h ebbero di^ 
fiorati , quindiì alpalagio tornato ^ voUdch'ogni Ijuomo,per 
amore dife.^fopra la Ictitiafe dejfe . & sfatto vn belcontii- 
'to^^ grande yappreft are ^ ordino^ che vtfojfero ipm hono- 
reuclthuormnt della terra^ il qu al fornito» ad vna bella, c^ 
inaqnijicaf(Jla ■> fi diede comimiamento ; commandando , 
Tiatiray ch'ognnjnofoJfeinfulbaHare^ dando mani fefio fé- 
gnale tutti ^ del piacere , che efsifeniiuano della confolatiO' 
ne-ié' del bene di lei . Ma^ e^endo^a gl'orecchi di Bolterim^ 
veruenuta la crudeltà^ daTtattraA'fata ^nel manto Jaqtta^ 
le paJ/aua-ifenz,afallOylaJicre^z,A di qualunque ^ne dinanzi 
tempiyfenefulfe vdita ricordare giamai, egli^dt c'ìb^fifat* 
tamentet offcfi rimafeyche^rittolto l'amoretti quale alla don» 
va portaua^ tn acerbo odto^ e temendo non^ àfe^ vn giorno^ 
aucllofacejfe^ che, a Ruio, fatto haueua, le mando dicendo^ 
che egli intendeua di pigliar altra moglie , che alla ncbtltk 
dell' animo fuo, pili, clj ella non moftraua dtfare,ficonfacef 
fé ', é^i ch'ej/o > nonpotrebbe maififferire di hauere donna^ 
per moglie tchcidelfangue de' propri fuot figliuoli^ ^ del ma 
rito, le mani haueffe bruttate \ ér perciò, a e afa fua , )> d&ue 
più le piacejfej andajfe -, aceto che , à lui non fujfe biafimo^ 
il foli enere ^apprejfo di fé ,cofi maluagta femma, chente eUd 
tra ; o, non lo tirajfi con la fua dimoran^t ad incrudelire 
contradi lei-, comellahaueua^ tnfjprcmo grado, meritai Om 
la donna , vdtta l'ambaf tata, /iti advna hora^da tanto dth- 
lore^ e da tanta ira^ ajfalita , che , di più non tflarm vita^ 
dijpofe . perche,fecodeliberatafi di non morire^ prima ^ che 
i' onta ì che le pareua di riceuere daBolterim^ vendicatA 
non hauejfe ,fi diede a penfare delmodo^che haucjfe à tent" 
u ifìforao a ciò • U onde, fattofi venire vngran matftro d$ 



P R I M A: YO 

'eohfpor veleni j con promejfe grandifsime^ à" co magnifi('^^ 

doni^ (jr ricchi^ lo tndufje a volere il voler fio.per che Jcn^^ 

pu oltre fcUOprirgU l' animo fio^à lui fece far'vnapoluere, 

di rnarautgltoft virtù . la qualcofafurnitaM d'ina tlltcen 

tib . c^, appreffoy temendo , non cofltn la cofa manifeftafsCy 

^quanto potè il più di nafcofiy lo fece amaT^are , qtnndi , ad 

*vnfùo valettOy in chi-, elUy haueuafomma federo- della cui 

oprrjt^infomigitanti cofe, altrevolteferuitafi era^ ogmfuo 

dtfidertof:oprendo,quelloycbe a fare haucpe , dijìefamentt 

gUdiniofiro . per la qualcofa^ di là a pochi giorni', fentenda 

Bohertm cfsere dtuenuto nouellofpofo^ & ^perciò , apparec^ 

chtarfoìc vn a fé (la, la più bella, (j* grande^ che ^per l'adie» 

^iro, veduta ft fofse giamat> inejhmabile dolore fentì . ma^ 

temperandolo con la certa fperan\a della vicina vendetta, 

volle tche^ ilvaletto^a quellafeflafiritruouafse . tlche egli 

fece . ó", colà pruenuto^cautamentey nella corte fi pò fé ^per 

fantCi ó" perche appartfcente era^ c^' ad ordine di vcjlimen 

^liìfiCOndoff40part,fi*glt afsegnato tlcauallo di Bolterimidi 

-che, egli fu^fomm ameni e ^ lieto di cioy che il ftioautfo ypa- 

■ reua douere hauer effetto , ne , lafciagura de i due miferi 
•^of ^ guari lo tenne in afpeìtare \ perche , douendo , BoltC' 
rim,traouarfìad vna caccia^ò'^con ejfo lui^ andarne la na- 
uella fpnfa , hauendo^ ilvalletio>fellato tlcauallo della poi' 
fiere veleno fa ,fopra ilguernimento, cr nelle ft affé gitt\ alo 
quale ^pcn he dtjhnguere non fipoteffe^ in rojfo^ tinto hauC' 
uà ; che tale era il colore del gui rmmento , del palafreno , 
fenz,a ch'ella era minuta //, che a pena , fi potè a difcerne- 

' re: quindtyfacendo vifla di carcz,z,ar il cauallo della fpo^ 
fa -i lo acconcio come C altro fatto haueua , la qual cofa, 
tglt , fece sì de flr amente , che per fona non fé neauide .« 
&)fi^€ndQi dofo non gttarij^atio^ douer lapoluere lauor^r^ 



/(f^ PARTE 

rtyftmhiànte facendo di non fenttrp bene ^ aceto che mate 
taonzlt coglie (fé , montato sìtvn teggienfimo cattali o, in • 
€ont avente fidile quo , ^ fufsi a Ttattra, la cfuale , dafera 
miri nconta , ér da ^raue^a dipenferi^ afflitta era molto, 
mt^ h auendo. ella ^difìtnt amente •> ^ per ordine ^ intefo,dal 
*va-letto , come la cofa pajfata fujfe^ marauigltofo piacere 
f ntì t (jr conft'Tjiiatolo ad andare tn parte , che nouella no» 
fi fx;>< {^■: di lui. per cfuanto egli hauejfc cara la vita fu a inet- 
ta più frretaparte , del fu o palagio , fé riandò \ ó" ^^^t^iy 
conuerttta-, tn rahbta^ la fua grande ira , ad vno capeftro , 
già molto prima y a quefio effetto, adattato , da lei ^Jf fieff^ 
impicco . moflrando ,per ifcritto , quale C autiere (lato fof^e 
della morte degli duefpofi. Hora, in poco [patio di ttmpOy 
la poluere lauoro inguifa^ ne' duefpofi^ chUfsi , de' loro e 4' 
ftalli^caddero a terra ; la donna prima, ^ Bolterim dopo ao 
poco . Intanto^ in Goa^é" al d'intorno, era cominciato vna 
peflfera mortalità > la quale , qua fi nel principio della prt^ 
tnauera^marauiliofamente ere fendo, i fu et dolor (fi effetti 
d dimtfirare incomincio . con tanto maggior fi ere z,z,aiquan 
tocche-, mun fenno, riè humano prouedimento valendo , /«- 
numerabile quantità di viuentttW picciol tempo, vccidcua^ 
e tale, e tanta fu la crudeltà di quelmale.che, infra il Mar 
%,o , & ti profsimo Ottobre vegnente , oltre a feicento miU 
perfone, credefi, che f off ero di vita tolte . non perdonando, 
ti mortftro accidente, alle befitc^ ne , quello che è maraui' 
^liofo ad V dir e ^ alle herbe , ^ alle piante, perche , effendi 
rimafjy nfola.prtffo che dù habitat a ^ que' pochi, che ilmd' 
lore haueua la fiati vitti , (ir etti(t infume , deliberarono di 
andar per configlto-» al Dio ^ celebre, in tutta l'India* Ó'fd' 
tnofo , oltre ad ogn' altro , dal quale hebbero per rifpofi4y \ 
mttftnmedio^ alloro fcamp^ effere rimafo^fuor che vno • 



ctù 



PRIMA. T07 

fio era difacrifcare, al Dìo dclC I fola, chiamato Goanc ^tut- 
te legtouani donne, é' ' canali eri , che per quindi p affame- 
rò . quelle y per vendicare le fceleragqint,& i' onte della per- 
fdifsima, dr crudelifsima Tiattra : queftt ^ per torre via ti 
vituperio da Bolterim fatto aRuio . alla qual cofu hauen^ 
do,t Goani hu orni ni , confentito , cefs'o la pifltUn'^ , (^ co» 
ejfo lei ceffltrono le maninconie , i dolori , ^7 langojcìe , le 
quali, non pure nella Città di Goa^ ma nella ifola tutta ^ cr 
dattornOtft vedcuano del continuo . 

^ì fc ce finenti caualtere , alfxo dire , lafiando gtani' 
mi, pieni di compafsione-» de gli afe citanti . // quali , poiché, 
buona peT^a, hehbero tacciuto^ oof d.'Jfe^loUo, njttf dea- 
ualiero . Amie O', per moltOy chegiurajìe , che quel , da voiy 
tanto celebrato Dio, cof gran crudeltà commandafe^ijuale^ 
(^ quantaraccontato et hauete^a me fuoi, contraria crede n^ 
za, maq^giortnente, rafermerc/le, non potendomi nell'ani" 
?no capere, che vno Dio auttorfia di male . ne voi potete al- 
frofapere di cto, che quello ^che intefo haue:te . Onde io por* 
tofermfsima opinione, che qui fa, non altro , che vana VO" 
ce dì volgo fia. qucjìo detto, Itcentiato il caualiero, ctdem- 
mosuldiufare^ delmodo^chetruouarfipotejfcpertor vìa 
cof barbar efco,(^ fiero coflume, tanto nimico dellanatura, 
Appreffo.hauendoci noi, con cari doni, (^ con molte profer^ 
te^rcndutobeniuolo ilnoHro albergatore ^che fauio caua^ 
liere-,é' intendente di ejfcre dimo/haua, lo recafs:mo a con 
tentarjj^ che^ veftìti alla ifanza del pacje^noi tutti, entraf. 
fimo nella rocca ^ con effo Lui , la mattwaftgueute : la quale 
Venuta, fummo alla rocca^ conlhojle ncftro , per amor del 
quale , ci lafciaron^ le guardie, fcnza entrar in altro rinu.tr' 
damento , oltre pajfare . Era , nella rocca, vno belli fsimo^ 
& ricco palagio i il qu^le ^alquanto rtUuato dalpiaao,fcpra 

V» 



isf PARTE 

fpnfioggettdera poHotdoue ^ ìlSigKcre deWlfoldi come in 
InogOy il flit dtletteuole, ^ il pk fi curo , di ogni altro,ilfih 
del tempo dimoraua. . dateanti al palagio , era vna Jpattoft 
fiAT^t i in capo della quale giaceua il fuperbifsimo Tempio 
di Goano . di liete dipinture. ^^ di belle imagim^oltre al ere 
dereji chi veduto non lo hauejfe , riguar dettole, ér caro . 
Ver coHaalejuale era vn palco di drappo difeta, nerot co- 
perto, é'fop^aut due fanciulle, a pena entranti nella prima- 
9tera degli annt loro ^ pure a bruno vejlite \per le cutjrontiy 
tutto che egli fcolpitafi vedejfe la morte ^ sì non hautua > eU 
la-, pero , tanto hauuto diforz^a , che , le naturali helUT^e ,. 
haueffe potuto guafiare^i*^ che non tralucejfero fuori , quafi 
paltidette rofe^wpoUtOy(jr lucente cri ft allo . al palco , face- 
féano cerchio maeftri di canto , ^ dtfuono , in gran copiagli 
quali, con varij (Iromenti^pietofanunie toccandoglty s'inge- 
gnauano di mettere pietà m chi gltvdiua , dirimpetto al 
palco , fiaaa riz,z,ato vn grandissimo altare^ di neri marmi 
fabricato', nel mez,z,o del quale fi vedeua la tmagtne delDii^ 
Indiano, alla cut mano diritta era pofta la tmagwe di Coa- 
tto^ nera.come carbone ,c^ fpauenteuole molto nelCapparen^ 
Z,i . alla finfira partt mirauafi vna flatuadi Morte t con 
vna curua falce in mano^ quanto più dir fi pr. fifa ^ h orribile, 
nel fie'?ib' ante . dall' vno de lattJdeU'altare.pi'pt erano due 
vafi, di marmo 6 furo , l'vno , per ricogliere il fangue delle 
due fanciulle in felici^ l'altro ^per ri cenere i corpi di quelle, 
tagliati per pf'Siz.f, l'altare, (^ , ilfiuolo dintorno a quello ,fi 
tnoftrauay di c.^fia verhina^ér dt apio.feminato, Ó^ ecn (f- 
Jo q'telk herbe ^ fi me fcolauano fon neri , (^ bigt^ di fatte z,^ 
;&<", -id «0% non più vtfie^ da' quali, qraue odore veniua. ^ 
che all' odoratOy ficea dtfptacere ^ quindi lungo t fifa Calta-, 
re, /fra altrettante fedte , difegng rurifsimo , fc dettano fé f 

ia(tr' 



PRIMA. r<r0 

Sacerdoti , a qtfah toccaua dt facnfcare le due dam/<^e^!e , 
tur ,àbruno^ veiiitt , Hora, ejfendo o^ni co fa tn ordine , 
fi€ altro ajpctta^dvjì^per dar all'opera cortipimentOychcViìi 
eetreuiro.parue a Iotao,che^not^ct dtutdejsimo^in tre parli, 
pofio^t he poi ht\ l'vna delle quali ^ attendtffe alla porta sfa- 
cendo di chiuderla,!' altra , delle due fanciulle ^(i prerìdi fé 
cura^ non^per tfcta^ura yfujfiro vccife , o loro fatta alctfr/O, 
onta . c^ , egli , diffc di voler torre Vincetreniro al tnondo^ 
non potendolo ef o.p;ù fof enere, c^^ confortatici inficine à. 
Jlar dì buorì animo , ci demmo sii l'attendere la venuta di 
Vmcetreuiro , il qualct dopi} ciò poco^ver.ne^ con molta gen* 
te.(^ bene armata . é"-, entrato nel Temp o, a fare oratiO" 
ne» poco apprtjfon'vfì . allora parue tempo a lolao di dar 
Cùmmctamento aliatrefca , perche Jrat*-oli prtftamente Ih A 
btto Goano da dojfo , ^ , pifiofi l'elmo tn capo^ efendo egli, 
delrimanente^ armato., ò' noi altrtfi, alle maggior fatiche 
del mondo ^ rotta la calca , malgrado di quanti lo prefunfer9 
di contraftare-, fu a Vtncetreuiro.(^ s fidali o di morte ^appeU 
landolo traditore, (jr ti pegqtor huomo^ehe mai naf ejje ,gra 
wfimofu lofdegno, del quale fi e arti b , Vmcetreuiro ,pcr 
eiuefie parole^ (jr^ con cr^^ogliofia voce , commandato a' fuoi, 
che, a niun partito l'vccidiffero, per ch'egli volea^the vtuo 
fuffc gtttato a' e ani ; irafl- la fpada fuori ^c^ sforz,'fei dtfe-^ 
rire lolao . wa^cgli^nonprtmugii vide l'arme m mano^che^ 
dvnogran colpo, cr qu(/ia>& quella^gli fc cadere in terra ^ 
X^, fenz,a mduncraddcppiando lapercojfa, gli hebbe ilca^ 
fo rectfo, chentuna armatura^ quantunque ben temperata^ 
lo dfefe , Stupirono , t fidati diVincetrcairo , che il loro 
Signor e^ il quale, efsi , giudicauano ftnza pare in prode z^^ 
7^^ cofi leggiermente^ con quello ^r antere sperduto hauejfe, 
per la qualcofa^iome Ihcbbcr veduto giacere > cofinelUfu- 

r gafi 



ì-jo PARTE 

fa fi abbandonarono» che lolao^ non altrimenti , /campami 
do» chesegli^alcun demonio fujfe , a loro danno , d'infernit 
nfcito . Erano^intantOyfuori delpalagio venuti dtic figliuo- 
li di Vincetreuiro^gtouinettifamofiin armedt qualt^rimafi 
ejfendo a guardia del luogo, traheuano f.lromore^accompa» 
gnati da grojfo numero dt caualieri, li quali , intefa lacofa^ 
comevafiata era^ felloni , dr pieni di maltalento , vennero 
conira lolao,ma^ egli^poBofi prìmafià loro , con due colpii 
l'vnfifpra l* altro, fece i due giouani , morti , cadere ; poi^ 
quafi leone famelico neU' armento de giouenchi^anzi co de- 
ti>ó' con l'vnghie l'irafatiay che la fame, fece, coft grande 
flratio degli altrit che io, che il tutto vidima pena che lo ere* 
defsi a miei occhi ; anz^i^ tratto, tratto fcuotendomi, per U 
tema^non alcun fonno ingombrato mi hauejje^ egli mi rie or ^ 
da^ che io dimadaipiù volte, a me Beffo, fé io pur vegghiaf 
fiiparendomi^ che, Jolao, di fé me de fimo diuenuto maggio» 
rCy contraftaffcy il luogo primiero^ a Marte . perche, di ve^ 
YOypofto che io hauefit veduto lolao recare pericolofe impre- 
fé ^mille fiate y a fine, confomma ageuoleT^a , fi non mi era, 
t gli par ut mai di vederlo cofidefirOy & aitante della per fi" 
ti a y ne cofi valor ofamente colpire . dr mi parca viuace //, 
ih' io diceafià me Beffo^ fermamente coHuicrefce ìiellefa" 
fiche , & , negli effercitij di Marte , sauanz^a . ma, a che 
perdo, inutilmente, il tempo dietro ad ogni particolarità di 
aueUa tanto profitteuole vittoria f noi liberammo, non pure 
le miferefanciuUe dal profsimano pericolo della morte ^ma» 
infiniteyche^pari a firmi fcempio^ fatte haurebbe la, nonpiu 
intefiyr abbia di Vincetreuiro . cf > acciochcìdi cofi bella tm- 
trefa,la memoriaylungamente^duraffe, infino a' fondamen- 
ti, mandatala rocca giufoy ne lmez,zo del pianoy di quella^ 
femmo riz,x>are vna alttfsima colonna , di marmo \ nelU 

^uale 



PRIMA. j^77 

^ate^per mano dtgran maeftro in ifc ottura, effigiata fi ve * 
dejfe lapietofa htftorta di que' nefandi f acri ficij ^(^ quando , 
^ come ceffaffero, ^ per cui mano • 

Ma^perche io aujfo , che a grado effere vi debba ^ che al- 
cuna cofa^ delle Manttchore^ t ut racconti ,( ihe noi vedef- 
fimo la t (jr che , m molto , auanz,ano te altre Manti eh or e 
tC ogni altro pae fé ^ d' ardirne nto^dt grandina ^^ di forza, 
Jenz.a che fono etiandto differenti, alquanto^ nelle fattezze^ 
da quelle) fjr to la vi raci omero : iffettalmente potendo ef- 
fere t che> alta voiìra notiti a ^ non habbia alcuno fatta veni- 
re la vera hijhria dtquefìe fere . percioihe dt radof ne 
vede alcuna^ fuor, che in certi ripoftì luoghi^ (^ deferti del- 
fvltima Ethiopta , ^ malageuolmente fi prendono . dico 
adunque yche la Mani uh or a Et h topica^ tre filari ha di den* 
$t^a ^uifa dt pettine ^congiunti \ & rafiomiglia^ nelvifo, d» 
nelle orecchie, l'huomo . ^It occhi fuoi verdi fono^ &^di vn 
cotale color dtfangue,fparfo ha tutto ti corpo : tlquale» ella, 
ha di leone , come difcorpton la coda : con la quale fama" 
rauigliofo nocumento : come fu vicino apruouare^ nonfèit» 
z^afuogran danno y lolao, ilquale entrambe le mtfe ad veci- 
fi on e . ha la voce terribile^ o-pauentofa-, (^ fonora^ quale k 
punto Ce, il piffero,^ la tromba , s' accordafferOyfuonando,^ 
tnfìeme . ma , ella è delira , & leggiera ypiit l he vento . ni 
f/ hàfchermaglia^ che contra le poffa.ò' a pena ^che io mi 
creda^ che altrafierafitruouaffe nel mondo ^che q'^ello va^ 
Itffe , che ella . Infino à qui ragionando , piìutni^to era il 
Caujlter Verfiano , afe oliato da tutti . (jr ifpetiatmente da 
Bz,onlom,con animo cofi attento > ^ con tai. te piacere , the 
tuttOy che^eglt^ hauefie,ccfi largo parlato .fipateua a tutti» 
che haueffe allor allora datoprinupio al fuo dire ; quando, 
da vno mefiaggiero , venuto da Of^cata ^furono i caualttri 

r 2 Per- 



/7i PARTE 

ferfianiyda parte delfommo Maeflrato degli Ofacaiam^ m 
chiamati nella Città . Sentirono dt ciò molta noi a icaualie^ 
ri Chinefi^é' ppra tutti€^nlom^ tanto già, de Perfiam.fi 
erano innamorati , ne meno difpa^que il partire a' Per- 
fianì \pure > firingendoli l'andata , lafciarcno i Chinefia 
Dio . promettendo fede , non pur di ritornar^ efsi ^ in 
hrieue , ma defeco trarre lolao , quantunque la forz,a vi 
btfignafe. _ ^ ^..^c:. 

Era , nella Città di Ofacaia ^vn idolo j il cui nome fìi 
Stolchomerody il quale» non pure gli Ofacaiani buomini^ma 
tutto ilGiapone hatieuan caro , ^ faceuanglt honori ìnnan^ 
Z.Ì ad ogni altro idolo^fitmando, ch'egli facejje, loro* molta 
'Utilità » con lefue rijpofle . le quali, ejfo , rendendo perplef. 
fé, & ofcurandole quanto poteua il più , cadendogli huomi* 
min ambiguità intorno a quale fojfe il verofentimènto deU 
lefueparole^ vartj, varie co fé tmaginando > n^ potendo al- 
cuno alla verità del fatto peruenire^ ne aueniua, comunque 
la cofa e ad effe >c he pur Oì & dt diritta fede jJlimatofuffe,non 
potendoji coglier cagione , ch'egli mentito haueffe . Nora , 
mentre lolao dtmoraua in Ofacaia ^facrijicando i Sacerdoti 
alt idolo ^ fecondo ilcojiume^ adtuenne , che , ejfendo , egli, 
deW auenimento dellaprefente guerra , contra Chinejì , ri- 
chiejio^rifpondejfe ^che y nel di dentro , é' nel di fuori la fai- 
t/e^a della Città conjìfleua : la quale, fenza^che altri altra 
guardia feneprendeffe , eragià yperlafua opera^poHa al 
ficuro . Per quefle parole ^gli Ofacaiani , lungamente, in li^ 
hrd tenuti , ne f apendo quale partito pigliare , configli atifi 
infieme, dt commune^confentimentOyfeco fteJìi,propofero di 
tommunicartlfatto a caualtenPerfiani, ne qualh efit^fi^ 
dauano fummamente , (^ cofyhauendoglt fatti chiamare^co- 
wifie contato dt fopra » figmficata y loro , la rifpofia del* 

i'idoh 



V R I MAI 77s 

lliiob, il loro aiuto^ & configlio richiefero , molto yf^ fltfti, 
A Iolao% ér U loro Ctttà , raccommandando ^prortti a oiet^ 
fere ogrtifuo parere aitanti . Parue a' Perfiani , dipo lu-i^4 
eonpderationeyfatta yche fidoucjfcydaxapo j tornar nel- 
ìhofteChìncfe. Udoue y hauuta confidcrattone alle grate 
accoglienze , che , da quelli , erano loro fute fatte , a pena 
ch'cfsi credejfera 5 non alcuno accidente auernfje , il quale , 
(gualche, inopinato ^\bene arrecajje alla Città . Non vt hcb. 
he ^alcuno degli Ofacaiani , cui non piacejfe lapropojla dei 
caualieri sparendo loroy che^ ajjai vicin delvero fentimen 
to della nfpofiaydata dall' Jdolo.peruentjfe . e tennero i Per-^\ 
Jf ani per innanzi^ non meno fòt ttUy c^ intendenti caualieri, 
che valore fi. ma,t caualieriy\confurtati i CtttadtniiCJryprC' 
gatiglidiftarea buona (per an7^, n andarono a Ciinefi, 
Hora^cht potrebbe mai dire ilptacere , che fent irono tutti i 
Chinefi della tornata de' Perfiani^mafiu che tutti gli altri, 
Bzonlom ? efii furono loro attorno^ c^fecerglt tante ftfie^et 
carezze^chefu marauigltofa cofa a vedere, J^indhpofit a 
federe Jjauedo^lolaOychieftaltcenz,a di ragionare nella pr e- 
se za di tutti i Baroni ChinefiyCt hauutala^parfo in tal modo. 
Scio ho , valorofi chinefi^ voi , (^ i voftri coHumt ben 
faputo conpderar caparmi dt hauere^affai chiaramente^com 
prefo , quale la cagton fi a » chd voi , con altri gf*^^^ uggia- 
te . età e , non per , t altrui pacfe » acquiftare , ni per , va- 
Ttamentet de i guadagnati Regni > gloriar ui , come , per lo 
ptÌ4y gli hu omini fanno > ma ,per foflencre la pò lentia , c!^ 
lo fiato vofirOy contra chiunque di quello trar vi volejfe^^ 
per vendicarui dell'onte , che altrui par effe di farui . la 
qual cofa , quanto commendar fi debba , coloro fi l fanno è 
chcidi huomo, hanfentimento, (^ che. di tanto, s'ingegnano 
di effare , da gli tnfenfatt animali , differenti ^ dt quantu e 

più 



174 P A R T E 

f'ìk nchiUy é' degna J'amma^ che noi halbiamo^ che U tote 

non e, che nulla vede . perche ^ la guerra ,y?, dalla ragione^. 

che e l' anima. ftnz,afallci delle operattom humane^non vt^< 

gouernata, che altro direm noi , chefia^ che vna b(fttalfie»x 

re^d dhunntim rapaci^ e tiranni , per opprimere gli huo» 

mmt innocenti , ^ per tfpngltarli del loro hauere , C^ dellt 

perfoije, 'venuti nel mondo ì la onde , voi, dalcommune di^ 

fetta f.oHandoui , quanto potete ti plus ne ^fe non gmjìamen 

te^ muouendo l'armi^m tanta gratta , (Ir buono amore^degli 

huomtni, venuti fiete t che non vi ha nattone , in tutto tlLc" 

ttante , che cefi , la vniuerfal henmolen^a delle perjohe , fi 

habhiafaputo accjutfiare , e, di veroni ut to cheje voflre ope^ 

rationijprejlmo , altrui , abondantifstwa copia di commen- 

dar ut ^ fi non ve ne ha egli alcuna y che tanto piaccia, al più 

delle genti, quanto quefta^di che io ragiono , nella quale, ^ 

nelle altre vofire virtù ^fomma fidanz^a prendendo la Ctttk 

di Ofzcaia,vt manda^car amente ^pregando^ che vi placet A 

di farle afapere,di che, ella^ vi habbia offefigiamat . appa* 

recchiata di ogni emendamento^ a gran dippto ^perqualuH 

qtte onta ^dr foperchiOt che , alcuno Ofac arano fatto vi ha^ 

uejfe^per tfciagura , non lafciando di dtruty che% Ofacaia^in 

fituna cofa-tpon tanto fiudto^ quanto tn far e, eh e a ciafcunOy 

con ragione intiera, ilfuo diritto fi renda ,ifpetialmtnte d 

gli fir ani eri , che più n'hanno b fógno , e degni fono più di 

cornpafsione ,fapendo, che yferf^g}u(litia > mun regno du» 

ra ; & che-t tnfìno a i ladroni^ accio che, la loro compagnia» 

lungamente p»ffa per feuerare-t alla gwfiitia fan luogo, Ó" l^ 

rtco'iltonOy nì^fcnz^a quella^diuidono la guadagnata preda* 

Hanno gli Ofacaiant pnpcsìo di volerui effere amici ; m4 

non priìna ^che, voi , (piando chi ift fieno , fi buoni , 

maluagi huomim, la lorocaufinfapuiaidtategtudtcto^quelli» 

non 



P R I M A. /// 

nonejjereìndegni del voHro amore *, é-po/^a^ch'efi , come 
huomtni diritù^edìfommafede^ cjr ^pereto y cari a gUld- 
dtjy é' c^c ne gli fanno projper are ^fieno , da circolanti p$' 
toli^ muidtatt^nonper tanto.ej^t^ accettano le loro te/limO' 
nÌAnz.e^ contentifsimi dt efferCifecondo quelle ^fent enfiati . 
^ quantunque, e fsi, hauejfer potuto contrajìaruilungafta- 
gionCy come quelli , che hanno Citta j (Ir finche , di gran 
*vant aggio, guernite dt qualunque cofa^ a lungo affèdtOy op- 
portuna^fi hanno hauuta tanto di f orna , ne' loro animi , U 
*vc/lre virtù j le quali, la fama, buonapeT^af apporta ìntor- 
no ^c h e ^efs tramano meglio^ ogni altra efpertcntia .fare^ che 
dell'armi .per la qualcofa , truouato che haurete , in niuna 
cofa^haueruiyglt Ofacaiani^ ^jf(fi-> ^ loroprieghi , ch'efsi vi 
fanno, molti, cr grandipiacitaui di por giù t'armi, che pre^ 
fé hauete^^, quelli, nella voftra gratta^ (^ nell'amor, ne e 
liendoy loro lafctando l'antica libertà^ la quale, efsi^ hannp 
'via più, che la vita , cara, diate loro materia di rizzaruj 
fiat uè, & trofei ; Cr chcydibocca, in hocca^paffando lafa^ 
ma delchtarfsìmo nome Chinefejo portino, con fomme lo- 
di', al Cielo i dfcendenti loro,fn che,fimantengaytn iflato, 
la Repuhltca d'Ofacaia . Slìf) fece fine al fuo dire^ lolaOy 
molto da tutti lodato . Ma , Ezonlom , hauuto configlio co 
fuoi, rtjpofe à lolao , ramicitia degli ofacaiani douere f/jV- 
re ifopra modo , caraàchmcfi ,fempre che vere f^cro le 
farole, ch'efsi mandauano loro dicendo . della qual cofa^ i 
Chinefi ,haurcbbono truouato modo di chtarirft.^ che ,ftycf 
fi del color numero flati nofvjfero^da quali,iChinefif€n'^ 
niuna lor colpa,haueuano rtceuuto, ni pie doli ^ne rari dan- 
ni , efsiy da allora^promettean loro buona, ^ lungapace.à» 
(onttnua fratellanza , à quelle vltime voct , leuarono ,gli 
Ofacaianiivno affettuofo grido, hauendo per cofiante^la 

Cittk 



t7f P A P T E 

Cut a di far aia ^ in nulfa.hautre offefo i Chwep^ ^.pereto 
njna guerra grau€.(^ pondfrofaniolto^ Uuarfi loro^da doffo, 
Dopocto poc» furono licnttati \lt Ofaraiant a ritornarli 
ntlla Citta . ma di là a tre ^lornf , ej^endo rii hi amati nei- 
l'home-, lieta rt(poJla, c^ piena di bucna njfntutaytiportarO' 
no dentro a ftiot . delia ejuafe tanta fe^a fecero tuttt^ quart" 
fa eoli non (i rtcor daua ^the^per alcuno profpero auemmen'^ 
to^fì fufft fatta 91 amai . eib non vi rtm fé tempro, '-^è luogo 

fi ero a oli Iddìj, come che i>fmti ve neh abbia nella Ctttà^ 
^ fuori, ti quale, con humili fuppli e atiom^vt filato nonfuf- 
/f j ^ tn prò tfstoni ordinate , i^ ?» altre gt^f^-i ingegna»" 
dofi^ quanto poteuano il pfù, di mofirarfi grati delbtntfcio 
rtceuuto dalla diurna bitntà . do fatto , il f premo Mae* 

firato di ficaia^ (^ il Senato , eqreqi amente Ventiti ,feco$ 
Perfiam hauendo^ vf irono fuori a' Chine fi ^da quali tncon- 
frati, (^, con lieto vfo , riceuutt furono . quiuh Ctcacatàt 
Appo il quale ^ quell'anno^ era il carico principale del Mae- 

firitf) della Citi a ^ preferito^ ad Ez^onlom , in vno belltfs mO 
bacile , d'arq^ento , le chiaui , di oro purfsiwo^ della Città • 
le quali i effo^ incontanente, reftitu) . apprijfo^ hauendo Ci" 
cacata ^con vna brune, e bella Oratione , (^lomecoluK che 

preftOitt ornato dn tiare fu^ oltre al credere di chi rio l vài) 

portato EZiOnlom^cjr i Chir/tJialCielo , piaceuolmente gCm^ 
fitto fn entrare tn Ofacaia , (^ goder fi di quella loro Città^ 
dilla quale^efi^ erano tanto amati . accetto lo*nuito^Vz>on^ 
lòm . e tolto feco Vtiei , ^ cirquar^ta dtfrmcipali Baroni^ 
di firmati tutti , laf.tando Lm. hieone a guardia del Cam- 

p!' sauib alla terra^facendoglifi, lietamente^ incontro tutta 
ia Città ^ inghirlandati di varij fiori , ^ ^ de' medifmi, il 
terreno per douunqt^e pijfauano femmando . il quale gititi o 

fiorito^ alnaturak odurc > aggtungthdvftUfhAnurOiquafi. 

l'v» * 



prima: Tir - 

tvtìO^ di vJrfù , non volcffe dall'altro ejjer vìnto^ mar atti* 
gfj fjynente aua?3z,andr>fi, odor Ji grande rendeua^ che^m^^ 
jfloUto wfieme con quello di molti profumi , & di pretto fi li' 
con, che t Sacerdoti, & a'tri^recauano^ & per tutta la cam 
pazna o'iuanOypanua actaftheduno dt e^erein Paradifo^ 
non là^doue era, (^ 'vi h(bbe^in gran numero ^perfonctche 
allafoau'.ta^ non potendo regocre ^ dell' odore , palpitando 
caddero y(jr ifiennero^. ne yfe non quindi tratte^ mfe ntor- 
fiarono : loro prejìo che la morte, apportando quello ^chc^fe. 
condo alcuni^ altrui la vitafnol dare , ejfendo l tbo dell'ani' 
mo i (^ quello fermando t a ih ora , s'e^lt aule ne , che vo^ 
gita fit2^gire cotne ^ allo ncontroy pofs;amo ^ per efperten" 
Ztt y ve dere , vnn orauifstmo odore fpogliare a'trut della vi- 
ta , é^ non pur gli huomini ^ ma gH animali anihrjra, (^ . 
chi non sì ^ the y il Lago Auerno , in Campagna , è man. 
cante dt vccelU , ^ j fé , alcuno , ve ne vola per fpra j 
talhora, ch'eglt cade^incontanete, morto «* Ma^ E^nlem^ . 
alctmofp atto nella Città dimorai of, non fenza fuo grand f 
fimo piacer e ^é^ de i Chine fi ^che^daglt Ofacaianu haueuant^ > 
marauigliofo honorriceuuto^ nonfi potendo^ (fsi, veder ft- 
tij dtfarjoro.cart^e^ ^r liberalità , in ogntgufa^fe ne ri- 
ternofuort a' fuor, ti giorno feouente, qua/i da loro lommia' 
to prender voleffe^fece^per bocca di Filetta douer definare^ 
la feguente mattina ,feco ^ tnuttar'iprincip Ut hu orni ni di 
Ofacaia^ (^ t cauaheri Peyfianij li quali venuti^ (jr ad vno 
reale conuito riceuutigli.fmtotlmangiaye, (^ letauole le- 
nate , polche fi fu ^ alquanto ydt altre cofe, parlato. Ezonlom^ ' 
alto leu andò tlvfo,^ con acconcia maniera , c^ piena di 
grauttà,mirata^in faccia Ja » cpa<inia,ccfi comincio a dire, ' 

FÌ4 parere di molti , che faui vogliono effr tcnuth (jr di 
non Picciolo tifi are, che cto,clja gli huonrnt auiencfia cofi^ 



yyi» PARTE 

degViddij immortali» volontà ^é" dijfofitione, chealtrimen 
ù accader non p offa, é" che qualunque cofa» dagli h uomini, 
fiadoperayfiajn gmfa,alla necefsitàfoggetta, che, per efsi, 
di meno, far nonjìpoffa . le quali opinioni^ come che^a colo' 
ro, che hanno di huomo fentimento , pojsino , affai aperta^ 
mente-, fiiuole par ere y & fior di ragione ^non e egltpercihy 
(he^ la più della minuta gente^non le Jìegua> dando lefpalle 
4 chiunque ^in contrario^di e io ^fau ella (fé , non potendole ca» 
ternelpenferOy lacofa^effere in altra guifa^ da quello^ chfy 
effa, hehhe, per credenza, vna volta . effendo, quejio , vec» 
chio coflume di huomtm idioti , ó' plebei , come quelli , ne 
cui animi y nulla, )) poco» può la ragione , dinonfimuouere, 
per cofa del mondo ^ di quei pareri, che% in loro sfatto hauran 
no radice . c^ pereto veggiamo auenire , che non , di altro 
fiuyfauellino i Poeti ^ che di quella necef^ità 'jpoHa^enpur 
nelle cofe, di qttaggiù , ma nella ifieffa mente de II' huomo . 
la onde, hauendo, efsi^piti che per vera, queBafciocca opi^ 
mone y a qualunque copi , maluagiamente , dagli fcelerati 
huominitfatta^ efsi truouanot & adattano lafcufa della ne 
cefsità . nì^d' altra parte jloro pare y che^alle operationi ver- 
ino fé, alcuna lode Ji debba dare . la qual cofa cofieffere^ co- 
ìne^efsi, dicono^ di pruouar s'ingegnano , tn qutflo modo . 
ilprtmo mouimentoy ch'efenz^fallo ilmouimento del Cie- 
lo 3 è cagione , in quefto baffo mondo , di ogni mouimento : 
eoncioftacofa, che , quello , ch'i primiero in qualche fi fÌA 
maniera dt cofa, e cagione di ciò > che ì in quella maniera « 
tome, per effempio, ilprimo bene, il primo lucido , ti primo 
ealdo ; ó- mi ne or da, che,vnfauto huomo, foleua dircche, 
ilprimo bello ^ rende ogm cofa bella , per la qual cofa faremo 
eofirati di confeffare , che , quel primo mouimento, a qua- 
Imque operatione dell' buomo, o buona, o rea, chefifia , im- 
ponga 



prima: T7P 

fongA necefsiù . Oltre a ciò fmo, gli Afirommt,parland6y 
^Jlrtuendo, in tjuefta fènttnza peruenutt^ ciafcuno^ che ci 
tiafe.fèco recare^ diuer fé proprietà , (^difpufittoni^dd va* 
rij afpettt, (jr coftgtungimtntt delle fi e Ile ^ che fi feccr com* 
pagne . aU'horj del n^f ere, dt quel tale ; fi come, farebbe d 
dire^chcicht nato far a folto G^nuF^dcbba e (fere liberale, chi 
folto Marte^r/iquitofo, pieno di fti^z.a^Ó'guerrierOf C'^chi 
folto il Sole^ Pre^^^i C" Siì^nore . df cofidi chiunqt4e , fotte 
altro piancta^o fi e Ila ^ venutoj'arà nel mondo . la onde» ha- 
uendo tanta parie nellhuomOìtl Cielo , comepotrem noi di- 
re, che ibero fia , a ciafheduno, "vfar la fu a volontà, afu$ 
fenno ? Hora tfopra quejlt fondamenti mal [ì e uri , ^ /»/- 
naccianti ruma^quefii cotalufabricando, verrebbeno a di^ 
rcyche tlnofìro venir\ad hofie, a quefta Città, (^ lo rappd^ 
cefirarfi injteme , che fatto habbia?no , tutto fia delle celefii 
Delta volere ,0" prouedimentOi (^, dalnofiro lato, necefsi- 
tà : la qual opinione , come che , molte ragioni, venghino 
prontifstme per dimoìirar quanto fia pa\z,a ,fi voglio io di 
vna fola effere contento. (^ quifia e , che io non concedot itt 
ìiiuna gufa, al generale par landò, the^ la coloro fentenz,^^ 
che, il primiero mouimento , cagione fia dt qualunque moui* 
memo dì quaggiù, vera fia > fé non m quanto , il pallente^ 
tu ero il mobile , corpo fia , o virtù corporale, il che , la vg^ 
lontà dell' huomo non è, la quale, ne corpo efiere , ni poten*- 
K^a organica, è affaimanfcfio . come quella^che hà^perfuo 
obbietto > il bene % inquanto e bene, fi come noi vegliamo, 
lo'ntellettohaucr,perfuo ebbi etto, l'ente, inquanto e ente» 
fie punto p ìt di nerbo, come a me par d )t di fermerà , mO' 
fira di haucre quello^ the, ifst,du ono degli Afironomi^par» 
tendofiydalla verità , per tahtofpatto^ come egli fa .perche, 
non che vero fia, Ufi elle conducere altrui, di necefsità,ad 

Z 2 epe- 



igo PARTE 

adiìperare , m4 ^ cotale opinion infegnare , altro non ì% che 
nJ.i4)nomini^meno intendenti^ ingannare^ C^ tjUu^/tdauanti 
-a loroviediytender lacciuoli, de' quali nonfapcndo efsi vfci- 
re^ anz,it d'vno in altro errore , trapaffando ^perdmo, mi' 
feramenteyfeflefsi : la onde, ^ofi ergala la ragione , & ,al 
Colo defiderio dclconcupifcibile appetito , andando dietro ^ 
niuno penf.ero dando fi più della beatitudine ce Ufi tale , dry 
lagiuHifsima ira degli fommi Dei , mettendo al niente, al- 
ia perfine mandino le loro anime ad eterna per di t ione, ma. 
Perche mia intenttonei alprejente , non è dt mettermi in di- 
Jpuiarey & difcutere quefie opinioni , da parte lafciandolCy 
dicoj cljegli nonfìpuo^per niuna guifa^ negare, chc.ftrani, 
dr marauigliofi , non fieno , gli auenimcnti mondani ; ^T. 
che^ dal principio del mondo , gli hu omini flati non fieno da 
diuer fi e afi della forte menati^ dr faranno , infino alla fine , 
la qual cofa, cofiefi^ere, come io vi dico, dalle cofe, alla na- 
tton chine fé, in picctol tempo, auenute, comprender fi può 
chiaramente : ma,forfe,non meno da vno accidente ^chc fo- 
noper raccontami , ilquale.a mefolo, ejfendo fiprauennto^ 
dee ejftre^ con maggior attentione , dame , confiderato , in 
quanto Je particolari cofe ,pm toccano, che , le vniuerfali^ 
non fanno , & piti alto velfigio imprimono al cuore , che^ 
quelle . ma , non debbo io ancho fauellar di voi valor ofi 
huomini di Ofacaia ? che , hauendo , gli animi ^ occupati^ 
lunatamente y in libra tenuti , intorno a quale ilfne efiir do- 
nejfe diqueiìa guerra-, quando perauentura, più dubitaua- 
te , non la naue , da' venti agitata , corrcjfe alcun rfchio , 
vtfiì » dtmproufo , aperta l'entrata ad vno\ tranquU Ifsi- 
mo porto . may particolarmente, dt ine, diufando^ dico, the 
non vi ha, perfonay nel mondo^ la quale, dalla f iaQura,fu- 
tafia, co» maggiori punture y tr affittai di me i il quale ^dal- 
la 



P R l M A. i8t 

la mìa puerìtta , fieramente , balesìrato dalla rabbia della 
cruda ^ (^ alpelìra forte^ ben mille fijite^'viciriO adejfer mor 
to 5 non certo per colpa mia , che non offtfi , che so fappia , 
ferjona mai^ ma , per maluagità di parecchi , che y di me , 
da quanto che io mtfufsi , mosìrauano di haucre inuidia , 
alla fine per heniinità degli Iddtj , che ^folt di fé ^ mai non 
lafctano i ferui loro , tratto di ogni pencolo ^ fono in i flato 
p^fto, quale voi mede/imi pctete vedere,buonosez,a fallo jó" 
JtcurOì quanto c'oportar può la dcbole7za delle cofe humane» 
Crpcr arrota di queftì bemfìcfj ^m'hanno efsi.niuna cofame 
no fiderà io, fatto vn e aro ^et falene dono^ del quale io fo tata 
jlvMa, e he fiO morrò a quella hora^ che conflato non muoia. 
Per la qual cofa^ixncndo alcochiudere del mio ragionarne- 
io.af errno^no potcrf, dentro adalcu termine ^rfringer la co 
pia^Ò' la varietà degli auenimcti mondani ; nejoro^dar leg 
gè ^ lo sfotto alcuna regola, porre, ma, guidati da perpetua 
tnn.ibilità ^fwpre rffcre m mutamento , la quaCvna ra- 
gione,fe noi vorremo^, dirittamente c/faminar qucfofatto^ 
ci dee b afare per ccrtfsimo argomento prendere^ le opera- 
tioni degli huomini^a necefsttà alcuna non fggiacere , an- 
z^tlibereyó' di fé donne-» effre, come più agli operami pia- 
ce, indiriT^ate . ncnpotendo effire , in ale un ?nodo^ che^ da 
gli iddij y li quali iiuflfsim: fono , ^' lontani da ogni muta- 
mente janta obliquità, (^' inconfafiz,a di operare fi deriuaf 
fé giamai . fen^a che , quale a' buoni feguirà premio , ò* 
quale a' maluagi gafì tiramento , f , ifsi. qualunque fé l'vr/a 
di quelle cofe , buona, o non buona , fno di fare ccf ret- 
ti ? la onde , chi non vede^ corne^ in vzno, altrui , confglio 
fiporga^ che cefi dal male , (^ che f appigli ai bene , fé al- 
trOyper lui, fare non fé ne pm ; hauendo^ al giogo, rif retto 
lafua volontà^ & ogni fu o operare ne' appi auoito, & nelle 

cute- 



rf, PARTE 

cartht i ma , eefs amoci hoggimai , da quefle parole , fiOffp 
per '(Ita'iura , nnrafsrmo gltlddij , proutrbiandoglì » come 
qtelh ^ che dato h abbino a gli huàmmt Uggì mancanti di 
ripone. ó" 'niiufie ; é" toltogli ilpctere% alcun bene^ mai, 
maritar e ; che è hntamfsimo da ogni verità , ^ 4 (]uell§ 
vegniamot i he dato mi ha materia^al prefentey di ragiona* 
Tfy che è la marautiiia , nella quale venir fi dee de i tantiy 
^(i nuout accidenti^da quali fono ^glt huominifopraprefi, 
tn queffa brteue, (^ dtfagiata^ dimora del mondo tche^anzi 
morte, eh e vtta^chtamar fi deurebbe '.perche ^ detto vi h^o di 
vnocapt^ che, inopinato più , che altri mai ^ per fola beni-* 
gnita degli iddij , mi fi e parato dauanti » e mi piace di ma^ 
ntfefiarlout-, di preferite . accio che , ad vna bora , habbiate 
marauiglia di ciòcche auuenuto efiller vedrete^ér-iCome ami 
cÌT,vtdijponghiate , quella lentia^ a pigliare y the» nelle cofè 
profperCy de gli amict , conuienfi » 
Cìb dettola" in pie leuatofi , porfe piaceuolmente la mano a Io» 
lao^che^ non guari da lui lontano , a man diritta fedtua.Ó* 
prego!lo^che,afe, ^ a gli altri y the quiui erano prefentt, gli 
pfaciffe di far copia di vedere la buona ^^ ricca /pada della. 
Jepoltura* la quale egli haueua a lato . al quale ^ lolao^difie^ 
che volentieri , ^ , trattala , incontanente afrori y giteli pò» 
fé in mano di' endo^Pnnia^che hora^Signore^vofiroprigto* 
ne confifito mi fono ; & por ciocche lOydt nuouo,mt arren- 
da, e ^ fi nz»a fallo , difouerthto . Ivoftri gì or lofi fatti ^ dijfii 
£.z,i>nlom , rendono chiara tenimonianz,a , come voi fiate 
vfito a vincer gli altri , ^ non ad efi^er vinto . cfo detto , 
ftrtngendo la buona fpada^ & guatatala alquanto^voUe ihe^ 
da tutti que ' caualiert , attentamente , fufiè confi de rat a . il 
che e (il fecero > mn fen^ grande ammiratione . parendo 
iorOi che^ alrnondot no» vt h au efife pm cara cofa . la bontà ^ 

éffr-. 



PRIMA. iff 

dijje Ezonlom.di quefijjpada di gran lunga trapajf.i U p^a 
hellt^z^a ; é* Ì9 debbo fapcre quel, che mi dico . dopo qucfte 
far ole, egli, prefcd pomo della jfada^ &,con licenzia di Io- 
tao , piegatolo ^alquanto dallo' ngiu , leggiermente lo aperfè, 
come quello^ch' era d'vnafimjTima gioia ^ non più veduta, 
di duepeT^i compoJia,é' dentroui lettere in lingua Chtnefe 
di corte . ò" mej^olo in mano a parecchi , non vi hebbe per. 
fona, che vno folo charattere ne comprendere ^ fi erano efi 
nelle tenebre d'vna certa ofcurità fepelliti . ma\ Ez.onlom , 
recatofiin mano vn certo licore, ^, quello , nel pomo infu- 
fi, fece , che , le lettere , dianzÀ piene dt cecità , diuenute 
chiariftmetfurono lette ^ é" intefe^ da ognvno, é' erano in 
tal gufa . 

Queda, Ezonlom, dona a lolao, fuo ^^\o^ 

Sopra quante fur mai , pregiata fpada ì 
Acciò lofcampi di mortai periglio . 
Hor eh t potrebbe narrare quanta , ^ qualefojfe la ma- 
rauigUayche^a tutti fecero que/i e parole ? fermafnente niu- 
no . perche , quanti quiui n erano ,pareuano adombrati ^fi 
tutti [iauano taciti , é' ffpt:fiad afcoltare . ma^ ET^nlom , 
volto verfo lolao ,piacciaui , d^ficy di lafciarne vedere la- 
nello anchora , che trahefie dellafe'poltura , che e vno Dia' 
ntante^e dentroutfcolpita vna lince . vbbidt^ fubitamente^ 
Jolaot tutto che qu afidi fé tratto ^per la marautglia , é^per 
talle^ez^za. ó'-ìCauatafi^dt fieno, vnariccaborfa.&^trat- 
tane fuori lapretiofagioiaya lui, riuerentemente , la mfe in 
mano •la qu ale, e ^o, mirata hauenio, alcuno fp atto, verfo g 
€ÌrcoJlanti r iuoltOiV ale, diffe , quello anello , Signori ^quan* 
to^peraisentura.non potrefte eftimaregtamai , nevi hàgio- 
ia, nel mondo j fuor che vna altra Ja quale e apprejfo di me^ 
fhci con la belle^a, bontà, (jr vér/ù di quejlajt molto, non 

ptr- 



'lU PARTE 

perda* cto detto , egli r. altrefi , dvnafua horfa y fuori ttrìt 
'vno anelloì tanto>acftt€llo dt loUo ^pmigliante, d e,ilmae' 
Jiro medefimoy che fatti gh haucAy apeua fiputo haurehbty 
l'vnOt dtiìtniuer dall' altro . m^-,Ez,oìttomJeuataìdair anel- 
lo dt lolaoja qtoiay affat agcuo^mentefece^ loro , difetto al 
Diamante, vedere la fu a mede f ma effigie y in cfuello impref 
fa^coji alvtuo rapprefntata^ch'era marauigUcfa cofa a ve- 
dere^ (^ , intorno a^C imitine y in lingua Perfana, ilfuo ntf" 
me . apprejfo, rimofz la gemma dall'anello dt lolao yglt rno* 
fhro lafua imagtney improntata in quella, ^ a lei dtntornOy 
ilfuo nome . quindi , con gli occhi pregni di lagrime , ò" col 
cuore jdt non più fentito piacer, traboccante , lolao tenera" 
mente abbraccio, CT bacìo . ér, poi che, alquanto y cofi tenti.» 
to l'hebbe^ lafciatolo, tempo e, diffcy figliuolo, che^ voi^ a vth" 
ftro fratello, ò" -* tanti amidi é^ parenti^ che quiui hauetCg, 
^5 confammo defìo , vi attendono , facciate copia di voi • 
ma y lolao, non prima (i vide libero dalle braccia del padre», 
che ,atterratofì dauanti a lui , ^ humilmente , le maniba' 
siategli, chte fé, dt grafia Jpetiale agli iddijy che lo fac efero 
degno figliuolo dt tanto padre . ma, Ez>onlom , hauendo, U 
fuabenedittione, donata , al figliuolo, fi riir affé in vno al- , 
tra padiglione, per dar campo , a que' giouani cauahert, di . 
carez,zar il figliuolo . Mentre le cofe paffauano tn qucftn , 
gufa , venne vn cornerò, il quale port)) ad E'^nlomccrt/t 
noKcIla^ che Vocuch) Re di Bungo, ordinaua vrigrandtfim» 
ejferctto, leuato in ftperbiaplr li tanti aiutt , c^e , da tutta , 
l'I fola gli eran promefi , (^ ijpetialmertte dalla Terra de i 
Seluaggi, della quale non VI haueua. più fpauenteuùle ca- 
tione, in guerra, ne diforz,e maggiori ; cort,t quelli , cheyin 
Ogni parte, ér m ogni tempo trattauano l'armi . ^ che da-, 
mno, oltre a t Selua^gt, grande anmo a ^ocmhì,alcunt ca^ 

ualieri 



PRIMA. rf/ 

éalìerii che^ da lontani^imipae/f^ per fortuna^ al Giapofff, 
urriuati.da Vocuchì erano fiati ^ Itetamente , raccolti , ^, 
caramente , pregati a non volerlo , tn tanto fue hifogno > ^ 
cantra coft feroci nemici , cerne t Cbmefi niofirauano 3 per 
opera, di ejfere, metter tn abbandono . ^ che , efit^ aiutane 
doló\ s^ acquficrebbero non pur la gratta, & C amor JuOt mx 
di tutta t' ifula dei Giapone , la quale , per tanto beneficio , 
eternamente ^li farebbe tenuta, come a padri della patria ^ 
^ liberatori ft4oi . ^ , per ciò jl guiderdone^che^hro^di ciò» 
rie deurebbe feguire ,fenz.a dubbio. far ibbe cjuale^alloro va.- 
lore^ficonfaceffcy al debito , (^ alla grande'^a dell' animi 
de' Giaponefi . aggiungendo-» the , da gli frani caualieri, 
lonuito erafuto accettato. per tal ccnueniente ^che ,efsi ,non 
voleuano f m guardia , fchiera alt una delChcfle , ma (fere 
liberile" acconcia foccorrereydoue maggiore loroparejfe di 
vedere Ubi fogno . qurfe cofe vdite^parue adEz,onlom,che 
non fidoueffe più indu^^iar la partita per Bungo ; temendo 
fion^per iftaqura^ il nemico venife crefcendo inforz,e ta- 
teche poi malageuoUi (^ durofufe tlcontraftarlo .perche^ 
commumcato ilfuopenfìero a principali dellhofie^ di notte 
tempo 5 chetamente leuato il campo , and)) , in diligenza, a 
truouar ti nimico . ma , non parendogli bene di lafciarf^ di 
dietro^ Amangucci^ forte Città, (^grande, l' accerchili^ ^, 
facendo femb: ante di dar la battaglia alla Terra , quelli di 
dentro, temendo forte-t affentirono di rimantrji tn Signoria 
de' Chtnefi . ciofattOi an^ che da hofe Uuafìe , tntefe (fe- 
re venuto ^vn numeoo incrtdibile dtfoldatutn aiuto a P ocu- 
chì^ dalle vlttme parti delG^^poncda Tramontana d'i Re- 
gno di Fifaiht, lap'ìt bella-, ^ miglior gioite , < hf//ffc, m 
quelt ifùla^digran tempo adntro-, vtduta .c^yda ogr,. par. 
te^arrtuarne ,/» tanta abondanza^i he non hufiuua^ lero^ i 

A a, terre- 



ifS PARTE 

terreno per hahìtaruì > ne i fiamiiquanturKjue granai, per 
bere . la onde , fommajidanz,a hauendos Vocuch), delcoftO' 
ro nNmerOj(^ valor prefa, quafihauejje t Chinefi per nulla» 
e fihaueua^tnfieme co principali dellhofle^ già diuife le lo- 
ro riccheT^e^le quali^Jt come la fama portaua^erano le mag 
qtori^chet in alcuno efferato, fi foffèr vedute gtamat : per le 
quali acqu'tftare^piu^ che per la falute commune^trahcuan^ 
da ogni parte, nonpur gì' ifolani , magli ftranieri anc bora. 
Ver la cjual cofay Ezonlom^ entro in graue penfiero^ fapendo 
egli del valere , (^ della gagliardi a de Seluaggt , non per 
vdttafolamente , ma per hauerne effo prona pigliato, non 
vna volta , ma molte . Sopra quefto dauagli da penfare il 
valore de i caualieri eftraniy de' quali marauighofeprodez^' 
z,e, ifpettalmente di due» li quali degli altri pareuan Stgno^ 
rty da tutte parti, fi veniuan contando , Oltre a ciò ^egli era 
anchor^di qui dì^piouutOtin copia ,fangue r & carne , d^> 
vncauallo^éf '^^ ^^*^» cambiato hauendal' annitrir j l'vno, 
^ t altr 0, il mugghiare ^in humanafauella , haueuanOi con 
terribile ^^pauentofavocCy annunttata mortaUtà^ é^ ^f*^' 
na . appreffot vnafemina^m Amangucci , haueua partorito 
vna creatura^di fattele cofinuoue , ^ fi rane , che non vi 
hauea^perprattico i che e' fifufife , chifapcffe comprendere 
la fua figura . ma^ ella, haueua quattro capi ; ^, fuori della, 
bocca dell' V no di efsi , vfciua vna (pad a , de U^ altro , vna 
tromba, delterz,OyVn corno. (^ del quarto yVna manoÀifeT 
rOy armata, (^,ilmofiro , tofto che fu nato ^incominciò a 
fuonare ilcorno^ ó" la tromhafiforte^ cht svdt ilfuono //?- 
torno a granfpatio . il quale mmacctaua^m bombile manie 
ra»angofcie^ CJr affanni , quafi sfidando ogni huomo di mura- 
te . furono dt tante^ ò'fidiuerfe conditioni,iprodigifich'a- 
ftenneroall'horat che , non pure alla minuta gente , ma a 

trin- 






PRIMA. 7/7 

frìncìpalt dnchora , dell' ejfer cito Chinefe , era , vìì a cotale 
paura ^entrata ne It animo ó p^^JP^ <^^f efììntouì ti foli to ar 
dorè di guerreggiare . della guai cofa accorto/i ^ Ez,oyjlom, 
impofe a Vitet, che jpot ch'ijfo nonjifcntiua gran fatto be^ 
ne della per fon a ,fauelhj[e , a fidati , in fu a vece y c^^ a' 
principali delFhoJìey da parte, accio che Li paura cac et affe- 
rò via , che a lui par e uà , cHefsi , per li tanti fvgni veduti^ 
prefa h^utjfero \ la qual co fa , Vttei , incontanente mando 
ad e/fecuttone .perche, fatti ragunari fidati, (jr molto lo' 
r fatte Hat ofopra laproui Je>^^i de ^It iddtf.vennetinfom' 
ma, dicendo^ che, t prodigtj , nonfempre , c^ i fcgnali ,fono 
dimojir amenti di waUy che four alita a' mortali . e tale cf 
fere il parere de' pìtt fauij (^ intendenti, ma^concedendof 
anchora,che,ogni fegnale , ccrtfsimowditiofa dt futura 
ira celeftialefpraiviuenti . perche non indurfpiu t olio a. 
credere, chey talegaEigamento, cadere doucfe , fopra Già» 
ponef.per le moltiplicate loro maluagitày di tanti anni» an- 
z>t, che fopra Chine fi ^ huomimmnocentifsimi ^ ^ che, con 
tanta ragione, muoueuan l'armi ? à qutftiy altri argomen* 
ti,aggiungendoy Vitet^ come colui , che beli fimo fauellato- 
re era^ cr in fetenza .profondo , oltre ad ogni altro^ che ci 
viuejfe^ m brieue, a tale reco gli animi defoldati,che^ rirt- 
algore n do y nella gufa che^ dopo lunga ptoggia , all'apparir 
• del Sole , l'htrbe veggi amo fare y riprcfro ilf olito ardire . 
appffjfo , tratti da parte t più nobili de' Chmefiy loro parlo 
in tal guifa . 

Egli non mifilafcta , in nitm modo credere , che alcuno^ 

che h abbia di huomfentimi nto^f trucui^K e! cut anniopof 

fa capere , che^ gli Iddtfpoca , o ni una cura f dieno delle 

cofe humane . (^ come che , di cof peruerfo intendimento^ 

huompurf affimi gicua egli durcdtrey che non ve ne hab- 

Aa 2 bta 



ju parte 

htajra »oi) come quelli^ che^ da primi anni^ vfati allchuQ" 
tic fcuùle i quello apparalo h abbiamo, che , a coflumati huO' 
fìììnij^^ da bene, conuienjt .per la cjual cofa, di ciò Ufctan* 
doya queiìo ne verri) ^che. più advopo^mipare^per loprefen" 
te ragion, 'mento . Dico adunque j che , curando , // grande 
Iddio , le co fé di quaggiù , non mica con fipcr fidale fo'leci- 
tudme , come alcuni, fciocchi ^ fi fanno a credere , ma, per 
minutOy (^ confvmmofludiOy chiunque^ con ragioneuole oc- 
chio^ verrà , il tutto , confiderando , da necefità cofiretto , 
cofejferà^coloroejfere^da Dio, amati ^(^ hauutt cartoli qua- 
lignei camino fi mettono della virtù ^per non vfctrne fino al 
la fine de <ilianni loro ,perche^diuenendoefsi amia di Dio^ 
ter mcz^zo le operatiom vertuofe^ egU e ben dritto ^ che^ejfo, 
loro^fimofirt benigno^ dr lorofia^di cib^ che^ad amico., e di' 
teuole ^in qualunque loro opportunità.^ corte fé . la qualcofà, 
cofieffer eccome io vengo dicendo, chi oferà di negare fenz,a 
cffefa della diurna bota J* la quale ^ più fcarfayVer gli huomi 
ni, che gli h uomini (lefsi, la mano , ne' bi fogni degli amici , 
sh.udtffe^che^ qlt huomini^ à' lorc amici fogliano aprire , la 
finde^fiocchi^;3parmi , il voler credere, che ^ Dio ,prefo 
habb'afdfgno.conira di noi., che , m nulla, fé tv non fono er- 
ratOy offefo lu h abbiamo . ni fi amo ^a Gtaponcfì^di alcuno in' 
feft amento cagione , ne , per vaghczjZ,a dipreda^ )) per loro 
far oltraggio y gii fame fn dentro alle loro cafe^cofi, con ar- 
mata mano^venuti ad affalire^ ma, per nobil vendettafare 
della loro maluagità. liquali,datorto appetito tirati di vfur 
jfarfil' altrui ytanti: ^ tali danni, & di /piaceri fatto et ha»- 
Tjo^che.p molto flu dioiche vi mettiamo ^ a pena che io mi ere 
da,cheJoro,il dotfuto ga/ligamento/ì pofia dare, perche , mi' 
^lor parere fé gr4tt andò, aui forche bene fi a ^in contrario voi- 
gendo ao , che pn hora creduto habbiamo. portar Jermtfii- 



PRIMA. i^p 

ma opinione^ che^fe il Cielo ^ con tanti fcgnt.^ di alcuna dif^- 
uenturdy ))pur di mortCy i mortali minaccialo' male,da cto, 
ite dehha lorofeguire > chefopra Giapone/ì , Itqtdali > come io 
te/le diceua , pefsimi huomini fono, é^fopra chiunquey con 
e/fu loro, coltra di noi , pre/ò haitrà Carmi , la ruma debba 
cadere, ma, egltmigiouadi credere dipoterui, in poche pa' 
r ole , far mani f( (io come vana fiala coloro opinione , che a 
gli augurij ( che co/ì mi piace, al prefente » di norninar tutte 
arteflenjamtà dello'ndouwarc , ^ preflano quella fede-, che 
trefarfprio a qualunque venta e pU4 m.intft/ia , Douete 
adunque^valor>)ficaualieri,fapere, che-, fé gli augurij ma- 
fiifijìano le cofe , e' hanno a venire > ciò adtuiene , o perche^ 
efsi,d/ quellcifono caiiom,)) perche fono effetti - ma^eglie 
affli chiaro ^gli auoiirij ȏ caojone e (fere, ne ejfttti delle fu- 
ture cofe : adunque nonpotrem noi dir e, con verità, che,ef 
fì^alcun lume rendtnoper antiuedere cìo^ch'ejftr dee.fe non 
cotale alla paz,zj,c!r fuori di tutta ragione ; perciochcfì co- 
me noi veggtamo tuttcdt .sà ^il medico, per gli cjfetti, ottima- 
mente , comprendere di molti auenimenti del malato ; ^ , 
Altrcsiypotrà f Afironomo^dalle flelle, che hanogra forz.4 
ncUe cofe fatto Iwìari parecchi acLtdet!ìanz,i che auenuti/ìe 
fio ajfui fjpere.ma-,da gli augurij .^ le ragioni de.' te di ffra, 
munacofi.di certo, trarre Ji può, ne altro mat.cheuamta^da 
chi no e fuor d. fentimeto^q/ìa arte paz,za farà Jhmata Ol- 
tre a tiOyin eh. fono^^lt auqurij, tato au ai agni ali de if>g>ii» 
(he^a qHi,p:u credtrfi dcbba^che a qfh^maji come i fogni» 
niuno dir a ti he cagione fieno del futuro,cofidegl' augurij ^de- 
urafsi dircroiiofacofa-ichc ,gli uni,e qC altruaW (jjettofutu 
ro fi paragonano.,^ acctdetc.nejlfoofìojjuaioalla cofa aue 
nireMtrofara mai, che cagione jj accidetc.pcioche egli ac- 
tAde^(.he»a mefcgnate,paia diuedcr vno amico^clja me ne 

ven- 



Tpi PARTE 

veniva, iìquale^fuor dìtuttofonno, ^avero^ cifurvtene^ 
fi cerne egli auerràm partendo io dell'albergo^ che e' tuon'tn 
Is baleni, rtelqualcafo^chi non 'vede lamia vfctta^ non ejfe-^ 
re fiat a ^ ni cagione , ni effetto-i del tuono , )> del baleno ? cO" 
me ^parimente il mio fogno , in nulla ferut alla venuta del- 
l' amtce . /ìppreffo, perche io tmagini l'amico venire a mCy 
non farà piti cagione y od effetto ^ l'irìjaginamento mio , che 
l'amico venga , che e'fifia cagione, ed effetto , il canto della 
cornice, dilla venuta del nemico'-, percioche,di amendue qut 
Jli-iall'vno^ dr all'altro,il cengwngimento è per accidente^é' 
a cafo . la onde, fé tmagtnando io venir l'amico, egli -^a cafoy 
viene ; cofi^ la cornice cantando-, fprauiene il nimico\ egli 
non VI ha , dunque » alcun dubbio, che, gli augurijy non di- 
moftrino , per alcuno accidente s, te coft future : quello che^ 
de' fogni, a punto ^veggiamo auenire , ma.percioche egli non 
mienafcofo^ hauerui di quelli , che^ huomini-,di piccioU le» 
ttatura^ effendo^concedendone che ^gli augurij ->inquanto att 
gurtji a cafoje cofe maniftfttno , e hanno a venire^ ofano di 
affermare, non a gli augurq , per fé , ma come ad augurijy 
fotta il tale mouimentOyfatt indetta Luna^douerp hauere ri- 
IP etto, nella gu falche ^ not^veggiamo, diccno^ ejsi^ che, ben- 
ché f orina fòcùfa^ne cagionfa^ne (ffetto della colerica feb- 
bre^ nondimeno^perche ^ér Ufbbr e colerica, & l'ormafo- 
cofa^ da vna medefimacagione-,procedonOycheì:fen\a fal- 
lo, il colerico humore, faremo cojìrettt a confffare, che, Ufo 
cofa orma Ja febbre colerica ne dimcftri\ é'.allo'ncontroja 
colerica febbre l'orma acce fa ne maniftfti . Sluefte ragto- 
ni, & altre, per auentura piufriuole^che le prt finti nonfo* 
no, in fufa, ^ diftfa-, di quejla loro befìiale opinione , ajfe- 
^nan cofioro , alle quali, fé to non erro, troppo più Uggier cQ* 



\ 



PRIMA. igr 

fa fj lo haucr rìfpojlot ch'efsi non auifano ; perche ,y9 i:fU€l~ 
io andajfe i»>ja\ty che, efst, dicono^ (^ noptu toiìo fojft^da. 
*vna cotale lorofctocca oHinatìone tratto, a' remulfo^dtnc' 
cefsità auerrehbe^ che, noti cfualuque fé più pa^za mdtitera 
d'tndouinare, deurejsimo haucrpcr buona ^c^ degna di com 
mcndatione . ò' reputeremmo da incito la Geomantiaja Pt~ 
rotnantia^la Hidromantia^c^Jìmtglianti fiocchete ; per- 
che, pofo cheiloropuntiy cojì effìgi attlni effetti fieno, ni e a 
gione delftituroy in quanto puntt , in tal maniera , figurati, 
egli non fi toglie pero t che^gittatt-, 'b formati fatto quefi a , o 
quella Luna^ filmar nonfidtbha, che habbmo^ come effetti 
compaqni^ forza nelle cofe auenire : ma , a quciìa ragione^ 
fermamente , di niuna vinti , io cofirijpondo : s'egli è vero 
quelloyche^ cofioro , prtfumono di farci crederei aforT^^ne 
fe^uirà^ chcy le forti, di efficacia faranno . che , fé vorremo 
dire, che , rie effetto, ne cagione^ le forti fieno di ciò, che fé- 
guir dee,fi non fuigirem not di non confcffare^che co effetti 
fieno, dalla medefima Luna procedenti, ma, di quale to' q^fàt 
ta auttorttà effere le forti filmino ifaui huomint,alprifcnte 
recitar non accade . fenz^a che , to, con quelli , ragiono, li 
qualii di tutte le buòne artico' che^a valor ofi huomini fan- 
no bene, ammaefiratifsimi fono . Oltre a ciò, veggi amo, le 
Stelle, effere più conformi-, é^più congiunte a gliattihuma 
ni,liqualtydallo'r,telletto^proctdono,(^ dalla hojira volon- 
tà, che qli augurij non fono , ma dalle Stelle , non deriuano 
gli atti humani,fe non a cafo, (jr alla ventura ; adunque hO 
toffono,per gli augurij y li quali fono, con gli atti degli huo- 
mini, per folo accidente-, cogiuntiì le future cofe indouinarfì^ 
ma vditeyVi priego, quello-, che , alcuni, per riderf,c^ htf 
farfi degli aw^urif^foglion dire . o-, dicono e [siagli augurij ft~ 
gmfcano cofe aduerfe future , )>fauoreuolt : fé fauoreuoli^ 

&gab. 



ip2 PARTE 

é' gabbano ^ tu d'tu errai mi fero , /;; vano ajpettando .fé ad- 
tterfe^é^ me: tono, tu ti andrai^trà le miferie^ auolgendo,da 
zana paura fchernito . fy l'augure , co fé rtjponde, che vere 
fenOy& (quelle non punto profpere, già, denti odt tcprodu- 
cerai la rnf erta, nel tuoftiffo cuore ^ an^> che tu^ dal fatto, 
( checofilo chiaman cojloro) fit fatto mtftro . ma ^fe, dal- 
l'augure , lietaventurativien pronitjjay eccoti app ar ce- 
chi ar(i due mali . per Cloche yCJr yil dtfiderio dell' ajpettato 
bcncy ti affligger a, fojpefo tenendoti^ ^5 laf^eranza, già ti 
haurà sfiorato il frutto futuro dell'allegrila : la onde, oue 
che tìt ti volga^egli tijifa man f e fi am ente vedere» come pò- 
co^o nulla , a capitale , gli augurij ^tìt debba tenere : anz>t^ che 
tu farai gran fenno a mettere gli artcfìti di cotali fcioc- 
chc'^e^con le loro gherminelle, perpetuamente m bando^co 
me hu omini da f poco bene, che fono indegni dt vita^femi- 
nando.ef lineile menti delle perfone ,cofi rea>, dr peftilentto- 
fafemenz,a. ma-tpercioche egli non e , in tutto ,falfo quelle, 
che tn bocca è d'ognvno^ é^, di queBi auguri/ , eglifì pare^ 
che^ in ogni luogo ^grande romor fé ne faccia, loauifoy che^ 
f or te, a grado venir vi debba^c^- tn piacere ,fe, io, quello ve 
ne vengo mojìrando , che più ^agf intendenti ^ vedo piacere, 
fen"^ che dee ciafuno^volentieri ,faticarf, wfare^ che la 
verità delle cofe , fa conofciuta . Dico adunque , degli aU' 
gurif yaicuni^poterfl chiamare diu ini ^altri, naturali, ér ha- 
ueruene vna ter^a maniera, e he^acafo, ^ , per puro acci- 
dente^figliono auemre , 1 diuini dirern noiy che Jieno, come 
s'egli par lajfe vn cane, od vn bue ,^ fé ,vno ftrpente , abba- 
ia ffe . le quali co/eccome fapete,auennero, non ha guari, nel- 
la Citta di Paqum ; )> ^ fé ^ gli alberi fautltajfero ^ ér ; mvUi 
cauallt. anz,i glt armenti , intieri^ ilcibo,e' ijonno peidutO" 
nCifujfiro coflreiti a giacere sfacendoti maggior pianto del 

mondo : 



PRIMA. 10^ 

ihtndo : fi come io he veduto»congU ecchimiei^nòn h a gran 
tempo ^ ne li a ampia frateria del^infai ; ^ come , de i cftn 
frefetétt , parecchi fono » glt cui occhi ^poffono » a quanto io 
dicOyrender tcftimóhianz^ . q/iefitt& altri fimigtiantifatt" 
gurij dìuifti addtmandaTtno alcuni, al par ere de' quali ^ per 
auenturaio m' Ricader et, fi. ^quefii tali fegrti^ {che cofipar. 
mi ^che nominar fi dcuritr.o, an^t, che augurij^infc ccnte- 
nefcro diuwa cagione , li quali fgni concedere fi. ptio frfi 
dalle celisi i deità, qualhorafa di mefiieri alcuna co fa (fie- 
re antiueduta dagli hucmini a bene, (^ fiato loro t>shlt(Ot^ 
priuato ♦ e (fin do affiti manificfio-nOf-! ^nre i corpi, ma ctiatt- 
dio le mentii degjt hf4cmi»t , cfi}r Kioffie aIIc tiroprie atttoniy 
da Dio ; ilquaU,produce^tn noifhomHe voglie»^ trcgo- 
lati appetiti ; quelli raffrenando^^fc auiene^ cheficoncificno, 
accioihe^allaragiofìe^dten luogo . DAcìb, che detto fili ^fm 
qui , ajfiaifii comprende, qnefli effiere augurij duini, (s'egli 
€ ptr^o lecito, con t al n emendi nominargli) de' qtdali, le cele- 
ri deità ..fono cagione , no-a queltt, che , il volgo ignorante, 
ihsama diuini au'THrìj ; di cui , pieni efiendo di mille fuper- 
lìiticni^d^' di altrettante vaglila fi dee credere^ chc^tl dem» 
7tio,truouat or d'ogni mule ^per ingannar gli huomim^fioprA 
la ruma de" quali , efio veg^hia del continuo , lauttore ne 
fi a 3 & non altri . ma valichiamo a parlare degli altri au- 
gurij . 1 natf-ralt augjìr^ qtécllifiono-, che i Medici , "vfano, 
C^ / Fthfifi.adaUrfm accidenti fiqnif care > che deono aue- 
nire , (^ fi chiamano natr^r.ilt, perche hanno, la origine lo- 
ro,daU'vna delle due cagioni, hkmana^ )) naturale . hufna- 
»<r, corucfe , d'in;proufi^ di alcun luogo fii le uafi^tro^volan- 
doy vccclH,potrcr»o fimic-re^ nel luogo .^ dj quellt.abhando- 
?ìato^hA<icrui alcuno aguato . dal quale ^ temendo non loro 
addojfio.per tfciagura , 'vfifift ^fawpando ,fimettefiìroin 

B b faluo. 



194 PARTE 

faluo . la cagione del quale augurio , fer^z^a fallj , «i?/ , ajfc 
gncremo alla humana indufirta . ma 5 la naturai cagione 
degli augurijy quella farà ^ la quale, dal f?^? furai insìwto^de 
gli anìmali,fi trahe , perche ì s'io vdno , •vna cornacchia» 
Jpejfo a gracchiareyfapr)> indouinar molto bene , che di piO' 
fiere Jì apparecchia : come^ altrefi, in reggendo gli ve celli, 
che nell'acque dolci dimorano in quelle a fcherz>are^^ (alt 
a dibattere oltre all'vfato » io amfer)} , che pioggia JiapprC' 
i?/ ; &» ctb, non spunto fuor di ragione ..percioche^gU ani- 
mali, come ho tocco difopra^per un certo naturale tnUinto^ 
dalla imprefsione de' corpi celesti prodetto 9 fono mofst fe- 
condo la qualità dell' artét, (^ la maniera della fa dùpoft- 
tione, alla concfcenz,a de' tempi , come e cofa necejfana al- 
lenatureloro . che giàvoivedetct come^gli vcctili tuttt,il 
nibbiOilatortore-i lacicognaJarcndwelU^e^ gli altri,conO' 
fchino i tempi lorOi cf' quelli oJferuinofrtZ,a fallire ^vn pun- 
to . apprefo, noi veggiamOy non efere ^ gran fatto, malage^ 
noie, a medici ejperth da ifegnt, degl'infermi, lo'ndouma' 
re molti de' loro auenimenti , é" konne to^ de' miei dt,conO' 
fciutiparecchii cof pr, itti chi , che ^ fé non di rado^ rimafero» 
de' malati pronofìtcando , della loro opinione ingannati • 
ioaciofia cofa ^che ^il loro indouinare^nelle lez^gi fondato fia, 
ér ne'fegreti della natura ; d'onde trarr e^ in niunaguifiif 
fcffono , fuorché da color Oy eh e , in faenza ì fono profondi 
molto . Oltre a ciò-, fé, vno^ valente Meteorologico^ prenda 
trefoli , che gli fi fanne vedere , per augurio di fghfcare 
piouegrandfsimei chefuraftieno ,per aucntura non molto 
f fc off era dalla ragion naturale . nella medcfma manierd 
j'egluargomenta , queflofo quello^^ doucre auenire ,perch'e- 
gli^ habbia tre lune, veduto inCtelo^odvno feudo ardente^ 
épcrchevdtto h abbia fire^tto d'armt ^fuono dt trombe^ di 

corni» 



prima: ify 

eMraì^M pìfferi j }> ^ altri Jlrumenti dagutrrM 5 euerofe^cAr- 
ne^fangue^ latte^ ferro^f tetre, colonne dì marmo ^faetteim 
gran copialo' in dìfufat a foggia, picuute faranno daCielOy 
Jicuramente, parecchie cofe ghfipcfono creder cos'egli hu$ 
mo e^di granftrnimerìto, in quella arte , poiché > cotalife- 
gni,fnz>a le loro naturali cagioni , effcre non veggtamo . 
Vltimatamete ci fi parano dauantiglt augurtf vani^pa^iy 
^ fuperflitiofiy che ccfideono cffcre nominatt^potche niund 
parte hanno ^ in fé, di ragione . // qtuhfono , come fé , dall$ 
fnrnutire di chi che fia^ o dal f^o proprio , altri cauaffe au- 
gurio difcampare di alcun pericolo , )>, per vrtar nella fo- 
glia della porta , di doner effere ajf alito da nemici , ^ 
forKÌgliantipa\z.ie . le qUali^altroue, non fanno radiccy che 
negli ateimt de' vili huomini , dr zotichi^ affatto , ma ^per 
(p acciarini^ hoggimai^di e of lungo tema , c^, per venirne d 
conclufione, dico^ritencndol'cfftmpio dello Harnuto^ fé al* 
tri Jl arnutifce fuori del cafo della infermità , (^ adauguri$ 
fi prenda,effcre cofa fiocca ^ fuperffitiofa ^ (^accidentale, 
ouero a cafo . a cafo^perche non vi haurà chi dica^ non effe- 
re a cafone he, per lo altrui ftarnutir e, fi cefi alcun pencolo^ 
apparecchiato a chi haurà ftarnutito : poiché, ne^a e ofa ta- 
le, bado chi fé lofamuto, ne^ di chi, alla colui vitaJhaueuA 
pofto le infidie^fi intcntiùnc . appreffo^ che, ciò fa cofafioc 
ca^ da quefiofì manrfeHa^che.fii noi, pigliamelo ftarnuto^ 
afignificare lofampo dal pericolo fpraft ante ^fenT^ fallo, 
not^c ingegniamo di valerci della co ft, cioè- dello farnuroy 
A quello dimoHrare^ al quale , la virtù della e ofa , in niuna 
gmfa^ftenderfi pu^o . percioche , chi non vede, la effcaciay 
(^ valore dello /iar^utOj a e ofa tale ^ non arriuare ? egli e il 
vero, che loftarnuto^ a dolori del capo, nati da molte (pirito 
flatuofoy e dt grand fstmo giQuamento-f & , percìb-^come tale 

Bh 2 ne 



19 é^ PARTE 

f}efaràfcgrj$,ajfat mdnifefto^ in chiu?iqHcpAii^t:e vnt e$t^ 
le difetto , Vltimjimertte ^fupcrfiittófo e il prender fi ad of- 
feruarc cotalt vxtfjtà^é' hnt47ìey affdito^ da ogni 'vera^Ó* 
ben fondata i religione : Uquale .ifcoflandofi da tutte ma- 
niere difciocch€Z,z,e , fopra ilgtufto , & ti ragione mole^ap- 
i>oggiatafii niunacofa accetta^che buona, é^ fama tin ogni 
fuapartei non fia^az^gt ungi , & cf^^:, quafi^ non fi tocchi co» 
manOi daognipxufullime» (^migliore snteHetto ,fe non fi 
Alquante cofe^ che^per la loro alte^i{z^ , ef- nobiltà , da noi% 
che imperfetti fiamo fottere hi Oyé" ^ cono fiere le cofe^quan» 
tunque chiare y della naturai occhio h abbi amo ^non e erute- 
ro, ma lofcOy non d'Argo , ma di lethargo^ non pcffhno ejfer 
eomprefe . Hora , tomifo a credere , che dal miofcrmone^ 
étjfai chiaro fatto fi fia-, quanta fede fi poffa dare a queHtft' 
0ni^ li qualti nouellamenteyvedmi habbtamo . ne' cuifegré" 
ii^iOi m'ingegnerei dtperfuaderui ^ che tentdCsimo dipeMe-- 
trare ,fe diuina cagione e (fere , in queUi , fi comprendere^ 
ma» perche non voglio oft marmi »m su la mia crcdenz,a»an' 
9*ifono ajfai acconcio a lafctarmi volgere ^pogìùamo^che i 
*vipurfia diuina cagione» quale huomoy cht bibbia l'occhia 
dUuminato dalla ragione ^ mi fi darà, egli , che non affermi^ 
pper li Giaponefii é* non per noi^ quefiifegnali efftrefuti da* 
$ijrà per le loro maluagità » ^pereffere.» quefiiaugurìj^ 
frodigtfy che gli vogliam chiamare , aucrìuti nel p -te fé loro* 
alla qualcofa^ efsiffenz,a, alcun dubbio, fé hHomtnifoffero^ 
4h e non fu no, gli occhi deurie n diriz^z^are, Uudhi.nido',qua»- 
iofotefiferoilpììt^ dtamendariloro difetti , che ne piccioli , 
fono , ne di poco tempo > ^ di riconciliar fi con gli lidij , li 
ijuali^efiii hanno offefo tanto-, con le moltiplicate loro enor» 
mifiime maluagità . ^ perche^ quanto io odo^parccchten" 
tradfom tnfoj^etto dt quefio mofiro , coji maJiruofo , <j^ 

flrano. 



PRIMA. 197 

flra»9,pih , che di qualunque altro fegno ^jlnù a qiscfìo Sy 
veduto fi jìa , ho meco frùprfio dt fizmfc ariti briiuementey 
quanto , di ciò , da piff ammacHrati > neflc hftone lettere ^fi 
*vien dìHiftndo . Vogltono coloro, che più , de fc greti della 
natura , hanno fa f ut o , ; mofiri niente altro tjjere , che pec- 
cati di natura > é* che aif epigono fuori della tntetìtione di 
quella . onde qualhora accade^ che la creatura foprahondi, 
mancamento patifc A delle dcbtte membra. )> le habbia.ma 
fuori del proprio luogo \ (jr f ordine trapaf: della natura , 
lo nella qualità )> nellaquantità^o nel numeroso nel /ito ^ el- 
la e ^fnzafallo , d^ft dee addomandar wojlro \ del quale 
AJfegnarono quattro cagioni . La primiera , dijfcro, (f^re 
il di fc ito della materia : la feconda^ la fouerchta abondan- 
z,a dcllamedcfirna : la terza^ la qualità ^ch e patfce , ouero 
fhefa : fvltima, la cattiua condttione del continente . ó", 
alla prima cagione y venendo ^ dico^ quanto almancamentd 
della materia , moftri farftin treguife : perchè non vi hày 
t» tanta abondanz^a dt materia , virtù vigor oft apre duce- 
re il parto dalla douuta ntifura ; onde^ ai- uni , fi rimango' 
nOy oltra modo , piccioli j t^ prefio che nani : ouero che , al 
numero delle parti t che alla creatura rich>eftefono. alcuna 
tofa è mancante . la onde^ noì^ veggiarno aucnire , che altri 
tfenz^a dt vn occhio, e ctvna mano j )) ci) egli e (pagliato di 
alcuno membro, che, a renderlo compiutOidcl còrpo fa di bt- 
fogno : ouero VI h aura di quelli , ti quali , CT fieli' v» mo- 
do 5 ér nell'altro , de i raccontati , r tufi iranno , flrana^ 
mente Redoli té* » fpra do , priuatt di alcun membro 
nobile y e!;' principale . quantunque egli y cio, non aucnga^ 
ddogni hora , per colpa della materia , ma , bene > & Ipef 
fi, fi ne dee Attribuire ti dtj etto all' operante ^ & a qutlld 

Viriti 



ipg PARTE 

'virtù j che chiamiamo formatrice : la quale ^ per fiuerchÌ0 
di debolezza a , non renda la creatura perfetta . lafecondA 
cagione de' mofiri , dicefi effer e la troppo abondanza della 
materia^dalla quAleformanftqHefnarautglioficoloJ^i, chcy 
noi^veggiamo talvolta ; o in tutto ilcorpo^ ò in alcuna par- 
te di quello . la qual grandeT^a^nonfempre nafce dalla ma- 
teria^ma^moltevolte^dalia efficacia delfeme^é^ della vir^ 
tìi formatrice . quindi auìene , che vi haurà tale , con più 
maniyalcuno con più piedi, & ehi con più corpi,)) con più ca- 
pi > come veggiamo quel mofiro hauere ^ tefte venuto nel 
mondo j del quale ^ dfauedutamente^ entr atifiamo in tanto 
penfiero . la ter%a cagione affermano ^che quella (ìa^quan* 
do^nelU materiato" nella forma.contrarie qualità fon ripo- 
fie . lafc z^z^aia cagione de' tnofiri e il difetto deUontinente» 
hora^egli non vi ha dubbio ^ch e il continente di due manie- 
re nonfiaj'vno vicino, c^fenT^ mez>zo , l'altro lontano ^é* 
col mez,zo : il continente vicino e quella pellcyche fecondi" 
na, communaUnente , chiamiamo \ doueja creatura, inuoU 
tay dimora . la quale ^ fé amem che fi rompa , ì- cagione ^ che 
fi ne cremo i mofirì.per lojpargimento , delferfie^ che fé ne 
fa^O" della materia, in effa , primieramente , raccbiufa , 
onde^ìlparto^inparte^difettofo rufieìO in alcun membro fo- 
uerchio lungo , ouer groffo , il continente lontano dicono ef 
fere l'aere^& l'acqua : conciofiacofa, che fono ^in quefti due 
elementi>,vicini^maramgliofamcnte,tnfufe le imai^ini,(^ le 
virtù de i celefti lumi ; // qtitzli beni , quefìi elementi sfatti 
Itberalfsimi a communicar alle creature fi danno M quali, 
difrefco^nelventre maternojoanno riceuuto la vita . ni dee 
ciò ^e (ftr e, gran fatto •,maramgltofo ad alcuno , effendo affai 
noto a qualunque,fe alcuna ccfa di lettere e tinto ^ quefio n$ 

ftro 



ì 



PRIMA. 1^9 

Jfro mondo pendere da' corpi celejlité' da lord mouimenti^ 
tjjcregouernato .la onde^ menojlmarauiglieràt chiì ad»- 
fato alle buone fcaoUi qualuolta^egUy veduto haurà nuoue, 
(jrflrane figureifatie^e^CJr dispofìtion'hper virtù de" rag- 
gi diruti de i lumi , (jr corpi celeftì^ flantparfi^ nelle c(fc di 
quagqiìi^if^ctialnicnte^ne' teneri corpicellt degli Embrioni ; 
(^ vpirey del ventre materno, vnfoz.z,o animale , col cape 
human \ onero vna creatura h umana col capo di fera . 
poiché ve gioiamo ^ talhora , alcune ^ ben picciole pietre, nel 
cmmex.z,o vi ha dt belle ^é' benfatte fgur e di alberi ^di ani 
mali io y quello^ che afe trahe, con più for^ , gli occhi, (^ 
le menti defauij^ di huomini anchora . an7^ che^io^ ho vna 
carfsima giòia Jaquale^iOiJlimopm che og}ji teforo', in cui^ 
la fama natura Jjà^con non pii4 veduto penello ^dipinto Apol 
Ime, con le nuoue Mufe^in cofi eccellente modoyche^voi^ di- 
refcy che ,egli^apra la bocca al canto,ó^ muouaftpra lace- 
tera^ l'arcoja mano ; al quale chiudono, l'vno , cr l'altrtk 
fancoje Muf^nelle cui fronti , d^ nelle labbra^ ella ha, cofi 
alviuo>eJJìgiata la marautglia^dellaqualey elle ^foprapreft 
fono per la celeHiale h armonia di ApoUine^ che , fé > io, non 
fono errato-, non vt ha mano, per matftra^ch'ellafifujfe^ nel 
mondo, che l'^pp<ireggtajfe, io mi taccio del monte vefiito di 
arbufc elitre di lieta ver dura, & della fatnofa fontana,ver' 
fante l'onde di puri fimo argento^ó' difhicra innumer abi- 
le di ve cellette di ben mille varietà di colori^ dipintilo' di 
ìinimali^fenz,4 numero Jepri^contglt,cerui,caurtoli^che da 
loro inganni ^v anno i errando^per quella amenfsima cam- 
pagna ^perche apena che io mi creda > che , la rma lingua^ 
vnamenoma particella ne potefe ombreggiare . ma , egli 
'vince ogmftupore^ tlvedere per entro laptetray dtfcorrere 
dtcune macchietconfi dffata, (jr pellegrina maniera , che 

fi 



/,, P A R T B 

& mt forma U propria infegnd di ctafckeduMM delle Mtìifi . 
nord dlU conclufione venendo del mio parlare » dico, che, 
ùiper tutti queftifegniiniente mi muouo dal mi o parer e, & 
d 'voi do configlio dì fare il fimigltante , poiché , toccar co» 
manofiptìb^da chi non ha gli occhila fatto chiufi^dellontel- 
letto^quantafciocchez.z.afia, il cotale opìrricnfeguiret adi- 
fter fé paure , c^ /w^^/w^^/V/riy^^^W^ laogo , nonfenzaal- 
tu» biafimo delnoftro honore.c he aue/^zatici y dalle fafcie^ 
Cr dalla culla, nell'armi , if$ (Quelle , valcrofamente > molte 
e ofe operato h abbiamo y & mercatone fama , & grido , in 
Pini parte , confomme lodi della nation Chinefe . 
^ìfecefine^alffio dire^ Vitale' diede, molto ardimento, 
a chiui'iauel'vdì '.facendo luogo la pafsione , alle vere pa- 
ro le, dette, con molta forza dtf} trito, é' di eloquenza , dal 
*valorofo oiofiane, c^ funne lodato da tutti ^ molto . ma, poi' 
the, partiti gli altri^ foli rimaferoVitci, lolac, (^ St arcate - 
ro, (ti quale J)Uona peT^d prima , tutto occupato dt grand f 
(ime follecitudini , & d'alto affare , fi era nmafo a dietro^ 
^^pur allora, giugneajfu il primo Jolao, che, voltcfi pid- 
cenolrnente, a Vitei^ dìjfe^ di vero , Signore, che le ccfe,dd 
voi ragion.iie,fi come beile fono,C^ piene di molto fApere,eófi 
hanno, e Ile, maramglicfamentey dato per lo mio defid ó'fo- 
nomi in ogni loro parte, parute vere yfuor che , quando af' 
ferma fi e ^niente altro ejfcrei mcftri^chc peccati della natU' 
ra, (^^ pYO'ìurfifHori della interaicn di quella .perche, fi co- 
me a me pare ^{n e far)) ^perauentura filo in quefto parere^) 
potrebbe fi, con alcuna r agi one^cw contraftare,che detto ha- 
uete ; érvdite come , affermare,cheAmofiri , peccattfieno 
delld natura,?^, il dire, che^ t moftrs , fieno fuori della in - 
tenti on della natura , tutto e vno . ciò prefì->ppifio, dico, Id 
«atura producer e gli effetti, fuoi, ofempre , opcr lo pili , dd 

vno 



P R I M A. 2*7 

^HO medtjìmo modo : &, no^fen^a alcun dubbio ^effer e fua 
intenùone ù', ella, di rado. Alcuno effetto produce, il quale ^ 
mon cofi cju elio forni gita, ch'clU . non "jna voltay ma molte, 
é" molto fpeffì) produce : à' » qf^efio effetto , cefi rade l'oltCy 
prodotto-, {come t mnftrt fo-ao) in qual guifapotrem noi di' 
rCyC he, fuori della int emione , fa della natura ? cor.ciofta, 
cofa, che^ la n.i'ura , pr^ducendo » ella^ cotali effttti , altra 
non i'ìtrrtde^ che ,cfU4zlt efst fono^producergli^ ci ce , che mo- 
fin feno . la onde , benché , per lo più, brami la natura di 
cofeftre, quanto ella può ilpitd, non punto mosìrunfe.ftnon 
fihà^ ella^pertanto ymeffo hi animo , di mai non volere mo» 
jìri creare : che s'ella-, fc co nicdcfima^ ciò , haueffe propojì» 
di non "voler farcene fcguircbbc ,fnz.afallo^ il guajl amento 
dell' vniuerfo , la qual cofa,cofì effcre , come io dico, per di- 
molìrare,mi conuerrà di prendere, alquanto più lun^a , U 
voUt . duo adunque i niuna nationehaucrui^nelmondo^fe 
già non ha, gli occhi dtlU mente ^affatto^di tenebre offufca- 
ti, chenonconfcfì^ con chiara voce efferui iddio , dr,quel- 
lo^diprincipio mancante, (S- di fne^ eterno, puro^ ^ilfom^ 
mo in tutte le bontà ^ c^ in tutte leperfettioni ; il quale, bel- 
Ufimo e fendo , tut^c le cofc crea piene di marauigliofa 
bclU\z,ai inomfà,che, cue che noi miriamo, cfufo ad altero 
quaigth baffo y et corrono a gli occhi tante , ^ Jì nuoue leg- 
gia drie-, (^ vaghe z.z,e, che ,ptcni di nobile r/iarauiglia ^fia^ 
fno corretti a confffare ccn:c,cgli,ilfommofia di oo^ni mae 
firo . lacuidottifnnjy c^ poieniifsima mano , non contenta 
d: hAuerefabricatiin'4eJiagran machina^ che mondo chia- 
miamCì contantafapientia-,come,tnpartc,pofiamtvedere^ 
i aii>ta,cùrferua,c^ d fende, nella fu ji beilcz.z,a,perfttttony 
Cr armonia ma>ìtenendola,che nonfiguafi,^' ^(Ho infdli- 
bile^(ypcypetuo,crdwato ccrfu delie uperationi^ dt ogni fu 4 



202 PARTE 

t.irtetindirìzzadoU, per laqual cofaparm'hche^coltiì.dicef 
fé tlvero-,che ylddio^tio altrìmetifia tenero del bene di tutte 
le creature , dandofi curafoUectta di quelle, che il buó padre 
de" Cuoi figliuoli (ì fi a : chiamadolojfCi'o padre deirvmuerfo, 
Horai f gli fa di meflierìy che^ rjot , dtcìamo.non altroue , U 
hellez>z,4, & l'armonia di queflo marautgUcfo thfatrOycffere 
riposi a , che nella dffaguagltanz^a delle marniere delle cofey 
C^ delle r/tedefìme cofi, altresì , che nel mondo p truouanOy 
tome, da quello^ che to, apprejfu^ diro , fi fjrà mani f (fio . 
Primieramente^ noi, veggiamoje intelltgenz,e,non huutrCy 
tutte^vnamedefimaperfcttione\ 4nz,i, v»a^flfere,di mot- 
to fouerchiata dall'altra', & , Umano perfetta^ allappa ^ 
foq^liacere . Mpreffo^ chi pon mente a t cicli > ilmedefimè 
tomprender ptà : perche^ auanz^ando l'vn , l'altro^ auiene^ 
the , l'auanz,ato ,fottotlgouernoJta dell' auan^nte , come 
quelU,chepiu ha di virtù, che l'altro no» ha ; c^^ giù fen- 
dendo alle cofe, che fitto la Luna fono-, non reggiamo , noi^ 
degli elementi, vno ejfere auantaggiato dall'altro , in guifa, 
the^ a petto alla terr^^ il fuoco far a nchtlijTimo^ (^, qui Ha, 
fé ^al fuoco, vorremo par agonarUy'vtlfP ima, feh'^a fallo, ef- 
fere confeffercmo . quindt, per li mifìi imperfetti, per le co* 
fé, chep'^iue di anima , ma perfette^ fono ,per le piante^ d", 
per gli animoilt vilifimt , difc orrendo^ fin , che alla natura 
humanat (che e^ftnza alcun dubbio', di gran lunga, pfft ec» 
celiente di qualuque altra cofa, qu aggi ìt ^creata ) per uè ni d- 
fno,leggter cofafia aiopr edere qudta la dfagnaglian\afié^ 
mn pure fra vna maniera dt cofa^(^ i^Altra^rKa^fra qutjh^ 
^ quelle^de' particolari ,anchor A .fitto qual fi voglia ma- 
mera dicofa,rifiyetti ^)) fittomefit , laonde , vedtrfiptie 
quanto,di bontà fourafiia , f^ di belL'zz,a^ l'vno albera al- 
ì'dltrOf&fi frutti d'vno alberga quelli d'vn altro della me 

dtfimd 



\ 



PRIMA. 29B 

tiepma manierA . appreffo ^quanta far a U virtù d'vncAHal' 
lo^d'vn e ane^d'vn falcone ^(£vn delfino > dagli altri caualli 
tutti ^cantì falconi^ ér delfm ?* (^ cornea vno dtamaìite, vm 
carbonchio^ 'vnofmeraldo^ftjiimi valere rr?eglio di vn con- 
to d'oro, ó" vn altro diamante ^poco^o nulla, venga pre'^a- 
to ? la gioia, che voi yStgnor mio, a gran ragione ^amat e t ^n- 
to^& tenete cara , per hauerle cofi marauigliofa impronta 
fatto la fatua natura , con quanto sforz,o ogni altra gioia 
foprauafi'\a delia fua gufa ? ma , vegniamo agli h uomini : 
de' quali , alcuni belli fsimi ne veggiamo , auenenti , ^ di 
gratiofe maniere^ cefi ben fatti, in ogni parte ^ de' corpi loro, 
che nulla pih . allo n contro ^ fé ne veggono altri , colvifò 
molto lungo yé'ft reti Oy cf qr^ale hauerlo^oltre ad ogni conue 
fieuelc^.a, largo ; C" tal ve col nafo molto lungo^ C5" tale U 
ha corto, & alcuno col mento in fuori , (jr in su riuolto, é* 
con mafcellojii , oltra modo , brutti , a vedere : ó' ^«»' td- 
le , cne ha , l'vno occhio , piugrojfo , che C altro, (Rancho- 
ra, chi l'vn più giù , che l'altro . nella gufa che noi, veg- 
giamo auenire ne' vifiy che, i fanciulli sfanno , // quali ap» 
parano a dfegnare . ne punto meno differenti fono ^ degli ani 
mij gli huomini^che de' corpi^ fa loro, perche alcuni fimo» 
firano cmptj, (^' crudeli^ alt uni humani^ C^pietofi : le quali 
contrarietà fi man f est ano , fimigli antemente , ne gli altri 
■étnimalt : ai,7^ tanto ptù emdentifono i lorofgni^ ^ le loro 
cperationi , quanto, cfii ,l',tppeiito fcgunando, da niuna ra- 
gione regolato, quello fi danno afornire^che^loro, viene, ti 
ferfo^ dettando, fio che in dcfirogli ven^a di poter lo fare . 
Jiora, queficimperfetttoììi ^ qucflt mane amenti ,0- queflt 
dfaguaglianz^e , ch'i non vede , che fi nchiegghino p cr for- 
marne la cotnp'Uta belUz.z.a,cr l'ornamento dellvhiuerfo» 
Uguale, fé perfetto ejferd(e,fa di Kìcfiieri^ch'eglt,infe^va- 

C e £ rie 



204 PARTE 

rie cofeyCcnten7a\ é"varie,diuerfe^ v»iucrfa!i ,ér partici 
Urifcrfmioni^ & dtfett'h come. per c(peric}itt.ì^ coKipren- 
diamo^-neila mufica^adiueriire . Uqudle^diperfeUe^é' ^if» 
perfette , di buone , é" di ree cor}pnaìJz>€ » o voci cotnponen- 
dofì, fìonptj'^i qran diletto » gli orecchi tocca degli afcoltan^ 
ti . cfuelloy che^ella^ in nitirja gtafi > farebbe ^fè buone tutte 
fojfero le vocilo perfette .Jimilmerjte veggUmo.in VKafld' 
tua^che bella/ta^che^fe le membra^di quella, feparaiiìVer- 
rai confider andò y che non tutte belle Jii no t confederai, le 
aualiy congiunte y formano vnafgura^cconcia a tirar' a fé ^ 
nonfenz^ loro marauiglia^ (^piacere , glt occhi de* riguar- 
danti . la onde quantunque eglifi paia , nella prtma vffa^ 
the biafimo flanatura, debba portar e, di non hauere^ parti-, 
tolar cofayCreatafen\a difetto ifiàpero, ti f atto ^ altnmtn' 
le : perche , douendone il concento nafcere dell' vniucrfò^ 
^yìfenz>af alloppiti dolce d'ogni altro^ch'vdtr fi fogliategli 
hìfognaua , con le ottime , le men buone cofe mefiolarW. a»' 
jU vt dico ptìi, che non iHaua bene ^ le perfettioni> cjfereti» 
numero ,maggi ortiche leimperfettioni : (^ sperei)):, fi come, 
'votypotete veder Cy trafcorrendo le maniere tutte delle cofe^ 
pochi fono, di quelle ^iparticolari^cuerotndiuidui^che glt V9 
gliam chiamare , a' quali apporre non fi poffa alcun manca- 
mento'-, doue^ innumerabili fono quelli i che patifcnogra»' 
difsimi difettu ne-, per tutto quejio,potrafiij con venta ^di- 
re^ cto efi^er e peccato, od errore della natura : anz,i, le t^ fa' 
ufsima e onofcen dolche, a formar cofiqran corpo di compìU" 
fabelle'^jyperfinuouo, c^ difufatofentierOy camtnatafia^ 
non et potremo mai fatiar dt commendarla . Da ciò , che 
detto fi èjo iflimOy e he Iteuefia e onofcere la cagione , per I4 
quile^ tmoftri,venghin nelmondo^dr come^ non punto fuo" 
r$ delia inienttone della natura tfi cremo* ejfendo cjsi ne» 

tefjar^. 



s 



PRIMA. 20S 

àtjfarij ^come habb'tam d'tmoJirato^alU vaghezza dcW'vm- 
mcrfit ilquAle, fé e buono , che buont fieno i mojlrì^cofyfcjfe. 
remo , wa chi cferàifenz^a temer nota 4i temerità ^ o di paz,- 
z>ia^cii affermare, che buono non fi a ?, vditd vi prieq^o , vnt 
tfftmpiOicheiin acconcio delle mie ragioni , érper ijiabihre 
la mia opinione , e* mi piace di arrecarui \ fé ^tn vna 'zuo^ 
la,dfpintefuffero due^ opiùjjuo?nini,mofiruofi, ma,ej:~,^ia' 
ti con artjficiofa maeftrta ; & d'altraparte^nella medejimd 
tauola, VI h ani'JfcbeUifsimefgur e, humane, formate, con 
futi ile artificio, da huomo^che Uc^ììtpo teneffe del/a pitturai^ 
egli non fi dee porre in dubbio^ che i di gran lunga , piti va* 
ga, ò" ^iCi^ quella dipintura non debba riffcire,infe^ i detti 
wofiriy contenendo, che (ffcndonefenza; (jr cheUa btllez,- 
za delle figure, perfette^ non dcbba^ conpiu maggior piace- 
re, paffar nel cuore idt chi la guatai per la turptdine delle 
foT^e figurerei e lo ngegnofopenello delfauio macfiro, le op^ 
pofe , il fimi gli ante amene , m quefia grandifsima TauoU 
del ^i ondo j nella quale , tanta varietà di \cofe formate hk 
quffia gran maefira natura, di/pofio hauendo lo' ngegno ,(^ 
l'arte a render Uy deltuttoperfetta : che, non che t mosìri^o 
l'altre cofcyche noi auifiaino effere peccaticeli' mancamenti^ 
guafiino quefia eccellente pittura ddlvnincrfo tma^vi ag^ 
giungono tanto di perfctttone , che , qut Ile, toltane via , ef 
fa tanto mancherà dalla fua eccellenz,a^che a penacheio 
mi creda, che cofa perfetta chiamar fi poffa . (^ chi farà co* 
Uii-,nell' animo dei quale poffa caper e, non apparire piìi fpUn 
dida la chiarità della virtù , fé , a petto , ti vitiopojio le 
njiene^che^fenon vt fi pone , è non vi fuffc il vitio f per U 
qualcofa, egli non fi dee dubitare ^ m aUuua <iufi , che , .-/ 
paragone , grandif ima forza non habbta ,pcr furmanfe-. 
Jia la virfii 3&la qualità delle cof ; ande , ti mercatante^ 

quadjorA 



^t$f PARTE 

mudhorA egli vender vuole delle fremer ci ^vàjetiten belle » 
fi€rc4ndoy a Idto alle quali , ejfo , pon le più belle ,frpend9 
éjuantOjefse^ ci)) facendOi fieno per migliorar e ondinone to' 
farjjfÌH vendereccie . non deue adunque^ in dubbio , adal- 
tun^rimanerey che , vacando-, la natura , alla conferuation 
della beltà delCvniuerfo^ che è il fro fine ^ ella non dta ope- 
ra a quesìa difaguaglianz,a , della quale io vengo contan- 
do-i&t p^^ confequente y a moHri : It quali fono creati , 
non pfr accidente da leit ma expropcjìto , é^ a bella arte • 
fenz>a de quali ^e^ dell' altre ccfe imperfette ^ non haur ebbe ^ 
il mondala gran pez,z,a , la vaghez^za^ (^ la gratia^che lui 
vez^iamo hauere . da che aj/at aperto {i fa, quello tffer ve- 
ro, che ingegnato mi fano^quantunque forfe^ccn pm parole, 
che io non douea, di pruouare . Bt qui fi tacque . al quale, 
V iteti con molta piaceuole^a^Signorey difie zaffai bene mo- 
BratohauetCimolto auicinarfi alyero > la vosìra opinione : 
Anz,iy cofilhauete accortata^che-ifeionon fono errato^mol- 
ta briga darete a chiunque vorrà lo'ncarico imporfi di cou' 
tramarla . non lafciando di diruiy che» al vofro parer e^ da^ 
vcn me'^ano^fauore-, Ufentenz,a di vn nofiro Filofofojhuo-- 
mo di profondafcien^a > chiamalo Vocutzì > il quale ajfer- 
ma, ejferfi a tale perfettione recato il mondoi cheimpcfsibi- 
le fi a di potergli bontà, ni bellezza maggior acqu^ftareu he, 
fej moftri,mala cofafonc^chi dirà ilmodo.quanto a cio.ejfe 
re perfetto ^ certo^che iomicreda^niuno . ma^ vdite\ GiezO' 
Itm^ df cepola di VocutT^ , (JT) nella China ^fommamente^a 
capitale tenuto,ajfermaynon poterfi, da chi i a del mondo il 
gouerno nelle mani , cofa opciure 3 onde , alreg^Jmento di 
tjuello^nuantunque picciols^^ debole, alcuno miglior amen 
tofi dea : nt^con mt^ggior prudenza^ dtjporlo, di quello^ che 
e fa dijjo/io . ^quelli , che noiflirmamo efftr mali , nom 

potendo 



PRIMA. 207 

potendo, ppr la. dcbo!ez.za de' rtofìri intelletti ^ da' cupi pela- 
ghi de i /egre ti diuini^ attignere Vf7.i fola gcc: toh d' acquai ^ 
mali nùf2 ejfere , hanendoilì Dìo tynouatt ,per ftruigsj) de i 
hènì,(^ per Mccrefcere la bclle7^ai(^ l'omarneììfo drlfvm" 
uerfo . Pjrte^cbe,Fitei, q^/e/ìe cofe ragionaua ,& apprciia- 
ftafi perrenderea lolao la ri/pofia , gli venne vn r/njp dal 
parrei ch'egli^non douejje lafciarfi per cofk alcuna , chetin- 
(ontay2€nte,a lui non andaffe . perche ^ Vita ., riferbandcfii 
inpiìt conimodo tempora r'Jpondere alle ragioni, co*ìtrafor' 
mategli da lolaO'accorr,pagnato dalla nobiltà de Chinc/ifti 
dlpadre^ che , come difoprafidijfe , giacerla : e truot^ollo^a 
ragionarnento^con vna belli/urna damigella » perche, auici- 
tiatoji al padre ^intefe, da lui, che^ Zocolab^ Reina di Sasu^ 
ntit-, la qnale^in i [patio dt pochi giorni, perduto haueuailma 
rito, ^r vn figlio majlhioy ch'ella haueua diluii fenz^a piti ^ 
ejfendo ella anchorgÌQuane,é" frefca della perfina^CJr bella 
a warau'glia , ri chiede a la fuafcde-,per poter ,fcn\a noiari 
teucre da' Chmejiy il morto maritOyó' il figliuolo ^portar nei 
famofo monafierio di Cawts di VfanomiAy nel Regno di Bu- 
^ n ^non gudri lontano da Bongt, nelcjual luogo, mentre efsi 
furono invita^ hebhera grand f ima ì c^ fpetiai dtuotione\ 
dry morendo ychc'ii loro corpi ^ vi fufferofepelhti , haucuan$ 
àrdtnato^confolenne cnmtnandamento . perche, richie/ìo di 
fuo parere Vttei.dìjfe ai padre, che in ntuna guift^ enfi bone- 
fta,érpictofa d:maudafi doucua, ncpoteua negare a quella 
Rema . perche, fenz^a moltiplicar inparole fi venne a co.^t- 
ilufione^che^aUa Rcina^quanto.ella^ chiedeua,/ì conced fi- 
fe .proferendole^ dipitt della ^ddimandata fi.urtà , quella 
farte dell' e Ifer etto Chine fie^ per fijafiorta , ih e più all' ani- 
mo lef'Jfe . ma , la Reina , affai rmqr aitando Ez>oh'om. (jr 
della data ficurtkiò' della cortefiproferta^il giorno ftgut. a» 

te fece 



:i6f ì» À R T e 

tefece paJareJuKgo ejfo t efferato de' Chìnep^ tutta Ufa* 
veraltowpa delle ejfequie reali^tanto bella ^ é^ bene ordina" 
ta^ quanto fé nefnjfe , perauentura , veduta altra mai . 
Hora, dopo lunga fchicra di fanciulli dell' vno,& dell' altr$ 
fèjfoì inghirlandati di apiotfeguiua innumer abile quantità 
di Sacerdoti con lunghe vefti^di color feOy cintile tempie di 
verbena , & con vn ramo di ciprejfo nelle mani , cantando 
*verfi^a commendatione dei de fonti Signori ,, apprcjfo^ ve- 
niuano due carri ^ artificiofamente fatti ^ di hellfsiryji legni 
Indiani : ma* r-tnO) alquanto maggiore dell'altro . Haue- 
ua^ ogni carrOj quattro timoni, &, ci afe un Oì di cfi, hapea 
quattro gioghi , a ognivno de" quali erano quattro muli ri- 
firettiy grandine' benfatti , & riccamente guerniti, che lo 
traheuano . // quali tn numero erano difljfantaquattroycon 
^aghecorone^di cro^in tefta , (^ con campanelli , cf collari y 
tur di or Oy fé minati di gioie ^^ dt pietre pretiofe in abondan 
z>a . Sopra ciafcheduno de i carri era vna cajfa^ di oropU' 
rìJsimOi lauoratQ a martello ; e» dentroui, ilcorp'? del morta 
^e ^condito con mirrha^aloe^cedro-,mele^fale^ ccra.bitume» 
et refina: vniò prima co pretiofi unguett,(^ licori\de' quali 
tra, altresì Ja e ajf a ripiena: onde 'vfiuafi grade odore, che 
a pena erano gli Ipiritt baffeuolt a ffttnerlo . ma » // coper^ 
chio della cajfay mofirata di fopra ,tra d' vn polito^ ér lucete 
criftallo^di vnpez,z>oflo^(parfo dì perle grofsfstme,et dt ca 
tifsime pietre preti ofe^ eh e fu ^^ non fthT^molta marap'figlia, 
guardato, da ogni vno.ó" flimato infnitiheforo . ilquale co- 
perchio fi venia congiungendo alla caffa^con fi mirabif arte^ 
che e non vi haueua ^per tntendenteychcfifufie .perfina^ 
chOi il congiuy-'gimento loro, comprender potè (fé , vfctuano 
ffir^ da' e Api delia caffa , fuori delle bocche di quattro leoniy 
dorOi che^^qinm^erano^maesìreHolmente^ adattati. quattri 

COlOH' 



PRIMA. £fip 

eeìo»»eMlahaJ!rinei letjualì fofieneuano vtjahellìj^imatd- 
noia dt forfìdotCrfoprAm fiammeggianti pirppi t che conten- 
dettano con la chiara luce del giorno . ^iaceuano l'armijut- 
te, del Rè, /opra vn heìhfimo drappo dt tela d'oro , diflefo sk 
la tattola : le quali ahhagl'aitano la vi fi a di eh u^ atte le mi- 
ratta, per lo moito oro , ó'pcr le tante nerume, di l he erano, 
J.fperbamcKteyOrnatc, m a, niHo fi udo^jì 'vc dettano ^v^iamcn 
teyinfprtjfi.dj ncbdifumo wifjìro^ i/a'tiydi. ^m di i (prt fet 
bati m tutte le rnenicrie^dt q tei gran Zìe , Nora. /ta/7,ruay 
f'pra la tauola , vn tabernacolo , rilcuato^ alia in fa di vna 
voi' a ; al quale fiati a appiccata Tra latna di oro , otto pu di 
larga,(jr dodici lunga amoidue d:f.,i fiiwo nro^ (h- pieni di 
leggiadre figure Munute siche a gran fatica potettaCocJjto 
dtfcernerle, quatttufiqne e er userò , folto diqt4slla,posio era, 
vn letto, cofi powpofo.che non vi haueua.tn tutto ti Capone^ 
co fa più va^a a veder e, con quattro guanciali , qttali^ a cefi 
fatto letto fi conueniua.della qualcofa.pih che di qualunque 
' altra hauejfcr veduta^fi marautgliarono i Chtnefi>non ejfen 
' dofcorfo l\fo de' letti in qr^elpaefe . tn quefio letto, gtaceua 
vnafìatua , cefi fimileal /?<f, che , nonfimile , anz,ipth tofio 
' deffopareua . vicin del letto era ti trono reale ^di due gemme 
^opofio,ilcui valore ^a niunagufa fipoteua flimare^daltuno 
de' lati del quale vfctuano due ufi e di Mdtuhore^ ò" dall'ai 
tro-.due di Crocutc. le primi ere^difncraldoj altre di tnpatio^ 
di no più Ite ditta b(llczz,aJauoratea maraffiglie, tenenttyin^ 
' torno al collo^duc cer chi,d'f rodar gh: duepalmiCo m quel tor 
VOyda' quali pendet/anot titoli wagnifì^.t , (y- grandi y cU i RÌ^ 
qualità pìito, egli^ haueua m cifiume di vfare nelle maj Qiorì 
-folennità delleftfic.ó ne' ter^iftj degli Idcaf, co' loro ^ i/Uri, 
(!r con le loro proprie diuife . correua pit^ intorno al letto, é" 
al r e al figgi 0, un mofiro d'argento^dat quale pt ndt ah e par e e 
(hie (,'ar/ipanclU d argento, cherende^cano vnfuonofaue^ 

D d & p}^ 



:ti, PARTE 

&pietofo,& che, ajfat di lontatiOy s'vdtua. md^èfuetló^ch'e*. 
TA coft vaga a vedere^ ne quattro latudeltabernacolo^era^^ 
no locate le quattro principali virtù, lequali^eon tanta per* 
fetttone>& maturità di giudicio l' artefice formate haueua^ 
chey ne' loro affetti, ageuole era ti comprendere quale Cvffì- 
cio,& l'operai ione ^fojfe di ci afe he duna -/opra i capi delle 
virtìt^fialT^ua vna,^ benfatta, tmagincy rapprefentante la 
fama, con vna tromba d argento , diuolgatnce delle chia- 
rtfeimelodi del Ri defont e \ la quale ^ con miracoli fo arti f-- 
ciò, a luo70 , ò" a tempo^fuonando^appcrtauadolceT^a^ non 
piÌ4 Pentita , alla fintftra mano dellafama,fìaua vna Ha- 
tua^dincredibtle be/lez^za^in pie dimorante^f^cra alla Vit- 
toria^ fatta della più fina , (^ candida pietra, che mai fi ve- 
dejfe, tenente vn Trofeo nella manca mano^ & vna lucida^ 
(jr acuta IP ada nella diritta . hora, ti tabernacolo^ fi appog-. 
oiauafopra colonne dioro yfinaltatedifimfitmoazurro ; i 
capitelli delie quali erano lauorati alla Ionica . dauanti alle 
folonne,fcorgeafivnat,:uola dipurfiimo argen teiste laqud 
ie mo/irau^fi vn ptcctol carro d'auorio ^ tirato da quattr$ 
caualli ^altresì, di auorio ^fipra delqualefcdeua vna ima^ 
gine di Chrfoliio^fignificante il Re , in habitc trionfale , (^ 
vedeuanfi, catt nati >,tnnanz,i al carro , molti Signori-^ ^, 
d'intorno , mortali innumerabiLy legati con le mani doto le 
Jpalle . rentrata^deltabernacoloipareuan guardare dutfie^ 
ri Molofsi^ difemphctfsimo attento , gli occhi de' quali sfd» 
téillauano sì , ptr due carbonchi dtflrana grandina , chi 
haueuano in tefia^ chiedi due torchi lucentufaceuan v:Jf^^ 
ter dauanti le colonne andaua ferpendo vna hellera d'ore, 
^, vtcindt quelUtvna vttf^aìtrtjì^ di oro-, co pampanidi 
fmeraldo ; /; quali, alcuni capretti d'oro, ^ cT argento, 4tt» 
ÀauAno>^Àliofamente^ rodendo . tra. le colonne ^ di dietrf^ 

fot. 



P R I M A. Mir 

fo/,j!vedeu4 vnd doppU rete (f oro, é" cb argento, aU^grof' 
/(Z-z>4 di %)n dtt ormila (jHatei tra magliaia' magli a, appari-' 
ftano tante 3^ cefi vartc gioie jnacfireuolwente cofparteyche 
di leggieri fi potea credere , \non vi hauer' altrettanta rtc- 
(he^a nel mondo . Ufjfatw^p'flo tra l'vna rete^c^ l'altra-^ 
tutto era pieno dt vaght vccttu tti, df ogni ragione i quale di 
diamante^ quale dt rubano )ì di fini tt aldo ; alcuno dt tt patio» 
cf altriidt altre prcticfi pietrf sformati 'i h quali . 'voiger>dè 
ti becco, nella odiata rete^ s' tnqe'ipauano^fpcT^.Andola , di 
aprir fi la via alia defidt rata fuga . vr) fottiiffiinto velo di 
tela doro , aguifit dt padiglione , fregiato di groffe perle , d 
b<fllifiirhtccrhpafii ^ cuopriuail tabernacolo ', Cr y al velo » 
facea corona vn ramo dt alloro : le cut foglie erano dt cofifi' 
fio.ér Ui^gofmer aldo, che fé n7^ fallo Jiaurebbon toltola qual 
più verde prato >fuo pregio ; dr le bacche , dt gioie non co^ 
rtojciute ; che^ nella vifia,moflrauano efiere dtgran valore* 
la onde^ ferendogli Sole , [opra ti velo> era lo Jplendore^che 
ne vfctua ,p grande , che pareua far perdita dt gran parte 
delia fu a luce,anz.i eccltjfarfi^ il Sole . Hora^ ti tabernaco' 
lo^eraadattatofopravn polo ritondo , ^ mobile , contale 
ingegnoyche, comunque ti carro fi andafil^y a china, od a er» 
ta.tl tabernacolo, U letto, & iltrono, erano, tn libra, tenuti^ 
fèn\ayVna fola onci a y tn alcun de* latt,piegarfi . quefit era- 
no gli ornamenti del carro,veramente ricchi fitmt, é" tali^ 
che non vi haueua cht^difomigliante cofa^ vdtto hauejfe ri* 
cordare giamai . dopo » carri, figuta la Rewa^ fcpra vn beU 
Itfsimo palafreno y accompagnata da pik nobili huomtnt del 
fuo reame , la quale intendendoyEz^onlorn gtacere^come hu- 
mantfsima Stgnora^h'ella era, vifitarlo volle ,per la qual 
€ofa,tolta in meno da Fitetjé' da Iolao,che^con molta rtue 
renzayUriceuettero al padiglione^ dt BT^nlom^t condufife. 

Dd 2 tlqud' 



2IÈ PARTE 

quale ymoìto quefia humanità della Reina commendo: app4* 
recchiato dioini rie o no f.éz.a, ci) dia voluto hauejje.per l'ho 
nore^f.hefcnzla hauerlo ejfo^mai meritato sfatto glt haueua. 
mjja Reina^chefauia era molto^rijpofe^che ifuoipari meri 
tauano^tK fu fremo grado ^la hentuolenza d'ogni vno ,per lo 
nuc/lrcuo'e eJfempiOiCÌ/cfs' dauan almondcvalorr'famen» 
te [lucrando . app^f/fi\Jì marauigliò forte di vedere cofibeUa^ 
(^podercfa ho/i e, e tanti prodi e au a Iteri , e e f bene in arme, 
(^m caualluperche,voltatafì,fiacemlmente, adT-T^niom^ 
oranfcnnoydjjfe elU.SignoreJjo fatto io,a quello^ che io veg 
qiOta negar il ficccrfoJel quale tT^Re del E ungo mi richiede 
ua.contradi voi. che fé tale è il valore, cerne ben creder e fi 
deeychefain voi tutti, quale Cajpetto efftre lomofrafuorì^ 
a quel Re ne» ha luogo d' affettarne pur picciolaparte^tìo che 
tanti-.quanti^per addvffo andar gftyie^vcggioxhe^qutiapparei^ 
chiattfonp. che ti Re del Bungo^rtfpofe Ez,9nlom, nonfopra- 
faccia i Chtnefi.nc faranno cfs'i quali tfifiino^ loro potere. 
^' porti iimfftrma rptnivne , che, iddio, g'tfiortguar datore 
di zìi altrui rnenthy/tfara lieti di qucfaida noi^non putoier 
cMaJbatt agita, della cui vutoria, not^ non cerchit<mo^ che in 
parte ne venga f non il pi acereti he, p'. r li nofìri gaftigamcn 
ti.quel Re yCt chi tiene a parte di luitammcndi gli errori fuoi^ 
C; frauepoa. ^r- q'-^hbri'^>(^*<i''^c->alla Runa venne mt frati 
do che^il Rè del Bungo, é' aU uni altri, rapacifsimi Corjali, 
Ctjponefì, che voUuano efflre chiamati Re , infami di tutte 
'vdfstme cattiu.t^^erann (tatt.lungaftagione ^ é erano più, 
(hf ii:ai,conflUctti infft amenti ^ di gran di f sima noia^(^ di 
qrandifsimo danno^cagione a parecchi dt' porti Chmefi. ck'y 
'vlti7nanientei per arrota alle tante iniquità et fono , dicetta 
e-li->venutiyin rnezo il mar e, con armata mano^ad ajfalire fu 
fendo noi vtU al nojìro viaggio^clr^ ad ogni altra cofa di/po^ 



PRIMA. 2IS 

fio hauendo ilpenfiero.cbe a noiargli, maje celefit Deità ^al- 
le quali iUcofe^in'quamente'^ùperateidifpiaceicno^ CDlmcz,9 
del ììoftro cuore ^^ dellenoTtre bracctajjanno dt Icro^cjucl- 
lafenaripigliataiUquale^alle loro dislealtà y chepefsimihM9 
m 'ni fono ^ò' ingordfsimiyfi cnnfaceua, apprejfcy datoft a eco 
foUr la Rcir.a^chem molta affiittionepnfia icdeka,rortefe- 
tiicnte, la domando come le dcjp il cuore dt camtnar^con ta- 
te riccljcz,z>tnj!4ante^ei!a,feco trahcuasu queUarro^Jra na- 
tiorn^della qHaldm pik f derata.nì più ladra, non ne ucdi - 
uailfuWi alquale la Reina dijfe^ eh ella, hauenaficurtà dal 
Dairì^^ dal £luabact4ndono^i maggi ori ^(jr i piu potenti, Si- 
gnort deiGiapone^& che a lei era diuifo, di potere^ intiera fì^ 
danza prcfjclt rc^dalla lorfcde . ma^Ezonlom^ conofendo ah 
e Xpert Ot l auaritia de' Giaponejtju dt contrariafcntenzai al 
legando tn aiuto dtllafi4a opinione .^ oltre alla ingordigia dt' 
gClfolaniylo haucrui nell'efferato del Re del Bungo sfaldati 
fhrifiieri.di ogni n al ione ^n qran copia ; gli animi de' quali , 
fenz^a fallo , afe tratto haurebbe lo (j^lcndore , non più da oC" 
(bio,veduto dt quel mar aui^liofo t eforo . (^ che cffmdo, tut- 
to tlpaefe, ifpetialmente d^.ut , ella, tene uà il camino , in ar- 
miì& in guerra^cgli jlioiAua tffere pocofjuio » (^ meno vtil 
confìglio^a voler mettere , le fé cnfe , c^ la prepria vita, in 
auenturayinzi advna certfs'ma morte . la Rtma^piena ài 
buona fperan^ , rfifè , lejicurtà, & l^ lettere patenti de 
prinnpalt Signori Giaponefi , da lei , di fpra , nomina- 
ti, haucrfi in tanta riuerenza , ouunque il don-inio Chi- 
po:.efe fi fende ■> che non vi hauea perfna , per grande ^ 
cb'ellafi fijfe , che vedutela ^ non leinJnnafe , ^ :hi j 
fopra il capo , incontanente , con ogni riucrer^za , »tw 
fé U poneffe ^ perche ^ tra per questo , (^ ptiih'tlla , al- 
ai ti n- 



MI4 PARTE 

éttttndtà» fen&A dubbio^ certifeimo aìuso^ dagli ldd^»t»ap 
fimAmenteper opera tatuo pta,comc la prefinte erdych^ejfa^ 
tfftendcua difare^con buona gratta di lui,fita,e dt tutti tjfte* 
Signori Jhaueua ftco propcflo di figMÌrilJi/o viaggio : fictira 
dt no» effcre lafciatafola dà CamìSió' da FotoqueSy ne' qua 
It, ella, hatieMaJpettaldiHotione , (jr fimmafede . Prego • 
Ez,onlomJa Reina jmotto^che lepìacejje di venir con la ho' 
fte Ch'mefi^ che le haureble ^volentteri^ difi^fattofiudo^éf 
dt fé fata , con ejfo lefite ricchez,ze , da chiunque hauej/e ar- 
dimento di oltraggiarla > cf dagli, aguati del Re del Bungo^ 
ma per molto che eglt la pregajfet non ne volle far nulla\ af- 
fermando^ che, ejfa* offefo haurebbe non pur ti Re delBun- 
go,ma quf Signori , che s'haueuan tolto a guardarla da ol- 
traggio* qua/i forz,e non haueffero-, afifficìenT^ tper difen- 
derla j& confiruarla. quindi taccommiatataji daET^nlom^ 
(jr apfreffo da gli altri Baroni , é' accommandatiglt 4 
DiOyentro in camino . Ez>onlom, al quale pareua di vede- 
re aperta la rutna^é" ildano della Reina ^^ non gli era di' 
nifo dtfar bene a Ufi aria fola partire , rnafstmamente pa^ 
^ rendagli dt eJferleynonpocOytenutQ^che^in tempo ytanto con- 
grario àChmefi^ò' in tantanecefsttà dt cofe,etla negato hd 
meffe di accommunarjefue^con leforz.e del Re del Bungo, 
(ad de inpenftero dt voler le y in ogni modo tfareJfaUa delle 
fue Tentt^madt lontano ; c^, alpenfiero incontanente .feguì 
l'eff-tto , per chi ^ leuato il campo, per diuerfavia,per))yten- 
ne dietro alla Rema . venuto il dì feguente, eJfendoTilSole, 
affai alto,parue a' Chinefidi vdtre vngran romor dt Unta 
no'. perche , impofto hauendo^ Ez,onlom, a Unchieone , che 
t'auacciajfe di accertarfi quello^che fi vdtnayche cofafoffey 
t§n mille v^lorofi caualieri^eglt yColà^s*tnm}>td' onde^tl fuo» 

no. 



PRIMA. rtf 

no^fdveua che vjcijfe . é'poi che ^alquanto fpatto cdmtndf.^ 
fui cambiato cauallo^per accertarfi ^ da 'viano^ dd fatteci 
con minor periglio di tutti fé co leuando diece^dc' p'U tfier- 
ti fddatt^f^ gli altri pofìi alficuro.fi nand^o digal(ppOyV(r 
fo ilfiacaJfojlquale.adcgnihora.dtueKtndo maggiore ^ 4r 
recaua grand fsttììc Ifauent opachi lofentiua , he guan di 
via andati furono^ chcy Uro , e or fé agli occhi co fa dt tanta 
marauiglia^^^ Jì nuoua^che ^ quaft^ erano 'vtctnt dt far cre- 
der e^d fé me di f mi ^ che, quello , che (fst vedeuano, con gii 
occhi proprij , non "jcdrffero^ ma foqn afferò di vederlo . ciò 
era. vn grandifimofuoco^mefcolato confpauenteuolt tuoniy 
CJr con lampi, che h ati cu a ^h orribilmente^ riempiuta tutta la 
campagna , ma, poiché .ptté auicinandofì , videro lefaette af- 
focai e ^^ le grofsfsime palle di fuoco, chcy da carri ^ ^h'efi 
conebbero , rf}re della Rema , erano auentati , in tanta 
copia ìihe^dj fprfsagragntuola^ faceuanfcn^bianza, ^pd- 
reciht fidati ìmcrtt ^tacere su* l piano, prejfoche non ifC'- 
rono dtfeper loflupore . ma^non dandola Ltnchieone^il cuo 
re de appxejfarfi ^riflette : correndogli ^ intanto , neUanim^ 
anello ^(. he era > aoì , che t Giaponef vaghi di menar preda, 
trahcndo^da ogni Uto^a i carri.quaffcwplicivcccllt cadu- 
ti fnjfro nella ragna . la onde , veggendo la Retna/ìcura, 
fra le due carra^dimorare^nc hauer, dt altrutfoccorfo^ bifo* 
fno^deftderofo di recar ncuelle di qucjlt miracoli ad Ezcn" 
lom,c^ che gli ve deffe ^in grandifsima fretta » ritornando a 
fuoi^dr, ad ET^nlom, quanto veduto haueua, venne contan- 
do, del quale accidente rimafe egli , c>- chiunque Cvdt ,fi 
forte marauigliatOyche >per molto che^ da Lmchieone-, <^ da 
gli aUti^che Hati erano prefentt al fatto , loro fi rafferma/fé 
quello ejfer vero^che,efst^contauanofrnonpoteronindurfi m 
€Tederloìin alcun modo . per la qualcofa ^fortefrudiandofi 

a carni- 



ne PARTE 

d vaminare^per gjugncre al luogo , a temfo^allapefpne vìpttf^ 

peruenneroy ^^, Jt quelle marauiglie , credettcfjo algiuaich 

degli occhi prcprij , quello^ che agli altrui credere non haue- 

téan voluto . ma^potche alcun fpatio qui dimorati furono ^t e ' 

mende Emonio m , non la Reina , indotta da fai fa creden^y 

eh'efst nimici faf^ero, facejfe loro muoueret carri centra^ ó* 

dfcrtafsiqji^ffst^ co molta fretta^ rimeffo nello ahbadonató 

camino i molto, de' veduti miracoli faueUando^(^ fenz>a fine 

mdrauigltandvf de Ila incoTTìp Arabile fagacit a della Reina ; 

Mentre l'ejfercito Chine fé c^.minaud^c cnfoUecitc p affo ,ver' 

foil Re del Bunrr^o furono a luì iprìncpalt de cauaiteri ejìra- 

ni^érf g'i difp.ro . Signore, f noi h abbi amo bene^ neltem- 

polche, in quefie voflre contrade, vfatifamOy alle maniere y 

alle f or z>e ^aitarmi, al modo di adoperarle . ó' ^ tutte le genti 

vC'fircpofto mente ynepare.che-, advno ejftrcitc adufato alle 

guerre, comevdiamo, che fono ichinefi , non farebbe agrari 

fatto .^tnaUgeuole malmenar ivoHri, ò" volgergli in ifccnft" 

tà . ne, perche porre numero nonfipojfa a' vofìri fidati, do^ 

«et e voi dfporre di fdaruifopralaloro virtù, e onci of a co- 

fà,che,quet foldati^che,vno,advno^ valore non hanno,mef 

fiinhofie y niuna fpltndida ritf ita fcno per fare giamai : 

d^, q?4antopiH l'hofìe fé groffa , tanto piìt grojfe le perdite ^ 

fcgutr ne vedremo ; la doue,minor numero^ di gran lunga ^di 

huo-rytìni ^nede cofc belliche iefperti ,(j- feroci fenza troppa dif 

frCulta , verràfer/ipre mai al dfopra di tutti i foi mmici : 

appreffof come noi ve^^giarno^ voi, vi fruite, per lo piti , di 

faldati (hanieri , de' quali e l'aiuto ^ fé nz,a fallo ^ nonfaldo \ 

come diperfone-, chefforefìtCre ejfendcpoco amore , ì> neffu^ .^v 

doìportandoi a coloro, a quali efsi fcruono^ non cìb^ che loro 

t commandato forni fono. ma. quello-, chepiìt^ loro, viene tft 

talento .é^efst, no?? vna volta , veduto cadere di fato ps» 

tenttf 



PRIMA. irr 

tintìpìmì Re , per la cojìoro he sita le ofiinattone : cerne afl 
fai aperto potrtbbe/ì fare da chi vohjft produc(rein mc^Q 
alt efftmpij . anz,t che^efsi me de fimi yfefnrono in quantità, 
dopo la 'vittoria acijuiflatafppya t nemici di coliti, che^a di- 
fi fu dife^ chiamatigli hattena^ l'armi contra volgendo'Tji^ 
deglt fiati ^(^ della ulta lofpogliarono infieme'.rtc decadi ctb^ 
alcuno m^raui^T^liarfi^ c'o.iofia cofa.che, chi in cuor venale^ 
fede cercarlo beniuo:enza risole, hahbia^fei/za aliun dub- 
bio, corto il veder e, Le quali diffìi ultà^ft not vorremo mten 
derla finamente, ne' vofiri nemici^ luo^o noti hanno ; come 
auelli^che^ (Jfcndo cCvna medcfìmanatione , nutrono ime" 
defimi penfitri ,(^ eguali portane t in qualunque imprtfa^ le 
*volontà: accommunandoy di piena concordta^le perdite y(^ 
i guadagni . Oltre a ciò, qudlouhcjnoi, (filmiamo degno di 
molta confideratione.efsty hanno vn Capitano, ilquale^ /?- 
€ondo chej'e ne ragiona per tutto, è dotato di fingolar fisime 
virtù, mtanto^che non vi ha, in quefii fempi^chi gli (ìpofift 
a7guagliare,n£ll'efil.rcitio dell'armi. La cnde, tra per le co 
ft dette difipra , (jr per efifere la minuta gè te di quefii ifo. 
lani t huominidt corta fede , (^ i^gg'ff'h r)oiaufiamo,che 
altro, ihebtnenon ce ne prffaauenire ,fe ci aficrremodal 
combattere con tratta l'hofie . ma^ in quella vece > far elet" 
tione di alcuni pochi gucrnerty che p u fieno migliori ,per- 
cioche t egli non vi ha dubbio, che^ntlCeffir cito vofiro, Cd" 
ftalieri non fi truouino,atti a fare cofiop siccome niuno de* 
fiiniici^ciaflunaptuoua,che a valorifi hucminifi conuen^a, 
per la virtù de' quali, voi, la vofira gente , camperete dalld 
mala ventura, ér vi vcdrete,in poca di hora» vincitore de 
i tanto odiati Chinefi^ (jr , con quello pofi^cdi; ore diuenuto^ 
fenzjapuo dirfi trarfiadjydelpiu bello. più copiofo di tutti i 
. keni^&^iù ampio reame > e Le, h oggidì, fi fappia efifere nei 



zft PARTE 

ìf$^j(i. Per U qUAÌcofa^fahlìmato a tale, urtata dìgnìta.cìn 
to le icpte via più dt gloria, che doro^vi perpetuerete nella, ^ 
laudeuolefamajin che girino i Cieli. £luì fecero fine allora. 
atre ^It cftrani^nonfenz^a molta marauigliadel Re^ Uccida' 
le^wfiri cyjcl dì , contraria opimone^del tuttofa quella de ca- . 
naliert, por tato haueua , petcheiVerifsime parendogli le co-^ 
loro raoioni, diffe loro , Amici, affai conofco uere le cofe^ le 
aliali uct ragionate, pure nondimeno , montando tanto que^ 
fio fatto ^quanto comprender potete , Ijo meco prcpcfio di al- 
cun ferrnone tenerne con quesìi Signori Giaponefì , la qual 
cofa ,egliìincontanenfef(ce . Mora, hauendc ilRe^ ciò , cht 
udito hauea dagli flr ani, a* principali del Giapone fatto afa 
fere ^aggiungendoui alcuna ragione ancho difùojjebbefor- 
z^adtfar loro mutar animo ^ quàfi tutto in contrario a quel- 
lo ^cheìinfino a quella hora, hauuto haueuano. Perche, pid' 
cendo atuttiilconfìgliQ^ dtffero che fidoueffe feguire . & 
delle per fone diuifando , che a tanta imprefa elegger douef 
ferOiChiproponeua uno.chi un altro ^fecondo l'affettione d^ 
proponenti » ne conueniuano infìeme ; quando , un uecchid 
Cattaliero.chiam/tto Nice Toz,omirt , Signore di Gochinai^ 
dtj^e^che egligiudicaua effere ottimorimedio^ in tanta ma* 
laicuole^a di partitodl bandire uno torniamentOtnel qua^ 
le fi farebbe troppo bene^ quale il ualorefuffe di ciafchedu" 
tio^palefe , Piacque lapropofla al confìglto^ & di pari con^ 
fentimento , m i accordarono . é'quf^fènza tempo metter 
in me'^o, ordinarono una copiofa , ^ bella gtofira . affi' 
dando ognhuomo , di qualunque conditione e fi fojfe y 
the-i in quella, dtfua uirtìt ^poteffefarproua ,folo cVegli ^ 
Chinefe nonfuffe^ )> de* ttimici alcun altro . promettendola" 
wincttori di lanciale di Jpada,magnifìchipremf, (Ir grandi^ 
Bara^ilTorneofi ficeua^o , é' ^ello quatofe nefoffefaì*> 



P R t M J^. >7> 

tò àìcnn altro , ne Ut dinanzi ttnipi, da' Ghpcfjr^ ^ tlquah 
ejfcndo venuto allafne nepiù altro refi andò a far e ^ fé non 
porre ìa ghirlanda dell^alloro f fra le tesìe » teme avttto< 
rio/t^de' due fratellt^prinapah della C(mpagnia dt glifrA" 
rih& che diedero ti fauiocorf gito al Rt del Bungo^icco le- 
tttre due caualiert , armati di nc-i hf me at mature , hene 
montati a orandifimidiflriert, li qaalt^n:oltohencrefatt^ 
hauendo at Rè^(^ a tutti cjut* Signori^volti verfo i duefa- 
telli^dijproy che , poiché^ t fi, per molto che affrettati Jif f- 
fero^ pili per tempo giugnere non hauckan potuto, ragione' 
noie cofa era,the, la palma^di (judlagicfira, Uro ncnf dcf 
fcpertnfìno attanto, che vi hauvjfe guerriero, che centra 
loro tentjfe campo . a quiftepatole j fratelli , rtfpcfiro^fi 
efftre afparecihiati,ponht mifif^ua, the Icrc ejutfo gtO" 
uuffe^di farne loro fo di sfacimento . ma^i due caualieri^non 
meno cortefi,ihe animo/i, ò' gagliardi, replicarono, nonpa^ 
rere honefìa cùfi^chcìaltro affanno^dt più ,fi dcuffftfarc 4 
chi hau(ffe faticato tutto il giorno ^came (fi haueuan fatto» 
per quello^chefìdiceua . Rfutarono,t due fratelli^ la corte- 
falche vfurjoro, f volt uà da ejue' i aualcrt , aff'trmanddy 
fé, niuna dehoU '^a fcnitre . c^ effirepref inaila loro rn hie- 
fa^dl fùisfare • Ma^ parendoa' eaualnrt di far ^ran viL 
lama ad accordarfi al combattere , frpra fé recai f^ qui /', 
\(he douejferfare fcoriuolgeuanOyCjuando, il Rè, che molta 
i due frati Ih amaua^ff .mando che il r/p fir/ì^ C" rico'^lie' 
r< tifato, e fere douiffe tnloropto^ dffc^ehe agradoiiat»' 
t^// fureibe, the fifftro ceffate tarmi infno al rucuo our- 
'KO . alla qual cofa tutti acconfntirono afòdisfacimctìtoc^ 
fiuerenza del Re, Ma^tosìo^che l'alba comim io ad apparì. 
fe,t caualii rifurono allo ffeccato ; il quale chìtfo , d" datò 
tlfegno^ s'ar»darono a ferire ^ con tanta forza ^ che\ncrpo' 

Le % tiìédo^ 



i2i, PARTE 

tetidoi t dejìrierty t impeto foftenere^ caddero a terrd ottétti 
Ad vn tratto . Ma^ì e au alteri, con vguale preUtT^a^fuiiup^ 
t Atifi di fùtto de' loro cauaìlt, tratte lejpade^potcheje lati' 
àe^rifulute in minutifiime fcheggie , erano volate al cìelo^ 
diedero principe ad vno ferocifiimo ajfalto . e , tutto che , 
<F/f;, ponejferOfper vincer l'vn l' altro > ogmftudio^ (jr 'vfaf- 
fero ogni arte, volgendo^ il ferro contra^per punta, &per 
taglio, tutto era indarno ; rimanendole arte ^daW arte ^fcher 
fitta té" lo Tludiotdalloftudio^fuperato . Già erano delle ho* 
re preffo a quattro pajjate , che co/loro fi erano a^uffati, 
quando Jn vno inslate.ofcuro il fole, coprendofi di folta neh 
bia, la faccia del ciclopia quale ^pur dianzi.era chtarifstma^ 
inguifa,che le cofe, quantunque diprcfil},firendeuano inui 
fibili a gli occhi de' riguardanti. Poco appreffofurfe vn tem 
pofierifsimo , e tempeftofo, il quale ^fubtt amente ^ il cielo di 
tempeftofi venti riempie', dalli cui foffiamenti , ifcrollatit 
tremarono % monti d" ogn^intorno, ^ laterra,horrtbilmen' 
tes'aperfe ; érperche^moltt edifcìj erano fabricati sk l'er* 
ta,foffiandoui dentro^ furiofo , il vento, quafi tenere pian- 
te^d'.radicandoglifl'vn fopra l'altro ,gittauainvn mente ; 
dr, da e apo^quindi leuandogli,quello ^ch egli., fuol far e idei- 
la minutapoluere,pcr l'aere gli difsipaua, nonfenzagraue 
cffenfione degli huomini^Cr degli ammali . tremando^infie* 
vie ^anchcra,non pur la grandifsima Città del Bungo, ma a 
molte miglia,il terreno attorno ycon incredibile ruina di ed 
fe-i& ài viti enti . efilendo piena ogni co fa di fir epiti, di rim- 
bombi 5 di gridi , (^ di compafsioneuoli pianti . rimanendo 
thi mortole hi liorpiatOtdr quale apprefio dalle ruine de e a* 
denti edific^ , era, di vero^ cofapiena di molta compafsione 
il vedere quefia, (^ quellapouera madre , co' fuoi figliuoli 
m bracati msfttrc ì ingegna , dt trarre della trtmante Céi* 

tnera 



P R I M A. t2t 

mera il piede , opprejfa dalla caduta del ruìnofo palco } ó* 
quell'altra , (Jfcndo volta Jn bajfo , l'altc^.a del tetto , /» 
gran par te y (^ chiufa Cv fetta , rttrarfi correndo^ là doue, il 
folaioy non anchorfmojfo , pareua^ cheficur^Jfe chiunque, 
fotte dift'y ricoueratcfifojfe^ (^> qmuirejlarfi affranta yd al 
Jiihito trahoccanìcnto del palco , non haucndo anchorafor'. 
nito ilcorfo . ne radtfuron coloro-^ iqualii difperando delU 
lorofalute j dentro le e afe dimorando , vfctti nelle jfaticfe 
carnpagne^é' qumiyattendatfiy mentre loro pareti a di cffc" 
re piuficuri^ furono dalla crucctofa terra, mifiramentcìn» 
go\zati . Ne fu la Città del Bungo, fola , che qucjlc rn fi- 
ne fentì ; ma Jncominctando da Arnangucci-^fno a Bungc» 
C^ quindi, al Meaco^Cr alSaccai » (^ più là, ancho molti » 
furono^ tutte le contrade , in affi itt ione . perche in Aman* 
gucci 5 caddero meglio di trecento cafe , in Bungo , oltre 4 
cinque cento , nella Città di S arcai , len trecento . mi Re- 
gno di l'orni, alcune e alleila-, furono , parte dalle apriture 
della tcrray ingliiottite^ò" parte ^ w si fatta gufa, confimi 
te dal fuoco, che non ve nerimafe veliigio. Ma^notabilefu^ 
'veramente^ ildanno^ che il Mcaco , la più ampia Città del 
Ciapone^ riceuette . perche , oltre alla caduta , eli ella patì 
della maggiore^ ò" miglior parte ^ dt magnifici fuci edifcif, 
ella^ fece perdita di due l'empij , / pw ricchi , é" grandi di 
tutta flfola . Nagafama, Tcrragrcffa. polla nel Regno di 
Vocaz^a^fcoffa, alcuno jpatio ^ da graufsimo tremore , fu ^ 
dalle onde del mare^che l'era vicino, C" grcfsi fimo era^ c^ 
gonfiato , per e offa yin gufale he ne rima fé abhattttt a ^affati o\ 
tna^ritr ahendofe l' acque poi ^fecotraffero lo abbattuto ^ccn 
ciò, che dentro vi hauea, non potendo da quel naufragio fa 
fare alcuno . ne' Regni del Minore' di Ixei, patir onfi nife- 
ne,& turbamenti graridii& i^i p^rì quatìtà innumerabiU 

di 



„* f> A R TE" 

éi mortéifì . ma 5 ^ftelfo , chef» a tktn eli molta merafttgltà 
saatene , fi videro mcntt a cc^a tinfitme , ajìmigltanzj4 
et montoni ^, tj/tello più dvna volta- ^^allafne^ritor^, 
narf.nea luoghi loro . ^fprtjfo^fcaturir fonti, fumi Jaghi^ 
(^ paludi » CTy i motiti^andar^ ihtieri^Jotterra : qu'Ui^do», 
»f, f/jr/, erano prima^grandifstme cauerne apfateìido . ne^, 
douunque huomo andajfe^ altro s^vdmay che, la terra, temè 
toro y mugghiare , aprendo/i x in ogni lato , tifino al centro^ 
dalla quale vf^iua* tnakttni luoghi, vn fHmo^fifttido^L he^ 
tutta la contrada appu^aua : c^, alnoucyfcaturtuano ac^i. 
quejn abondanza^ te quali fui (y^io, ^oi , 119 procfjfo di tem^^ 
no^ a vp) deisti huomini^fe^ efst,fuJ]tro z,oppi^ attratti ^for- 
diy loflhtj di qualunque aL ra infermità^ difetto, m^pe di- 
ti . allo' ne ontro^fi fece arono molti fumti le valli inalz.arO" 
vo a colUi. d/"t ^ colliy in profonde vaili^c^ palullri fi humi* 
liarono . Oltre a ciò, egli era cofa degna della pietà di og^/i 
vio^itvedere . per tutta la campagna ^ gl'alberi diueltt , U 
£:Y e, gj' ammalile' gì-' 'eccelli, difl e fi giacere : cf » la faccia, 
del cielo^c^ della terra-^flran amente turbata . Nora, ti Re 
del Buncro , ér i e au ali eri , che ccmbatteuano ir fi t me , con, 
quanti vi (i truouarono , aceto , ihe ti maluagio Krhpo^nin, 
oli co^lteffe qututy vfcirono alla campagna aperta i (^^fat" 
ti n'olir padiglioni , ^ c^fifabricar^ dì legname , tn grafi 
fretta^ fi diedero ad affettare ^ache ^ ti fatto , dcucffe riu^ 
fare, pieni di quello horror e ^ (^ di quella cor f ufi cne ^che^ 
tali nouità ,fogliono,feco arrecare . Ma^Ezonlomyht-:uendà 
*veduto^rl giorno dauanttiilfole^dtftngutgno^vefiito, ^ ol$ 
n/ccellt in niun luogo fermarfix ma^ quafipaurofi diue^uti 
muouerft^ in vn momento^ da luogo ^ a luogo ^p'ù volte x!^' 
confufametìte volare ^di ramo^in ramo . C'-, apprtffù^ hap e* 
da comfrefa l'acque^ne' po'^i,haHir€ cambiato colore ^odo* 



P R I M' A.' iny 

>:/, é'ftpore^come quelle , che , forbì difsime dìuenute ^ & 
falate^ fieramente putiujìio \ (!r l'aria ptù tranqtiiUa,a/fai, 
the l'vfjito . oltre a ciò, hauenda ìntefo, che^ ti mare ,fenz% 
onda, nel fuo letto giacendo^ cCo non o fi ante , ingrojfaua^ó^'^ 
U co fé, nelle nani ripofle^ ettandto a chi le haucjfe tn mano^ 
tremauAno^^^ veq^gendo vn nuuolo là in ver la ferajìeri^ ' 
Ifi vuoto d' acqua^xy fottile^biancheq^liantetnelprinirpio, . 
(^^ cheneregqiaua-, nella fine ^ alia femhianza d'vna linea, 
dtftefa : (jr, molti altri fé gm^ veduto hauendo, conobbe, il 
tremiiotOx ejfer vicino^ (jr lo diffe, a' fuoi . Apprejp}-,€glt me 
de/imo, caualcando in t orno ^c;" confi derata la contrada tut 
ta.ileffe luogo opportuno per alloggiar ifoldati , ^ fatteui 
condurre le coft tutte,a! viuere^neceffarie^ ordin}>,chefifa^ 
bricafferopìcciole cafe, cr bajie , di Ugno leggieri fsimo^ <^ 
*vo!le, che fi coprifftro di pelli di hiene,ó' di vitelli marini^ 
eie' quali, di que' dì , cjjo, baueua fatto pigliare^ in gran co^ 
piayfiudiefimente , per valer fene in quefio bifogno ; fono- 
fendo, ottimamente-, la loro virtit ; apprejfo^ comand^Oyche 
ogni vno singhirlandajfe di lauro, CT p or tajfe alcun rAm$ 
dt fico, in mano, ordino, altresì^ molti bagni, profumi, vn». 
guenti, lettouari, ^ fimi gitanti cofe , le <jualt furono di fan- 
ta effi.acayé^ tanto q^iouarono a tutti, che, là douc^t Gi^po* 
ti^ft,&gli altri ^ durando ti tremuoto^furonOìmaluagiamen- 
te^mal menati, molti vccifiy parecchi fi or piati , alt r ti d^lld 
terra, che, in afiaifimi luoghi s apnua-^ingo'^atu^ quali^ 
cccupandojoro, ogntfentimcnto,ilmalore^dtfenno vfctro- 
fto,t Chinefi,non h ebbero male alcuno . A'^ contento di que- 
fio,volle^ ér prima^CJrpott che ti terremoto fi mife, che, ogni 
eCt,fibagnaJfe la terra,doue,efsi-,alloggiauaììO,con alcuni li^ 
tori, che, egli%fapeua gran forza hauere contra la efshala, 
itionc» onde fusi nafcere ti tir remote » la qual cofavafea^ 

fai 



.v 



ii4 !» A R T E 

#4/, 0- fece m^rauizliofo profitto . Nora, il terrentntojfretà^ 
ia giorni duro \érfu^neLfuo comìnciamento, continuo, ftt 
lo fpatto di quattro giorni, Ma^fajfate le note, (^pacifica-' 
tali la terra» con qli huomini , (^ con gli animali , rientro, 
Ez^nnlom, ne^ prtmr penfieri fuoi della guerra : perche^ ve* 
liuto a pa^f amento co f'40Ì , ri htefe il loro parere ^fejìdo" 
ff effe pajfar oltre a rìtrouar' ti nemico ? t pareri furon9 
tv trij-, alcuni aff'trmandoxhe //, a'tr itOHmatawente ^fo/lc" 
fsendo il contrario: ne il coloro numero picciolo fu , che^ in 
contraria opinion tratti , singegnauano dtperjuadere^ che 
fuf^i; bene rincorar ijhldati^a' quali pareua^per li taiiprO' 
d'gij, é^fegni del cielo i (^ degli elementi, che egli fi fvjfc 
rintuz^ZiitoC animo alej'^anto. parecchi amfarono douer, 
loro, metter meglio, fé , el?i, attendejfero il nimico , in quei 
luo70^doue,fin quella hora^ dimoratohaueuano, efflndoui 
fi hello, agiato, ^/?c»ro lo /lare : perche, diceuan coflorOt 
chf ne afsicura^che^tlterrem'ìto^ non torni ad incrudelire^ 
f^pritrehheci, la fua furia, per ifciagura, coglierdin luogo, 
cnie ce ne fegu/Jfe graue , & fempre memirabil danno f 
per la qualcofajjfendo^ noi , forejiicri^ne hauendo^gran 
fatto fi curoluogo^ doue ricouerarct in vna grande nccefsi- 
ta -d^ per aggruma, vno potente nimico a^ fianchi Jjaurem- 
fno .fenz,a dubbio^ de' fa'ti noflri'^ pcfsimj partito alle ma- 
91' ; perc'Ochey ne, qt4tui,far dimoranz, /, efièndoy la nofirt 
(mona famtpgià luafta.potrefstmofitnza pericolo , ne » del' 
l ifola .vfcirefienza eflrema nofiraruina , hauendonc con' 
giurato tutti gli ifolani contra : oltre alnumero.quafiinp^ 
ftttOtde^li Hranteri^ che^ qua , venuti fiono per noftro dati' 
fi9 . de' quali, *uiapiu, che de* Giaponefi debbiamo temen" 
già hauerc : inquantoy quelli , chequefit,huomini fonapìk 
^éilorofi : c^, a ^t^efiej^anre, da Ihuomo p:k volontierì 



PRIMA. 22f 

éppì^liarfii J"V^// e vero» che , il nimico , verfo fìoi vengai 
totche non hauremo da confumarci» cfuì , lungo /patio . O/- 
tre a cibìfctCon ragtoncuole occhio^ da wtcndcrJe perfona^ 
le cofefen riquardate^ajfai aperto cowprenderafi.noi ejfc' 
re^ in numero ^ di gran lunga minori ^che i no/In nttnijinoa 
fono I ò* ^ perciò , pih ageuolt da effcre fretti tn me'^o ,fè 
alcun luogo forte , come ti prefente è , doue poflt et (ìamo , 
non ci d fende . per le cjuah co fé egh fi fi man fello, quante 
fa vtile-t ó'fauto configlio ilqu) arrcflurfi , il Rì attende»' 
do^ tlqualefe non verrà ^noi ci truoueremo^ con l aiuto de-' 
gl'lddij , buono compenfu ,(^ et hauremo^intanto, lavila fa'- 
puto guardare dagli oltraggi di quello tnmucto^ che prejfo^ 
che non ci ha tutti Inauriti . ^efìt cofe dette , come che 
molto fi qu'flionaffe , con paroUfi udì andò , ognvno dima, 
ftrar.per qualche ragtone, quello contener verità, che^effoy 
diceua.c^t fpprfffo, di for credenza a gli altrui pareri ^fu^ 
nondimeno^ alla f^ie^ prcfopcr partito^ doue^ ef^i^ erano , di 
rìmanerf ,e tanfo più hauendofinouelìa ceri ftma della ve 
fiuta del Be del Bungo . ET^nlom , cono fendo , da i volti, 
dr dalle panie J a tema dt Ila più della gente ^f fece a crede- 
re, che gli doueff metter bene, fé» fauellando^ potejfe fare^ 
chct ifuoiy r^prendeffiro l'vfato atdire -.perche fattogli con 
gr egare , dtcefi » che ragiono m q'^^ft^gi^f^ • Soldati ^pa^ 
rcndomidt conefere la vojlra virtù , della qnale ho io ve^ 
dtito tanti^c^f aperti argomenti , mat non mi farebbe pofu* 
to cader nell'animo^ ( per molto .^ eli altri ^ me l'hauijfefer„ 
tnatOi con giuramento) fé ^ co* miei occhi non Ih^uefs; ve^ 
dutOiihe% vohfgomentati vififle^ tullu maniera .^i he f^t. 
to hauete , di che ^io^ehevi amo di puro i uore , ò fi^^o^ ^ 
parte y gran tempo fa ^ di ogni voftroaeitdtnte ^ ILuono ò 
rco^ch'egliffg.fento queldijptactre^ Jìefmprefùdg^ 

rf Ume, 



Ytìr ^ A t T 6 

/e» fé, di e toytc or dandomi : ^ horvolejfe iddio, che ,pst 
che^a tantA bajp.'^a^di animo^ vi doueuate conducere^per 
tempo ci^o attenuto foJfe\ esprima, che, inquefta IfoU^pO' 
tìcfsimo ilpiede,che,ditanta vergagfia^non arrojfaremmo^ 
come al preferite far ci conuiene y con fommanoftraconfu» 
ftorìe . anz^i^chejapouertà de' nofri cuori ^ con abbandona- 
te redine Jn que' pericoli ne trajporta, da' cjuali rimarrem- 
mo . ad vna bora > Jpog'tati di ogni noflro bene . perche ci 
'vedremo rapir e, da crudeli, é" affamati Giaponefiy le amate 
ricche^ei la fama , perla quale acquili are, habbiamofu- 
datOyé'gclatOi tante fiate fa' tanto fangue verfato . menar 
cattiui i caripadri^ ^ le madri, le amate mogli i é* i dolctf 
fimi figliuoli, dr in mille fi onci , ó' dishonefii modi vitupe* 
rarglif^ loro far violenza ; dipredando gli amati alberghi, 
douCi nafcendojformafsimo i primi accenti i aferro^&fuo» 
co gu a fi andò le noftre dtletteuoli , é" amate patrie , é^poco 
monta quello^che^afcaricamento vofiro, dire, altri, potejjcy 
fhe non e vanalapaura^che la mente vi occupaymayche^rU' 
gioneuolmente fi teme : conciofia cofa, che^ degli iddij, non 
degli hu omini, fi h abbia l}auento\ li quali moftr ano di efiere 
*venuti in gran cruccio conefifo voi.gli cui fdegni non cura^ 
re, quanto fiamattaprofuntione , é" befiiale , afiai leggiera 
mente (ì può vedere . perche, a quello , iorilpondo co fi, eh e, 
quando,! fegniydella dittina ira,manifefiifono,cheJ'huomo, 
ha fé nza fallo, di che temere : non per tanto, m niuna cofa^ 
dee, caualiere di pregÌ0iVenir,di fisa fede,meno,fi,che glifi 
tolga il debito cono fcimento difarfuodouere^fitoftotcome, 
eghJhàAÌla militia^dato ilfuo nome .fenza che, leggier co- 
fa,io esìimo,chefiaiil renderfigli Iddi], di crucciofi,beniuO' 
Ji', U qual e ofa, ci verrà fatta, come prima ine omincieremo 
d bene, dr laudeuolmete operare) afi€nendoci^diforza,dA 

Wtij^ 



PRIMA. »2f 

Vff^'>Ó' ^^ '^''^ cattiuità . ile he recando ddeffettOychi nom 
vedeycheyvenutì a grado dette e e le Ht alt dettai non/thahhid 
tiìi oltre , di che temere • io non ho dunque^ Uprefente^ ni 
altra^chcyper uoi^farfe ne^offa^a vojìradtfefa ^perbuond 
fcufa% ne per honefta . ne che torutpojfa di biaJimOy in alcU" 
nagmfa . majdccto che^ voi^comprendiate, non co^ grandi 
marauiglte eJjLrequefegnalt^ chcy non ha guari^veduto ha- 
mete^ér pereto» ejfere maggiore la colpa voflra^egU migtoud 
di dir alquante parole intorno al come Jì pr educhino queji( 
effetti. 

Se io ho henpoHo mente alle cofe^cheìvltìmamente,aue' 
nute fonOtparmidthat^er comprfjoiche ^ tre accidenti^frk 
glt altrii Vi h abbino ^preffo che jolto ogni (per anz,a^éf date 
taura . ciò fino, quella comcta^h'app^^jétibuonapeT^a fi, 
dllafembianz,a di vna jpada , d^ anchor dura », come fi può, 
vedere : lEccliffe del Sole , ^U terremoto . al primo acci-^ 
dente» adunque , venendo ^ dico , ch'egli non vi ha dubbio^ 
cheydahuommi.non punto plebei , non fi affermi le Comete 
figntficar miferieynelle qualità non lungo and arcagli huomi' 
nt habbino adeffer mefit , mutamento di cofe , ^ morti di 
gran Signori . allegando^per fondar' ^m luogo lìabileja lo' 
ro opinione^ molti argomenti ^t^r atti dallaplofifiaid' dalle re 
gole delle cofe celefii^dr che^ponepdq mente agli auenime- 
tu cofine' moderni tempi auenuti^cgme negli antichi fi com 
prenderà ychiarament Ci quello (ffcrverOtche^cf torace onta- 
no . H or a, per che, la ccfiorofentenz.a,f£^efii filo fife amen 
tefauellanOyC^ nelfentimento,che intendo io , poterebbe ef~ 
fer vera^dicoy che^ a notvla Cometa^non dà cagion di teme' 
r Ciperi he, ne habbiamo l' origine daqucfio patfe.ne e di no. 
firamttrttione di fatui piH tunga dimora dtqu automa farne 
.4(^''ffij' faceta m^Il,ii^i^\lla^c^H^l,cofa creder fi dee^ihefid 



22S PARTE 

fer auenìre di corto>)nì Re h abbiamo» che cìpojfa effer loU 
io : anz.i-,fottilmente^paJfandOiCon la confiderationetné' fe^ 
greti delle cofe> quelle fctagur e -^ in ogniguifa^ ne cogheran^ 
ho a Giaponefit oltre a igrauifimi da ni, e hcìfìn qfta hora^pa 
tito hano. nello hauere^ér nelle pèrfone\ inpublicò^^ if?pri 
^ato.perche,fef7za dubbie iefsi-iafflittt far ano dalla ftertltt^^ 
€t .perci^^dalla farne^dallapefiiletia^ct dalla certifsima^di 
fa. che i€fstfarano^della cara libertà ^et della patri a y ch'ejfèi 
tifonofec'odo cofìorOych'alle Cernete foglio fé guir e. ne gtà la 
forma della fpada^ che^noi , nella Cometa^veggiantOidimO" 
flrar altro vuole, fuorché.^ lajpadadilash , che non Gtole 
tagliar' infetta, e fer e Hata^ dagli Iddij, (che htantì^ é* 
còfi bombili peccati di quefti ifolani ,piu oltre nonpoffhna 
foft enere ) tirata fuori , c^, a noi , in manOipoflaì aceto che 
la bagniamo nelfcelerato fangue de* Giaponefi , Inquanto 
poi dell' Ec eh ffe del Sole ^altro non e, che vnoporfi.chefa la 
Luna^ fa gli occhi noftri, & H Sole* ne* di cip, dee alcuno 
dubitare ^pot e ndofe ne far chiaro con vna leggierfsimaejpe 
r lenza ; ciò e ponendo vno fpecchio in vno vafò d'acqua, 
per eh e y eglh m ant fé fl amente , vedrà , la Luna > pararftdi^ 
9tan'^ al Sole . Hora^nafendo i terremoti» {quefto e ilter^ 
7^ accidente^ onde voi vi turbate tanto) dalla caldai à'fec 
ta effalationcy nella gufa» che nafcer veggiamo anco i ve»* 
ii^dr le Cornette iftefe^ come hauete cofi data la poffefsione 
de vof ri animi al terrore 9 eh* egli vi fmagli K non e egli 
naturai e ofa la eJfaUtione , /piriti fotti lifeimi^ che gli VO" 
gliam chiamare ^ li quali fi leu an di terra 9 mofsi , e tirati 
dal calore de* raggi delSole^ che^del continuo snelle profon* 
de vtfcere della terra^ trapaffa . come, per voi medefmi^vo 
lendo.dt quefto^fefia cofi^far lapruoua^potrete^ la mano te 
nendofopra acquai che boU^yma non guari lutano da qttel" 
■ '■ ^ '^ V>> 



PRIMA. 22^ 

i/ttfcntìre. perche^ vna certa fotttlifsim'a humìdiù^U quA' 
lenonpotrem noi dire, che acqua fi a , ma vapori dt acqua, 
acconci, da capo, a farfi acquarvi fi appiccherà alla mano . 
I>irem noi dunqueàl vento t o fptntoracchiufo nelle hajfe 
parti della terra , dalla cjfalattone generato , la quale vieo 
dalla terra bagnai a ^(^ da fuoco interno rifialdata , (jr dal 
Sole ^fenz^a più preducere il terremoto . ti quale ^ficon/c io 
au;fo, potrebbe/i defcriuere in cotalguifa , ch'egli vno acci' 
dente fi i , )> pajsion della terra ;per virtù della quale , f /- 
la , viene , contro allafiia natura , da camion pero natu- 
rale 5 vanamente, commojfiay quando con ruma , é' quan- 
do fenz,a . 
Ma , perche mi fi potrebbe dirSy che, pojìo che ^o li accidenti ydi 
fpray narrattyfien naturali, egli perciò non (i toglie .^ch e mef 
finonfieno^Ò* lingue degli iddtji annuntianti agli huomtni 
il vicino lorogafiigamento, ^loa quefio parere mi accor- 
do ; chi fi prendcràìper quejlo^' ad affermare, hauuta confi- 
derai ione alla p e fi ima vita t d^at corrotti coftumi di quejìt 
Jfolaniy come già detto fi}, che non vengUno loro dati ^da- 
gli I ddij ,quefii figrìali-,anz.i che a noi, che non fi amo conuol 
ìi nella bruttura di tutte cattittità^ come efsifvno ? anzii ho 
io cofiper cofiatetchej/ cieloyco quefie apparttioni,minacciy 
di morte,^ di riuolgimento^del loro fiaterà' Giaponcfi^che^ 
di niuna co fa mi dà ti mio cuore più ficurtà . é* , quinci a pò 
cOyper effetto > vedrete effer vero quello , che io vi conto . 
La onde ^10) vi d)> vttle,& fauio configlio , il quale^c aramene 
te yvi prego dtfeguitarc^che,mettendcui in cuore di prender 
ivfato cuore^diuentiate valorofi^qualt efftre,per l'adtetro, 
ifi ha ^il mondo ^vedutiicon tanta fama delvoftro nome, é* 
della gente Chinefe , accio che , quefio vno^ chefolo mane a ^ 
ve'^ofofé' odorifero fore^allaghtrUndaìchei warautgltO" 

fi. 



i^# PARTE 

ÙyVt teff: la gloria inon fidefideti da chi flit brama divi', 
derui filiti alfal/e^a degli honorij é" "vi tolga di, ef uè Ila c$ 
f on a ^f or t areiche i voftrt fu dorico' l^ voflre fatiche, fn que 
Ha giorno » vi haueuano apparecchiata . ^ fate cagione y 
cheja Chlna^paefeifrà quanti ne vegga il Sole^ chiaro. ó* 
illuflr Ci pei^gtinnumer abili Trionfi imenati.da nofri mag- 
giori ^ne luoghi pubiichit di PaquìnìC di Sunùen fa porta'. 
ta in hoccayper colpa vojlra ; )>piti t olì o^c onte non degna di. 
efere ricordata^ cinta di ofcuri nuuoli^fafepeUita nella ^' 
petua oblianz,a . ^ieJie cofe, ragionate dalfauio Capita- 
nOy con molta efficacia^ accompagnata dalvifo, tutto turba 
to , hebbero forz,a di far l'animo mutare a Chinefi ; ó" di 
anello cacciar la paura , é" d' mtrodurui C ardire . la ondty 
chiefla^humilmentej perdono del grauifsimo errore^ che, lo- 
ro^ pareua di hauere^ comra il Capitano, fé mede f mi, ò" l^ 
loro natione,commcffo^advn hora\ ad ogni ammenda^che 
commandata lorfufe .proferironf apparecchiati prefli^per 
opera^dimoftrare quanta prodez^z^a fatto haueffero lefuefA 
roUiér laprefnte vergogna^ a riuocar' , in lorOi lefmarrite 
forz^eja^ quafi perduta f}eranz,a, (^ il fuggito cuore . Tu^ 
fopra modo» lietOi Ez>onlom^ di quello profpero auenimentOy 
(jr, con molte par ole ^ìn quelmafchiopenfero^gli confermo, 
apprejfoydatofisù ifacrificij, vccife difua manOy vn bue^ di 
€tnque anni , come la neue > bianco^ che loncarico delgioga 
non haueaper anchorapruouato^al Dio delCielo-ié^y al Dia 
del Mare , vn toro negrfstmo • l'vno ringratiando delren" 
duto cuore^afuldatifùoij' altro, chcy per la fua grafia, nel-^ 
le prefenti auuerfita,fo([erofanti^falui,feruati . Ctofatr 
to , egli , volle dar da mangiare a' più principali caualieri 
della hofte ; é^ q'*ellOy ordinatamente ,èr con Utittaforntto^ 
StanaterOtVoltofi verfo Esjonlom^ cortefemente, gli diffe.. 

U 



P R I M A. 2it 

Le cofe,che-> voi, Signor mioj (là manc^ raccontato ci h^^» 
net e ^altrettanto acconciamente dctte^ quanto vere^ partite 
MI fono '-, pur nondimeno tutta via mi e egli vn e ot al dubbio^ 
di alcuyìa di quelle^rimafo^che a (^r atomi farebbe^ chefolu- 
to mffujje . ctoCiche^voty qu al co/a il terremoto fujfe volen- 
do dire, col defcriuerlo , cel dichiarale , da parte lafciandg 
la dif fini t ione ; (^ nondimeno egli e, de'faui buomim^ am- 
mieHrament 0, che, potcndofi, acconciamente^ la difinitione 
di qualunque cofa^arrecareja defcrittionefi debba^ da l'v- 
no de' lati, come manco buonajajciare . apprejfo, perche hab 
btate chiamato , il terremoto^acctdente ; aggiungendo, eh e ^ 
la terra ^Jia mojfa con tra la fu a natura . Figliuolo, rijfofe^ 
incontanente, Ez,onlo7n,egli non fìe grafi fatto ich io mi ere' 
da^mabgeuole,il trarui di dubbio ; cjr vdite come . La vC' 
ra difinitione alle fo[ìanz,e conuienfì^ eh e -^ver amente, fono, 
ma. gli accidenti ^f appo'r^iano a quelle, la onde^ effendo.il 
terremoto ^accidente,c hi non vede, come, via più leggier co- 
fa, fa-, il defcriuer losche il di finir lo ? egli è tlverOtche, neU 
la gut fa, che noi veggiamo la difnitione (^la quale altro non 
t^che un hreuefermone.^ mani fcjl ante la natura della cofa, 
(h' altri haurà difnito.) digcnere^^ di dijferez^a comporfi, 
(jr quello hauerproportione alle materiale'' quella alla for- 
ma . cofi^ la defrittione,ingegnandcf^ quato ejfapuo ti più ^ 
<C affomtgiiarft alla difinittoncrauna^tnfeme, accidenti, é* 
proprietà ^per virtù delle quali cofe noputo malageuole fìa^ 
dalla defcrittacofa , dijltnguer l'altre ; alla maniera pro- 
pria, eh e co terminile* co i confini ^fparandcf quelcamp^ 
da que fi 0^ facilmente , quale fa ilfuo conofce ciafcuno . da 
€to, che detto ijo^ fi rimarrete, voi, della fecondavoTira di- 
manda fcdU fatto ; cioè ^perche io habhia^ ilterremotanomi 
nato accidente : concio fia cofa^ cbe^ non efifendo ccfa natu^ 



232 PARTE 

TMÌe, nìproprìaì della terra^che ella fi muou a, s^ egli amene ^ 
the^ella.fo^giaccia ad alcun moutmento^fa dimeflteri^che, 
9iiityConfel?iamOi cto effcre accidente . ejfendo ajfat manife^ 
fio^(ji4aluncjuecofa e nel mondo ^ effere , ^ foilatiza , )) accK 
dente . bora fé ^ il terrcmoto^none fosìunz>a,adnntjue^ ^g^t^e 
accidente . ma, quando fi dice , che la terra nonfiì»uotie ^fi 
dee intendere da luogo a luogcé" '^on altrimenti. Taceuafi, 
alquanto , E^nnUm , per poi più oltre ^fauellandoypajfare^ 
qua io Starcatero.quafì arreflandolo» gli dffe . Signore, an 
z>ì,che ualtchiate a rai^ionar d'altro, pi acciaut di moflrarmi 
comeì,cheJaterra fidimm^bileperche^iC'ifin {jfìcputo^hp^ 
fermamele ^tenuto Ja coir aria opinione, e/fere p ù vera.Mol 
te fono le ragioni , rijpofe Ez^onlom ,p€r le quali apertoci fi 
fajà terra, ejfere-i co ne ho detto, pr tua dimouimento,ma^ 
a volerle tutte ricordare , in troppa briga cimetteremmo , 
fcn\apro\ d^^ilvedere, eh' e, il più nobile^ di tutti t finti'- 
menti ^affai vi può moftr are quale , di quefie due fentenze^ 
più verafia : percioche,guatando, comprendete» la terra ^ 
non efifer mojfa , ^^gittando^ voi^ alcuna co fa , graue -.per 
lo dritto, allo in sù^nelmedepmo luogo, a punto, et onde lagit 
tafle » ricader la vedrete . la qual cofa non atterrà , fé tale 
ejperientiafarete^in naue ^dimorando, mentre ella e^da ve» 
tty )) da altra for^^ fi fpinta . oltre a ciò ^fe la terra muouer 
fi dee fa di bfognoy che^ ella, ì>, dirutamente^ fi muoua^ aU 
i'tn sù^o dirittamente^ alla in giù, od in giro, ni afcendea* 
do^ne dt fendendo'-, che altre maniere di f empii ci mouimetS'. 
tt^non credo io., chefiritruouinOynella natura delle cofe . 
Hora, che, la terra fi muouajn su, verfo ilCieloJn munà 
gutfa (fft r non può ; perche le e e fé graut quale la terra hca 
lano^ naturalmente^ verfo il centro del mondo ^fcrfiandofi» 
fuatito € mlorOìdalCtilo, ^ dunque ^ la tetra % nelcen* 
• tto: 



P R I M A. 3^9 

tro : da! quale chcycllaìjipartayperfcendereftìi a bjjfo^noo 
Jìpuo dire ; poi chefitopiù h umile , nell'vniuerfo , truouar 
non fi può y che il centro tftefso , cjr perche mi fi potrebbe di* 
rCi che fuffie fatta forz.a-, alla terra , e tratta dal fino naturai 
mommento^che altro non r» cfje calar fi a baffo , io rifponde- 
reiy chctCt^ù concedendo i ne feguircbbe , che corpo truouarfl 
fotejfe dt tanta virtù ^ che.trar dt luogo, e dal centro^ Icuar 
la terrai hauejfc vigore . la qualcofa è , al poUutto tficr di 
ragione , Non fimuoue dunque* la terra * ver l'altOt perche 
noi e o/tfente lafua natura ; non à baffo. perche non pribpm 
Ad imo calare: conciofiacofatche^eila.nel centro fia . hora^ 
io^reputo opportuno tifare aperto , come la terra r/e fimuO" 
ua^ne muouer'/ìpnffa, in cerchto^comet alcuni^fctoccamen^ 
te^penfarono, a quali piacendo di credere ^che ti Cielo^ fiÌ4 
ferino i affermarono la terra muouerfi^ver leuante-tcon tan» 
ta velocità, chcy in ventiquattro hor e ^intieramente ^compi a 
il fuoj^iuolqjtmento . ma,percioche eqji fià a ciaf uno fecort" 
do^ chi^piìi all' animo gli è ,prenderfi a ffienere qualunque 
fciocchi '^a,tndtetro^q>ieJia opinione^ come poco fana,ribut 
tando^cbeja terra^fiiaferma , con poche, ma^ viue ragio^ 
931, ò" vere^ difenderemo . C' dico, che , in giro, ella , non fi 
rnuoue , fecondo iltutto-, {perla che , muouerf , quanto alle 
farti,} cofa^fen^ dubbio ^ragtoneuole) la qual cofa ^ageuoL 
menteyfi pruouera cofi * fé la terra, dee muouerfi^di necef 
fità auerràì che,ella->fi muoua^o intorno a centro jlranier9^ 
\t intorno a centro proprio : nella primiera guifa> ella, non fi 
fnuoue,perciochei queflo concedendofi^aforz^atnefefyuireh^ 
becche , il centro della pondero/ita della terra, ti centro del 
mondo nonfuffe . la qualcofa viene ,dalle rnfgliorifcuole,vi 
fuperata . nella feconda, ouero, la terra fimuoue intorno a 
, froprij poli , dai miT^o dX^ Vèr Sittentrtone j &ife così ef^ 
,\.\ Og dibt* 



à4é P A R T B 

dihifogftd confejfare^ chcy ilfoU Arùco^c'f fi innalzai ^alcun4 
'Volta fnÌ4t alcuna volta meno, afiZ^i^auerrebbet che^ tal ho-* 
fa, non la l' e iremmo puntOì, quando , con ejfo la terra, cir^ 
€ ondandone nella parte et rttrttouafsimo delme^o oiorn», 
il fualt oiit tmentii facendone , l'occhio nofirOy comprende" 
rcyche nonftfannOì anzi reggendo ynoi^ilnolìro polo^adV" 
ìtolìejf'j mi do fempre innalzato fopr a di noi^ et fi farà ma' 
m fisi 0, la terra non aggtrarfi ^ dal mezo dttalScttentrto- 
ne, ne alUncontroy da ejueBapartea ejtiella ; ouerojia terrà 
fi maone-, girando da Oriente^ in Occidente , (^ dico , che , 
buono factndo cjueHoparerei eonttìenfi direte he ^la terra^en 
tri fiotto l'acque, con le fìte parti afictuttey verfio Ponente, dry 
quindi-^n efica poi ^da tettante . la qualcofia ponendofi, come 
fotre noi negar e,che il tutto no sifiommerga^ é'fi maceri ^ e 
poca mota tldire^ehet la terra, col fiuo velocifiimo giro,fieco 
tipifica l'acqut,chelefi:)praflano^t ociosiacofiaiche,ilmoutme 
tordelle vne , efieparato dalmouimento dell'altra', la qual 
cofia non atterrebbe ^fie , l'acque , intorno si volgefifero eon la 
terra.non potendosi comprendere aLuna differenza ne'ld" 
ro moui menti . oltre a e io, concedendosi^ che la terra, com^ 
fia.quefto cerchio , con tanta velocità , come si terranno in 
pie gl'edficij ? Pik vi voglio dire yche ^ comm ei tendo, noi » 
lirah <y pietre, pal'.e, o s:miglianti cofie^aW aria elle verreh^ 
bonùiin quella^ tutte, indietro lafeiate (insieme con gltvc» 
4elh medesimi ) da quella mofiruofia velocità della terra , 
inguifia,che non potremo efitmare^quelle, aliroUe mai, fuor 
€he all'Occidente % inttiarst : la qual co fa non comprende il 
mfiro vedere ^ anzi si famanifeftoigltvccelltthor quàyhot 
ià^comepiH loro è all'animo,volare^ (^glifiralt , & le pie» 
tre, fecondo che laficiat e furono andare, prendere ti loro ca- 
miao , Da ciocche ragionato hMtamo^nonfie^per auentn* 

ra^ 



P R r M A. /^i^ 

rji^ mdlageuole a intendere , quanto amica della verità sì^ 
^uefio parere, cioe^chejaterra^fiea ferma ^ ér fer cicche' 
la dimandarla quale t vltimamente sfattami bauete, e vna 
cofa medefima con laprimiera, fecali' vna,haur)ìfodisfat, 9» 
ilchefarammi caroy tlfimtghante hauro fatto all'altra , 
Ameji hauetevoi^ Signore, Starcatcro^ rifpofe sfatto gram 
gratia,i»farmi,delmio error^ conofcente . ma, pò te he, cosi 
gratiofot flatomi pete non vi deurà effergraue ^perche, io^ 
alquanto , in dimandar , mi diHenda . defederò dunque di 
fapere, s' egli auieneychejtl terremoto , nell'acqua fi generi^ 
f^fe così nel mare , come ne' fumi ; per cicche , fi come io 
flimojagraue^a , dr la freddura dt queflo elemento , dee 
hauer vigore di nntuT^are lafuria^della efshalattone^ on^ 
de si tolga^chella non si crei, e osi leggiermente , ^ y fé pur 
SJ crea, che tanta non sta . onde^ ti terremoto fi ne produca^ 
per rijpondere alla quifttone-, che mojfo hauete , dijfe Ezon- 
lom^ ér a doueruene dire eie t che te nefento , conuiensi di^ 
flinguere > vna acqua , dall'altra , & V^ l**ogo^ (^ vn sita 
da vn altro ,percioche^ nella gutfa.c he y noi, ueggiamo quel 
foco di mare , inti rpojlo fra le Ifole-, uicine alla terra^ nien» 
te impedire^ che^ la efshalationey all'jfola^ non trapali, così 
ne potranno, i fiumi , farle diuttto . la onde conuenendo al- 
la efshalatione dipaffare^ da qucfla, a quella riua , del fu- 
nte, bifogna che, ella, ualicht, difetto al letto del fumé . da 
(he SI può comprendere, non ejfer alcuna marautglta , che, 
l'acquada quale corre per fopra^fia mojfa ; come lo conobbe^ 
rOiper pruoua iColoro^ Itqualty su l cominciar del terremo- 
ta, fi truouarono in marejopra le naui , quatnuquey a vcftrd 
notitia^ quello accidente ^venuto nonfia, H ora, to^ fono d'o- 
pimene, che, il mare, meno foggiacela al terremoto, che tfin 
fffi n9nfAnn9 . moffo da queìio argomento, che^ il mare^non 

C g 2 hk 



242 PARTE 

hh mai pop . peyciochet oltre all'effere ^per fua tìatura/tn»- 
quieto t& vago dt moutmento^ egli e ^per lo piìt ^quando dd 
quello , (^quando da quello rabbi ufo vento ^ fieramente^ 
agitato : la onde, iwpatiente delripofoy ne sà-,nepuo acque- 
tarfi \ quello , che accader non frole de' fumi , cofiageuoU 
mente . e^li ì il vero , che , fi come io eEirnOy l'vn mare^ dì 
tanto ^ le differente dall' altro^che qucUoyche fi allontana daU 
la terra, di manierale he dir non fi pojfa^ch' efo» é" la terra,, 
qtiafii tuttofila vno^fiarà. dal terremoto^ meno afiai.combah 
iutOy che quello non e , cut fi a la terra vicina . finza che, i 
grandi mari per la gran copta » é*feddura dell'acque lorOy 
vagliano afiarfurza alla efishalatione. la quale ^ nella terra^ . 
che loro ìfioggetta^ nonpofifa,fie non leggiermente ^^ dira- 
do ; (JTiper quefta cagione^ bifiogna dire» che , l'Jfiole.pofie in 
alto mare 5 che molto fiono dt lungi , da terra, meno d'infie* 
fi amento paifiihino dalterremcto> che, le vicine alla terra^ 
nonfianno . ct^o detto, Ezonlom^ ó' fiofiatofi alquanto >quafi 
a quello^che douefie djre^penfiafife \ tonon intendo^ Signor e^ 
diffie St arcai erOi comepa.che^not^ quefia ifiola, 'veduta hah 
biamo tremare f Ci le Ifivle^ quanto p-ù fiono dalla terra lenta 
7ìe^ tanto fienteno meno del terremoto ^che già yncit fiappta- 
wo^pur quanto [patto, tlGiapone, dalla terra fi fcoite . ncn 
VI fate marauiglia dt ciò, rtfpofie Ezonlom ,percioche ^ non 
tlfietido vna la cagione delterremoto , ma molte apollo che^ 
quefta ifiola, vicina dt terra non fila fi e, ella, per)) acconcia 
stremare ^perrifipetto d' altre qualità \ parte attribuitele 
dalla natura^ (^ parte fioprauenutele, a cafio . ccmeiwfiomi" 
aliante propoftto^fioglton coloro dire^che^ dalle fattezze de' 
gli huomini, quelle ^avarij animali-, par agonandoyptglian 
giudicto ^che non fi debba fentenza dare , vno , buono y 
tjfsre^ )i reo httomo, perche, egli , vno^o duefegnalt habbia, 
Ivv "' buQìti, 



P "R I MA. 24^ 

bféOfityO maluagi. ma, confiderar tutto il corpo ^algeneraUp 

&ì apprejfh^fementiare ; cofivuo dirti che^ cejfando U na^ 

tura^ Cr gli accidenti, It quali fottomettcno^al tremore ^qàe^ 

ftopaefeper la ragione, la quale , io , reputo trrepugnabiUt 

da me pur tifi€tajfegtìata->ejp},fe non di rado^&per grautf- 

fimo cafo 5 non tremar ebbe già mai . ma a noi Chinefi ^ che . 

fiamo^per non lungo tratto di mare» da quella IJola ftpara- 

ti^ (^ che^ come vtcint, de' fatti agl'uni dtgl' altri, molte e C" 

fefipptamo , e ajjai mani fé fio, falere , quefta Ifola , da ar^ . 

remoti, nccuere molti , ^ graui danni . ma^ volendcuifar 

chiaro^comejiea quefio fAtt0\dtC0tch.e le conditionidet UiO^ 

go^ariceuerc il terremoto di/poflo , deono ejfcr quefe : che, 

egitjìa vicino al mare ; che da terrafia, tutto a[i'mile,corne 

la /pugna jibondeuole di pertugi^ ó* di cauerne ; alla quale, 

come afiioaIbcrgOiVenga tl'vento^foff ante dalla fcuranafn 

perfide della terra,per li bui hi , cr apriture alle più ripcfic 

grotte ; la qual cofa^ccfi eJf(re,ccmeto dico^da e ih cot?ipren" 

derpofiiche aprcndof. alcuna cauerna^che fiafotterra-ifem 

pre fa vento : ti quale, vnavoltà^ve luoghi cauerntfiì rie e- , 

uuto^per moltOiChefifiudìj d'vfcirne^dal vento^ chefegue 

apprejfo di mano m tf:ano,riper ceffonò' nbuttato^qutndi r^H 

potendofi deliberare» moltiplicando, ingrofa, c^ crollando 

qué" luoght,doue^egU e^produce il terremoto . oltre a quefe 

due ccnditiont ^fa di mejìieri , che, il luagho ,fia tener o^ Ó* 

Molle^perctoche ^s' egli f ara pietrcfo, non potrà tf ermi fio * 

tjfendo malagiuoltf imo ti rompere le pietre » ti /mjglunte 

*vedrafiauentre,fe,la terrajìe ficca -.pcrcioche .ejfa ,hfur k 

Anco fon t in gran copia ^per doue,ageuolmente.pitràjpìrar 

il vapor terrtIire,rinchiufo . ma, segli auerra^ the^ la ter- 

rajta teneraió- molleitnguifa-,che Ìhun,ido^ e h'elU haura . 

nella fuùerfae , ifcri chiudendo ^ i^ietil'.ifcita al vapore,, • 



244 P A R T E 

##// , A foYt,i^ ritenuto » auafi U frigioHC degnd»^o >yCr/f/, 
étU'vfittaJa viUìò'» la terravindle truouandoyfinzAtrcp^ 
fo penare l'apre.é* l^(p^^^ > & -> intalguifajè ne genera 
tlterremoto y alle dette di fopra aggtugneremo» anchora^ U 
quarta cofjditione>che^ ^p^^^JP^ delluogo^tlqualdee trenta^ 
re^il mare muoua, & tempeftiycon grani, &JpeJfepercoffi : 
Perche ^da quelle -^H vento ^ efofpmto alle parti interne delU\ 
terra, nelle quali ^ riflretto^ ^ bramando di liberarfene , ne 
truouanio modo di farlo , p4r la humidità della terra , U 
quale t buchi rinchiudCiaccrefciuto diforzCy la terra oltrag 
gtando^&i in varie partii agitandola^ alla perfine la fa trè^^ 
mare , hora^quefli effetti del terremoto fi poffono anche ve- 
dere ne' noftri corpi i perche ^fi come eglino dalfi^ngtte ba- 
gnatifonOic!;* dallo fpirito, i/quale ,per tutte lemembray di- 
fior re^^i infieme, h abbi amo alcuni ricetti men larghi del^ 
l'anima, per li quaU^fiolamente,eglitpaffa,dr alcuni più am 
pi^doue^egli fi raccoglie : quindici» molte partii dtuidendofi, 
così qtìo corpo di tutte le terre^aW acque aperto e^che in ve- 
ce fiono delfangue»& a veti^ che, a ragione^ mete altro, che 
animo^effere affermeremo. queUe due coficy in alcune parti ^ 
nel corpo della terra , hora dficorrono , horafierme Hanno , 
ma, quellOycheynel corpo humanOftuttodfy veggiamo aueni" ^ 
re, che, mentre^ eglt^e ptnofirua ilfitngue^per le vene, mo- 
uendofi^vna mfiurata via,é'fi^nz,a alcuna turbatione ; é'y 
allo' ncontro .infermando, riceuono^le uè nei dalfangue^fiolle- 
citi infiejl amenti ; (^^tutto il corpo, ne porta gramj^ima af* 
flittione . della quale danno ^ affai manlfiefio indillo ^i conti- 
nui fo/piri , pm cocenti^ che fiuocOy che^ egli, gttta , le voci 
anhelanti^é" affannate, interrotte da fipefii,& duri lamen- 
ti ^così nella t erra, che > mentre^ ella^fierba le conditionifiue 
naturali^ dimora in quiete » mafitalcuno accidentetil natu- 
rai 



P R I M A/ E4f 

rat concento , di quelUy diffolue» incontanente , tìefrccede 
iiérhattone . alla (luifa , che tlmouimento ejfer vergiamo dà 
€orpo infermo ; dtl quale ^Ufpirtto» e he ^ pur dianzi^ chtu* 
me nt e^feorreaa, tra fitto Je/ùe vene tgrautmente ferendole, 
^(fii'lg^^Ó tormenta . Hora io intendo dtprouare , le con* 
dit4ontJ>a me^contate^ effere^ tettfe-tneHalfoladelGiaponey 
(^ vdit eccome . l'i fola del Gì aporie e vno paefi\ dtpiit flv^ 
compoflo ; le quali y alcuni piccioli go': fi dt mare > diuidtndo» 
le rendono atte aiiceuere venti ^ in gran copta, ifpettalmch- 
te ^f (fendo, elleno ^a vfo dt [pugna, ^ rtptene da molte cauif 
ne , oltre a cio-,voi, potete, per e/perten^,vedereyCome, lun- 
go quefle cofte, ilmarefia tempeftofo^ à' con quanta furia^ 
■fgtt^percuo a le rìue^ (^ come da terra fa molle, qua/ì^er tut 
to ; della qual cofa e,fenz,afallo , cagione lo e/fere y tlpaefe^ 
ajfai freddo, c!;;perctOi abondeuole dtptoggiCj di neut.d' di 
ghiaccio . onde auienCy che » eglt^ffenga molto difetto di 
grano . ne fofienghino, ipaefanijavtta loro» con altro più ^ 
che con rifo . anz^i vi ha, il terreno ^in alcune parti^ occupa' 
to da monti ^in guifa^che^ney pur quejlo^vtfi raccoglie, la o» 
de i gran copia dt humidttà nelle profonde parti della terra, 
la quale, come detto hahbtamo, e ricca di cauerne moli Oy fi 
€ conceput-a-iér-ifer lo inondare, che fatto hanxo^ molti fw 
mi, il terreno, (jrper lepioggie dt molti anni , fonfi prodi ite 
molte efshalationi, fatto terra, érper virtù dei S ole ^ Cr dtl 
fuocOidella terra^il quale con ejfo il Solerla f-oldaitutto chf^ 
fctocc amentt ^alcuni ^afrermino ili Sole rio tjfcreaparte dei^ 
la creation della efshalatione, ma ti fuoco, il quale èfottif- 
'^ra* folamente , le q«altffshaUtidnt^per auentura^hanrio ri 
teuutoynon punto debile foce or fo altronde, per U vi ne delU 
4erra nafcofe ,per la qualcofa^non dibbiamo mar^uiglia^ii 
funtore he M^refentc t4;rremQti>,v4r^m€nte grande ^ &Jpél' 

nentf 



i^^ PAR T E 

tìentcuote.df/enutofìa . potrehbefi ancho dire^da chitalle co» 
Ce aflronomiche , L'occhio volger voUffe^ non poco aiuto ha' 
uer donatoci corpi cele fìi-^ alle efshAUtionitó' al terremoto, 
della qu al materia e' mi darebbe ti cuore, dt ragionare cofcy 
non punto friuole , ^ vane . come coluta che^tn apprendere 
ifuejìa arte.molti anni hofpefo^ ma il tempo noi richiede . 
é^zi , ho, io ^ per auenturaifauellato fouerchio.^ e temo che ri" 
tirenftone non me ne fiegua .ma^dt ciò ^non h^o^io^alcuna col 
•pa ; é*/^ 've ne ha, ella e dt voi. figliuolo^ehe^ a cefi ragiona 
re, indotto m^hauete . Nittno difetto e in qu e/lo fatto ^ dffe 
Starcatero/egli^nella fcarfità,non ì delparlarejantogra* 
dito da tutti 3 guanto alcuno ragionamento intorno a cotale 
7»3aterta^vditofi fa, dt gran tempo adietro . Ma^^Ez^onlom^ 
fattofi chiamare i principali dell' hofe->motte fi fe.abenif ciò 
xommune^diuìsb \ (^apprejfo voUetchCi ogni Capitano.pro- 
eacciajfe , con ogni ingegno > di far e , che, ciafcheduno de* 
fuot faldati ^fitffe di animo ficuro , apparecchiando l'armi, 
dr i corpi alla battag 'ia\ Hora>ceJfato il terremoto , // Re 
del B ungo , volgendofi^ tutto , alle cofe della guerra , hebbe 
€onf ilio ,cn fuoi ,dt ciocche fi haueffe a fare di qué" caualie,- 
ri^ li quali^ dal fubito fopraprendimento del fiero accidente 
jpaffjtOi impediti y non hatteuanpotutOtla loro contefa^ recar 
'a fine, i pareri furo» dtuerfi ^proponendo chivna cofa^ chi 
*vn altra , quando il Re dijfe dt non volere , a patto alcune^, 
che^ i e au alteri -.piìi combatte (fero ytemehdo della loro vita^ 
f^ che , qualunque fi fuffe idi quel numero ^chemorijfe^ la. 
perdita (tfjrebbe inesìtmabtle\ fé ^a quello haucr confiderà^ 
Sion fivoUffe , di che , / G t apone fi , più , che dt qualunque 
altra cofà, haueffero,tn quel tempo, b fogno . appreffo sfatti 
fhtamarei caualteri^ loro mofirado la preferite necefitày^ 
'49rne^ ogmfuQ, aiuto » dofoglUddij ^^endeua dalla ìorovir* 

tìt^ 



P R I M A. 247 

tu^cdrametiUy ^It prego, che^per amore dife^ volefftro, con 
a'ie foro ar4erftr^,pacifìcarfi, ne ^ per loro ^articolar tnte- 
réfp: , folìevìefftro di vedere ti belltfirno paefe del Gt apone 
ejfercy da crudeli j^imi't (^ perpetui nei/tict^ fieramente gua^ 
Ji<ito^(^ qjt habttatori^fenz,iniunapietà^m€fi advccifiO' 
ne, ne volejTero ejfer cagione dt farloydi quella jperan'^ ma 
e are ideila quale ^mer ci del loro valore^ejfoJjuonapeT^apri 
ma, fi era riempiuto ; / caualtert rtfpofero , doue al loro ho' 
nore ^alcuna macola^ non fé ne iwponejfe , fé cjfere appareC' 
chiati di contentarlo . perche Jl Re* di prefente, fatto tlgui* 
derdon ventre ^ marauigliofo a gC occhi de' riguardanti^ a i 
due fratelli, (^ a que due^che^ loro^combattendojjaueuan 
fatto, valor ofamente^contr arto ^ cinfe le tempie delthonora* 
ta corona dello alloro, é*, apprcffo,d!ufi i doni^ confodiéfa" 
cìmeto di tutti^come eqlt volle-, furono toltiin mcTzo^ dapik 
nobili huomini delGapone.c^rper li più frequentati luoghi^ 
C'indotti^ public an dogli a pion di trorube , deltorniamento 
tjffjto.vgualmente, vittonOfì , S^efle ccfcfornite^vole» 
do il Re-,alft40 deftieno ^por fine ^fattifti due fratelli chÌ4' 
mare^ne* q^ali-^effoi hauea ferma ognifuafperanzaymoltr^ 
con effi) loro^ delle cofe^ alla fttura battagl!a^opportune,di^ 
tftso i chiedendo il loro aiuto ^ fv confìglio^ quanti e^ii potCy 
&fppe il più., fé fi elfi) ^^ Ci fola del Gtapone,loroy fece raC'^ 
commandati, appreffo^cofi con/ìgliato^^da quelli ^di cinquar. - 
ta caualieri^fece eletttone , ipiù valor oJi\fenza compara" 
Ùàne^di tutta l'hofle ; diece de' qujlt erano giganti , alle cui 
for'^parea^ che nulla forza poteffe far reffìenza ; ^ due 
gioutnettt , a pena entrati nella primauera degl'anni loro^ 
figliuoli del Re di Micaua , m opera d'arme jó'/n corte/ia, 
pregiati/òpra ogni altro donzello del G. apone . apprcjfoy ti 
9i€, fatto» ad BT^nlonhtlfuo proponimento ^fenttret tntorn$ 



24^ PARTE 

alta, tenzone di pochi caualierìy nhebbeperrìfp'ofta» quejtd 
deliheratione piacere a Chinefi^nonmeno^ chea iui^ come 
cj ti ella , onde perdita fi hauejfe a fuggire di tante per fone , 
?nafiijfe lapuonaper talconuegnOiChet quella ^Jènzaptìda 
far fé ne bau effe . in cftMnto-t a fine fi trahefife^ co^lprefente 
cobatte're.ogfii contcfa .et chi aldi fitto, dt quellapugnafi 
rimane jfe vacua^^ fpedtta lapoffefiioneydt tutto tlfuopat, 
fe^ lafiiajfe al 'vincitore ..del qualc^eglhpoteffe afua uoglia^ 
come di cofapropriat liberamente dijporre . piacque il par», 
iitOi al Re, ò' ^' Giaponefi-> ^ fanne fatta marauiglicfafe', 
fi a, per tutta Clfola^yCome di vittoria già guadagnata» quin- 
di^ fermati i patti , conpublico^ (^ folenne giuramento ^^ ó* 
ficur atifi della lor fede, nel luogOy doue fermato fi era Ez,i)»_ 
lom,dipari confintimento, infieme deliberarono di a^uf-^, 
far fi , Ez,onlom,al valore de nimici, oppofe Viteiylolao^i 
caualteri Perfiani^ Starcatero, Linchieone , Agutzly ó'gli, 
vndici, li quali, non punto irnm tritamente^ chiamar em Pa 
ladini fiipplendo al numero, già fatuità y co' più prodi ca* 
lìalieri di tutte lefchiere . Hora » Ez,onlom > come temente 
degli iddijì ordino^ che fi facefi^ero preghiere-»^ humilifup^ 
pUcationi.^al Cielo, per la vittoria . Venuto il giorno jch e al 
combatt-ere ajfegnatofiera , comparuero i caualieri GiapO' 
nefi, coperti di ricchifimey& rijplendenti armature, d^ mo 
tati fopra grandi^(^poderofi cauallhé* furono J^contane»", 
tcallofteccato^doue trouarono fii Giudici forefiieri^di pari^ 
concordia, eletti da E\onlomy& dal Re,gia poftiafedere^^in 
alto . dopo ciò poco entrarono, nello fieccato^ i Chmefi^pieni 
di grande ardire, nell'apparenza» effendOifottoVarme^que" 
fio cjfercito, ér quelloìS" in grande guardia . ?na^ poiché, il 
fegKO della battaglia fu dato , t caualiert s'andarono aferi* 
rCiCon tanto empito^ che ne fiupirono i riguardaf»ft,comc di. 

cofa 



PRIMA. s'^p 

Cdfkttettpiti veduta , 7^ùei,é' loUo fi fcDntr4rofìo.rìe' due 
fratelli^ Ò'fu lojcoìjtra tale , che non potendo ti cafialh di 
filomacho (che così l'iow de' due f^cyrnam fi}ìomin<3i-ia^, fo 
Jicnerilvalor e iCoL quelle ^ Vitei piyconn.^.jje la f^aoU^.rdeX, 
Z>^ del Rinocer Ole ^urtato per ameyìte-,nelpe::o, and)) aterra\( 
CJr cadde:perifctagura,addo(Jo aljno Signore . lolao^ò" i''*^ 
tro fratello^ chiamato Politropo^ cadcrono vgualr/jcnte , co*- 
loro c^uallt^a terra ; ma^difmUtppatifi , ad "vn tenjpo^da lo* 
ro cauallt^ò' tratte le fpade , me oMinctarono vna terribile 
T^Jfa . Hora^ Vttet^fpacciatofidelfuo auerfano ^gìi occhia 
ter La batt agiia ^volgendo J ebbe veduto i Giganti , /; quali, 
agran pajjo venivano centra t Chinefi , peri he , tolta vna, 
lanciaymojfe lor contra^con tanta /uria^the t Ginanti mede 
ftmi'jììoflrarono di hauere^di et)). gran de ammirati one, Vi^ 
tet percojfe il primiero nel petto^co'/2 forz>a ^ sicché ti ferro 
delia lancia, gli apparse dietro le fpalle^ c^fi celo e ade re, di 
Jiefoì alptJino : ^-ihauendo tratta la lanci a, di corpo a cokiy 
ia ficco nelvcntre al fecondo,^ altcrz^Oy anz,iche firompff 
Jè , con fumma maraiHglia di tutti , c^ de' giganti ìief?t , a 
quali par ea difognaretquefie cofe veggendo ; ma^egltjrat^ 
tal'honoratajpada.e detto, ad alta voce^ad ogni huomo de* 
fuoiìchejitrahtffe a dietrotconciofia cofa^ihe a luifolo,dcf 
Jc L'animo di gajtigare la ferocità dt qui III huomini kcfttalt^ 
mmici degli huommi,^ di Dio : anz^i dejfero opera afarr^ 
(he t ctmpagni \fc, efì^nbauefftr b fogno» il loro aiuto fn^ 
tijjtro apparecchiato , fi miffà loro, con tahto valore fe- 
rendole^ abbattendo h or qufiOtdf h'jrquello,ch\Jsifmar. 
Tirano forte , ne guari di tempo pajfato fu , e he fi trouarono 
tutti i quale morto ^(^ quale^ ajpramcfjtc ferito, in sh l'htr- 
ba a giacere . ma,lofuporefufen'^t modja. he, per cefi rare 
^rodi^s^c » entralo , erA negj^i atuim di ctafuno^ tanta del- 

Mhz i\iìA 



2/# PARTE 

tvna hojlei é" delt altra ^cjuanto degli sUft comhattìtònt 
,- - lucali ; da qnefia m arautglt a Jopr apre/i Jall' armi ceffaro^ 
no, di concorde e onfentimerìto . rnayCjuellhchepiù di cw,m$ 
Jiraf4ano di hauere ammiratione, fi furono de' germani tv 
no,& i due caualieri^ li quali, con ejfo lorojjauean combat'. 
tutore', aflap'ù della qente^vno cotale p enfi ero entrato efd 
nella mente, che , // Dio delle guerre , fntto l'arme di Fitety 
non Vitei,face[fie battaglia . ma, fé, ti Re, & t Giaponefi.tut 
ti, furono dolenti , veggendofi priui di quello aiuto , per lo 
quale ^ejii, fi au ano a buona (peranza^ non e da dimandare ; 
ma^eglind^ fi fecer ghiaccio. Vitei, tn tanto , hauendove- 
duto ilcaualiero, con cui egli , da prima , iioflrato haueua^ 
chedalloncarico del cauallo ^fottrarre non/ì pateua^com^ 
tnando,che aiutato foffeja quatcofa^tncontanentejft fatta* 
rna^eglt^ tn pie driT^atofi, ringratiò^humilmente Vitei^pre 
gandoloypotche, la buona merci d'iddio^^ lafiua^eglucom'- 
prendeua^ affai bene^di hauer la vita, la quale^finz-a alc^ 
fallo^eraperduta^chegìipiacejfe di concedergli^ eh' effo^in 
pr)} del Re-i il 'juale molto lo amaua^alcuna cofapotejfe ado^ 
ter are .promettendogli^ che, per ogni hora, e* fi farebbe it§ 
auanzandoi in buon volere ver lui ; ^ che viueffe fic uro, 
fh^fifo viu crebbe , (^ morrebbe amico , ^ fruì dorè ìpiti^ 
the huomo, di alcuno^ tnaiy dt Vitei^ ó* della fua memoria . 
apparecchiato dt volgere l'armi in fé ^effo , an'^ e he nelU 
ver fona di lui . reco(^t ageuolmente Vitei , a compiacer e^ di 
fua rtchiefia-, a Filom ico ; tlquale^ fal),fenz,a indugio -.a ed 
uallo, (che molti qui ve ne hauea , ch'andauano errando-^ 4 
felle vote^ ) ér dalla lungi veduto hauendo Linchieone,che^ 
malamente i menaua ifuoiy lo affali-, con molto ardimento ; 
C^ dierono principio ad vna terribile ^ffa, Starcatero , 
^il cattalter dilla naue^già capitalfuo nimico i& dopoyptk 

the 



P R I M A. Èst 

che fratello^ erano aT^ttffat'ì , con Nicostrato > & con Fot" 
Pilone (tali erano i nomi de' due guerrietiy che combatterò' 
no co* due fratelli) cìr dura battaglia faceuano , Agutz'i^cr 
Vor?nifda , co due figliuoli del Re di Micaua, djr affronta- 
tifi, face nano marautihe in armi . Hora^ i Chi ne fi, in poca 
dt hora^ miferoinifconfitta^laparte auerfa^folo vno chia' 
mato Mon^odomor^che^infin quella horatCjr^afi niente a lui 
foce affé quel fatto , trattofi in di (par te , di orma non fi era 
moffu^ veduti t Giaponefi ejfere pinti in volta \ post a la lan- 
era m reHa, (jr forte fpronando vno feroci fsimo cauallo^ vr 
io ne* chine ft , ^ cofi grande la forza fu, che, e^lt^vt mife, 
che quattro J* vno apprejfo alCaltrOtnheibe atterrati^ anz,i 
che fi. rompe ffe la lancia . matauigliaronfi-, forte, t Cupo. 
ne fi ^del valor di cnflui , (^fopra tutti ,d Rcì non potendofi 
imaginarcìcht egli fifujfe,ma ilcaualiero.dato hauendo di' 
piglio advnafm'furatama\z.a->che dall'arcione gli pendeA 
della fella^commcio iCon ejfo lei a dare terrihilt pere offe ^ d 
<jueUOy(^ a quello->non percuotendo a voto alcun mat\ ó'^fc 
non, che-i Vttei, comprefo ti danno de fuot , là corfe fiubita^ 
mente^eglt haurehbe maluagtamente trattati tChinefi: ma^ 
nella gui falche noi vegliamo uno fiume ^perfouerchitf di ac 
que vicino a firaboccarCife, alcuno argine^fodo ^glt viene 
oppofto,ftrmxrfi\ tale , la ferocità di colui rintu\z,andofi^ 
venne perdendoitojìuyche glifi fece incontro VttiSy ilquale^ 
tttrbatifsimOyper quello^ che^il caualtero , fatto haueua nt* 
fftoiìnella fronte il coffe siferocfsimo.che^ colut,fiordt^(^f 
ia doglia^gh vfìja ma^a di mano : la quale, farebbe ^Jtn 
Z»a fallo ^ a terra caduta., fé non^che^ egli Chaueadt catena^ 
di braccio legata , ò" fufsi di fi e fa sit la groppa del cauallot 
dccennando^non vna volta^di cader e ^e di tantojo anìb id^ 
dio^chetilcauallo^quafi haueffe dt huamofentimentosnonfi 
" ' tnof 



^f3 PARTE- 

Mo//e di luog^ . ma^tl e au altero famhafcia vìncendo i/ìdì-r 
r^Zza, c^ riprefa U^maT^a^ fece gran sforzo per colpir^ nel 
Cioo^ y Iteti /W4 , ogni f Ha fatica y fi perde co' venti ; che-, ti 
Rinocerote > iegqtenfsinto^ fhttraffe , dai colpo , ti padrone , 
q'Aelloychc^tlcauailo dcW auerfarto^ non feppe fare , pereto^ 
che-, Moni^odomor , percvjfu da capo, da Vttet^ tn cima del" 
l'elmo^fttydatU pafsioncycosì angofciato^et tr affitto ^che per 
ptk non potere , fu ccftretio ad abbracciar ffiretiamente, ti 
collo delfino cauallo . Vitet^cio e ompr e fio , cornando^ che^co- 
lai^ come indegno dt rtceuere cortefia , fufife tratto del ca- 
nallo^ (^ menate prigione . ma^nonprirna^ Mongodomor,fiu 
di fella toltole he infie ritornato^ (^, a quale pencolo , eglt^ 
fujfe^conoficendo^mal grado dt (guanti loteneuano, in libev 
tà fimifie \ loro, dalle maniìfii.ampàdo^(^ afferrata la maz^ 
z>a,inco?nincio a far marautglte^ abbattendo, quafipecorCy 
chiunque gli si paraua dauanti . Vttei , crucctcfiò dt que/ìo 
fatto , quanto mai fiufse, dfcefio delfino cauallo, fi allento d 
Mongodomor, ^ , penfiando difierir lui , gli venne pere off} 
ifn gran fafisoyche quiui era,ilquale^fiepo,in dueparti^diCr 
de afisai mamfefio indinola quale partito^quel co'po^haurtb 
he recato colui fie colto l'hauefise . Mongodomor , vedutosi 
il destro-, si auis^o di dare vn qran colpo ^ con efiso la waT^a, 
aVitei-, ^ far ebb egli venuto fiatto, fie Vitei ^non gli fi fitfise 
p'ù veloce ^che fiamma ficcato fiotto ,per la qualcifia^nonpO' 
te^do^ efs'^più l'armi ad tperare, SI prtfitro a braccia (^ di' 
m^naronfifvn l' alt ro^di forza ', ma, la virtù ^dt Vitei non 
fiofienne,chey la bifb^na, fufise menata molto per lunga Sper" 
che, come colui ^ch era gravide, <:^grofiso,leuato, Mongodo^ 
wo*"-, alto da terra ^ lo si ftrinfe al petto^con tanta prfisa^che, 
colut,nonhebbe,ne vtgor, ne (patto, tanto, che pot (fise alcu.- 
n4 dtfefiafars >per6hc^fiojpin{o^4 (erraM Vuci» con mpe^^ ^ 



P R I M A. - £fs 

$0 grande ,^ fenz,a alcnno r attenimento, tutto ^ della cadu*-^ 

ta^firufpe, Vitet^trattogli l' elmo-é' vedutolo così di pref- 

Jò alla morte ^c ommand^o » che^ tolto uia di quel luogcal pa* 

digit one, portato fifee . In tanto , / e au alien -yfera batta* 

glia, coti animi oflmatifsimi -ifaccuan tra loro . ma^ lolao » 

era così accefo d*ira^c^ difdegno^ che prcfso che non gitta- 

uà ft40co^per l' cimo, fuori ^ve'^^endost, a petto fi ar l'aucr" 

farlo ^si lungo (patio. per la cjual cofayaigtungendo-^il cruc» 

ciò -iforcia alla forzja-,ftrì ti nimico-, fopra la tefia , di e est 

grauepercofsa, che^egliyperpiu non potere ^in terra caddi» 

perche y lolao^ cauatogli Telmo , ^ reggendo lo dtje tratto». 

impofc a fuoi^che nel pcrtafìero al padiglione, quasi nel me 

de Simo tnsìante^dalla mano delcaualter della naue yfu ab- 

battuto NicoflratO: ò" Formione da Starcatero, /Igutzì^à" 

Hormifdafirigneuano , agramente piloro contrarij , ó'g^^ 

era afsai pale fé ad ogni vno , quanto t due fratelli sfianchi 

fufsero, fìenoH, dr difetto de' loro nimici . ma, Ltnchteonc, 

Cr Ftlo?nacho-,con t anta fiere zz^a sipercoteuano^ch'erafira. 

na cofa a vedere . così più volte, lafciate le Jp adersi abbrac 

ciarono^per atterrare Tvn l'altro ; ogni artificio aggiunge» 

do alla loro fvmma pofsanz,a ; (^, da capo,ritornauano alle 

Jpade^ftnT^ potersi di fcemere^che.queftodfauant aggio ha, 

ftefse da quello . ma, nella fine^ dal brando di Line bicone su 

Thomero dcfiro^quasi da folgore celeHe percofso.fu cofirct^ 

to a giacere . il ora, mentre che, Mangodomor, portato era 

fuori dello fieccato, infc riuenuto t&i dalle mani yfui/up- 

patosi, de' portatori ^^oficsi incontanente ytlfuo elmo in te^ 

fia^a menar in giro-, la ma'^z.a^si diede. Fttei, & chiunque 

ciò vide , quasi di fé vftìida tanta marauìgliafufcprapre- 

fo .perche, efsendo^egli, già rimorato a cauallo.veloci/simd 

mente là e or fé ^ doue^ il r fi fatato Mongodomor^ a tmoue in^ 

>.v» prtfe 



M',4 PARTE 

prefe fi .ipMrccchiaua . à" mentre^ Vtteiyterr'thile più^ che 
mn fuff'y U fp^da . per ferirlo alto lettaua , trenio la terra^ 
(^.poco appre/fos'aperfe-^ ^ funne veduto vfcire vnofero- 
f'f?tm) leone* alato, ó't in quello tnffante^d'fcefe^Jalcieh, 
%f^ n'i'iolo di color ctlefho.ilqualei dentro afe, najcondeua 
vnj bellif^imo qiofdane, vefiito aperfo , con vna corona, di 
non co no fc tuta metallo^ in tefla \ c^ vnofcettro in mano^af- 
Jtp),in alto^& j])lendidifsimofeggto\ come per l'apritura del 
ntéuolo^ fife pale fé . maMqtouane^ tutto voltofia Vitei^ con 
*voce fopra l'human a , gli dìffe . Poiché egli e piacciuto al 
Cielo , che gli Chinefi huomini , fotto la guida di tuo padre ^ 
^ ^aitati dal tuo valore Jh abbino hauuto fopra tutti i loro ni 
mici vittoria \ ^ per giunger al colmo della deftderata glo 
ria^ allargati fi fieno ì fin nella gioconda ifola delGtapone^ 
de'la quale, io y fono il Dio , é' il difenditore, non potendone 
altro fare^ ( per che, chi è colui,che, al Ci e lo y far p offa con- 
trario? ) me ne d^o pacete" ^^ »^ raccheto^ dtfpoHodt far^ 
dell'altrui voler mio . e dicoti ptìt^ch e ^ non che to habbia al- 
cuno odio nella gente Chinefe^^ ma^ iojono apparecchiato di 
giouarle^ in ogni guifa . anz,i fi ti prometto io f^itei^ fopra U 
m' a fede , della quale , io , non venni mai meno, ad alcuno 
d'effer guardia di /(?, & dt ogni tua cofa^ mentre durerà U 
tua vita . Hora, acci oc he l'vna ho He, ^ l' altra, fappia ciò 
che far debba, & quale partito prendere a'cafiloro^ iOy di- 
chiaro, t Chmefi effcre vincitori della guerra , fatta cantra 
flit huomtni del Giapone^ (jr^ perconfeguente % quefia ifola^ 
tffere venuta fiotto la lorofignoria ; (^ che, ogn'vno de' la* 
fati de i Cunixìt^é' de i Zoni^fi ponghino^^ leuino a vole* 
re de' Re Chmefi^ ma->cio^non prima^che tolti fieno delmo» 
do iprefenti Dair\^(^ J^abacundono \percioche , mentre , 
tfii^nmanoono m vtta^non vuole il Cielo» che loro, affane 



PRIMA. ify 

mfidea» anzi, di og»i affiitttone tolti , menino lieta vita , 
fa/li in grande,^ m ficuro ripofo ; come ben meritato han- 
fgp le loro buone ,(!;' commendabili operationi, (^.accioche (ì 
ponghmo giufò gli fdegnt voftrt, ^ i crucci prefi.fi la fci» tut 
tt,commanda il Cielo ^che nuom par et adi fi faccino tra voi:' 
(^, in fin da hora^egli, a principali di vot, hày eh buona, é^ 
honejla compagnia proueduto',perche vuoUìche^tua moglie^ 
dwenga ivnica figliuola del Re del Bun'^o » belli f^ima elei 
corposo' del vifo, quanto alcuna altrafcmivafujfe mat^(^ 
giouane ,dr gagliarda ^ Ò^fauiapm^ che^ a douna^pcrauen^ 
tura^nonft richiede . a /ola» toccherà la Reina di Sax^ma^ 
femìna d'inejìimab il valore^ te/le rimala vedoa> libera^ (^ 
di fé dannale omtfape te . Unchieone haurà la figliuola del 
£è del M caco, Agutz,i^cjuclia del Re d'Arimaid^.feguendo 
ildiutn volere darà> Ezonlom, a H Ippolita tua cifgina^ (la. 
gitale ya breue andare ^dal Dio guidata delle battaglie, fark 
con voi) per marito^ il maggior de' figliuoli del Re di Mica- 
uà ; gtoutnetto ti più leggiadro > CT ti meglio cosiumato , 0* 
conpiùparticotar 'Virtù ^ch 'altro ^iouaae alcuno , che nellA 
2j<>la/ta deiGiapone . nel rimanente, ojuello^che a farfihab' 
hiaprr la cfHiete delvofiro^<y di quefiopacfe^ajfat aperto fa 
ra iaprcfente f.rittura ; la quale ^tù^ darai a tuo padre, à", 
accioche,to* a tuitt-voi^chiar o faceta ^mecjuello e/fere, eh' io 
*venga dtcendo^piacemt^ che ne prendiate vna lefniierifsi^ 
ma efferitntia , ciò detto^fattifi chian^^a^e i più forti caua- 
ben dianicndue gli ejfercttt^ volle che loti afferò con Mon. 
godomor. ma,efsi furon^ da lui , q'^afi piccioli fanciulli" 
niyad vno,ad vno fino a F itet^poflrtn terra. Hora-.ttgtouM-' 
ne^accortoft della confufionct cir della vergogna de' caualie 
ri,per quello, che Joro>auenuto era, volendo^ loro^ daq^li oc- 
thi forbirei dijfe-^clfe^tn nftlL,fi mai^ulaua chiunque perde* 

Il U4 



2s(f PARTE 

u/i con gli idc^ifycome efsi haueanfatto . (^ perciò > ^ouerfi 
A V tu et lietamente dijporreì che, effo^pronntteua loro lun^ 
gay c!^ felice vita . cjuindi , 'voltato fi a Vitet^ con vifo alle» 
gro.gli dij/e, valor cfo Q!vtiarje^ ^' ppra ogm altro hucmo, 
che ci vtua, amato dalCidocorne non in ha^ nel mondoyihi 
s' ^ppare^igt alle tue virih così jnuno, minerà t fttot giorpi^ 
de' tuoi più tranquilli . perctoi he ^iafciamo fiore , chct gli 
anni tuoiìagrandfsma ucci hii ^za pirticntranno^fi farat^ 
tìtytl primo Re del'aChma^C; tìmaooìcreyohrc ad ogni cem 
paratione ^di cjuahrncjue hahbia -, tn queltmipo , ad (fiere al 
rnondo . anz^tjafama del tuo vaìore,quella^ dt ciaf, uno aU 
tro Signore^ trappafftrà->in ^uifa^chè-,th^Jolo-^in becca far ai 
delle genti . ^ verta sfotto la tua Suoneria, henpur il Ma* 
Uuari^ la grandifsima Ifola dt Sumatra^ rr7a^ ateiCtmea, 
vincitore ivbidiranno ricchfsimi^^pofentfs mi regnhihf 
fino alla Perfia ,per tacermi delCampiptmo RegnOìanz>i rrtO 
do , de' Tartan ; conaofia cofa^ che , efsi, infin da hora^co* 
rnincino a temere^ ^ tremare nel cojpetto della vofira, ve-- 
ramente fi)auenteuole-i Lince . La onde » pieno» d^ copiofo di 
tutte quelle cvfeychepcjfono cader m human defio ^padre di 
venticinque figliuoli^un regno fonderai^il quale durerà due 
milUidugento, (^cinquanta fette anni ; pajfando dt mano 
in manosa cento^ò-ftdici Be^tuoi defcendentiy l'vltimo de' 
cjualife detto Tz,tntzom . é^regnerai»tff^centoanni ; veg* 
gendo tfigliuoli^tfi-atelli^^iparentttHuiytutti^ in grande^ 
Cr ricco slato . H orategli non è mia intenttone, ne del C te- 
lo, che Je future nozzefi menino per lunga^ macche ^dipre- 
fente^quh alla mia prefenza^ é- delCielodefionfalitte fi ce 
librino tra la figliuola del Me delBungo , (jr Vttet, 
£lu e fi, e parole dette , le quali furono da tutti così leggiera 
merite vdite >pcfio , chs ilgiotiaréet confommeffa vocepar:- 



P R r M A. 2sy 

lajfe^comefe, ogni huomo , vicino dilui^flatofujfe^ó'^ con 
attentifs imo animo, rieolie , ecco ventre vn carro (uperba- 
mente ornatojl^uale tirauano (juattro Armellini beìlì^ (^ 
grandi^ quanto altri mai ./oprali carro venuta la fohnoU 
del Re del Br4ngo,fplendida per molte ricche^^e^ (^diLeU 
tà^piUtoftoceleftiale y che terrena \ accompa'^nata davna 
fola damigella , Hora , la bella gjonane , d'fcefa delcarrOy 
inginocchion dinan'\i al gtouane fi gì t io . t lardale , con vo- 
ce chiara^ Cr lieta , piaceuolmcr.te i le dijje : valorofa gio-^ 
uane>nouquà vi habbiamo fatta venire per farut afapere^ 
che^ lagrandifsima diuotione , la quale ^fcmpre, hauutoci 
haueteyVt ha ^grande honorc^ da noi nnpetrato ; dclqaale^ 
fjoty vogliamo^ che per amor di noi-, fiate contenta i & l'ho- 
fiore e queBo i che conciofiacofa, che , voi^ da mantofiate^ 
vogliamOichcì coluhper marito prendiate ^che->noi^vi dare' 
'tn'ijlqt^ale e ben degno di voi ^d'ogni par te ^(^ di efferui da. 
to con forte ; come colute he vi farà Letamò' contentalo' rei 
na della mago^iorfignoria , che habbia veduto, ofiaperve- 
dere il fole , gtamai : intendendo ftmpre , non ofiante, che^ 
votane Uà China p.tfsiate , che, la cura , ò" lafollecttudme 
di volger delle vofire cofe^anoi^lpttinlmer/teyCommeffafta» 
la giQUane^q'4cfit parole udendo > come quclla\i che verao- 
onnfa era^nonpoco arrojfut afacendo fuo il piacere del Dio, 
con baffa voce^ma nondimeno (quefio opert:ndo il giouane) 
• intefu da tutti ^così nfpofe . Signor mio, io fon molto certa, 
. che, la vostra benignità^ ver/o me , fenza dubbio, e qnaie, 
fvoiyVenite contando y & molto più \ percioche ne fono ,io^ 
fiata-, ben mille voltcì allapruoiia , non fen\a mio grand f- 
fimo vtile^ dr bene . Ó perciò della uojtra bcniuoUnz>a , in 
me,vuicndoficura-,qiiantunque , da me , m (ifuprcmo gra^ 
doj non mai meritata^non che io, a qm Ho far, mi conduca^ 

Il 2 ihe 



25S PARTE 

che vie in piacere, cioè yche to marito prenda, ^ colui, che 
'vi piacerà di donar mi^^ che io Phabbia caro, che mio hono 
rv.cjrfi'^fo farai ma^fet to^ imaqjnafit , dimorando nel fuo* 
cOidipoterm piacere^ io lo farei di voglia * wtarìtv. poiché^ 
gratH\é^ memo, cjuale vi fi conuerrehbe > da renderm non 
ho. per li tati benefci^Ji cjuali^f^no a cjuesìa h or asfalti m ha 
nete.ptacciìiui , in quella vece-sdt prerz-dere yil mi{f cuòre ^ U 
ijuale e meffo in tanta volontà di ferutrm^(^ di honoraruit 
<:he^per poterlo fare^mt€ cara la vita^pih che per altro, é^" 
q>A (i tacqtte , aÌ ^Uifi-e vltime parole ehm )>, ilgiou^he, il 
capo^d^ chiamato Fitei,il(jf^ale,vnacon qu^nti^tf iutiera' 
no prefentiyin^inocchtato (ì era^gli pofe cene attella tn ma^ 
no. ctifiprettofe, che funno (limate uifirìito teforo ; é^^a lui^ 
non ricufante di farlo fece fpofare la bella Z*xaliz,im<tche^ 
cofi la figliuola del Rè del Bungo -> fi nominaua . parte chcy 
quefie cofeijifaceuano^ appar uè fubit amente » nell'aria^ vn 
nnuoloydi color d'oroy il qualeìfermatofivtctn del giouane, 
s' aperp^c!r furonuiydentro^vedute noue bellifime damigel' 
:le^(^ vngiouan-ctrà loro ^d' incomparabile beUcT^a^ co' e 4' 
"felli d'oro fìnoy al quale^elle^come a lorojignoretdiffojìepa' 
renano di vbidire. dr^ qui ut , injìememente , a cantare cO' 
nnnciaronojì fattamtnt e yche cjuantitm quel luogOyn erano, 
pareuano huomini adombrati^fi tutti Jiauano taciti^d^fvjfe 
fi ad afe oliar e . ma poiché cefso il e ani art, ilgiouàney delle 
dcim-gelle-, tr affé fuori vno mar auigliofo ff rumeni o fabrtc a* 
to da vno grande iddio^ilquale, tutto che cantra fuo grado y 
algiouaue ne fece donotche fhebbepoifmprepiu^ che qua' 
iunque altra cofa , caro . ella era vna teftudine-, la quale // 
-^do^efftndo.perauentura^come eglifuole^vfatOidelfuo let 
to, fuori ritrattofiappreffo dentro ifuoi termini » haueua i» 
compagnia di varij altri ammali ^m or t a, ne campi lafciata* 

aque^ 



PRIMA. 2S9 

a (jjuejfd tefludtftt rima fi eram akumnfmìt già ccnjhfna- 
U U >c^rn€ ; liìjs^ali teficjfendo , fjr feccludaifole jfurcne 
cagione, cht/ifacrjfe acffmHo ò £ofa tanto pregiata .per- 
che hauidù.acafo, il Diotpercojfo.in £fui nerui^con in piey 
riè vfì vafuon'o ^Jfai nntuo : da che moffo>tl Dio^jì pofe m 
CMurt dt farn€ q'^ello ycbt ^ e^ltfecCi vno flr omento ^verame " 
t-t^ftn^apnn ^Hftrdì il gtouant sfavando per tuttt Le mante 
re de tre ^ener-t di harvtnma^ ó" alfuono , acconipainanao 
la voce, riempì il' afe ottanti di tanto piacere , ''he per ppc o nd 
'i/enner meno per ia dolceT^a . fornito il cantare cadale^ da 
ctclv,vnagragntuola di pretm fidimi confetti, rnef ciati con 
ac^na.marau'Z^ltofame^te odorifera-, (^ delcielahro confor 
tjiij^4 .nuoHt.cofe^ l'eratnente > (^ non ii^dutc pUyin terra 
v$ u. le cfuali cejfate fi e h iti fé la terra /)nde i>f. lUo tra il Leo 
ve.'fopradelcpuale fai ito effiTido i' Divìde LGiaponcaciopd^ 
•gn.itoda' nr4itolo^(che ferrato fi erii)del giovane ■>( dtUe da^ 
mi'ieUc^tn hreue^fal) tato aito^che del tutto zft di vifia ad 
Cgn vnoM ora^potche le brigate dilla foiécrchia marauiglia* 
di fé trattici n mtoitor fenno riuenero^Vttetfu al He del Bun 
ge^Ò" fece^coneffo lui^maramg'iofa letttta,& dt c'bpaqnta, 
andjJtfene ad Ez>.nnlcm, nefu^dacfucUo^ilRCi honorato (^ 
■carenato molto, macchi potrebbe mai dire la fefa^ fatta, 
da Ez,<mlom^ alla nouella (poftyC^ ejuella di tutti cjue' cava- 
liert,poco afrz.t^ mortali mmict,fra loro^ C' l'honore fatto, 
da Ch^iicfi^al Fè,c^ cfuello,de' Giaponefi^ad ET^nloni (^ d 
Vitei^ fermamente, che io mi creda , niuno . non fi potendo 
vedere fatij di dar gloria y ^ honore a ofi ladtj-, che hatief- 
ferOiCOn tanto fapere^a co/i Iteto^ (^felice termine^ le gratti 
loro^éf inuecchtate^difcordie-, recato . // Iie->vediito,che fi 
faceua tardi, volle, che , t principali caitaltert ,ft4jftro fico 
ad Albergo ^advnofuo palalo, ti quale, m sulcolmo^di vnd 

diUt' 



^^0 p A R T e 

diletteuole montagne ttaiera pofio^ cofi ampi Oych e molte mt^ 
allato dt per fune ^ agiatamente y vi potè ano capere \ cofìma-^ 
onifico^Ò' bello, che, alui^come alla più yiguardeuole,(^ or-^ 
rtata cofa^ che fuffe nel Giapone^per vedere lafua nouttàt^ 
tutte hore traheua la gente ^ ?ionpur degli ifolani , ma degli 
sìraniert anchora \ fabricato con tanto artificio ^che^t terre 
moti ni) gli fecero alcun oltraggio ^in tery/vo alcuno^ giamai, 
tutto che , quel p^tfe , a fìmth accidenti foggiaccia , quiut^ 
B\>nlom^Ò' y iteti furonOidal Re, confammo honorericetm 
th (^ tutti gli altri vedati , mguifa che Ji tennero per con^ 
tenti, c^ per appagati . qmndi ytinfrefc atifi alquanto^ confi' 
ntfimi vini ^ò" confetti, pa/furono in uno giardino di mufi" 
tata belleT^a.m quello ^infino alla hora del ìnangiare.^ dipor 
tandofi . la quale venuta^ ^ data l'acqua alle mani^ ^ a di 
tterfe tauole^ me fi tutti ( che ^ per amorde'Chinefi , volle ii 
JRè, che, i G laponefi ^alto mangiaffero ,^ con marautgliofo or 
dme^ d'infinite vmande^ (pUndtdamente furonferuiti . /f- 
Ttito il mangiare, c^ le tauole Icuate, fi diedero^ a quattro^ a 
fei^comepiù erano dimeHichi^a /pattare infieme^chi dt vna 
£ofa^Ó' chi di vna altra ^ parlando . lolao^ Starcatero^ Ó* 
Horm fidai che forte fi amauano infieme , delle helleT^e del 
mar dino ragionando,^, di vna cifa^tn altra, come ne ra' 
gionamei'itt adiuiene, trapafiando^cadderoinsulfauellare 
della bellezza della nouella fipofia . quiui , Hormfda , a cui^ 
ella^eratftranamenteipiacctuta^ difie^ che^apena^che^egli^ 
cr e defife iin ciclo haucrui beltà, maggi or e di quella dt Zoxa- 
liz-tm^Ó" che^Vitcì^fopra oqni altro^fielicepotea chiamarfiy 
cufibella^éf lei^iiadra cofia tenendo in mano . ma^lolao^vol 
tofi a HormifdajCredete,vohfiatello^difi} egli^chebelleT^ 
fitruoui nel mondo 1 o , direm noi, più tosìo, che , ella^ non 
vtfiaìCr che a valenti hHomimi& fcientiati^qutfia opinio- 
ne 



PRIMA. 2St' 

nepìoc'ca^ojfaparere^prccedenteda wvacttaìevar,a af- 
fcttton di perfine^ opure dalla sìejja natura f forrife Hcr~ 
mtfda &^ agrari fatua, d:J[e,( he ^10 prffapft fu adcyrfiijid 
fferui pofhfìa di afihajfn tKttllettOj che pytfi:ma negare la 
belli 7^a ijftre alnwndù ; ilfettalmeì tegl'oet hi volge r^do a- 
Zoxaliz,im ; Ucui beltà > c^ leogtadria ^Jt come tP e/fìMO, a 
tanto capitale dee ejftr tenuta i he^ gli agnoli Jitfì » n onfie-^ 
tìOyper autntura-pùi belli . Et (jUfflo^moltt anchora il con' 
iradicCKO.di/fi lolaotctcì.^ihe, ^/i ainolt^ belli JìthO, ^f^^' 
man de y fé , veramtnteyqi^rfabelit'^a fi truoua , lei e (fere 
nell'huornofolo \ fuori di lui^niuna creatura truouarfi o aua ■ 
z>U cUjì dtfopra l huontOy )> fifa infra luì, che, di belli \za, 
dotata fa . Dih pìacciauì. dijfe Uormtfda^fgnificarmi di- 
cht^cjuejla opihìone^fa^che^ìlnwndoipriuofadi belle^a, 
(jr da quale ragione indotti cibfmcuejfero ad affermare • 
lo credOì valorofogiouane^ ^^[p^f^ lolaù, che voudella mia. 
memoria , 'vogliate alcuna efpericrjza fare ; concufa cofa, 
che^haueudoio^buojjape^afa. molto siudioposfo nell'ar^ 
mi,& nitwo ne' libri ^ uoi auifate, che ^parecchie delle cofe^ 
che^noi, già sfotto a' communi maenn^apparefimo^mifie" 
no tfcite di mente : nì punto v'inganna il vcjhv aufo ; che 
innumerabili cofe mi fono cadute della mimorra . egli e ti 
verOiCheJo^ h^o affai a mente , onde pctertùfcdùfare della 
dimanda^che fatta mi bautte ; cicì , i he molti , de' Magt , 
furono di quello parere . dffe allora Hvrmfda, già melja- 
peua, lOìCQtcsìo, che ^i Magi, erano m talejcntenza^ m^i.io, 
bramaua, nominatamente, fntir e ^chi ef si furono . Kfp'fè- 
Jolao Joytruouo^cheycft, furono due, Mitra,(^ Oromaji : é* 
quejla loro imagmattonc / mge^nauano di Jlahilire^co que- 
llo argomento .y?, la bellezza fuffe nelmondo^efsi dice uà* 
m, cofa corporea fenza alcun dubbiose Ila, far ebbe. ma^ciV 
i . < effere 



2<f2 PARTS 

effere nonpu^Oy conctefìa cofay che egli affai mamfefiofiayl» 
h(Uez.z,i,e(fere vn4 forma , commune a fenfi nofiri ; egli ^ 
a iuncf'je impofs>hil cofa, ch'ella ^fi truoui al mondo . argO" 
fnentauanOiCiiftoro^ tn tal guif annoti credendo^efsi, nella n^ 
tura delle cofe^ truouarfi altro ^fuvr che quanto afenjìfog-. 
giace . tutto che, a queftì tali, cofipiactjfe dt faue Ilare ^ dtjfe 
Hormìfda^ no» per tanto di meno,chtumando>cfsiJa bellez, 
zay forma comrrtune^ ouero dicendot eh' ellajta tale^mojlraj 
che e onfcfs monche vijìa . ma lafitamo di ciò ; ^ piacctaui 
di mani ftjl armi cjualefia ti veftro parer -iWt orno al'aprefen 
te q'iiliione\^ fé, voi-,c ornerà me^gioua di credere^tHima- 
te.che-t la bellez>za^ nel mondo fi a , con qual ragione vi dà 
il cuore di mantener Caufo vofiro» 1 o porto f ermi f ima opim 
money rijfofe I olao^chejabelle'^a, nel mondo fia,&parmiy 
chejn cotalguifa , pruouar [ì puff^a : coloro tutti , chegiuHi 
fono^confefiamo, chetali fienOi per la giufttia -, &, quelli, 
che fautj ^per lafapienz,a\ come^altrest, tutte le cofcìche buo 
ne effere veggtamo, che tali, per la bontà ^non riefchmo^non 
vi ha, per quel, ch'io ejiimt, chi ponga in dubbio : hara,che 
gtuflitia njijia.fapienz.a^^ bontà, fa di me (ì ieri, che, noi^ 
concediamo'-, perctochcìchi oferà negare , quelli, di me^Oy 
toltfymuna cofagiufla^fauia, o buona, rimanerfìpm almon 
doi laonde^ veggendo,noi,tantecofc belle, le quali hanno, 
ddlahelW^a , diejfer tali ^ non lo potendo ^ elleno ^ ha- 
Ui^e aUronde, b faina dire, che, la belW^a, vi fa . oltre a 
cio^fe»l'v*ta de' contrari^ nella natura-, delle cofe fi truoua, 
aforT^, concederemo, che ancho l'altro, vi firttruom . ér 
conciofia cofa.che^a niuno , rimanga in dubbio, il brutto ef- 
fere al mondo ^ permetterafsi uncho , che , la vniuerfalcre- 
de nz,a,li raffermila qual vuole, che il bello ^il^uale^ al lai- 
dOi&fo^^Oì fi oppone, vifia , dico^apprejfo, che Amore vi 

hai 



PRIMA. 20f0 

là ; é'i cio.nofip potendo ^da chicche fia^negdrey dt necejTu 
tà conuerrà^chemifi doni quefla concLufione , ctoe , i he^ /* 
belUT^a^qua gtìi dimori, a quejie parole ^ Siarcatero^tnan^ 
do fuori vno profondìjiimofoipiro^poi dijfe \ lo^ht cf/ifojpt'm 
rAto,fignort,perciochetgUmie 'vtnuta arnente la mtaca^ 
rifsima donna-, la quale^jè^ dalla joutrchia pjfsioncyhon mi 
fu tolto il debito conofimcrtto , io jui vicittu a creder t , r Le 
fujft format a m cielo ; ^ che, di La sU , p lacci ut o fojjt a <^i 
Idiq »ch' ella,quj giìi dijcendejfe, ptrjar Jtdefra not^quuft 
t€,(^ quali heUa^vaghtz,z.e,(^ leggiadrie dimorino irj quc 
beati alberghi . ma^iutelo, nonfojtt nne^ che^ la terra juam 
gajiagione.J: bella co/a potejje hauere : onde , a fatica mo- 
Jiratala^ lajìritolfe ; lafctando me y ti più dolor ofohuomo^ 
che mal et viuejfe .&yla doue.con eJJ'o lei» che^ a mia don^ 
9ia,dr confine^ con dcl/ùcratu l'Ufs/tgliv^eletto haueuajietd 
Vita di mertarefperaua ^fconfolatifsimo , piìt^ che altrt^mi 
*viuo.fe vtuerepuo dirfi coluhche mille volte muore adorni 
bora . a qutfieparole, interrotte da alcuni fofpirt , // quali ^ 
ejjo , vergognandoli forte , fi sforz,aua di non lafciare del 
tetto vfcire/cguirono alcune lagrime \ le qualhpenhe han 
nogranforz,a di muouere altrui a compasfiont^ deiiarono 
molta pietà negli animi de due caualuri , ifpetialmente di 
JolaOfche molto lo arnaua ; Cr, condolei parole Jì ltuaron9 
afuo conforto . ma j Siarcatcro , renduu loro molte ^ratie 
dell'amore , che mujirauano di portargli , dijje loro , che^ 
perche^cfiyfihautu no tolto a pur lare della bclU T^a.a «,,d> 
indotti da vna bellijsima donna, egli^altr est ^con Luto buon 4 
gratta-, contato hauribbe le belle par ti y le qualiy a lui pai e4 
di comprendere , chcfujji ro mila fuadohna . di che , ////, 
mojir.^rono di coidurji .p(r la quale c/a /glhc <Ji e cmin<^o, 
iira^ coflettdellacjitttUiio, vi ragiono, anzi graue^ che ho^ 
"^ Kk ditti* 



^^^ PARTE 

diritta , cJ* tanto benfatta della per fona , che apena.cJjU 
pofpi creder e^che la natura mai ne forma ffe vna^piìt com- 
piuta di auefla, in tutte le membra . ella non era graffa , nh 
Piena di ojfa^ma col corpo di fugo ahondeuole . di colore non 
pfénto pallido ^ma che fi traheua al b'anccS" alroffo\ co c4 
pelli toccanti laterra^(^ auanzanit lofplendore del più no* 
bile metallo . l'orecchie ptcciole,^ ritonde alla mfura del' 
la bocca^con d'Aefottili ciojia, di color , fofco alcjuanto^t cui 
peh erano corti , 0- non punto (piaceuolt a vedere ^perc he 
fofftro folti fuerthio . fitti) li q'*ali(ìvedeuano lampeggiar 
due occhi , anz^i due felle di azzurrino colore , chtarifimt 
f ne/Ire del cuore \ con le pa'pebrealcjuanto nere, delle cjua- 
lifivedeano ipelt , non lunghi , ma di conueneuole nnfara^ 
ilnafOy anTj picciolo^ che grande^ ma ^fpra tutto , diritto» 
dal confine delle ciglia» huncMa U fito cominci amento , ma, 
erapiaceuole co fa a veder e ^in lei^q'tella ptccioU valle ^ che 
è fituatafià ilnafo.^ la bocca per la eccellenz,a della mi- 
Cura , con la a fiale fi vedeua formata • le labbra coralline 
erano groffette alquanto co* denti piccioli , auanzanti , in 
bianche'^iy é" i^ luftrore , laHOrio\ c^, infieme» confon/i" 
ntivaghezz^a, congiunti , le parole- che^ ellaiformaua,al' 
trofonauano,fenz,afallo^che voce human a . Il mento era^ 
da vna piaccuole valletta , dolcemente cauato . le guancie 
rof pareano bianche^(^ vermiglie, colteyallor allora,in px 
radfo . e» tutto ti giro del volto ^al tondo piegante^vna fac- 
ili virile rapprefentaua . il collo diritto, ^ altOy bianco, é* 
ripieno ,fà ili ho meri , con leggiadra maniera , locato . // 
petto lar^p-i&pic'^o^ tn qufa^ che^ offo non vifivedeua^ng 
altro, eh e la vifianoiajfe de* riguardanti» le mammelle era- 
no tonde , (^ di conueneuole m fura > raffomighantt proprio 
kpefhe . U mani alquanto groffette» dal di fuori di neue^ 



P R I M A. iéf 

C^, dal dì dentro^ di auorio ; non punto più lun^je dtlvot^ 
to . le cui dna erano diritte ^(^ ritonde. alquantopiene.piU 
toflo lunghe , che corte ; ò" i' unghie di grato colore ^ fattili^ 
(^ un coiai poco piegate da amen due t lati del dito . il uen. 
tre^ quale (i conueniua a corpo dotato dt tanta eccellenz,a^ 
cioè picciolo , é^ col quale huurebbc^ ogni latte sperduto fu4 
truoua . fe^utuano^appreffode cofcie arupre^^ fatte a tor^ 
no^ rijponiendo^ la cofia alla gamba, (jr la gamba alhraC" 
ciocco» fcfquialiera proportiofte . co' piedi piccioli^ ^ biatt- 
chh fotto li quali , lei Laminante ^ non una uolta furono uè' 
dute l' herbe a fiorire . Hora , perctoche egli non ui ha dub^ 
bio, che della bell£Z,z>a corporale, non fi a cagione , Charme* 
Kiaja eccellenza , ó" l^ rn furata quantità degli humoriy 
che,i dotti huomini , chiamano Simetrta, nella mantera^che 
noi uc^giamo ^ dalia medefìma harmonia , mantenerfi ^ ne' 
corpi Jafanità, (^, quella tolta uiajojin alcun modo,guafia^ 
i corpi , cadere malati , al mio parere , non deurà dubitare 
aliU'ìO^ che^ le operationt della no/Ira anima, p'ù non fieno 
wg'ioriyfe a corpo fi auengono^che, ottimamente ^dt humo- 
ri'.fia temperato ,per la qual cofa , hauendo^ la donna mia, 
tanta parte hauuto d> belleT^a dal Cielo^ che io ^per mol' 
to , che faticato h abbia , ombreggiata non ne ho la mtllefi» 
ma parte ^ creder fi dee ■> che la nobili ff ima animai Tua , 
tnarautqjiofamente operajfe ^ con l'aiuto dt cofi nobtlcor^ 
pOschenteeratl fu) : il q -tale riceuendo , dalla anima , à 
miracolo, bella^ Cr gentile , la fu a ptrfttione ^ fece quel- 
la Iplendida riuftta , che veduta // e , con tanto fo disfa' 
cimento del mondo . conciofia cofa.che affai manifefiof^» 
qu fia btlleT^a di q'4aggiu , ò" rnondana , hiente altro ef- 
Jtre . che vna imj'^me , o- vna fmbuhz,i , di quella di 
ia sii iO" diHina \ Òf qualunque cofabtlla e, de II a e e lift 14* 

K k 2 ie 



265 PARTE 

It belle^a, naturalmente ^è vaga\ venendole, ejueflo gfd» 
bene , da lei . la onde , noi , veggiamo , gV Agnoli , ^ le 
nojire anime , nobili fnpr a tutte altre creature , alle quali^ 
iddio , tanta parte di bellez.'^a infililo , che, le altre crea" 
ture^ tutte , laide chiamare fi poffono ^fe a fronte a cfuel- 
le^pofte fcranno^ effere tali fute creature ^accioche niunA 
altra co fa mirafjiro , che la primiera cagione del tutto : 
come cfuclla , dalla quale-, loro, viene oi^t bene , ^ ogni 
felicità . (^ ^perciò ^piacque a' più nobili fìlc/ofanti , di 
chiamar la belle^a , fplendore del dium volto , con , ve^ 
r amente vago , ^ acconcio modo di fauellare , per cloche 
per e Olendo , egli , nelle creature ffiriiualt , ^ quindi ne' 
corpi , quafi (pecchi o , nello Jpecchio^ rJlettendo/i\ne glifi 
diuenire belli , vaghi , ^ gentili . pm duo , che , la belle z," 
za iftejfa , di tutte le cofe belle , e mtfura \perciochey accO' 
fiandofi le cofe alla primiera belle^a, belle diuentano, co- 
me fo^e ,fofandofene, le veggiam rimanere . ^ ,/*"»- 
za fallo , CIÒ che cade da ogni beUe^a , che cada etiandie 
da ogni ejfentia fa di mejliert , c^r chiy tutte le bellezze^ 
pofsiede , non fi dee punto dubitare » che, egli , tutta laef 
fentia^ non h abbia in mano . ne conuienfi ^ al wto parere y 
coloro vdire^ li quali affermano, le belle cofe ^perche s'aui- 
finmo all'atto puro di belW^a, poterli, in alcun modOìmi" 
furare, conciofia cofa, che » egli thfnito fa : (^ per tanto , 
à lui , ninna cofa poterfi più , che l'altra , far pro^tmana: 
rn.i.fe pur tale mtfura fi truoua^ ciò farf^per lo dilunga- 
mento dalla pura prtuatione . la quale fentenza affai ma- 
le diritta può regger fé sìeffa ; come, con quefla vna ragio. 
ne> leggiermente fi mani fé fi a ; che ^ fé, il puro atto e infini- 
to , per affcrmatione^ diuerrà , la pura priuatione, infini- 
ta^ alireff per negatione . ne faf^t , delle cofe belle , para- 
gone 



PRIMA. 2(f7 

gone con la dìuina ejjentia , del tutto inftnitk , ma con U 
idea della belW^za di lui ; la quale , in qfianto rimira U 
creatura , advno certo modo^ e finita : conciofiacofay che, 
ella* una certa determinationefia della diurna eccellenz^a^ 
€fje fatta dalla mente diui»ja , ma confermata dalla vo^ 
Unta . Già ptaceua Starcatero, quando glt dijfe Horrntf- 
da^ bella , fenz,a falloy Signore , et hauete hoigi , cffijgiatd 
h donna uofira ; ma, di due enfi , dttte da voi , intorno d 
fto, che alquanti^ nuoue , ^ Hrane , parute mi fono , deft" 
dero faper la ragione \^ cioè come vna donna ^ che affat- 
to grande non fia>po(fa efftr bella \ l'altra, come^ gCocchì^ 
dt aT^irrino colore ^ meritino di (ffcre commendati .perciò 
chcy 10^ potrei producere in mezz,o le oviniom dt parecchi 
huomtni fctentiatt , opinanti^ ne' foli corpi grandi , alber- 
gar la bellezz,a ; la quale ^fe , nella picciolez,z,a e locata , 
come mancante della fu a pnncipal dignità , perde . potrà ^ 
la donna ; non punto grande della perfona, parere Uggia- 
dray ma^ tnniuna gufa^ li concederanno, cojìoro^che bel- 
la fia : ma, venendo à gl'occhi , non e egli molto piti va- 
go, (^ bello^ a vedere L'occhio nero-, che l'azurro non e ,o , 
quale fi fi a altro colore? cosi Cyfenza fallo'. Et vdite il 
perche , i colon ejìremt, coleri ftmplict fono-, eccellenti^ c^ 
principali \ ma i colori, li quali di mezzo fono de gli cfìre- 
tniy dalla diflanza nafono^é^ mancamento loro . laonde , 
affai aperto fi fa, gli cfiremi^e ffcre di natura primieri , di 
quelli di mezzo-, CT di p:u lunga vita . (^ fi come, quelli di 
me'\z,o^pih ageuolmente nafcono^ che gli altri non fanno , 
cofie via più He uè , che fieno di mezzo tolti ; oltre a ciò , 
ha, vn bel nero mar auigliofa forza di tirare a fé .^ gl'ani rut 
de' rtquar danti, come noi pofiiamo per cjpertenza vedere J 
ifpetialmente fé pofli fieno tnvna facciala quale, la fu A 

bian- 



2ffS PARTE 

hianch: \z,it > CO* liguflri » è con la ne uè , prefuma dì contri» 
Jhre . yoi^StgnoTretdiJfe Starcatero^fauiamente parlate , 
ne per q'ianfunque, to^ m'tngegnt^Jpero di rtjpondere cofa^ 
che viqj.ia q'deHo , the replicato mi hauete ^per fodisfaci' 
mento di 'VOI : T uttauia>to>sìuiiero di ptacerui^quanto po- 
trò ti più i & '» quanto della grand^z,z,a della donna^ che 
VOI dite> io fi,no tn optntone^cheta femma^ Cejfer grande ^ 
non bene fi confacela \ come^akrefì, io non loderei ^cH ella ^ 
tic dola fujfe ; concto/ia coft,cheJa grandezza della per» 
fùna,ptù,all'huomOtfi pare^che fi conuenga^che alla fé mi^ 
na : la quale ^non pure ^ne' coftumune" gelìt^^ nellefatteZ' 
z,e>dee effere differente dal rnafcUoima nelle membra^^^ 
nella loro grand(7^a,ancora .percioche^ nel corpo ^deltca-^ 
ta-tf^ morbtdasfvtmata la ha la natura ', nell'animo.^ timU 
da,^ paurofa ', nel a mente Lenigna,(^ pietofa : (^ dato le 
ha le corporali f or z,e, leggi ere ; le voci^ptaceuoli ; ^ / mO' 
uirnenti delle membra^foaut . aperto, per tutto cw .^ facen- 
dola ff?niht( d( boli zza j quafivtte di palo.hauere^de l'aU 
tr ut fjlegno.b fogno . (jr cm hauràìella^gouernatore^ ^ a- 
tutatcre [enon Chucmo^ a ragione, dunque Ja femmay fi 
dJunghf ta dal mùfhio^ quanto ella potrà il piti ^ne le cofe, 
da me-tcnntatt , hora^ a la feconda qu filone , che mojfo mi 
hauete^ venendo , dico , il colore ejfere termine , ouero e- 
fremo ydel diafano terminato ; delle cui maniere-,pcfto che 
elle fieno innumerabili, fette, nondimeno^ fé ne annouera^ 
fjQ , cerne principali, che^tn fé contengono tutte l'altre.^, 
di qutfìi colori ^ gli eflremt , (^ contrai ij , quelli fono , che 
ogni huomosa ; ciò fono ti bianco , ^ ti nero . // quali fé e 9 
tengono congiunti, il giallone' ti fofo , ti giallo^ al bianco ^ 
fi accLVipagua i ti fofo^almro . bora , nel genere de' cnln. 
tinche ^il bianco non ifiea come hnbito^é' ti nero, com, 

uati cne 



P R I M A. 2(rf 

uatìone ; non neoherà^che io mi creda, perfona » conciofìd 
cofa adunq'ifiche^U lume , forma fia del colore % dal quale 
la natura del colore » advno certo modo > tralt<i^nando , prO" 

(cede i nel bianco , vt ha lurneà douitia^ ^ , allume appar. 
tienji il bianco . alloncontro tC^tl nero ìpouero ajfaiio di 
lume^(^ ricco dt ofcuntà . ne dee ^alcuno ^ entrare in forfè, 
che^a le tenebre, il nero^ non fi jpparten^a . per la quaì cO' 
JUt noi t ve^^giamo , oue che le tenebre^ fi ritruoutno, quelle 
nereo^giare , ne intendo^ io^itày Der tutto ciò, di affermare, 

(la natura del color nero, ejftre ogni prtuatione d: lume^(^ 
le tenebre ijiejfe\ perctoche niuna vifia coì'Nprtnde , ne 
quanto grandi fi fieno le tenebre^ne quale^ la loro figura, 
fia ; {^nondimeno , quanto grande fi fia il nero color e, e O' 
pie fatto , ér fé vno , o più neri^fieno , aieuolmentecono» 
I faamo • ne ^perciò direm noi^ altro mai ^ fuor , che ti color 
nerOfpercioche^ eglt^alla priuattone fi appartiene, farfi co» 
me per vna certa efiintione di lume nell'opaco . allo' neon» 
trotti color bianco^firfi per la prefenz.a del lume.ó' p^^' 
che ne viene alluminato l'opaco . fiora, egli non vt ha dub- 
bio alcuno, che, il'efirtmi colori , nocui non fieno alla vi» 
jla ; ó" che, nella gnf-i> che. ti nero ^fouerchio coftngnen» 
do la fofianz,a del vedere^ l offe nde^che, ti color bianco i(pe- 
cialmente luminofo , entro paffando alla fofianz.a deli' oc- 
chio, &y quella, in parti , dijfoluendo , non arrechi notabil 
danno alla vifia ; come egli mi ricorda di hauer veduto, ad 
alcuni^ auemre,li quali, che intenti,cir ffi > rnirando lec» 
(Itffe del Soleggia dimmuita^preffo che non rima fero acce^ 
cati del tutto . conctofia cofa,che^la eccellenz,a de t fenfibi» 
It ^corrompa, (^ diflruq^ga le fentimenta. la onde^i colori, 
che di mez,z,o chtamia<no, come quelli, che, da gli efirem^ 
dtlungandofi , via più fono temperati , che quelli , non p té" 



iy0 P A R T B 

re , a gli occhì^molefii non fono, ne graui, maJoro^port$* 
Ì90 piaceri^ & diletto . // ^ttalt colori^ quanto piìt faranno 
Umveratii tanto ptù conforteranno la vtfla . nella guifa , 
che^not^veggiamo ^gl'interuallt confonanti , daremaraui» 
ghofo diletto alla orecchia , mentre fi canta , ma yferciO" 
che, le cofe perfette^qua^gm, in numero ^fono rare ^fi co* 
nte^ ^l'i*iteruaUt confonanttyfìno fet, (jr^on più, a o fono 
la Diapafon ; la Diapente , chiamata ancora Emiolta ; la 
D'ateJf^roiJ , altrimenti detta Epitrito ; la Diapafon Dia* 
penicela Df diapafon ; \^ il luono ^nominato ancora Bpogm 
doo ; cofì^i coloniche rendtno contenta^ ^ appagata la vi* 
fia^per aueLch'to eftimi^fon pochi : tra quali, che ti colore 
azjurro^ad ogni altro colore non tolga luogo^niuno^fe io non 
prendo errore , potrà negare ; come quello ^che più e tempi' 
rato^ér> dolcemente , de gli occhi, confortatiuo . la doue , 
ilnero,anz»i fimigìiante a priuation di colore , che colore , 
nìun diletto ha forz.a di porgere altrui . conctofia cofa.che 
eglt^venq^a prodotto^quandoj'aere^i^ l' acqna fono abhrU' 
fciatt dal fuoco . Già fi taceua Star calerò , quando JolaO^ 
di fife-, fratello dr S i gnor e, nw no può apporre a quanto fin ' 
aahora, parlato hauete , nella dff.ctle materia de' colon ; 
macche -,11 colore az,r4rro^cut voi commendate ^ dt quel pre* 
gto,perauentura r^on fiacche ^voi^a credere vi fate^ho, to, 
non punto frtuole, ragioni da producere in mez,z,o . perei O' 
(hejihtanco^Ó' tazurro de gli occhi ,dimofirano , che f hti 
rnore ^crudo fta^e^ indigtflo .per la qual crfa , affai mani- 
fifiofifa^d coloro errore, li quah differnja Dea della guer 
ra,non peraltro , hauere gl'octhi dt aT^rrino colore^ che^ 
perche^ vno cctale occhio^ hùibia la virtù vfiua gagliar- 
da , conctofia cofa^ che^ ti colere azzurro , nell'occhio , argo- 
mento fa di deboliT^a ^ ó" ài mala compleficne di quel 

mcm- 



PRIMA. 27 T 

memhré i ne vale alU eccellenza del v'ederè^ w niuha qtd. 
fa . afjz,(, io, dtì^i , c^e^ 4 Poftt^fia cefi pi ac auto dt att^K. 
huir^cjutl colorerà gli occhi della. Dea,jiccioche,(lU^ ^^Jp*- 
nttgU Nettuno ^del cjMale e' vogliono ^chella^figltiiala fia . ^ 
voglia» dire^chècio le fi conuenga perla naturale fua fe- 
rocità iperctoche hàytjuel.eolore^fiop so che di terribile , m 
fé, (e.attentamente fi mira ; df de'' mtetdt, ha^te , ijtduto 
fiòldati a combattere^chcicon quegli occhi ^fpauentauanoil 
mmico,non poco . Non contendo^to^ Starcatcro diffe^chey 
in parte, quanto detto haHetd'verOtnon fia ; ma che ntontx 
il dire^che^'vn tal occhio diholc fiajb gagliardn^al'vedere, 
fot che»ftot,quì^diuifiamo della pm, ^ della menobellez," 
s:,a de colon \ nel qnal cafo^chejl nero^dallo azjurrofiìpra- 
fatto non fia, non fi dee dubitate . anz^t egli mijr.tcorda di 
hauere vdito dire a" matfiri della fiftonomta , che , quefto 
'toUre^ckijo^vengo^A ragio^ne^hdando, non meno dell'anta 
nìo beUeeJ\a dinhfirt .^the fi faceta del corpo . iene Hà^dif- 
fc Hormfda \ ma nfin-^ogU^w VOi, hora^chefauellato hab^ 
bianiQ di molte cof^intorniii alla bellezza ^vedere qualca- 
fa ella fia ima, che dico io.? che altro è, ne efi^r puoja bel* 
iezj'i^a^che labelltfiima figliuola dtlRe del B fingo f ma, 10^ 
Vi at4egpo^che^vot,ripkcAr^mi volete ,vna beila vergine^ 
non ejfere la ifiefia beilez,7^ : percioche le altre cofe , che 
belle fono ^dalla bella vergt^Ae, non riceuono la loro helle^z,- 
x^yCome efiir deurebbef la bella Verginella belU\z,afuf- 
fe^fenz^ache^ la vergine bella fe^a lato ^pofia l'hauremo a 
le fé fé, bella rtufctrà,fen'i(a fallo, quello, eh' ella, non farà 
agguagliandola a i Dei : ^^cofi non più bella,che foz>\afi 
^mafircrà . m' aueggio,to,dico,dt e tocche dir mi fi può in von- 
trario\ma,ame,giouadi credere fi,vera belU^aJitruo- 
tèa nel mondotehe,quefi-a^noì> pui donna,che Dea fu defia^ • 

L l $,<.he 



272 PARTE 

yche altra, h cilena fKtn (i ritruom ,é^ cdsì gtoutfafìitnl 
^'tefia credenz^.che cejfero di andarmi auoigendo per enr 
troie fcuoledt pl»fòfànti^trtu&fitgandotffielU^cheì mala- 
geuoU adìntraàcia^fita dtffnitione^ cio r dtita Mle^a , 
Mentre tale parlàua B ormtfda yV€?if3e jcht dtfli^Ez^onlor»^ 
(jr ti Re.efftni') gtà fhoratìtrdà'^co (orchi, accefì^ auanti» 
^^ndarf^we a ^ipsfàrY^ pirche > p&fi-^ fitte alfauellàret ; tr^ 
Caualieri^entrarotn»^ con gì' altri-, ifnfchieraid''» ^//""^j^»» 
ctaflttm^alUpta can^era^fi-raccolfè , t^l giorno fedente ^ 
fece ilke^f^i i^na i?ella^ orande,^ ordinata caccta-,tn v- 
na felua,ajfai<^daikel palagtOitontana j atta^ à cto^pm che 
altra in. tutto ti Giàpone.^ come in luogo abondeuole , dt di' 
uerfi feluaggtumt ; ma,f(pratutto^ dt ceraie, adogntrete, 
caniiO lirale ,amfate\ della quale pf efero tutti marauigltofo 
piacere »ma,queildche dilett)>pifi\che'altro^ furono alcune 
damigelle tinhabttàdella Df^ cardatrice de quàlt,quando 
<j)n farci>y(jr quando co' ldar<^,fuettàìèdù^i^^ì^^ , 

innumer abile quanìttà diiiereiblfèr divita^rnafopratuU 
teda bella jpofa di FiteifeceiCttfideftram'eteiciafcunaprtt^ 
ìéatche^à valorofa,ér efperta cacctairtce , fi comttmjfe ,ch£ 
•ne fu da tutti, con ammìratiùne grandif ima, comtnenda- 
4a. chUmando fri vólte^d7' ^tiart^o.,beàto Fiieiidtcostbéi- 
la,ér compiuta donna poffeditore\ ^ lei bene auenìurofa, 
che^alle mani di così pregiato C^uMtero venuta foJfe.Gtày 
la caccia venuta era alla fra fine quando fu ve difto c'alar^ 
fi, dal vicin monte vn leone ^tl più grande.,^ tèrtibtlé^ che 
fi fujfe veduto mai . alla vifia del quale ipieno, ognhuom, 
di Ipauento^fi diede, chi quà^ & chi là,doue ptu ti timore 
gli cacciaua,ijpetialmente le donne , a fuggire , rha^ Vttei, 
poflofi dauantt della fu a ffofa , la prego ad efiere di fi curo 
4tmmo\ affermando^quel tanto fiero Itomi t» nulla potérle 



PRIMA. sr^ 

ffttoceres} preferite . majl leone ^(juapshauejje tolto à lO" 
laofilp perfeguitarefe ne aneto, di fiud^contra di lui . no» 
l^atiena JoÌ40,ne gli altri Caualiert^ma che lajpada -^per- 
cke^fdegi^ando dt adop erar la ^fattofi cantra il leone ^tlqua^ 
le^^^ll^ rabbia fofpinto,s' auacctaua di ferirlo ^ficome co^ 
luiyche leggiertftmo eratpVefe vn fatto, (^ f ufi gittata da 
parte \ quindi, ptk veloce ^che fiamma, hebbe percojfo^d^vm 
pttgnoyfopra wa t empiagli leone^dt forza^tanto^che a pie- 
di Morto^fel fé cadere\rimanendo tutti^chealfattofitro- 
tttronprefintiìo che l'vdirono pofcia contare »fmarritt di 
cofi auoua^CJr lìranaprodeT^* ijiimando^efit che^vna. 
cotale imprefa->fuff€^dtgrJidifima lungafprailcorfo mor^ 
tale \ cr tennero, per tnanztijolao^vaiorofu^^ forte catta* 
Uereyoltre ad OT^ni altro . 
^rA nella città del pungo vnmonaftero di Bonzi^cofi ricco , 
^& grande,)) pi ìt^ come alcuno altro ne fujfe nella Ifola del 
Gippone . di queflo monafiero haueuano il gouerno due fra* 
tclli ilrettt, parenti del Rè di Bugen, chiamati l'vno Fuca- 
fort,0' l'altro Xifiza ; li quali haueuano fi forte per male^ 
che i Chtnefial di fopra venuti fufil:ro di tutti i loro nimi* 
ci^i/petialmente de' Giapontfi^che^ non potendo tlcrudotCf 
a(,erbo odierne Chmcfi huominuptu comportare ^fi difpofe- 
rocche ihe,f€guir ne douefife^di ejfere alla pruoua ,fe tutti)» 
parte di efihne potè (fero torre al mondo . per la qualcofa , 
hauendo appofiato quel tempo a punto ^ che gran parte de 
■ Chjnefi erano alla campagna, affai di lungi dalle habitatiO' 
W,& tfiiman.doyche, efii^perautntura , non haunbbono a 
pe^atCcsj il dffiro di mandare adefiìcutione il loro mal- 
uagto proponi mento ^vfc Iti alla campagna più celat ameni e^ 
che poterono^non guari lontano daliuogo^ doue la caccia fi 
factuai& quim>guatatifi àtomo ine perfona veggtndoui. 

Li 2 per- 



274 PARTE 

perche aìU cAccta traheuanoJdogn'ì parte ìe genti tCaììdt% 

njn.'j f{\ffa,(^ trattane alquanta acquaio" pojìala in v» 'va^ 

foyfopra ^na torr'tcdla,ihe qmuiera^dìshabitata.ne lapor 

rarofìo.cjiiindt col dttopiu lungo dellajimflra mano^^ouen^ 

do l acqua yàmen dui ad vn tempo \ fette fiate , ^ con certe 

parole accompagnando ti moùimento dì quella » Jìando 'ver 

tramontarla , con la faccia rwàlti, gli Jp triti maligni inù€\ 

e anioì fu ^loròjo'to quélvafo Sfìkrine-)^ portato su ad at^ 

to^ne l^ aria ^drpo il qttaV fatto,, incontanente^ d' ofcuriftmi 

7iuuolt^^-.dibma notte.ptJhtiife ti cielo, che tdianz^i era fe^ 

reno,^ fnza nube i/eruna'^fW^j Ez,onlonii cheintefè , 

molto auànttjn ogni fcienz,a\,i(petfalmente in quella, che 

tecofe celeri comprendeidellaquale e*feppetantaycke,ÌeU4. 

tone Vitei,chi lo pareggtajfe^non 1)1 ht Lbeyin tutta l'India^ 

per fona^vffio, così dt fubttoj* aere tur barfì^fuori^aJfat^dcL 'i. 

l'ordine della natura ^auifàndo quello^^clìejferpoteua^com* 

mand})yche^ogni hucmoyfujjt a cauallo,iJpettalmentelefe'^ 

mine ; (j/'che^a tutto fieno correndcne le piùvicme habi^ 

tationi ricouerajfero . perche, egliyantiuedeua vha procel- 

la^quale non andaua perla memoria^ad alcuno, di hauere^ 

per auentura-i'veduta-.netGiaponeida indi a dietro »nì vede* 

■rebbonoforfe^ da indi innanmt . ma^ t duemalnagt huomi» 

ni ■sfornito hauendolo fltlerato vffìcioy dtfceferc dalla tor^ 

ricella. éi' quanto p>h poterofTC di fegreto yfalirono fu due 

*veloctfìiwi cauallii^^a Jprcni battuti ^nel loro monafierofi 

riduffero à fa'iuamento^temendo^eftfe^altroueyandatifuf- 

Jero^non^per ifciagura.hauejfe alcuno potuto^dt loro.prteder 

fo(p€tto\é^^a pena^erano giunti a l'albergo^ che fi Ituaronty, 

fuf?itamen(e ,ad vn tempo ^diuerfì venti^iqualtyC^cndo da'» 

fcuno, oltre modo^impetu-fo, e forte fecero tanto danno, che^ 

nonpnre kuarono gl'httammif &gt'ammaU > quafivccelk^ 

ne 



P R I M A. i/r 

9J.e larìa,vf/t,diuelfer0^^ diradicarono vna héfìnua qidan""^ 
tttà di alberi, irjtornOììntornOyà parecchie miglia : é'^dopo 
molti tuoni,^ lampi^norirnettendo punto i venti^ della lO' 
roperezJ^a^anz^^^diuenendo ognhora ypiu tempefìcfi^fubrm 
lamente vna gragniuoUyjpeJfa, (^ gyoJfa^piU^ che fi fnjfe 
veduta mai^comtncw a venire^ con tanta forza y che pa hi 
furono quegli edifcij Jicjualt ^fggcjfero alla fu a furia . ap" 
preffoyCowmcib a cadere ^da cielottanta copia di ac quc^che, 
tn poco di hora^vfcendo de' loro lettici furni.ó' pjrre^dallc 
montagne ^iràtorno^Wi^etuofamente cadendo feriT^ ritcgnr^ 
(^ fco menando grandif ime pietre ) le cjuali faccriano^in- 
fteme-^non minor JracaffotC he l' acque ^inondar OfW^pt r Jifat 
ta f^ufa-tU campaqna ^che non fi parcua altro^che vno grar» 
difimo mare . ma quello^che più, che altro metteua fpaum 
to negl'animiycranoi t crnhi li ^crfpc fi folgorici quali, con 
fìonpik vditof-agorccadeuano.m ogni parte ffàttan.ete^ 
chcyla pianura di Bungo^ rajfvmigliaua la valle di Flegra^ 
douet Gii^atijapruoua perder ono elitra i Dct»ma la proui^ 
^dex.a di Ez>onlomygià poj?of con le donne^et co* caualiertym 
fictiro fece ^che^C arco de* maluagi hucminifu tefo indarno^ 
Cr chefocco a voto . Hora il nialuagiott77}po,durofiihore 
cotmue^o incuci torno fenza giamat cefare-^Crfù ccf dan* 
nofo^cheyoltre almale prefintCì che e fece ^ alpaefe , egli lo 
rende tnfruttuofopcr lungo ttmpo a venire . ma-perche ^la 
giujìaira di Dio > non comporta le iniquità degli huomir.i , 
iungamente.auenneyncn guari poi che trottato fu ifer ajjai 
Tnanftjìiinditfjycoloroejfercyveramente.siattccmmetiiic» 
n di cofi grandi ecce fi :j)che^collathmartoriatiy fjr ejfarr.i 
natile onffjjato hauendo cio.che loro era appofto^dopo inKti' 
mer abili strattj fatti di efiii omand)) il Fesche m alcuno al 
€i UcodslU dittate fojfro al Soie legai i, ciaf hiduno ad vh 



J7/ PARTE 

filone' 'v»f'i ^' ^^^^ • *^» ^^'W^ w^' 5/^ eglimttjuemud, 
che per fé sìe(^t^cadeJfero^ A;^'" ^'f ^<«^' • iUhefu^wconta- 
nenie tjfequito* ma->aii efit^quel giorno medeJtmOiche Uga» 
ti furono 4tpalo^noJenz,a lor,grauiJ^imd doglia Je mofihe, 
$ tafanìy le vefpe^ ^ altri noioji animaletti , de' (jualt hàh^ Ia 
natura fatto ^ à quelpaefeygran douitta->diuorarono lacar^ 
ne infine all' offa : le quali» ignude rimafe^ é^ a legami de' 
nerutJe^ate,renderono,a chiunque le vide giunga teJlimO"^ 
nianz,a della loro malu agita ^fenz>a che^ilRe^per mettere d 
gli altri fpauento^comandoìche ti monajtero ^infino a* fonda, 
nienti^fujfe mandato giufo',^.Jè non^cl e i Bonz,tf Jt Mtfero 
Mia merci del Rìsegli ne haurebie fatto ^f€nz,a alcun faU 
loynotabtle fcefnpio\(^ ^non pur di quelli della città delBun 
go. ma di quati n erano ne'/ùoi Regni ^a^ quali numero por' 
re nonfipotea . macche ctò.non hauejje effetto jmpedtiCon 
efficaci prteihiiVitei\loroiper dono impetrando ; U quali. già 
dfperatì della loro falutef apparecchiauano di tagliarfi il 
ventre iin croce^ come, per lo ptùygthuomini princtpali^tn 
quelpaefe-» hanno m co fiume dtfare ,folo che la necefità ti 
richiegga , la qualcofa ejoro^tn grande bonore attrthuita\ 
Cr ne/onoycome valorof^^ furti->da tutti ftn.mamente lo- 
dati . Mentre^gioia frèdendofaceuanOyi caualteriyin que 
bellico' ddetteuoli luoghi dimoratvenne vn me ffoyil quale 
fignifc^o ad Ez^onlom-c^ al Reyla venuta de' più principali 
Signori Giaponefii che vcmenofotto le braccia de Chtnefi^ 
A r i due erfi-,^ fare le commandamenta ; ^feco menauano 
infinite Dame , di grande Jìato . le quali ccfe vdtte yComc 
Bz>onlom volle^/ifeceroJoroJietamtnte^ incontro, i priv 
miydi quefia copagnia Giaponefe^erano ilDatrìt ér HJlud' 
bacundordoUiqualtyComt cominciarono a raffigurare E zon 
iomiC oft^mcont anele fi gittarono de" canallh^ furono a luì%. 

ma 



PRIMA. 27f 

jHM^t^ùnlomyciò non foflenne ; ànz^u atterratoci benigna- 
fHCffte gli rìcfuette^^ ejsi^ Im molto riucrentemente vide"- 
ro^dt honcr afono al fommo . meraniibofa fu pot laftfla^ 
che Ez.onlom,fece alla bella Rema dt SaxNma » la cfualetiH 
q'tefìa compagnia y venuta era . ^ a tutte qMelle S l'onore ^ 
tìjcran0yfenz,a fallo ■> ti mao^gtor predio delia nobili a , CT 
dellahellezJT^ del Giapone\le quali fecero la loro età fo» 
tire-, f)pr a quante ne furono prima)) poi . ó'Je accogiìen- 
Z>eh'jnefèe,(^ liete , fra Gtaponefi, (^ Chine fi ^ ó' . fi"'^ ^'^' 
tonefi, venuti di frefco > (^ quelli del Bungo furono fènz^d 
fne . entrati poi nclhelliftmo palagio del Rèy ó'^pofit giìt 
■gli arnefì da caminare^rinfrejlattfi alquanto jn vna beili f- 
Jima fala^doue fplendidamence era appareahiato^ ne ven- 
nero\ c^, data l'acqua alle manfy cr a tauola me fi (che^ m 
grado de' chine fi tS aizzarono ^i Giaponcfi da terra, alto man 
giando fempre.mentre quelle fefie durarono^ on grand' ft» 
mo^rdine^é' bello ^ di delicate viuandefuron ftruiti^in tan 
ta abondanza^che^ ni un Re delmondojhaurebbe potuto far 
più folenne conuito . il quale, "^venuto effendo alla f pie, (^ h 
tauole rimojfe^fu il primo il Dairì adire al Re del Bungo ; 
qual miracolo veggio io,Stgnorejche^<juefio vofro giardino 
è co(i diletteuole ,(^ bello^é^ la pianura^ intorno , intorno^ 
cofi guaftaé^dferta ? ri(pofe ti Re ; io non fapri i mai di- 
r eccome ciò auenuto fia . anzi^che , di quefto medejimo^ho 
io gran marauiglia : faiuo fé non voi e fimo dire , che ejfen^ 
do^quel tempo maluagio , da nigromantica operatone futo 
prodotto^m luogo di miracolo hauer non fi debbayche, alcu- 
ni luoghiygrauifimi,alti^piccioli^(-r rari danni, Ó'ialquàii 
altritntuno ne h abbiano riceuuto ; came atnefvede tfctt 
accaduto ; alq'4ale->non pure^tl giardino, come ^voiiVedete^ 
ma quefto mio palagio,tntt€ro,& quanti luoghi^ to^ mihò<, 

r/- 



s-7^ P A R T B 

rìfparmtati ha la furia del temporale . U cui ferocità t a 
tanti qran palagi ^a tante belle cafe^à' a tanti nobili hahi:- 
turi^ha fatto tanto male^che^di leggtert.nonf potrtbbe efip 
mare iper tacermi della campagna» ti danno della ejt^alejif 
gran partejiauete potutole on glt occbi voJìrt,vedere . dif 
Je il ^uabacundono^to non so vedere conte ,quefio^€jftr pofl 
f^i&jper me ^io, fono affai acconcio di creder e-,che^quanto^ 
di quefìa arte maga^fì ragiona \ fattole fieno ^da vane per^ 
fone»^ che^in otto dimorano ^ordite j o per tfpauentare gli 
fciocchi^é* gl'ignoranti ,percioche^pofto chcitOyla coloro o- 
piriione,non approui,che tengono , muna creatura trouarfi, 
che corporea nonfia,(^ che a me gioui di credereiche^créa- 
turataltresì^di corpo mancante » nella natura delle coft^vi 
habbiafinon concederlo ygià ■idi leggieri, che > ogni maniera 
di operatione, <fuantunque e' fipata,the trapafii la naturale 
fotentia>attribmre fidebba aUanigromantia ; non mt ejfen 
do eglinuouo^ne nrano,molti,anz,i d'intelletto, é" dt atte^ 
dimento ^groft , che no jnnumer abili cofe per miracoli di- 
volgare Je quali ^da ciOimolto fono l'otan€ianz>ipure ne ve» 
gonOyff Infingendo parecchie, che befiialiyC^ paT^z^e^ no che 
fauolofe^Ó' goffe fono ; come^per effempio» quando , ePi^ dia- 
cono, che per vtrtH d* incantamenti , vn vecchio ringioue^ 
mfa\chet vnhuomojn vna fera ^venga mutato che al- 
cum popoli^ valicato hauendo vno TI agno , od vn fiume ^^ 
corjtttrtmo tn b^pt^^ menino la loro vita ne* deferti Jncom 
pagnia delle altre fiere ; c^ ihe^afienendofi^ efit^ dalmafir 
gtar carne humana. compiuto lo (patio di noueanni^ ^ ri* 
f affato lo n agnolo fiume medefimo^racqufimo la perduta 
h umana forma j (^ che , alcuni, in vccelli fi trasfigurino ; 
^ altri, tn giumenti , CT* in mille altn diuerfe forme • le 
quali cof€t(^ infinite ^ap^r effondi quefie^no punto pi ufalde^ 

chcy 



P R I M A. 2r^ 

the » cotefiì hnomim fctoperati , dr datìuUa » vengoncon* 
tando^fono ,/ìcomt:io eìitmo , da prender fi in gahboy à' 
in tJcherno»/ènza che egtt fi pare^che nonrni capptanel- 
Vamrno,come ejfer pojfa^pujio che ^creature spirituali ^fi 
trouino, ch'elle fieno maluagiCy ^ dannofe , per la qual 
co fai io dubitò forte ^non.tl pafiato^maluagto tempo, opera^ 
itone futa fta dt natura ^ & t-hcy que' mifierijt quali tfico* 
me tointendot voi sfatto hauete morire >per haucre^ cfit, 
fatto grauifitmi tormenti, quello confejfaio dt hauer com^ 
fnefifo^che^pet auenturaìdi fare non fognarono mai ^a gran 
torto fieno morti, perctoche, da quale inditio , che certo ^ 
(jr manifeflo fia,pot€te,voi^rtcogltere, che.operationema^ 
gtca , (^ non più tofio naturale , quefio rumofo tempo fi^ 
Jìato ?* non fonoiforfe-, aueT^t , à vedere » / noftrt occhi fi. 
miglianti cofc ? in quante parti ydel Gt apone e egli grandi- 
vato > fi fondamente y che ha, la gragmuola, mefii ad vC" 
cifione gl'huomini , c^ gl'animali , fchiantati gl'arbori , 
guafii gli edificìj i S" in fomma ^fattoui,fempre memora" 
Sili danni \non vi ricorda egli di quel temporale , da cui , 
prefio che non rima fé dfcrta tutta la Icrfa ? ó" di quegli 
^Itri due, che guaft areno i regni dt Figen , d^ del Minio ? 
7ie quefie operationi furono di alcun Mago, per quello , che 
fé ne fappia ^ o di /pinti maligni , ma effetti, li quali fuole 
froducere la natura , a tempi detcrminati . non per tanto 
mego.ojhnatamenteyche cio^che^ voi^ dite^ effer nonpojfa :• 
ben farammi caro di intendere come, qucfìo fatto Jisiea j 
perche fé il vero ne odo, non mancano argomenti m fauo^ 
^e di qucfta vojira opinione^ér ,quelli,ne poihi^ne deboli fi^ 
che valtuolt non fujfero di trarre afe la mente di perfna 
fi on punto zotica ^ne ignorante'', a quali nondimeno ^à dtr-^ 
Hi ìLvero^poco menfin da fanciullo th\to^non s^o cpmefem^^ 

M m pre 



2g9 PARTE 

f^e cjHclla fe4e preft.ua , che preftar // pub a qualunque 
menz^ni^na e più manifejla . nititìO cby>ofco,to,c ffe ti Bidet 
Bunq^o.chcipiu acccncianìente fodtsfar pojfa al njojiro de» 
fio, di Ezjonlow \per lo cui (ppnrtunoconfiglto ,dùp)> la be- 
vi gnu a de gl'lddij, quejl't caualieri , ^ io, con tutti i tniei^ 
eonfefiamo liherawente^ di hauerla vita . Egh vi pare^ 
dijje Ez^onlcm^ di cofi dire .per la ?noha heniuolehza , In 
quale 5 voi^ la vofira buona merci , tni portate , che me , 
da quello ejf ere r, ori conefco ^che voi mi venite facendo , 
egli e il vero^ che , intorno alle migliori faenze^ hi» [pefo 
alcun tewpOi é^- vi ci ho alcuna fatica durata, ma preff$ 
che pimo indietro non mi hanno. parecchie miglia^^dalpor- 
to , al quale ^perauentura , mi auicinaua , quefit perpetui 
foffiaincnti di tanti , (^ cofi impetuofi venti di guerre \ le 
quali, mal mìo grado , che , della pace , c^ della quiete y 
dt mia natura ^fono amatore ^ fare mie conuenuto ,per 
difender ti mi 0^ centra gli ajfalitori : e tutto che, io, quan- 
tunque in me^o pofto a romori delle arme , ogni dì , al- 
euna cofa mi legga ^ne giorno alcuno^ come , vn nofln 
gran maefiro nella pittura^haueua in coflume di dire, feti" 
za linea mipajìi^ ^g^^fi sa per)) quanta la differenza fid 
fra lo rtudio pacifico^ & quieto^ & lo turbato , ef molefto • 
fer la qual cofa io auifo, che vtil configlio fé prou edere di 
per fon a, tn fimigliantt cofe-s via più ejferta, che io nonfo' 
m . Se la fama, diffe, verfo Ezon lem > // ^abacundono , 
ia quale ^per tutto ,fuona del voftro fapere , per tacermi 
del valor nelle armi , come di cofa chiartfimaà tutti ^ no» 
wenOi che la chiara luce del Sole fi fi a-, non è^in tutto ^faU 
fa, la qual co fa ^fecondo i faui huomini^ in muna guifa ef^ 
Jer puo,ctb e^che quello^ che in bocca e di ogni vno^in ogni 
fùa £ arte, fiafalfo^ noi yhoHremo pur fatto buona elettté* 

Heiér 



PRIMA. 2lr 

»t, & di ottimo maeftro, perche pÌ4cciaui , in fodùfaci» 
mento di tutti noi , dt mantfeflarci la verità del prcf ente 
fattOy e trarne dt qwftione i la quale^io^esìimo ejpr graue, 
& intralciata . a me^njpofc Ez^onlom^ncn grauera egli mai 
di piacer ut ^ cbe^ dt me ^potete quanto amico io mi h abbia ^ 
fenz.a che^chi e colui pianto dalla humanità lontano^chepO' 
teffe cofa negare^ che voi gli eh te desi e ? voi^che fiete ere* 
fciuto tn grembo alla virtù r Egli e il vero^chcitoytcmo for- 
te » di non vifoluere il dubbiose vfi bene, come b fognerebbe» 
maj io, m' ingegner)) di farne mio podere . qui ut yfoHatofi 
alquanto, con chiara fauella^cost comincio a dire . egli nom 
Ji dee, per niuna guifa. Signori ^ dubitare , che le creature 
fpirituaii, non fieno al mondo : perche., chtnonvede^chejl 
mondo farebbe imperfetto ,0" patirebbe mancamento ^fè 
non ha» effe ogni maniera dt creatura ? ma^ftcome^noiiVeg 
giamo, egli vi ha lo fpirito vnito alcorpo^come neU'huomo» 
& fitruoua il corpo feparato dallo fpirtto.come nella pie- 
tra ^dunque fa dì meflteri^ che fpinto vi fi a , dal corpo di' 
tifo^come l'agnolo efftre fapptamo . ^ vdite come^ di ciò » 
frontfima vten la ragione; percioche, s'egli vi ha alcuna 
cofa^compofla di due^fel'vno de due, eh' e il manco perfet- 
to^perfe^fi troua^come il corpo fenza lo fpirito, che no» 
hifognt che l' altroich e ptìt perfetto ^fi troui per sì , non dee» 
che io mi creda,alcun dubitare ; ^ queflodo fpirtto di cor- 
pò mancante , diremo che fa ; il quale agnolo nominiamo • 
AppreffoyVsào^é' tluntz^uì^fommi f l(fif,come fape te ^af- 
fermano sfiori del Cielo non vi hauer tempo ^ ne luogo , ne 
^oto^ma qutui^effere Enti ntbtlifimi , nonfoggetti a paf 
ftone alcuna^c^ lontani affatto da ogni alteratione : li qua^ 
lijinfemptterna gtota,ne menano i giorni loro', e Tuuncom^ 
nelle fetente, huvmo di alto ingegno^ ^ prefondo molto» 

M m 2 cre-^ 



éSi PARTE 

credette ejfcrut gli agn ol i, Itcfu ali ^ejfo nomina ìntelllgeH" 
z»e^ é* che Ivna^l' altra produca ; é* cosìycon certa ragtO' 
9te. derivare dal primo Ente . Hora.hauendo^ noty brieue- 
niente t prouato^ che, gli fpiriti ^ fieno al mondo j che ì l'or» 
dine ^fecondo i dotti, jl eguale tener fi dee^dellefiiientie fa» 
fiellando, ciò e ^fe quello.dt the trattar fi 'vuolCinella na- 
tura fta delle cofe . ccnuienfi apprtffo , ledere , qual cofa 
queflo fpirito fia : e diremo, fagnolo^ efiere firfianza intel' 
lettuale , fcmpre molile ^priua di corpo , donna della fu A 
*voli)ntà,fieruente a Dio ; la quale ha confegutto la immory 
t alita yper gratta , non per natura : della cui ficflanza il 
termine ^^ la raiione^ ilfolo creator del tutto comprende» 
M orai' agnolo ;pofio che nome fìa, non di natur armadi vf- 
fào , nondimeno^ nella diffinitione , da me ^tefie, arrecata^ 
ha figni ficaio di natura^ cerne lo 'vfano Jp e fife fiate quelli y 
che delle cofie fiacre ficritto hanno con miglior fientimento. 
/letto hahbiamOil' agnolo^effere fiGfìanzaintcllettuale^per» 
•fioche l'agnolo , non pun e dotato d' int e llett Ornella guifia , 
iche Ihuomo ejfiere ve'^giamo^ ma egli e, oltre a ciby vn fie» 
(Ondo lume, prodotto dal primo lume^ cUì Dio - perciochcy 
nelh intender e, eh' egli fia delle cofie ^ egli non pafifa dal più 
tioto^almen noto '.quello che l'huomo e, per lafiua debole^ 
%ayCofirctto di fiare.anù e egli ragioneuole^per cib^ addi» 
mandato y ch'egli vfatldifi^orfio^^la ragione \mad' Agno» 
hi con fiamma prefie^a, & con marauigliofio acume d'in' 
telletto ^quanto alla fiua nobil natura ccnuienfi , compre»» 
de . nella diffimtionefie detto, fempre mobile, tra pcrefi» 
fiere, gì' inferiori .illuminati da fitdperioriì ^ quelli, &que- 
fiii,da DiOy^ per non conofiLcre^efii^le cofie tutte adin trai 
to%ma vna dopo l'altra : ne jueflo.é' quello, vogliono inpe* 
mmeme : é* oltre a ctQ^Ancora».firGhe agili fièno ^per loro 

UAtU» 



\ 



P R I M A. sfj 

vatuy^>é*cns) preftt advhbidire alla diurna volontà ^ch e, 
tft,fuhitamcnte,(itruottano in ogni luogo , appareahiatia 
far le commandamenta di Dio , ^pprej/o, diciamo J'agno* 
b^cjfcre priiio dt corpOspercioche a comparattone dell huO' 
mo^ fermamente ^eqìi è tale ; tutto che a Dio pò fio a petto ^ 
ji debba diredui^hauer corpo \ chiudendo infila potentta , 
Cr fofandoftyCiafuno degli agnoli ^pih ^o tneno ^daW atta 
jfuro , egli e itvero^che.con tutto ciòcche fieno , gli agnoli ^ 
Ipogliati^naturalmente del corpo yeft,per)f di quello fi vtfto- 
no^qualhora amene , che da gl'agnoli fupcriori fo pure da 
l)to medefimotloro^alcuna cofa /imponga , aHa qualfare j 
efijh abbi ano del corpo b fogno . dtcefi^ donna della fu a vù^ 
lontà^per far afipereja libertà dellarbitrio^ijjer compa^ 
gna indiuifibile della ragioneuole natura » & della intel- 
lettuale . la qual libertà ^fnza alcun dubbio ,puo al bene 
appigliarli,& aUnaleiconciofìa cofa,cheiOgni creatura^di 
TiulUjprodotta fai cr pereti) , pronto habbia a cui metta 
fnanotalbeney od al mal e : intanto differente dalla volon- 
tà increata, in quanto quella, mai non fi mutale' q^^ft^fi^ 
nella gufa , che ho contato , nella diffinitione , eft ancho 
dettOiferuente a Dio,perche,ffh ne feruigi dtumi , s ado- 
perano del continuo ; la qual cofa , io , non vorrei già , che 
s'wtendcffc hauere quelfentimento^quafihabbia^Dio^bifO' 
gno diferuidori^al gouernOy& allaprouideza delle cofe.ó' 
dello ifteffo mondo ; marcio ^intender fi dee, che minif ri fn 
di Dio» & effccutori della fu a volontà ',percioche, efi^ne 
vengono honorati^concedendofi loro vari vffìci^f condola 
hro dignità.é" eccellenza . ne' quali fi habbino ad e ffer ci- 
tare . ti che efi fanno ydt grado ; hauendo,eglino,cura^non 
pur de gl'huominiyma delle prouincie intiere ^ér dt regni. 
Jiegue nella dffmtioneJa quale ha fatto acqui fio della 

im- 



tg4 PARTE 

immortalità per gratta , non per natura ; quefto detto fi\ 
pereto ^ctjejfendo egliajf^i aperto^ ogni creatura ejfere di 
niente prodottayin quanto /ila è ta/e^che^etiandio alnien^ 
te^menar non fi pojfa^ non fi dee dubitare . conciofia cofa^ 
che > qualunque cofn ha cominciato ad ejfere ,pofia di efiì- 
re a ne ho cefifare . La qual coft ^fe non accade , debbiami 
eredere^nonper la natura della cofa creata^ma^per ifpetial 
gratta di DiOiauenire',ilqualeforz,ale prefia^é" lafofiiene, 
non vi hauendo^chi dotato fia della immortalità, fé non foh 
Iddio . egli è il vero , quanto àquefio detto , che egli no» 
mi e nafcofoihauerui huomini di cefi fitb lime intelletto^che 
la dottrina di qualunque altro è tarda à ri/petto della lo- 
ro^ li quali ^ per oppofito diquefia opinione ^po/ii fi fono : ne 
gli argomenti > li quali efi allegano » in aiuto di fé ^fi^iuoH 
fono . percioche^ dicono efi^niuna cofa fi e or romper fé non 
perche t dalla materia^ la forma di quella , vien fparata * 
La onde ,efiendo l'agno lo, la B efili forma fu/fifiente,inipoP- 
fibilcofa e, che tafofianza di lui^in nullainì guafta,venga, 
m corrotta^ f pendo noi^quetloìchcìad alcuna cofa^perfe^ 
fi adatta^non poterfida let dmider giamai * fi come allo'n» 
contro veggi amo > da alcuna cofa , quello poter fi dtuidere > 
che-,nonperfe,ma per ahrut^le fi confà ^qualbora egli adi- 
uiene,che quelme^^o di meT^o fi a tolto ^per cui-» quell'ai' 
traballa cofa confafii, laondctniuno dirà ^dal cerchiala ri- 
fondita. poterfidiuidere \ perche fecondo fé medefimoje fi 
adatta ; quello che^ del cerchio non auien di metallo 'yper^ 
ciochejdi leggiert^puOt egli, perdita fare della rotondità i 
conciofia cofa ^cheda figura circolare ^ fi fpart dalmetallo^ 
hora ) (''tfi^ire da fé conuienfi alla forma \ & ciafchedunjt 
cofa. ha l'ijftre m atto, per che ha la forma . ni la materia 
pHQ diuemr ente w atto ^ fé a tale perfettionei la forma non 

U 



PRIMA. 2.9s 

la corì/^ace * Co>uhwd(j. adt-rquc , che ogni corj'^ijlo di 
materia.^ dt forma.cfjfadi tjjtre in atto .per lo JictupA' 
gnarjì^ che la forma fa dalla materia ; ma^fe lafortna du. 
ra nel effcr fuo (quello the effa nell'agnolo fa , reme fi e 
detto) fast erra ^elUy il fuo e/fcre .fenza fallo , t'effer dim^ 
que l'aq^nolo dt materia mancamele la cagione^per la (jua* 
lei€glt. fecondo la fu a natura^non e foggetto alla conuttiO" 
n€ . la qnalcofaìCosì e (fere-, come io contando vengo , dallA 
Cperatione dello me Uetto angelico ^ fi ptìo comprendere , 
percioche^ciafchedunacofa opera fecondo^ch' ella èJn a/tOy 
et l'operationt della co fa dimoflra ti modo delCeffcr di quel* 
la, ma, la maniera^ (jr la ragione dell'operare, dall' ohb:et' 
io fi mamfefla . la onde^Cobbietto intelligibile, tffendofo- 
pra ti tempo fa di mefiieri ^ fé nz,a fallo , che fia f-mpiter- 
no . per quefii argomenti adunque , ér per molti altri j noa 
jfunto meno efficaci , de' quali io mi taccio ìper non effere 
tediofo ^parrebbe ad alcuno^che^il coftoro parerCifidcktffe 
mandar innanz^t , come fermamente^ con molta dottrina » 
formato ; (^ che fi doueffe conchiudere , ninna foftanza , 
dotata dintellettOìfoggiacere ^fecondo la fua natura j alU 
corruttione . Vltimamente pofto habbìamo , nella dtffni^ 
itone» la fofianz,a angelica ejfere , compiutamente , nota , 
quanto alla fua /petie^ & al terminerà Dio folo 'y per che, fé 
iante fieno le maniere de gl'agnoli ^quanti agnoli fono ^o più 
iofto ,y?> tutti gì' angeli y fieno della medefima j}ecifica na- 
tura ^non vi ha, e he io mi creda, da Dio in fuori ^cht cto co- 
nofcA . gli huomiviyvarie cofe.cpinando vanno . per cioè he, 
éilcuni, tcngono^ct afe uno agno '0 effere^ daW altro ^dt fi ette , 
differente \ altri^quelli^che fono d altra hierarchia ì ne pic- 
ciolo è il coloro numero , /; quali afj'crrnano ftrfi la difim' 
tton dille flette, dalla difitntion de gì ordini \ come che ^4 

me^ 



2U PARTE 

m:^piu femore giouato fi a di credere.^ che* gragnoli tUttì ^ 
fieno di fpetie, dijferenÙ»cioe a dire^che ciafcun angelo cO" 
fitttt''fca)> facci vna fpetie da per fé • dalla quale opinione 
non fono per muouermiyfaluofe alcuno, con forte argomen-m 
to^in contrario non mi traheffe . Mora tperciochcygl* agnoli^ 
futifonOiin tal maniera creati, quattro cvfe^da^gli fcientia-- 
S huominiyfono loro, Hate attribuite , ciò fono^femplice ef- 
fe ntia^la qual dtuider e non sipttOyó' Jpogliata dalla mate'» 
rta'i dtfitntion perfonale; acume d'intelletto ; drfi'ancd 
volontà • /;; quanto poi de gltjpiriti > // qua^^vot^non vi 
potete ^in ninna guifa farà credere, ch'efii^ maluagi fieno , 
ér capitali nimici de Chuomotsì fono^io, acconcio a dimo-i 
ftrare^fe non fono errato ^ajfat aperta, la loro maluagità ì 
CJr come ^eglino, con ogni odto , éf con tutta lor forza yper-», 
fieguino l'huomo ; dr vdite come . Furono le creature in-^ 
teUettuali create da Dio , accioche lo am afferò , ^ lofer^ 
tufferò ; dr^a ciò fare^dtede loro la ment cadali a quale aiu^ 
tati^concfceffero^ér intendeJferOi vfaffero il giudtcio^ ^ il 
configlioy &ìCon la libertà del configlio , & della delibera- 
tione ^ qufUo fegmjfero^che ptu , loro> douerfi amarefaru- 
to fife ; Cloe quello^che maggiore proMro^far ne poteffe* 
perctoche ,noi-,tfiimiamo^quello (/fere vero amore ^}^ accori 
CIO a rendere,altrut felice feschi ama,libero è neU' amore , 
^ quanti,(^ quali fieno t beni amati comprende . ^ chi 
non sà,iheilfaperet& ti dimorar volentieri fa l'huom be4 
to r allo ncontro^CeJfcre^contra piacer e^ritenuto^ quantun* 
que fra gioie, & feltcità>colma, altrui di mferia , la onde^ 
egli b fogna confeffare ilvero^dr naturai amor e, ti quale, iti 
fòrnmo^dilettar può, ^-ifcondo Dto^ render beati ^non al*- 
fronde douernafcere^chedalgtudicio di ciaf heduno, che 
fi Dio i' animo hutnano coflngnejfe adamarlo, come nomi^ 

neremmn 



PRIMA. 2$r 

niritftmò amor e, noi ^ quefto giamai ? anzi , fi come io efii» 
tno^ violenza chiamar Udeuremmo.alla (imilttudine di 
coloragli quali, per viua forza dtnc antefimi ^^ dartema^ 
ga (come alcunt^al pofiuto fuor di ragione , fi fanno a ere-- 
dere ; ignorando efii la volontà dell" h nomarne Ifolo arbitri» 
tjfer rimejfa del Re del tutto) ne gl'altrui amori fi danno\ 
a' cfualmittn diletto fi fa fentire ditali amort^come quel- 
li jc he, non da giudicio della e afa bella j dtletteuole , ^ defi- 
der abile procedono^ma da uno cotale empito, (^ furor cie^ 
co . altrettali farebbeno quefli amori nel cojpetto di Dìo * 
che e à dire ne gratini accetteuolt ; efiìndo eglino tratti a 
forz-a notiydiilla /penta/} e a 'volontà de gì' amatori, v fati ,Ia 
quale (fa i ofi ( ff re noi Jperimentiamo tuttodì m noi mede* 
fimi . da che ^fiuiargometar puifi^quale fiajn fomigltanm 
ti amori, ti dtumo affetto . ^j*egli amori noi dunque con" 
feffcremo effer e ar 1,0" gradir fi ^ li quali traggono la origi" 
9ìe loro dalla difcreta corfidcration dcW amante ; // quale 
ad amare fi nioua^pcrcioche egli comprenda fffer concilo a- 
tnato.bene, onde fi debba amare . la qualcofa vale fcmma- 
mente a riamare l'innamorato : il quale dallo amore , che 
egli ne porta, chiaramente veggi amo fare yiima di noi, ó* 
riputarne da molto ; di quefto giudicio e mancante colui , 
che ama^cofiretto da ne cefi ita . Ma che direm noi quì^ Si" 
gnoriyfe non che queflo argomento ha luogo fin nelle bcfiie, 
le quali, alcuna off et t ione portando a loro padront^percio- 
che efii veggono ciò da qualche nottua , o quafi giudicio i 
^rocedere^che^quel cane,qufllo vccello^}) quelcanallo ha^ 
auto habbia,onde effo loro porti beniuolenza , ne fono per- 
CIO ricambiati di amore '■> intendendo affai bene ^i padroni^ 
fé effcrCìdu quelle beflie^amati, perche effe comprendono di 
ficeutre^ da quelli^ di molti bem . & chela cofa fica così^ 

iV n iome 



2^8 PARTE 

come io dico^da quefto cmofcer fi puo^che^s' e^lì auiene^che 
beftie^da notinoti conofaute.ne punto nofiralt, ne moHnno 
amor e ^ (^ne facctn careT^e^ ejuefia dimoftratione verrà 
da noi^curata pdco^ejjendo affai mantfe/io,che effe^non gtk 
da alcuno proponimento tirate^ma a cafo^ (ir per errore ^cto 
fanno . Diede a gli agnoli dunque Dio tanta parte di he^ 
xi ; (^ volle 5 che m loro l'occUo della ragione alluminato 
fujfe di tale^^ di tanta chiaritale he ejs inquanto in lorofuf 
fé , conofcejfero quella fomma-, cjr marauighofa poJfanz>a^ 
bontà i^ fapientia della natura della diuina Maeftà , re». 
dendofì certi, folo Dio effere il loro bene ; ^,0'^ni altro he- 
net fuori di luhhauendc per nulla Jieti ardendo m chiaro , 
é" nobile fuoco di amor e^a lui fi accofiaJfero^Hudiandofi, 
quanto potejfero il più^giufia loro natura -^ di vna medefi-, 
ma cofa dm e nt are con ejfo lui . Sauio , cf vtile confi^^lio 
siato fartbbe^ che gC agnoli Sìudiati fi fuffero di tener ffb 
la mente ^fenz,a mai batter d'occhio^al primo incommuta- 
btl bene, infido ^che haueffcro conceputo tante fiamme di ar^ 
dore^ che ^congiunti a Dio, con inft par abile compagnia , ne 
potendone per alcun accidente^mai^iffere più diuelti , lieti 
godefifero del dono fingolare de la fimpiterna felicità . «?</, 
di loro gran parte iche fauiament e vfare doueuano ti feri' 
no loro , ^ ,poftofiDio dauanti a gli occhi vna volta , non 
partirlo da fé più mai^male accorti, da luti infemedefimi^ 
gl'occhi torcendocela eccellenza della propia natura mi. 
randoy di fé Sìefit diuenuti ama dori , arfero > con cofi vi uà 
famma^ che^pofiergata la ragione^ ^ folo aldefiderio del 
concupifcibile appetito andando dietrotm fero in oblianz,a 
tofi amente l'autor d'ogni bene^d^i tanti benefici^ da lui ri. 
ceuutt . ne ad incappare m taletdr tanta follia fu loro vfa. 
ta alcuna fior z>a da Dto j (la qual cofa in muna gufa ,pu0 



PRIMA. 2^9 

mlUhenigm^ima natura di lui cadere) dal quale ej?i^ co- 
me lo'ntelletto^cofi hauuto haueuano anchora la volontà » 
dr quella libera . perctoche^fe sforzata, qual mento nepO' 
teua loro fèi^u ire ì ne propriamente volontà, nella creatU' 
ra, quella fi farebbe potuta chtamare^che , dalla fua crea- 
ttone, perpetuamente tn que/lacofayodin quella . quafi con 
faldt chiout^fijfa fiata fi fa/fe : (ì;- farebbe ,ftnz,a alcun 
fallo. mancata di merito^ (^ della fua perfettione . oltre 4 
cib-ichi hauribbe potuto mai credere, la loro volontà non ef 
fere Hata di fruì le condì tione^ (y- non nella elettione effc" 
re Rato di let di torre qual più ptacciuto le f^ffe, o beney 9 
male, fé la efperienz>a no lo haueffe mojìrato \feco eleggen^ 
do quc(ìi^con piena libertà d'arbitrio , anzi il bene , che U 
male, <jr quelli il contrario . Appreffoyfe ol' agnoli tutti ^ 
(quello che Dio poteua fare ) fermati fi fuffero nella giU" 
filila, c^ nella charità^ con fermo proponimento della vo- 
lontà loro ^ fi farebbe iflimatOy tanta parte di gratta efferfi 
toro fatta^che da quella cadere, in niuna maniera Jjaueffer 
potuto \ fènzache^fconueneuole'^a (i pareuayche fuffe-» 
gl'agnoli buoni^quegli vffci douer effer citare » che propi ef 
frdoueano de gli (pinti maluagt . eie fono faticar' i buoni» 
Acciochcyt loro anim' cofi faticati qui ^ fieno recati a con- 
forto nell'altra vita,<y'per affiggere t rei.pucf ancho ag- 
gtugnere alle cofe dettetche egli fi pare ^alla per fettion del» 
l'vniuerfo^conucneuoleyanztnecefiario hauerui delle crea- 
ture grandemente buone , ò' de le creature molto ree y & 
di quelle^ le quali nel mezT^ ritenendofiy a parte buona , * 
W al uà gì a potejfero trapalare . l'agnolo dunque , conci ofitt 
cofayche fenz,a corpo creato ffe-,da ninna cofa^daldifuo\ 
ri ^poteua efìer foipmto a fciegliere il bene ^ od limale : 
quefio potendo la fola fua volontà, la onde egli niuno altro 

N n 2 peccato 



2P0 PARTE 

teccato patena fare non ma quello ^che fece . aofìt il gran" 
de ec ceffo della ingrattwdtne cantra Dio > ér donatore di 
cgni fuo bene ; indotto a ciò da dtfordmato appetito della 
propia gloria , dalla quale ^come da pefiiferofme, à ogni 
bora più verde germoglia la radice della fua fuperhta • 
trafandarono dunque parecchi de gliaqnoltynon foftenen' 
do di hauere alcun Signore j anz>i bramando (fi di bau ere 
a chi commandare . dalle co fé narrate ^eqji è non punto ma^ 
lageuole a vedere quanta la coloro fcioccheT^afa^de qua- 
li fu par ere^che gl'agnoli peccanti^ maluagi fieno per na- 
tura . la qualcoft.per alcun patto ejfer nonpm : per ci oc he 
l'atto , il quale alia cofa conuienfì j nel fuo primo infante , 
dal fuo autore naturalmente attribuito le viene , come il 
mouimento al chino della pietra^ in lei dal fuo generante: 
^ ^al generale^i mouimenti delle co fé graui, ^ leggiere Je 
quali ^coTì effo la natura cominciano aella cofa ^procedono 
Jenz.a dubbio dal generante . hora, egli fa di bi fogno , che 
Dio fa de l'agnolo autore \producendofi per la fola crea* 
itone . ne piìo^a niun partito^Dio efere cagion di peccato , 
come è manfeflo . et conuerrà dunque di necef^ità dire , 
ehe gl'agnoli f afferò,, dalla propia volontà sportati a pec- 
care : quafinaue, che, da forte vento fojpinta , corre , co» 
ahbadonate vele^ a faccarfi tra duri fogli . Hora^fi cO' 
me lagiuftitia vuole ^ che le operationi dirute ^^ buone fie- 
tìo guiderdonate ; cofile oblique, (jr fconcie rtcemno gafti- 
gamento , agli agnoli, li quali, a Dio fottomett€ndof\daU 
ìinfnito fapere di lui fi lafciarono reggere ^c^ guidare^ fa 
donata fomma felicità ; (^ t maluagi colmatifurono di mi- 
ferie 5 CT* pieni al fommo d affanni . may non fu egli advn 
giogo jfe bene in vn tempo , l'altererà domita di que' ri- 
haldi :^ercìoch€iA coloro^ li quali furono di maggior pregia 

fi" 



PRIMA/ 29t 

fi A gl'aUrttfu dato di menare la loro vita ajpra , e* acer* 
ha, con ieigi più graui^accto che^qvanto maggiore^ fu U lo* 
ro bene,to^ato^érlo ejfaltamento , altrettanto fieno pieni 
dt confafione^ à'ofcurt errori, ^ di fior no ; (^^fpogltatt d% 
tutti (jue beni ^cbe, per ifpettal or atta, & benignità del loro 
creatore Jjdueuano riceuuti ^fiapefifiro di efiicrglt perpetua- 
mente in ira . Hora^ caduti quefit empi del regno celeflia- 
le^ ér d'oz_ni (peranza di p:u poterlo ricuperare , maraui- 
gliofia cofa è a dire quanto odio , é" come crudo , & acerbo 
(Ontra gli huomini concepefiero ; // quali efii haueuano ptr 
certifimo colà su douere efiere fhbltmatt^d'onde eglino ha- 
ueuano mi fir amente (e Hefii precipitato . per la quat co* 
fa, datifiin fiu i penficri^ come nuocer potejftro alt huomo » 
hanno fatto ^ ò" fanno più chemaijjor caualliy& horna* 
ui per dijperdere di lui ogni bene, é' porlo a perpetua dan- 
natione -il quale nocimento efii tentano maggiormente di 
Apparecchiare a coloro , // quali (fi veggono efiere a Dio 
congionti con più faldo nodo di amore : indotti a ciofiare» 
parte per la inuidia^ch'efi hanno aWhuomo.ma-^molto piUy 
perche ^fofifiati da rahhiofo /finto d'odio menale centra 
Dio , non pure abhorrono lui.ma^in fino di /petto le coje tut- 
te da lui create . Hora , nel cader dal cieto^ che fecero gli 
fpiriti maladctti , parte di loro fi rtmafe nell'aria, par te ne 
l' acque ,ér molti nel profondo della terra furon cacciati ^ 
della quale caduta Sofocó' Cuanfiam nobili fi imi poeti, ^ 
degni di ogni lode sfecero mentionc : affermando tjfiere sta- 
ta gittata dalCielo,quaggiù in terra, ^taycioè Dunno dea» 
cerche fttofpra volgefife il regno de' beati . la quale, per le 
terre Jpatiandofi y di folle citar e gli huomini ai maie no» 
fina giamai , Egli e tlvero^cbe^ne libri di Ochieutei ^tl 
quale tanto altamente finfifcy come sa il mondo^piu chiaro 

quC' 



ip2 PARTE 

ifuef^o fasto ftmofira : dicendoft^che il cielo dalla fua cor- 
te fcacc/o gli (piriti non punto puri: a quali nwna co fa è 
ptìt a cuor e ^ che di feco trarre in profondo gli huomini tut' 
ti ♦ a^gtuniendojche vi haueua vn certo demonto Egittio , 
chiamato TifonCytl quale infeflaua t mari^^ le terre ^fen^ 
Zia mai dar fi pò fa . à* p^tt dice , che vn demonio ferpente 
nom'nato ofìogene^ fece al mondo tanti mali , che la loro 
grande z,'^i perche intentiuamente huom vi confìderajfe , 
non potrebbe (ffcre, per alcuna eJl/mtt$one^ compre fa . ne, 
della caduta di q^efii agnoli rei»hà,che io mi creda, de gli 
antichi fui ^cominciando da' primi che furon mai, alcuno^ 
il quale dubitatione hatiuto hab^na.chella^ quale io la rac» 
conto-, flit a non fa . egli e il vero , che non e picciolo il nu- 
mero di coloro^checib hanno pvr fauola poetica , ordita da 
huomtni,come eft credono, fioperati^^ d' affai poco . ma,^ 
fermamente ^chi cofi crede ^ ha gran torto ; (^ fimantfefta 
per huom di volgo^di niun giudicio^^ per maligno .^ cerne 
colui che a male Ji rechi ^che ilverofifappia ,fenz>a che ef 
fi non fi aueggono lefauole non trarre l'origine loro altron- 
de ^che dalla verità della co fa fatta ; ne altro ejfere delle 
fauole poetiche il fondamento ^t he la verità . Hora^quan- 
to farebbe colui fuori del diritto fentiero^tl quale ejìtmaffe 
douerfi credere alcuna cofa ejfere fauolofa^perch'eglt 'veg- 
ga la fauola ejfcrle molto Jìmile ; quafja verità ^Lugia do- 
ueffe effere riputata ; perche la bugia corra fouente alU 
*vifìa folto fembianz^a di verità . hora^ non vediam noi co- 
loro Ji quali fingono alcuna cofa^siudiar, quanto poffono il 
pm^di aui e mar fi alla venta "t Se aUuno aduvjque haurà » 
in e arte ^ritr attorie virtù di valore f huomo^quale Fsàofu 
nella China, direm noi, le cofe^ da colui glornfamente ope- 
rate^ ejf ere fatto lofe, peri, he fi m oJìrtnofìmigUeuoli alle fe- 
ttoni^ 



P R r M A. 2ir3 

thnhper rwcomf arabile valore delP operante ì Senz.a che 
W per bocca di molti, eh e ilveroperjittione non crefce^ ne 
fcema . ciò dico per quello, che, intorno a quefla caduta d^ 
gli jp triti maluagi y haufjje alcuno perauentura , fauoleg- 
giandotdetto . Oltre a ciò , non hanno tutti t più fctenttatt 
huomtni credutole he a ciafunohuotno due aonoli fieno at* 
tribuitij'vnode'qualtebuonoj'altroemalnagio^ ti reo ^ 
quanto puG^nuoce . dal cui nocimento il buono , gtufla fuà 
poffa, difende . non vi ha Città, doue di queftì fpintt alcu* 
na cofa non fi fenta.ifpctialmente di quella maniera , che 
la minuta gente chiama folletti . quanti da loro futi fon ù 
infeflati, quanti rnal conci >& mal menati, in guifa^che,per 
le loro continue noie, ^ intolerabilt tnff amenti, molte ca* 
fé fono rimafe 'vote de loro habitat ori . a me difptace an' 
darmi tanto tra tanti argomenti rauolgendoyper cofa prò- 
uar tanto chiara, quanto io (ftimo^che fia laprefnte , On- 
de , fonami grandemente marauigltato pili volte , come fi 
troui alcuno ^L he venga in dubbio di quello. Se già cefi ut 
di tal ingegno non fu ffe^che a qualunque cofa toglnjfefede^ 
la quale per fé medcfmo egli veduta , o fintila non hauef 
fi . Ma IO volentieri faprei da cefi oro , // quali cefi (fi ina- 
t amente negano non vi hauere finito alcuno ',per virtù di 
chi le Hatue fauelltno ; dando rfpofie ^fitcondo le vane hi- 
fogne dt quelli, li quali a loro hanno rie or fi ? CT <^hi fieno 
coloro^ che, non pur di notte , ma dt giorno , quando egli e 
mai piif chiaro, parlino^ commandino^ vietino^ moUfimo^ 
fpauentino^ é^ percuotino chiunque ad e ft fit amene :)> fio, 
egli nella città, o pure ne* campi ? ò" come ejferpcffa , t he 
njnofauelli in linguaggi Urani eri, 0- da lui mai non finti' 
ti ì fit come egli mi ricorda di hauere vdito a miei dì mille 
volte , df non ha guance he a me fu condotta, vna fanciulU 



Mf4 PARTE 

guardiane di pecore^ ttata^ & crefcìuta'tn queflt pae/t \ U 
quale parlaua Chinefe ^ artarefco^é* PerJìano,che profe» 
ritta cofi bene^ ér cofi prontamente parlaua , (jr con tanta. 
propietà di ciafcheduna di quelle lingue ; non fi fcofiand$ 
vn largo di vnghta,da gli Idtotifmi delle fauelky eh era V'- 
ito Hupore advdire.dr a quanti erano a quel fatto prefenti^ 
(che qutui fono molti ^ li quali vi fi trouarono ) pareua di 
vedere anz,i vn fogno ^che fatto vero . Ma vdite cofa pie» 
tia dimarauiglia a chiunque prefo non ha dtfimiglianttco* 
fé efieri enza . che la gioue netta di là a non molti giorni ^ in 
buon f mio riuenuta, delle preterite cofe^ quantunque mol' 
to la memoria ne rtcer caffè ^ ramentare non fi poteua , ne 
alcuna parola ^di quefle lingue proferire . Et a chi volef- 
fe dire ^che^a quella fanciulla^ alcuno humor malinconico ^ 
hauejfe occupato ilceruello , potrehbefi rifpondere» ciò effer 
^ettofenz,a ragione '.perciochefi come potreblefiper auen- 
tura concedere y che vno intelletto ^da vna cotale infermità 
cffefo^ vna^ o due parole non conofciute diceffe^ così.non fa- 
rà verotche alcuno, poco)) afiai, ch'egli fi apre/o, da malm- 
conia bene ^ordinatamente iCon leggiadria ^Ó' con eloquen- 
z>a»alcun linguaggio , da lui non faputo prima ,fauelii ; a* 
in quello begli ^ ^ dotti verfico?nponga ciò da maggior for- 
za procede, che da quella del furore dell'animo humano • 
€gli e fenza alcun dubbio il demonio : il quale , vfando gli 
ilrumenti corporali dello fifiritato, fi an de fi largo fiume di 
eloquenz,a , parlando linguaggi di mille regioni, Hora con" 
tato VI lio^che^in cadendo de gl'agnoli neri, parte neW ariti 
rimafe : li quali , permettendolo Dio Jj anno virtù dimuO' 
nere , & terf,pcfiar l'aere , c^ chiudere di ofcurt nuuob il 
cielo . da' quali efii^qualhora vien loro concefio fanno fen- 
dere acqua pefiiUntiofa , con grandine grof/a^con venti» 

cm 



PRIMA. 2ps 

con tuoni i^ con lampi innumer ubili, c^ grandinimi', onde 
fje fieguono a mortalf i per le loro iniquità ^Jpcjst , ^ grata 
danni. Per la qual co fa egli non dee alcuna dubitai ion 
cadere nell'animo di huomo intendente 3 che il preterito 
temporale operattone fiata nonjìa di demoni ; a ciò indotti 
da quegh hnomini fcelerati : a quali graue pena 'vera- 
mente fu data^ ma di folio a loro menti ajfai . (^ che ciò 
fiali veranda quefto raccoglier ft ptib ; eh e ^fi come h abbia- 
mo jCOn gli occhi proptt'vedutOinel ferifsimo^&tempcjlofo 
tempo paJfatOypiouue carne, fanguejana Jatte.piombo^pie- 
tre cotte, (jr ferro . La cagione delle quali cofe alle Belle in 
ntuna gufa ajfegnare non p può : tutto che alcuni fiocca- 
mente s'ingegnino di perfiadere il contrario \ncn potendo 
tfi ciòjcon alcuna ragione, che h abbia apparenza .fofiene- 
re , Stimeremo ancho non meno vana la coloro fentenzut > 
'4* quali piacque di dire , che^ la pioua di fimiglunti cofe , 
'dalla forza proceda del Sole ; il quale a fé h tira ', ma, ben 
diremo , non meno , che buona^ejfer e quella opinione ^(^ fé n. 
'za fallo più alla verità conforme , che tiene , quefti effetti 
ejfere fuor di natura : dimojlratici per dtuina dijpojìtione: 
onero da alcuna operatione procedere , di demoni ', perciò- 
che,ne la natura fojiiene, che piouino cofe di tal ragione ; 
quali fono le nominate di fopra sformerà , )> trarrà a fé il 
Sole, in gi4ifa.^ che cafhino in pioggia, c^ quantunque ad 
alcuni fa paruto diufo di veder piouer rane , la co/a pero 
autene altrimenti, che l'auifo ncn e di chi mira * per e toc he, 
Tìun calono le rane da cielo ; mapercotendo le gocciole del- 
la pioggia ^grandi ^& groffèja terra ^ allora quando 11 cal- 
do è più grande, formanfi m vno momento di tempo . La 
on deschi finamente ama di fauellare intorno a qucfiofog- 
getto ^ non altro ^fc io non fono errato^ dire potrà, fé no» 

fO' 



ape PARTE 

foUmente dallo humor piouofo^é' dal caler della terra^aC' 
concio alla generatione^con alcuna ^ar te di terra grajja, 
generarcene i ranocchi\nella guìfa^chenoi veggtamoitopi^ 
^ fimiq^lianti animaletti ^dalla corruttione producerfideU 
le cofe , Hora^ ac cieche voi fapj>iate^ quanta la firz,a fia 
de* demoni neW operar e ^e gli mtgioua , dilatando alquanto 
il mio dire, dt farloui mar/tftfto . vnde non fé forfè mala- 
geuole nellauenire il credere > che , non pure il tempejlofo 
paffuto tempo, per cperattonede gh fhtrtii maluagi^da huO' 
mini federati proceduto fi a, ma che. da cctalradice^nafchi- 
no tutto di frutti di f migli ante ^ ^^ di molto più maluagio 
fapore , Non epe? ì> n*ta inte-z^ione di dre^che inforz^afa 
de i demoni di far miracoli ; conciofia ccfa che afolo Dio 
quefto ficonuenga . ma^ io intendo ben di prouare , ch'efi 
fanno marauiglieje quali hanno faccia di miracoli pìngui' 
falche a chiunque in fmigltanti cofe efperto non e , dt leg" 
gieripojfono parer tali .perciochejl far parlare i cani^ ó* 
le Hatue^c fenz^a fallo marauiglia maggiore^ che tifare^ 
che vno mutolo fauelli,non fi pare.chefìa . ér nondimeno 
fh- quefto^dr quello,non vna "jolta^ma molte ^efi fatto han 
no . in balia dunque ha il demonio di fare virtù . hot a, che 
i demoni fatto h abbiano le Batue^é' i cani parlare yoltre a 
(^uello^che fenelegge apprejfode gli fcrit tori più veraci, 
gli detti de' quali io faprei affai bene prò ducer e in me\zo, 
fé io non efttmaft.quefto douere e (fere di fouerchio^poffono^ 
C^ deltvno cafone' dell' altro^moltiji quali videro le di fi' 
jfrada me nominate marauiglie,ó' chequiui horafonopre- 
fé nt lodare non punto f alfa teftimonianza. ne mancano 
buomini difommafede» li quali ofano affermar e » che ^per 
Vipera di demoni , alcuni morti fieno rifufcitati . à quali io 
no» do,ne taglio fede vperche vn cotal fatto non h)) io ve- 

Àuto 



PRIMA. -2P7 

duto gtAfnat» ma concedendo noi» che queflo auenuto fi^» 
fi dirò col diuino fattore iCio ejjerfi recato adeJ[€tto\non per 
*valor del demonio ; non ejfc/ido egli da tanto . )fpur chi'ejfo 
facejje altrui trauedere . conciopa cofa^che^Diopermetten- 
teyc' poJfat& fippiafare^chechichefiafihabbia le traueg- 
gole^éf falfamente difcerna; quello parendogli ej/erviuo» 
éf muouerfi , che pur manca di vita , & di muouimento . 
Hora, perche la dtfjìnttion delle cofe e di marauigltofa vir- 
tù per far conofcere altrui Ja loro natura\inten dolche dif- 
finiamo ciò , che miracolo fi a . É dunque miracolo ^nient e 
altrove he vnacofa difficile ^inufitata^eccedente ogni virtù, 
ér ogni potentia naturale y forte sì ^ che vince d' afiai quan- 
to huom cr edere y(^ afpettar ne potejfe. dr è vna chiara te- 
ftimonianza del potere, ^ della verità di Dio , (jr chiamafi 
miracolo, non per comparatione a Dio ypercioche quantun- 
que granfiano e nulla alla gran virtù dell'eterno Maefiro\ 
ma per rifpetto alpotere della naturatila quale eglifopra^ 
fià. e di tanto il miracolo e riputato maggiore ^di quanto e- 
gli le (perai ioni , & le fiorze ficuerchia della natura • La 
quale fa eoli fa m tre modi : primieramente^ quanto alld 
Jofiahz,a del fitto ; come fiat ibbe à dire, che due corpi fieno 
infieme ; o che il S rie torni in dietro \ ouero che ti corpo hU' 
mano dotata venga dtila gloria celifiialc ^ Laqual cofit 
non potrà f ire la natura gtamai.^ quefic operefienzafiaU 
lontra ' miracoUytcr.oono il campo . Apprefiò ^fecondamen- 
te che alcuna cofa ti potere della natura trapajfa, non qua- 
to à quello, ti quale vien fatto ^ma quanto à quello ^in che fi 
f ascosi e dimofiramento di maggior poffare ome è l'operare, 
che alcuno da morte a vita rifiurqa ; c^ che vn cieco venga 
illumtnato'i ^ fimtlt cofie , Perctoche , quantunque egli fi 
conccda,chela natura pofia altrui la vita donare > sì nom 

2 potrà 



2p^ PARTE 

totra ella, inmunagutfa darla advn morto . é'pojlo^ch* él- 
la conceder poffa il vedere^ non haurà per tutta lafuA 
ppjfanza ^vigore ella peri difofpingere gli occhi , da erti- 
dell ohumhrationi ojfufcati^ in chiara luce . 'ultimamente 
ha vantaggio della natura il miracolo , nel modo , c^ nel' 
l'ordine dell'operare . come qua*? do veggiamo alcuno ^per 
dtuìnavirtu^d'vna fiera fehre^o d'altri graui malori fu- 
bitamente guarire ],fenz,a fatica di medico , ne che medi' 
dna alcuna glifi dea ; é* f€nz.a alcun proctffo di tempo • 
da* qualt npari alleggtamento.^per effeme rileuata^ la na» 
tura rtchtede^cjualhora auieneyche la infermità fòrte fia, 
dr radicata . ouero quando l'aere conderfato fi conufrte 
in pioggia ; cefiando tutte le naturali ragioni , & a queBi 
P infimo luozo ^ tra miracoli viene affegnato . Hora , che 
habbiam veduto quelloyche miracolo fia^ veggiamo y fé cpfi 
egli vi piace ^ fé gl'agnoli pofilìno far miracoli ^ é^ in qual 
guifa : cioè fé veri , o fé apparenti. (^ Htmerebbefi nella 
prima vtfla^ che l'agnolo pot effe far miracoli , percioche", 
e' non vi ha dubbio ^che la virtù fuperiore no fi e punto fig* 
getta all'ordine della cagion inferiore : ma^ la natura cor- 
por ale è men nobile^ (^ men gagliarda , che l'agnolo non è i 
l'agnolo adunque opererà con tanta efficacia , che adejfe-, 
cutione manderà qualunque co fa egli haurà più in defio'y 
fenza punto refiringerfi fotta le leggi della natura:ne obli- 
gaffi a feruar lordine de' naturali agenti . la qual cofa , 
chi fa^ che miracoli faccia diremo . oltre à cto , la natura, 
corporale vbidtfie a gli agnoli ad vn fol c^enno : percioche^ 
la virtù di lui e maggiore ^ che quella dell anima non e : U 
quale ^al fu concetto^ ha la materia corporale fatto la fu a 
obedienz>a , potendo noi per efi?erienza vedereyilcorpo hu- 
tnano mutarfi^per lo concetto della anima , dal caldo , al 

fred^ 



P R I M A.^ 2y!) 

fieddOi éf anchoTA talvolta infitìo alla fanìt^ì & alla W' 
fermità. Di tanto adtwque farà ftu preftifìma ad 'vt" 
l/tdire all'agnolo la corporale materia , per modo> che tra- 
mutata ne venga yfemprc ) che a lui dm o fare venga in 
talento . il quale, come virtù df più eccellenza ^ttittn fjuel- 
lo dee poter fare ^ che può la mtncr virtù ; che e la corpo- 
rale materia^ veggendo nei in balta cffcr del corpo di traf. 
mutar la materia corporale in aUuna furma ,come veg- 
gi amo auentre allora^quar^do ti fuoco genera il fuo':o . chi 
dunque non dtrà tanto più aoeuole douereffere all'agnolo^ 
la cui virtù e miraùtU,cht\per opcratione di lutt la corpo- 
ra'e materia cambiata fia , vtjìcrjdofi di alcuna ferma ? 
in aiuto delle ragion: allagate di fpra,fi piìo anch-j dire , 
che tutta la natura corporale dagli agnoli gouernata fa • 
la onde ajfai aperto fi fa ^i corpi ^pcr r tip etto a gli agnoli, 
tJfereflrumLnti^la cui propietà e di mucuere qualùque cofa 
€ acconcia ad ejfcr mujfa . Hora ti valore del principale 
operante producerà alcuno effetto , il quale in ntuna ma- 
niera dallo si rumente producere fi potrà . (^ ciò è quello, 
il quale nello effetto è più principale , come^per cagion di 
effempìOydalla virtù nafe del caler naturale , si rumenta 
della anima nutrittua,che ti cibo rimanga digefto ; macche 
appreffo fé ne generi la carne viua, non dallo ìirumento , 
ma dalla ifieffa anima fer,z.a dubbio derma . // ni<dffimo 
farfi del legno vegliamo : percicthe.fi ci?ne il tagìiurlo è 
del ferro operatione ; cofi ti conducerlo a prender forma 
di tauola^di caffa^o di lettiera, vjUcio e dtllo artefice : non 
potendo alzarfi tanto la forza delio frumento . La forma 
dunque foftanttale , a cut /idee attribuir' ti luogo primi e " 
ro tra tutti gli effetti corporali , dall'angelico vai re pro- 
cederà^ é' non da altro agente , per da me Ito che e' fi fia : 

non 



ja0 PARTE 

aan haaendo egli il da che ,per mandar co fa di tanto pe fi 
Ad effetto , La ondexonchindendo pare , che dobbiam du 
reja forma ^fecondo ti commandamento , il quale dall' 4" 
gnolo fatto vienceffcre prefa dalla materia , lo die e uà j 
che nel primo afpetto egli mofira^ che fcntentiar fi debba , 
effere m mano dell'agnolo il far miracoli ,pur nondimeno 
quejìa fentenz^a dee effere a niente recata ; come quella , 
che li are tn ninna gutfa non poffa : non contenendo in fé 
alcuna ragione ^ fé non colorata . La onde^ la contraria O' 
pinion feguttandotcome più verajaffermeremo^ all'agnolo 
niuna autorità effere conceduta di far miracoli : toccando 
quefio a Dio foUmente : del quale la natura evna certa, 
legge ^fl abile, ^ ferma ; ^ che non f ente mutamento ve^ 
r uno, forma di tutte le cofe contenenti .principio di muoui^ 
mento ^m quanto tali , Per cloche Ja materia non può effe^ 
re detta natura :fe per forte non la confiderafftmo » come 
acconcia a rie cuor e la forma >^ cofila generatone ,& il 
muouimento. Mora la natura e fiotto lafihlafìgnoria dt Dioi 
ne ha dafiar nulla con l' agnolo:»} ha da effere fignoreggia- 
ta da lui, che ne po/fia dijporre afiua voglia . cr pofto che fi 
dica la corporali; materia tffere all'agnolo ubbidiente .fi 
intenderemo noi, che ciò fia^quanto ai muouimento del luO' 
go , non qnanto alla tra^mutation formale, ne fa forza , 
the la virtù dt più alto grado , a quella di più baffo fipra^ 
fila ',perJje,concedcndvfi quello effere vero, che detto vie* 
ne ^c lue lo'ntelUtto comprendere più perfettamente le co^ 
fefinfibitycJje il fienfo non fa \ & l'agnolo-, per via più ec- 
cellente modoy trasmutar la co-porale materia ^che gl'ope- 
ranti corporali non fiannOi dico, che quefia fientcnza mten^ 
derfidee delmuouimeto.corìciofia cofia^che l'agnolo muoua 
i corporali operanttfcome più nobile^ é' p^^ aita cagione» 

ch'efii 



P R I M A.V j^i 

cVefi non fino ; ma non ^er tanto pur farà vero , lama^ 
feria corporale liarfene in libertà dt non ricevere dall' a^ 
gnolo alcuno formale trasmutamento . Che l'anima noftra 
poi laforz,a habbta, che detto fiì^di ciò non dee alcuno ma- 
raaigliarjì niente , ti quale comprendaci ejfere al corpo 
congiunta, come forma, Laqualcofa dell'agnolo nonauie^ 
»f 5 come è manifejlo . Ne alla contraria fentenza fa pr& 
veruno , che la natura deWaq^nolo forte lo faceta fopra le 
naturali co fé ; nel producere tn cfutlle alctmt cffctii\(}r che 
il potere de corporali operanti la tjon jt ^enda^percioche^ 
non e quejìa vna vbidtenz,a, la quale al cenno dell agnolo 
renda la materia . Se oja non volefimo dire, che al cuoco 
la materia à cen>ìi , vb^dfca \ perche egli , con arttfì:iofa 
maniera y alcuna viuanda apprtfticon lo aiuto del fuoco % 
la quale ejfo^per f medefirno^non farebbe tn niuna gutfk 
giamai , conciofiacofa^che ti producere la materia alt at- 
io della forma Jofl anttale , non fouercht il vigor e del corpo» 
rale operante .perctoche , ogni fimile è acconcio per gene» 
rare cofa afe fimigliante , Ma fé not crederemo , che la 
natura corporale dtjpofta fa ad effer mojfa dalla natura 
fpirttale^é^ dall' agnolo j quanto almuouimento dellogo^ la 
noftra credenza raffermata verrà dalla verità . conctofia 
eofa,che,fcome vogliono ifaui huomtni.la diuina fipten-» 
za congiunteti quafi concatena i fini delle co fé primiere y 
co principij delle feconde ^in gufa , che egli ci fi fa mani- 
feftoja natura di piti baffo grado^nellafua fommità, effer 
tocca dalla più alta natura . La corporale natura duntj ue^ 
nelfommo fuo tocca viene dalla fptritualc . ne può quefto 
toccamente efere in altra gutfa,che fecondo ti muouimen- 
to dt luogo . h ora, fra tutti t muouimenti corporali, ì fen* 
TLa fallo ptu perfetto il muouimsmo del luogo : & cccouene 

la 



B9È P ARTE 

la ragione in pronto . Qualunque cofa può ejfere mojja da 
luogo a luogo , non è in potenz,a ad alcuno intrinfeco ; in- 
quanto egli è tale : ma ,folam€nte ad alcuno ejlrinfeco ; 
ctoe al luogo , dr perciò la natura corporale è atta ad ejfer 
moJJa dalla natura fptrituale ^fenz,a mezJ\ano alcuno ^fe- 
condo il luogo . Per la qual cofa efiimarono i piìt inten- 
denti 3 /■ più alti corpi ejftre mofi da luogo a luogo dalle fo- 
ftanz.e (ptrituali, or quindi amene ^ fi come noi pofìamo 
'vedere , che l anima prima , é* principalmente il corpo 
muoue conmuouimento dt luogo. Torno dunque a dire , 
che ^perche l agnolo , ))fÌ4 demonio , h abbi a marauigliofa 
virtù neli' operar e, non fi dee peri) concedere in alcun mo- 
do 3 ch'egli miracoli pojf a fare , Conciofta cofa^che il mi- 
racolo non pur ecceda l'ordine della natura particolare ^ 
ma , etiandio di tutta la natura creata, anzi , r (operare 
fuori dell'ordine della natura particolare , gran fatto non 
e ,fe voi non volefleper auentura dire , che miracolo f of- 
fe ti gittar e ad alto vna pietra ^perche ciò fuori dell'ordi- 
ne fia della natura della pietra . Ma filo iddio operar può 
rompendo ogni legge di natur/;. L'agnolo , o alira creatu- 
ra > qualunque cofa e' fi faccia , per pr opta virtù sfotto l 
legg' r fi ngfiffi della natura creala . & cofi miracolo ^ppel-^ 
lare non fi potrà . Egli è il vero^mamffia ccfaefi^re , ti 
demonio ^come acutifrmo^ér. per lunga efierienza di pro- 
fondo fapere, molte c(Je menar ad efiècuttone (fi cerne di 
fpra ho e oratalo) per U quali l'hucmoM quale appi lui e di 
baffo intelletto, ignorandole, fi empie di molta marauiglia, 
come a vedere^ che njno effetto fubit amente prodotto fia y 
il quale aouendcfi da inhucmo produrr e > b fogno haur eb- 
be ài lungo tempo . come ^ per cagione dt efifempio^ che vno 
gratamente malato^ tncontanente acquifii la fanità^ 

onero 



PRIMA. ^os 

Wtro U vìfia rìcoueri in vn momento , che pt4r dta;7zi ti 
"vedere haueuà appannato d'alcuna nebbia , o altro cotale 
accidente . le quali opcrattoni il demonio piib agevolmente 
fare , come coluiy che gran fegretario e della natura \ nel 
grembo della quale i più ripojiifemi ejfo à temùo trarre sa 
fuori 5 é' quelli porre ne' luoghi , // quali ne han?30 bifogno. 
ciò non da alcun potere nafcendo di Im » ma , dalla virtù 
della medicina , data allo'nfermo in tempo . Ma che ^fa- 
te ragione , che vn huomo eccellente farebbe di quefìe ma- 
rautglie quando che fujfe . Et ho io de ' miei di ^ da quan- 
' to cheto mi fa , fatto diqueflepruoue : non vna , ma mol- 
te » é^ molte volte . c^ s^o che ragiono alla prefenz,a dita- 
li , che per hauere efsi ciò , che racconto , JpcjTi veduto , 
fanno , ci/ io dico la verità .fenza che vna ccfa ypcr vn' al- 
tra non mi verrebbe detta per tutto l'oro del mondo , Ma» 
chevo io dicendo ? chi , di noi , veduto non ha di quejlt 
ciurmatori , )) ceretaniy che ce gli vogliam nominare yk 
far cofe t al parere di ogni huomo ^ che levedeua, impof^ 
fbili a farf fenz^a aiuto de i demoni ? pur nondimeno fp- 
piamo f migliami oper alieni da mucuimcnto dtmar.o velo 
cifsimo dermarc j acqui/lato , con lungo cjferciiio , da per- 
fona di fot t ih aue dimenìi fornita : Onde alla vijla hucm , 
di tal" arte ^ non punto efperto , direbbe y ch'cfsi ^pan e man- 
giando 3 farina fputajfero fecchifsima . ò" qu di' altro , be^ 
nendo vino, farebbe giudicato da chiunque lo vedijp^che 
per la fronte yO per la gola lo rigitajfe » Altri mofirano 
altre fi di f angue verfjr dal petto , od oglio , od altro li- 
^tiore . Inghiottono anchora , non fenza marauiglia , ^ 
fpauento de veditori , acuti fsimi coltelli, d carboni accef, 
in grand fsima quantità ; vomitando aghi, chioui 3 dana - 
ri y parecchie braccia di naflro ^ & frutti di ogni ragione • 

P p Bt egli 



SÓ4 PARTE 

Et egli mi ricorda di hauer veduto , /ùllà piazza di Cam- 
balu 3 vno di qaefli gtuocatori a tagliar il capo advn fan- 
ciullo » ch'egli haueua con e£o fé co ; & à porre il bufio in 
'uno Jptedo ; & > arrofi itolo , mangiarfene le natiche , ó* 
parte delle cofcie : quindi y riempiuto il vano de' luoghi^ 
d'onde egli haueua la carne leuata via , di certa fua pa* 
fi a di color pmtgliante alla carne -; ^ tirataui fopra vna 
fottihfstma carta , raffemhrante la pelle del corpo h uma- 
no > dato di piglio à certo fuo oglio ; vì^fe con molta diligen- 
za , tutte le parti ofjefe nel corpo del fanciullo . quindi pre- 
fa latefta col me defimo oglto la vnfe per dt fotta ^ vngendo 
ti bufio altrefi : d^ mejfoui fopra ti capo , in poco fi ante , /'/ 
fanciullo fu rtuocato alla vita : con tanto fiupore de" cir- 
confianti , che furono cofiretti perciò ad alzarne gran- 
difstme grida . Oltre a cto fanno quefli ciurmatori , nel 
cuore de l ver no , ò" fìtto cielo non punto caldo ^ apparire 
belltfsimi giardini , pieni di verdi herbe , di fiori, ^ di 
fronzuti alberi : non altramente fatti ^ che fi di Maggio 
fufife . intorno al fare de' quali» dicefi ^ che alcuni di cofto- 
ro y non più perdono di tempo , che vn batter d'occhio . ò* 
verdi y dr belli , é' fioriti, loro darà il cuore di mantener- 
gli di mentre durerà l'afirezza della fi agione » Egli e il 
vero j che y al creder mio » non poche delle marautgUefat- 
tedacotefia generation d'huomini^ hanno ^ per loro aiu- 
tatori 3 gli (piriti fi elerati , ma egli mi ha la mention de' 
giardini nella mente ritornata vna htfioria , piena di am- 
miraiione : laquale io intendo di raccontarin ; bora che e' 
fi pare , che in concio venga de' nofiri ragionamenti \ pur 
che non vi dea molefiia il mio dire troppo più lungo y che io 
voluto non h aurei : ma breue , d^fìarfì al fogge tto , olir a 
modo m ^Imui egli fofiatofi alquanto ^quafi licenza atten- 

defcy 



PRIMA. ^as 

dejfe 5 fregato da tutù a fcguire ilta>ìto dilette t40 /e ragìt. 
lamento » dijfe cofi. Fu tn Samarcanda^ nobìlifsima Cu- 
ta della T art aria , c^ cofi bella , ))piu , come altra ne fi a in 
quel paefe y vn giouinetto bello , (^ leggiadro della perfi- 
fja j dr di laudeuoli , c^ g^^^ofe niartiere , detto Vuitm- 
gis : del quale fi forte fi accefe vna maluagia fctnina , che 
ne giorno y ne notte , in altro non penfaua , che in cofiui , 
C^ molte cofe feco fiefia volgendo y le cadde vn pcnficro 
nell'animo \ (^ al penfiero incontanente fegu) l'efi^ctto . 
Perche veflitafi , (j- ornataficcn nrioua , & dif/fiaraniue- 
ftria '.fi mofiro al giouane y vna fiera y vicino d'vn fino 
belUfsimo paUgto , laqualefitofto , comeVuitingisheibe 
'veduta y parendogli oltra mi fura bella ^ i^ gentile yriue- 
rente la fialuto : ò" da lei , rendutogli ti fiaìuto , fu corte- 
fiemente multato ad alberg» . afifcnnando non vt hauere , 
intorno a molte miglia ^ altro ricetto dotte albergar fi pò- 
tefie , fiuor che quella fua cafia , fenza che non gnart di 
viaito fiarebbe , che di leggieri haurebbe potuto ?nalcapi' 
tare ; per li tanti huomini di maf affare , // quali andaua^ 
no attorno a quella hora.ne doueua egli rifiutar quella cor- 
tefie proficrta : concio fufife cofia , che ti padre di lei, al qua- 
le ella era vnica figliuola , tutte le fine renditi le quali era- 
no grandi y fipendeua fiacendo chiunque andaua , (^ ve- 
niua, con piaceuolez,za, ó* con fiefia y nceuere „& ho- 
norare . Non furono troppi prieghi bifiogno , perche ilgio^ 
uene accettafie lo'nui(o\ al quale era cofi et nel primo afpet' 
to flranamente pi accinta . Et riccamente vcftita veg-gen- 
dola ; 6" da molte damigelle^ C^ ornate , accompagnata \fi 
come dtnuouo , fermamente credetteylei douer e fferc^no» 
men , che gran donna .perche tenendo lo nuito , d/fie^fi efi 
fer prefio ad ogni fino c.omm4fidamento . La donna , ItetA 

P p 2 di . 



30(r PARTE 

di non battere indarno tefala rete , l'hebhe condotto al fì9, 
bel palagio .nelcjuale non prima egli ficco gl'occhi ^ che^ 
della ftrana bellezz,a del luogo marauigliato\ non fapefiay 
fé veighiajfe , ))fe pur e, dormendo ^quelle marauiglie t»^- 
iler gli pjrefe . (y non dando fidanza , a fuoi occhi me-* 
defimi 3 tinelli quando con vna mano ^ d^ quando con l'aU 
tra , fi ftroppicciaua . non potendo nel fuo giuditìo cape-% 
re , che tanti ornamenti ^ It quali la natura , 3" l'arte^quafi 
a pruoHA l'vna dell'altra , donato haueuano a quel bel luo^ 
go 5 'uaghsz.z.e fujfero dt quagoth , Ma , Vuìtingis, come U 
donna volle ^ poi che pafiato fu per forfè diece camere ^ 
l'vnapiu bella , ^ meglio ornata , che l'altra ; in vna bel- 
lif ima fiala peruenne , ad oro , é^a gioie tutta lauorata , 
Crri(plendente . Doue pofiifià federe , la donna , che ac- 
cori ifsima era , in piaceuolifsimi ragionamenti afiat toslo 
il gicume mfie ; infino che fhora veniffe del mangiare, in- 
gegnandofi confiommo fludio di accenderlo di quel piace- 
re , del quale ella era fi fiorte prefia . Ne la wganr/o tlfiuo 
jienfiero . perche ^ tlmifiero giouene » non fiapendo la fiua 
^ifia dal volto di lei partirei non accorgendofi .riguardan- 
dola 3 delCamorofo veleno , che egli con gl'occhi beuea^cre- 
dendofidi alleuiar la pena^ che il defiderio^ che haueua di 
£ofiei, gli daua 3 di lei oìtra mifiura innamorandofi ifeftefi- 
fio miferamente haurebbe impacciato', fie gli Dtj , più pron-> 
ti alla fialute degl'huomini , di efisi non fiono alla loro prO' 
pria perditione ; non hauefifero trouato modo alfiuo ficam- 
^0 : fi come intenderete , Hot a , in quefii ragionamenti 
fiati alquanto fpatio '-ifu di cenar tempo , Ma chi potreb- 
be a f>)fficien\a lodare lo fplendore , é* la grandezza di 
quelconuito^ magnfico per innumerabilic!;' preti cfie vi- 
^nde 5 per li finfstmi vini ; per l'or din e merauiglwfi'o^col 

quale 



p R I M A. ' B07 

anale feruìti furono i conuìtati ; per lo vjftU amerito tutt$ 
d'oro, é' d'argento ; c^/e^r la gran quantità de nobili fer- 
utdori , bene ad ordine di ciò , che a' fcudteri dt Rìficon- 
uiene . Già tiraua al fuo fine la cena \ quando io , che per 
aucntura in quel d'interno allora mi ritrouaua ; h attendo di . 
quefto fatto alcuna co fa [entità ; colà ini trafsì : fcnz>atro^\ 
uar chi l'entrata tm contrafiajfe . Et qutui fattomi allo in' 
cauto giouanevicinf ; il dim andata s egli fa j; effe di chiff- 
fero quelle tante ricchezze \&qué' cof mar anigliofi orna- 
menti, li quali elfo ve detta in quel luogo ? alla qual diman- 
da egli rifpofe , che di quella fignora erano , la quale in ca^ 
fo di tauola fi fé d cu a . Infelice , & incauto fanciullo , al- 
lora d fio , in q.'fde pericolo , con abbandonate redine , ti 
trafportailtuo Ljfiiuo , ò" dijfoluto appetito ? quindi , ri 
uolto alla fceler.it a f emina t le feci vno grandifsimo ro-^ 
more in capo ^ cr le commandai , che fi cefifaffe da quelli 
maluaiità operare; altramente , che ardere l'haur ci fatta 
vi uà , e di altre pene anchor minacciandola : le quali ella. 
fapetia , chetn mia mano era di dargliele , qual horai'O' 
gita me J^e venifie . J^mdt , r tuo Ito à Futtingis^é' à gl'ai- 
triconuitati , ^^ che difsi io , (limate voi dt ve dir e cote- 
Tii fplendori , (^ cote/le vaghezze mirando ? gli horti di 
Tantalo voi amici , vedete . // quali (come fi dice ) fanno 
gran vifla di efiere marauighofa co fa, & nulla fono. e qua» 
to di male , fitto quesìe falfe apparenze , fi cela\ vot^ .da 
vna doloro fetta f emina , piena d inganni , artificufamen- 
te beffati i ad ho il elio ^ d'ogni piacere fcrnito , crcdeuat' 
di effcr venuti \ ^ nondimeno quanto veggono gì: occh, 
vofiri è fogno j é" ombra . Anzi , mirate virtù di ??!enti- 
te larue :,pofio che à voi fi paia di c/fere fiat olii per lo moU 
i9 mangiare , & bere, che fatte h abbiate \ & che le viuan- 

de.à" 



f9f PARTE 

f/^j & ivìnì par Ufi vi fieno i migliori^ che voi alf aggi afte 
mais fermamente fi non hauete vpt mangiato y nebeuuto 
co/a del mondo . é" aceto che voi conofciatejcofi tjfere àpun 
torcerne io dico , douete fapere , quefta , eh" a gl'occhi vo- 
fi ri corbella , gentile , & cofiumata giouane pare , vna cf- 
fere del numero delle Lamie le quali alcuni fantafime\o do- 
tte del giuoco 't altri donne del corfole foglion chiamare ^ 
fofi dell'amor degl'huomini calde ^ che ne loro congiungi- 
pienti trafcorrono fenT^ alcttn freno , )> ritegno . Ma , poi 
che efse hanno fpenta la fete ,^ che di quelli accefo le ha- 
ueua il petto , volgono a nuoui amori ti penfiero . & quelli.^ 
che cotanto cari loro erano Hatt pur dianz^i ^ fi mangiano 
per lo più caro cibo ^ptu delicato d'ogni altro .& fé ne beo- 
ne ti fangue ; con maggior diletto , che 'vnfolenne beuito- 
re non beuerebbe vno fin fimo vino , Oltre à cto l'ir a, per 
egnt picciolo dtfdegno^ ne loro cuori (t accende ; (ir ardeui 
con fiamma pili chiara , che in niuna altra marnerà di fé- 
mine . la quale , fnz,a alcuno rattenimento , le fojpmge a 
commettere ogni ragione d'iniquità . Parte , che io quefie 
Cùfe dtceua , la rea f emina , tutta gonfiata di veleno , co- 
minciò a befiemmiare lafilofcfia ; ^ la ttcentia, chefipren 
deuano i prof fon di quella dt dar leggi al mondo • Ma , 
hauendoleto impofiofìlentto ,mt trafsidifena vnofpecchìo 
dimarauigliofe virtù , m prefenza del quale , ciò che pri- 
ma appariua difparue . Et quel ricco palagio » il quale con 
le fa e tante vaghez,z,e , ér co'fuoi tanti fijlendort, inuidia 
faceua al Sole , tn meno , che non balena, fu fpento . truo- 
ftandofi ogni vno in mezzo d'vna foltifstma felua . efiltn- 
do per arrota de mali , la notte ofcurifsima : & minac* 
standoti cielo tempo ma lu agio, ma ricordandomi dvno 
carbonchio dinufitato fplendore^ & dt grandezza non più 
' veduta y 



P R I M A. B99 

veduta ; del quale mi fece gù dono Brazjolom ; il maggior 
lapidano , chejìfappia ejfere slato nelmondo ; fjuello trat- 
to fuori i col fuo aiuto vincemmo le tenebre della notteté* 
per poco non haueuamo che inuidiar il perduto lume.Sluwi 
l* empia fcmina ^ perduta d' animo ^ (Sfatta di pouero cuo- 
re 5 mi fi ^itto a piedi; é" co» molte lagrime , mi chiefc 
merce , fcongiurandomi per la co fa , ch'io più amaua nel 
mondo ; che a coììfcff.ir , con laprcpia bocca chi ella foffe 
coflrignere non la volefsi . mentre che ella cofi parlaua , U 
brigata degli ha omini > ^ delle donne , che quitti eranpre* 
fentt , pieni di fl^tpore » tra per lo accidente foprauenuto , 
Cr per veder la fai fa f emina così trasformata da quello <^ 
che pur allora la haueano veduta Ja mirauano tutttfmar" 
riti : non parendo loro di hauere veduto cofa, pik foz,z,4 
gì amai . Hora^ io pur vtnfi la proua contra di lei . minaC" 
datola forte di non volere lafciarlain niuna gufi par^ 
tire .feschi ella foffe M ber amente non confcffaffe . Perche^ 
la donna^perpiù non potere ^fe cfferc Lamia mamfeffò: à* 
hauere in animo hauuto di riempiere Vuitingis di ognipia^ 
cere : ò'poi che alquanto fpatio del fuo amore goduto ha- 
u effe »m an gì ar lofi: quello che fatto hauea di molti altri beU 
li giouinetti,é' leggiadri : la carne de' quali a lei, ó- aliò 
Lamie tutte fo7nmamente piaceua . Ma ^ per che io auifo , 
che ad alcuno di voi Urano , ^ nuouo parer potrebbe ciò , 
che detto ho dello JpecchicfappiateiChe la virtù de gli (peC" 
chi ^ fé fatti fd}20 con maeflru.e m aggi or e ^ch' a II ri forfè non 
Himarebbe . ^ co quelli può Ihuomù operar cof\cheJepik 
delle volte, fé egli ì pr atti co, ali e pi u genti miracoli par eran 
no. E tutto che gltjpecchi da' faui huomini già truc'uati 
foffero per valer fine a bene di fé mede fimi ^é' accio chejn 
quelli mirando ) fé kidi^é' foz/:^ vi et vedtsfmo dentro ^i^ 

inge- 



//# PARTE 

ìngegnaj^mo di correggere i difetti della natura^con le bel- 
lezJ^^che all'animo procaccia^tmo di acquiftare.& fé bel- 
hyC^ aufieneti-^l' animo co folle citt coltmamenti abbelledoje 
n)agh€zf\e, donateci dalla, natura tampiaf imo a noftro potè- 
re\piu con cofe vertuofamente operate^che con par ole '■> fino 
e egli perei)) ^ che a mali vfida maluagi huomini non fieno 
tirati '.fino advccider gl'huomini^& a dfertar le terrena' 
ipaefi.conciofia cofa^chenon 'vi fieno mancate perfondva- 
ghe difangue htémanoje quali fabricato hanno (pecchi co- 
caui^atti a metter fuoco >p€r la rtflefiione de raggi del Sole, 
in imo)) Boppa)) altra materia>nella quale più pofi^a il fuo- 
co . ^ con l'ifo di quelli ifiando efii dalla lunga,ér tnfic/i' 
ro hanno dato fuoco agli edifici ^(^ alle biaderò' quefie^ó* 
quelli crudclrjuentc abbr ufi iati» Più dico, che fi come pa- 
recchi tche qui fono preftnti -ipojfono hauer tntefo^ non ha, 
gran tempo ^che ajfidiando i LequifsCon gran numero dina 
niyoltre le genti da terra, la città di Burneo^vnogran mae- 
flro di far gli fiecchi^fabricatone alcuni concauucr gran- 
di^&pefìigli allafpera del Sole \ •volgendogli verfole nani 
tutte le infiammi) in gufa,ch'arfero ajfatto :fenz,afcapar* 
ne pur vna . ne vi farà, e he io mi creda ^ gran fatto mala^ 
geuole a porgere aquefiofatto credenz^a'^potendofene la e- 
Iperienz^a fare in qualunque cofa^ la quale per poco fi ac- 
cenda, percioche, ritornando indietro t raggi del Sole , d* 
percuotendo diforz^a nella cofapofiapcr cotrario dello fpec 
chio', di leggieri la accende ^^ la infiamma . Ma, fé lovO' 
lefii contai e le marautglie^cbe fanno glifpecchi,io non ne 
fverret a capo m ben lungo (patio . conciofi acefale he alcuni 
m((lr monche huomoildish tenga di fiotto)^ che fi mirino 
cofe innumerabtli \pofio che poche , è ni un a, in quel punì Oy 
fé ne prefenti.Altn fpecchijaranno vedere ^che tno torni, 

d^ che 



P R I M A.^ jtrjr 

^ che l'altro fi f Arto. \ qHantnììque mftnofimiioH^ . v ttjt, 
fi Cììmprendino lecofcyche inqttal fi voglia lontana partey 
fi fanno . o pure quello ti Moftrino , che più amerai di ve- 
dere» & fé brami di vedere h uomini , c^ donne a volarti 
lu animali , fi ti faranno e fisi di ciò cortefi . come a'trefi di' 
mofirarti , qual , che tu ti voglia , imagine , pendente nel- 
^ aria, ma y quello che io fono per raccontarm flutto che fi 
paia efiere cofa leggiera , ella può nondimeno valere a mol- 
ti accidenti , ifjfetialmente in tempo di guerra . Vhuomo 
fìriue , col [angue , quello , che pili fi ha meffo inpenfiero, 
nello fi>ecchio ; il quale mette per oppofito della Luna dimo- 
rdnte in compiuta rotondità ; (^ incontanente quanto fi e 
fcritto , fenza perderfene parola , nel volto legger fi può 
della Luna* cr uccìdo che più ageuolmente a quanto viuen' 
go dicendo praftiatefcde \io yda hora , à farueneper efpe- 
r lentìa t effetto vedere , mi off ero apparecchiato . Bgfii ì il 
vero y che ilrender vano ogni s f or z^o de gli incantatori ^ 
d'Io fchernire le malie tutte , che lo mio jpec chio f) ^ fen^ 
za fallo la pùi principale virtù» ch'effe habbta . Hora,cht 
le cofe auenute a Vuitingi sfatte fusero per arte del demo-^ 
fìio effer può fenz,.i fallo . ne io intendo di piatire con. chi 
q uè fi a opinione a fofiener fi togli effe ; anz.i,di gradargliele 
farò fempre buona . maj non miparrebbe gran fatto y che 
alcuni argomentaffcro ^finza veruno fauor e di fpirtto , 
per fé mcdefima , hauere la Lamia parecchie di quelle f al- 
fe apparenz^e prodotto. C' quanto a me non farei troppo 
lunga conte fa a quefio parere . concìofia cofa , che il demo- 
nio y qual'hora egli vuole operare ^a niuna altra cofa metta 
mano^ fuori chea quelle yle quali vft anche Njuomo: ciofo' 
no $ femi della n^: tur a . ina^di tanto è quello più, e he qucsli 
non e , marauigltofo nell' operare , ch'egli e digrandijiinìo, 

^q lunga 



B04 PARTE 

lunga pik dottora* pih efptrtojn qualunque cofa^ che l'hao 
mo non ); . Ma , fer riducere hoggi mai queiia inatcria al 
fuo ter?nme , dico , la Magia ejfere di due ragioni . Vvna e 
cerimoniale ^commune a gli fpiriti buoni ^ & a' rei. l'altra 
e naturale ; la quai diremo mente altro ejfere , che il colmo 
della naturale faptenzai intefa a contemplare ne* fé greti 
della natura , de^ quali quanto maggior parte huom ne'n^ 
tende ^ à'pofsiede ; tanto pih eccellente dmemito^con mag- 
giorpr€sìez,zaj t^perfettione qualunque cofa all'animo le 
verrà ^cen Ifupore di ciafchedunopotrà operare ; & ejfernc 
preffo che tenuto per Dio, .^efia e faenza fermamente 
da ejfer defiderata da ogni vno ; come quella , la cui merc^ 
Auicinatici a Dio , lo impariamo a conofcere , ^ , conofcitt- 
toh ^ad amarlo ,percioche,cht non sày che dalle opere fi com 
prende quale ilmaeflro^ che le fece effer debba ? delcuipre 
gio^é* rivutatione fé le opere non hauremo» quali elle fieno, 
conofciuto^dirittament e giudicare nonpotretno giamai.La 
onde ^gf occhi accortamente volgendo per entro le tante^d^ 
finuoue marauigUe della naturale" quelle fifo mirando ife 
faui faremo ; in tale faenza tante ci andremo auanzandoi 
che, fi come detto h abbiamo ^ cofe non più marauigliofe , che 
miracolofe faremo creduti di fare \ éf che foprafiieno di 
affai alle forze , CT* allongegno humano , & le ricchezze 
ptouute dal Cielo^ nell'ampio grembo della natura , fra noi 
taciti confiderando ; colmi dinufitatoflupore \ faremo co^ 
fi retti a dire ; è cupi pelaghi , ^ fenza fondo abbi fisi del 
f'ipere , cf del potere di Dio \ felice chiunque a te per tem- 
po fi volge , fourano fignore : te folo ama : te filo fofpira » 
ne cofa fuor dite vede , che lo diletti . à te ipenfieri : a te le 
lagrime : a te i fofpiri , c^a chi donerà egli Umifero huo- 
ma il fuo cuor e. fé a te non lo dona ^ ^anto hai creato,^ 

tutto 



PRIMA. j^f 

Wio ciò , di che e piacciuto alU tua benignità di ornar e il 
mondo j e fenza fallo ottimtfsimo ; ma , fé à tato a te po^ 
fio viene \àte ^ che infinito fei \^hi non vede ejfer nulla , 
tanto e lontano ? amerà dunque meglio la mattezz^ del'- 
l'huomo ad alcuna dtqucflefYcature ^ quantunque leggi a- 
dra 5 c^ bella , di piacere ^ che à te , che l'hai fabruata ? 
Ma ^ s' egli auerrà , come ^ per le nojìre iniquità , pur trop' 
pò veggtamo auenire ; che la ragione ,futata dietro a' ifen-f 
fi t alla fua morte camini ; fippia , chi cofi uà di non effe* 
re 5 per niun modo , acconcio ad apprendere , ne ejjer citar 
quefla nobile fcienz>a , di ch'io faue Ilo : la quale purità > 
ér innocenza richiede di mente , cs' profondità di fapere . 
Perche io vorrei Jhe .chiunque dar nella magia fi vuole ^di 
varie dottrine dotato fofir.mtendendofi della natura^della 
amicitia,e della inimicitia de gli elemctt\ondc procedono le 
cofi jnifìe^c^ che appreffo difpcrfie rimangono.F.t che efperto 
foffe nelle co fé , le quali su ad alto nell'aria fi fanno , ir^ 
tutte tri le partì di quella .fi come farebbe a dire ; comete 
tuonhgrandini yventi ,neui ^brine , rugiade , ^ fi migli anti 
cofe . Lafalfidme , ilfiujfo^ o' ^fi^ffi del mar e . Di on- 
de il terremoto proceda. La natura de gli animali tutti 
partitico' ripartiti nell'ampio feno de gli elementi . Oltre 
4 cw^ch'cglt fapeffe della natura delle herbe , delle piante , 
de^ metalli > doue^é" come fi generino-^ co' nomi loro . Ap - 
preffo farebbe di meflieri ych'egli fi intende (fé della medi' 
dna', la quale della magia viene creduta forella • & di ve- 
ro porge cofi ci alla magia marautgliofo aiutoùn quanto^che 
le viene infegnando le mifture , t temperaìnentt^ & l^ ma-^ 
niere decomporre le cofe, e dell' vfar le a loro luoghi, cr te- 
pi i cp^ortunamcfìte attribuendole . Infognerebbe ancho 
ffierc valente nelle matematiche : non vi hauendo ^Uun 

J^ 2 dub' 



399 PARTE 

dubbio ^ch e iCon Lt certe^aja quale con fé co portano que^ 
fte Jcienze^nonfia l'huomoper auanz^arfi nella magia gra^ 
demente • P render aj?t ancho , oltre alle cofe dette ^ cura di 
apparare quella fctenza^che la natura tnfegna de gh occhì\ 
la quale è troppo ptìi malageuole ad imprenderfi^che altri 
per auentura non ift tmerebb e gi amai, per cloche ellafcher-* 
nifce con finte larue,ó' confalfe apparen^eja 'viflayfi^che. 
i veditori affer?nerebbonOiCon giuramento, dt quello vede^ 
re j cljej^t non veggono . il quale errore fa quefla fcienz^it 
commettere all' occhio, in più gutfe, & in più obietti .-per» 
àoche^^ nelC acqua di lontano, ^ ne gli /pecchi dt roton- 
da figura, che (pmgono infuori concaui, piani, ó' formati, 
in varie maniere jbejfailvedereiil quale fé ni) dalla feten- 
zia iftejfa^che infegnaglt inganni .^ di quelli, non può ejfere 
fatto accorto . di quefte faenze fornito^potrà Chucmo queU 
lo operare ^0 pik, che detto habbiamo , Egli e il vero , che» ■. 
tra che gChuominifono naturalmente ntmici della fatica^ ' 
(^ con ogni studio cercano di darfibuon tempo, (^ lieta vi- 
ta.(^ che troppe cofepare,chefirichÌ€gghinoafare» nella 
profonda fetenza della magia^Jplendida riufita^il più deU 
le perfine fi volgono aglijpinti maluagi : ér,con loro sfot- 
to alcune conditioni^pato fono le anime loro:auifandofidi 
douerne efere^ne* loro poco regolati appetiti ,prefiamente^ 
dr bene, fer Ulti . ne rimangono eft , del loro auifo fempre 
ingannati . Percioche,tl Demonto conofce la verità^aiuta- 
to dalla natura,dalla riuelatione^ dr dalla ejperi enfia , La 
e/per lentia egli acquiftata l'ha co lo hauerfempre^dal prin- 
cipio del mondo infinoaqucfto dì, tentato bhuomo per ogni 
vcrfo , é" pereto sa egli quali fieno gli appetiti de gli huo- 
mini, dr a quali paftom eft più fieno inchineuoli:é' han- 
no mille ragioni di nocumenti . delle quali cofe^é'pcr que- 

fio. 



"P-^' R. I -M ■ A.1 ^07 

'fioyé* f'^^^o fubiime iìiteiUtto ^del quale r/ìfircn dotati 
da Dt030itimi^imi maejhifino.fenzja^che poj/ofw da Dio* 
)>, lui permettente ida gli agnoli 3 loro gl'occhi della mente 
fuelarfi^^S' alla loro notitia molte cofe^non più faputCy ve- 
nire , La onde ^il menornifitmo fra lorojutti gl'agnoli co- 
nofce ^btioniy ó" rei; ò" l^ lo^o virtù , Similmente cono- ■ 
/cono i cieli tutti^c^ le f Ielle , d^le co^eliatiom ; gì' a [petti, 
dr gl^ influii loro : gl'animali di tutti gli elementi gì' ar bo- 
riai' herbe ^Cr i loro femi : lepietre^i metalli^ (^ glelemen- 
ti . (^Jyrieticmente ,non vi ha fegreto, quantunque ripojio^^ 
nel grembo della natura ^che ej?i non ne habbiano contez' 
z.a . Le loro forz-e poi fono quali non vi ha pojfanza fo- 
pra la terra,che le pareggi . c^ tofto ch'eglino alcuna cofa 
commandano,no vi e corpo quaggiù > quanto almuouimeto 
di luogo ^ch e refiftenza alcuna lor pojjafare.nella guija che 
noiveggiamo l'anima humana muoucre vn fole orpo afe cO' 
giunto . Egli è il vero, eh e , quantunque tanta (Jj^^e fap- 
piamo la gagliardi a di quefit ff intinsi non concederemo 
noi, per ninna maniera , che efii la terra tutta^ )> altro ele- 
mento pofmo muoucre . conciofia co falche e à farebbe gua* 
far a fatto l'ordine della natura . tutto che egli fa rfìani- 
fefto ejfer in loro mano di muouere vna torre, od vn monte. 
Apprejfo egUè affai palefy l'agnolo , etiandio il reo, muo- 
uerfi velocrf imamente ; tn tanto^che^tn ijpatio di tempo da 
non poterfi a pena dalla efitmation comprendere da Orien- 
te m cadente ^ér da cielo m terra, et da terra tn cielo tra- 
pafifenza vfare alcun mezzo tnpajfando . Conctofa co- 
fa,che,ilfuo?nuouere,fatlfuo operare :tl quale mente al- 
tro ì^che toccare fuccef^tuamente le co fc ^intorno alle nuali 
e'fimtt oue . nella gufa prcpio che fa la nofìra rrnaginati- 
uà : laqttalpaffa da ^Imanguca alMeaco yfcnza col pen^ 

fiero 



soS PARTE 

fiero Bungo toccare , che giace nel m€z,z,o della vìa \ là 
^uale altrui con due e al Meaco, Può egli nondimeno an- 
che per lo me^9 paffarc con ordine^ )> muouimento conti- 
nuato . Per confeguente ejfere mejfo in podere di lui di 
muouere vn corpo con incredibile preJieT^a^fole che la na- 
tura del corpo vno tale muommento fojienga . Dalle cofe 
contate fi trahe l'agnolo hauere in forz,a di fare » qualun- 
que cofa ad effetto recare fi poffa col muouimento di luo- 
go ; )> col wuouere le virtù producitrici j le quali fono in 
tutta la natura : cCo fonoje pioggie^ i venti^ le gragniuole , 
i folgori 3 é" fimiglianti cofe . Ouero condenfando £ aere^ 
^ di varie figure sìampandolo \ come più gli è in piacere, 
fi come nonrade volte diuerfe firme incielo apparire ve' 
duto habbiamo : nonfenz,afommo ^tepore di chiunque mi- 
raua imagini dihuominifdi donne ^ & di varij animali : 
a»z,i de gli efferati intieri : It quali fi effe fiate vedute fi 
fono a combattere a bandiere (piegate fi a loro : & quefii , 
quelli fugare » del campo rimanendo Signori . Dico di 
piiù^che le trombe ji tamburi^^i corni fi fono vditiafuo- 
vare ^& ad annitrir i cauallt '. é" fi fono veduti a tagliar fi 
l'vn l'altro per pczJ\i : e/* gl'huomini ^ & i caualli morti 
cadere in vn monte : (^ le vocile" i lamenti deferiti^ ó* 
di quelli ^^ch e languendo moriuano : c^^ quello che è incrC' 
dibile^correre fiumi di f angue per l'aria . Che poi^Dio per- 
mettente »il demonio habbiapoffanza di nuocere all'hucmo 
nello hauere ^ò" nelle perfine i molti accidenti , che in va- 
rij tempi figuiti ne fono , affai celpoffono far mamfifio . 
fenz,a che^cht e e o lui ^c he non lo proui talhora in fi Beffo\ 
fé vifipon mente e* Voffo ancho dire , elicgli dà opera con 
bugie , é* con falfe apparenz^e.di offufiarei& di annulla- 
re la fama altrui : troffirmandofi m chi gli fare v & iu 

quel- 



P R I M A* 309 

■quella femhìan za , che più all'animo gli e 5 acctoche f>m 
intiera credenza di cibi che e per dtre, dea a chi che fia : 
varie colpe , & eccef^i apponendo a chi non gli commijè 
mai . Quello che^non ha guart^ egli s'ingegno dtfare con * 
tra vnafaiiiayó'"^^^^f^te /emina Jn Sunzien > nafconden- 
dofi di dietro del letto di lei \ folto la forma d'vno belli fi- 
mo gtouinetto tfuo vicino . nel qual luogo haitendolo ri- 
truottato quelli di caft .fu condotto^ tnficme con la infelice 
femina^dauanti al Giudice : il quale ^tntcfo hauendo dapi/s 
perfine cofioro efferefuti trouati di notte tempo m vna ms' 
defima camera chiufi\parendogU di hatiereffficienteprO' 
iia^per farglimorire -tifpetialmente lo Hatuto guardando 
della Citta ; dr continua infamia facendo ti manto , cì^ i 
parenti di amenduni ^perche loro f toglie fé tofani ente la 
vita, gli condanno affuoco . Hora , efendo coforo con- 
dotti al luogo del fupplicio > & pafando dananttadvno 
albergo tdoue io era^ alla gioucne vennero leuati gl'occhi ; 
f!r vedutomi ^per lo cielo ^per la vita mia » é" per lafal- 
Ttez^ de' miei fcongiurommi^chc mi piace fé di fermar » 
la infino attantOyche alcune poche parole dette mi hautffe . 
della qualcofa io non pur volentieri le fui con f fi ^m a vol- 
li i che amenduni mi fufcro menati dauanti . acca cfjio 
potefi le loro qualità yi colorici cambiamenti) le turbattoni, 
^ le ferme^e del volto più da vicino ccnfiderare . hora, 
coliei^ venuta nel mio cojpetto , con forte vifi^ ^ con fal- 
da voce, mi diffe . Sappi, Signore^ ch'io fino a torto mena' 
ta a guaflare . ma t/t^che Himato fei il più fauio huomo , 
che hoggidì fa nella China» quello cheituoimtnfn non 
hanno faputorinuenire^ch' e la innocenza mia^ tu, fi lied' 
t'O inuefigator diucnuto delvcro,coltuo profondo Japcre, 
latruoua . poiché ^a quello ch'io veggio^ ncnfinza 1 oUr.ià 

del 



j/^ P ARTE 

del cielo e anenuto ^ìn quejlo mio m'tferahil camino aliti 
non meritata morte iCbe il primiero huomo , che a gV occhi 
corfo mi fi a , stj sìato tìi : il quale ^folo , alle mie angofcie 
tuoi dar rimedio : ^ ^ quello ci/ io lìtmo ajfai piti , che la 
vitajl rriio honore^ é' U mia buona famanelfuo prifiino 
Uato^ onde l'altrui malitia cadere l'hafatta^reftituire . // 
?naladetto giovane ych' e qui prefente^& che ^di pari pena^ 
dee j per feniefiza finale, meco cjjere punito ,fi non fa egli 
mai da me^ne per altrui introdotto^ di mio confentimento, 
nella mia camera meffo ,• poflo che egli vi fi a fiuto ritrGua^ 
to : ne per moUo^ch' egli affermato habbiail contrario fife" 
rande fiorfis,per quefta via , di cefiare il pericolo apparec- 
chiatolo dt leuar in parte la vita fiua daquefie pene,fiifia' 
rà egli mai altro , che bugia , quanto egli ha detto , )) dirà» 
perche io ti priego^Signore ^é^ Padre commune^pcrfiolo id- 
dioiche ap ietade ti muouino la mia giouaneT^a » la quah 
è cefi acerba^che, fi come tu puoi vedere y dà chiaro fiegno^ 
ch'io poco viuuta fia , le amare lagrime ^ é" l^ gramfiima 
perdita della fama mia'iér pommi in fialuo\ che fai %& 
puoi. & qui fi tacque , Hora j io sparendomi hauer del 
fatto pienain fcrmaticne ^al giouane riuolto,^ fifo guata^ 
tolOidi alcune cofe il dimando : alle quali egli rifpondì con 
fauella non punto chiara ^n e [p e dita ', C7 con voce^oUre ah 
l'v fato sfottile . Appreffo, io il veggio conia faccia magra, 
vi^a, & fcolorita ; e toccandolo finto Ufua carne molle 
come bambagia ; non refifiente tanto, \ quanto dia mano , 
perche ^come co lui ^ch e difimiglianti cofe m'intedo alquan- 
to \ trattomi incontanente vn caro , é° vertuofio anello di 
fèno^con quello non prima lo hebbi tocco^ch'egli^nonpoten^ 
doqueltoccamento fofienere ^fubitamente dfparue : em- 
pendo l'aere dognt intorno difpauentofi vrli^ & d'intole*- 

rab il 



P R I M Av i// 

rabil pu^o di folfo , Mentre Ez,onlùtn faueìUua , ó* 
4alU boi, e a di lui pendevano gi'afcoltanti , vn grandifii- 
mn cauallo^ ^ ben fatto, che tn capo Ufala dipinto Haua^ 
forte nitrì : di che tutti fi maratugliorono olir a r^ìtfìéra.dr 
ne ìshiootttrono molti . Ma, poi che il cauallo fece ti fitni' 
gitante la feconda , & l^ terza volta iprcffo fu che l'ani^\ 
mo a tutti non fi fugqt , Allora il Re del BuNgo »che fiuto 
Signore era , riuoìto ad Ez^onlom , dijfe con lieto vfo . Lo 
annitrire di qucfto cauallo ^vertuofo Caualiero> (^ rfia^na- 
ntmo Prenctpe^dà prcftgto certi fimo de' tanti futuri trufi 
tuoi^ ér de' tuoi fucceffrt , ^ della tua gucrreggieuole na- 
iione • Ne mi muouo io a cofidire per lufingartt . perei oche 
chiuncjue ha di me conofenza sa quanto io mi fia da que* 
fio difetto lontjn^ \ ma duolo perche Cicacata^valorofi Si- 
gnore di queflo pat fé, nel quale noi fi amo al prefente ^ con 
[augurio del nitrire di quifio medefimo cauallo, corfe tutti 
il Giap: ne té' filivi» fé . Hora^che quefto annitrire fiom. 
fichi la Vittoria del Giapone , ciò cjfcre non può in alcuna 
gufa > effendo ella già feliafiimamente alle tue armi fog- 
getta :.L t onde b fogna di n ecefi ita confeffare , che futuri 
acq/iifit,é' non punto minuti, ma grandi, importi quello an- 
nitrire . tlpetialmente elfi gagliardo i & a punto tre fiate; 
che numero dì /pare , 0- pereto caro a gli iddij ; ^ dt ma- 
rauiglic fa forza . Mentre tale parlaua il Signor del Bun^. 
go^entr}) nella fiala ina dam!gella,vcfiita dt pcrfio^di belle» 
Q' g^atiofie maniere : laquale , inchinatele ginocchia ad^ 
\ZjOnlom^é a gli altri^fe n'andò dirittamente a Vitei \ ò* 
con fi onte riuerente ,fialutatol per nome, ^lipofie in man$ 
-jna carta di credenza^chiufa, e on fiottile , (4- non tiit ve- 
dato artificio , da vna finifiima gioia d'inifiimabu lalo' 
rx . La qual 'c^rta atcìiAi é" Una hauindo Vite,,oi(lt all4\ 

K r damt^ 



fi2 P A R T E 

damile tu » che liberamente ciò, chefiu hauejfeìn animo ^ 

raccontajfe . La cjuale.da capo fattagli riuerenza^ cofidifi 

fé . Pa»ìperfehafla mia donna » vt faluta cen molto afet-^^ 

to : come caualtero de^no di ognt honore : ^perche ella 

ha in defiderio di conofere i e au alien, eh e prodi fono nel' 

l'armi , ó' dt rinomio , brama di chiarir fi per ejfetto^fe al 

grido, ch^ e Iparfo di voi, (^ delle vofìre virtù in ogni luo-ì" 

goje operationi fi confanno . Conciofia cofa^cljella infine 

dalla fu a pueritia^ (ia ai'-tfata a caua lli^ér alt armi »Fer' 

ciò ^quando da quefìo fuo non fi difcofii tlvoflro piacere^ 

volentieri verrebbe in prouadt quanto voi fiate nelle co* 

fé belliche , di lei migliore . £' ci farebbe fommamente 

caro , grati ofa giouane , diffe Vtte't , di fapere cht quejia 

guerriera fia \ la quale tanto bene fente di noi : acci oc he 

fappiamo a cui, di cefi corte fé affetto ,famo tenuti . Bella 

mia donna ^fe non quanto le piaccia , rifpofe la damigella,' 

non poffo 10 e ofa dire ; dr pereto fcufimi app)) voi la tema 

di non noiarla . Si non vogliamo noi difpiacerui tn alcuna 

gufa riprefe Fitei^ ma diteci ^doue trouerem nói la donna 

*voflra ^per fodisfarla delfuo defio ? voU'haurete^la doti-^ 

na diffe^non guari quindi lontana ; ch^ella^con la rijpofla, 

mi attende : é^ perciò ^fe vi è tn piacere , io colà vi faro 

guidai r ice . à quefie parole fu fo leuofi Vitei ; ^ chicftd 

licenz>a al padre, (^ a que' Signori ,falt a cauallo ; accom' 

f agnato da lolao, dr da parecchi caualieri Chinefi . érfi' 

guendo i paft dvn manfueto Vbino,chauea siildojfo l*am 

bafciatrice donz,ella^peruennero, in brteuefpatio , /";; vné 

hellifìtmo prato ; di minute^ é* verdi herbette ripieno j à* 

di fiori bianchi^azurri^gialliió' porporini per tutto vaga- 

mente dipinto : chiufo intorno intorno da vna perpetua pa^ 

rtte d'abeti > di cipreft, d'allori , & d'alcuni pini ; fi ben 



1 



PRIMA. i// 1 

eompofli , & cofibene or dinati, come fé qualunque miglio, 
re maejlro e glt hauejfe piantati . Mentre la hlle^a del 
luogo i caualteriabadatenea , eccoti vfcir dt fiotto dieci 
giouani cacci atrici ; le quali in vn bel dr ape lieti o andati an 
rtflrette : ciafcuna con l'arco in mano , ^ con lefiettea 
fianchi sfottili , & vaghe a marauiglta , dal dojfo tolte di 
non conofciuti v cecili : le quali con tra i e au alien auentan- 
do^mp/fero loro vno fillaz.'^uole affa Ito : rtnouandol pih 
"volte, con marauigltofo piacere de* caualteri\ a* quali pare- 
. uà di non hauere veduto mai fimigliante cofi , Mentre U 
■fefia ancor duraua , vnadonzsclla riccamente vejltta, ^ 
bella in vifta molto^fu a Vitei,é' muttollo, da parte di Pa~ 
niperfìbafiafia Signora , non molto dt quiui lontana , a 
rinfi-efcar fi alquanto, con lafia compagnia, la qualcoft 
Vitei ,fenz.a più inulti afpcttare , di voglia fece . defide- 
r andò forte di vedere Pantperfebajìa » Slmndi dvno in 
Altro pratello pajfando^ in vno prato peruennero^nel qua- 
le la maefira natura pofe ogni fio lìudio per adornarlo . 
£glt era frefhifimo ,ó*dt cofi fp effe ombre coperto , per 
li tanti alberi , che lo tntorniauano , che nulla vi potea il 
Sole \poftoche ti caldo f offe gran difi imo . In tutti quattro 
ilati del prato erano tirati padiglioni d'argentone d'orOidi 
grandi/^ima valuta . ma egli ve ne haueua vno,nelmez.o 
a punto del prato , teffuto di care gioie , é' dt graffe perle 
' orientali : che fu eftimato, da chiunque lo vi de ^'valere in- 
finito teforo . Fuori delfjuaUytofio che Vitet pofe nel prato 
il piede 5 vfcì Pantperfebafta^ ( quale t a Ih or a veggi amo m 
fcena mojlrarft Diana y o la più bella l>ea\) ornata^ ^ 
rifplendente m gufa , che^ da lei perduto haurcbbe fer.za 
alcun dubbio l'Aurora : accompagnata da lunga fchiera di 
damigelle tpompofamente guermte , & infcmmo vaghe , 
.VX-, ^ R r £ d- 



(^ leggiadre . Bora , Vìtei [aiuto Pamptrfhafìa con H' 
uè r ente affetterò' ^^^^ ^^^ cortefememe race o/Te . rimanen- 
do l'vn dell'altro forte appagatole' conten: o ; & maraui- 
gliofi oltra modo tutti qué caualtcri delle pellegrine bel- 
7e^e, (-r delle gratto fé maniere di Pantperflba^aifp^Jfò 
affermando fià loro, non vi hauere nel m^ndo la p'ìt conu 
piuta femina di cofìet ; ne potendo loro capere nell'animo^ 
come cofi dilicata gtouane , ér coft tenera eh età , pottjfe 
l'armi trattare . Ma ^ poi che Vitei ycome ella 'volle , & 
rinjrefcato io" fofiato alquanto fi fu\, le'chiefe di grati a 
fpetiale vn dono \ci)) fìt ^ che le ptdceffe di honorare , (^ 
render Iteti della fiiaprefentia parecchi Signori^ é" caua^ 
Iteri di aito affare , che vicin di quel luogo faceuan dimo- 
ra : come ella douea fapere . Alia qual domanda ella cori' 
fentì volentieri : per talconuemente pero , ch'ella inten- 
deua di rompere vnopaio di lancie gioflr andò con ejfo luti 
anzi che di quel luogo fejfe partita . ^quantunque mol- 
to Vitei di ciò fi fif*ptjp-i affermando fernpr è di efifereftie 
■priqioniero , (evinto da lei ^per tutto ciò fi non fu egli 
poftbile mai a piegar ti fuo faldo proponimento . Perche^ 
fatteft di preferite quiui recar le fue armi , oltre ogni ere- 
dere forti , ricche , é* helle ; alla prefentia d'ogni vno fi 
fpogUo le vefii d^ donna ^ ó'-ì rimafa m vno farfetto di te- 
lad' oro, fece affai mantfefio non vi hauerpenello di quarta 
tunque dottomaefiro , che cofi hello ^ à" ben fatto corpo di- 
pigner poteffe . ^hnndt armatafi , ^ d'vno leggi er falto , 
fenz^a fila , ne sì affa toccare , montata f opra vn cauallo 
de' buoni del mondo , con grati ofa maniera sfido Vttei . 
^Intanto Jolao , guatata l'armatura , ^ fopra tutto lo feu- 
do di Paniperfebafta , voltofi a Vitei , éf ^ q^e' cauaheri , 
fappiate^ diffe^ Signori, ahe cofiei^damt ^fin quefio gior- 
no , 



P^ R I M A. 'jrr 

no , creduta mafcljio\ e fingolanfiwa veH' adoperar adir- 
ine -, wtaKto^ch'à più famojhn prodez.'^i toghe fama : C" 
chtamafì ti caNaliero dell' Aquila , cut ella porta , fi cerne 
VOI potete veder , per tnfegrja nello feudo : con qnel mot' 
to \ CIÒ è . 

Non fcrpo ; ma , battendo ad alto l'ale , 
Contemplo il chiaro Sole. 
La onde to autfo , che vttl confglio fé lo andare con efo 
lei cauto^c^ guardingo : poi che tanto vantaggio- moflra , 
'{fi ella hauuto hahhia dt valóre , infino a qui. da tutt altri . 
£ mi farebbe pur caro^dife Vttei , di conofcere chi cojlei 
fa . la quale tutto che vot , Signore , commendiate molto , 
via più fé Beffa ^fe to non fono errato » commenda . ni lo- 
de le fi può darCyChe^à quello, eh' io veggio ^ell a ^con la real 
ftta prefenz^a^ O" coi fgnoril frnbtante , non la vinca di 
affai . lo non s'o di lei aliro.tntorno a ciò, lolao rijfcfefaU 
uo ch'ella ì dt nrandifima natione^é^ e figliuola di poten- 
tifimd uè . ^y^eflo tutto mi crcdcua anchorio , dife Vi- 
tei pianti , ^ fi fatti inditij reca ella feco . ma voi m'haue- 
te tutto racconfolato : e he, di vero , malvolentieri io vent- 
ata a battaglia con donna . Mentre qué' caualtert cefi par- 
lauano,fono la tromba ; ò" i due giofiranti s'andarono ad 
incontrare, con tanto fi-acafoyche hén 16 fa ti tuono mag' 
^ixnre : fcuotendofi intorno intorno il terreno ^quafi. terre- 
moto fu (fé : ^ pofìo .ch^ gli fovtri fìffero twpttupfi ^ € 
terribili oltra m fura, fi non vi htbbe pf^ro chi forgtjf al- 
cuno de' e aualiert ptegArfi vn a fola oncia a dietro, Ma- 
r auigli OS (s forte la feroce' ^uerriera^che tifo aucrf trio f fi- 
fe rimtfo infila-: ti che fin quel giorno auenuto non le era; 
Cr pure haufua combattuto con tariti . Ne meno fi mara^ 
mgltaronoi fiùoi : che dì Ut tante mar aut glie tn armr ha» 

\\k ticarì 



}i0 PARTE 

U€an veduto . Ma Vitei rimafe Uupe fatto della prode^a 
della guerriera \farendùle cofa celeftiale^ anzi che humd' 
na . HoratCome la donna volle ^ficorfe vn altro arringo j 
à" feguinne l'effetto a punto 5 che del primiero . La onde^ 
alla guerriera piaceuolmente riuolto Vitei, tempo f , Signo» 
ra, dtjfe , che voi quello , che promejfo mi hauete , m'atte- 
niate • Eccomi prejla, la donna dtpe^mapiacciauiper cor^ 
tefia, che vn caualtero > che qui fi Ha celato a gli occhi di 
ogni vnOtpoJfa vna lancia rompere prima con cui più gli 
farà tn piacere, della voftra compagnia . Voifiete quì^ (jr 
' in ogni luogo , donna di noi tutti , diffe Vitei ^perche com» 
mandate pur alla liberale he ne farete da ognhuomopron^ 
t amente vbbidita . Col dir di quefie parole » vfcì, di vno 
dt q uè padiglioniyVncaualiero,ceperto dilucida^ (^pom- 
po fa armatura : in vtft a feroce molto . il quale feceinui' 
tare lolao cortefèmente alla gioftr4 : da cui fu tenuto l'on^ 
uito digrado • Perche , tratttfia dietro »amenduni prefer 
del campo ; dr tornaronfia ferire più leggieri^ f he il veri" 
to • Par uè a circoftanti^che quelle lande , ^ lo Brepito, 
the ne vfci ,faette fujfero celefiiali . ni , per tutta quefia 
violenza , 7nai altro , che due grandifimt fogli in me^o 
mare haureft e giudicato ej/ere i caualierì , Stupì di quel 
terribile fcontroVitei^ér fico tutti que caualieri : nonpO' 
tendo , per alcuna efi ima t ione , comprendere chi quel gio» 
frante f offe dt tanto valore , che alla incomparabile virik 
di lolao reggere haueffè potuto léf 'vi hebke chi affernìé 
non effer cofioro perfine mortali ; ma dtuine : sì loro pare* 
uano di marautg li fa frane he7^ . Hora, Pamperfibafia\ 
ViteitC^la compagnia tutta s'inuiarono pian piano ver fi 
il palagio ; di varie^ò' piaceuoli cofe parlando • Ne guari 
di via e aminar ono^ chcbbero incontro t.zonkm \in mez9 

al 



PRIMA. //r 

alDaìrt^ dr al ^ahacundono : accompagnato da prmci' 
pali Signori della Chma^ e del Gì apone ,pcrcioche al padre 
haueua prima Vttet mandato vn mejìo \ il quale ne lo ren- 
deffe auifato della venuta di Pamperfebafla . afermando 
leiejfere Prmcipejfa di grande ifato.e d'mcredibilvalorf» . 
Vamperfebajia , tofto chehbe raffigurato Ez^onlom, paren*\ 
do le di nonhauer "jeduto mai > e au ali ero di maggior maf" 
iìà ^incontanente fmonà delcauallo,& p<fiialui :facen' 
do ti Somigliante Ezonlom . Ma ^pot che, auicinatoft l'vO 
all' altro, fi b ebbero fatto molto di honore , & che leacco- 
glt€nz,e honeficy^ liete furono iterate tre,)) quattro volt e ^ 
(cornei Chtnefi huomim , ifpetialmente i grandi yper fo- 
uerchto di cortefia^fihan per cofiume prefo di fare) gli oc- 
chi di tutti fi fermarono (opra la per fona di Paniperfeba- 
fla : parendo loro la più bella , & la piti compiuta giouane 
donna, eh' efi haue fiderò veduta mai , ella era tutta arma- 
ta, fuor che la tefìa : La quale, con gl'occhi vagl^hà* fcm- 
tillanti, non altrimente , che matutina lì ella -^ con treccie 
bionde , é* crefpe^ che pareuano fila d'oro, intorno al capo 
auolte; &con le guancie Jparfe di bianchi liguflri^ & di 
^vermiglie rofe , la rendeua la più vagale" la p'ìt vezP^ofa 
cofa del mondo . allo" ncontro, fuor che la tefia^ ella^nel ri' 
manente^ moftraua tanta ferocità , che fpauentaua la vi- 
fi a d'ogni vno . à contrarto dt quello, che la panthera veg^ 
giamo fare : la quale ^ col capo , ch'ella ha terribile foprd 
modo,fpaurendo le fere, quello n afe onde \ loro ti doffo mo- 
Jlrandoy di varie , cr heUe macchie dipinto ; dal quale effe 
dilettate, auicinàteft, preda rimangono della ingannatrice» 
Horay Paniperfebafia , volta al e au alter o fro compagno di 
gioftra 3 caualtero^ dtffe,fate honore à queUo caualterOy al 
quale voi vedutom'hauete inchmar eccome À Signore ydlU 

itti 



ST^ P A R T E 

r*/ nobilipnia anima ha la natura apparecchiato ilpìu 
perfetto d'ogni altro corpo* Mirate » Signora Guerriera» 
dijfe Ez.onlom^che quefta vojira nouella hentuolenza non 
VI inganni \poJio^che ac e orti j^ima fiate ; moBrandoui^che 
io da quello fia^da che ejfere non mifento . lo non mi pop 
fé della mia eflimatione ingannare ^ la donna dtjfe^trà che 
to so di vohé' delle co/e vofiretn particolare ^via più tche,. 
'VOI non credete ; '(ni tefle nafce la pura mia hemuolenza. 
njìrfo di zioi^come eftimate', ) é* che C'vna» ^ C altra e afa ■. 
del Sole hoggtmat piena è delle vofire lodi . Intanto , /"/ 
gioflrante , eh' era tutto coperto d' arme ^fi trafie l'elmo di 
te fi a per honorare Ez,onlom \^infieme vna cuffia d'oro : 
fiotto la quale appiattaua t bellifiimt e ape gli d\orQ , rafienti . 
terra . colmando tutta la compagnia di grandfiimamara- 
mglia : che lei Uimauano mafichiOy^ gtouane donna lave- \ 
deuano ; di forma oltre ogni credere vaga ,d^ leggiadra. 
Crebbe poi»in molti doppi la marautglia^ quando , intorno 
alle fiue bellez^ attento fi andò ciaficunó -, s auidero lei k \ 
Paniperfebafia rafif^cmiglìar fi tanto j che non e l'acqua, al- » 
l'acqua^ o ti latte al latte p<ù fimigliante: in gufa , che il 
vfiuo fienfo de gli huomini viprendeua erroreinonfiapen^ 
de l'vna disitnguer dalla Altra . Ezonlom lietamente ri- 
ctuette la giouinetta\^ felle di molte carez^ . . volendo . 
fiipere come coft fuffro amendue fimiglieuoli m ognicofia, 
Noi fi, imo , difie P aniperftbafi a ^fiorelle » nate advn par- 
to . eglteiluero^ che io ufià primiera del uentre mater- 
no', enfiamo non pure fimi li, j come uoi potete uedere,^ 
del e orpo^ ma dell'animo altresì ; intanto^ che alla una non 
agz,rada, od annota, cofia^ che alla altra ti fimigliante non , 
admenga : anzi, che, fi' alcun dolore affligge l'unafo cade 
malata^ Calirajtiiitmuntc audoglur fi finte i & digia^ ; 
^ cer 



PRIMA. >v> 

ver le conutene . ni richiama la perduta fi ni t a Cvna , [k 
l'altra parimente non la racquifia . ni cibo ^ )> heuanda , 
maniera di giuoco ^o di ejfercitio ^pno advna piacere ^chù 
aUa altra non piaccia %^€ la fimpathia fra noi tale , c^ 
ìama, che , ni pur picciolo (patto l'zfna dalla altra diutfr^ 
viuer poj^tamo » Piene di marauiglia fenica fallo fior, ^ It 
co fé , che voi raccontate , S ignora ^ dtjfe Esjonlom ; ma pur 
fé ne fono vdite ricordare altre tali '^qtiantfénaue di rado^^- 
ma ^quello che io diro^er auentura fira dt ejfempio man^ 
tante. In Samarcanda conobbi due gtauinette gemelle j- 
ìnnanz,i alla vna delle quali niu^o vfcio , folo , che alla 
finiftra fua mano fi paraffe dauanti ^ quantunque forte- 
mente rinchiufo ^potetia cotale dimorare : ma conueniua 
fnbtt amente aprtrfi . Si come alla frocchia gli zfcijt qua- 
li alla fu a de/Ira mano fi ojferieno ^fi aprtuan tutti . ma, 
a quello, ch'io veggio , voi. Signore, alla dtfefi l'vna della 
altra ognivoftro potere apparecchiar doucte ; non folo co- 
me firocchie , ma come quelle, la cui vita dalla vita pen- 
da della altra . anzi io porto fermif ima opiwone ^ che t-e 
parole ^poiché lunga » ^felice vita menato h aure te ^ ai 
vno Beffo tempo romperanno le fila de gli anni voflri^ , 
Hora 5 diquefle^^ d'altre piaceuoli cofe parlando Ja va- 
lorofa compagnia al palagio peruenne , ^luafi in quello 
infrante gtunfè vn corriero del general Vicario fopra ilgo- 
nerno della china ^ìn luogo di fé , Ufctato da Esjonlcm', 
con lettere fignifrcanti farfi raunate di molte genti w Cam • 
halùy & altroue ,fra Tartari : ne. per molto ^ che Jpiato ne 
hauefe ^hauerne potuto fapere il perche. La onde ^ egli 
auifiua efrcrc vtil confrglio , che l't fere ito Chine fé ,fenza 
mettere in me^o alcun tempora e afa fi ritornaffe : pctcn^ 
dofi dnbnar forte inon ,per fciagura^fnentre l'alttui s'in- 



3iè PARTE 

gegna^ianodÌAcquiflare , in pericolo vemjfertf ài perdere 

ti fio propto paefe . Cio intefò da EZfOnlom , efiimando €•> 

glt , che fujfe per tornar a propto de' fuot ttpartirfi ti ptk 

tofto^ che fi potejfe ; fenz>a [luoprìre ti fatto ad aUunO.^ 

fuor che à^ figliuoli ,(^ ad alcuni pochi ^fuoi fidanf:mi 5 

hauendo l' animo aldouerfi auacctare ; and))^con tutti que 

Signori al Meaco . .^j^fui^ ordinate le ce fé della ifoia^ coti 

tnarautgliofa prudenz,a , ^ pie namente aj^t curato/i degli 

Jfelani j col leuar feco i figliuoli , cjr t p^ì* Hretti pare»' 

ti de' principali Signori Giaponefi yper vfiaggi \ & a fi 

guardando tutte le principali forti ^e del Giapone i d'if* 

gni/ùo affare (pacciatofi\ in breuijJimo Jpatio f mife in 

marcy dal porto di Nangafachi : e detto a tutti i Giaponefi 

(che con molto amore lo accompagnarono) a Dio,dtri7^a^ 

tele prode uerfo la China y and)) via • Hora^mentreCar* 

mata giua fole andò l'onde, vi hehbe chi dtffe effere mara- 

nigliofa co fa tlfluffo , ^ ^efl»ffo dell'Oceano , ne faperfc" 

ne la cagione ben bene. Al quale diffe Vitei\ il mare Oc e a- 

910 yper fua natura» cioè per natura dell'acqua non paté 

fiiiffo 5 ne nfluffo , ma dtfcorre egli alla parte più baffa , 

per Cloche e graue : (^ qutflo tale difcorrimento lo ha egli 

dallo aquilone al mez,z,ogtorno , perche l'acqua dell'Ocea' 

no e vie più alta nello aquilone^ che nel mezz^ogiorno non 

€ : per amor della freddura tntenfa , ^ perpetua , ihe tu 

aquilone fa : la quale , affai fimto aere m acqua marma 

conuerte • La doue allo'ncontro nelmez,z,ogiorno , ;/ con^ 

tmuo calore , c^ pofftnte , che vi fignoreggiaj^ogora gran 

copta d acqua ; ^ ir u^ mutala in aria . j^tnci adirne ne , 

che ti luogo del mare , nel mezz,ogiorno,più baffo fa per 

lo cont.nuo confumarf delle acque . La onde ^ egli e ne- 

ftjfario , che Ca^qua dall'Oceano j la quale del continuo fi 

genera 



P R I M A» ^i?, 

genera in aquilone , difcorra al mtz,z>cnicrnd . li jju/fo <#• 
àffritjjue al luogo bajfoc non altrimenti propioairOceanOy 
ch'egli ad ogm altra acqua fi fi a : à ciò fijpignendola ti 
fuo efitre naturalmente grafie , Bota , quanto al flufifo , 
come qutfio adtucnga , egli è afiai m ani ft fio per le ragioni 
di fiopra afiegnate : ma non e mica così agcuole ti dimcfira- 
^e come ti rtfiufio fi faceta . non confacendofi egli per niu- 
ita gufia alia matura della ai qua. (jr come che molti mol- 
te ccfe nedtchtno '■> ne i on e oi fi numento concorde fiauell/. 
970 i // non e pereto ^c he dalli più de gli intendenti egli non 
Jì tenga , di ino taleaccidtnte,(fiìre la Luna cagicr.e.ha- 
$tendo ella le ccfit humidt in fior za ; cerne veggiamo . delle 
quali e fin za fallo limare Oc e ano ti ricetto . anzi , ch'egli 
,€ ti fionte , (^ il corpo di qualunque humore : concie fia co- 
falche COceano lo H(JfioeUmento della acqua fiia , Et che 
la Lunaquefto cotanti, ne gli humori pcfia^cl/io dico , egli 
fi può di leggieri da lio comprendere ^ che molte co fé di ac* 
qua 5 come le conche fiono, l'voua^tlceruello ^^ fimigltan^ 
il cofie -ifit veggono piene nel pieno della Luna ; quafi aU' 
mentale con Cacquific di maggior lume^ih' ella fatto hab- 
hia . Alloppcfiito nella gtcuinetta Luna^not veggiamo tut- 
te le già date cofic fictmarfi : quafi a parti fieno del dan- 
no 3 che in quel tempo ricette la Luna ; trcuanaiji tnua di 
iume . La onde.^ i Jaui huommi di ciò fiat ti accerti Ji fi e- 
-cero a credere , che la Luna fignorcggiafic fi(pra il gran^ 
difiimOié' anpfiimo humido » che l Oceano marcin gui. 
fa 3 che egli yjecondo il vano affretto di quella, fi i^fio tata, 
ó" ^^fl'^Jfio j come file detto . Hora , cime che pwitt^ molte 
cefi adduihmo ; aguz'i{ando » quanto ptfino ti tiu^ i Uro 
ingegni^ per dichiarare in qual gufa la Luna mucua, nella 
/orma ditta dt fop>ra ,r acqua aet mare , si non trouo to^ 

S s £ ^m 



P A R T^ E 

pù che due opìntom » al mìo parere^ alquanto apparenti : 
la njna ì , che nella Luna vinti fi troui , con la quale ella 
folleui l'acque , a fetrahendole , in quella guifa ^ che afe 
trarre la calamita ti ferro , non fenza molta maramglia^ 
vc^pìamo '. & l'ambra^ qualhora fregata viene Ja paglia j 
tf fimigliante minuta cofa . Malfermamente ^che to quefta 
Cent enza reputo men che buona 5 od aperta : per a oc he non 
fa ella pale fé la maniera , & la dtfiintiondi quefto fluffb^ 
ér refiujfo : ne come imprefione alcuna Lunare pofa nel- 
la acqua . Ne vale la Jimigltanza , che della calamita» & 
della ambra fi reca : concìofia cofa , che y con lo auicinarfi^ 
la prima , & ecn lo auictnarfi^ é' col calore Ja feconda^ 
quello producono , che detto habbtamo : le quali cofe alla 
Luna non attribuì fce quefio parere . L'altra cpimonc , la 
quale e più valeuole , é" e/ficace, cheto mi creda , ér piti 
fi adatta al fatto fesche i raggi lunari , (parfifopra /'O- 
ceafìo sformano angoli diuerfi\ mentre la Luna è in orien- 
te 3 nelmeT^ogiorno : & recane , accio che ne detti loro 
fi ponga più fede , vno cotale ejfempio : che,fevna calda' 
ia fi mette al fuoco , mentre che t raggi del fuoco le fono 
fotto dirittamente meft , l'acqua inalza alfommo^ ó* bol- 
le : mafie i raggi alla caldaia vengon fottr atti Jl^ acqua , in 
picciolo fiatìo , al fiuo primiero luogo ritorna, €osìiin 
propo/ito y ferendo t raggi lunari al diritto fipr^ il mare , 
col fiuo flufip) l'acqua fi auanza \ é* i me defimi raggi ,per 
lo tramontar della Luna ^fi>arendo, perde l'acqua ; &^per 
lo fiuo refiufio^ viene fic emando- , La onde, fi come noipofi- 
fiamo ajfiat ageuolmente comprendere ^fiolo ilfiufio,per fie, 
dalla prefien za ideila Luna procede ; ér ilrefiufiò per acci- 
dente^ dalla partita di quella , lo commendo tutto ciòcche 
voi detto hatute fin quì,dtjfe lolao j ma concìofia cofa, che 

l'O^ 



l'Oceano^ corr a, ^ rhórra^ du€ veitè , t^iétt naturale \ h 
gnifa^ €Ì3 egli fata jÌHJjoy à^ refiuffo dt ftt in fa hore\ 
crefcenM , ér, mancayìd&\e' 7ni piacerebbe fur Ài fiacre 
ftU per minuto di quello > che fina a cjuì fatto non h)) , co^ 
me quefìo fatto fi si e a . Et perciò non 'vi ftagraue lo far ^ 
mene chiaro. Stfaro hvoUntten ,dtJfeVttci . Bouete 
adunque fiper e ,• cht la Luna nello /patio di 'ventiquattro 
horCj limolo compie del fcrmaìnento \ il quale moto ì diur\ 
no : é' tn quattro quarte e dijìinto» La primiera quarta 
deimaouimentofuo e. dal punto del fu o n afe ere j in fi no à{ 
pmto, delmeriggip * .La feconda € dal punto del merìggio 
al punto delfuo tramontare^ La terz^a dal punto delirai 
montare all'angolo, della notte ; tl-qualeul ìncriggto dirit* 
t amente fi oppone . La quarta e dall'angolo della nette al 
punto del fuo n^fcimcnto . o^ compi efi ogni quarta nei tor^ 
330 di kore fcij (y- di -alcuni minuti» Hora , ìnentre la Lu* 
jiafimucue dal pur/to di oriente al punto del mezzogior- 
no^ fiale continuo fiopraiLnoftro htmifiperio\ & folle u a l'ac^ 
que del mare i il quale in cotal ?nentre,fiei hore^ c!r alcuna 
cofia più fimpre fcorre . Ma-^ mueuendo la Luna, dal pun- 
to del mezzogiorno , al punto del tramontare \ fendendo 
tuttauia dalncfiro hemifi^erio , ella perde la virtù ^cb e puf 
dianzi haucua d'inalz,ar l'acque : nella maniera propio j 
(he veggtamo aucmre al paiuolo] il cui bollore vien mani- 
co ^ fé via gli fi toglie il fuoco. In tale Hat l'acqua del 
mare libera diuenuta, edifs donna , ricorrcndo^al natii' 
r al fuo fito ritorna : & pare che ficemi oltre allo fi>atio di 
bore fiei^ Appreffo ^ mentre la Luna fi mucue all' angolo 
della notte , dal punto dì occidente partendo :> perche del 
continuo monta fòpra l'hemifferio tff eri or e, perciò fa ere ^ 
fiere f acqua dei xnAre > O" à- dtfi&ner comincia ) é' pare ,< 

che 



32^ P A R T B 

ehe s aumenti come da prtma ^fci hore\ ò di vantaggi - 
Ma^toflo, eh' ella.dalC angolo della notte al punto tn onetf- 
9e y fi volge ; quafi dallhemtfperto inferiore calando ; r/. 
ntanfì di folleuar l' acque . le quali ^ pofte tn libertà ^ per la 
riflujfo ripigliano il luogo loro primiero : (^^parfi^cke lima* 
re pata dt mt/^mmento per lo /fatto dt altre hore fei dire» 
tane ; ^ più : ciò fino quindici mmutt a punto . Dalle co^ 
fé fin qui ragionate poj^i, (^al creder mio) raccogliere affai 
acconciamente , la cagione dello addoppiate fluffo , cf re^ 
finffo dell'Oceano ogni di naturale . ntgta ho io , nomina^ 
tamente^Oceano detto così a cafi , (!;- alla Jproueduta', ma, 
4on di liberato configlio per far maniffia la dfftrenz^a » 
(he Vi ha tra Ì0cean0y(^ gC altri mari . conctojia cofa>the 
delCvnofia propio ti jlujfo, ^ refiuj^o^ (^ de gl'altri rio ^ 
in quella guifa* anz,i corrono ej^i ^ ^ ricorrono più , ó* 
meno fecondo la dtfianza , che hanno dallo Oceano . per- 
Cloche quanto eglino più gli fono 'vicini tanto è il loro jl ufi 
fo-i& rtfluffo più manififio : ficome4t molti man veggia' 
mi} àuentre ; chenti quelli fono , // quali dimezzano tra le 
M ciucche 5 (Ir fra ti fola di Atnan , & la China . Oltre à 
CIO douete fapcre , che altro fluf^o^ é" f'^fluffo , che quello 
dell'Oceano non e ^comprender fi può ne' mari , che Medi- 
terranei chiamiamo : il quale f^uffo^ & ^'fluffo di mefiefio^ 
gliam nominare : perche, dal principio della nuouaLunà^ 
infino a che elia è piena , fcorronoimari^ Ò pàrfi, che aU" 
mcntih fiempre : ma , dalla tonda Luna ,fno alla fine del 
me fé Lunare ^efii ricorrono del conttnuo:(jr vedefi^che ve»- 
gon mancando . La cagione dt ciò vogUono^che quefiafiai 
che la Luna dal principio del fiio congiungimento fin che 
al fratello fi oppone^ fa dt lume continuo acquifio ; ^ per'- 
Od alle ac que del mare fiafiorz^a , ^ le ittalza : le quali , 

co» 



P Ri I M A. 32 f 

eon perpetuò d^fcorrtmento ^paiono cref-ere^d^ auan^r" 
fi. allo ncontro dal fu o opporfi, come fi e detto ^ la Lundy fi- 
no alla fine del me fé lu»are , continuo viene perdendo il 
lume . Sla^^di amene , eh 'ella mfno habhiA dt vigore j>er 
aizzar l'onde marine^: le qualtyicorrendo^mamf fi aminte 
ealano fino alU^uoua Luna . Egli e ti vi rà^ che vi ha aln 
cunmare^ di cofì groffa fioflanz^a ^per lo vapor terrefire , 
(jr per lo molto bitume, con ejjoficc me/colato , che non ,và 
J>uo tant ', )> cjuanto la Luna . on ie non patifc fi^ffo al^ u- 
»o, rfitijfo ; come vediamo nella parte piufettentriona:^ 
le del mare di Sf4matrà , ^luesìe fono ^feto non erro^ U 
fjìi certe ^ (^ le più verefntenze, che da fui hur-mmi 
venghino aff gnate intorno al muaHimcnto del mare. Star-, 
calerò , mentre Vitei» con molta eloquenz^a fauelCo , fenz,a 
mai battere occhio , lo haueua , quafi di fé tratto ifmpre 
Attento mirato : ma , vedutolo al fine vtnuto del fuo 
ragionamento ; con alta voce aiffc ; O ' voi felice tre volte y 
Cr quattro , yjet\ dr felice chi vi gtncro \ dr d(g> e di e- 
terna memoria le mammelle ^cui voipuppafie \ CT o me bea- 
to^ che ho hauuto in forte di vfare con e(fo voi ; ^ dtgode~ 
reja vofira buona merce, cofidoUifiima compagnia ]pfr U 
quale^fi come io chiaramente comprendo^ ne miglioro tan^^ 
$0 la mia conditione . Signore ,dìjfc Vitet ^ la magagna del 
trauedere e cofi propta degli amici , come del Sole lo tffere 
chiaro, e lum. nojo . ^It^inci auiene^che radi fono coloro , 
che non abbaglino intorno al giù die io , ch'eli fanno della 
qualità de gli amici ; dr petcw vugfi da cht che fia p k 
volte in ferma bilancia appendere, ^ librare la vita , ò" i 
cofiumi altrui, anz,t che fé ne dea dall' amico fentenz^a fi~ 
naie . Voi dite il vero,Starcatero ^'iprf \ma,non ho io voi 
ihiamato felice A voto j Anz,i con aueduto^erfttro , & coo^\ 

faut$ 



3È^ P A R T E 

fauio coniglio , A quelle parole forrife alquanto Vìi eh poi 
dtjfe ; chi e/limate voi fi It ce ? colui , ripigli)) Stareatero , 
giudico io effere filice, il quale ottimamente fa ogni vffi^ 
ciò dt perfetta virtù » Ln onde ^veggendo io voi ^ oltre à 
gt altri huomini tutti , che fino a quejio dì a me fa venutct 
in forte divedere ^di altiftmo antmo fornito ; al quale hk 
la natura apparecchiato vn e or pò ^dotato di tutte leperfet^' 
te qualita\dt chiartpimo fangue venuto nelmondo\ da reai 
fortuna raccolto ^ pieno di amici , à* di parenti di alto af j. 
fare ; come pojfo to non beato chiamar ut ? ilqual nome fi 
à voi fi dtfdice^^ chi conuerrà egli mai ? Voleua oltre foU 
cando per lo mare delle non punto mentite lodi di Vitetfe*- 
guire Stareatero» quando quell'honorato barone ^quafifde-^ 
gnando dt effer lodato , interrompendùil corfo di quel par- 
lare i Lafciateui ^amico ^dtffe^ di ci)}^(ir volgete ipaft a mi--'' 
gltor camino . Anz^ipure^dife lolao^egU ha buona pezz'a,^ 
che a me fono cotali dubij nell'animo rimafijntorno a que* ' 
fi a materia Ji quali io amo ajfai^che foluti mifienOiprima,^ 
che ad altri fatti fi metta mano . c^ perciò non vtfagra*^ 
ue^ Sti^nor fratello tdt far lume alla mente mia^ //, ch'ella * 
non jfiea più lungamente a pendio . Di mio , ni di altrui " 
fapere sì non hauete voi bifogno ^Signore ^crefciuto nelle mi' ' 
gliort fcuole del mondo . mapercioche a voftri commanda-' 
menti ne pofo^ne voglio far niego y eccomi prefto ad ogni 
vofiro volere . Commune fentenza e de' faifij huomini , 
d'iffe lol'io, come ben dìCeftepur diazi^che la Luna cagione 
fia delfiujfo^^ ^-fl^jT^ del mare ,ma^ fi come io eflimOiefi 
me che bene formarono quefl a conclufione^é^ vdite come, 
Lz Lana rtfplendeper l'altrui luce . anzi ella cofi vie detta 
per lo valerfi y ch'ella fa dell' altrui fplendor e ^ ch'è fènza 
fallo quello del Sole, Hora >fe la lucs della Luna e det^ 
^'-- . Sole, 



P R r M A. 'Jér 

Sole ^perche vogliam noi dire , che U Luna vn corale ef. 
fetto produca \ quegli frodandone , da cui egli veramente 
procede ? (^ vedete come qaefio» ch'io dtco fra vero ; che^ 
quanto meno la Luna viene mirata dal Sole pianto è la ca- 
gione delmuouimento dell'Oceano più nafcofa . vuo dire , 
che ilmuouimento è minore . Alloncontro j di tanio e più 
aperta la cagione delmuouimento , di quanto meno auaro 
il Sole alla for ella fimo/Ira de' raggi fuoi . La onde , nella 
ftafcente Luna , gonfiano manco i mari , che nella piena . 
£gltèilvero,diffè Vitei» che la Lunarifplende con la lu- 
ce ììraniera ; ctoè del Sole; ma , non per tanto pur conuiefi 
di confejfare ^che la Luna non vnofemplice ricetto fra di 
quella luce , ma ^ che ne la fraccia frua diuenire . alla qual 
luce aggiugnendo ella poi fua virtù , opera nel modo , che 
detto habbiamo . che non vorrei ^che alcuno fr frac effe a ere- 
derCi la Luna operar frolamente col lume : ella opera , oltre 
A cio^ anchora convnacerta virtù , la quale alcuni norr/t. 
narono influenza; che hk di muouer thumido marauiolio- 
fa frorza. Mentre cofr fraueUaua Vitei, Ifando^ quanti 
quitti erano pre finti , con attento animo, ad afre citar lo ; ec- 
co venir tre belltfrime giouani notando su l'onde» in gran, 
difrtma fretta^verfro la naue di Vitei j dauantifruggendo ad 
vna Orca» terribile , ^ Iteue à marauiglia . le quali ^fifi 
guatando V iteti é^ambe le mani ver lui fendendo , chie- 
deuano aiuto . ma Fitei^prefìle incontanente Je tiro nella 
naue . Bt perche l'Orca gtà s'accofraua al legno, temendo 
Vitei non ella defrfe alcun danno sfratto in mare (rjttarvno 
palifrcalmo^toflo vimonto fopra\ & con grande ardirne», 
to, accompagnato da molta prudenza , ajfralì quell'horrìbil 
pefrce . A' vedere cofr strana ^^ffa , chente era quefìafer- 
mofri l'armata tutta, fi or a ^ haueuafri^ di que gtorni a 

T t punto 



3 il P A R T E 

^uato 5 Vitti fatto fare vno ronciglio di finì fimo acciaio ; 
confi fatto artificio ^ihe qualunque cofa afferrafie, quella 
fermaua,fenz,a poterfene più sferrar e '.d* appiccauafi leg- 
ger me» te in qualunque materia^ tutto che malageuole da 
efi[ere improntata « Con quefio ifirumento adunqueìl va- 
Lorofo-gtùuanejanciandolo forte^afiferro l'Orca : ó'fmon* 
tato^ fopra vno fcoglioy che quiut vicino fi ergeua al cielo , 
con vna fortifiima catena » che quel graffio reggeua , cO' 
mincCù a tirare , a viua forza , quella ferocifiima hefiia 
verfa l&fcogUo . Ella intanto ^fdegnofa^ hatteua il mare 
con la coda , con tanto empita , dr con tanta ferocità , che 
laonde fi alzauano fino alle Belle . Ma , quantunque ella 
metteffe ogni forza ^per non fòggiacere alla forza della ti- 
rante mano ^fifk ella ncndimena foprafatta^ é" rimafe al 
difetto dì quella gagliardaja quale non hebhealfuo tém- 
fo pare » Perche^ ir attaU allo foglio , e data di piglio ad 
njna fmifurata mazza di ferro ,gittatofid' vno fatto su le 
horribili f}alle della Or cancan tre colpi^chefulcapo le die* 
dCitutto gliele infranfe j & hebbela di vita tolta . Lem al- 
fine di quefio fatto vno lieto grido l"^ armata tutta , fòpra- 
prefa da inufitato Hupore :facenda fonar più volte il chia- 
ro nome di Vitei per tutte quelle riuiere^ Bora $ hauendo 
Vitei molta cura delle tregiouani^ alle quali egli haueua 
faluata la vitale fi fece condurre auanti , (Spartitamene 
te ogni loro particolarità effaminando^vide^che dalla cin- 
tura m su, elle erano bellifitme giouinette ; ma , dalla cin - 
t ola in gtUy elle erano pefce sfinendo in vna coda, a quella 
di vna anguilla fimt gitante affai . Ma Ezonlom^ veduto , 
che ognhuomo HupiuaMouete^difife^fapereyche altrettanti 
hu&mini ha ilmare^come donne\macantipero della parte^ 
ftp la quale gli htt omini, & le donne differenti fono da gU 

ani- 



PRIMA. i2p 

animali hruti. Le donne marine chiamano gli c/pern noc- 
chieri Nereidi ; &glt huomint, Tritoni . 14 a egUfie bene, 
che via fi tolga C affanno ^nel qua le quefie giouamjfòno mef- 
fe ; mancando alleno del loro natio amico elemento , Erano 
di que' caualieri non pochina qtéalt farebbe forte pìacciuto, 
che quelle gicu ani fi foffero guardate \ effe;! do cefi: tanto 
nuoue^é* tHrane . ma loro fi ofpofe Ez^onlom, affermando^ 
che ^tr a per effere tratte fuori del luogo loro, cioè del marCy 
C^ per mancamento di cibo , loro propto, é' nattiraUt effe 
haurebbono fenz>a fallo poche hore u turno • Perche ^come 
effo volle, furono le tre donne marine ^ttate in mare . nel 
quale non prima furono entrate ^ch e notando più veloci, eh e 
lìrale } dagli occhi di tutti fi dileguarono . Ma StarcaterOy 
'voltofi ad Ez^onlom , à vQt,dtffey Principe valorcfo,che,per 
dottrina , é'per lunga ejperienz>a^ intendete tanto auanti 
delle cofe del mondo jche nittnopiìi^ nonfiagraue dimani- 
fefi arci alcuna bella cofa intorno alla materia di queftì mo- 
firi marmi yér chiamo io mofiri quefie Orche^ le Balene , le 
fochoy & altri £Otaltpefci, per la fmifuratez^za de' corpi 
loro : che io, veramente^divno cotale foggetto, nulU ^opa- 
co m'intendo ^ Ceti, Ezonlom diffe ,frà gli animali di ac • 
qua , quelli propiamente fono , // quali gentrano animale 
perfetto, di feme,é'non di ouo : ciò fono i Delfìni ^/e Baie- 
ve^& le E oche : & queftipefct fono^ilpiu^di grandifitmo 
corpo ; ilquale fi nutrfce di f angue ^ & foft tonfi con frffa ; 
non altrimenti, che fi faccino gl'animali di terra ; a' quali 
€ fiuto con ceffo ti r e (p ir are . Hora^ hauendo que/ìt grande 
abondanz^a di calore natio, hanno i polmoni altresì^ per cA" 
■gione del rejpirare » Grandtfiimi fra tutti qucfii fono la. 
Balena, ti Etfeter^ (jr la Prifii . Ma , la Foca, da primieri 
pefciidi grandezza ^perde affai: come altresì perdono U 
^j?^ T t 2 EtìcC' 



^ ss» P A R T E 

Focena , (l^ il Delfino ^poslo che non tanto come U Foca • 
Hanno tutti quefit animali vna guida ; cioè vno pef ce -pic- 
ciolo, lungo di corpo 3 é' con la coda fittile . il quale cauio^ 
(^ di ritegno cammando ^fa loro manififio ogni pericolo , 
. nelquale efsipoteffero^in qualunque modo, dtjauedutamete 
%vinc appare . Hanno le Balene al generale grande fimtgltan- 
za alle befiie da terra : conciofia cofa^che fieno conceput^j 
C^ generate nella rnedejìma guifa : é* Jteno de' polmoni 
prò nifi e ; della v efica ', delle reni ; de teJlicoli\ de membri 
^ genitali maf chili , (^ feminili j (ir delle poppe . ne, quan- 
to alla fiftanza^é' fapor della carne ^fienogran fatto,che 
io mi creda , le vne dijferenfi dalle altre . Allo'ncontro j 
fino le Balene ^fiior che le Foche, l'H ippopotamo , érfe ve 
ne ha alcuna altra^ mancanti delle narty de' piedi, delle o- 
recchie, & delle papille delle mammelle . Hora,i Ceti tttt^ 
ti y fi come detto habbiamo y rejpirano : ma Inacqua non la 
prendono già ej?i à cagione di rinfrefcarfi ycome t pefcii 
f/ta , in quel mezo tempo , eh' ef^i prendono il cibo ne viene 
lorOy à forza , ingoiata non pie dola quantità : la quale e- 
glino apprejfo rigittano , qua fi per vna docciaych*ept hano 
fituata dauanti al e crucilo . per lo aiuto y della qual doccia > 
canaUyO ffiola , che ce la vogliam chiamare , efi & filt- 
rano y dr dormono i fi/cingendola /i^ort del mare . Di que- 
ft a forniti fono tutti t Ceti maggiori \fcendendofno al Del- 
fino . egli è il vero^che le Foche di tale fift ola fono mancatii 
mayin quella vece,ejfe hano due buche auanti a gli occhi le 
quali vagliono loro per nariydt che fino fenza . L'Orca ha 
gì' occhi biechi, cr che mettono fpau et o nell'animo di chiun 
que la guata .fi come nella tefie morta comprendere haue-^ 
te potuto . ella altresì rapprefinta il Delfino in buona par» 
te de' membri . & e formi 4 di demi larghi ; & ver fi U 

fine 



P R I M A. S3r 

fine acuti ; tutto ìt fimile, come lafega : co quali ella per!- 
pegue la Balena , & morde la . per lo cui njorfi ella è co- 
ftretta dar mugghi ; alla guifapropio^ che t Tori fanno Jè 
ejitfono da cani prefi ,per la qualcofa, in molte parti, fo- 
no le Orche à molti nocchieri canftmcper la vtilttà gran* 
de 3 che loro fanno -.prendendo efi per la loro opera , Fù^ 
che^ Balene , & altre bejìie marine^ douitia ipercioche , 
con (lue' loro terribili denti, ajfalendole, le sforz,ano a la- 
fciare i gorghi del mare j c^ a ricouerarfialle riue . La do- 
uè, con faette , (^ con altri argomenti y conpicciolnegotio^ 
vengono vccife . S^^ft^ cofe fauellando Ez,onlom , eccoti 
appar ire ^dlto fopra l'onde notando^vno fuperboy& gran- 
difimo Leone ; con quattro ptedt ; non quali ha il Vitello 
marino, dfettoft, ^ imperfetti \ ma congiunti, con alcune 
picciole felli frapofte ; come ha ilFibro^ & l^Oca ; ma per- 
fetti \ in vnghie^& dita diuifi . con la coda lunga , & fot' 
file : nelle cui parti eftreme fi fcorgeua vno fiocco', quafi 
fatto à bello BudiOy di minutifitmi peli ^che pareuano fila 
d'oro . egli haueua , oltre a ciò , gl'orecchi molto larghifi- 
mi . ^ armato tutto di così dure faglie , che niuna arme, 
di quantunque fmifima tempra , lo potcua fmagliare . 
Fgh era^apprcjfo , quattro cotanti ,)) ptù , come vno de 
maggiori Leoni , che la terra produca : & cofi terribile , 
& pauentofo in vtfta , che non fjfcriua il cuore à quanto 
fi voglia animcfù caualier di mirarlo . Hora^il crudel mo^ 
firo affali l'armata : e di tanto amo Dio i Chinefi^ ch'egli 
moffc il primiero affalto alla naue Capitana : la quale era 
f or lì filma i dr grande, sìy che di vno e afelio faceua vifia • 
che^ s'egli altroue volgeua il corfo , lafalute di molti era 
ita . Prefe adunque la befiia in fallo , e (fendo anchora 
buona pezP{a lontana dal legno ^ & fi come coki , che leg- 



j^2 PARTE 

^ieri^ima era, tutto che cofi /concia della perfetta yfufi » 
njeloce ptu che faetta^ gittata /opra la nane , Ne fupunt^ 
più piqro, lento Vitei, che veduta Vhaueua à leuarfi ^ ad 
incontrarla . & ^uiulatt accodi la più terribile ^jfa^ che 
fifujfe veduta giamai, Bz.onlom^che^ de fuoi tempi ytan- 
tt fattici arme veduto haueua j & in tanti egli Hejfo tro- 
ttato fi era % del prefent e combattere faceu a fembi ante di 
marauiqltarfi forte ; é'^*ipitt^»o altresì tutti que caua- 
lierii a quali tra'venuto fatto di veder tante marauiglie 
d'arme , in tanti luoghi , cercando varij paefi. Intanto, 
crefceua ad ogni h or a fra Vitei , & il Leone , la fiera pU' 
gna : con cofi horr Me frac affo ^ che non vi haueua cuore , 
per quantunque e fi f offe intrepido, e virile, che nonfifma- 
gaffe per la terribilità di quel fatto . Era già durata pia 
di vna hora quella baratta , quando vergognandofi forte 
Vitei ^ che quella befiia gli face ffe contrario fi lungo tem- 
po ^recate in vno le preterite ftte vittorie ^gloriofamente 
acquiftate^gli occhi del padre »e di tanti caualiert^ li quali 
tffoyter amore di se^vedeua turharfi y(^ il pericolo nel 
quale effo poteua cadere ^ dando almofiro più lungo fi> alio 
di vita, giunfe alla fua eftrema poffa marauigltofe forzei 
&y fìringendo con effo le mani la jpada , per coffe la befiia 
sìtlcapo^ con tanta virtù , che gliele affranfe ; &^ raddop- 
piando ti colpo y à pie morta fé la fece cadere : empiendo , 
ella, il marche' H cielo di horribili , ^ non più ini efi rug- 
giti . Si fi offe ^ dal graufiimo pefo del cadente mofiro , la 
naue : é' ben fu adhuopo à chi vi era fopra , ch'ella foffe 
co ft ferma , ér forte ; cliandauano tutti a gran rifchio. 
Paniperfebafia , la quale amaua di buon cuore , & pudico 
Vitei \ & le virtù di lui fico Beffa più volte, oltre a queU 
le di ogni altro ^ che ^fin quel dì, le fuffe partito di vedere^ 



com^ 



PRIMA. 33? 

commendate hauea ; corfe correndo nelpiccioU^md helhjjt- 
mo giardino, che nella gran naue hauea Ezonlofattofare ; 
co herbe ^(!r co alberi, pofio che no molto alti da terra, vaghi 
nò dimeno to' odoriferi a marauiglia\e co frutti d'ogni ma' 
mera. Sluiuitella^colta gramigna ne fece vnacoronasetfo^ 
fra i biondi capeglidi ViteiJ'hebbe mejfa .affermado^che^ 
à nome di tuttal'armata^glt faceua quello h onore : quan^ 
tunque infra i fuoi meriti di affai : ma, il maggiore pero , 
che à vincitore guerriero , à" di vno ejfercito liberatore , 
far (ipotejfe . Ttnfe alquanto la faccia Vitei di vermiglio 
per lo riceuutohonore , c^/'^r le parole di Paniperfebafia : 
ma via più per le fcfteuolii (jr liete vociychedaogni par^ 
te dell'armata fi vdtuano : le quali lui difenditore, conferà 
uatore .^é* padre della patria chiamando più volte , con 
fomma lode toi^lieuano infino al cielo . Perche , voltofi egli 
à Paniperfebàfla^c&n lieto vfo^dijfe ; Signora, fé ^da quefia 
minuta imprefa^ la quale vot, & quejìi Signori, la vojira 
buona merce ^ tanto ejf aitatele' tanto magnificate ^ ne dee 
alcuna commendatione altrui feguire , fi ha ella da ejfere 
attribuita tutta alta vofiraperfona : nella quale volle Dio , 
Ò" natura compiutamente locare ogni virtù . Onde auie* 
ne, e he chiunque opera-, voi pr e fé nt cooperi b e ne ^^ con va- 
lore '.prendendo qualitade ,é'fplendore ,quafi minori fteUi\ 
le 5 dal chiaro Sole , dalle voflre diuine doti . Già appareC' 
chiaua, Paniperfebafia, la lingua alla rifpcfi a, quando nuo- 
uamarauiglia occupo gl'animi de' Chtnefi : ciò fu vn'huo^ 
mo \ il quale, vi cin della Capitana , t rafie il capo delle on~ 
de^ nuoHOy dr inopinato ; (^ chiamlo Bz.onlom per nome ; 
^fi gli dijfe . Jo fono hucma^ come qualunque fi e di voi; 
ma, aue^o, dalla mia fanciullezza, à notare ^cofimipiac" 
que da prima quello ejfercitio , ch'io nonfentiua ripofo ^fe 

non 



Sr^ PARTE 

tìOff quanto io dimoraua nell'acqua ; é" iltrouarmene fuor- 
vi mi faceua molta mole/Ita , é" ajfanno , La onde , mi e 
conuenuto di huomo diu enir pefee . Hora , tutto che io mi 
viua in tal guifa^ sì non e egli perci)>^che^ ricordeuole della 
humanità, io non procacci^ con ogni fillecitudineja ven- 
tura^& la falute di chi che fia^ chefolchi il mare . annun- 
iiandogh ^perche pojfa in tempo fuggirgli , i venti ^ & le 
tempe/le»imoftri marini to' ogni altro pericolo ,folo che 
mi fi a manifeflo . (^ perche io h)) corfo diuerfi mari ,• é' à. 
me ne [coglia , ne fé ce a, m porto fi occulta \ quefle cofh 
tutte , fecondo ibi fogni, vengo loro additando. Si come 
a te faccio alprefente :fignificandotii che domattina for^ 
gerà vn vento pericolofo , da mez^giorno : // quale , coft 
tempeftofa fortuna j )> più farà nafcere in quefii mari , cO' 
me di gran tempo veduta fi fia , Ciìf detto ilcortefe huo^ 
mo s* a! tuffò in mez,zo l'onde , ne ptu apparue poi fuori • 
Leuo le mani al cielo per così felice annuntio Ezonlom , 
ércon effo lui tutti que caualieri-, grafie fenz^a fine ren» 
dendo a Dio , di tanta fua ver loro benignità . Portando 
fermifiima opinione > che non huom mortale ^ ma rneffag' 
giero diuino ( apportatore f offe di quel periglio . Hora^ 
diutfando effo del luogo , doue rifuggir doueffero dafopra^ 
fi^nti mali, di pari concordia deliberarono ejfere il miglio- 
re di ricouerarfialla ifola di Balximim-.nella quale vi ha- 
ueua vno ficuro porto , & acconcio à riceuere ogni quan^ 
tità dt namgli : (^ poflo che quella Ifo la fiotto la Signoria 
fuffe de' Lequij^pdco amici de' Chinefi\finondoueuano>ef 
fi-^per nwna gufa^rimanerfi di andar ut ; anzi che perico- 
lar tutti nel mare : à* che à forza di arme fi farebbono 
Ventrata aperta ; mal grado di chiunque loro contrafiarU 
V oluto haueffe • Prefo quefio partito, diriz'^aron le prode 

ver 



PRIMA. Bif 

^er {jTìella parte : hauendo Ez^onlom mandato auami in 
legno deftro » (^ leggiero^ inghirlandato d*vliuo>al Gcucr- 
nator della ifola : chiedendo dt poterfi , come amico , rifia- 
rare in quel porto . ó' h ebbene amica rifjwfla . di che furo- 
fio iChmeft forte contenti : temendo ^fe per fcrz^a lor con- 
ftenuts fft/fe difaracquifio del porto , non la imprcfa tan- 
to in lunga la vittoria portato hauejje ^ che dal fortttnal 
fempofuttfulferofopraprefi. Perla qual cofa fi recaro- 
no ej^i ciò à gran ventura ; (jr ne diedero gratie a Dio de- 
notamente . Hora^entrarono in porto i Chinefi : é' fi* in • 
contanente dalGoucrnator della Ifela , che quiuiera, cor- 
tcfemente vifitato Ezjonlorn i ^pregato , che glt doueffe 
piacer di andare ad albergo con ejfo lui nella Terra: là do- 
tte farebbe nato più ad agiOié' farebbefiriliorato de' tur- 
bamentt del nauigare , Ringratiollo Ez>onlom ; C" fufe- 
glifi in gufa » che colui fi rimafe contento : // quale tncon- 
tanente mando alle naui grandfima quantità di vettoua- 
gita di ogni ragione \& fopra tutto feluaggiumi in grande 
ubondanz^a : de' quali ha li fola marauigliofa douitia : dr 
'vini di palma di vary fapori , in infinito perfetti , Ma , 
quello^che a cjue Signori piacque oltramodufifu vnofiut' 
to chiamato Durion : il quale allora nafieua m quella I fo- 
la : mai al pr e fieni e viene predotto in MaUca : dir pereto 
che e di parecchi par e re, e he molto hanno cerco dt mondo ; 
dr huommi fono di buon fintimento ; che quefio firtttto» di 
fapore^ vinca tutti glt altri dt ajfai ; emrm par ut o^ che bene 
Jia ti dirne qui due parole . // Durion fi rajfiomiglia al mei' 
lone^ popone , che celvogliam chiamare : cir e ali^uanto 
duro . Ffiono dalla f /perfide di lui alcune /}inc tenere y 
dr molli a gufa di Una . Il frutto poi , dal di dentro , in 
Alcune picciokctlhìdifiinto '.nelle quali e riptfia la car- 

V u ne. 



S3(f P A R T E 

ne, ouero U polpa delfiutto : non guari ^dt coloreió" difa* 
for di ferente da quella pajla,la quale bianco mangiar do- 
mandiamo . Hora , dalla eccellente bontà di quejlo frutto 
indotti alcuni huomini^ non mica plebei^ ne dt bajja tnteU 
letto ^ fi fono fatti a credere^ che quejlo il pomo fra del di- 
uieto i al quale conpaT^o ardimento , il noflro primo padre 
lìefè la mano : ma^ fi come ioauifo, cojloro fauellano a ca- 
fro : (^ vogliono vfrcir del labirinto frenz^a frlo • Ne. per Ha- 
bilir quefio loro parer cavale gran frattale he io mi credagli 
dire,che Adamo y (jr Eua cucirono infreme frogli e ter fi ne 
cu opr irono le parti , in fin quella hora , non punto vergo- 
gnofre credute da loro : & che^ a ciò fra/ e, quefio albero fi 
elegge Ifrero mnanza ad ogni altro : come quello la cui fra- 
glia e grande y sì , che vnafrola e bafieuole tutto il corpo di 
vnhuomo a coprire . Perche fi ri/fonde efrfere ajfrai mani- 
frefio 3 che coloro , delle foglie del fico fi frecero copritura , 
Haueua già il Sole li cent tate le vltime Belle »& frqu arci a- 
to alla notte l'ofrturo manto ^quando fi let40 frubitamente 
vn'Aufiro impetuofro ptìt^ che fi ne or da fé alcuno dt hauer 
veduto dt gran tempo adtetro ; il quale in vn momento il 
cielo ^(^ limare dt frolla ombra coper fé : (^ gonfiando VaC' 
que i é" frofwgendole\ frece i man gr offrimi oltra ogni 
sìima : ad ogni hora pi tt incrudelendo , é' imperuerfando 
il maluagto tempo. ^ volle la buona ventura de' Chinefiy 
che vna grofa armata di Lequij , fopra la quale ventua ti 
fior della giouenth dt quella natione ; tutta volta a danni 
de' chine fi ; colta fufe da quella hornbile tempefta^ingui^ 
fra,cheydi quattrocento legni , a pena fcampajfe , chi la no- 
uè Ila di cofi graue ^é* frmpre memorabil perdita potefe 
tonfare a' fiat . Hora^ duro la fortuna tre giorni ifemprt 
frenfrima ^ma^il quarto, facendo fembiante di acque tarfi 



PRIMA, y^;, 

4ilqf4amo \parue ai Ez^onlom , che foffe bene fmofuare in 
terra: hauendo nt-tf? imamente intefo l'accidente de Le- 
ijUij', \^ fcccne motto fare alGo/^ernatore . il nHj.e mofìro 
di nceucre cio fommamente a nrado.Perchcy'vfato di natte 
Ez,onlom \ accompagnato da princ!p.iii ca'dalicri della ar- 
mata ^fim'fe ai andare infra terra xprendendo tutti que 
Signori motto piactrc di que' luoghi , dite tteu oli a maraui. 
glia ; c^ coft acconci a cacciare^ ò" -^d vccellare, lo più, co- 
me ejsi haucjfcro veduto, di gran tempo prima, luogo alcu- 
fio altro . Mentre la compagnia fi andana cefi d portandoi 
ilGouernatore ^tlqnale vhiudeua Cvno de* lati di Ezon- 
lom , gli dijfe , Signore, io non credo , che voi mi h abbia te 
raffigurato per ancora : ne me ne marauiglio punto : con^ 
ciofia cofa,cbe ageuolmcnte^dal cuor gentile Ja memoria fi 
fttga del dato beneficici' non pur que/Ìo,mapreJ/o che non 
mandi etiandio a dimenticanz.a la colui perfona^ alla qua- 
le haurà fatto prof tto : inquanto e' non attende di ejfcrnc 
(ompenfato . Ma , io voi ben raffiguro , <^ conofcopiù là , 
che di nome . come colui ^ch e vi fono tenuto tanto ^ che niu- 
no fiiù : à* cheja voflra mercè^viaOtche,di voifenzayfer* 
m amente morto farei , J^indi , venne contando come nel 
cajiello» detto il M ale aue murato , vicino di Samarcanda , 
tglt era guardato, con molti caualuri , in ofcur a prigione , 
dalcrudelifimo Alain\al maggior torto del mondo : afict- 
tando momento per momento penofa morte \ quando la vo- 
flra fempr e vincitrice mano^ di fé egli , tofe la vita a quel 
disleale to' maluagio huomo . Et io^primo di tutti que' pri" 
gioneri ymi vi atterrai più volte i Hringcndoui le gmoc- 
(hia ; ò" bafctandoui la dffra liberatrice . Il cefi dire , (^ 
lo [montar da cauallo j ò" abbracciar il ginocchio , é' ba- 
ciar Umano di Ezjonlom, fu tutto vno . ti quale , afffando 

V fé 2 ti 



nf PARTE 

/■/ Gordernatore , Vhekbe riconofciuto . & rtceuutolo beni' 
gnametìte ; &. fattolo rimontar a deftriero^ad ogni fao pia- 
cere dijfe si: (Jfere apparecchiato • Hora , // Gouernatore 
ìntiit)> Ezofitom a vedere lafipoltura mirabile di Xenxam\ 
potentifimo Signore 3 non pur di qtiella Jfola,ma dt Suma^ 
tra 3 delle M ciucche , della laua maggiore , ^ minore , de' 
Lequ'jy del Malanar , e^ di altre proumcie mnumer abili % 
e^ oltre à ciò il più famofo in prode\z,a» é" tn cortejìat che 
vi hanejfc al fuo tempo , Piaccjue forte ad Ez,onlom , che 
di qucflo ftp olerò ha net/ a vdito fauellare gran tempo pri- 
ma , d* del valor e di Xenxam^dt poter quefio^é" quello vC' 
dere ; \^ incontanente s'tnuiarono a quella parte . Ne gua- 
ri di via furono e aminati ; che fi vidcr&auantt vno beUtf- 
fimOy d^ fuperhifimo palagio 'y intorniato di acque crrftaU 
line : con vno bellif^imo ponte fopra'y ò" 'tjn caualierojtut- 
to armato : ti quale mofiraaa di volere d fender l'entrata 
contra chiunque di oltre pajfar prefumeffe . Ma^Ez>onlom^ 
fattofifu l'orlo del ponte ^dtffe a quelcaualiero vh abbiamo y 
Signore y intefo lo Bile , che qui fi tiene di vietarti paffo a 
chi vuole oltre far fi : é' perche non vi ha tra noi» chi no» 
amicai prefent e y anz^iil ripofojchc tltrauaglio^che qui per 
^i acerete' per diporto venuti fiamo» é" non per guerreg~ 
giare v vi preghiamo ^fe effer può , caramente > che fenza 
Tfìuouer l'armiy ne fi conceda ti veder il luogo \doue quel 
caualieroj che fece la fu a età fiorire 'yf polso giace : the I9 
riceueremo in grado . Così foffe egli in mia mano ti poter ~ 
ni piacer e in cio^ che mofirate dt defiderare , colui rifpofe , 
eome ia fono, per mia natura^ tutto volto à feruire a caua- 
iiert, ^ à Signori chente vot fiele : ma» la le gge^che, fatta 
primieramente da Xenxam ^fi e per tanti fec oh mantenu- 
ta 'yfenz^a che da alcuno fia futa mai violata \ ci toglie di 

poter 



PRIMA. BÌ9 

poter quello fare , che mt chiedete . a^zi^ non conibateer 
meco viconuerrà foUmente ; ma, rimanendo io al di fot ^ 
io di chi farà meco a battaglia , noue cavalieri , da troppo 
più , che io non fino ,procacciera»no di mantener Icr ra- 
gione^ Ó'ilcofiume del luogo . in buona h or a fi a ^ dtjfe £- 
::jOnlom ,pot che altro fare non fi ne pub wengafi all' ar- 
ini . Ciò detto , é* fatti finza indugio trarre a forte del 
'vafi i nomi de' cau alien Chmefr, if) primiera la bella, cr 
gagliarda Paniperfibafla : in fimmo Luta di qucjio lucgo j 
& apparecchiòfi alla ^jfa , Intanto il caualitro del pala- 
gio era vfitto fuori :dr paffeggiato alquanto del piano i 
trattofi a dietro ^prefi del campo : altrettanto la guerriera 
hauendo fatto : (^vennero admcontrarfi con eguale ardi- 
mento y ma con r tufi ita non punto pare . perche l'vno zfcl 
di fella ; (jr l'altra non più fmojfe^ che vna antiea quer- 
cia afonanti venti. Hora^non prima ti caualicro del pa- 
lagio, fu in terra jC he vna chiara tromba diede al fi con d$ 
campione figno, che e' fimuouejfe : il che egli fece fiubita^ 
mente , ma e' non hi bbe punto miglior ventura , chef ha- 
neffehauuto il primiero \ fi come non la hebbe alcuno de* 
fuoi compagni fino alfiz\ato : li quali tutti ad vno filo 
fc entro voti, ^ freddi hauendo Ufi iati gli arcioni ^furono 
dalla terra benignamente raccolti . Ne huopo fu à Pani' 
ferfibafta prouederfe di nuoua lancia : effendofi la fua in* 
tiera^ & fialda firbata : come quella ^ che di offo era di non 
(Onofiiuto pcfice : della quale materia ella ne haueua fiei : 
ma^ nel duello^ ch'ella he bbe ^ fiero , ò" perico lofio , con vno 
gigante^ ne perde vna ; ò' vn altra nel duro ficontro di Vi- 
tei, ^Jianta fujfe lamaraui'Tlia.chebbero tutti veggcn- 
do con cefi picei ol negotio abbattuti que' cauaheri , non fi 
potrebbe contare : ne minore fu quella de gli atterrai . 

Ma 



34^ PARTE 

M tEz,onlom , compre fo non vi h attere altro impedimfnf 
al p affare : por toj^t oltre al ponte » accompa<rnato da tutù 
que' ca'iaìieri*. Ne prima hebbe pojio il ptè mi piano del 
palagio ^i he vna hellijìima giouane ^accompagnata da mol- 
te damigelle ^ó" '^^ parecchi caualieri.ma difarmati^ gli fi 
fece Itet amenze mcontro : ^ falutatol per nome lo inulto k 
fmontare to' rinfrefcarfi alquanto • Ezjonlom, ringr aliata 
la donna molto del e or te f tnuito ; dijfe di haucr molto che 
fare ahroue : ^ percìb^tofio ch'egli hauejfe Xenxam^é^ ti 
fuo fcp olerò veduto ', egli iniendeuafènza punto indugiar» 
fi» di cola far ritorno j onde pur dtanz^t partito fi era. 
Mentre e ofi fauellau ano furono recati quiui pretioffimi 
vim^é* confetti di ogni ragione \ fatti in diuerfe figure,^ 
tutte va'jhe a vedere di marauiglicfo artificio : (^ fi diede 
cominciamento a canti y ^ fuont ^pient di melodia : da 
quali furono accompagnati fino alfipolcro delvalorcfc Xen 
xam, VoUe intanto faper e Ez,onlom^come la donna tntan^ 
to hauejfe contez,\a di lui, eh e lofapeffc chiamar per nome. 
Al quale la donna diffe : Cari a gli iddij fono gl'huomini 
valor ofi \ i' fatti de" quali efii fanno fouentemanfefii a chi 
loro fcrue con puro cuore ^^ confomma fede . Anzi^a fi- 
ne che voi vi ce fatate dalle marautglie, vi vuo dire, che di 
voi, (^ ^^11^ ^(fi voflre so io troppo più particolarità , che 
per auentura voi non auifarete giamai : ma il come fi non 
fono IO per dire al prefente^ fé forza fatta non mi viene :U 
quale ajfai s^o io, che non mi fi farà . perche , da gentil Si- 
gnore^(^ per folenne giuramento difendttor delle donne y 
fom^ VOI fiele ^ non può loro venir ingiuria , ne violenza . 
Ben, quando che fia^ne molto andremo^faro io vofco^d^ fìe 
bene adhuopo . A^ quella hora^é' rion prima^ vi fi faran- 
no palefi molti mifierij , // quali diprefente>per volontà di 

Dio, 



PRIMA. r^'T 

Iìro,nelhui6 di-na profondanotte fi riman;^ono ppeUitt, 
Tolga lddto^diJ[t Bz^onlùm^chea giouane donna , cr vaio^ 
rofii^cftsaU fi mojlra che fiate 'voi ^ fior z^a fi faccia . io ^per 
meyameret meglio morire, che foftenere^clje vnafc7?ttna in- 
giuriata fufife : non che io mi recafii a ammettere vn tan^ 
io eccejfo . Mentre efi andauano cefi parlando, peruenne^ 
ro in vna ampifiima corte : in capo della quale vt haueus 
'vno tempio, de' pili grandi ^(yjontuofii^ chefi fapefie ejfete 
al mondo \ nel quale ogni dì (i rifcaldauano altari feuz^A 
namero^C^ firendeuano co^iofifacrifictj a gli Iddij.per la» 
nima. di Xenxam,dr de* parenti fuoi : ordinati altrettanto 
da lui , quanto fabricato il tempio \ (^ afiignateglt grojje 
rendite;le quali nfpondefiìro di vantaggio a tutte le Ipefe, 
che intorno a quello fi-fff'e Bato h'fogno di fare . Di la dal 
tempio erano gli h or ti re ali : ò' dentrouivnhofco, bello. ^ 
folto di alberi non conofciuti, ma odorati sì , che haueuano 
forz,a di ricreare gli jffiriti, quantunque affannati . Illuo^ 
go tutto era intorniato difet monta^nette,di non troppa aU 
te\z.a •> c^,in su la fommità di ciafcuna^erafabricata vn4 
grò/fa ^^ forte torre ycon campanne di fmi furata grandez," 
z,a ; & con trombe , ^ con tamburi : // quali Hromentt^ a 
tempi determwati,faceuano,irìfieme ac cordai fi ^cofinuO" 
uo,ò' ^yano concento militare, (^ meflo^ma non fftaceuo- 
le, eh era cofa marauiglirfa ad vdire . Horaj giorni, /?4 • 
tutti a quefia mufitataharmonia , erano dtfrtitt, advn&t 
in una tauola d' argento , con lettere d'oro: la q^ale fi fer- 
baua neltempiO'^vicm del maggior altare . C" eranoapun- 
to q ne' giorni , ne' quali Xenxam haueua alcuna honorata 
imprefa q^loriofamente recata a fine : ò* erano fé nz^a nume- 
ro ; tn'iufa.cherad' eranoque' givmi ,che laniufìcanon fi 
vdijfe , Pcndeuano dalle tornale quali erano altifime,in', 

finite 



B42 PARTE 

fmte bandiere» armature^fcudi^ lande ^ Ip^de^ maz^^ rff - 
chi^turca^i^lpiedi» fcuri»& altri Ur omenti militari ; tolti» 
da quel pregiato caualiero a nimici 'valorof amente facen- 
do d'armi . Da vna di quelle montagnette^ la quale il e ar- 
re dt tramontana guardala ^fcendeua vno fanciullo con le 
acque cofi chiare, che^/priz^ndo.per lo cadere ^c he effe fa- 
ceuano gmper balzai dt pietra viua^parean da lungi arien* 
to vtuo iti quale d'alcuna e ofa premutaminut amente J^riz»^ 
^ajfe» Ma^peruenutaal piano iinvno affai froffb canale 
raccotta^era per dtuerfi riui^ne* lorofolchi^arttfictofamente 
riflrettt^menataper tutte le parti di quel grandi fimo lus^ 
go : ^ vi erano ^per thumido che il fuolo fentiua , t herbe 
fi frefche^é"verdi.^ch€ pareanofmeraldi : e dentroui fio- 
ri azzurri, bianchi ^ gialli^ é^ vermigli; che di altrettante 
gemme^dt que' colori jfaceuan vifla. Nel me z^ del bo- 
fco era vn tempio ; minore del primo ; ma più ornato , ó* 
più bello : à marmilo' ad oro fuperbamente lau orato -.pie- 
no di varìj trofei \ rizzati da Xenxam ; & delle memorie 
di mille trionfi ^da lui menati per le tante foggiogate natio ' 
7fi . Apprejfo del maggior' altare jdifntfsimo alabaf roderà 
*vna qrandifsima pietra ', fé minata di ricche gtoie^et di ca- 
re perle : la quale vietatta lo fendere al luogo^doue il cor» 
pò giaceua del morto Xenxam . Hcra^ egli non fi potrebbe 
mai dire come tutti que caualieri fujfero dtfe tratti per le 
tÀie marauiglie uedute',et come bramajfero di uedere»qua- 
tunque morto iColui^dcl quale tante ccfejjeroic amente epe- 
ratejiaueuano vdite contare ; (^ p^ejfo che vedute con gli 
sechi loro . Mentre il auano guatandcfi attorno fé perfona 
vi hauejftiche la pietra leuajfe\ ecco uenire uncaualiero 
refluo a nero ; venerabile per la età , ^per rajpetto : il 
quale ,fattariuerenza ad Ezonlom gli pofe vna carta in 

mano ; 



PRIMA. "^4$ 

mano ; indorata , ó' colorata nel margine Mafcnttura, 
l^a qual carta ripojìa era m vna borfa della ijlejfa mate' 
ria : altre/i dipinta , é" indorata : chiufa , o" JìgiUata alla 
'vfanza Chwefe.conctojìa cofa^che quella nationt non chiu- 
da, ne ponga figlilo alla lettera ; la quale folamente fi pie- 
ga\ma fi bene alla borfa» che in fé la contiene . Era lafcrit* 
tura in lingua Chine fé : la cui fomma era qutfia . Chiun- 
que tanto haurà di valore^che , per forz,a d'armila quefi a 
fepoltura pcruenga ; egli farà fcnza fallo meriteuole dt ve- 
dermi \ d;,per amore dt lui, ti firn igli ante pcrmctterafi 
di fare à quanti verranno nella fua compagnia . Egli non 
fu fi tufi dato fine al leggerfi della carta , che la pietra fu 
fmofia : Ridallo aperto luogo^vfit vno odore foaue sì , chs 
à ciafchedttno fu diutfo dt ejfere in ciclo , non là, do uè era . 
Par uè ad Ez,otjlom \ il cui parere f fi commendat$ da tatti ^ 
che P aniperfebafi agalla quale principabnente^C' f^^ fe>fi 
concedeua il vedere Xenxam^ tcnejfe il luogo primiero fra 
$utti : é* così fìt fatto • Horayi caualteri , come Ezonlom 
volle jfi rimafero ^per grande parte , di fopra \per aficu- 
rarfi d'inganni: ér Paniperfebafia con Ez^onlom.é' con al- 
cuni altri ^fr a quali erano Stare aterOtLmchieone^Agutzìy 
(jr la fir occhia di Paniperfeb afasia quale ^da lei, come det- 
te fi € , non potè a viuer diuifa , difctfro per vnafcala di 
bianco marmo ; cefi polito , e terfo , che'n lui fixcchiandcfi 
€glt rendea la imagtne q fiale à punto la rtceueua : ^ era di 
cinquanta fcagliom :aUu, annata da parecchi doppieri^ che 
*vt ardeuano deUmi*:so • Porto la J e ala i caualiert m vna 
grandifimafala^ dipinta a nero : coletelo dello Sìcjfo colo- 
te \pieno di'si elle d'oro : ch'era vna vaga cofa a vedere . 
TiclmezJ^ della quale era rutto laf::panario , pieno di tanti 
lumi^cbctno la fua chsarez^za/tfchiaraua la notte dei ittom 



Ì44 PARTE 

go sicché nulla haueua egli da inutdtare la luce del wezzo 
giorno JntornOtintorno ììauanó a^pefe a muri molte armA 
tur e '.tolte, per mano di XenxamyCemhiattendOià* Re^ é- Siw 
gnori grandnco nomi de* 'vinti guerrieri , Da quella faU 
traualicoj?i in vna altra\,alquanto minore : dipinta pur di 
c/curo colore : ér da quella in vna camera piena di letti : 
& fopraui i morti corpi di Principi di alto affare: amici y 
é* parenti dt Xenxam : li qualiyCOn ejfo lui haueuanojun^ 
gaslagione^bene, é* à grado, feruito a Marte » Più la vi 
hauea vna camera , colorata a verde fcuro : nella quale e- 
rano^ in due ncchìfiimi letti, cofi ad alto pofiì^chepergra' 
do di candido auorio vi p faliua, locati il padre, & l'auo^ 
lo dt Xenxam : huomini i più compiuti di tutte quelle vir- 
iùjche.prencipe, (jr e au altero hauer dee , che fi trou afferò 
a loro tempi . A' fronte a quefio luogo era vna capella^md 
chiù fa : alia quale fitbito^fi come i e aualieri furono perue- 
nuti 3 s'vdì vn concentoilpiìt pietoff^ chefivdiffe da al- 
cuno mai : di voci prtma^ér poi di voct, dr dt Hr omenti : 
la quale duro buona pez>7^ re tanto hebbe di virtù^ che no 
lafcCo 3 tnque' cauaheri , occhio afciutto . Finita la melo- 
dia fu incontanente aperta la porta della e ape Ila : nella- 
quale entrarono i Chtnefi con molto ritegno : hauendo ri- 
ffe tto alla qualità del caualiero ^ é' al luogo • In capo del 
quale era vno belltfftmo alt are^dr fopraui vno ìdolo dipUf 
71 fimo oro t cofi benfatto , che nulla più . Sopra delCaU 
tare ardeuano lumi j // quali fi forte oliuano ; che vi hebbe 
tra que' caualteri chi ifuenne per fuerchta dolcezz>a\non 
potendo la debile virtù foft enere ferf bile di tanta eccel- 
lenza , Sluiui i caualteri tutti^atterratijì , fecero alC ido- 
lo riuerenza : & furti videro ,fopra vna belliffima pra- 
vàdc dt bianco argento,rizzatA auati ali* aitar eivno gran- 

d'f- ■ 



PRIMA- ^4} 

dìdimo corjtere sguernito a velluto nero .femlnuto di mU 
nuteifeile d'oro : Sopra del qua te era il vero corpo del de ' 
finto Xenxam : con vna mazz^a difmifurata grand(^Tz,4 
in mano . cefi terribile in apparenza , ò" feroce , eh altrui 
mette uà (pauento. Stupirono i e au a Iter idi vnacotalvi. 
Jla, che piìi^che di cofa da loro veduta tn fin quel giorno. ne 
fu loro male ageuole punto lo hauere credenza^che, quanto 
fi dtuolgaua delle diuine virtù di Xcnxam.^ tutto fuffe ve- 
rijìimo . Intanto^che i Chinefi haueuano lafciata vacua , 
dr ejpedtta lapojfef^ione de cuori loro alUmarautglta^^s' a- 
perfevn picciolo vfcio ych'era nella capella ; ò" vfcmne 
vna donna di venerando affetto ^ ^ antico 5 la quale .fa» 
lutati cortefemente i caualieri tparCo in tal gufa , Dcue 
ogni vn che ci vtue Uudtar^ con ogni follecitudtne , di he* 
ne j (^ virtuofamente operare ^conciofia cofa, che data ne 
fia la ragione per qucflo : la qual fola ci difiingue da qii al- 
tri animali : cjr come che a tutti fica bene di cofi fare ; fi è 
eglia coloro mapimamente richtcfto , li quali fono alla ah 
te zza fubhmati de' regni : al cui gouerno fono commeffe 
tante perfone: delle quali tutte ^fenza fallo ^ dauanti al 
•giuftifimo tribunale di Dio >farà loro meflien di render 
ragione . Per la lì rada erta, ér fatte ofa ^per la quale ca^ 
minando alla virtù fi peruiene ; con frcttolofo paffo fimi- 
fé Xenxarnx & fu tale ilfuo corfo^ che non prima riflette , 
che perle lingue » & per le memorie di ogni uno dtfc orren- 
do 'ifamofo 3 ò' tllnfire» al tempio della gloria poruenne, 
Doue^ confecrato alla Immortalità , e chiaro cffempio , c^ 
farà fempre à qualunque fi prenderà di ualorojamente cp£. 
rare diletto . Ciò ragionato dalla ualente donna ufcirono , 
dello lìeffo luogo ^ quattro belltfime damigelle j le quali ^ 
,pr€fefiper mano , intorniarono la piramide tre fate : al- 

X ,\ 2 cum 



■fri PARTE 

€uni teggtddr't uerfi cantando , in lode del nt orto Xen^am\ 
A quefle damigelle fegnì una f emina j la quale (ono tre 
noli e una tromba ; ch'ellafortaua d'argento , dalqualfuO" 
710 fi fé nt irono tutti que' catialterty non so m qtial ^mfa\ 
•punger i cuori^ da Himolo non ptìt fentito.a ualorofarneH" 
te operare . Chiuje la [ehm a delle damigelle una femt* 
iìa , di fopra huwana bellezza ; é' leggiadra oltre aUufa* 
to . Li cui prefe^2z,a di nobil fiamma i petti accefe di qu^ 
guerrieri :a quali » con uoce non punto dt fcìnina , ma et* 
leftiale , ella dtffe :fe alcuna. ìnutdia ui punge , ^ Chinefi, 
di 7lt h onori , che qui , & altroue fi fanno alla memoria 
del buono , & uertuofo Xenxam ; ingegnateui di quello /i- 
reych'eTUfece^mentreuiffe. e io fu dt non muouerepttd'or* 
ma ftnz,4 di noi . é^ perche uoi non ci conofiete per ancho* 
rafie non per nome ; quefie quattro damigelle fono la Gitt* 
fiiiia , la Prudenza , la Tortezza^ér la Temperanr^aique- 
fi a è la Fama , io fono la Gloria . do detto elle incorna^ 
r» ente fii dileguarono . Ma > pot che i caualieri , //' quali , 
perle marauiglie uedute , & udite , erano di fie tolti ^in fi: 
furono ritienuìiyparue adEzonlvns^che homai tempo fi^ fi' 
fé dt ritornare . Perche , mtfiafi la uia tra' ptedtyfiureno 
immantinente difiopra ; nel luogo , onde fi tran partiti^ 
(jr detto à Vitei» & ^ g^t altri » li quali fi eran rimafiiiajpet- 
tando ; le cofie di là giù auanzare la Btmatiua dt afiai ; 
crebbe , nell'animo di ogni tino , un defidertofi grande di 
fapere ^per vifla^ la nouità di quefio fatto 3 che tutto fé ne 
iìruggeua . Perche^ andatifiene^ confiettolefi pafii , colà j 
que^o^ér fitti ^^ comprefierOjclje non haueuano intefio : ri^ 
manendo il penfiero di gran lunga dall'occhio vinto . Ho- 
rajpartitifii caualieri di quel luogo ié' ritornati all' arma^ 
ta i effisndogtà la temfefia acchittata, dr il mare traqmUoy 

AC' 



PRIMA. B47 

àccùmmiAtAÙfi dalGouernAtore ^fimìferow taare ; ver fa 
la China facendo vela i ó* molto parlando della bellezza ^ 
dr della hontk della ifola di Balximim . Bora, quefta J fo- 
la copio fa di ogni bene qt4anto altra , in procejfo di tc?ppc , 
lungamente /fgnoreggiata da Chtnefi , da vno tremoto , // 
quale duro venti quattro hore (quello che auenne alla gra- 
de ifola Atlantida anchora ipofta oltre allo eretto dt Gì- 
belterra) tutta and)) fot to tacque ini più apparue poifro» 
ri : ci)} che non auenne delt altra . la quale ^da capo^<J[endo 
il 7/1 are da nuouo tremoto agitato , quafi Anf trite grauida 
fufe^& fi fcotcjfe per li dolori del parto ^ reco a luce quelU 
jfola,ct)) e vno altro mondo]ch'ella hautua tenuta r acchiti 
fa nel ventre per tanto tempo . Mentre l'armata nauigauA 
coficon prospero vento , lolao diffe àyitei\ egli ha buona 
pezza^ ch'to defid ero forte di muouerui vna quiflione : O* 
pur tefie ^quando entrammo in mare , volli parUruene,m4 
ilragionamento della Ifola da ciò mi ritrajfe . baracche ne 
h abbiamo ti dcftro^s' eglinonviì graue ^piacciaui dt tr ar- 
mi di dubbio . Molto migliore maeftro^che io non fono ^dtf 
fé Viteiyfa di meftieri^che colui fia^ che voi» Signore , trar 
dee di qmfiione : tutta fata^poi che cofì vi piace ^io fegui- 
ro ilvofiro ccmmandanicnto , Vorrei , dijfe lolao ,faperù 
come la coloro opinione vera fia , che affermano t Oceano, 
tffere più allorché la terra non è . é* p»^ dianzi, metten- 
dofile perfine in mare ,ogn hucm diceua ; montiamo in su 
la nauc \ c^ in mare . & per evo, eh e queflt communi parla» 
ri, )> prouerbij non fino del tutto falfi i ^ da vedere quale di 
quefte due opinioni più in se contenda dt verità . & come 
che molte cofefipofwo direà foftentamento,à' a di fifa di 
quello ^&dt quefio parere \ fi non e eglt , eli io non h abbia 
fempre Himatapiìi verace' figura quella opinione Jaquali 



f4t PARTE 

afferma Jd terra ejjere più altaiche non e ìaccjna . contw^ 
fia cófa^cheyficome noi veggiamoj fumiycorrtno almartm 
la qualcofa fenz^a, dubbio non auerrehbe yfe ti mare fuffh 
più alto^che la terra . Bt chi non 'vede, che viQlenz.aftfa" 
rebbe aiCX)c£ano ^fe.per tanti fec oh ^dr mUlefìmi^rtmanef- 
fé impedito dallo allagar la terra ì anz,t non fertz<:i mira^ 
colo adiuerrebbe » che Untare non coprtjje la terra, fé ella 
ferdejfedt àltez^z,a dal mare : é^ porre miracoli là , doue 
non fa bifogno yparmi fuor dt ragione . Bella materia di 
ragionare , é* rton punto latina , ni ^trta qui (itone et ha* 
uete hora propofla^Signore^diffìe Vitet :p€rla(juale ageuo^ 
lare^d^ render chiara molti fcientiatt huommt hanno fa- 
ticato . Maio, recando le molte ragioni, che intorno a tal 
figge tto fi vengon dicendo^fottobreuità j dico ; che , nella 
gutfa^che noi veggiamoi corpi prenderli i luoghi alle loro 
quantità confac^uoli-ycofi è manifefto yeh'eft altrettanto 
fanno delfito, conforme alle qualità loro : ciò fono leggi e- 
rez,^, (^ grauezza, fi or a y quanto più qraue il pefofia 
della terra^che quello de^i altri elementi non e^fenza al- 
tra dimoftratione alcuna^credo^che ottimamente fi fappi a; 
come altresì, che l'acqua pefi più , che gli altri elementi ^ 
fuor che la terra \ la qualcoft fé e e osi, come e veramente» 
perche non ha da foprafiare l'acqua alla terra f* Oltre a 
CIÒ, fé l'acquai fi come affermano t faui^e diece cotanti co- 
me e laterra;p£rche non concederemo noi^che più alto luo- 
go, che la terra non ha, all'acqua fi dea ? Appreffo egli non 
fi ragionerà con alcun nocchiero^ ^Jperto nelle cofe del ma- 
re ', il quale non affermi ; qualhoraèuom fci-oglie dalla ri» 
uà, che e* monta • Laqual cofa così effer e , fé nza più ol- 
ire procedere argomentando , affai fi tocca con mano:ijpt. 
ìialmentf f(*ori del mar Gaditano : & nel golfo di Ar^^ 

ha. 



PRIMA. 349 

hi 4 . Aggiungo alle ccfe dette dt fopra, che Porle tu tto deL 
la terra e fondo del mare , limare adunque e piM alto , ^ 
cinge in ogni parte la terra . La onde , ajfit tn proposto , 
fi come a me pare.fauellaren coloro y a quaU venne detto, 
che Corbe della terra vna Ifola fujje . é- fé ti centro . & 
mez.z>o del mondo è vnojl quale gli fcritt ottotipi u, dtffcro 
ejfere la terra ^ non può ella inniuna gufa fouerchtar il 
mare, fyindt puofi amho vedere f la coloro fntenza 
non effere vera \ a" quali piacque dt fermamente tenere y 
L'orbe della terra»^ ti mare effere fola vna sfera . perciò^ 
che la e(perienz,a y ch'i delle ccfe macjlra \ et fa ccmprcn- 
dereje parti eftreme della terraterminarft dal mare : é'» 
quello che voi fapete^ qfvltimi confini della Chinalo' del- 
la India fino lauati dal mare . fi come a quellt della Spa- 
gna, ver C Occidente , adiuiene . La qual cofa altresì ha- 
ner luogo nella larghez>z,a veggiamo : conciofia cofa^ che la. 
parte fettentrionale tocchi limare agghiacciato : & alt r et" 
tanto ver mezzo giorno fi fa . La onde parmi,che ragio* 
neuolmente quelnoftro leggiadro Poeta cantaffe , quandi 
t dilfe-v 

Per ogni vciTo il mar la terra cinge ; 
Et non la terra l'Oceano Aringe. 
Tilt dico y che, fé limare non fi alzaffe fpra la terragne fe^ 
gutrebbe , che lo'Jpatio , il quale e dalla sfera della terra 
tnfìno al cielo ydi due elementi fuffe ripieno folamente: ma 
CIO effere^ fecondo t letterati ^non ptìo tn niuna gufa :fa di 
mefiier a adunque, eh' egli di tre sfere dt elementi fa pieno , 
Confiderò anJjora^chejn nautgandoje baffe parti di vna 
torre-,^ di vno promontorio fi ojferrebbono primiere di tut 
te alla vifia \f€ l'acqua^ o più h umile della terra fuffe , §d 
et quella vguale : conciofia cofa^che quelle parti fi veggono 

per 



^/^ P A R t É 

p^^ linea più hrìeue : la doue^ lafommità ttonfuo ejferefc 
^Off^er linea più lunga ^veduta . Ma^fap^ a namganti , 
la ama della torre vedere primieramente . aperto fegna» 
le ,che l' acqua fia fuhlimata fopra la terra ^ Per le quali 
Cagioni i& per molte altre ^non meno^ che le aftgnate» effi" 
faci 5 conchtuder fi può ^ quefta fentenza più diventa in 
fé contenere^ che laltra^é' che dalla pojfente mano di Dio 
Ottimo ^maftmo^ ^ per Ufuoi commandamenti, il fieno fi 
ponga alle acque, si, ch'elle^ qftafi congregate in vno vtre, 
firattenghino entro a que* termini ^che la diurna prouidea 
z^a da principio, che il mondo creo di nulla^ loro prefi:rijfic* 
Diremo adunque^ il globo della terra ejfere più hajfoy che 
l acqua non e ; come quella^ che le Uà fipra : ma la fi*per- 
fictejaquale noi haliti amo ^efifer e ydaldiuino poterei& fa- 
pere,fopra tacque inalzata . nel quale fatto , é' ^o di non 
male opinare , vno grande miracolo dt Dio ci fi fa mani' 
fcfto . Bt^ quefia via di mezzo feguendo , puofit dire j che 
A concordia firiduchino quefle due opinioni ; le quali mo* 
firano,etiandio oltre alla prima faceta > fra fé di fare con* 
tefa . Auegnadto^ che molte ccfe quìfipotejfero dire ; ^ 
rcplicarfene molte , lolao dtjfe , fi non è egli pero, ch'io no» 
ami meglio di sìatne alla vofirafentenzaUa quale feguen* 
do non pojfo errare • ma^ io voglio metter mano advna al* 
tra qutftione : la quale ,y? io non prendo errore ^piu afira 
e non poco : é' ne darà maggior briga . ma , che dico io ? 
quale fi può egli trouar qutfiione,per intralciata^et cfcura^ 
ch'ella fiacche ^dalla virtù, & dallo (plendoredelvvftro 
intelletto , non venga siralciata ; & pofta in aperto ? Per- 
che mi fiete fratello -, & fratello, che ama fouerchto ; dif 
fé Vitei j vi debbo lo^C" meco tnfieme, chiunque ^per ejpe* 
rjcnza ^ conofce quanta la forza delfangue fi a , m parie 

ifuer^ 



P R I M A. rrr 

hduere f>€r ifcufato . concio (ìa coft , che tu inlì croata /4f- 
no Jia Cocchio dt chi ama tn tal gff'fa : c^ auegna^ che me ' 
nodi pcrfettione hubbia foiiente la co fa amata \fi non fé 
ne auidcj ne può au( derc^l^am'tnte : haucndo la troppa be^ 
niuolenza guajio quello^ onde colui deurebbe dirit' imente 
giudtcare'.cr^diptntaglhcv roz^y pennello ^nell' ani^na den- 
tro la fozza figura , e? le maniere non punto leggiadre di 
cui fi ama . la quale come maga finij^tma^ ch'ella è, quan- 
to ha d'ptnto m bello ^& graticfo , in vn baleno trasforma. 
Ciò che VOI dite, lolao ripigliò, vt fi potrebbe per auentu^ 
ra, donando lui amicheuolmente, tutto far buono, fie to fo . 
lo andafit tn qucfia fentenza ; ma, ogni huom fente meco: 
ne VI ha chi da qucfio parere, tanto, )> quanto , fi parta . 
Ida^ vegniamo alla qtufiione jftnza par tir et dall t propc/ìa 
tema . Amo dunque di fapere^ quello, che voi giudichiate 
di qucfio dubbio : cioe,ft la terramaggiore fia duetto l'è- 
iemento'ìicli'ac^ua ? intendendo nori pure deli Oceano , e 
del mare Mediterraneo ; ma , etiandto de' fonti ^ de' fiumi , 
de' laghty delle paludi^ ér dt qualunque altra cofa di colai 
guifia , per cicche egli mi ricorda di haucr già vditi molti 
valenti huomini'Ui quali jutti tn vna fientenza concorren' 
do j s*accordauano a che l'acqua /ufi}, di molto, eh e la ter^ 
ra maggiore , ^ to quafi per poco non 7ni accordo a qucfio 
parere , Conciofia cofia ^ che fieno grandifiime voragini tn 
terra ; dede quali ella è quafi grauida . Perctochei^ fiot- 
to l'acque tu trouerai acque tnfino al fiondo ; (^ nelle fium^ 
mità de' monti ; ^ nelle parti più hajfie, in maniera , che 
ii fit pare, che dir fi poJfia,la terra, di tante acque pregna , 
efifereprejfo, che vna fiugna . La onde parmt, che trarre 
fi pofifa^advn luogo ti mar e, & il rimanente delUacque^ri^ 
iiucendo^ con la tmagmattcne j lo elemento della terra non 

r y ejfiere 



sji PARTE 

effire a pe^4 eguale a quello dell'acqua . Concìojta co fa» 
chey con vn certo bcilij^imo ordiae , ò" quaft in muna fuM. 
parte interrotto ^per It pori , ér per le vifcere della terra^ 
le acque pajfando ^ fenza abbandonare ti mare, con perpe^ 
tuo difcorrmiento, dtr puofi^ ch'elle^ non pur circondino ^ 
dal di fuori ^ma^etian dio dal dt dentro, grauida di fé fac» 
cmo tutta la sfera terrefre . La qual cèjfa cofi effcre^ come 
io dtco^ non punto ofcuro tnditio e ti veder e / fumi, ó" gli 
torrenti correre tutti alt Oceano^ fcnZja arrefiarfi.. Hora^ 
io vorrei, e he coloro, a' quali più e all'anuno la contrarie^ 
opinione^ mi diceffero ^fe ejìi hanno mifurato l" Oceano \ df 
ogni golfo, ogni feno, ogni riuiera dt quello ve tutte i altre 
acque inuejiigate ^per modo , che , della grande^a di tut^^ 
io quejìo elemento , cioè della lunghez^ , della larghe z,r 
za , é' della profondità di lui pofino dare certa fenteth- 
za i é'non pihtoflo fauellino^ come eft fanno, ti piu,al 
vento . lo fermamente commendo affai la ferftenza di 
quel fauio huomo , che dijfe , i mifuratorì della terra , & 
del cielo effe re anzÀammofi,che veritieri . & vn altro dtf 
fé ; o' diffe bene y il voler cercare in limigli anti co fé , cer- 
ta, dr determinata quantità , ejferefegnale dt non mezza^ 
na pazzia : ér non gttari differente da quella di colui^che 
prefumejfe , con vrA picciol vetro , di mtfuraril mare • 
Olire à ciò ^non veggiam noi, per e/per ientia continua, co-' 
7*1 e j}(ffo , chinauiga per l'Oceano^ vada errando in que- 
fi a parte ^ é' in quella ? talhora tirato à e io dal fu o mede^ 
fmo proponimento r ma ^per lo piti , cantra grado , dalU 
ferocità de' venti agitato in gufai c^^* ^or qua , hor là ru- 
fofpmto^gli fi tolga ilfapere al certo il girar della terra t 
come quello ^che non per diritto , ma per cbliquo,và carni- 
»ando . Laonde, egli, nella fua Himaùua, via maggiori 

U 



p R r M a; sfj 

ìa vieni formando , eh" eli a non è . Dico di più , che , fé , 
al tempo dell' vniuer file diluuto , tanta parte de '^li fpiri* 
ti del mare , é" delie altre acque fk conuertita in pioggia, 
che fu bafieuole y congiunta a quella contwna faturiame 
di acque, le quali erano fitto la terra ; dentro a pochi gior^ 
ni a fommergere tutta la terra \ con quali argomenti nC' 
gherà alcuno maiy che della terra l'acqua non fa ma^^io- 
Ye ? Ho fauellato in e ot al gufa ^perdei he ic non vorrei , 
che alcuno per aucntura fi fejfe a credere^ che , dall'alt f- 
fimo cielo 3 quella m^r^uiglsofà copia di acque caduta fif- 
fé 3 onde^ al globo terreftre , a molte bracciali" acque fcpr a- 
bondarono : le quali ,pofio che con nuouo, (^ mar aut olio fo 
modo fi/p*'^frfi ^d alto tirate^ da Dio ; ^ poco apprcffo , 
da lui, commandate apiouere a hajfo \fi non furono elle te- 
ro in nuoua^é' dfufata maniera» in quclte?npo , acrcfctu^ 
te • Ne ^per aggiunta delle altre ragioni, da me allegate 
di fopra, lafciero dtdire^ che^ fi più corpi sferici, conce?:- 
trict fono, quello^ a cui auìene di andare manco dal centro 
lontano , conuienchedi minor giro fa : fi come allo" neon- 
tro quello, eh e e più diftante veggiamoejfere di /patio mag 
giore : hora, eqli non fi dee dubitare , che lo elemento della 
terra non fi dilunghi meno dai centro , e he l acqua non fa', 
^ l'acqua meno dell'aria, Abbracciera la terra dunque 
minor ampie z^z^a di cerchio , che non fa l" acqua . L'ordii 
ne anchode gli elementi pare ^cherichiegga, la terra ijfc' 
re fafciata intorno dall'acqua : pircioche ^fe il fuoco cir- 
conda Caria ; di necefità auerra^ che l'aria circ cf/dt l'ac- 
qua fola terra : ma la terra non circonderà ella mai per- 
che la terra ^ grauifima ; ò" dee perciò hauere il più baf 
fo luogo : refla dunque che laere intorni} l'acqua ; C' q^e- 
fi A la terra . Appr effondi vno pugno di terra ■. non ^ t^g^am 

X y 2 noti 



3S4- PARTE 

ìioufe alla pruoua fé ne viene farfene diece di acqua ? af 

fat etndertte argomento^che decupla proporttone vi/ìa daU 

lo elemento dell'acqua a quello della terra . Egli fi fa an» 

cho ajfat per efpertentia palefe , quefta opinione in fé veri* 

fa contenere , che» ouunque nauigando l'huomo peruenga , 

pfia oltra lo Hretto di Gihelterra , Ijia alle vltime parti 

de IC Oriente , a fitto ipoli ; in qualunque s'è l'vna di que» 

fle parti^oltre alla terra, trouerà tacque . & che ^ non vi 

ha egli forfè vn valente huomo.il quale di ffejo Jpatio deU 

la t erra ^ fina al concauo della Luna , effere fi come vno, é* 

quaranta ? Aggiungete ,fuor tutte le cofe dette fin qui , 

che vi ha nell'acqua copta maggiore di animalt » che in 

terra : ella e dunque maggiore . ^efte , (jr molte altre , 

le quali tr ala fi io per fuggir noia ,fono quelle ragioni^daU 

le quali perfuafo, h)> volentieri fempre quefta parte fegui^ 

ta. Ma ^perche egli non mi è nafcofo quanto malageuole 

fi a ilfojpingere in chiara luce la verità delle cofe^ da' f off 

mi de troppo fittili dijputanti offufiata ; io defidero dt tut* 

to ciò dt ejfere da voi fatto chiaro : La cui dottrina ,fi[cO' 

me io efttmo^ e fida ^ é* fincera . Egli non fi può negare , 

dijje Fitei, che Jpinofo il calle non fa, é* alpeftra , e dura 

lafalitayOndeperuienfialla verità delle cofe : ifi>etialmen- 

te annerate dalla temeraria amhitione dt molti j che fauij 

fi fanno chiamare ; ò* per auentura poca appararono di 

buono mai : é' perciò la qutfiione propofta da voi » vfando 

efi Cvfato ardire ^ fi fono ingegnati dt veftir di tenebre , 

quanto hanno potuto il più : ma, io ho per cofiante , ch'efi 

habbina il torto » & chiunque vorrà prenderficura difoU 

nere quefto nodo trouerà dt leggiero, negli fritti lor atipia 

fcientiati huomini tenere con effo voi . La onde a quella 

che 10 veggio^ su età , e non ci farà gran fatto che dire fra 

noi* 



P R I M a;- 3-rj 

noi . Deh pìacctAui , dijfe lolao , che noi fer:*ÌAniQ gì ar- 
gomenti^ che^a mantenere il contrario di quello y eh e io ho 
detto , cofloro producono in mezz^o : che fé ,fe non m in- 
ganna il mio autfi , grano fa cofa ad v dir e . Troppo fora 
lungo a contare tutte le loro ragioni yfoggtf^^fi Vttei , poi 
che cofi vi è in piacere ^per fuggir tedio » vna , & altra 
n andr)> fciegliendo , Hora , quelli , che fauoreggiano U 
opinione contraria alla voflratprefupongono in prima. Jjc* 
della terra^ & dell'acqua vna fola sfera fi faccia ; & non 
due ; (^ che non fi a la sfera de 11^ acqua ni pw alta , ne piit 
grande della terra : affermandoceli , che inauiganti^m al- 
to mare, veggono fet fé gni , diuidenti per metade la sfera\ 
& il rimanente prcpio nella gufa, che ne Ila fuper fletè del- 
la terra, che ^ fé il mare di altes.'^a la terra vi ne effe , chi 
nella fuperf eie del mare naui gaffe, non potrebbe fé rKpr e la 
me\z,a sfera vedere ^togliendogli vifla CaltezP^a del ma- 
te, per r tipetto alla terra : la quale fi rimarrebbe in giufo , 
anzi, gli fi vieterebbe altrefi il Vedere tfii fig^i di l'iodi a' 
co : ef altre co fé tali . veggendofi adunque tutta cib^non vi 
ha 5 dicono efii , alcun dubbio, che^del mare , ò" della ter- 
ra , vna fola la sfera non fi a . Oltre a ciò egli e affai ma- 
nifefto a gli huomini effetti nelle cofe del mare, non vi ha- 
uere golfo^ ne parte dt quello , che non venga dalla terra 

f affiata-, éf veramente fuori dt ragione farebbe ti dire in 
contrario di ciò : concio fia cofa, che leggtcr cofa fi a il ccm- 

prendere^fe la ferra non circondaffeC acque , cr il mare, 
■ quelli ffnza alcun termine douerfi rimanere . La qual'è 

Jènza fallo vani (i ima opinione \ (jr che Ha contra a tutte 
U fcHole de' migliori fiiofofanti : non fi potendo dare in al- 
cun modo lo -infinito : é' non monterebbe nulla il dìre^ che 
%l mare fia terminato dall'aria: perche effendo egli tanttk 

fot- 



3SS PARTE 

fìttile , fer romparatione all'acqua , come veggiawé , in 
qualzmfa potrebbe ejfo mai porle freno ^o riflrignerU den^» 
tro a term 'ne alcuno ? Fa dunque al mare btfogno dt vno 
corpo fedo j che lo ritenga ; ne gh conceda dt , qua , éf ^^ 
/correndo^ vagare . ma dt tal qualità e la terra : alla quale 
fé que(io vfficio togliamo dt fare , quale altro corpo troue^^ 
rem noi valeuole afuppltr tal difetto ì fìcuramente non 
niuno . O 'tra che l'humore^ non dal propio, ma dall'altrui 
termine y e ctrconflritto . La onde non potendo l'aere l'ac- 
qua fermare \come per elperienz^a reggiamo j poi ch'effo 
luogo le fA\ne altro corpo hauendo cotal virtù everremo 
a conffjfare di nece^ttà , che la terra operi queflo \fe già, 
jnon volef?imo dir quello , ch'e fciocchez,z,a pure a penfa^ 
re ; cioì^ che le acque marine , nella loro efiremità , intor- 
no , intorno^fieno tn perpetuo ghiaccio indurate . La qual 
cofa a niun partito creder fi deeiconciofia cofa,che non/la, 
in ogni parte sgelato il cielo : c^ pcflo, che, fiotto t poli , & 
finto i cardini y fieno grauate di gelo l'efireme parti ; ver 
l'Oriente e il cielo dolce per)> : ne il freddo, tanto, o quan- 
to, gì: e noieuole giamai . Appreffio,t venti, li quali fio/ fi a^ 
no da ogni lato ^ come ci e manifiefio ^fiofptgnendo l'acque , 
(^ grcfit fiacendo t mari, gli vrterebbono centra lariafitn- 
z>a alcun fallo \ la quale non fiofierr ebbe la per e offa:, per 
U ragione ajfiegnata. Laonde affai fi pare ^ che a forza 
confejfar debbiamo, hauerui vno corpo fiodo yCOntra l qua» 
le.quafi i'. forti fimo muro ^franga, & affreni l'empito del- 
le fue accfue limare . Dicono dt più ; brama l'acqua, con 
fimmo ììudio^ di acqmftarfi il mede fimo centro , che ha la 
terra : percioche fi veggono le acque fiempre correre all' m 
giù '■> adunque fiiraun ano elle anz,i dentro la terra,chefuo- 
n . Aggiungono fi l'acqua^ quello che affermano , i naui* 

ganti 



P R I M AJ 3S.7 

ganti AUenire yfa ùmbra» e tanto maggiore . quanto fi a jì. 
drfcende^ come effe r pub y ch'ella nel globo della terra non 
paracchiufa f* che fé vorremo dire » lei effkre fttori della 
terra in guifa, ch'effa la terra circondi ; chi non vede, che- 
fi moltiplicherebbe l'ombra per firma , che l'eccltjfe della 
Luna ne diuerrebbe maggiore ^("fcnza che , non pure l'cm- 
br a della terra, ma quella del mare farebbe ctiandio e a-' 
Olone di talee e Itjfe. La quale conclufione fa fcnz>a falla 
contrario a quanti fritto hanno della Aftronomia , /llU 
già dette ragioni per arrotavanno arqomentajjdosil ma» 
recorre^ cr ricorre : fa di mefiieri , che j nelriftujfo.per* 
ttenga ad alcun corpo \ & quefto l'acre farà , ì> la terra : 
il primiero >.o : il perche habbiamo^ a fatietà, manìfeflato 
nelle contate ragioni: peruerrà egli dunque al fecondo. 
La ondcy vn corpo fòlofacendcji dell'acqua ; d* della ter- 
ra^ quella non farà di quefta maggiore . Ma^ vdite ragie- 
ne non mica fìeuole ; ne da effcr di/}rezz,ata tfe noi l'orbe 
iflejfo delle acque, cr delle terre pir paralelih & meridia- 
ni hauremo diuifo , molte più miglia trotteremo in fi con-- 
tenere le figure della terra» che quelle dell' acqna non fan* 
no. La terra dunque e maggiore . Tale fauellaua Vitei ; 
^ faceuafimb-iante di volere, parlando, più oltre pajfare\ 
quando fi V dì vn fuono da lungi ^ di voci, & di Ur ementi , 
e he dolctfiimamente gli orecchi firiua '.^ ^ quanto pth 
sappreffaua,tanto ?naz^icr diletto agli afcoltanti porgeua* 
Ne guari dnewpo pajfi', che fi Vide ventre vno grofiifi- 
mo legno : la cui pfppa era tutta n:fjfa a ore-, é' le vele del- 
la p>ù fir,a porpora, che riai fivedefir, tcfifute \ & i ^emi 
erano di puro argento : // quali fi moueuano al fuono di va- 
rtj sir omenti . Sopra ilnamlio veni uà vnagtouane donna 
di fmifuratA bcllez'^ , riccamente veftita ', portante 

v?ia 



3jf PARTE 

V;tacorona in tefia J thtfttmabil valore , ElìafiBauafct' 
to vno ampio padiglione^ di pretiofo drappo dt oro^ (ernina-^ 
io per ogni verfndt grojfe perle ^ (i' di cartfime gioie : cjf 
le chiudenano i fianchi alcuni Uggiadn fanciulli ^ che fa- 
cenano vifla di altrettanti Amorini^ dalla mano dt dotto 
maefiro ^ meft in pttura» Era cofa marautgltofa poi ti 
vedere vna fchiera dt vaghe fanciulle \veftitealia fog- 
gia delle Neretdt , ó" ^elle Gratin , a gouernar , d* 
guidar il nAHilio parte j ér parte maneggiar i caui , é' l^ 
funi di fffo iperctoche^Ai prtfleZ^a ,^ di ef^erienz^a ^fi 
haurtbbono la fetali dt gran lunga di dietro t più (Jperti 
nocchten . Da amen due t lati della Rema fot erano due 
fontane» di sìrani marmi '^ con figure iquah di oro^(^ ejuali 
xl'arientOi ielLfime ; che ^ da alcuni vaft , di preti off ima 
porcellana verfuano dtAcqueLanfet 0- di vartj fori , in 
grande abondanz>a . Senz,a che parecchi Tritoni intorno 
lanaue notando ^tr atto tratto alcune trombe dt argento al- 
la bocca mettendoli ^vn^dolc e fuono mandando fuori ^ di 
fretiofi licori.^ é' dt profumi, ad vn tempori' aria , la naue^ 
^ le acque , riempiuanc-, a fi gran douma^ che^per molte 
miglia intorno f nefentma lodare.: ér a tutti pareuadi 
ejfiere in paradifo. Mentre i Chineft con an:mtr aliene 
grandtfima contemplauano la naue ,d' cefi marauigliofi 
corredi fornita \ ne gtunfero due altre '> ér fopraut molti 
caualiert^ che moftrauano dt ejfer hucmint della Rema • 
Vno de' quali era da tutti gli altri r tu trito » come Signore % 
Egli era tutto armato fuor che la teft ai é^ dt cefi tener 4 
età ^cU egli hauea d'ogni pelo nette le guancie : magrandcy 
^ nerboruto, & cefi ben fatto^che^qual più fi vanta nella 
futura^ vi haurebbe fenza dubbio perduta fua prcua. 
Fercioche, come potrà egli mat ilpinnello^diquaniunqus 

dotto 



P R t M A. >;> 

dottò maej^ro » fj>iegay U gVAtia , la quale o<ymwo»ìmeH' 
to accompagnar fuole dt perfhna piena di leggiadria } fi 
rapprefenterà egli bene la vaghez^z^ dt vno mommento , * 
di due\m4,perctoche egli è mancante di vfta , non haurà 

pitt olire virtù dt operare ; la dotte aUo'ncontro , la per fona 
che ha , perche viue , tlmoto , tante maniere leg^tadre ac- 
coppieràydt quante haura vaghezza : ^ molte ad vn trat^ 
to : quello^ che ti pennello non farà : e tutte poi fuccej^tua- 
mente . Nora , nel wez zo dt quefte marauigltet vno pali-- 

Jialmo , vagamente dipinto , ^ inghirlandato dt pallida 
vltuo>prefe^vir laCapttanaChinefe^il camino \ e^ richie. 

fé dt vdienzA Ez,9nlom , da parte della Reina: la qual co- 

fa incontanente le fìt conceduta, perche ^fmontata del 
Catello vna belli f ima damigella, che alla prcfenza non ah 
irò 5 che gran donna dt ejfere dtmoftraua ; accompagnatM, 
da dodici damigelle , tutte fontuofamente addobbate ^fifh 
ad Ezonlom ; & hebbelfalutatoUon molta riuerenza-, e}", 
appreffo , impetrata Itcentia dt fauellare , prefa vna fu a 
vtuola in mano , comincio dolcemente , fonando^ a cantare 
i feguentt verfi-. 

Signor, di cui piti valorofo ^e faggio 
Non hi quanto il Sol vede; 
Né quanto il largo mar bagna , e circonda ,• 

La Donna mia^ fin daJl'eftrema fponda 
Del gelato Oceano , ù Borea ficdc , 
A Voi ne vicn5pcr/ì lungo viaggio. 
Tratta dal chiaro ,<& honoraco grido , 
Che , di voi , porta intorno 
La fama, do uè nafce , e muore il giorno : 
N aitro piùbrama , che l'alpetro adorno 



)ffà P A R T E 

. Voftrd 'veder; acciò che Tocchio fida 
■ Giudicio.dea fé, quel, ch'empie ogni X\ào 

Romor , d i voi , di Sol fia folo vn raggio ; 

O' Sol 3 che fplenda pur fenza- paraggio . 

T tacque a tutti ti grattofo cantare della damigella : ilqual 
fornito , Ezjonlom riuolto alla cavatrice, la donna voftray 
dijfe , troppo et honora : d^ "^^gg^ ella da quale argomento 
mojja quéjio fi faccia: che affat bene fapptam noi di non 
tjfere , a gran pez^za , dt quel rinomio , che , lafita buon A 
Pier e e, ella vuole^che noi fi amo , nelrim/inentetfianelJu0 
arbitrio rimefif^o ti venirci a vedere per .quando le metta, 
bene ^ ^ farci fauor de Uà gratiofa fua vfia^ptù da vici' 
no . La damigella , ciò intefo , con buona grafia dt Ezott-' 
lom , ritorno alla Reina : la quale ^figmficata ad Ezonlom 
la fua prefente venuta» fatto gittar due battelli in mare^dt 
legni odoratifiimi fabrtcati »tnvno ella fola p affando » à* 
nell'altro le fue damigelle ^fìt ad Ezjonlom : ti quale, cint9 
da principali huomini dell' armata Je fi fece incontro ; ó* 
itetamente^é' con fimmo honore la riceuette» ^indì % 
pofitfi a federe y la Rema^ dimorata alquanto ^fentendo <?- 
gni huom tacere , voltatafi verfo Ezonlom^con molta mae- 
Ha ^fauelio in tal gufa , Cflinibildo Rè de' Gcthi , mitf 
padre > venendo a mcrte^ mi ccmmand))^ ci/io non douefii 
Mtro marito pigliare yche quello^che dal più valor ofo huo- 
model mondo mi fujfe dato , alla qual cofa io ac e enfienti : 
ér >come egli volle , giurai li di tener fede. Sollecitando 
poi le mie nozze mia madre ^ i miei parenti , &f oggetti 5 
come quellijche fommamente bramauano dt vedere di me 
debito fuccefiore -^ furono cagione» ch'io Befit in gran pen» 
fiero 5 non veggendo la via di peruenir' al fine commandA* 

to 



PRIMA. i(f, 

to da! Re mio padre j ne f spendo quale il pììt valor o/o del 
mondo fujfe ; quando la fortuna apparecchi}) ti modo di 
liberar' i miet, ó" ^n^ della noia . Faceua , Aldano, Re di 
Suetta, mio "^o, voa not ubile ^ (^ murauigltoja frjìa , alU 
quale^ mia madre ^ C^ to ^ fummo fluitai e , come parenti : 
doue ji raunarono etiandio caua Iteri fenz>a numero : non 
ture da tutto il Settentr.onè.ma datla Grecia^dalla Italiay 
(^ dalla Spagna anchora\ ptr vna giojìra ^t,he nji Jtjecc 
hedijiima i nella cjuale ^pcr premio , al vincitore toccaua 
ihoràyVntia figliuola dtl Rè ; con Lafucctjùone d'vnojìo" 
tit/^imo Rc't^ho . Hora^ vno cauaiter Greco Jt rima f ai di 
Jcpra dt ogni giojhante : de'^ttalt tanta tra la copia , che 
€CLtdeuar/ù la Jcnima di quattro mila : O' ftntenaoji por' 
tare al cielo con gloriojo tomore dt tutti ; aij/e ad ali a voce 
sì, che Cinte fé ogni vno ; (^ che dirtjh voi , Signori ,/è , a 
far d'armi^ vtdtjìe Ez,unlom ^ gr a ndt/s'imo Giudice^ (^ Su 
gnor della China i fermamente non capirtjte in voi mede* 
Jimt per la marautgita : cosi è egli fenz>a auun pare in ter» 
ra : allora tutti t caualtert Greci , e molti altri Hrantert^ 
dtjfero^advna boa a , tutto (J]ir vero ciò ^ihe il vincitor 
jCrico dtctua : aggiungendo , non poterji tanto atre delle 
dodi di Ez,onlom, che molto più non vi nmantjje da raC' 
contarne ; Cr qui tante coje ne dijfero , (^ tante rnarauiglte 
Jatte^in tanti lUOghi^ da iut^ rtcordarono.che m meji acte^ 
Je vno incredibile atjiderio ai prtjtntialr/jinu vcaere cO' 
iut 5 ael quale tante e vjc anaauano intorrto , con tanta [114 
gloria . Pere he pt eji in r/jajcorta alcuni caualuri par e n- 
J4 miety mt pojim camino : ogni difficuita vincenao la vo^ 
glia di veatrut ^pm ^ che ai hautre manto dalla man vo^ 
/ira . H orarla Dio merci , to J^no ir* porto aelia mia vo. 
loata pe Henuta . e die cui^ e he io, t he Juggt Ji m/re , * mtf 

•^ ^ i potè* 



' sa 2 P A R r E 

■poteri^ le ingannatrici luftnghe peonie quelle^ che*n hajfo^e 
penero cuore s' annidano folamente^mi fento canfolatt^tma. 
dello haucrut veduto ; quando che , al mio parere , cofa di 
troppo maggior pregio m o/i rat e di effere^ nella apparenza^ 
che coloro non feppero già diaifare . é* ifi non che la vo» 
fira viodeftta^ficome io afiifo^non foftiene le lodi altrui, 
m ohe cofc diyei ; dalla molta affettionefojpinta \ ch'io por^ 
to alvoprovero valore . majanto mi bafti di hauer det^ 
io i per nonnoiarui .facendoHt afapere , che io^ da quanto 
€he io mi fia, viuero^ c^ morrò ferua diEz.onlom^(jr deU 
la fu A memoria , injin da hora eleggendolmi a perpetuo Si^ 
gnor e * ó" q^à fi tacque , Marauigliofamente piacque A 
tutti il fermone della Reina^ & valorofafemina»e dtgran 
cuore la giudicarono . ma Ezonlom , guatatala piaceuoL 
•mente in vifi^ così le rijpofe , Magnanima Reina y egli no» 
fi pub negare^ che voi non h abbiate fatto gran parte alle 
'Virtù nel regno della vofira anima\fe quello e vero , come 
CYcdiamOyche la voftra lingua ci vien còtando\cioì,che voi 
indefiderio habbiate h^uuto di mettere in auentura la vita, 
vofira per truouarhuom di valorevnon potendo ^ vna cotale 
vogltayinniunaguifiycadere, inpicciolaperfonay e di niun 
ualore\nella quale intetionepofio che uot l' habbiate fallita', 
in quato un tale fé noi efitmate^chHofia quel deffo^no hauC" 
te per ancora trouatoifi non è egli ^c he uoi no fiate degna di 
fomma lode\hauedo riguardo al uofiroproponim et obliquale 
da grandezza nacque di cuore. Uoratconciofia cofa^ che il 
mondo fiagréide^comefapete^à uoi conuerrà di trauagltar 
lungo tempo anzi^cheacapodi quello ^che hauete in talen^ 
tOyUemr poftate . fenza eh* io nonueggio come uoi ^ queH0 
ftalorofoy fiate per ritrouar giamai .'percioche^ a quali itf* 

dittj^à qualfegno h ^Qnofia^ mi \ kn9n comprendo ^ che 

*vi ' 



PRIMA- 3<{3 

t?/ fìmattga fuor , che vnafita via ; & quefla vna è la C' 
fsmon vnttierfale del mondo : Uguale ej/èndo , come detto 
fiìy tanto grandetto amfo tmfoj^tbtle douer ejfere lo accox,- 
jcar ^uefta ofinione fi fattamente » che vera conclufion fé 
ne tragga , dr lo andar voi, f emina, é' ht^^ y il fiore logo- 
rando de gl'annivofiriyin cotale pelle^inaggiOt (delia cui 
riufcita io non so quello che me ne /peri ) quanto vi fi con" 
uenga^voi fi vel vedete ; alla quale e rtata^come di ogni al* 
tro dono cefi di fubltme intelletto^ la natura cortefe . Per 
la qualcofa, tn premio del buono animo , che verfo me qui 
recato bau et e ; to vi configlio a fare alla patria ritorno\&^ 
iiringen dotti co parenti, é' co principali de gli fiati vofiri, 
quello per voftro marito fciegltere , che più ad buopo mo- 
firera ch'cfler debba* Konfiamo vagati fin horatdtfie la 
Reina , ne vagheremo : cofi ci hanno fauoreggiato gli Id* 
dij : & vdtte come . // valorcfo, del quale noi andiamo in- 
ttefitgandOy ha vnanchora nel petto , vermiglia ; non tin- 
ta , ma naturalmente nella pelle Hampata ; cofi alle vere 
anch or e famigli ante, eh e C acqua più l' acqua non fimigltai 
ne ti latte il latte , & oltre a ciò egli ha, quello, ch'egli non 
sa di hauere\vn neo fiotto l'afe ella defira : d'tntorno al qua- 
le fono dodici peluz.z,i a punto, biondi, come oro . Confefi» 
E&onlom effer vero il fegnale deWanchora : & , inconta- 
nente apertofi tipetto^ fece mamfefio a tutti cofi ejftre, co^ 
fne la donna diceua. Quindi ^ trattofitn difi? art e ^quello del 
neo 5 & del numero de peluz,7^,puntalmente conobbe^ chi 
colei affermaua j cjr ne prefe mfieme con quanti età feppe- 
ro ^molto Bupore, Ma^ efiendo Ezonlom ritornato ali A 
Reina , eUadiffe . à fine che io la v o/ir a credenza raffer» 
mt^ch e quello fiate, cui io vo, per tanti man, cercando^ vi 
pacerà di mirare due gioie ^donatemi dal grande Odden i 

il 



3f4 P A n T E 

il fecondo maggior Diade Gothi,afjz,t la mìa partita. Par» 
te, chf la Rema q'telle cofe dtceua , venne vna donzellante 
quale reco vna cajftttma ; che fu ifttmata la ftu fontuofk^ 
(jr la tf M ornata co fa, che fi foffe veduta buon tempo pru 
ma . Di quefla^ U Retn^^ traff'e vno diamante di nuoua , 
Cr iirana grande [z,a,(jr betta ; ti quale ella , con grattofa 
f uererrzia^pofe aa Ez>onlom tn mano\ pregandolo a voUr» 
ut fi fo dentro mirare : la quahofa non cofi tofio htihe fai» 
ta Ezjonlom , ch'eg-t vt a vide apparire la fua figura me» 
dcfima : maydi quando J' acerba tta , de prtmi peli a pena 
gli e orni net au a le gote a vtjì're . Parue ciò ftrano adEzort" 
lom\ ^ per vedere lafua t/hjfa figura .^d^ per ignorare coir 
auale arti flirto tn diamante ^vna cotale imagtne fi fojje po- 
tuta fcolpire • La medefima > ^ via maggior mar autgtt a 
tie gli animi entro de ctrcoftantt : tfi>ettalmente quandi 
Videro lo fiontro dvna bellifirma meda^lta^prodottafuO' 
ri da Ezonlom, nella quale vt hauea la fu a figurala punto 
della età, che quella era della Rema : cofi l vna fimtglieuo» 
le alf altra , che .per molto , che , con ptrfptcace occhio^ 
affiendue (i rimira (fero , niuna, quantunque menoma jdif" 
ffrenza , vi fi difcerneua. Ma t la Rema , da cape cauo 
disila cajpttma vno topatio, al quale non ne vide altro 
prrauentura^ quella eta^ftmbiante, (^ mirato , come alla 
Rema piacque, da Ezonlom (^ da que Signori, dentro vi 
fi poti vedere la imaqine di Ezonlonj', quale propto egli tfd 
allora : perche moitiplicarvn04n molti doppi Je marauiglie 
tn ctafcheduno:e tutti per cofi aie htbberojlvalorvfo tjjtre 
Ezórjlom'i&non altri ^ di che fentirorÉO tutti i Chinefi^fi,m» 
mi piacere ; <^ ne fecero molta f^fia \ rmgr aitando gì' Id- 
dtf^ eh? , per loro dijpofitione, & prone dimtnto, efit^fujjtro 
svmmtfii al gouerno del più valor ofo ijuomo.chi hautjje d 



PRIMA. 3(ff 

wtàndo . Hord^ la Reina » voltai afi ad Ezonlom , cjr a qui 
cauaher't^Signori^dtJfe ^non picciolo è quello errore ^che 
nella mente caduto vt e, del quale io per certo debbo farui 
cono/centi . Faccia^, rijpofe Ez,onlcm ; acciocheyconofcert' 
doct debiti alla penitenza, quale conuerraj^i al fallo com - 
mejfo^ la poftam fare . Niuna penitenza^per qucfìo erro- 
re »vi deefegmre >foggtunfe la donna spocioche ^ non vo^ 
tendo , hauete fallato : ne vi ha perfhia nel mondo , allA 
quale il fimtgltante non fuffeauenuto ; tuttauia egli fa be- 
ne fgannare gli ingannati , £luelli figure,fegt>} la donna, 
nelle pietre fcolptte non fono ; nja vengono, ò' vannOyCome 
€ in piacere a chi già di quelle mi fu cortefe . che fé fa me- 
fiieri^che le fgure fcn Vffle , le gemme, quafi pentute di 
hauerle tolte , tofto le rendono a riguardanti : ma -^ff per 
vna cotale vanita ,fi velcffer vedere y non apparifcono in 
guifa alcuna . Et qui (la mar aui glia ^per aggiunta » vuolfi 
ancho vedere ^diffc Ezonlcm . Perche e gli, primi ero di tut- 
tti meffo mano alle pietre ^per molto, che le guatajfejafud 
imagtne non potè più uedere j dr ilfimigltante auenne A 
chiunque , altra fata , le pietre vedute haueua . In cotal 
mentre gtunfero alcuni caualieri^li quali, wtefa la nouitk 
del fatto^uolonterofidi far la efperienUa delie pietre, & di 
medere la figura di Ez,onlom, con purità di ammo, ér rìon 
ìnica come curii^fi huomtni ^fì Jpecchiaron» nelle gemme ; 
^ in amendune uidero le figure ^ quali le haueuano^gfaU 
tri uedute prima . Ma ,poi che, la Rema , uide e (fere cef- 
fata la marauiglia'y (jr luarij ragionamenti -^fcpra le pie- 
tre sfatti dalla brigata effcreuenutt a fne, guatando uerfò 
Ez.onlom,io autfo, diffe ella, Signore^ che uot non fiate per 
non dubitar punto piìt, che a me non fi i onutnga di calar 
U ueU, cr raccoglier le far te t hoggimai itanche.per lo tan^ 

to 



i(^S PARTE 

to distrarmi ,per tAnti mari ; ^ che 9ton mi fi tolga fatici 
dtpiu oltre cercare dd uertuofo , E e pereto quale bora fià^ 
tanti Hoflri nUt penfierty eglt ut piacerà dt far luogo a que- 
fio mio fatto \per lo quale ^come intendete , h)> e ami nato fi 
lungamente , farà opera degna delle mftre uirtk , ^ della- 
ttoftra bentgnttà , ^ perauentura non la fezzaia . Sallif^ 
IddiOy eh' 10^ dal prender marttOffm lontanifitma fempre : 
^ tfe non che i mtei fuddtit haurebbono forte per male , 
the aitn che io, o di me nato , loro Signor àtuentjfe , dalle 
noz>s*e fenza fallo mi alenerei . IOySignora,rt/pofe Ezon- 
lom^faroa far deluoftro uoler^ mio apparecchiato ad ogni 
bora j à*poi che e' ut pur piace, eh' io ti uertuofo fia^ch'an - 
dauate cercando \uolirofodisfactmento fi faceta , Egli e 
il uerOy che, douendo io mettere quefla tmprefa auantt » e 
darui huomo degno dt uoi^ andar con molta mtfura fi dee , 
^ lunge uedere . Pur nondimeno , hora^ che, la benignità 
de glt Iddìj, et ha mefit tn tllato^dal quale attendiamo pm 
Tipo fata uita^da indi tn auanti^ che per l'adtetro, eglt farà 
meno malageuole adepiere ti uofiro cuore dt ciò ^ch'egli de^ 
fta : ma effetto a eto non può feguir e perauentura cofitofio\ 
per tutta la diltgenz,a,é' follecttudtne , ch'io mt ci ponga • 
Perche a me conuerrà prima uedere in quale fiato le eofi 
fieno delia China ; dalla quale, già è affai , uiutamo lonta^ 
tfi, eto fatto io <:aeeiero ma ogn altro penfiero , fuori che 
quello dt confolarut tn quefta uvftra tanto gtufta domanda^ 
A mi, la Rema diffe^ niuna cofa può dtjp tacere , che a uoi 
f taccia . Su he to mi chiamo intieramente fodis fatta di 
quanto commandarete . Allora Ezonlom ripiglio ^ualorcfa 
Jtetna^ come e che uot che Gotha femtna fiete , dr fighuoU 
dt grandifitmo Hè^dr Rema altresì ^tn quefto habttodiltca" 
Ui.& molle ut Ja£ciat€ così uedere ì che già so io ^ ih e ^ per 

anti' 



PRIMA. iS7 

étoiichifimd vfam^a, U fcmme del Settehtrìme , ncn puf 
dn fimigltantt pompe , (^ dtltcatezze Untane fonc^ macU 
le vengon nudrite fra l'armi^ 0- fra i tbfagi non meno,^ he 
fiaueT^Zjtno i mafht^ fn dalla culla . La onde p^uì vezgen^ 
do hot voty ò' pur dianzi vedutaut in nane quale fìnqona 
i poeti i & f d- pintori la Dea , ch'cfi vogliono , cheha^'hd 
I • figiioria fopra quella m antera d'hnomtnt fctocchi , eie .1 
'volgo chiama ÌH.'jamoratt , vie finuouOyó' fr sìrano^che a 
pena che io mi crederi voi ejjtre di quel paefe \fe non, e- he 
fio lorrehbe fide alle vofire parole ; le quali, per altrCy af- 
fai fono al vero conformi . Sorrfe a qutf e parlare la / et» 
na vn cotal poco \ poi dijfe . il dubbio , che voi muoncie , 
r mento Signore^ efuto neU animo di molti at chora:ilqual 
dubbio Ijo IO da loro cacciato del tutto via : come confiderà 
za prendo di cacciare ancho da voi piti agenolmente .a 
petto al quale, di fapere , CT dt gwdtcto , coloro fon nulla . 
Douete adunq'^e faperCyche t ordalia mia pueruia^h^o fin- 
tre hauuto a fhiHO^che colei ^ cut fu cowinafidato da Dio^ 
che doueJfeaU'huomo cjpre vbbidiente,ò' foggctta , que^ 
fio commandamento a giuoco tenendo, a cut doueua feruta 
re» a colutvoltjfe (ignor cggi are , facendo etiandio , a que* 
fra fi a matta prefontione ^dtuieto la natura medcjwia , i 
coftumi 5 c^ le leggi di tutte le naticni : le cut fot z.c fono 
grandifime , ^ reuerende . fior a, che la natura ri. hie^^^ 
gauche agi h uomini tutta la vmuerfal mvlttiudttu deiuj^-m 
mine fia fottomcjfa^ quindi Ji fa manìjifto i eh (jja hii lo- 
ro fatte ne' corpi delie atenei niorbtdc\nt gì' ar.in. i tiwidi .(^ 
paurofe ; nelle menti benigne ^(^ pietofeidando Lro U e ir- 
forali forz,e leggiere^ ( fc non fé alquante poche ^pir ogni 
fecolerie qualiiClia, dal fuovecchiQ side dcutando ^ha di 
pm forza fornite ) le voct piaceuoih & imuownunii de 

4 aa mcr/t' 



3(ff PARTE 

membri foauì ^ Dalle quali cofe tutu affai fi pub arfomen' 
tare^ come di gran lunga da molto meno fieno le femint , 
(he gCh uomini non fono ; & come habbiano deW altrui gO' 
tterno b: fogno , Hora^ chiunque ha di efifcre foccorfo ^ à* 
gouernato bt fogno, a ogni ragione dee effère». a chi lo aiuta , 
C^ gouern a, [oggetto . ma, quefia vfficio di aiutar le femi" 
f>^) & gouernarle, fuor di forfè yìion'vi ha chifarlopof 
falche l'huomo . Dee dunque la f emina aWhucmo tfom" 
marne nt e h onorandolo fi mpr e ^ foggi ac ere : cr y quale da 
quefto fi parte^meritariprenfione^ éra/pro gafiigamento. 
il quale di tanto conuiene, che fi a più grauedi quanto pm 
meriteuole fé ne rende colei Ja quale l'huomoper vwafoT' 
z,a intende di foggi ogarfi . come^fe ti vero ne odo» le Ama- 
ZjOni della Scithta,0- quelle dell Occidente y fono coftuma'^ 
te dt fare . Hora io, che da* primi anni > tutta mi diedi aU 
l'armi ; ^5 come volle mio padrCy le velila contra mia vo^ 
glta^fimpre ; lui di mez,o tolto,iafctaile,e tuttala farmi per 
femina riconofcereymi riuclfi. Appreffo^ conuenendomt di 
ritroHaruiy per commandamento della Reina, (^ per alcU' 
ni ilatutireali, contra cui fi toglie ^ettandioy al Re mede- 
fimo, dt venire , feci apprefiare le nauiyér me acconciai 
nella maniera y che hauete veduto , c^ vedete. Già fi ta- 
e e uà la Reina, quando Ez>onlom ^fembi ante facendo dt ri'^ 
man ere appagato della rifpofia^fi apparecchiaua di volere 
alcuna cofa dire ^per confermatione delle vere parole del- 
ia Rema-, ma furono le fùe voci impedite dalla vifta di 
parecchi legnigli quali al diritto venie no ver l'armata Chi- 
ne fé • £/ ^poi che furono autcinati alquanto yf^iccofit da 
escili vn battello \ ti quale fìt alla Capitana j & ? chieHa 
njdienza, vn caualiero, che vi veniuafopra , hauendo ve^ 
dwaU Reina , à' rauifatala yle dijfe ; Frotone Rè de gli 

^Ifin.' 



PRIMA. sff9 

l^ìfingttmìo Signore , vi faluta con fommo affetto ; come 
quello , che 'm ama (òpra tutte te cofe del mondo : ^ per^ 
che eglt ha intefoyche vot andate manto cercandu^che non 
fi trotta ; ó' ^glt e fiffo^con thioui^nelvoflro amore, fi fai- 
dt, che non gli potrebbe ^per cofa del mondo yfffenr l'a- 
nimo , che , lut vtuente,ficara cofa» chente voi fiete^altri 
foffedejfe gtamat : per cibi egli venuto per twpedirc^ch'aL 
tri non vi habhia ; ó' per haaerui egli ad o^nt g»fia . Non 
potè la Rema più oltre a fegno Bare , c^, crucciof» fuor di 
mtfiéray diffe a colui ; dirai a chi ti manda , che s^o io troppo 
bene chi eglt è ; d^ che sfotto ombra di porgere aiuto a bifo- 
gnofi y (jr foce or fo a gli afflitti , (^ sfotto titolo di feruitor 
di Dime , attende a far fu a della robba d'ogni huomo : cj- 
già so io ottimamente , che vaghe zz,a di predarla quale ti 
cuore ) éf gl'occhi allettar glifuole^ non la bcllez^za mia , 
r hanno tirato tanto oltre : ma^ egli Ihaurà pur fallita, s'io 
non fono errata, per quefta volta : & pofto , ch'egli mi fa 
poco honore ilmeitermi alla proua convn fuo pare , infa- 
me di ladronecci^ ^ di mille cattiuità , io il pur faro ; me 
Heffa d impaccio trahendo \(^^ advn tempo , // mondo da 
ij fé e fio lezo fmorhando . ne fofierro, mentre faro m vita , 
ch'alcuno de' mtet contra lui prenda l'armi ^fuor , che /> 
Jìejfa, il così dire, ò' il commandar, che le jujftro porta* 
te farmi »fa tutto uno . alle voci della Rema comparuer^ 
molti cauaUeri : de' quali chi portaua l'elmo ^cht l usbergo, 
quale lo feudo to' di mano in mano le altre armi tutte . 
Intanto^ella, della femintluffie /pogUatafì ,per mano dcU 
le fu e damigelle » inuno jarfttto di tela d'oro , di richifii- 
Vie gioie trapunto per ogni uerjòrimafe . cjr era e ufi btlla^. 
et benfatta delUp€rfcna,che dt fé trar fi (entiuano i cir* 
•cofiantt dt marau:gha , Ma ella, da que cauaL tnferu, i-a^ 

A a à ^ ^hbi- 



' B70 PAR T B 

fubitameytte fi armò. In quejlo mezzo tempo Trotóne\ 
bramofo di preda, hauendo per certtjìimo la Rema portar^ 
sii la fua naue^tefori dt fommo ualore , smgegnaua yfem- 
btante d'altro facey/do.d ajìieparlacofi le fue nam :fnzA 
tener alcun conto di cofi grojfa armata -d^ cefi ben guerwi' 
ta^cj^faìe^é^ quanta era quella » fotta la etti ombra, fi come 
€gh poteua comprendere ^ laRema firiparaua \fommafi' 
da^z,^ battendo ne' legni fioi : li quali erano deftrt^(^' leg- 
gieri a maraviglia . Ma la Rema , fatta di ciò accerta , in- 
contanente del rimedio hebbe prcueduto '.facendo accofld' 
re alla fua nauegli altri fioi legni, eh erano amptfimt , é' 
de' mag^^iori^ che perauentura per a dietro hauejfero (ol- 
eato ti /narc '. forniti d' ottimi bai eflr ieri Goti ; ^ di e [per' 
tif^imi ar Litri Fwni j & dt parecchie fquadr e di Sueoni y 
che, neW adoperar la fcnre , l'accetta , ér tarme tn h^fta, 
erano fé nza fallo t miglton maeftrt del Settentrione , Ho- 
ra la Reina tmpatiente d'tndugio.richiefe dt battaglia FrO' 
ione : il quale ciò ncgaua dt ttoler fare ; ^ per molto amore 
da lai portato alla Reina , c^ per effere ella f emina : con- 
tra Iqualfejfo.^ fecondo cauailerta.^é' honeftà ^ non fi con- 
tiien muouer l'armi . Ma, alla perfine , (per andò dt abbat- 
terla di legqieri^^ dt far acqutflo dt qué tefori,per li qua* 
li ottenere i egli fegmua latracela della Reina^ buon tempo 
frtma acconfntt alla pugna, doue duecofe ne douejfer fé- 
gutre : la vna^ ch'cglt mtendeua dt combattere sii la tftcjfa 
naue della Reina ; C altra., che vincendo 5 come egli era fi- 
euro dt dcuer fare, cb'cfifo^ uftfce ella dt mta, no^ tntcn- 
dcua dt fuco edere al regno della Cottta^ ó* ^ ff^^tf glt ^^^^ 
fnoi» ma fé alloncontro, quello , che in muna gufa fi do- 
ue a credere 3 egli bau effe perduto la proua , infin da bora, 
egliUfciatta tiacuay& èjpcdttA la pofifc filone del fuo Re- 

gnoy 



PRIMA. 77/ 

gnòi cr ^f ^gfJÌ fio hauere à lei , le quali conditioni^ come 
T votone v olle t fermate furono per bolle fcritte di loro ma- 
vo i ér fottofcrttte da' principali caualtert dell' vno^ér del- 
l* altra , ^elìe cofe conchtufe sfatta fubit amente accon- 
dare la naue, che la Rema portar foleua^ che atta^c^agia^ 
tafujfe a battaglia ; ^ fatta andare per tutta tarmata v ' 
ita grida, che, a pena della telìa^munofafft ofo di far mot- 
to, ne mucumìcnto sfotto qual jì voi effe preti fio ^o fgt^ra . i 
due guerrieri^ con pan ardime>ìto,faUrono sii la nattf de- 
fi mata alla tent tonerò' ^^(flo da ingordigia^ quella dafde* 
gno fpmta ,(1 furono ad incontrare : (^ fer tronfi ad vn 
tempo di forza amendue qraucmente su gì' elmi fi che Pro- 
tone pofh ch'egli fife gigante , é^ il più forte caualiero 
dell'Aquilone^ ne rimafe prefo che lì or dito : ma , la vaio- 
roft guerriera y raddoppiando ti colpo, gli fece , mal fio 
grado^porre vn ginocchio in terra : ^ fenz^a dar foft a al- 
le percojje ; ma^ à gufa di grandine , colpendo , m diuerfe 
parti il nimico, non rfno, che^ tramortito,je'lfece cadere 
a* piedi : e , trattogli [elmo di capo , il corpo di quello fé* 
mo . Lungo fora a contare come Hupefattt rtmanejjèro t ri- 
guardanti di cofi Urano accidente ', quale loro p arena , che 
quefìo fuffe , di vedere , w cofi poco Ti ante di terra ^per le 
mani dt vna femina , c^, come efi efltmauano^ tenera, ó* 
-dilicata^tl piìt forte huomo^ (y gi'^ant e, toltole he fitto fu f 
ft la tramontana . che già, da tutu i e au alt eri della Reina , 
chi Protone fi (fé, ò" come fnz,a pare in prodezza^ fi era 
pienamente intcfo . ma colui, che pr/(firo di hauere di queftét 
cofa miggiore ammiratione fu Lz.onlom'.feco slcjfo (fil- 
mando, non VI hauere nel mondo pare a cofi ci nell'armi . 
Era ^nell* armata di Prctone^vn giouinetto, fratello di Pro- 
tone : il quale, pofio che tenero di anm Jtfra egli pero cofi 

fero- 



i7* PARTE 

troce in guerre» che epareggUua Protone^ ér^f^AÌunqw 
nitro flit famofo in battaglia • A* cojlui^non fofftrendogli 
il cuore di vederfi ti fratello auanti , dtftefo ^fen%a vita y 
giacere, cadde neU animo di vendicar lo^. corneche glt pa' 
rejje dt farmenche èene-^ & dt douerne effere hiajtmato 
da ogni vno z eh scontra i patti, fermati fòlennernente dal 
£e,/uo fratello. (^ da tutti i faoi , egli filo venir voUJJe • 
Mt^ che non fa^fe auiene,che jpafione poffente la f)ffi , Id 
iirahoccheuole giOHanez,z,a ? egli non /ènz,a gran dijptace* 
re de fuoi ^anz»i che la Reina facejfe della naue partita y 
con orgogltofa voce^sfidolla di morte . affermando , volere 
Mimando farmanifeJlo,nonper valore di lei, ma per tfcia- 
gura effere adiuenuìo, che fuo fratello moriffe . quantun^ 
qnetH dijlealehuomo, dr maluagio fra , la Rema dffe , *^ 
^he a te frffe bene inuefltto dt farti, à colpi di baftone , da 
pili vtli de miei torre al mondo ^ fi voglio perii, che tu cada 
h onorato dalla mia fpada . Cto detto , Sfattolo nella na^ 
uè ^doue ella era ^paffare ^ lo incommcto fi afiramente à 
ferire, che, non molto lì ante, Ihthbe gittate a terra : &,da' 
tolo in mano a^ fuoi^commandoyi h e fiuffe guardato . A que^ 
fi a vltimaproua della Reina fece marauigliofa fefia la tur* 
ba de' cir e ofi antica' ne diede fé gno con Iteti gridi . paren* 
do a ciaflheduno^per vecchio ^(^ adufato alla mtlttta , che 
e' fi fuffe-i dt non hauere veduto , ne poterfi peraaucntura 
vedere gtamat^ chi a fine vcmffe di due tenttoni , centra 
due fortiftmt caualiert,con fi picciola pena,& in c^fi poco 
/patio . ^ faceuano que' e au alien quefio gtudicio, & per 
quelloych^eft veduto haueuano de' perditori, (^ per le mol- 
te prode z,z,e ^ che dt amendunivenien contando i foldati 
dtUa Rana ; é" quelli altresì di Protone : che loro dauano 
il vanto de" più pregiati , m opera d'arme , che haueffc ni 

mon- 



PRIMA. i7/ 

mundio. Ma la Ràna.fatttfi chidmart ipyinci^ah buom'i- 
ni del morto Protone ^Ji fece giurar Retna , é" Sigmra dt- 
gl'Elfingi^ dr di ognt altro batter e té" ^^^^ deldefonto Re . 
^mndt per fue lettere^figntficc a co lui, e he ^in luogo dt fé, 
fepra tutto ti gouerno dH Reame della Gottta , lafaato ha^ 
ueua^ che , al Regno de gli Elfingt y ti quale era fatt-o fttd ^ 
deftmajft huomdtnalorey che ne pigli offe, a nvthe di letja 
fojfelhone, cjr ilgouerno . & fi prendere am ho la gt^ardia 
de' T a» e fi t , de Carelij ^(^ de' Botmefi : luoghi pur fiati 
già di Protone . Ciò fatto la Rema, & raccolta dà fuoi con 
molta fé fi a , fpogliatafi L'armi , & riprefii vejfhmcnti do»' 
nefchi, traualuo ad E'^nlom : dal quale » e da tutta Car^ 
mata, fu confommo honorcyé' con altrettanto Bupore del- 
la fua virtù, riceuuta . non fi potendo le turbe fallar di mi- 
rarla ; (^ di caricarla di marautgltcfe lodi . Hora^ hT^n- 
lom^foflatofi alquanto-^ lietamente w vfo la Reina mir an- 
dò ^le diffe spodero fa Remategli vi e fi come a me pare^ v- 
fello di mente , che poco fa , voi traffggefie agramente le 
donne t le quali , dimcnticatcfiil loro [cffo , la vogliono pi- 
gliar con gli huommiyfenz^ alcuno rijparmio ■ volontero- 
fé di loro fignoreggtare : cr nondimeno voi due caualiiri 
tratti dt vita hauete \ cr » ^oro , ogni loro hauer tolto . St^ 
curamente iSignore^ voi potete di me dire dolche più vi ì 
in piacere y la donna dtffe , come di colet^ che buona pczT^ 
fa. l'anima vi ha difpofia . ma, io so troppo bene , che non 
VI e nafofo, come, da la coloro maluagita fojpmtajnon da 
me m off a, IO fi a venuta a quello farete he fatto ho : la qua- 
le imprefa come poteua io non fegi-fire ,fenz,a notabiinota 
riceuere neWhonore,(^ nella vita mia? che già non fu mai 
intentione di accufar quelle, le quah, da necefità cofir et- 
te, lontra U vtotenz^a de gli huommt fanno prodtzT^, ^ 

'vir- 



374 PARTE 

virtù ; ma quelle folamente^ che per fola alterezza» amd' 
no fjvra gli huomim la maggioranza . ^anto ho detto h 
Hata per giuoco, rtptglCo Ezonlom^ che gta e mamfefto ad 
9gm vno\comejfenza graue colpa di votano» poteuate, al* 
la fratta h<ttt agita meno venire» ma lafciamo di ctlo\ drpiaC' 
staui dì raccontarne la hifloria di coflui , che te He ve et fi 
hauete : é" come fiat ch'egli iCe fujfe , à' mfieme rubhatO' 
te ? {jue fio faro io di grado , la Rema diffe , ó" o pf*^ f^on 
Tììolejlo VI fia vdire le tante maluagità di coftm i ti quale 
di veroil peggior httomo era , che forfè mat et nafctffe^ 
Douete adunque fapere , che Protone ( cofi quel rthalaofi 
nomtnaua)fu di Scrtc finta , Ó" fu cref:wto in Bfarmfa : 
do uè eglt apparo l'arte magica : nella quale , in procejjó di 
tempo ^ efpertifitmo diuenne^^ famofo . Regnaua^ in quel 
tempo , nella Fmmarchia vna donna chiamata Vethior- 
ga\ rtmafa, di que' dì^vedouadi lengtldo, prode huomo 
neW armi t fuo marito : la quale , trauagliata forte dal- 
l'armi de' Noruegianifidatafi nel valor di Protone ya com^ 
paratton del quale, come la famafonaua m tutto il Setten- 
trione, ogni altra prodez^ era minuta , Ó" fi^arfa, lo fece 
capitano delle fue genti . Ne punto la'nganno ti fuo pen» 
fiero.tn quello '.perche egli sì ^(^ tanto adopero, e he ^in brte- 
ue, ti ritmico a Uato ridu(/€,che non pure alla falu e z\^ì pro- 
lude di Vethiorga^ ^ lo regno di let pofe in fatuo , ma egli 
occup)) molte , d^ buone terre della Noruegta . ^ indtijfe 
quei Rè ad accordare à quanto Vctbtorga chiedeua . Ma > 
dn^)) cibpoco,tl pefiimo huomo,wuitataV etbiorga^et alcu- 
np k e ogiunti parenti di Isi^advno fuo de fin are, nella ho- 
ra.,cheglt vide più le perfone rtfcaldate in sul bere -^fece 
entrare al conuitto parecchi fuoi mafnadiervdi qualt^trat- 
u le coltella , ch'efi recauano fitto le vefìi appiattate , la 

Reina, 



PRIMA. >/> 

^ftna^còn tutti ifuoi^tn vano merce grìdd'ritì , qmm fae^ 
narono dt pr e/ènte. Egli intanto^ accompagnato da molti 
fcherani , (^ ret huomini , cercaua dt correre la terra » (jr 
metterla fitto la fu a Stgnorta . ma volle Iddio ypietofi ri^ 
guar datore delle mi fine altrui , che , nel medefimo punto , 
giunfi Roluone^ figliuolo di Vetbtorga\ ti quale era Iìat$ 
lungamente creduto i ^ pianto per morto, dalia madre ^é" 
da tutti ifiuoi, EgU ficco traheua vna copiofafichiera di 
giouani belltcofi: a quali hauendo , cJfiOi con brieue parla- 
re 5 ma pieno dt molta efficacia^ moftrato tlbifiognOiCh'egU 
della lor opera hauea , cr la non più vdita crudeltà di Fro^ 
ione (della quale , da vno indouino , egli , era fitto prima 
àmmaefiratoà pieno ) impofie brocche quello fi Rudi a (fero 
a punto difare.ch'eft, lui operare haueffcr veduto . // cefi 
direna* loauentarft à Protone fu tutto' vno : ne colui y che 
difiettofoà marawglia era , drfiuperbo, fuggì toc e or fio . la 
quelmezot compagni dt Roluone mettcuano al taglio delle 
fpade^ dr à morte t mafinadtert di Protone ^é' il popolo dcL 
UCittài vditorifonarl amato no/ne dt Roluone^che^a bel- 
lo lìudio^da compagni dt lut fiveniua diuolgando per ogni 
intorno^ corfiearomore \ (^furono aW armi grandi ^& po- 
polani : gridando viua Roluone -, cr mot ano i traditori. 
Protone^ veggendofi a Hretto partito^ anzi che la fiuria del 
popolo quiut tlcogliefie^fieco p^opofie di ritrarfi in alcun luo- 
go forte . Era peraucntura nella Hrada doue fi coni batte- 
rta, vna cafia del pubLico j di ogni cofia, a fiofi enere vno afi- . 
falto nimico opportuna ottimamente fornita : come quella ^ 
nella quale fi guar dau ano armi^dt ognt maniera^dclla Cit- 
tà ^ad vfio di guerra . dr , oltre a ciò, ella era fiabricata di 
marmi durtf^imi,con porte di bronz.o^dr confinefire alnfi- 
fitttc^fi, che^ anzi fior ttfiima Rocca^ che cafia, potea chiA" 

B b b marfi. 



ijs 1> A R T E 

pìarjl . Ilora^ in queflo albergo^ Fratone ^con pAtecchi dtt 
fnn^firtcouero : lafciando fuori le centinaia di fu A mafhd» 
da » mfjfe advcctfione , ^tfta cofa comprefa, Koluùne y 
de hhiro, ^accerchiando la c^tfaJìrtgnerU con vno conti n§t'9 
affddio :onde^ftnz,a perdere alcuno de' fu ot ^Protone ^d ali A 
fame cojìretto , veniffe a fra mano : non potendoft la. c^fd 
menar per lunga :per non a// hauere^tn quello albergo^qran 
fat tocche mangiarlo' cop fu fatto . Protone intanto da»»- 
da opera a fuot incanti, quando il nemico pù prendeva di 
fperanzayó' fi veniua a^icurando della vittoria yfece^'vnd 
notte , non hauendo dia anchora tnez^e te fue dir/f orarie 
compiute , che ti cielo fi chiufe di ofcuri nuuolt , & ad vtt 
tempo fi mtfi vn vento fierifiimo ; al quale fimigltante non 
fi eravedutomai : ó' cominciò a fendere vna acqua pe» 
fitlenttofa , iir 'vna grandine cofi groffa , che a fuot colpi 
non VI haueua alcun riparo t con tuoni ^^ con lampi wnU' 
mer abili, et (fauentofi dalla furia del qual tempOy malu^ 
gto 5 éf fortunal fopra modo , ogni huom fcampando , chi 
quà^chi làfifuggiua . ér ecco, fuori della città ^m quel pun- 
to medefimOyfu fenttto vn remore ^^ vnatempefia di fro- 
nt dt ccrnaydt tatnburrt.di tromberei d^ altri ftrant^^ non 
più vditt frementi ^ft horribile , che altro non pareua ,y? 
non j che ti mondo fi fommergeffe . Per tutto quifionon 
sbigottì punto Roluone\come colui^ch^era arditole di gran 
tuore : maltolti fece t migliori de'frot , cor fé alle mura^dà 
quellaparte^douefifentiua lo sìrofcto mazgtore . Et gPoC" 
fht infra campagna jpingendotche per li molti lumt^che vi 
haueadentro.é" frofi , fi difcerneano ottimamente le cofe^ 
gltparue di vedere gente tnnumer abile ^ Sirana , é'jf^- 
uenteuole a riguardare» Mentre le cofe erano in tale He' 
99,bebb€ Protone^ & i fuot afiai (patio difittrarfi dal pe- 

rtcol» 



PRIMA. -^sfr 

ricolo fo^raflante . Perche , vfctto fuori dell'albergo , in* 
comincio aframente a ferire chiunque ofofujfe dt contcn^ 
dergUilpaffh . da e he, andati tn cacciai foldatt dt Roluo- 
ne^ lafctarono ltbero^& ifpedtto il camino a quel maluagio, 
il quale i hauendo ime forche Roluone ver lui venìua\ come 
che haueffe propoli fé co mede/imo , anzi che partire^ di 
mettere al fuoco quella città ipure temendo di non effere 
in mezzo colto yad vna porfa facendo forza \ s'andò con 
J>to .-feguito da Roluone; con alcuni de' più valorofifolda^ 
Ufuoi : ejfendo^toflo che fu partito Protone ^ceffata il mah 
Jtagio tempo : é' dtleguatefi le tante genti ^c he mondau ano 
la campagna , Ma , ogni sforzo , che Roluone faceffe , (^ 
qualunque ingegno adoperajfe, tutto fu vanofé- gittato al 
vento : perche ^egli, non ne potè mai giunger la traccia » 
Horayà quefia glortofa tmprtfa» recata à fine da Protone^ 
nella gutfa^che vdito hauetejui a non gran tempo auenne^ 
ch'egli vna altra ^non guari meno dt gloria in fé contenen' 
te, che la già recitata» ne aggiunfe . Atutlda dt Alieno fi^ 
gliuolafu. Re d' Ijlandia ; l fola fot to al polo Artico fitua- 
t4 1 vicina al mare agghiacciato » della qual giouane ^per^ 
■fioche^ oltre ad ogni ejltmatione ^ era hellifiima inuaghì fi 
forte Ottero figliuolo del Rè di Suetia, che non trouaua ri» 
pofo : ne ad altro volger poteua il p enfi ero , che à co/lei . ne 
potendola per moglie ottenere^ (per cicche ti padre fuorché 
potentifitmo Signore era^afpettaua di fare dt lui alcun gra 
parentado »& per niuna gmfa [offerir poteua,che colei nuo- 
ra gli diueniffe)difpcrat avita menaua : (^ da qucfto amo» 
re non potendo ^ nonfapendo dtfcioglierfi , ni gltgiouaua 
dt vtuere , ne fapeua morire . Ida , effendogli peruenuto a 
gì or e e chi .y cheti padre della fanciulla al Signore dt Crut- 
Undta, chiamato V ni Ila , già di anni pieno , la maritaua , 

B hb 2 pon 



^7«P ^ A R T E 

ftonppando che farfi^alU rapina^cheche ne douejje fegui- 

re^t' animo difpofe . ? er che yfattoji chiamare Protone , con 

cuiy egli, haueua amicitia buon tempo prima^ il fio prepo- 

nimhìto gli fece mantfefto ; ^^infieme^ d'aiuto ti richie/è • 

gran cofe prometlendoglt^fe^per opera di lui, ti fio ferueH' 

te defio fi menaffè ad effetto . Fr olone , fperando di douer 

firbene t fatti fuot mettendofìacfuefta ventura ^se ad ogni 

fio fèruigio , qualche egli fi fiffe , liberamente vfferfi , 

Conchiufo (juejioyOitero, prtfiamente fece ptit legni le<^gie» 

ridimi armare j (^ mejstui sìt di valorofi fildatt ; buona 

parte de* quali erano huomini di Protone \à lui ^ delle nà" 

tilt & della imprefa^ commi fé il gouerno : il quale, auifan^ 

do la nouella (pò fa douer tenere il camino diritto alla rupe 

di V tifar e j che è à mez,^ via a chiunque,dal porto vfcen' 

do di Fefirabordiin Iflandia,tntendein Grutlandia di per- 

uemre ; verfo quella parte fé vela . ne fu dt lungi C effetto 

al fio aufo .-percioche no» guari di tempo pafilo \ da che 

gtunfe m quelluogo^ch'vn legnetto fottile^che egli haueua 

mandato mnanz^i a fé mire del viaggio di Aluildajorna»' 

do in diligenza ^port)> , ch'ella sauictnaua a V tifare ; ^ 

ch'erano ben trenta legni ; (^ ^ per quanto stntendeua , di 

qualunque cofa^al combattere bifognofa^ottimamente guer 

nitt . ma, quello, che fi doueua.pik^ che altro , à capital te» 

2tere^fiera,che^nell' armata della fpofa^venieno alcuni cor" 

fili di V tifar e ; a' quali è in continua vfanza dt adoperare 

*vafeUi di cuoio > co' quali , fitto mare ficcandofije fintine 

pertugiano delle naut \fenz>a poter utfi mettere alcun com* 

penfo t come quelli , che ne veduti ne' loro affali t , »^ vditi 

fino ; cf quefla cofi^quafivnaminada acqua^fi può cbiA' 

ma'' e* A queflo, che a te pare co fi gran malcy diffe ProtQ' 

9e,troHm ben to il rimedio^via pk fatile ^ che pfcr auen» 

turd 



PRIMA. Ì7, 

fui^kne tu, ni altri efttmarebbe giamai , attendete pur tutti 
*voi a far d'arme st^chto tnipoffa lodar di v$i,come hofat^ 
to tnfino a cfuì ; del rimanente ante lafciando la cura ; del 
quale cono/cete ti valore , ^ la e^trtentta nelle cofebeUi* 
che già lungo tempo . C io detto , egli^fece dt prtfente ap" 
pr e/lare alcuni lìr omenti di ferro ^taglienti Junght ,t^ agu^ 
ti ; & parecchi r ampie oni ; c^, dato de* remi in acqua^an^ 
d)> via . c^ fi fegreta quefla andata pa/S'o , tra che Fratone 
in ciò pò fé fiudio , (jr che ofcuriffmo di nuuolt , ^ di buia 
notte era ti cielo, che gl'Jfìandtfihtbberoil nimico acJdof- 

fj, prima, che motto di ciò Jentire . Hora.hauendo Froto* 
ne fatto dar nelle trvmbe^ ò" ne' tamburi ad in ttmpo^ 
(^ molti fuochiartif. lalt auentar>do^mife negli anitnt de* 
nemici tanto terrore^ che tutti refi areno fmagati : ncn pò* 
tendo , efit ^per alcuna iftimattone comprendere ihi lofi^ 
con armata mano , ^U fujfe, in e afa loro^ vefiUtt ad affali" 
tre \ per Cloche^ dell'amore d^ Ottero^non vi haueua per fona-, 
che alcuna cofafentito hancjfe . La onde^ in tanta pertur* 
ballon di cofc^C di cuori, nefapeuano alla dif'fa apparec 
chiarfi^ ne prendere alcun partito, che buono fifft . lo qual 

Jpauento comprendendo Protone ; itfammando alla pugne 
ifuùi con la certa l}eran za dificura vittoria . (^ di ru e htf 
fìma preda ^non vogando^ ma volando, fu alla naue della 
nouella fpofa : la quale , allairf^gna reale , (j;r al pompo fo 
corredo^ ( che affai fi appalefaua a gli occhi di ciafchedU" 
no : hauendo t molti lumi , (^ i fuochi a dtjfetto , (^ poco 
curando Cabiffo^^ il fofco notturno) bene dalle altre fi 
difcerneua : (jr prefo vno rampicone dt ferro qutllo fcpra 

- la poppa del legno^che stnge^naua di fuggtre^gitto:& ar- 
reflandolo, alla proda della fu a naue a forza il congiu nfe , 
^indiifenzafeguitù di alcuno affettare tfopra ti vajelh 

ritmi* 



j/# PARTE 

nimico fupUnciato : dr, quanti fiontrau deferendo , & 
étterrando , non fi ritenne fi fu àtU jpof ai U quale egU 
tfouo fottotlbecco della proda della naue 'i piena di paura» 
fjr dolente più , ch'altra femina, Bar nafcofa . Protone^ 
non più la donna^che i ricchi arnefi di lei mirando > fatta 
^prendere buona guardia del tutto, fi diede a dar* opera^cht 
muno de' legni nemici gUfiappaJfe di mano : la qual cofit 
non gli fu punto mulageuole da ottenere : sì perche erano 
gù di fé tratti dal gran fpauento ( ejfendo loro dtuifo di 
vedere ilmare tutto pieno di legni tdi fuoco ^é" di horribili 
turbamenti^) & fi perche i loro nauigli erano graui^ér ca* 
fichi molto . La dou/^ quegli di Protone erano defirt a ma» 
rauiglia , & leggieri . Aiutato adunque dafuoì artficìj il 
maluaz,iohuomo, tutti i legni nimici con picciola fatica jn 
picciol Ipatio^con tutta la ciurma ^finza perderne huomo» 
hebbe à man falua . Et% non contento di queflo^per arrota 
al primo fallo egli fu à Ottero,ó'fi gli dtjfe di hauere in 
forz,a Carnata donna : ma^ conciofìa cofa^ che^finzal'ope" 
rafua.fujfe impofiibtle di trarre à fine cefi difficile impre" 
fa i tra per lo numero ^cr bontà delle naui nemiche \ (^per 
li nafcofi inevitabili affalti , che danno coloro delle naui di 
cuoio,egli iniendiH4,anzi che porgli la guadagnata preda 
in mano , di hauerne m premio cento mila fior int d'oro • 
Appreffif^per far de'fuoi detti fede maggiore , egli mofir'^ 
ad Onero gllfiandefi vinti da lui j & dodici naui di cu 9- 
io , le qii^li ^merce de fuoi ingegni ,fi erano prtfe • Paruf 
graue ad Onero ^ che figliuolo era di famigliagli trouart 
€ofi gran fomma di danari : ma, per più non potere , a «^ 
eoiìrignendolo amore vi piego le Jp a Ile ; dr dtjfe , che iui à 
pochi giorni la chtefta mercede data gli haurebbe .-pregan- 
eia lo caramente a volerlo , in quel mez^zo , conjpiacere di 

quel. 



PRIMA. 0fr 

qnelU gMU^Hi ; ch'exit piìt^ che ff Hfjfo ammua .-primet" 
tmio per ctb di dar<^h quaÌHKqne ji urta eg/t hauejje ^•#* 
luto . mj FrQiflne non ne volle far nulla : Affermando ^che^ 
al termine poiìo al pagarfila prvmtffa quantità dtl dand'^ 
ro, egU fi fartbhe trouatotn qMelliH)^o^ ne perche la gte* 
ftanein quel rne zzo ttmpo^haueffc a far dimc*anza icé 
tjfo lut^entraffe^ 'gi^^^n aUuno f( {petto dt pf>ca honeftà dk 
let'.perctoche e' g't giuraua^ch'elU mu: O col paire, o lOft 
la madre , ò tn qual fi voglia mon^fltro di maggior fanti'* 
tà ypikhoni ft amente non vjffèy ne viuer potrebbe t*.h ella 
f affé per fare appreffl) difua madre, nella ftéa cafa . J<^f 
Jle co fé dette, command)) a fuot, che de" rena deffero tn aC' 
qua ;(^ aniaffero via . Nora Protone , che fin da prima 
hauea pofloi' occhio addoffo alla (pvfa.^ njna volta. ^ aU 
tra guatatala^ gli era forte pi acctut a, dt libero fcnza tener 
fede all'amico^ dt farne fua volita . ma sprinta t he dar'O' 
pera a quefìa malaagftà ^egli volle tentarne vn altra • £- 
gli haueua ferrati ipa(?i,onde huomfi conduce in ijlandidy 
partendofi da Vtfarcdn gtff^y che, é^ per queftoi (jr per- 
che feppe fi ftudiarfi.che.i» non molto tempo f orni la guer- 
ra con !flandefi\ (jr.della fpofa, con Ottero fi accordo \ non 
fi potè cofa del mondo fapete^ m J (landa ^di quanto auenU" 
to era victno di V tifare . Per la qualcofa^ eglt^ vetiutcfi ti 
deliro ^poHi hauendo i fuoi fidati, é' ^^ ciurma sii le naui 
de gli iflandefi^ vcrfo i panda drizzo le prode . JlRe ^po^ 
Jlo che fi marauigUaJfe non poco dt cefi tcìlano ritorno de 
fuot , tirato nondimeno da difiderio tnterfo dvdir nouellt 
della fgliuola.fenza altro ptrfare fi /tee incontro afro» 
tene . ti quale , fatti Jmont are parecchi de' j,rinc pali d'I' 
^Jlanda, di queglty ch'ejfo hauiua prefi per afiuurare U Eh 
ìjltfmomato eglt tu compagni a loro, fingendo di e (fere mejfo 



man- 



sSz PARTE 

tnandatù da Vnilla ; aftutamente il Re mettendo tnfdfde \ 
^ molte cefe della figlwoU , ^ del genero raccontando^ 
fece da fuot le forte occupare della città : '!^ advn tempo 
Alteno» con tuttt gV iflandefi^che da coftoro non fi guarda- 
ttano punto , fur prefi. La mtfera terra ftt e or fi ,fenzA 
9ullo contrago \non fi tr Quando ^ella^ forte di gente : come 
quella^ che, infieme con tutto ti paefe, in hene^ ^ in tran* 
quillità dimoraua . Fu leuatapreda di valore tnefiimahi' 
le : onde, qué* mafnadteri^ arricchirono tutti • Il Re fi ri- 
[catti) dugento mila formi d' oro : S' gl'altri, chi più , cJ* 
thi meno ^fecondo la loro pofibilttà . Protone , ci)) fatto , 
con mirabile velocità^ fé ritorno al luogo ^ dr al tempo afie- 
gnatoda Ottero: à gì* orecchi del quale ^{per la fugacità di 
Fratone ) niuna cofa, de' compafioneuoli auenimenti d'I- 
flandia^efifendo potuta peruemre, cfttmando egli colui ami" 
co fece venire i danari: é' pffiig^t a' pie di Protone ^ di 
buonafede gli difiè',eccoti^o Fr ot one ,i danari da te rtchie- 
ftiy& p^y confeguente mia quefta belltfima giouene : la 
quale io amo più, chela vita mia : é" cui io h)) ^per lungo 
amor e ^ molto meglio meritato dt hauere , che ti vecchio di 
Crutlandia non ha ^ per promeffa fede . ^e He parole à 
pena fornite, egli, Bcfe libraccio per pigliar la fanciulla 
per mano : ma Protone , vrt andò forte Ottero , ti quale à 
ninna cofa haueuailpenfiero,che aquefiafua dannarlo heb 
he gì t tato in mare » dr fu cofifubito quello accidente , che 
muno ^ch'egli fujfe caduto fi auide • Ida Protone, cheJbuO" 
na pf^a prima, con molti doni , c^ con molte più impro^ 
meJpE, haueua tirati dalla fua i faldati di Ottero , che dati 
gli furono per Iflandia , hebbe ^fenza contefa , quelle- al" 
tre naui . (^ fatte incontanente collar le veleparttfii i ^ 
andò à fiancar lapredaportadofenc i danari della ingiufi/t- 

vcn- 



P R I ^f A. it; 

S^indkà ctelU fucnturata fancmlltt : aDa qu^le , to/ìo eh" ti 
n'hcbbeildefiro^non dubito f unto di torre i'honore.ns vMfh 
alia miferA tifare fihermi\€tchiar>ìare,m tefl imeni Jiz4 dd 
torto^che fatto le vemua, , tatti fU Dei . ne contento di ha- 
uerla^eJfo^vititperata.voHe che t fùt vtlthuomtni della ctuv 
^^afacejfero ilfimtgliante , La onde^aHa infelice qieuane^ 
credo io per fofferchio dolore nella mente conceputo , dai 
"veder/i da ofue' fcelcrati ccfìruillanimente oltraggiare , m 
picciolo /patio di tempo tCOfàttenne lafìtar lavita, c>"w«' 
gtoua di credere y che ti Sole rìtraheffe t fuot ragi^t^pcr r,on 
.vedere tanta r^alMagità ^ Mora Protone ^datofi a fcfoìu 
redine a corfeggiare , ruhbando , ircidendo , cr tmprto^rc^ 
nando , o mettendone" ferri chmncjuex fenza pirdcnare d 
feffoifi} ad età ; in brteue dtttenne ti più ffaiicnteiiole cor^ 
fale^ che mai 'vedcffc ti Settentrione : in tra , ò in odio a 
gii, hnominii dr a gli Dei . & pochi erano hoggimai quelli^ 
che ofajferodt mettere m auentura la robha^o la vita Uva: 
in gtufa , che i traf^cbt delle merc4tantie ^prejfo che non 
gratto menati al mente . La onde , furcno tt<tte quelle prò • 
léi^icte vicine aldifertarfì : non dando ti cime ad alcuno , 
per podercfo ^ch'egli fi foffèt di cppcr/ì.alle fcrz.-^ di colui, 
cJj'efie/ìtmauanofenzapari, ò'fe nv che la dtuina otufti- 
Ua^( la quale, tutto che con lento pajfo alla vendetta ca- 
mini ypunijfe pero, e tempera lo'Kdugto con Ìafprez,z,a del 
fiipplicio ) il tolfe ,per opera delle mie mani ^ di torà , U 
Tramontana vota nmaneua di h^hitatort . Mentre trO' 
Une teneua tntfpauentOyò' in afflittione tutti que' paefi , 
URe di Saetta mojfe Carmi centra il Re de gli Elfingi,ch;a^ 
maio Arteno 'sfotto cagione ^ che, colui , non pa'^afjt. ti fio , 
folno a pagar fi alla Sue ti a da quello Re . alla cui dtftfa fU 
ffuamato Frotcne Mi quale ^djjrotìtatitjì con tarmata de'^ 
•\,= C e e Sue* 



^i4 P A R f É 

Suect 5 dofo n^n lunga battaglia » la ruppe, ^ ntìfè al fon* 
do . Sli^tndifenza perder tempo^ dal mede/ihto calore por» 
tato azP{uffato(i con l'ejfercitc Sue do da terra» hebbel vin^ 
to . ^»pajfande entro nel paefe nimico , zedutot dt gxffe 
terrene" J orti, per non vi fi confumar intorno , andò a trO' 
uar Artcno.d^ , venuto a quifiione con ejfo lui fepra U 
me ree de t ch'egli , per lo beneficio fattogli , affermaua dO" 
uer glifi j troppo più grande ^che quel Re non tflimAua aht 
dar fi dvuejfe , moltiplicando tn parole ^ér,da quelle» *ve^ 
nendo all' onte , Protone vccife il Be ; ^^entratò nella Ctt» 
ta^ dt quella^ (^ di tutto il paefe de gli t fingi fi fé Signo» 
re : facendo malamente morire quanti parenti^ ^ amici , 
tgli^pote hauere m forz,a, del morto E e : non perdonando 
a fejfo^ne ad età , Sljft fece punto la Rt ina sfacendo fem- 
biante di pi il oltre voler ^fauellando ,p^fjar e; quando E" 
zonlom , quafi abhorrendo tante maiuagtta ai fentire j 
marauigliomi.diffe^ cltra modo, che l'huomo ^vtnuto nel 
mondo per godere t beni ceUjhali^ acqwfto de' quali fi fa 
col menar vertuofamente la vita , a tei mine Ji conduca , 
ch'egli fia di gran lun^a peggiore di qualunque fiera : Id 
quale mt.no fi dee biafimare , maluagiaminu (per andò ^ 
perche di quello e prtua, che, per /ingoiar dono ài Dw^ftt 
duto ail huumo ; cioè della ragione . Bt fafii in me la ma- 
rautglta rnagg^ore^ih'io veggio tfitre all'huomo piit age» 
noie , l'operar fecondo la vtriu , che fecondo il vino : m 
quanto la opcration vertuofa diletteuole rief e all'operane 
te : quello, e he della operai ione vitiofa nonadiuiine , Arte 
zi^ia Retnadiffe^nonpure la operatione vertuofa dilet* 
tt uoie achilafa\ma, ella . è fenz,a fallo piìt doU e . Ó fod» 
uè di qua Ui'/que altra humanaoperatione '.conttnenùo el- 
U inje il placare 5 nn hauendo ihe cercar m fuori •& rM 

pur 



PRIMA, ^fp 

pur qfiejlo ^mde la operai hn vertuofi bdt(?tmi ^ Cr ottu 
mi f ima . Le quali co fé cojì tjftre affai fi prouaìfO in que - 
fia guifi : & pf'tf^a^ che piacere maraui^licfo r.e fie^^ua , a 
chiunque operavertuofan/ete ,faft mimfefio\ peri he quel. 
lOt che fi ama, e diUtteuole ali amatore : ne per altro a chi 
€a«aLa,€ grato il caualiOi che perche,egtt^e amato da le ti» 
calcante, Hora<y l amore ì fondato nelbene» conuiniente 
all' tnnamorato^almeno fecondo la fua efiimattone : wa^U 
bene conttemente ft co fuole arrecar diletto . quindi ì eh' e- 
gmcfìfa amata piaceuole viene all' amante: ne vi ha chi 
dubiti punto, facendone^ in fi medifimo^ ogni zno hp- cu a 
tuttodì, chetai vertuofo, dolce non fia l" operatone delia z:\ • 
/Àf , allegrandofifortc delle operationi della gufi ttt a ti giù- 
fio ; & dt far mifit ne or dia chi ha carità . Apf>r(fi^v è l'cfC' 
rat ione della virtù gratifiimat ^ accettcuolc fopra tutta 
altra operatione dell' h uomo \ per ciò che ella è cara ptrfe , 
dr naturalmente, all' h uomo : confacendofi alttperante fi" 
condo la natura fu a intiera , ctoì fecondo la diritta ragio- 
ne : la quale cont/tenfiall'huomo, in quanto e huomo . La 
onde, ella è adognifiauio^^ ad ogni vertuofo foaue : quel- 
lo, che ^delle altre operai ioni, ciò fono le viticfe , dire non fi 
può in alcun modo ipercioche elle, fecondo fé ^dilettcuoli no 
fono : ma poffono tali parere all'operante^ giufla lo slato m 
che^ egli , mentre opera , fi ritrcua : come per efi^eriexza 
veggiamoy che advno giouene dolctfiima cofa pare la ven* 
detta ; la quale difpiace al vecchio : ò' ^ìo» che ama vno , 
di fama l'altro ; come advno veggtamoy che aggrada il gif- 
tare il fuo ', la qu al cofa non e aitammo in niuna guifa del. 
l'altro . Senza che alle malnagn operatiom fiegue incon- 
tanente il pentire , ci)), che neW operar virtù ^ non autene • 
fittz.1 maratttgliofoye dureuole il contento e^che proutamo 

Ccc 2 cofi 



/yr P A K T "E 

CDJì facendo : ér cwnafce daW operar mi fecóndo la dirit" 
ta raq^ione , la quale tutta ftfteuole ne fr fa tncontro j é* 
caramente ne accoq^lie . ma per non coneeffa, (jr terra vt4 
camtnandoyfiamo f2ridati , c^ riptglatt tutto tempo dalla 
raqione\ tlczitgitidtcto infaUbtleyò' fetiero non permette, 
xlj alcuno atto villano mancante fa di nprerifonenl quaU 
atto ifì come jenza alcun fallo e trar>fìtoriv ó" ft^gace^cù^ 
Jt dopi) fé Lìfcia mille accr he puntute: le qnali torre via nvn 
j? puOjche io tm creda ^con altro argi mento, (.he col pent/rjì, 
Hora^chetl gufo^nelvtticif) operar,te^gf4aftonon fia .^ non 
fa dt mt (Iteri e on molte ragioni di far manif fio nome »f /- 
-lo^nfermof pare altrefi : a cut le dolctfime . é^ dilicaie vi- 
nande paiono condite con aloe^(^ con fele : La onde^Jt cà" 
me al fino crediamo^gittdicante de' fapori^cojì delvertuó- 
fo ti qjud'-cio feguir debbiamo intorno alla vera operati on 
diletteti ole'-, la quale e operatone della vtnh : e nella gui" 
■falche i fftpr afatto dalla nfermita , error p > e ide ti maino ; 
^ s'abbaglia del fapor giudicar, do \ cof ti vttiofo mila di" 
lettattone dell'atto vittofo a dentro non diferne , ne poco-\ 
ve molto . Hora^che la operai lon ver.uifa Hretta non fa 
da ne ce f ita di cercare ti dilettò fuori , ma ch'ella dentro 4 
fé lo rin hiuda, nella mamera^che ti fuoco è in fé caldo \ ne 
€0*iutengh richiedere altrui di e atore j affai fi vede da ciOy 
che i'huomo giufo gode m fé sieffOiCoje giujìe operando } 
^ ti liberarle vfando cortefia ^fenza tener gl'ocihi in al" 
iuno vtile^odin alcuno hvnore . Adurque ti piacere , the 
da cotale operatione fi derma ^dentro nafce nelCoperante ^ 
(jr mant, enfi : ne può in niuna 2tit/a fcompa^narfì dalla o- 
peration vertuofa : come non può dal foco ti calore effer 
dtwfo . La onde^ fcgltono t faui huomint dir e ,c he la vtrtìt 
(trrwn la mercede con efofeco ? tn quanta^dla^il vertuofo 
1' ^ rsnde 






P"^^ R I M A.^ ^ ^ir 

renàf lieto , é- contento in fé Hejfo : la doue allo* neon tro il 
Vitto ^feco lina folta fhier a di mali trahendo , empie il 
vtstofo d'ogni mi/erta , c^ d'ognt pena lo fa ricetto . che 
seglt attiene talhora^che, noi quali htdunoveggumo e^er" 
citap' alcun lodeuole attore pur molti ^fihZja Jentirr,e con' 
tento, egli non fi dira ptr ninna gu fa, che e of ni per amo- 
re open della virtù ; ma^ la fofpinto dalla paura , e da paf. 
fon (imigliante . Oltre à ito e la operai lon ter tuo fa hel^ 
itf^imJt, (^ ottim!(?ima . la q/^al concluftone io prruo così : 
hfllo diramo quello (ffere al q. tale muna parte manca di 
quelle t ch\glt, hauer dee^ a fffa.cr a mfura tirateuomey 
per contrario^ laido qutllo farà ,i he mani amento pali fi e di 
a'iun i tal parte ; o di quella e f>rnrrOi ma non punto prò- 
pi>r lionata : quale col ut veo^iamo effere^cui mani hi vn oc» 
chio, Oli nafa, od altra parte habbia lproporttonata,per ri' 
Jpetto alle altre parti del corpo . hora la operati on vertuo^ 
fa tutte ha le dtbite ctrcofìanz,e, ^ dt bit amente ctmprfie ; 
cio fono le cìrcoj}anz.e della cagione del luogo , del tempo , 
del modo ideila pcrfona, del ^ne , ^ fmigliantt . he Ha , ^ 
le^^adra adunque CI conuerra di confejfar , ih' ella fia, 
24 j, l operatior/ v;tiofa,lpogliata dalle ctrcofljnze dcuitte^ 
Minimamente della circofartz^a del dihitc fine , coiuiene 
a forz,a che f zza fa . Quindi f , che t faui hui mint cO" 
fluman di dire^ i he t parti de' ver tuff belli fono ; la drue 
q-HC-lli de' njìtio fi appaiono mofì^ttofi, ^ dtlfarutifimt : Ho-" 
ranche l'rperation virtuofj fa buona. pucft tratre da que» 
fio , ch'ella al bene^cioè alla felicità è ordinata i d^ ri nde 
ti vertuuf buono : concufa co fa , i he buono non famo noi 
ter appellare colui, il quale sa tn qualmanioa itrtuoja»,^ 
mente fi dibba (per are , ma quello Ji bine , iht ipera laté-^ 
dtuoimentt^C' fecondo viriH * J^t diede fine al fuo ra- 



.jSS PARTE 

ghnameììtù U Reina\aUa cfuale Bzonlom.dìffe t'Voi ,Stgf7<S' 
ra , mofirate non meno dt ejfere valorofa filo fo fante ^che 
te fi e vt fiate fatta vedere prode nelCarmi : egli ì il ver^y 
che hauendo voi hauuto cofi dotto , & vertuofo Signore tn 
Padre , come io so ,per vdita , eh 'egli era , dee w parte U 
itìarautglta cejfare . anz,jy la donna diffe , cefferehbe^ elUt 
per auentura del tutto ^fe voifiptfie comc^per grande par^ 
te nelle proutncie di Tramontana^ cura fi ponga da'^adri , 
cf da profsimani parenti , che le fan dulie ben nate , (^ di 
Bato ^fidienofopra ogni maniera di lodeuole fcienz,a , ó* 
dt virtù : nelle quali parecchie ne fono, che fanno cofi ma- 
rautgltofo profitto , che loro dà il cuore di affai fouente sf^ 
dare, di dottrina^ t piufottili^^^ intendenti Matfiri'. qutL 
lo 5 ci) elle fanno altresì nelle armi . Egli non vi ha dtibbiOy 
diffe Ez,onlom , che ^vna cotale maniera di alltuar le fi" 
figliuole femine , molto non fia commendabile ; ^ che non 
fnstteffebene , dr advopo veni(fe alla Republic a ^ che que- 
fia vfanzjafì^ccettaffe da tutti: percioche fi raddoppiar eb^ 
bono gCh abitatori de luoghi di perfine da molto : l'opera 
delle quali , in guerra^^f tnpace^ a grande vtile tornereb- 
be, fenza che i figliuoli) che ne nafieffero yfarebbono di 
grandi fsima lunga migliori , come procedenti da madre 
valore fa non meno , e he da padre . Che ^fe^ not^ confom^ 
mo siudio i cerchiamo ottimi cani .^ (^ cauallt ^per quindi 
raz^ trarre » che fia eccellente , ^ di pregio \ perche non 
fi ha egli da tentare ogni via per d'huommt legnaggio , che 
mobile fia , é'gf^ntile quanto fi p offa il più ì che ffenzaU 
virtù della madre , io non veggio come ti figliuolo perfetto 
fi pofiahauere ; hauendo ellatan-a parte tn lui^ come ha 
fen7^a fallo . conciofia cofa , che il coloro parere io non hab" 
biafegHito mat , // quali affermarono , taf emina non con- 
^^^ correre 



P,R I M A. jtp 

correre alla fiencratione (per vfar ià 'oro maniera, dt di- 
re J/e nonp fsìuumente : i fi iman do io la contraria Dptr?iO' 
ne eljerepiuficura > et fornita di m.'^lfori dfifsdti.riycioey 
che la f(mina concorra attuta , (^ pafsrt4amfrttt , fiora , 
io VI voqlio y Signora ^ tn pri/pof:to de ila v rtKofa t deca- 
tlon delle fernine^ raccontate ciò , the aUa < iita d> Surnar. 
caada adtuenne , anz,t,i h'etla.f tro la f/'^norta de 7 anj-- 
Yt ne venijpe . Era e^utjla cttta fonia di cftialurcjuf aft 
aivrta gran citta fi rtihteiga ; come cfurUa , che t\nme , 
cantra lenattont vieme ; muotteridotH^feluf ara>mifno i 
parecchie fog^io^ato ne haueua : CT" oltre a ciò di ottime 
leggi fornita, m pace , non nicno i he in guerra , 'leta , ò* 
r ipofata vita menat/a : rna erano cjuel e leo ^i ,per altro de- 
gne di fomma loda , m\vna pane molto mancheuolt > ^ 
x,oppe : che, commandando elleno a^ mafhi dura , c^ fati' 
co fa vita ; ^ lontana ajfatto da ogni delicatezza, ejuafi le 
femtne vi fufflro per oullaio loro ejii hauejfero compajìio- 
ne fuerchio , dt quelle non fecer parola '.per la ejìuai e e fa 
eUeyCjuafdifciolte dal freno ^ ad ogni maniera dt licentto- 
faglia fi diedero : dt cfn dunque e ofafo disfacendo afefef 
fe'y folo che la chiedejfe il loro appetito* La onde , rtc fé- 
guirono molti mali . primieramente e* fU bt fogno , che gli 
huomtnt alle ricchezze volgeffcr gl'occht bramcf mefite ^ ^ 
per fodii fare de' loro defidttij le donne loro : le quali , ne 
gli ornamenti del corpo^ne' ctbt^ ne' feriti, (^ nelle feruen» 
ti yÓ' t» altre colali d ffolutioni ^ allargateft oltramodo , 
incredibile quantità logorati ano di danari . Bora, e hi non 
sa, che» ildifiderar le ricchezze advno cotal fine , e non 
le^Q^iera cagione dt gftajlaret buoni coftumi r condvjia co- 
falche ^di neccfita eoft conuen^a tutte le cofe diuentr ven- 
dercene nella Bipubiica . onde il buono, & intiero flato di 

lei 



^^0 P A R T E ' 

it: fi con fuma* Appreffhjmponendo ie loro leg^aSàtnnf^ 
can defila cafltta , tie aueniua^che dalle f emme aftenendo*. 
fi ^(i prendtjftro ad andar dietro alle dtshonefià .{^ a pec- 
catt piìt enormi . c»n<:t0fia cofa , che t faldati ^ptr lo ptn , 
fien Ufviuì ; tfpetialmente quelli , che ihellicofi ejjercit^ 
fanno a catt allo . percioche,tl continuo laualcare ^& timo* 
uimento^ dà quali » m eft , nafce calore , loro limola alla 
Ufauia, fenzja che , egli amene /pejfe fiate ^ che cefiinù 
l'armile* le fatiche militari ^ ovde^godendofiin otio^& m 
quiete i nonmenodiVentre» che di Marte dtuengon foU 
dati . anzi Guanfiam» leggiadrifiimo poeta Chtnefe , & fi\ 
tra tutto di alt filmo ingegno dotato , dottamente , ai Dio 
dell'armi , la Dea congiunfe d'amore iper la ragione da me 
recata di fopra . Oltre a ciò le femtne, come detto fi è, It^^ 
cerniate a tutti i loro piaceri , prefont uof e diuennero , ^• 
be filali^ in guifa^ch-e^tntramettendofi ne' gouerm delia cit-- 
ta^turbauano il tutto : & lo flato del luogo » già lieto y c^\ 
tranquillo» mette ano tn confufione ,percioche^pofio che ef-^ 
fé non gouernafero , fi non era pereto , che , Uimolatt da- 
qnelle^non sinduceffcro gli huommtjpejfo molte cofe fan' 
eie ad operare . ne monta^ che io mi creda^gran fatto^che 
le donne gnuernmo per fé si effe , o che t gouernaton njen^ \ 
ghtno gouernati da quelle . Ld onde , crefcendo ne loro 
cuori vn certo paT^o ardimento^ in tempo di pace , di fa^ 
fttdto eran piene , (^ fatteuolt oltra modo \ (^ tn tempo di 
guerra^furono^ejfe, non vna volta^ a loro huomtm , di nO" 
tabu danno cagione : la qual €ofa cofi effire fenza faUo 
comprtfero i Samarcandeji allhora,che affaliti da 'vno pO' 
teme ejfercito Tartarefio^ le donne lororicufarono di quel" 
lo fare^ che,communalmente,fo^ltono t altre femtne tnfi~ 
tmglianti affari : onde^neloro fomminiftrar tlaho^mentre ' 



P R ì M A. ^^r 

tj?fi vakrofkmeftte combattendo , difendeuano i muri , ne 
forger tarmivolfèr gtamai : a»zi, di tumultuo fé voci ri^ 
empiendo il tutto^(^ gli nemici fgridan do Joro la maggior 
vtlUma del mondo venien dicendo :per la qualcofa/e ne 
dccefero di tanto [degno i nemici , ijp et talmente Zagatai» 
toro GeneraUygiouened'tncredihtl valore, che rtnforz,an^ 
do l'aJfaltOy dr Hringendo la terra con marauigltofa vìrtìf^ 
di poco fallo ^ eh* ella nonfiperdejfe . e di vero. fé lafopra- 
vegnente n^tte, accompagnata da vno jierijsimo tempo ^non 
la fottraheua al pericolo fcprajl ante » la fua falute era 
cor fa . Horay la cagione dt qutfiediffolutioni donnefche fi 
furono fenz,a duhhto le troppo lunghe dtmoranze^c he a* lo- 
ro mariti^ in varie guerre implicati ^ fuori della patria fi 
64nuenieno di fare '.perche lefemine^da loro h uomini ai^ 
San donate^ qttafi naue in grandt^imo mare fenza gcuer- 
no,feguendo il concupifcthile appetito» cr pcjl ergala la fc^ 
trinile honefià , con abbandonate redine tn qualunque di- 
fetto fi lafciarono trajportare • Al qual danno volendo gli 
huomini poi darriparoy fi non fu egli pojiihtle ^per molto 
che vi fi adoper afferò, di farlo mai -.tanto oltrefcorfaera la 
vitupereuole vfanza. ^ueflo ho io voluto' dire^accioche con 
quejìo memorabile effemptofa coclufione da voi recata ve' 
ra effere fimanifefliMentre cfii^di quejie^é' difmigltan 
ti belle tet ptaceuoli materie tema fermone^i nocchieri dif 
fero adEzonlom, la città di ^infai non effere guari lon- 
tana : di che fecero tutti mar autgliofa fefla . per die come 
Ezonlom volle ^ìt mandata vnafaettia alGouernator del- 
la terra , per fargli à fapere il venir loro . ma la Reina ri- 
volta ad Ez,onlom gli diffe j E' egli pur vero. Signore , che 
la città dij^infat cofi gran ccfa fia^come fi vten raccon- 
tando ? fi e ella veramente »dtff^ Ez,Qnlom\ come quella di 

D d d cui 



.^^2 PARTE 

CUI è la ctrconfeYenz^a ben cento miglia . Stppt la donna ^ 
é- come può egli effere^dijje'.checofivajla terra ben rego- 
lare Jì p o/fa ^tamai ì perche io auifo , che , al giro grande 
diej'ielUi debba ^dt vantai^gio , rtfpondere il numero de 
Cittadini . Tutto , ripigliò Ez,onlom , che , da'^faui httomi' 
nije Città, piene di tanta gente ^ (iena poca lodate ,per U 
malageuolez^za^ che fi ha nel corregger le, (^ porre torfie^ 
no, fi non e egli perciò ,fe ^gli \h abitatori hu omini fono da 
benet(^ di grande operaia" con gtufie leggi» ó' da giulìi 
Rettori^ gouernati^ che ftato felice cotalt Città non pojTino 
hauere : ansji^ fi carne io e fi ima, via più pacifico^ d^ ripa- 
JàtOy che le mezzane non hanno : in quanto quefie^di mag 
glori forze fornite da^ vicini popoli più faranno fimpre 
temute , ér limate \ (jr perciò lafliate viuere in pace, dr 
inquiete : nella guifa^che vegf^ian^/o Ino huomo grande^ 
d^ grnjfo, foprail commune corfo mortale^che^s^glivfa la 
.ragione,qual fi conuiene , non ha di chi temere, ma f bene 
lui ammirano, d^" temono gC altri ^ Ma vi ha nella China 
vn altra citta di que/laancha maggiorCiC bramata Paquin^ 
come co' vofirt occhi comprender ponte : la quale ^merce 
àt Dio, dr delle ottiene leggi , con che da prima fondata 
fu iprofpera fempre 'rdr fi aumenta , di bene irt meglio. 
Tutte quefte ragioni vi dono io amtcheuolmtnte , la Retnd 
d:ffe,drfacctoui buono ciocche venite argomentando : may 
egli non mi fi torrà per)) ,per niuna forza \dt quantunque 
dotta eloquenza^ che regolarmente parlando*^piìt da cam*, 
mendare non fia vna mezzana citta i che vna fouerchiét" 
mente grande : la quale ^dcuendofi in buono ^d; fiorito Hd* 
tarmante nere ^ ha dt tante e (fé bifogno, e he, anzi trarla da 
Cteloyihe (per are di qui trouarla m terra , fa di meftieri ^ 
Sinza^ che Ji come pof lama per ejpenenza vedire^m tu$^ 



P t IMA. >/> 

te U co/è ha luogo alcuna mi fura : cio^ , ch'elle ne grandi^ 
ne ptcctole fiett fòuerchto : altrimenti)) rimarranno/i ab- 
bandonate dalla natura \ )) difetto fé faranno ^(^ mancanti, 
oltre a ciò , douendoft ^ da eh t fede al gouerno nella cit- 
tà , difinbuire i maeflrati , é' gl^'^ffct conforme a' meriti 
dt ciafcheduno ; come fi potrà egU cjuefio mai fare in tan- 
ta gente ^nella quale contare perde ognt numero ? come a 
punto auenir dee nel popolo dt J^tnfai, Non ponete cu- 
ray dijfe Ez,oniom, dtfare accumulatton di argomenti per 
più oltre auerare qUello^che detto hauete i poiché non vt ha. 
qui perfona , che io mi creda , la quale finta in contrario . 
ne fi e lodata la città di gran popolo yfe non fitto conditio- 
ne : accioche,nella df creta confideration de gli afioltanti 
fi rimancfieja regola in oppofito poftaejfere^ delmto dire. 
Ma fappiate^Signora^che^dt quanto mondo ho veduto^che 
pur fino ito à torno fi lungotempo yio non lio leduto^nc 
credo che fi p offa vedere ^ maggior miracolo della città dei 
^jiinfai : non pur per l'ampiezza del circuito 'ye del nu- 
mero de gVhabttantiy ( che quelli fono» che grandi)» pic- 
ciole fanno ejfere le Città ; non L'aia fo lo (patto , che dir 
vogliamo yclj elle chiudono in fcno) non per la marauiglia 
del fito', non per la copta di tutte le cofediletteuolt» oltre 
alle necejfarte ad vfi dell' huomo j non per la bontà deliba* 
ria ; non per l'amenità de' giardini , non per l'abondanza 
delle frcfchifime,^ faluteuolifiime acque^onde ella e pie-' 
na ; ma per la pace , c^ per la concordia de cittadini , la 
quale e fenzut fallo tanta^e tale^ ch'efit paiono tutti d'vno 
ntedefimo corpo vfciti , à' ch'vn fil cuore , (jr vnafila 4« 
nima in tutti fia . La quaVvnione^ dr fingo lar beniuoUn" 
z>a nafcefinzaMcun dubbio tdalle ottime leggi ^ con le qua- 
Uy ella vien gouernata . Per la qual cofa, le fi dee, a rjt»'j 

D d d z ^tone^ 



3p^ P A R T E _ 

gtone 5 il nome di ^infai : che figntfìca citta Jet deh» 

Direiféi pi/4. ma^ dt cih, fjoft le mie parole ^ma gC orchi v0» 

ftrt , voglio VI faccia» fede • lo credo , la donna dt/fe , 

(hcy ti ^ran piefe della China» conctofia co fa , che la p » 

orientai parte fa della terra ^ si goda cielo via più grafiOw 

fo^ che altra parte iper la qualcofa ^fauoreggiato da nnU 

le benigni affetti dt amiche lUlle , con forza , da net non 

conofciuta , produca zfhuomtni» le donne » gì* ammali , ^ 

qualunque cofa ^advfo loro y& a va(ihez,za , opportuna , 

eccellente tn fommo , & fingolare • Bt che ciò fia ti ver$ 

mirate , che aere quefio e , che noi vfiamo al prefenti:not$ 

pur chiaro , & freno > ma che fa i nofiri animi , dal fuo 

dolce , prendere maramgltofo conforto . fermamente che 4 

me y é" ^ gisua dt credere , che il fmtgliante adiuenga, 

ancho ad ogni forefitero » eglt e dtutfo dt effere dt me trai» 

ta ; à* dt qf'fffare tn parte , della gioia de' heatti lo qual 

piacere ad ogni hora s'aumenta, più, chea veniamo acco* 

fi andò al.^utnfat * Edi vero^ che» per comparattone agli 

altri luoghi , da me veduti^ puh quefio paefe Uggitrmente 

il par adi fu parere * Aggiungete voi ^Signora ^foggtunfe 

£zonlom , come la China vicino h abbia ti mare sì , che e* 

fi pare^ che^ di lei inuaghito ^per la gran parte la cinga ; 

C^ , quafi vagheggiandola , con mille fé m , ó" con mtlle 

golfi, dentro a quella paffando^la renda > quale voi dite di 

fentire » di aere puro , ó- foaue • Oltre a quefio^ e il paefe 

al generale ^&in vmuerjfo optano ; éf perciò acconcio ad 

Ogni ragion dt coltiuamentt : con tanti fumi : ^ con tan* 

te acque ^ di ogni maniera , che non vt ha luogo cofi lon* 

tano , )) fuor dt lì rada , al quale per acqua nonfi peruen-- 

ga* La onde , ageuole fé pigliar giudtcio quanto ^ ^ 

quale ti pio fia tJjc (,iofar dee al terreno • // quale , m 



P R I M A. i^s 

uìtinA pavie ^fi lafcid otiùfo od incolto', come ne aÌ tacque 
fi da rtpofi gtamat : à* conuienfi dt cofi fare ; tra che la 
legge Chine fé ^ onde fi toglie altrui vmere fcioperato , cofi 
tommanda» ( di forte » che , ne pure a ciechtyCtofi conce» 
de )é' per la mnumer abile moltitudine delle genti ; dalle 
qnali viene habitat a la Chtna , nell'acqua non meno ^the 
nello afctutto • nafcendoy nel primo elemento , le perfone t 
drcrefendouij? , tutto a pmile , come nel fecondo adiute» 
ne . Parte, ch'efi enfi fauellauano, videro ^per cofla , vC' 
ntrvn V afelio , incoronato dvliuo : ti quale , vogando , 
*verfo U Capitana fi fece ; mojìrando hauer voglia di fa* 
nellare al Gt ne r ale . il quale , cto conofliuto , commando , 
che'la bandiera nel mezzo del legno portata /offe: che è 
fejno di ftcurare di oltraggio altrui : (^ che la fregata fi 
auicmaffe . Era nel legno vn Trombetta : il quale , con 
volere di Ez,onlom , di battaglia richiefe Vttei \ da parte 
di vno e au alt ere bramerò \ che molto a corte vfaua del 
Uè di Perfia : al quale era venuto tn defiderto dt pur prò» 
nare ,/? // valore fujfe dt Marte efuel di Vttet ^perlogram 
romore*^ che dt lut fi facea in ogni parte , ^ fé pur huom 
mortale . al caualtero , diffe hz>onlom , che mandato vi 
bà^fate amtco afpere^che Iteue » come a me pare , è I4 
cagione , ch'à guerreggiar ne lo mena : ^ ch'io non efiim 
mo forte colui , che non opera per cagtohe di buono , c^ 
laudeuol fine • ne parmi , che quella , intiera fortezza 
fi a ^ la quale tnfn me non e temperata giù fi a , ^ prudtn» 
te* ma y quale può feguir lode a chi , siimolato forfè 
dd inuidia.fi conduce a volere di tirra torre colui j che 
»tat non l'offe fi , ne pur vtde perauentura giamat^ per^ 
the con fi 'filate il caualtero a nome nofiro , ch'eg-t farà 
granfi:n»Qa mutar ^ropommettto > é* vemrfene anzt et- 



^p^ P A R T e 

godere \ cdH ejfo noi , Ufefie , à* ipUceri^ che dì pigliarci 
fi er tanto t» brieue nella Chma: ch*eglt» haurà^dtnoijfuo^ 
' fft^ó' amoreuoU hofit ,fenza alcun fallo* il mejfaggters 
dijfe di farlo ; ^ yfatt» dar de* remi in acqua, fi andò viA. 
Aie bora la Reina dtffe ^maluagia operationeifiimate voi^ 
Signore > che faccia chiunque s' ingegna dt acqutftar ho^ 
Tiare con la virtk delle armi , nella guifa , ch€\ cofiui teJÙ 
fece femb fante dt voler fare ^. sì efttmo io fenz,a alcun 
dubbio , diJfe Ez,onlom ,érve ne arreco ragione : gChuo- 
mini ^ per lo più yfono mancanti della virtù delC animo ; 
Mia quale il vero h onore apparti enfi . La onde^fecondo^il 
fenfo la loro vita menando, ne altra virtù loro correndola 
gl'occhi , che quella del corpo , lei ^ più che altra^ a capita- 
le tenendo , mconfiderati^ opinarono falfamente ., da quel- 
li , douerfi tutta dtllhuomoia virtù mtfurare . per la qual 
eofa ^fieramente guafiando il belltJ?tmo ordine delle cofe^ 
quello a piùbaft gradi attribuirono,^ a minori ^ eh e a 
più alti 5 c^ maggiori dar fi douea . ^eftì , la virtù del 
faldato^ inquanto e foldato ,non diftmfer da quella del- 
i^huom morale, drciuile . perche , veggendo , efii , alcuno 
prò della perfona, é" ejperto nell'armi , dt tanto lo efiima^ 
rono effere de gl'altri ^ajfolut amente ^miglior e ^ di quanto^ 
colui, nelle corporali f or Zje^fujfe de gl'altri maggiore : é* 
auenne, a coftoro, quello, che a due dipintori ; // quali, con 
tarme in manOy della più bontà , é* perfettione della loro 
arte^ volejferojrà fé tentionare per tal e onue niente, che, 
quale dte/trimaneffè aldi fipra della contefa,doueJfe il 
campo tenere nella pittura . La qual cofa.quanto fia fuor 
dt ragione ^fe fhuomo in quel fennoì^h'^Jfer dee , ^tme^ 
rà ageuolmente . ^anto io odo^ la donna diffe , eglt mo- 
fira^cbe voi vogliate torre del tutto via ilcoftume del com- 
bat- 



P il I M A.^ 3i^f 

hatfere corpo a corpo : della qual opini oh f s'egli Autencche 
*vot fiate, io, da bora, me ne vado tn dtfparte da voi • Egli 
non fu mia intenttone^ dijje Ez^nlom ^perfeperchi, che 
noi rtceutamo tutto dì dal duello, di bandirgli per^o^ al gè* 
nerale ho fi e fi)pra : anz,i e* mi piace, che noi gli permetttM" 
mo , ch'cglt, in alcuni cafi^ campo fi tenga ; ^ Hea tn vi* 
ta . & cju ali far anno quejti cafi, la donna dijfe ; quando , 
rtptgìÌQ EZfOnlom yfi combattejfe , per fuggir alcun graut 
puhlico danno-, come , non ha guari , // Re di Cochtnchma 

' fece : ti quale (i elejfe anz>t di mettere tnauentura la vita 
faa , che de* Joldatt fuot ^ Nel quaìcafo , s altri ^ eletto da 
lui ^à (involar ha( taglia venuto foffe , indegno di biafim» 

fé n za fallo U ai farebbe : pei che i> R^e , eh a fuoifoggettte 
legge vtua^ ili ne haurebbe conceduta licenzia . E' altre fi 

. comporteuole ti duello , qualunque hora vn cauaherofiop* 
pone à coloro yli quali fi udt anodi opprimere altrui centra 
giufiitia, ò iscowiamente \come veggtamofarfi tutto di 
da' malua^t huomtftfy O" m tfpetielta contra le femine\ 
che^per la debole z,z,a delpjfo, più hanno d'aiuto mtjìtcriv^ 
e' de^no di commendatione il duello anchora ,f auiene, 
cbefii (fretti contra rubatort delle Brade , tirar^nt , érfi' 
miqltitrìti moflrt dhuomint , anz,i crudelfsimefiire ,fotto 
la humana fimbianz,a . SaL^o qucfie , & altre co' ali ma* 
mere di cafi , io e fi imo ti duello effere forte da btapmare*- 
Concio fi a cofa^ che, facendofi affai mamfefio, come.ilfom'i • 
m'J bene, neU'honore , ci; nella q^loria , no^j sta ripejìo ; ^^ 
che , Chonor , et la gloria , ne dalla eccellenza nelle cofe 
belliche, ne dalla forza o deftrezza delcotpodertumo , to 
non veggio tn qual gufa l huumo nobile , (^ libero ad vnA 
cotale ttntione conducere si debba gì amai . Non sperano y 
^Uijle vltime parole y bi^n fornite di dire da Ezonltm 

aua/ì" 



i/i 1^ A II T B 

jttdndùi éccò, ddtrauerfo ^venire vna naué , guetnìtà dì 
ntMrdsttgltosi csrredt * Ella era lunga fejfanta piedt ; ó* 
larga fedici\ & haaeua trentafei banchi :tutta di color ci- 
Ì€firOi& ^^ vermiglio dipìnta : &yin quefto campo , & iff 
^uello^erano armelUm dt arìento ; colmottoi Anzi ino* 
rir , che bructariì • Vt hauea poi gemme filettate a do* 
nitia : ciò erano, diamanti , rubim» ^firi j topati , (^ ghd* 
finti, é" altrey di mtUe varietà, non conofciute ; le quali nt 
la rende ano ragguardeuole^ drfiperha, a maratttglia • A 
froda,fopra lo (prone^ vi haueua vn lungo , & gi^ojfo fef 
pe ; in atto di volerfi lanciare . tiietro alla poppa , ne' due 
iati dtfipra^eranoilDiodonatordeOa luce, é' tlMaeJlro 
delfauellare \ & ne' lati di fitto , la Dea dell'armi ; & U 
Dea della fàpienza • il timone aljho luogo era di doppia 
colore vagamente dipinto ; (^ tocco^ da maeflreUole mano , 
difinipmo oro , e di argento . La poppa medefima tutta 
era indorata , ^ inargentata', la cui coperta a vfi era di 
baldachtno reale : di/ita vermiglia^ ó" cilefira vfiminatd 
per entro di vaghi vcceUetti^ dt miUe ragioni ; chepareua» 
no muouere vez,zofamente Pali , (^ cantare • // cielo di 
quella poi era pieno di luctdifitme Helle ; d^ nelmezz,o vff 
Sole ; dal quale vfiiuano tanti , dr fi fatti raggi , che e* fi 
pareay ch'egli contrafiar volejfe ilfito lume al vero Solc% 
ilfuolo coperto era dt panni d'oro: nel me^o del quale rt^ 
xata Haua vna fidta, vagamente lauorata : difiangie d'o^ 
re, é* d'argento, dr di grojfi perle guernita • Il fan o^ tut* 
to d'oro^ erapofio difopra alfuo luogo : & le pauefate era* 
PO piene di fi udì cileftri^ó" vermigli\forniti doro^dr d^ar" 
^ento : ne' quali erano,da dotto maeftro confinifiimi colo^ 
rije innumer abili imprefe gloriofamente recate a fine dal 
gaualtero,che su quel legno venìua . L'albero a cileftro^df 

ver' 



P RIMA. i^V 

vermiglio dipìnto , & dentrom ermellini doro, e d'argen<- 
tOffofieneua U GMia adoro Uuorata ; fjr ^pcr molte, (^ 
pretto/è pietre frapojieut ^fiéor dt ogni fttma lucente : é" 
l'Antenna, elCalcefe^ tutto a (imile come l'albero , erano 
diMifati . dr non pur le Sarte , ma (jnante Corde "ui hdue- 
uà, che ad vfo foffero della nane , tutte, di rtfplcndenfe-^ 
^ fottiLif^ima feta ctlefira , é' 'vermiglia,, erano maefirc- 
uolmtnte intrecciate : con mille varietà di fiocchi doro^ e 
d'argento , oue che faceffe me fi ieri, Mo/lrau.ifi apprcffh 
la Vela di fcta pur cilcjlra, dr vermiglia , con fregi , ti* 
ricami di oro, & di care perle, m tanta abondantia^e taliy 
che vincenano qualunque pregio, di fi fatta guifa erano 
Vito Stendardo ^ pò fio a Proda : vna Bandiera in su la ci^ 
ma del Calce fé , vna altra net Calce della Anfenva^^ vna. 
Altra da guerra a Poppa fopra coperta , Hora , vno cauA' 
luro fedea fotto ilhaidachino reale^coperto d'armi^tenen- 
te vna maz\a m mano di forino acciaio ; ^ di fmifurata 
^oJfezJ\a ; Uuorata a marauiglie ; con fgtfre d'huotnini^ 
ér di animali non ptu veduti . A' fuoi piedi fedea vn ca* 
ualiero nella apparenz,a di molto pregio . amendue i fan- 
cht del prtncipal caualiero chiudeuano due giouani valete 
ti : l'vno con vno Hocco in mano^ ignudo , nel quale con la 
bontà, e omb altea la ricchezza \ ^ l'altro con vn'elmo,che 
parca vna delle cofeptk rade al mondo : ne vi h^ fpecchio, 
chcy di lui ^ più viua^ & vera l'imagi ne render potè [fé . A 
i trentafei banchi erano , in vece di ciurma^ tremafet gio- 
uinetti , di marauighofa belUT^a^ (^ grandi della ptrfo' 
pa, dr cofi frtfchi di età , che le loro guancie non dauano 
fegno alcun di fiorire : la metà de' quali era difeta ciltfira 
ve fi Ita ^ Cr l'altra metà difeta vermiglia : con capelli Icg- 
giertfnm in capo difeta de' già detti colori . / remi, cl/ej^i 

B e e ado' 



40 9 P A R T H 

dda^erauano sfarti , ò' leg<^iert alfimms , erJno ceti tale 
drnfìcto fatti, che t mkouendofj a tempo, rcndcuana foamf. 
Ji^MO concento : con fimmo dt letto di chiunque vdiua : r(\ 
tn quelli ft dc(ìderai4a ti colore ctlefiro^ e'I vermiglilo . li 
Co-'fitto vejìtto nella maniera He/fa^ma più pcmpofo difcor* 
reut per la corfìa \ commandando^ col(i4ono del fìfibetto^ 
adogot vno . O'tre a cto vt hauea vno, ti quale guardane 
alcuni Hromentt he Ilici , fnrnitt darme da lanciare dt fd» 
tttume^ ^ dt fuochi artifi iaìi^in varie forme dtuifi :per* 
Cloche q tale m ìflraua Leoyie , quali Orfo^ qual Tifare , <//- 
cunri Serpente , od 4 Uro siranio animale . Di ptu di qutfli 
VI hauea dodici Trombetti , co' pennoni alle trombe , di fé* 
ta ,pur de } narrati colori : t cordoni de" quali erano d.O' 
ro^ & d''ar lento . ma, l'artifìcio delle trombe, piene dileg" 
giadn ar melimi, ò' di gro^ij^ime perlt^eccedeua ognt efii" 
mattone di q'éalunque più i .tendente maefìro : ^^chipor" 
taua le trombe ^pjrtaua le vefìi altrefi de* raccontati colo» 
ri , Hora auicuiandofi ti legno alla Capitana Chtnefe-iilca* 
ft alt ero fece richiedere il Generale dt aU vno brieue ragio* 
tiamento , della qual ce fa ^It fi* Fzonlom affai cortefe : (jr 
pregollo, i he su la Capitana falijft \ fi e ré derido ver lui , con 
molta piaceuoitT^a^ (a mano diruta, ignuda • Accettai 
lo'nuito il guerriero : c^ , rjfendotl fuo , dal legno Chine* 
fé , affai anchor lontano^fufi, di tutte armi coperto , dvn 
leggierifiimo fallo sk qutlla naue gittato . la qual prcua 4 
/.//// par uè miracolofa^non ( he marautgliofa : dr vi hehbt 
chi di (pereto non efferfì^fenza forz.a d' incantamento. pottt» 
lo fare, dellt qnale fctoccht\z.a affat fi ri fé il cauaUtro , 
q'tando Cintefc , Ma. egli, faitofi verfo Ezonlom, cut t/fo, 
ti)ji conobbe alla maeftà del volto,(^ all'honore^ ihefatt» 
gli veaiUÀ dd ognt vno, ejfre degli altri Signore ^s' inchino 

co» 



i 



P R I M A. 49r 

téti graùopt , dr riuerentc maniera : cr fanne , da Ezo»' 
hm» che megho^che altro hit omo lo Ppp^ f^re^ caramente 
raccolto . ^indi fattolfi a fronte federe ,ft siettc ; atten. 
dendo età, che l guerriero volcjfc dire . tlquale^poiche aU 
quanto foftatofi fìt^^ chehbe» con piaceuole , ^ accorta 
•grauita, mirato m faccia quella nobile f hiera di caualie^ 
' ri parto in tal gutfa . La Fama, la quale ha virtù di trar^ 
fé l'huom di ftpolcro , é^ di farlo, mal grado del fanno e^ 
terno ^ nel quale , di quinci partendo , chiudiamo gl'occhi, 
vita menar immortale ^ coUhiariftmo , o- non più vdito 
fuono , che ha di te Jfarfo , oue che fi haibia contezza di 
vero valere^ m'ha volto, ben di lontano , con drfderio pm 
àccefo^ch' altri fi haueffi^ maiydi fruirti, é" di procacciar^ 
ti honore . fi curo ^ che la tua benignità debba gradire que- 
fio mio fingoUrifsimo affetto : poi che ^quanto donar tipcf- 
foy tutto ti dono ; che è la parte di me migliore ; cioè ti cuor 
mio • (^ perche , a pena venuto al mondo , al nobiliftmo 
mejiiero dell armi tutto mi diedi^ le cofe, valorcjamente in 
guerra operate, da caualieri di pregio , ho io efìtmate oltre 
ad ogni altra cofa^ (^ fammene dilettato fempre : la onde , 
non prima io fentiua di alcun caualiero^che prò fuffe della 
per fonalo di alcuna corte di Re, e he di opere caualUrefhefi 
dilettaffe^cheiOy non so da qual forza tiratole olà di anda^ 
te,per quantunque malageuoleyÓ' lungo camino , vii con- 
itentua . La onde egli e adiuenuto^ che,poflo che io gioue- 
ne fia^ C^ non di molto (patio della primauera vfcito de gli 
anni miei, cor fo h abbia tanta parte di mondo, eh e a contar- 
lo per aucniur a non mi farebbe creduto . Egli è il vero , 
ehe^ non mi effendo anchora sìato permfffo di potere ^ per 
^ejperieuza, vedere il tuo valore^ò" de nobilifimi cauaLt* 
ri Chinefiyde' quali latore talrom:r fuona^co tantefqutllei 

Eee 2 che 



40 2 PAR; T Bv 

€he dt pochi altri al preferite p&ìmt^che Jì ragtom »€ ìim 
. mi e diuifi di hautr cc>Ja 'veduta , ifjt mt i cmo'ttt . ah^i , 
quanto pili larhtmcrjartctriO , ò' Ucor/timplate cvji mi 
Ji paran dauar^ti.tartto e la roiap u gtaue ,cht T^nfifa fin 
tire \ tenendo io per nulla quanto» fin quefto dì^ ho veduto: 
^ la voglia di h attere della uofira virtù ,per v fla , (fpe» 
rtenzja^ inrne tanto Ji fa maggiore^ quanto egli mt pare di 
cono fc ere aptrtamenta^che t vofri afpetti primeitinùtrop» 
popììi gran coje dì duutr fare , di qh ahi o porti la f^rna^ 
uot hauere , con tanta uofira li de operato, Hora tp(rche 
tuuat^fi ccmeioueggio^alia China. pir ter care alcttna re» 
quiedille p affate fatu he \ ^ p*r ranìnùihidar con qual" 
che piacere ali maceflitijpimt a/quantoi ^ io auijo^iht 
nonripoftrà quella ft fa, fnz,a farjt alcuna folennt effe* 
rtenza d'armeno ti pnigopt r quella ctfa , i hi tu p^u ^mi 
in qutflo mondOi che a tanta htnignità ti rei hi utt me , i he 
tu fficnga^ che io» in qui Ile ptoue , halbta alcun luogo fé 
non come guerriero^ (.he tanto non oftei^fìcn fntindimi 
da tanto j almi no ( cme riguardante.. La qual gran fi f da 
te mi uer? à, t ime ftro^ic mt rtj, utt > l in f ??- ma ut ntura: 
^ qui f ia< que . Ezcnìcm, t e ndut emolte grane alg^ttm 
rierodellla snma, i he, egli, de glhuimwt Chmtf mi fra- 
na di fare , gli V£nne dicenda » che tutti que' enfiali eri fi 
chtmarehbono firf contenti y ch^egltyion lafiéaprtfr.z>a^ 
honoraffe le fefie a^ro : ^ the^ di hauere vno tale hip e, fi 
terrtbbono fmpre felici,^ bene auenturof ^ ^ chi^ ^gl^i 
fife il ben Vi r, uto . J^indi , voliattf a Vitt i ^piac i uoU 
mente gli d-fe , ììci mi t turno quifo caualieroftio la vo-^ 
Jìra tufi ed a : del quale sì haurtte tot qui Ila tura» che 
della prvpia ncfr a prrfna . licn fi erano à per a jcrmte 
di dir qutfte parole da Lz^vnUm^quanao jt vide venir vna 
.'/ fa€t' 



P R I M A. 403 

faett'u più veloce, che facttas^^ ver la Capitana trahe- 
t»a : alla cju ale perifenuta, vna damigella di buona ana^ 
C^ bene ad ordine della peìfhna , ad Ezonlom mi fé in ma- 
no vna lettera di credenza.C' poi o't dijfe . La Rcwa del 
Cilolo, à vot mi manda putititi (ìttno Principe^ corre al piu 
valori /l cuuahero , che al dt dho^gt fi f'ppa ej/lre nel 
mondo \,accio the t dalle voftrt vittGraJi marti, l'ordine 
ttctua di cauallerta vn qtcutrtftto y vnuo a Ut fidinolo ^ 
0- picceffore di moltt , (^ ampi fimi itati : (^ , ptrih'tlla 
arna forte dt ((fere a parte de' vpjlri piacerti vi chiede m 
gratta di poter ventrt ne iifir: taeft , C^ al^i'tfai ; do- 
tte ella au fa, ò" l^ fama porta , belle , (^ magn fìc he fesi€ 
upparecchiarfi . cfucllo di pùi, ch'ella Jpera dt d'iter impe^ 
trur poi dalla voftra bcfìtgmtà -Je conceduto It jie d> pxtt- 
rt, com'ella (pira, venire^ ella medi f ma lo conterà . /«*. 
tanto per darui ale una praua di cfuanto ella d'fidert di cn^ 
tr^rui nell'animo , ti folo fuo figlio ella vi manda ; qutl'o^ 
che e' vorrebbe caualiero vedtrfi p^er le man vijtre , a jt" 
ne ycljeglt aprenda come acconciamente , é^ a grado vi 
debba ferutre Ciò detto ^ ella, traffe fuori vn gioutm ttOi 
che vijìa daua dt non eccedere ti dtcìottefrmo anno aniho* 
ra della età fua : ne per tutto cio mai altrove he grandi .^ 
grvffo^a comparati one di qualunqui huomo di pf fft tta età, 
fi farehbt detto : ò"^ oltre a tutto quifto.eglt era ti pkfor» 
nttfo^ ér piaceuole dt afj/ttto , che fi fufje per auet.tura di 
gran tempo à dietro veduto . Fiat cjue marauigliif mente 
a ctafcuno quel gtouane^ ma fopra tutti ad Ez^nlcm^t t me 
éicolut^ che ottimo giudice fu delle lellt^e deii'i ro , ^ 
dell'altro huomo \ ^, oltre a (jualut que ai qui Ila eia ^ nt 
intffè , Pir< he,prtfo ti gioumetto f,tt mano,icn Itetovt- 
fo glt dijfe . Grandi ftma gratta , valorcfo giouane , npU' 

tur 



4$4 PARTE 

■tÀrci debbiamo i chela Reina a noi inutato vi h abbi a ; cJ* 
perciò quanto ha più di eccellenza ti dono^ ch'ella ne fa, 
& meno è da noi meritato , tanto più debiti ci cvnofctamo 
a quefta fua lieta, ^ magnifica cortcfia :per la qual cofa , 
non che l'ordine di cauallerta , che voi bramate , & che fi 
dee, in ogni guifa,Alle voflre virtù ^da me per riceuerfia- 
tCj ma io intendo , da quinci innanzi, che voi h abbiate tuO' 
go apprejfo di mèy di bene amato figliuolo . ^indi^voltA- 
tofi a lolao, figliuolo , difife , queflo vertuofo giovane e mio 
figliuolo^é" pereto ììiafit fiotto la vofira guardia, appareC' 
chiato di render loci quale h ora ne farete da noirichiefio . 
il qual commandamento promìfie lolao di ofiferuare con 
fiamma diligenza . Parte , ch'efit quefie cofie venien fiauel^ 
landò j apparue cofia, che tutti riempie di sfupore : ciò fiù v» 
nomofiro marino , di fmfiurAta grandezza ; contefia, é* 
fiaccia humana , ma di guai atura cofii fiera , & bombile , 
che non vihaueua perfiona^per di ^ran cuore , che ella fi 
fiofiTe, che di mirarlo prendejje ardire . // vifio era del co* 
lor delranocchio j fichiacciato^ ^ largo eltraogni mifiiira ; 
con gli occhi gialli ; ma la pupilla parca di fiuoco : t denti 
erano doppi di ordine ; S" e ofi lunghi, ^ g*'^fih & larghi , 
che recauano altrui ad vna hora marautglta,cr Jpauento : 
ifi^etialmentevfitendogli fiuori della vafiifiima bocca due 
fianne , d'incredibile grandezza : Egli haueua le mani , 
quali a punto fiono le humane^ in dita diuifiefimoderattfii' 
me^ C^j in vece di vnghte, vi haueua alcuni ofii , guerniti 
di fcaglie -. qudli , é' quefie cofi pofienti , che haurebbe , 
con cfit, atterrato vno ficoglio^ od vn monte^é' firitolatclo 
con picciclnegotio , Ma. quello, che più lo rende a pauen- 
tofio^e terribile fit era vna armatura dificaglie cotantofcr^ 
te^ihe diptù fina t impera, uè piùfiunra acctato-non ha fiel 

mòn- 



h 



PRIMA. ^es 

mando* J^^llo m'olirò della fpecte fi dice ejfere de glt Am^ 
fh'uij »^é* chiaminlo t marmai Tritone : j>oflo, che al mio 
p trere, / Tritoni alquanto fieno da qurfto differenti . ni tti 
Ìjj Tritone^ che a petto a qui fio a gran p(ZZ,a.porrf fi pò* 
$e/fe di forzarne di grande z,z>a . Hora la ftroiiff.ma he- 
fi- i^ fai t afi proj^imana allarmata yp^'ft *^ grandijs.m^t 
fa'to tét f^fii gittata fiprawìo legno Chinefe , f^ quiui 
comincio a far di que' mi feri cojì grande uccifivne , ihetn 
9419 isiante U natte , che di moìn , cr ualorofi foldatt era 
ptena^ rima fé uota : ne arme^ che cantra cjuel demonio in- 
fernale adoperata fuffcy che da mille mam^cr ^n mille luo 
ghi pere offa fu sballo per fmagliar le adamantine Jue fa* 
gì: e %0 far che e di (ì telfafje dal fare mortalità un fol mo- 
mento : anz,i la fua ferocità montaua più fempre , Slue" 
Ji i co fi compre fa da Ezonlom, commando a F'siet^ che fa- 
ceff di pren tre, a quel mortahfiimo danno^ rimedio . ma, 
che fi prci i- (fero 1^4 ardi a d^ quella befita p'k tcrr.b le , 
C^ pt'ient fa , che fi uedtfft mai to' di maggior forza • 
pzrcheVit 'sfatta gtitare m mare urjo pai fi almo fp^A 
q'iello fi gitto^prei^ando o^n'unouhe fi Htffe à uederi ,(,he 
a lui dau t il cuore da fé , aiufato da Dio , di trarre a fnt 
q-tella mo^-efa . the tanto dura , CT ptricolojaa lutn pùte- 
m t . N'in^ hihie punto per bene Ez^onlom » ne alcuno de* 
Ch'n<ii, che Fitei falò munuiffe C armi ^cantra hiJiia^Lh'tf- 
fi tflimauano di fotz,a fopra naturale , O' ne pren-deuan§ 
paura . Sofà Panpetf bjfia fié di contraria fnicnza : te-m 
rten /> p^^ f* rmo^ i ht quello auentr doutfie del mtfìro^ r.'h 
pist.ne meno, che pur diar:z>i di quelC altra hifiia aueKf,t$ 
era ; cr d ff'lo ad Ez»o*tlom^^ a tutti , con tanto ardimen" 
to^dr CO"! fi uiut parole, che mfe cuore a quanti ludnono > 
confort anJogltt & commandando loro, che iitffi.ro a bucnd 

È'- 



4^^ P A R T B 

j}eranz,a . In tantt P'itei^peruenuto alla mue^doue U le- 
fiia micidiale haueua fatto la memorabile uccifione , che 
detto habbiamo^ueduto lofìratio» dal moftro, fatto de/itoi, 
finti marauigltofo dolore : ^ d'ira ^drdi cruccio fremen- 
do^ejuale iltoro^che filanda jnquella^che ^ià riceutito ha 
il colpo mortale ,faltv su la naue, c^,/^rr/^//^ pm che mai 
foffe^ fk à truouar tlmojiro , ó' hebbelo colpito nel fianco , 
con tanta forz^a » eh' egli fece ritrarre à dietro due paf^i 
quello fmt furato coloffo j // quale accenno , & n«n una uol- 
ta, di cadere a baffo :pur nondimeno r afranc atoft , fuj^t a^ 
uentato a Vttei , con tanta rattez,z,a , t heqlt non baffo à 
fchiuarlo : perche , uedutofi dalmoftro ghermire , egli aU 
trefiafferr)) lui folto le braccia, (^ qui cominciarono a di' 
menar fi forte, ^udiandofi di porre interra l un C altro di 
forzjj^ft fattamente, che pm sìranogiuoco^ne più terribi- 
le baratta non fu ueduta giamat . Ma^pci che alquanto di- 
tempo fi hebbero dimenattynei^impatiertte dello ndugto , 
come colui tche nelle cofe dell' honore , non hauea punto In- 
fogno di effere corretto da glt fprom\cr pareagU \ che trop- 
po m lunga quella mifhia il portaffefentendofi grande ,^ 
aitante della perfona ^pcfio , ch'egli haueffe affai bene per 
ejpcrienz^a comprender potuto quali,(^ quante le forze ^dr 
glif}triti foffero del nimico ^é" come incomparabilt^egltpur 
uolle fuo sforz,o fare • perche ^recato le fu e utrtuti in uno^ 
altoleuo il moftro da terra^(^ con quella poffanz^a^che non 
hebb? quaggiù in terra pare a fuo t emporio fi fìrinfe al pel» 
IO con taluigore^ che fattogli parler affatto la Un a^&, fe- 
rcolo di profonda piaga fjel uentre , morto a piedi fé' l fé 
cadere \ empiendo di liete grida ogni lido l'armata Chine* 
fi^per opera tanto alta,& fingolare ; non meno di maraui- 
glia, eh e di allegrezza ripiena . ^Ifnndt fé n andarono 
, -. tutti 



T 



PRIMA, 4,r 

tutti i principali cAudieriaVitei , ^ fecero con cjfo fecs 
marauigltoft letitia,per l'acquifiata vittoria, ma U Rei^ 
»4j & Pamperfebajla non fi potenano fattare dtfarnlt fé- 
fta: Jpejfo affermando ,fimtgUant€ tmprefa non effcrfi da 
altro huom fatta mai . Cote fi a e leggi er co fa, e da non cu- 
rar fé ne , che io tefìe a fine ho recata , diffe Vttet, e troppo 
maggi ort prodezze fanno fouente i e au alteri di pregio \ 
(^ VOI » Signore , fé t miei occhi non m'ingannarono , di 
gran lunga e ofe più grandi hauete operato, che fere am- 
bideftre . Et come ciò effer può , la Rema rtfpofe , scglt e 
parere di parecchi huomim fcientiaii , la femma non ha- 
ttere virtk di vfare la manca mano^ come la defira ^ quel- 
lo che de gli huomini non adiuiene ; a' quali e dato di ha^ 
*uere altrettanto di virtù nella fimfira mano , quanto ejsi 
hanno nella diritta . Che gli hu omini , ripiolib Vitei , fie- 
no, via più che le femine ambidtflrt ; anzi^fecondo tlce^ 
loro giudicto,fieno,efii folt^ ambidcfiri^ (^ le f emine no ^ 
d molti letterati non piace',& la ejperienza affai chiaro e et 
mamfefia . perche^ oltre a tante valere fé donne ^ nelle cofi 
belliche c/pertifiime,é' feroci, le quali adoperarono l'vna^ 
èri' altra mano^ con egual forzale defirczza^fi faffiamo 
noi chiaramente quanto^ & come fieno pregiate nell'armi 
le Amazonr : ^ vi ha fi- a noi cr non vno^che di ciò è ve- 
nuto m pruoua, non vna volta , che^ centra quelle moucn- 
do iarrni^ da non più prouata forza furono m dietro vol- 
ti del cor fio loro ^nonftnza roffore , ò" marauiglta di tanta 
poffa, che le Amazone pofy.no parere ambidtftre^ la Rei- 
na diffe tfopr a lo lille delle altre femine perauentura non 
farà tanto marauiglivfo , quanto aufno molti :perctcche 
lo fpogltarfi della Mamme Ila, col fuoco, e cagione, chea/fa- 
ifitmo nudnmentópirutnga alUvii,uja mano^^crper con' 



4oS PARTE 

feguente^ cUtUa più di vigore ne acqmftiy (^ di virtìiineU 
U guifd, che» not^ nell'albero veder piij^ìarrìO\ al quale > fé 
i rami fitolgon fouerchi^ quello , che He nmane , crcfce di 
forz,a, C alimento T>r end indo , the par dianzi t:c' troruati 
rami paffaua . Prendetela pur come vi pare , ripiglio Fi- 
nei, che to porto fermijfima opinione, nafcere rjo meriO am- 
hideflrala femma^ cheti mafthio fi faccia : dr poter fi U 
ftmina aueT^are altrettanto , quanto fhucmo, ad vfare 
la manca mano . e dt vero verri hhe a bene alla rcpubiica^ 
che le femme fiadi-ffafftro aWatrni : concicfacoJa,clje^fe 
vt haura^ tn vna T erragli numero di venti mila perfone ^ 
non trattando l'armi le finnne ,f rimarranno ejsi fol die- 
cernila : (jr perciochet fanciulli, cb" i vecchi poco fono ac- 
conci alla 'guerra '.per tanto il Ki/.mcro non paffiranno al 
duemila^ ^ cwquic enio . Nora ^perche cifhro adcprano 
Jolamente le defìre, é^ pereto mezz^i hucmini folametjte a 
ragione ^f deono ch-arhare , dirimo , m vna cotale Città , 
non vt hauere oltre alla fimma di mille duginto , (^ cin» 
quanta huomim intieri^ La onde^ io (fi rKO > the il coloro 
errore f^raujìimo fìa , a' quali nelCamn.o cade^^mr so da 
anale fciocthezza tirati.^ di rehdtrc mcn ftrti le friifire 
tirtt dell' hu omo ; (^ fatano (fi.fo-za alcun fallo , ingiu- 
ria, non punto lieue.,alla bi m/^na madre natura, di quello 
fjjogbandoit t di che ella et ha fatto ccn,ft dona : pirthe , 
agramente npu^liare fi deon coloro, e hf e e fi 'grande eccif 
fu tr^jf ridar pctritno , noi fanriO . C fono quelli , e he 
al gouerno pedono delle prvun.cie ; mettendo b. q^Q^: alle fé. 
Mne^Ó- a chiunque tien cura di vre(:ere^(^di coftumare / 
fani^ulìt^rh fot*,i at (>htfmcpf'r<e^e(^i dotte ff' re Icre fvr^ 



m }' f *2/ •^■'' iz i ; ffv^'t-Kr.t frf- t}- if.lfi 



r:'/ p,^fT> P v.',, he 



,V. !■ jf>\\'>ii> . ih\ i .' ...'-. . ■// ! 



?0 



PRIMA. 401^ 

éirre'chi dì momento die cofe il non haver: u^nj^mcme ep- 
Jircttaic tufn te membra^ affai (ì fa mAmfefìo nelle batta • 
glie : nette quali attantaggiati di tanto fi m cifrano glt ef 
Jercittt da quelli, e Ije non fon talt^ che quegli ht^omint pof- 
fonó dtmandarfty (^^gìi altri, huomini imperfetti ^^^ mez,- 
z,i hiiomini , // chiameranno . Già fi taceua ogni vno , af- 
fai mofirando effre vere te cofe dal fauia giouane ra'Tjo. 
nate, quando i Chincfi fi videro venircontra S otei, al qua- 
le ^ da prima ,fit^in luogo di Ezonlcm , dato carico di reg- 
gere la china : net cui gouerno egli pffe tate , (^ fi fatto 
Hudio^che ne p orila fjinmc lodi , ^ funne » da chiunque 
il conobbe , tenuto da molto . Hora conduccua cofltn -una 
armata di ftttecento naui , le più beitelo' le meglio arma- 
te ^dr guernite , di qualunque cefi al combattere neceT- 
faria^ che f fuffcroM que' man, 'vedute mai . / e au ali cri 
strani mofìrarono d: hauere di vna tal vifla , grande Am- 
Vìiratione'iC^ tennero per innanzji la China itp-ii ricco pae- 
fei& piii copiofo di ogni bene^ che haucffe tiwondwda qua- 
le credenz,a raffermi) m torotanto pili :l vedere la incre- 
dibile quantità defaldati di ogni ma falera , & cof bene m 
concio » (ir l^ ciurma innumcr abile della ncuelta anna- 
ta . La onde^ ef^t , gli occhi volgendo alle due armate ,/?• 
cocfìimarono a certo non vi hauere pcffanza net men- 
de ^ che alle forzjC Chinefi potcffc contrario fare , }.jat 
l'armata Chinefe venuta difrcfco^per commandar/nr>to 
di Ez,onlom,pafso oltre \ facendo vela ver la Citta di G.w 
pie sfornita di vno beli fsimo porto :,(^ piena di qualuhdue 
iofa^che poffa huom chiedere a lingua^ dal ^^if fai di vm- 
ticmque miglia dtfante , 

Il fine dettai prim.i parte . 

Fff z 







DEL MAGNO 

V I T E L 
DI LODOVICO 

ARRIVASENE 

Parte Seconda. 

f^^^cg^-^^^:^^ Ora, Qtunte amendue le armate Chi^ 
iQl V^C^m Ri «'T^'^ Campii , Ezonlom , accompagnato 
jij llf:-iMi |Vi tì^^* principali Signori ^ hauctìdo à noia 
homai tacque ifmonto . ne prima, egli , 
bebbe tocco la ri uà col dejlro pie, che pò- 
fé amcndue le ginocchia in terra ^ éf x 
kuando le mani al Ciclo , humilmente gli rendi gratie^ 
che finii é" fi^^h & vincitori alla patria tur nati gli 
hatujfe '. il ftrnigliante facc-nda tutti gli altri Chmeji » 
La Reina , da tutti gli Hr ani accompagnata , volle minu* 
tameTìt e vedere come il Polifingo yncbiltfsimo fume>^che 
'Viene dalia città del^infai , entrando m mare ,proàucA 
quel bello, ò' agiato porto . Ida Ezonlom , ogni altro pen^ 
fiero abbandonato ^fi diede a perfire come i trionf ^ch'egli 
intendea di menar per U acquifiatt vittori s ^magntf chi ^ 

& 




{ 



SECONDA. .^"^^ . 

é" grandi , doutjje ordinare . ni volle partir di Gawfh 
infno attanto , che il tutto non fujfe ottimamente w con- 
cio . Ma la Reinay é" i caualten Urani , // quali pattu^no 
molta voglia di vedere il^infai^ non ptù città, che mon- . 
do ,f€n2:>a far metto ad alcuno, occultamente da 'Ezonloni^-^ 
ft partirono ver quella parte :feco menando vn Chineje ^ 
natiuo della Città del^mfai. conia etti guida, e f si ^ e/li' 
mar ano di poter ^ per follile , vedere te mnumer abili ma- 
rauiglte di quella terra . Hora e la città del ^^infat fi» 
tuaia quafi nello ejìremo Oriente ^fofta in vno grandifei- 
moUgo ^che da quattro pumi reali prodotto viene : fra 
quali, che il primo luogo atPohfango dar non fi debbainoa 
VI ha chi por7ga in dubbio ', & per la copia delle chiarifsi' 
me , & frefchifsime acquerei)' egli mena, &fer la lunghe^ 
z>a delcorfo ifènza che e' fi crede ejfere nelle fue ondefcm- 
ma virtù : ér rnale auenturato fi terrebbe ejfere colui , il 
quale^ dt fi-efio vennto ndmondo , nelle acque dt lui non 
hauejfe attuffato pietofa mano \ portando i ^infaim fer- 
ma credens^a^ che il liquore del Poltfango renda il corpo 
gagliardo ; & à qualunque imprefa difpollo\ & inanima no 
meno acconcia a riccuere ogni ragion di virtù , Chiude 
entro à se quefto lago moke ifolette : in alcuna delle quali 
vi ha marauigliofi edifcij : ijpetialmente due palagi J con 
tante loggie^ con tante camere , & con tante fiale ^ch e cen- 
td perfine ^ ^o firn vi pò/fono ccnuencuclmente albergare \ 
fenza cfiìre^ tanto )> quanto yTvno all'altre d'in.pedimen- 
to . Li quali palagi furono dalla Communità dei ^mfai 
fatti fare ; mesfi , ér di tempo in tempo , tenuti , in fijjdtù 
compiutamente : accio che, qualunque huomOj al quale tn 
talento venuto f offe di vfare alcuno dt esfi, Iper ctldr^r- 
ui nozze, )f per far Hi alcuno conuito^lo bauejje liberamente 

potuto 



4^r2 P A R T E 

fòt Hto fare . Ut , la heRez,z,a del fito^ la frtfchezza det- 
U aria , la projpetttua delie fahhrkhe^^ la vaghezza in^ 
comparabile de' giardini , rendono qneflo luogo ajfai fitni" 
glieuole al par adi fo : il quale (come ajfermano i ^luinfai' 
ni ) fé in terra trouare fi pub ^ od egli è il ^infut ,)> non 
niuno altro luogo , Oltre ^ cto il vedere , lungejfo le riue 
dellago^ la perpetua verdura. , t pììi jint tapctt raptrcfen* 
t ante ^glt alberi di ogni mamera^fpnanti foauij^imi odori, 
di fort^di frutti y e dt fronde, quaf di ogni Bagtonevifli* 
ti ; la copia del crtflaUtno humore^ che ^ per infiniti rufelliy 
va inaffÌAndo , con quieto mormorio , quel felice terreno % 
Vabondanza delk fontane , mafflreuolmeme lati orate di 
marmi bianchì fimi , con marauigliofì intagli » & di varij 
metalli y con figure fpiranti^ (^ altroue mai non vedute\ la 
grandezzt,^ la magnificenza de* faperbifitmipalagi^tra- 
he th^àmo*d,'fein ouiTit^ che glt e dtuifo propio di (ffre 
in ciclo . il circuii n dilla città e di ben cento miglia : é" ^f 
astretta fifa ampiez\4 ^ più fono i borghi ; ragguardeuoli ^ 
q'4ella,é' ^Msf^t per gli infiniti belli, & ben compajfatt e di' 
fic'j^ IcuXtijìirffno al cielo . Le vie della città , ^ de bor- 
ght fono cGp^rtea marmi^ (jr a mattoni durifiimi in ogni 
p4r!e 5 fuor che in v^ lato , il quale nudo ad arte filafcia ) 
aceto: he t corrieri , quantn po/fono il piìf, s afrettino fin- 
zi (e ^^4 di traboccare , '^ noti pur tali fono le Brade del* 
iacitù^ ma. le vie fuori per ogni verfo , della grand^fima 
prouincìa del M;i>'j;ù, tutto a fimile fi veggono acconcie', in 
gufa 5 che il pà non fi bagna di chi vi carnina per entro • 
Pane tn due U città, per lo lungo ^ in>pcr}ofa vna via, larga 
Shch' filai' di^rie p^-(i. per ogni Uto ■', pur, conj e l'alare coper- 
u ffriuo chi fari mr^i^i,? ella e pier/j d*vna minutifiima 
ghiOMA ; co* fino i Acquedotti ir» volta j C-vfuio de' quali e ne' 

tempi 



SECONDA. ^19 

temft actjttaT^^fi^ dt ccrifluctre le aicjtic .t ^f ca^it a., cu- 
lo^ ne C'inali vicmi : la cndc la »-M mar. ti rfi icht ì u< a- 
fc tutta : tornttfido Ci^o ad n.fnfc prif^rrc^ C-^ f'fac tre di tht 
auinct iltrc d'mora . ^c^ a modo^ i hf qt'( fìa ii'a la c^ta m 
due dìutdc , fin-ad-antimcr.te lo fa in lanale^ t pc <ùì <.n' 
do alla detta sìrada ; ifqrfale.f Krbo per le n>i te a aste , 
di i he cgh } purte freme ciehfì^fhe trint il Ipc^ì p> fr t> rè 
fra rjUìndai :trfi cardali , iht f. ctror^o (jutla iir>fi)dt~ 
ia-'andofi per lo /pàtio d'vn nrolio ^J'flifKe fui ci fu da 
ottanta penti : ia nucua, e dtfttfau rf.aftrta de cfuali age~ 
uolmeiUe non f poireihe fpte'ia^e : ptr ta^ emu del' a ne- 
ch(Z>z.a ; la quale eccede CQ^m fi, ma , ffi f no alti sì, i he^ 
di Cotto a Itro^ con le vele coliate, t aliane i li '-ni dt o^^ri njd 
fj/era : C" p^'lfo^t h'ff^t s'alzino tahto ir/ fifo, c( rrt loiilh ^m 
detto, ììon e eglt per. to che , fet f p^a ti quelli hcn p ^J- r.o 
Carrrtie,(^ caaalli agtatan;(rite , icji hm f'jpi ii pt*.r^o , 
Cr l'erta fquadrart chi pi f mar/o a quel i.ihii lat^( te dd 
prima . E^li e il zero , che ^frà dcdn i nula pt htt, i / e {»- 
pra vartj canali fono della atta ^ qp.efit ot tarila (^ p ti LiC- 
II, & pitt riC(. hi f ino d\'f^^i . J^l^ìut le piazze fotyo n,/ u- 
tnerahilt : m^ le grandi fo fi dice e : ti ttn gire e di eia n:t-. 
gita per ctaf heduna \ (^ for e l'icnie l'vna dell' altra per 
tfp.it io di mglìa quattro . y^id' intorno delle detrt pcazt,e 
*vrfotìofahricate caft forte attf.tt al di fatto i/ tutto è pieno 
di hot teghe \fornttz di aitai cofaf fa^ mn pur a 'vfc della 
vita opportuna ma. acconcia ad a^O^ adire allo appetiti , (^ 
al ftnf ometta rj die di qualunque difordtnato huomo . C^ per- 
che le pìdzz,e minori fieno tante, che malageuolmente nu- 
mero fé ne prendt^nomk ptr qutfhoyche alcHTta ve nehah- 
Ila più angufla dt vn miglio j (^ fono di ferma oicadra . 
Hora. in ciaf h ninna delle maggiori pLaxx^ fi yaananc , 

trL 



^T4 PARTE 

ire volte U fettìmana, nel torno di cinquanta tnilafèrfo- 
oe,a cagione di vendere cofe per lo viucre dt tutte ragioni» 
che qutui/ono recate da ogni lato dell* ahondeuolif imo ^/r- 
coftante paefe^ér su le carra^^ su le naui^ in tanta copia» 
Checchi le vede, anzi che vendita fi ne faccia^ ejlimeta di 
leggieri ^ non douere ti mondo tutto hafiare per logorarle : 
d'altra parte chi bene,fir partttamente confiderà le genti y 
per cio^ragunate^per opinion porterà » quanto raccoglie la 
natura ,(^la wdufirta humana^in ognt parte del mondo , 
non douerefferc a fiufficienza a tale , e tanta turba , La 
qualcofia cofi e fiere a punto da que/to vno argomento fi può 
raccorrà ; e he, filo il pepe» che né' loro hifiogni , di per dì , 
fiendono t ,S^infiaint,peruiene al numero difiomequaran. 
tatre : di ciaf e una delle quali e ti p e fio dt libre ventritre oL 
ire a dugento . Hor qui ogni buon tempo , che^con maraui- 
gliofo diletto, fi danno gli habitat ori dt quefio luogo » e fi- 
tierchtato^d'afifai» dal piacere » che huom finte prendendo 
diporto per quel grandifitmo^^ quietifiimo lago'.ifipettaU 
«lente fiolcandolo con barche le più agiate, le più defire,(^ 
te meglio formte^aggitigni (jr a miglior derrata, che altro- 
uetrouar fi pofia : come quelle, eh e fieno dentro , & fiuori 
di liete dipinture dt oro, di argento , (^ dt fifufiimi colori , 
oltre o^nt ere dere^or nate : con fìnefire intorno tntorno,ehe 
fii chiudono, ^ fi aprono a fienno di chi e cola entro: a fine, 
che le tante mar aui gite , ^ le non più vedute htllezzede* 
luoghi, che s'offrono,dt pafio m pajfo.^a chwqNC nauiga per 
colà^fien vedette ; ciò fono ^ palagi , fiat ti con fiommo arti fi. 
cto di architettura, ( nella quale fiono in guifia efipertt t Chi* 
ne finche pafiano di gran lun>ia^tn tale arte , tutte le natio-- 
ntj tempff\ monafterij ,giardtm,con alberi altifiimt^^ di- 
ritti mie acqua dentro : e rade volte adtuiene , che difimi^ 

gitanti 



S E e O N D i^. 4rf 

giUnlì barche non vi hMta tn fjuefìo Ugo a douitin : ccn* 
€Ìofia copi , che , hauendo Cfìftoro per cefi ante , che tltra^ 
fluHo, ch'efìi , tn tal gmft iftgltano per qucflo Lago > (ia^ 
come egli e fenz>a fado^ il niaq^qtore di oini altro , trìaraui' 
glia non e , s'tftvt apparecchiano ogni lor sforzo . da che 
ne amene ^ che. in veggendo tante varietà di legni y (^i'v- 
no più hel!$, (^ ptìt ornato dell'altro ^ (^ popolo qua fi thf. 
nttOj di quefio fjfo , ^ di q ideilo , w prona l\>n dell'altro , 
tutti realmente vcfiiti , il piacere , (^ la gioia fi viene m 
molti doppi moltiplicando . Ne guari di lungi e da qnefio 
piacere quello , ch'efit prouano sk le carra caminando per 
la città \fopra delle quali pojfono acconciamente Hare fi, 
od otto perfine : d^ fono le carra , il più , ve fìtte di belhf 
fimi panni di fta^ con origlieri , ornati a mar affiglia : ó* 
fé nel loro feno quegli ampifiimt canali raccogliono tante 
barche ^che a pena fé ne veggono l'onde ^altrettanto le 
Hrade fanno , calcate da tante carra» chea fatica alcun 
veftigto » del terreno, altrui fi lafia vedere , H oranti ter^ 
mine di quefti loro diporti fi e lo andarfene a quefio giar- 
dtno^dr a quello : doue riceuutt da' giardinieri fiotto alcu- 
ne ombre, artificiofamente procurate da glihortolani^ccn 
fomma cura, per diletto de gli hoftt loro yfrà cantijér fuo^ 
ni ,é'fi^g*ote tnnumer abili menano i giorni intieri fen- 
za temere ycbe alcuna nube cfcuri Uro quel bel fereno , 
Sono i ^utnfatni piaceuoli , CÌr ccfiumati huomini molto : 
ne a cofa*veruna altra pongono tanto ffudio, quanto w pia- 
cere Cvno ali' altro ', fi fattamente, che per miracolo fi ad- 
diterebbe^ che vno vicino vdtto fufife a garrire con l'altro^ 
non che ^li habitatori dvno medefimo albergo . Per la 
qual coftyin bene, et in tranquillità dimora do ad ogni hord^ 

kmofirano di ejfere di slrettifimo parentado tutti ad vno 



4i<f PARTE 

congiunti \ dr che ogni contrada [iti vn foto albergo : & 
tra che le donne loro honeftifime fonOtér che ej^t huomtni 
fono dt chiara fede ^po/ha w bando ogni gelofia ^ la quale 
da mifcredenza ^fènza alcun fallo , procede , conuerfanq 
con le mo^lt^(jr con le figliuole Cvno dell'altro ^n^e piit, riè 
menOiCOme eglt farebbe con le fke propte^fenz,a mente fo- 
Jpicarfène da chi chefia . Hora^tutto che la città del ^inr 
fai tale Ji^y che poche^ dt grandezz>a la pareggino almo»' 
do^ non fi toglie perl^per tutta l' ampiezza franche al fio 
ntarautgltofo gtro non fieno rtfpondentt gli habitat or t . La 
onde il giudtcfo humano fimarautgha del come l'audace 
indf^'ftrta de gli huomint a cofi gran lauoro pofto habbia 
mano : (jr in qu al gufa tanta gente tn vno recare fi fid 
potuto, chediquellatanto (patto dt campagna riempiuto fi 
fia\ e di gran vanta^gtOt inquanto vt fopr ab onda il popolo 
sicché di rado non vt fi paté dtfagto nello alloggiare per man 
e amento d'alberghi. La qual cofa così e (fere da quefto co- 
prendere fi può , che quefta Terra , qualhora la Hrtgne il 
bifogno » mette in battaglia meglio dt dugento mila perfò^ 
ne ^acconcie allearmi : la metà delle quali è a cauaffo V ae- 
re qmui e cefi puro ^ (^ fe-^eno , pw , come eghfifia m 
parte veruna della China , la quale fi gode , al generale» 
di vn feltctj^imo cielo : per la qual ctfa , non ptcctola ma- 
ramglta mette negammo de' faui huomint j come fia » 
che ne muorino tanti tn quefia Prommta»che paradifo del- 
ledelttie (i ptìb chiamarci d^ fermamentCtche t tanti mil- 
Itoni d'huommi^ é* di ammali d'ogm gufa, che vtuono irt 
quelle parti , li qualt fenza dubbio in numero fono ecce f- 
fino ^per ri (petto al paefe , tutto eh' egli fia fenza termine» 
vt Haa/iJ ^ad vno certo modo , limati , onde io crederei , 
che non fujfe in tutto f e tocca opinione ti credere, che , da 

vno 



SECONDA. 4r7 

"vnoeotaU habttare an'^fto^fe ne corrompejfe , in alcuni , 

fer lo hahttare , à" p^^ dicuno guaft amento dhumori , // 

/àngue ; oa^le ne infermajferù parecchi poi di leggieri : 

Perche^ anentandofi queimalore a ftm , non altrimenti ^ 

che fi faccia il fuoco alle co fé vate , o fé e che , qualhora 4- 

mene , che molto glt fieno autctnate^ con ptcctol negotio, 

tuo loro di vita torre . Aggiunga fi a qucfie raqtont ^ihe i 

Chinefinelmare s' ingolfano de t piaceri 4 la onde fi fanno 

incontro , con ardemifiimo defuderio^ /t i ddctteuoli obbtet' 

ti , quali che e fi fieno yfolo che l'appetito gli chiegga . La, 

qual maniera di vita , egli non vi ha dubbio , che di gran^ 

de efficacia non fi a per trarre di Ifato gli human ^^ conta^ 

ptinargli.Hor4yComefimtgltati malt, 7 altri lochi habbiano 

certe perìodijfenz>a fallar mai^come lapefle veggiamofare 

in CofiatinopoUMdoue cjuafiter'^na febbre ^di ter^yo m ter 

zo anno^eUa fi francamele lauora^cheviafenpcrta notabil 

numero di viuentiy^ nel Cairo Ufimtgliante , ejfafa oini 

fette anni, non e mia mtentione al prefente di raccontare, 

purquefio diro folamete che come chea Pitagora^et afuoi 

fèguaci paruto fia^ della virtù, ^ forz^a de numcn faueU 

landò ^ quelli tanto ad alto leuare , ch'efii alle cofe h abbi ano 

dato principio ^c^ gouerntno ti tutto ,fi non e egli perla , 

che vna cotale opinione^ come frtuola , ò' vana, a gabbo y 

{jr afeherno pigliar non fi debba ; come ne la piglio Toh- 

meo : non fojlenendoy m niund gufa ^ctji mantfcfia fi oc- 

chez,\a, chea dir il vcro^ di che efficacia i numeri Jena 

eglino alla fin fine , che loro fiuto fia dato ne le cife (pera- 

re , che della pefte contato h abbiamo ; ne te tante ^ che que- 

fi t fciQper alt h uomini , & da niente vanno accoppiando ? 

Ma IO ,fenz,a piatire . dono Uro , (j;- faccio buone amiche^ 

uolmente parecchie dt He infinite marautglie , ch'efii altri- 

Cgg 2 but- 



4ts parte 

huìfctìno a quefli loro numeri j tjpettalmente al fette , ^ d 
noue ; come verbigratia , che ti parto dt fette mefi^(ct)> fo* 
no cento , & ottanta due giorni , é* me^ , c^ 'una ptccto^ 
la parte di giorno dt più ) vitale fi renda 3 dr quello di ot* 
to me fi no , che i giudici/ delle infermità , fé acute faran- 
no ^fogliono compierfi ne' fette giorni . che , nella fettima 
fettimana^ ti mafchiofiafahrtcafo nella matrice . che^nel\ 
la fettima hora argomento f prenda certifimo della vtta^ 
della morte del figlio nato . Come cofi^ tlfettimo giorno , 
ér non prima , alla creatura ti bellico fi liringa^ ó* fi faU 
di «* dop)ì due volte fette fi dea manifefto indttio del lume 
*• dop)i fette volte fette fermezza dello /guardolo' notitia • 
nel fttimo mefe, dopo ciò poco^germoglino i dentt .due. 
fttenarif il federe rendanficuro . tri fttenarij vagliano 
a formar le parole ',fi come al e aminar e porgano aiuto ba^ 
fieuole i quattro : t cinque operino y chetllattea fthtfo , ^ 
à noia, fi h abbia : é^ altre marauiglte dt tal generatione ^ 
tante^che ogni numero^ à porre lor numero , manca dt nU' 
mero • concedo io , dico , loro tutto ciò , cheefitafermandù 
vanno dt cotalt marauiglie : ma d'altra parte volentieri, 
fiprei da loro ^ cerne e' darà loro ti cuore dt prouar questa 
mafima^ ò conclufione,che ce la vogliam dimandare', cioè» 
che ne' medefimi numeri quefia e ofi nuoua , dr ^rana vir- 
tù fi racchiuda ; ne altronde venga vno tal potere ? fer» 
m amente» efi non metteranno gran fatto^ che io mi creda y 
vna tanto fiancata , anzi afiderata fentenza auanti. 
Centra la quale parecchi de' pm iti t fetenza profondi, con 
felice ardimento , & non fenza Jplendida riufcita hanno , 
in proua l'vno dell'altro ^ già prefe l'armi, ma-jCcme à me^ 
J>are ^ fé nt iranno qutfit Ji forse d numeri fauoreggtanti 
quanto jpik dura loro atterfartafia la verità • t colpi del cu 



SECONDA. 4T9 

fftenttfimo hracciOt non vt ha fchermtdorey quanto i uo- 
le fi a accorto , che baflt a fchiuare , Che ,y? qml Samio^ 
tanto filmato dalla fctoccaCenttlttà ^^ chiunque ficq^ue 
l'orme di lui, mi dir a, non poterfit da chi che fia , a nmn 
partito, negare , che grandi e fife , ^ per modo dt dire , U 
capacità dello'ngegno humano pajfantt , non fi fcontnno 
ne' numeri di fopra mofiratt ; cefi gli ri(p9nder)> \ potere per 
auentura ejpre , m parte , vero cih, ch'exit cojt affertiHa- 
mente ragiona di queftì incontri ; ma , che da alcuna for^ 
za^ la quale m que numeri ripofia fia>fideriut,è al pofiut* 
to falci filmo . Ccncioftafofa, che Xolomeofauifiimo di rat- 
tt gli Afirologi ; & che^nello fpecular le co fé celefiiali,fk 
di fottilifiima vifia , con feriofo parlare , ^ accorto^ affai 
ributti que' mecanict tutti , e he della opinione tengono di 
Pithagora ; dicendo ; le cofe , eh' to fono per tnfegnare fa» 
ranno fide : non mica fimi li a quelle di aUuntJt quali -per 
f artico" f>(r numeri m fi gn •ino, non punto efficaci ; ^ lon^ 
tam affatto da ogni ragione : non contenendo eglino in fk 
cagione alcuna dt quello rprrare , checotefit ciurmatori di 
dar' a vedere fi credono altrui : ^ cianciando efii ^(^ fa- 
noleggiando finza alcuna , quantunque menoma^ tintura 
di ragionare hauere ne' detti loro ^ft dee credere ,ihe ogni 
loro fìudiOj^jr ogni fatica co virati perduta fia . La quale 
altura ^pcr la ift^/fa ragione , altrtfi loro cinuien di fare 
mentre vaneggiano intorno à certi humeri dt anni ^eh efii 
chiamano climaterici io fcalari : mofii^ad abbracciare vna 
€01 ale matterà , della confiidtratune 5 (^ rifi>etto de' nu^ 
Wtri fioUmente :fienz^ eh ciò altra ragione afiegnare^ i he 
Udire ; aitale auenne nel tal' annone ofi; (^ a quell'altro al- 
tra fciagura , in quel anno modefmo , in altro tale . Ne 
ejuefiihuomwtvanifiimi daù all'arte di parolaie vende- 
re^ 



^ 



42^ PARTE 

retAnz,i menzogne^faranno guari più creduti.mentre s*tn- 
gtgnano^ quanto pojfono il più, di dar ad intendere , i nu* 
meri hauere^nelle infermità , marauigltofo potere : come fi 
vede per proua (dicono efi) ne* merbt acuti : ne' quali 
i egli Adiutene , che y per mala temperatura , httom fia dA 
continua febbre ajfalito^ ti fetttmo giorno qua fi fi da gtU' 
dicio '.ferciochcquefio numero^tntal conte fa della natura 
contra la'nfermità , ^uafi imperiofo Signore , dàfcntenza 
finale dei vttter e, ì> dei morir e : ^ nella guifa^che le acute 
fehhn termina il fetttmo giorno , così le lunghe finifce il 
fettimo mefe^ilfettimo anno , // quatordtcefimo , Vivente' 
fimoprimo» La onde naturalmente veggiamo auenire^che, 
ne giorni dt/pAriyt morbi acuttJjahhiano il ior mouimentoi 
dr i lunghi ne giorni pari . & ipcr quejio , il buon vecchio 
di Coo^dicto fauellando'i non moftro di cur^r fi punto della, 
Luna ', ne pur ne fece motto : ma queflo ordine egli affegn&^ 
tutto a' numeri, aIU natura cari mirahtlmente . ne dtuerfì 
daquefto ti parere fu del gran P ergamene • Dicono efi 
piu^^per colmare le loro fciocchezzje, ogni /ezzata di fette 
figliuole f emine i tra le quali Me un figlio mafch io nato non 
fi d^marauigltof amente valere alia malagcuolezza de' par» 
ti . ér che altresì delfettimo di ^qualunque figlio di mafchi, 
doue figlia f emina dtwezato non habbia^puo la virtù cen- 
tra le fcrofole , o Hrumi , che te le vogliam nominare : à* 
Ciò col filo tatto ; o con la femp lice parola . dr quelmalore^ 
che così lunga stagione fatico la mano di valente chirurgo, 
armata di ferrOj^r di fuoco ; c^ rifiuto l'aiuto di benmilU 
varietà di rimedtj^ da quantunque fauiOyd' efi?erto medie 9 
apparecchiati flocco da quefiafetttma mano, fi volge infitta 
gas& (parifce • ne gode ella di quefiafola virtù ^ma è va- 
lorofa etiandto contra molti altri mali,pofio che vecchi, dr 

am- 



k 



SECONDA. 42t 

dmmdrcitì . quelh che veggtamo ( aggiungono pur cofiorti) 
ne' Re FramefchhU cui dtrttta mano non pur U fcroftk 
tiene a, badarne le tafeid gir'oltre^ma le fuga efficacemen- 
te . tutto che alcuni fi mettano alniego dt quefio fatto : & 
perauentura veggano ti torto : mentre affermano che che 
del preterito lìato fi alquanto alla forza della mano reale^ 
hauerfi per cefi ante y non ferharlefi al prefente quella vtrr 
4M, Ma lafctamo di ciò ; non è egli da riderfi^ &farfi bef- 
fe di quefii Pìihagoreijt qualt^poi che fiotto laSigncrta^à* 
Lt maggioranza mcffo hanno de' numeri tlCtelo, (^ la Ter 
ra» dfcendono a cefi tanto miuute, che danno a dire a pa- 
ftecchi t come fi a che , huommt , che per fiapere » (^ per 
giudi CIÒ ydi meglio fi tengono, che tuttt glt altri , incappino 
in cotali farnetichi ì ne' quali» ere do io, non entrerebbono 
le trecche ^rfe i lauacefi. come e a dire^che l' acqua fette fiatr- 
te corrotta , ò" altrettante purgata, non fi guafii più pai. 
the ilZithoya certo tempo dell' anno jnacetifa^et^apprefio, 
atei mede fimo tempo i nello lìato dt prima, r muffo fi a . nel 
quale accidente cada non meno vn certo vino Spagnuolo.al 
quale ti fouerchiodelnero ha dato, appio molte nattoni^ no- 
me ; che imbratta^oue c'jetoa hi^o fiifiarga sì fattamente^ 
the le macihte ^ch'egli laficta dcp)i fie^vi paiono mfiffe natu- 
jralm€nte,(^ altre infinite milenfiaggini dintorno alle quali» 
volendole ricordare,Coglio^^ r opera ficnza fallo fi perde- 
.rebbe . Ma alla conclufitone venendo di qui fio thcma^dico^ 
^he^nì i numeri, ne alcuna quantità ( m generale, é^ in v- 
piuerfio parlando) per se, può ifftre principio dtatttoue al- 
cuna . ne monta ti dire, che, nella tìihsica^ t numeri mifi ra- 
tio pure dt haucr gran forza : la qualcofit comprendisi a» 
geuolmente dal mar auiiliofiu piacer e, con che vna ben ccm- 
pofia^^jr ordinata musica le orecchie percuote . Per che ^ri - 

. IP ondo , 



42i PARTE 

Jf'ondoyi numeri Jn quanto numerile' da fé niente fare aU 
^fbauità^o notay che dafuoni t orecchia fenta : ni optrar 
altro fuor che dt ejfere mezani per che le maniere de*frO'»^ 
f^ Steno comprefe . U (jualt^o diftmtt^o confust^t^ ajprtp^r» 
uengono ali* animai dr fono alla f/mlttudine de' numeri ^ 
intieri, à* (pezJ^ti . tntien^da fe.fono tutti quefuoni , li 
quali fanno vna voce : (jr vna voce quella, t , che tutta in* 
Jieme^muoue »Jpez>zati quelli diremo fjfere^ a quatte da* 
to^ouero dtno rendere tutta infume vna voce^ma per par ^^ 
ti ; ouero vna voce^^^fopra ciò .parte dt quella rinchiuda» 
Se dunque il fuono verrà intiero alla orecchialo fa egli 
n/noìo ^lenopiti^wfieme vnitt , fi fanno fentire più dolci , 
^foauiy che non farehbono venendo fpcT^att, L'vno » 
fé la voce rende non vna , ma ,per parti ^Jale ad vna vo- 
c^ in ogniguifa , ajpro ^non punto diftnio ^^ difeguaie fi 
fa feniire , La doue fé rende vna voce intiera , ^ , 
come fogliamo dire , ritonda , cerne quello e he diftinto,fi 
rende più grato • Parimente fé più fu oni faranno , mit 
fiez,7^tiyfa di meftieri, che o tutti , od alcuni dicno moU' 
fila : non r end ino efi le voci vne io ne rinchiudine vna , 
dr oltre a quella ^p art e , conciofia cefa^ che tn tutti vi hab- 
hia vna certa dfaguaglianz.até' confufione . che fé U v^" 
Ci vfciranno intiere tutte ^^ ritonde , come quelle ^ che aC" 
compagnate fono da vno certo ordine^dr diftintione^ dilet- 
teranno * perche ogni cofa ordinata , dr difttnta , diletta • 
Per dare adunque al no/ir o dir compimento , conchiudendo 
verremOiimpofibile ejfere t numeri hauere,poco ne molto , 
alcuna virtù ^ ne potere da fé alcuna cofa operare , Ma egli 
e tempo hogjf^imai^ che noi rientriamo tn camino . Dico ti» 
dunque ih Hupore , conceputo dalla Remai é* da gli eftra- 
ni ^per la vifia di così egregia citta , & così dilettcuolefo 

p:h 



I 

I 



S E e O N DA. 4^3 

ftltyCome nejia alcuna altra, nel mondo Jjauere.digr andtf- 
Jima Unga ,pafjat9 ogm^ìtma ; non fappiendo e/^t , quale 
delle fìte tante marautijte prima lodare . ina. la Jieina, che 
' fati a Srinora era , ucrfo t compaqnirmolta , dJfe^niunOyà- 
tne , de' tanti miracoli , che noi vegliamo tn cjuefia Citta , 
■fare maggiore » ne eguale à cfuello della fratellanza ^CT delia 
^n^olare amijià , che mi Jen.bra ne gli habitatori ijftre 
' dt (fMeflu Terra: la quale am jìa è^fcnza alcun fallo ^ fanti f 
finta co/a , (y non pure di /ingoiar rtuerchz.a dignifùma » 
ma da ejfere , da tutte leltn^ue^ con fcmme lodi , leuatatn 
Ctelo : come cjueUa , che , dtfcret^fsima madre dt magnifi- 
cenza^ dr di honeflà.f.rella di (gratitudine, c^ dt chat ita , 
^ d'odto , & dauaritta nemica , fenza ajpettare di ejfcr 
•richiefia ^prontamurue agli altrui hi fogni ,folleuai cadu- 
ti^ foce or re agli afflitti^ conforta t di/p erati, inanimficegU 
inutili ,y fuga la pouerta ^acqueta lire , (^ glifdegnt^ le du- 
rez^ ammollifce^ ramorhidagltnaccrhittjpirm ; C irte- 
uemente quale fi rimarrebbe il mondo, priuo dt quefio Sole» 
che elfi volge fopra , tale , )>più miferabtle lo iìato farebbe 
deglt huo?mnt , s'egli auenfjfe , che qutfio chiarifiimo SoU 
fi tramontajfe . H ora ^perche io quefio miracolo tanto a 
capitale mi tenga» ve ne afiégno ragione . A' e' u n n i , 
^ ne* mali dell' animo » del corpo , ouero de Ila fortuna , // 
f tacere , (^ ti dolore all'anima , ouero al corpo s afferra : 
dico alla anima , ofia ella dt ragione fornita ; ( )) fecondo la 
iheortca^ ^o fecondala Pratile a tanto Mcchanica , quanto 
"Bthica ) )>foJìenga ella di ragione difetto . Vcrcioche^ offe- 
rendofi gli obbietti à tfenfi » t/petialmente del vedere , C" 
dell' vdtre ^ diuengono mtnifin di turbamenti ; onde i pia- 
ceri nafcO'rìO , C" i dolori . Hora , qucfiepafitoni aucngono 
al corpo fecondo ifenfi materiali '■> che , al tutto ^ tn quello 

H h h fono 



pnofommerft : ciò fono il Gufto , éf '^ T^^to : de GuBo s'itf» 
gegna di far ami e hot ole com^aoma ti Piacere 'ìper cagwffC 
di ciò che hnomf rende y (^ nella quantità abondeuole , ^ 
nella grata qualità . altrettanto il dolore fi \ ))per la quati" 
tità mancante ', come nella fame\ (^ nella fete veggtamfi 
Aficnire ; ))per la non puntogradeuole qualità , Ma coi Tat- 
!tO*il Piacer s'accompagna ^ e'I Dolore ; CJO cagionando ti 
Caldo ^tl Freddo y la Libidme^^ ti Solletico , érfimiglianti 
co/è . le quali ^fenza alcun dubbio , / condimenti fono di 
quefta vita : facendofi l'vna all'altra fcambieuole ^ Ó p^Kr 
pe tua compagnia : dtfcacciandofi » ^ rimettendoli m pace 
di tempo tn tempo * La onde , »f ' miei paef , le genti (fi 
ginocchia j (^ la mente inchinano a due Dee , l'vna delle 
quali ej?i chiamano Dilettatione , l'altra Affìittione ; c^ i 
Sacerdoti della Affi ittione , nel tempio della Dilettatione 
porgono facrifici , dando ^perciò , a'dmedere^ i dolori , et 
piaceri , in quefta vita , che huom vtue , e (fere infieme mi- 
fi'Cgli e alt refi nello Altare della Dilettatione ilfi'molacro 
ripofto delta Affiti ione vfignific andò per quejìo come ti do- 
lore compagno jia del piacere v^ il piacere del dolore * U 
onde , notpojfiamop.er ejperienza vedere , le parti eftreme 
. della allegrtzJ\a efftre occupate dal pianto ^ come non me- 
mo leggiadramente yche converità\diffe ^ià Leuttchildo , 
poeta^^appo noi, di gran nome va' dichtarif imo grido etta- 
5 dio apprtffo delle circonuicine nattom \ 

Failì, al rifo;, compagno eterno il pianto.- 
Et anchora ; 

Il lifo allegro, il più, fornifce in pianto. - 
-Jppriffo ha laimagtne della Affannone la faccia legata in- 
torno , érfegKdtajacci)) che tu comprenda ., fé y con forte 
jmìmoyafofimtre ti dij^orrai gli affalti feri della- di fauen 
;ìv.ì\ ^v\\\ tura'ì 



S E e O N D A. 42 s 

"tura ; &^ con altera di cuore , lefue tante mi ferie cacate 
haurai , eh* egli non ti fie gran fatto mdageuole ilperuemre 
'ad vnofommo contento . Hora . Hrtngendo il corfo al mio 
dire j ó" t» ofuelh venendo , che fu mia tntentton dtproHA- 
re» chet ^jiinfaini huomtnt buon tempo ^ ér lieta vita non 
fi dtenofpra tutt' altri , egli non vi ha , che io mi creda , 
punto che dubitare v ne è quijiione > chertmanere (i debba 
tn pendente per quello ^che hoinjeg^tamo yc^ che ogniun 
dice , che fé cofe, come e veramente, miracolo fi pare ^fin- 
Zid alcun fallo , d^ il maggiore di ogni altro come eft in he- 
ne , c^ in tranquillità dimorando yftnz^a ejfere mai fra fé 
dfcor danti ^mmino i giorni Loro ; lontani affatto da qua- 
lunque accidente poffa loro turbare quella pace ; ^ hauen^- 
dofempre Inanimo , e'ipenfero a' piaceri , ^ a trarft ogni 
voglia : fi fattamente , che fanno àproua Cvno dell'altro, 
chi fi a miglior maefiro di confolarfiy e di prenderfi bel tem- 
po é per Cloe he ^faettando tutti coBoro ad vno berfaglio^egli 
mofhra impof^ibtle ,che fi pojimo lunga lìagion comportare \ 
non dirado veggendofi adtuemre , che molte ragioni di pia- 
aeri dti tutto rifiutano compagnia. . La onde ben dtjfe Leu- 
tu h lido , 

Non s'accordano inf?eme,& in vn feegio 

co 

Amor, oc Madia non fan dimora. 
•Conciofia cofa^ che^ aprendo l' animo l'vfcto alle p af toni ^(^ 
introducendole , ne naf:ey nel regno dell'anima , non vna 
volta, tempcfio fa fortuna : la quale ^ lui fottofopra volgen- 
do i e affai acconcia non pur a jpegnere ilconceputo amore , 
ma in vece di lui à creare odio acerbo^ (^ mortalmmiftà. 
Là ondey vedendo io qut fio popolo innumerabtle vfar la di- 
meftichtT^a l'vno dell'altro , con tanto amere , C viuere 
cofilieti, Crconfolati tutto tempo , maraufgltomi quanto , 

Il h h 2 più 



42 (; PARTE 

))fm di cofi t mt facejit giamai^ ni hìy ragione > che vextgi 
trenta ter trarmi di mara^tglja . In me , dtjfe GltenzÀ'^ 
doro 3 vno de' e au alteri ejìranii produce fiupore , viàpm 
forte^^ignora^ che tlvofiro non ì J ammirabile fìto di que'- 
TI a Città con ciòcche vi ha dentro^ ti quale migtoua dicre* 
dere^ ch^ egli fi a quale a punto è la Fenice , vntco almondoz 
i^ chey là doue le altre Terre fono da ^thuomtnifahric^r 
te, il ^utnfai ,per le fole mani deglt Iddijifruoformatùfioy 
doue per auentura altri effempij^ di concordeuoli animi Jru 
cittadini, fi potrebhono prodtìcere in mez^zo : é^ io» da ho» 
■ra^fèno apparecchiato a contamene alcuni , degni ^per la 
loro eccellenza delle vofire orecchie , & delle vofère lodi. 
Si non mi trotterete voi mai^ ripiglio la Beina , per molto , 
che V9t fatichiate^ concordiate^ beniuo lenza di h abitatori 
Jimtgltante a quell'ade S^»frtm:ne mi legherete ad vno , 
con jì falda legame di amore altrettanto di perfine ,fott9 
gli He fi tetti alberganti • effendo troppo più malageuole , 
ci) altri non crede Jo accordar tanti dmifatt animi ,si, che 
conuenghtno tn vm . Gtàfiappareccbiaua alla rtffojia l'e^ 
SiranOy quando s'vdi rtfonar i'^aere di fumultuofe voci : la 
onde i cauahert^con frettolofo pajfo^ tr afferò a quel ruma- 
re : ne guari di via furono cammati , che loro fi paro da- 
manti cofi, non più veduta altroue gì amai ^(^ ciò fu vnO 
moflro marino ; con la faccia^così alla h umana fimi gli aì^ 
te^che nulla p^ù . contra dei quale haueua il popolo , alcuno 
fiatto^coi^ molto valor combattutole^ colferro^ ^ col fuO' 
co : ma ogni sforzO'^ che fi face (fé . era vano contra quella 
ferocifima beflia : per cioih' ella hauea cosi duro, (^ callofo 
U CUOIO, che vi fi fpuntaua ogni arme^(^ agni faetta , Ma^ 
poi, che'l mofirohrbbe ffietìuto t impeto popoUfco alquan^ 
tOi Hizzofo più ^c he mai fiffe, quafihaueffe per renila tutta 

qutU 



seconda: 427 

qàelU Città ^Uncìoft del Lago; c^'^ af rendo due grandi 
ale ,ftnz,a, leuarfi a volo » forfè impedito dal pefo del fio 
corpo j oltre ad ogni creder ^graueffuft auentato.piùveU- 
ce che fiamma^ a quella mtfera gente . la quale, di fé tolta^ 
per lo impenfato pericolofo accidente itte fpoteuafermareg 
ne ftpea andarne in caccia . Hor , la ruina , ó" ti crudo 
fcemp 0^^ sheilmojìro fece di roloro in vn punto tfu ver A* 
mente compaftoneuole . gli fuenturati fi Urigneuano /V- 
vo l'altro \fi vrtauano^fi pircoteuano : ^ parecchi, dalld 
grandij^ima calca, furon di vita tolti : effendofene etian- 
dio affogati molti nel Lago : quale fofptntout dalla moltitu-' 
dine della gente -. C" quale gittatoutfi a hello Hudio : aui" 
ftndoyìn tal gufa, di trarre aiuto al faofcampo^ & f^^S^" 
re da gli atroci, ér ^guti denti di quella furia infernale . 
Ma alla Rema^che veduto hanea loftratio di que mefchini% 
prefe pietà della coloro fiugur a . perche oltra (fintafi ^ ó* 
rotto, per VI uà forza , l'amm affato popolo >fi .affronto con 
la bi'Jha : feudo facendofì a' ^fuinfawi . La h(fiia , nelU 
prima giunta, fi lancio alla Reina^ingcgnandofi^con le agU' 
te fanne, (^ con l'vnghie ^ch'ella hauea di Leone ^di lacerar» 
la\mal accorta Reina fuf^i , con vno leggunf imo fatto ^ 
gittata da parte '^ C" colpire on fmfno valore la hefiia sul 
capo^mam vano : percioche ella hauea così dura la pelle » 
che ogni pere offa di necefìità, giua a voto , Inanimale in- 
tanto impsruerftta'. é" hora co' denti ^ hora co piedi ^ C 
quando con la coda^clj ellatenca lun<ihfsinia , & armata 
di .icuti (pontoni^ moueua^ alla Reina, feroci^ ^ (pauente- 
udì ajfaiit . Era già buona pez,z,a durata la m fi hi a, non 
fenz,a molti mar.jrnglia de^ riguardanti' , quando tlmcflro, 
per ogni hora ina'prenio più. trefe vn fallo ver la Remai 
& i aprendo quanta pia bocca ella potè , volle ingoiarla : 

ma. 



42S PARTE 

ma^U Reina yprefo tempo, fojpinfe oltra libraccio , difof^ 
z>a,é'. le ficco nella aperta gola la (pada tutta : aprendo in 
quellavna larghtsfima finejira^con sì abondeuole t/pargi^ 
mento dtfanqtte^ che ^per la via dtfl orrendo yda ogni lato 
cadea nel lago ; in tanta copia , che le onde fé ne ttngeuan^ 
inroffo^ ma aW animale ^pofio y che egli in apparenz,a mo* 
ftrajfe d inferocir e y é' faitellaffe , é' molti. atti Jirant fa- 
cej/e^fivedeua egli nondimeno ajfat mantfeflamente le fior m 
ze mancare]. Ne guari di tempo pafso , che la beftta , trk 
che molto fangue verfato haueua^ ér che la Reina non rifi' 
naua dt trauagliarlo, cadde in terra dt/lefa ^quiut trahen* 
do tutta la turha^ chi.£on fapi» chi conhaftjontydr quale con 
armi di vane ragioni -.ma i più forniti di archi .-facendo 
dt lontano U guerra : talché tanto era lo fpauento, che loro 
mejfo bau e uà nel cuore quello animale » che, per molto , cke 
la Remake que' caualtert Hudtajfero dt rincorargli , affer- 
mando non hauere esfi ragiomuolmente dt che temere da 
quella» hoggimaimortayhejita , sì non fu posfibile mai di 
trar loro delV animo q:4ella paura . Hora.hauendo icaua^ 
beri, partii amsnte le cofe degne veduto della città , c^ ap* 
parecchiandofi alla partenz,a ^fìi chi differimanerut vna 
coft da vedere, non men notabile^ chele vedute : (jr^uefia 
le raZ'Ze effere de caualli : le quali errino fenz^a fallo le mi- 
gliortjé^ie più belle ^che, in que' tempi ^(ì fapejfe effer nel 
mondo . In molto defiderio scacco fé la Reina , e i compagni 
di vedere que' tanto lodati cauallt ; la onde pt. r non patir * 
ne piìt lunga voglia^colà fé ne andarono , dùue efsi erano , 
confomma cura , ^ follicitudine tenuti , (^ gouernati , 
Era, fuori della città del ^luinfat , vna bclhsfima.^ cf 
ampisfima pianura, di vno perfetto quadro ',pienapcr ogni 
verfo di fupetbi edfictj, ajfegnatt in parte advfo de Mae^ 

Eri, 



SECONDA. 42P 

Bri di S falla ide' CaualUri'^i.e d'altri Minijì ri ^e ftru en- 
ti del luogo , cf /» farte a cauallt : // cjuali erano in tanto 
numero, cr cofi heglt^f^ ben futi i^t poliedri non vie no, eh e 
gli Hallont , che vtnceuano 'veramente ogni marauiglia • 
Sla^tfi f^ la Retnay (jr glt efirani ^dal Sopracapo di quelle 
raz,7^ y minutamente trf.rmatt di o^m parttcclarita de' 
€aualit : ti quale ^ ejjendo cofiumato huomo, (^ Lello, c^ or- 
nato fuut 'latore ,pcr coritcntamento de'caualtert , co/ì ri- 
chieftone da quelli , comincio a dire . Z) o v e t e Japere , 
^he già e grandisfimo tempo pajfato ,fié Signore di, tutti 
queflt par fi, e d'ihfì/jiri altri apprijfo^ vn valor ofo caualie- 
r 0, chiamato B'mo^^il quale ^datifi tutto almejìiero dell' ar- 
mi y ^ in quelle marautghofe coft operando^ mife grandif" 
Jima cura tn hauere cauallt de' migliori delmondo\ ^ heb- 
begli fènza fallo ; trahendone dalla Perfia , dalla Grecia^ 
(jr dalla Cappadocia^ che otttmisfimt Jono^in gran numero, 
dr da ogni altro paefe , che buoni gli prò due effe , ò" ^jfp^- 
iialmente dalla Ifota diSumatrà-^y cr dall' vna , (^ l'altra 
Giana . ma^fra molti^ch'egli nhchbe di fomma bellezza, 
(^ bontà ^ vno ne gli piacque oltra modo\ eh egli ciwpero 
da vno mercatante Danefe ^per cento mila ducati d' oro ; 
cofto fermamente incredibile ; ef* perauuentura mancan- 
te di ejfempio . Al prezzo del quale cauailo fi teme quello 
di niuno altro, al mio parere fi puh appare, giare , così dal- 
lafua eccellenza^^ perfttttone^quella di oght altro ^quan- 
to fi voglia famofo^cauallo vinta rimane ; come^m parte ^ 
voiyche caualieri mofirate di ejfitre di alto gtudicio fìrni^ 
ti^comprenderete^Ò' da molti ritratttyche da' migliori mae- 
Jìri,(^ col pennello^ ^rcon lo fiarpello,e di gettone furoo 
fatti, CT dalla pelle di lui ^c he piena di paglia, (jr appefa nel 
maggior tempio fi ferba dt quefia Terra . Uaueua quefio 

ca- 



^^6 PAR TE 

camallo V» filo occhio^per natura ima gran Je ,f^ ri fileni- 
dente a qmfa dt vno carbonchio , net mezP^ dtUa fi-onte \ 
d;', poco /òpra all'occhio , alquanto di carne , ht» due dita 
Jportata in fuori \ alla fimbianzta di vno ptc<;tulo cerno di 
Toro . Fft terribile nelle batt agite ^ & feroce in gufa, che^ 
a petto alititi o^n altro cauallo^quantunque dt gran vtrth^ 
cf da molto ^ far uè fé mpr e da poco • Mora » quando egli 
venne alle mam dt Bonog^era poliedro, ma fiero sicché no» 
fi trouo mai huomo cofi ricco dt ctiore ^ CUI dejfe Canimo di 
domarlo : fé non fé folamente vno Lequie , cauallerizzo 
famofo ^(^di H atura gigante a ; ti quale arditameute ac- 
cofiatofialcauallo^ mentre egli vuole montarui fopra , dal 
crucctofo animale afferrato co denti nel collo fenz^a potere 
glifi dar aiuto fu dt prefente vccfo . Per lo quale acciderU 
te fi fatto fpauento nell'animo entro dt ciaf uno, che fé Bo^ 
7)0g fé ne volle feruire,e' fu di bi fogno , ch'egli Ttejfo fufife 
il cauallerizzjO to' lo fi domaffe . la qu al co fa glt venne 
fatta miracolofamente^^ycome a me gioua dt credere ^per 
ifpetialgratia del Cielo . conciofia co fa, che il cauallo^mor^ 
talisfìmo nemico d'ogni huomo , al fot Bonog amoreuole fi 
moftro m gutfa^che ne haueua ogni vno che dire:^ la pri- 
ma fiata^che Bonogglifiauicirìò^tofioy ch'egli lo hehbe ve- 
duto^tutto fivolfe ver Im % ^^ con fembiante piaceuolifsi- 
mo guatatolo parea,co'fùot atti, che lo'nuitaffe a toccarlo , 
C^ fargli caresjZjC : da che tutto rafsicurato Bcnog ,fi come 
cotui^che leggierifsimo era^prefe vn fatto , (^ fufsi gittate 
foprailcauatlo ; il quale fiauemetitemouendof ^fenz^afa^ 
re atto alcuno , che Urano fojfe , anzi prontamente vbbi- 
dendo alla mano, e olà ne andaua^ (^ quello tutto mandauA 
adejfecutione^ che tn grado tjfer vcdcua del caualcante ; 
con molto Hupore di quanti cran pr e finti i é* con infinito 

pia- 



S E e O M D A. 43^ 

piacere di Bonùg-, il quale fi viuea dijperafo del domar 
efueOahefiia» Hora^qtteftócauallo fece poi qutUajfUndi- 
da riufcita , ch'io vt accennai sulasmtnciah'jento delnn» 
far lare : é* t ben mille fiate , per vero valere , Bomg da 
lacci difiiiìupp)) della morte , Laonde , a lui nìOr(c,riz,£o il 
padrone piramidhó' cokfit , c^ h fece dipingere ^gtttar , 
^ feolptr^ft cortie to Vi veni uà pur dianosi anch or a die cu- 
dùy daUeptù dotte mani, in ógni ragion di metallo . Hcra , 
ferctoche la vita lunghifitma fu di Bono^, egli hebhe affai 
campo di metter cura , else qucfie fue ra'^e s'auanzajfiro 
in ogni maniera di profitteuele ejfercttto , éf di lodeuole 
qualità . La onde , / migliori ca/*ati€riz,zi del mondo , da. 
grò fi falartyé^ fionueneuoli tratti ^ lo vennero a fermre . 
Ne guari di tempo pafo^che in hauere%in copia perfetti ca- 
«talU^tn ogni maniera di maneggio, a cauallo rtchiefia , egj.i 
auanzo^di grandtjitmalun^a ogni altro^chejn quella ctà^ 
di buoni cauallt^ famofofufif^e . ^titui» dando il caualtero » 
alfuo dire, alquanto di paufa , la Reina diffe , a gran ra- 
pane, fi come to e fi imo , fi diede quel gran penfiero Bcncg 
di hauere, ^ di crefcere buoni caualli : arrecando eft, al- 
Ihuomo fmgolare ornamento ; commodo ,& piacere mara- 
uigliofo :fi come not poftamo vedere ; che l'huomo a ca- 
uallo, per maniera eccede quelli , che fono a piedi , che ve 
viene, bene ò" Ipefio^ guardato per marauiglta ', parendo a 
molti, in veggendolo ,fopra vn bello ^é^ buono cauMlo,afict' 
tatOych'eglt, quafi di fediuenuto maggiore > in fé contenga 
non so che pm delragguardeuole,che i'vfato . Sehza e he, 
ilcauaUo , fa prò alcaualiero a prender cuore ; del quale 
fé auiene, che naturalmente efio pouerofi^ , merci' delca- 
ualld ,fi rinfranca ,e difion l anima a valor ofamcnte ope- 
rare : e {uttOycljegliydiJua natura, podcrcfo non fia a forti 
/^' ^'-^ 



432 PARTE 

fjprcitijyfi h rende y quejh generofo ammate , ad ogni imr^ 
pr e fa gagliardo ». Ma, chi potrà con^ parole Jpie gare quan^ 
to di h onore, (^ di prefìtto dal cauallo fi tragga ? noìi pur 
rei combattere ^nelle guerre, ne gh fijfalti^ ne' duelli^ ck" '• 
altre fimtglianti cofe^ma ettandio nelle feflt, nelle pcmpe y 
dr ne' giuochi publtci^é^ pritiatt ; ciò fon(^ gi^fi^^y torma" 
?nenti, correre, é" romper lande in varie maniere ; contrd 
Tori affrontar fi, e entra Cinghiali^ Pardiy Orfi,^ Leoni in 
caccia \ maneggi dt tante gtttfe^ che fi fanno tuttodì nella 
prefenza di grandtfiimi Re^e d'ir/ finita moltitudine dt per» 
fone ? briemmente e non mi pare, che operatione corpora- 
le alcuna (i faccia compiutamente fenza il cauallo» An-^ 
z,i , ofo io di dire quello^ che adalcun dt voi, o perauentH' 
ra a tutti è per parer nuouo, ^ Urano \ ^ ciò è, che la co* 
pia de buomcauaUi^ non folo fa , che i loro padroni fieno 
valorofi tenuti, e di gran cuore ^ mafagli^oltre a tutto qut' 
fioy reputar bene auenturofi, ^ felici . fermamente, il So^ 
pr acapo diffe , che ciò. mi fi fa malageuole a credere fopr a 
modo^ ^ il fimtgltante ,fi come io eftimo , auerrà al più 
delle perfine . Cefi la maramglia ,ri//fofi la Retna^c^ nel' 
la ragione s' acqueti yla quale viene prò nti firn a j & vditt 
come . La felicità di quefto mondo, fenza fallo ^da e hi più 
ve intendere npofla ne' beni del corpo, dell'animo, ^ deU 
la fortuna : Uonde\, chiunque dt buoni caualk e a bende- 
fi ole, moftra di effere fornito dt tutti , e tre qutfii bint > in 
quanto il giudicto deecamtnar innanzi alla elettione ; la 
quale y da lui fiompagnatay conuienfi dire x che fia malua- 
già, per la qualcofa, fé otttmaelettione facciamo , egli fi 
farà m ani f fio, noi effere di alto fenno : & per quefiofe di 
perfetti cauallt faremo fornittydi perfetto gtudìcta verre» 
mo lodati v come quegli , che di cofi ecctUentt antmah , H 



SECONDA. 413 

hMtamo faputt prouedere ; ^ , oUre a e io , goucrnarli » 
THdneggiarlt^ renderli man fuetti & vhht dienti ad ogni no^ 

ftro , non fu lo tomm and amento , ma cenno : & in fomma 
tnfegnar loro a far ccfe^anz^i miracolofe^cht humane : v- 

fando la loro virtù , 0- bontà in O'^ni nofiro afare , a con- 
tentamento^ é" faluezza di nofra vita . Oltre a ciò , cln 
non vede come bene a nofiro hf40po Icffercttto venga del e A' 
ualcare f* per lo cut beneficio Niuomo dtmene piìt aitante 
della perJona.piH defro.d- leggiero ^pth fciolto di tutte le 
membra^ dr p u vtuace . delle cfuali doti chi partecipe non 

■k ^fenz,a dubbio , di poi o prezzo farà egli nel caualcare : 
tome^alloncontro^ chi n hattrà fatto accjuifojn inolia gra- 
tta , c^ buono amore "verrà di ciafcuno : (j?- bene auenturom 

fo , c^ beato ne farà detto di tutti : come colui , che de' be 
m del corpo fia poffcjfore . £/, conctofia co falche, vna me^ 
s,ana pofsibtlita , in niuna guifa^potrehbe fvfter.ere le ffe- 

fesche fi conuien di fare a qualuntjue pr ce. te ci a grcjjo nu- 

..mero di buoni caualli mantenere \ anzi eglt fa di fnefioi 
dt fpendere fcnza alcun fileno)) ritegno : ne vuo fi haucre 
vt al tirata la borfa , o fmarrirla ; fjnmdi auienc , che , chi 
vna cotale imprcfa imprende a fare, chente quella e di nu- 
trire cauallt» in gran copia^contwrto in bocca fa delle gc*2» 
ti ^come abondantif^mo di ricchezze t ^ bene agiato del- 
ie cofe del mondo . Se voi. Signor caualiero , d-jfe il Chi- 

■ itefe tfauellate fecondo il volgo >fi come 20 efinno .fetiza 
élcunacontraditioiie^ccn voi m'accordo ',fapendo net irtp- 
to benCy quanto la moltitudine pltbea male atta fia a di- 

fcernere per entro l'vniuerfal delle cofe ; ne a trarne per lo. 
ro conclufione^chc vera fia \ perche fc e/?t hanno abbaglia- 
il gli occhi dello ntelleito,ifpeua!rneT:tc qt4[fiiC7)ando di ai- 

' te m»tetie^ c^J/iblimt^ dtue p^*fis che fiore d'ingegno ri- 

1 ij 2 i hi e fio 



4ì4 PARTE 

€htefio /tayhfJOK me ne marauiglio niente : wÀrauig^eró- 
nii bene i/è cjìi opinajfcro per cGKtrario» Penhe affiléte 
^oiycaualier&y quejl a fentinza fi forte ^U Donna dijfe,'(y 
non più ti)fho ci recate ragioni ejjìcacii ondefi patacche woi 
noiì la biafimate punto a torto- : conciofia cofa^che non fni» 
ca di plebei huommpi la cui attttorttà non uferei , in mund 
guifa.ma di faui^é' inifcienza profondi molto 3 le co/e fi" 
nocche io vi ho ragionate . lofono^Sign^re, d^ffe ti Clnntfi^ 
dalla inuincilileforz^a del vero tirato a contvaftare la qui" 
filone davoi propofia : parendomi tche troppo debole dimo- 
firatione fia di buon giudtcìo j ti mantenere mnumer abile 
quantità di caualli : non fi togliendo per tutto e 10^ che vno 
cotale jwaluagio huomo effìr n-on poffa , per altro , ^ per 
auentura non meno ^ dello ntelletto ,cauallo dt qualunque 
de" fuoi caualli » Egli ì il v eroiche i volgari ^alle ricchezze 
gli occhi volgendo alle gagltardie^alle beltàjéf' a fi'^g^f^' 
ti beni della Natura, (^ d^lla Fortuna folamente niun ca- 
fo facendo de' prodi huomini, & valor ofi» fé fenzafenodì 
quefii beni yi primieri prezzano folo,pofio chefcekrati^ 
& quelli chiaman felici : reputandofi m gran ventura , 
y?j efiiy nella granale' tesilo atnoredi quefii taltpojfon ve- 
nire', come coloro y che n'attendono alcun profitto \ quello 
che^ da bmni 3 ^t vir'uofi pare loro di non potere afi>€tta» 
re '.patendo efit di fetta di quelle ccfe^che loro vengono bene 
a bifogno . Ma^a qual capitale terremmo noi le cofiorofiioc- 
chezue^ a quali rade volterò non mai, gliocchi fi rimetto- 
no dello' ntdlstto ? feguendo adunque i pochi ^ li quali del- 
le cofe meglio s'intendono ; c^ la meccanica turba mettcn' 
do m dtjparte^ diremo, che i fecondi fieno propiamente fé- 
liei > é' che i primi, tanto e lontano, che loro il tìtolo dare fi 
debba di alcuna felicuà ^mifiri fieno fenza alcun fallo • 

per- 



S E e O N D A. 4Tf 

ptrche rei htdomini ejfendo^é^ quella maluagia operathnt. 
Mando ia mt feria deli'huomo rifofta , nefotendojia fine re, 
gare la viuofa^à' lorda oferatione fenz^atfiromenu ychi fw 
tocca con titano^ che quanto lo fcelerato più copicfi fi -.tri- 
uerà de beni della Fortuna»^ della Natura Jan fé egli rÌM' 
farà più empio , (^ absmineuole : degenerando , qtiafi del 
tutto ^ dalChuomo ,(^ da ogni humanità ^ non ut hauendo 
^■ovipagnta ptìt pej^ima ,. che quella delta maluagità , ^ 
della forzuti che, da' fata hnommi^ vien detta tngiujittia» 
con L'armetn dejfo , la quale ^tutto a fimtle ^come il coltello 
in mano pofio del furiofo,nonpuo non ejfer noe tua . La on- 
de^ con "verità patfit direte he ti più terribile,perniticfof^ 
infelice mojiro della humana generationejhuomo maluA" 
gio fia ^falo che hahbia potere . Perche^ cercando la legge 
il bene to' de particolarità' delcommune.ella fouente gli 
fcheranijó'ret huo?mni priua de loro beni , nel modo, che 
fagliùnoi medici priujir.t ftbricitanti delfino* B di ve* 
.rOiche,neldtmderfì.de beM^egli ft parcychca ntun par^ 
titOf a maluagi ajfegnar fé ne debba rie poco^ne molto\nou 
vi baiando efit dentro ragione alcuna ; cotne coloro^ che^di 
egni vili^trna catttuttàj c^ di ogm bruttura lordi ^ & infa^- 
mi > menano foz,ztJ^tma vita : di tanto più dannofiadogni 
jvno, dt quantG^efitt di forze maggiori fojferà proueduti» 
^CauatUroM R^ìna diffètncn e ilvoftro dire, fé io non fono 
errato spunto al mio dtfcor dante ^almeno quanto aliami' 
doila-ypoflo.che le pArole mojirtno di fonar altro . per ciO" 
ehe,prefuppofio, cheilpojfeditore di molti caualh , maluA' 
gio huomo fta^chente voi intendete dt farh^egli non 'Vt ha 
dubbio 5 che alla voftra conclufione non fi può apporre > da 
ahi che fla, cofa veruna , come quella 5 ch'i Jicura a fatto 
da ogni oltraggio : ne può effere^per moUo che altri fi con^ 

ten- 



4B(f IP A R T E 

tendeJfe^eéimlUu, mé^tglinonfumU inuntìone ài trM-- 
ter de mdUta^ , che troppo bene ^utfai quAnto erronea fi 
fajfe vna cotale opimone ; tutto che la fci oc eh ez.z^ volgare^ 
tirata da torto par cremai contrario s'attenga : non fi aue^ 
dendo come lami feria dell' huomo nella rea operatione rtpo^ 
fiafia^f^ ch'ella, dal vitto ydr da gCtftr omenti ^ao fonoi 
Mnt'delianatura^(^ della fortuna^s'auan'^^é' s' acqmfti 
ferfettione . La onde^ nella gui falche noi veggiamo^qua" 
Ih or a auiene, che alla potenziala bontà s accompagni , tta^ 
fcirne marantghofo concento , dr fomma felicitai cefi afi* 
mtlttudtne^per oppofito affai fimamfefla^ dalla compagnia 
della forziate' della maluagità^fcaturire^quafi dadue pe^ 
fiilentiofe fontane in copta fctagure . Per la qual co/a ,fi 
diritto vogliamo ,^ fenz^a ammofità giudicare , a ninna 
parte d imperio ne di facoltà gli fcelerati huomim deono 
^are\come crudelt^tmimojin t&perfecutort cfimattfi^ 
mi di tutti , i/pettalmente de' buoni . Conciofia lofa^ che ^ 
éì maìuagt , quantunque pie ctola parte loro de': ht ni della 
Fortuna fi dea rtuttoegitiato : anzji^quale^da monte altif- 
fimo <ifi diroccia grandtfiima copta d'acque nelle foggette 
'valili fnz>a mancar gtamaiytale da* trtflt^(^ rtbalai s tf. 
fi hanno alcun potere , s" au aliano infiniti riut , con larga ^ 
dr perpetua vena , di diaboliche operattoni^ ne gli huommi 
virtuofiydr da bene . macche vo io allargando le fo9z>€ alla 
lingua » in materia non punto df fiale , od ofur^ ^ quafi 
tentando , con alcuna minuta fiaccola acce fa , di arrecar 
fplendore alla luce dtlmez>z,o giorno ? ma , to mi et fono , 
mal mio gr adorno rauolgendo^per ptìt non potere^ tirato» 
ui a forza dallo hauere voifiaualiero, &fia detto con va- 
fira.pacc^tutto trauolto il ftnttmento della mia vera con- 
clufione : ti quale e^ che l' huomo ^ <^op^fi ^' caUallt^pcJfa^^^ 

deb- 



FECONDA. 4^7 

iiehhà ejjer tenuto fehct : intendendo di chi di chiara fede 
fia^CJr da bene ; come^ del contrario non apparendo » fi ca- 
ramente creder /idee : ne voi^cau altere^ tn contrario vol- 
gere poteuate^ ragioneuolmente parlando» U propcfia the- 
ma » Già fi apparecfhiaua il Chine fie per rompere le paro- 
le tn bocca alla Rana , quando fi videro ventre parecchi 
caualli belli ^(^ ben fatti ; col fegutto di grandifiima moU 
titudme dt gente, quiui^ilcaualnr Chmefe, voltato/i alU 
Rema , & a compagniydifie,vedrete^Signorit horhora^cO' 
fé perauentura non più vedute da voi . cto detto ^^fatt» 
Juo cenno a chi hauea que' caualli in guardia , eft comin- 
ciarono a danzare cofi leggiadramente » alfuono dt vnd 
cornamufa^ che vno qui tr affé fuori, che efi par eua-^ch' ef 
ficio facejfero con fenno » éf con ordine : accoppiando ad 
vna trita carola,, chesfi faceuano » a tempo a tempo » certi 
minuti .^ ^'bellisfimi falti , é" quando fopr a i due piedi di 
dietro t danzando pure» (^ grattofamente mouendcfi ^ co» 
^ue* dinanzi, e he loro feruiuano dt mano tn tale operatione, 
vartj gefti^^'tutti v aghi, non fenza molta mifura^venten 
facendo . della qualvifta^ la Rema, ^ t compagni ^facean 
fembtante di fieni ire molto piacere . Ma^pot che, per con» 
ueneuole fp2itio fu durato d danzare dì que' caualli » ven* 
ne, fi come piacque al Chinefe, vno grofio,& ben guernito 
palafreno ^guidato da vna fmifurata bertuccia : la quale» 
condot'tafi ^ col e au allo , auanttalla Retna^ d^ a' fu oi, fece 
loro, infieme colcauallo, grandtsfima riutrenza • allhorét 
colutychal gouernodelcauallo attendea , ad alt a voce sì , 
th'ognvno intender pot effe ^ gli tmpofe, the ti piti cortefe , 
(hem quellaturba fujfie ^glt dimcjirafife . perche tlcauaU 
lordati alcuni fuoi giri, ver la Rema foautmentefimcfie, 
é' tnchmatAUiW Atto dt molu humiltà^doUemente,quat9 

potè 



4^f P A R T V. 

peti: ilpiu/hehhepofio il capo fopfa laJpdUdXgjuiniipitr^ 
titofifu ritornato al fio guardiano ; il quale gli fece nuo- 
uà commisfionCtch' egli il più nobile , ilptk ricco , é' H p^^ 
'valor efo della brigata facete diritrouare • ma H caualh 
da capo fi pur drizz,o ver la Reina ; co» molta maraaiglia 
di quanti quiui eran prefenti : li quali ne leuarono perciò 
liettfsime grida, Appreffò à quefte feceilcauallo infinite 
altre marauiglie dtfi emendo i brutti vifi^e^ ccntr afatti da 
hegltiéf leggiadri : i colori de' veftimenti Vvno di^' altro : 
igU Hati^ér le condtttoni delle perfine .''tJ^^queDo^che pref 
fi che non pure impofiibile a crederfi, gli h abiti tutti ^dr It 
pacioni altrui . Infingendofi alcuna volta di dormire ^ fi 
dtfiendea fu l'herba \ & ^pp^^ff^ > quafifuegliatofifofife , 
dtriz&atifi in pf€,fàltaua hor qua , hor là , con a/ttfictffa 
maniera^ é* gentile, talhora eglifaceua anchor vifta di 
ejfer morto : la qual cofa gli veniùa cofi ben fatta , chéi 
otudicio humano ageuolmente ne haurebbe riceuuto irigan^ 
m . Ma, recando le molte parole in vna , il cauallo tante 
cefi fece, eh e ne fu reputato ^dallaptk della gente^ammae" 
Brato nell'arte magale* ch'egli tutto fac effe per nigroman 
ticaoperatione .ma, la Reina fu di e entrar iafcntenza: af~ 
firmando^quel càuallo non efferefrto in alcuna maluagìa 
arte ammaefirato ; come moftraua 3 che molti fi face ffero k 
credere \ ma da lunga , é" oft inaia fatica ( la quale tutto 
'vince ) di fini fimo maefiro ; é" da vno inchineuole sforze 
di natura^ che a quefto nobile animale donar volle Jptrtto 
chi aro sproni 0.0" gentile . Egli fi pare dtffe ilChwefiyche 
'VOI volitate accennare , che gli ammali, bruti fieno di ra-- 
gtone forniti , concedendo vorrai cauallo ,fi'irtto ; // quale 
€ corpo fimplice, etereo ^fedta^c^ carro dell'anima ragia» 
neuok . Foi , la Reina rijpofi.per quel ch'io efitmijitte a 
'\ ca- . 



seconda; 4ip 

camino fer tntraU tarmi in vna quiftione , daìls. qua' e rih 
di leggieri , rie fuhttamente stralciarmi pcjfa : ejjendomi 
tgli ajfai mani feflo quanti ^(^ quanto in tfctenza profondi 
coloro /ìcnOj che di ejjere hn fauore fi difpongono della opi^ 
nione , cJje tocco hauete :pofto che tn cppojìto fi ponghino 
Vtohi • guanto a me-tdtjfe il Chtnefèjovu forche i primie- 
ri nauightno a rouefio d acqua ffacindofi ajfai pale fé , 4. 
tndle dimoftr attonite tutte emdenttj^ime , te heftie^ìjsu^!^. 
parte hauer di ragione . Voi pure , farri den do , la DovnA 
dijfe^n andrete lìuzzicandoin gutfa^tntornoaquejlama^ 
Uria,clje mi et conuerrà ,aftegna che cantra Uomacho , in- 
golfare . Debbiamo adunque fapere , che parecchi fottili 5 
^ intendenti huommi tenner per fermo^che , ne gli ani- 
mali bruti j non foto alberghi ragione» ma , cljejìt , oltre a. 
ciò fieno partecipi di alcuna fauella : dr non pur quefio j 
nta» che da quelli h abbi ano gli h uomini apparato la medi- 
cina 5 ó" molte Arti alla generai ione humana faluttfere fo» 
fra modo, tutto quefio mifapeua to^ dijfe tlChmefe^ma co- 
me fi proHtno quefie condufioni , tutto che io ne h abbia 
letto jd^ vdito molte cofè» non pertanto dimeno pojfo io te* 
nerme ne appagato in alcuna gufa^é^ perciò fé voi^Signcrr^ 
alcuna cofa di nuouo mi farete satire ^to lo riceuero fiingra 
do , coìrne attronchilo pojfa dalla voftra cortefia ru euere . di 
fftio/àpereja Donna djfe ficuramete voi potete prometter- 
tiicofi poco yche lo potete mettere al niente : tuttauta.pofàa 
ch'io conofco ilvofiro defiderie.mi sforz^ero di far ut ,fopra 
quefio Jpinofo paradoffo^aLuna cofa fehttre. Fgli ncn fi 
può in alcuna guifa negare, che marauigliof in Jin^mo n n 
fieno le operatiom de glt ammali huti^c ^^^ ogm loro pa^' 
te,fingolariyda noi vfufiu:tu^tf^& goaute con ncfiro p a- 
cerere" vttlgrafjde, le quali cperationt.che lenghnjof^t^ 

K k k H 



I 



449' PARTE 

ie A cafìt nìuna perfona , checonragioneuole occhio le mi' 
ridirà ^che io mi creda, giamai : come ne fi direbbe ^che V" 
no bellijsimo palagio , odvn caftello^co»fommo artificio fa* 
bricato, a e afe fatto fujfe : o che vno fin:ftmo cantatore^ 
à* fenatore^cantajfe, o fenajfe a ventura • anz^i che^ que^ 
fio gran Theatro^del Mondo , edificio , ti quale fepra ogni 
altro s' auanz^a^di gran difitm a lunga, per effe/ eglt prodot- 
to aìfemmo co tanto ordine ^^ perfettione fìi cagion prtnci- 
palifiima,chegli hu omini, _p le infinite marauiglie di lui en- 
tro gli occht volgendola* ifpetialmente lofguardo te ne do fi fo 
nelle inc'op arabili beìlezP^ della granS céna ce le fi e fi acc or- 
gejfero ejferui vna primiera cagione, ér ':ìb e ofe/fa/fero aper 
tamete Jet Dio. {autore di tutte le cofe^al quale effe tutte vi- 
ueffcroj pofi^o che tn varie guì fé ^chiamado. e di verone he io. 
pecchia fola farebbe fofficiente a prouar quanto dico -.per- 
che chi e colui,cofidt fé tolto ^il quale, in mirando il vago t 
érfotttllauorodi cofì minuto animaletto^con tanto ordine, 
diligenza , ^ fcìlecitudme recato a fine , non fi fenta da 
grandifiimo Hupore affalire ? ér non minore Hirnà faccia 
del marauigliofo gouerno di quello , che del magifterio de* 
fauifuoi ì (^ certOyche fé i Re m ver de i loro feggettt , à* 
queftì verfo i loro fuperiori fuffero quali intra di loro le A- 
pifono., Cr chi le gouerna^ i regni far ebbono compiutamene 
te felici , Hora , vedete voi^caualisro^fe è* fi puh dire^chè 
qui fio animaletto parte non h abbia di ragione , ordinando^ 
e dtfponendo delle cofe fite^come egli fa, che fermamente 
egli non vi ha h storno per fauio^é* e/perto^ch'egli fi fuffe , 
cui deffe il cuore di fare delle mille vna delle tante maro- 
uiglie di quefto ingegnofo vccelletto, Marche direm noi 
della formica ^ veramente non così profitteuole come la 
pQC chiasma degna pero delle commendattdm di cut chefia, 

ver 



SECONDA. 44T 

per la molta vtilità^ che a gli huomim fa : le cui menti eL 
la dejla a virtù j le quali leggiermente s' addormentano 
stelle lufinghe de gli agt^e dell'otto : oltre a' iantine tutti ^io- 
ueuolt^ammaejiramenti^cfj ella ne dk . perche marauiglio* 
mi forte , come (ta , che alcuni fcioperati s'ingegnino di 
farle acquiftar biafimo^come ad animale ^da cui rtfulti trop 
pò gran danno ; non fi auedendo e(st quanto magqior fia il 
bette i che, dalla f or mie a^al mondo ne fiegue : per le ragio^ 
ni irrepugnabili , da me affegnate ; che ti danno , che ce ne 
venga ^er lo tnuolarne , ó" roderfi ella alcune granella di 
grano . Hora^ trau alte andò , da piccioli ^a grandi anima- 
li^ che VI pare delLeone^ dr come con diritto occhio , ^ 
con f ano configlio , egli difìinguer fappia ififii » & le età ? 
fopra di quefit le branche fendendo j & da quelli toccare 
aftenendofitcon aniìno veramente generofo^i^ gentile ? la 
qual cofa fenza alcuno aiuto dello ntelletto , non credo in 
modo alcuno poterfi fare :fi come ni quella^ch'egli^in ip^hie* 
ra mnumer abile di cacciatori» riconofca chi l'ha ferito : à* 
auegna che perfcguitato da molti, d^ altri non curi fuor che 
del fu offenditore '.fopra il quale ^fe colui per ifciagura 
njten colto, dùfoga i/uot disdegni , d^ lafua grande ira , 
già conuertita m rabbia . ma che ? fono forje t caualli da 
menCy e di minor ingegno , w qualunque operatione , che fi 
fieno i Leoni ^ anzi, fé non m'inganna la mia credenza , io 
efiimo,che,dalcauallo, habbta molto dfauantaggio ti Leo- 
ne : non effendi egli così perfidie ace , ne acconcio a gli am- 
maefiramenti , come e quell'altro : dello ngegno del quale 
hanno hoggi gl'occhi noftri tante , (^ fi fati e cofe veduto , 
the quafinon lo efiimafiimo cofa dtuina : parendone ^ che le 
fise operat ioni fa li fiero a quella altezza , alla quale acume 
di humano imelietto j m mima gufa non potejfe arnuare • 

K k k 2 ma^ 



44-2 PARTE 

w.f 5 oltre a qrdanto, di que(it caualUy h abbiamo veduto fUT 
diAnz,i,q?4ello,che^del loro pregio y é" valore,dtrfi potreb' 
he» eccede og)2Ì Hima . ma delle tante fue virtù il raccon- 
tarne vnafòUiVuh che mi bafli ; ciò e che fi ha per coftan'^ 
te ejferui Hati caualli » che^ della morte de' loro Signori ^ 
eh' era per auenircycome di cofi interuenuta, furono indo^ 
f4Ìnt: e ne diedero mAnifefto fegnale col molto lagrimare v 
^ con lo aftenerfi dal cibo lunga Cagione . tacendomi in 
tanto della diuina memoria loro'.nella quale esfi ritengono^ 
tenacemente, qualunque ojfefa^ )) piacere hr fatto venga : 
degni menti a quefii rendendo ; (jr a quelli facendo a/fro 
caftigamento . mettendo in fidenti o altresì , che , ilcauallo\ 
altrettanto, Is pi f^svenga in taglio de IChuomo. quanto nullo 
animale la natura creatoci habbia. La onde^ (jr in pace , 
é"in guerra yhotta per vicenda » egli ne porge dolcisfima 
refrigerio . fiedelisfimo noftro compagno^ tn qualunque pe- 
ricolo ; (^ forti s [imo aiutatore . ma egli è tempo ^che net ai' 
cuna cofa tocchiamo delcane'i ai quale dì tali i e tante doti 
g datala natura cortefie,che a pena, che io mi creda ^ da, 
quantunque di eloquenza fornito , poterfène la mtllefima 
parte (piegare \ma^hauendoio t animo a douermi auaccia' 
re 3 sìr ingerii il miO' dire ^quello fiol contando >,che ptk a lau* 
de^à* commendatione farà del Cam, Dico adunque, che 
nonpureglt è wgegnofifiimo^ma che,oltrt a^ci^^e ancho Id- 
eo :fillogiz,ando eglt^con marauigliofia prontezza, ne* capi 
delle vie , per gtugnere dello fin art ito fuo Signore io de Ha 
fera la traccia* Apprefifo egli apprende dt cantare , di leg- 
gere^ di fonare ^dt far diuerfe carole, e di fallare in mille^ 
i tutte V e zzofe ^maniere ; Fiìt dico^ ch'egli tutto quello fì , 
^ meglio , chealcaualia tefte h abbiamo veduto fare , ù* 
mi morda dihAmre già vednu vìfcafte^^per altro feroce^ 
~ ■' "-" ■ " " & 



SECONDA. 4^3 

^ terribile i che atterraua i Leoni fenz^a troppa difficoltai 
a fare tutti qué" giuochi , // quah hoggi fatto ha il cauaU 
lo, é* molti più : e nella fine andarfene tutto lieto , e fé- 
fi ante a rifatotere i danari dà circofhanti ; guiderdone ben 
meritato da lui ^per lo moltiplicato fhlaz^zo porto loro : U 
quali danari effoin vna bella borfa , che gU pendeua dal 
collo , di mano in mano venia riponendo*, gli buoni dà faU 
ft.érinfìeme i conif,(jr le valute loroycon marauigliofogiH" 
dicio , & infallibile , dtfiinguendo , Nì io altresì tacerò le 
marauiglie, anz>t i miracoli ^ ch'io vidi ,non ha guari , dì 
vn cane, imitante gli Af[etti^ (^ le paf^ioni dellànimo cofi 
al viuo , che fermamente ben efperto huomo, (^ intende»' 
t^ di cop fatte e ofe ^quello operare non haurebbe fputo^cÌQiO 
vidi a quello animale operare . Kapprefentauafi vna Tra^ 
gè dia, nella quale vnoprendeua il veleno ; é' conciofta cO" 
falche il cane, tutti gli attirò' ogni particolarità della Tra" 
gè dia, ejprimer doutffe , egli prefe vna fetta di pane , che 
fi pareatintA di veleno ; la quale mangi atofi^ eglt^dopocio 
poco incomincio a tremare, quafi ebbro f uff e ^ hor qua , hor 
làfaltellando^é' poco Ttante , cadde in terra , infingendo^ 
di effer morto , laqualcofa ejfo cofi artifiàofamente face^ 
ttay che ilvifiuo fenfo de riguardanti vt prefe errore ^quel- 
lo credendo effer vero , eh era finto : lafiiandoft il cane a 
quefla parte ^ér a quella, quafi trappafjfato fuffe , portare . 
ma yeffendo la Tragedia a quel termine peruenuta , che al 
cane facea bt fogno leuarfi^ egli p alz^ di terra cofi al tem^ 
jfO, che glisiefii rapprefentanti della Tragedia nmafero 
quafi tutti Uupefatti dall'accidente. Che direm poi della, 
fra fedeltà , dell'amore verfo i padroni , de la vb/dienza , 
del vigore nelle guardie , é" nelle vigilie , &,per valicar^ 
mene in vnpaffo, della tenacifimat & profonda memoria? 

nel" 



4^4 PARTE 

nella quale virtù (eh' e come fcrigno , & armario , che fa. 
de i concetti non fen fati conferuajt quali la Him attua dal* 
le fenfate imagini vien trahendo ) egli,fenz,a alcun fallo, 
didietro fi lafcia gli huommi sìefii^ non che gli altri ani* 
mali , Io voleua tenere alquanto pm lungo fermone di que^ 
fi a miracolofa heftia \ ma vna altra tutto a fé mi trahe ; e 
duol^i di non ejfere vfcita la prima in campo : a così gran 
tapitale tiene ella le parti del corpo fuo, éf quelle de W ani- 
mo molto pm . e certamente tanta , e tale e la Stmia , alU 
quale horavolgo ti mio dire , che , molti gran valenti huc- 
tninitn filofojìay h ebbero per certijìimo , la Natura hauere 
formato quefto animale , dop)) lo hauere fabbricate tutte le 
beftie ; & auanti che mettejfe mano all'edificio dell' huomo: 
quafitn mez,zo a quelle , (jr a quefio te volefife far luogo» la 
qual maniera la Natura tenne altresì dop^o lo hauere fatto 
le pietre ; che non prima diede a crear Le piante , ch'ella 
hehhe prodotto il corallo : il quale .parte pianta e yficeme 
tiot pofiiamo vedere ^(jr parte pietra : non pafiando la Na- 
tura giamai , dall' vno eflrtmo all'altro iftnz^a adoperar ti 
niezZjO . La quale opinione^ fi come a me va per l'animo , 
XJr parmit che metta meglio a quanto fono per dtufare /T- 
tra il propofifì thema^ così to vorrei ^che s' ampli ajp: per mo- 
dolche conter/ejfe ancho qucfta parte di concltfone^ ciò e , 
la Simia e(p:re talmente locata nel mezzo tra gli hucmi' 
Khó" glt Animati bruii ^ ch'ella, per via piìt maggiore fi a^ 
tio, a quelli fi ama ni t per quanto daquefiifivien fcofian- 
do . (jr che cCo, ch'io dico fiati vero , quanti Batt fono colO' 
rocche hanno m alcuna Simia veggedo,errato^leij in ifcAnt' 
hio d'huomo^ a gli atti ^ alle maniere r (^ alla per fona cO" 
gitendo ^ ^ io ho veduto vna Stmia, non vna volta ferutre 
le tauole delRe della Nome già , é" a lui fare molti oppor- 
tuni 



SECONDA. 44t 

tunt feruigì : cesi a luogo ^e tempo^ che po/h che quafìtmit^ 
che la vtdern^ U cflimaffero ejjcr r4gaz.z,9yC6me di tale an- 
cho erano da irif^yata mtr4uiii'ia fcpraprcfi : parendo loro 
di non hauerc vaktto ^piu cojluma.to,0' gentile di quello , 
'veduto gtamai . Apprejp, to la vidi a Hrin^tre v?iO fcrO' 
ce^ à* g^offo calta Ho ^con tanta mi fura, ér cojia tcmpo^ che 
ella non haueua , chemuìdiare al p ù e/f>erto caualleriz.z,o 
di que* pae/ì , ^ mi giouerà fempre dt ricordarmi^ com'io 
ne la vidi anchora guidare vn carro, da quattro cauaiU ti- 
rato rper lungo torcendolo, é' per trauerfo ; ò" menandolo 
ancho talhora tn cerchio , da' luoghi difcoz^z^efi^ cr dà fij^i 
difendendolo^ con arttfcicfa^ (^ non più veduta maefhia* 
Mayaccio,che io dietro ad ogni particolarità Je co fé, dalla 
Simia altamente operate^ più rtcercando^non -vada^me ne 
vengo a fauellare^ ma [otto breuttà , del maggior animale , 
che fia nel mondo ; il quale via meno douea ejfer tacciuto\ 
perche parft, che la Natura fatto habhta ogni sforz.o,per 
metterlo fui e olneo di tutti t beniy ch'ella può dare . perciò 
che, chi e colui^chenon guardi, con ammiratane grandif- 
fima , l'Elefante ^ ^ via più per la eccellenz^a dell'animo 
di lut , che per la fm furata quantità delfuo corpo ? quan* 
ti ha la nojlra età , ^ perauentura più le pajfate (app)> le 
qualiveniuano in maggior grado le cofe belle , & gentili» 
che alla prefente ) veduto miracolofi Elefanti , co i quali » 
parecchi huomini^che da molto fi tengono ^perderieno ferh- 
z,a dubbio, tn ogni proua d'ingegno . Efi fono adunque ^fo- 
fra tutto,religiofi,e tementi Dio : é'fitofto come il Sole re- 
ca 5 con la fu a luce , ti nuouo giorno , coftlo adorano pinchi- 
nandoglifi con profonda humiltà ; & verf lui la prot>a- 
fcide alto leuando , che loroferue di mano , lo richiedo- 
no di fermo, e tofiano aiuto. Oltre a cCo ^ doppo la fu A 

con* 



44(? PARTE 

cofjgìttfìtione 5 fofto , che a ricrefcere incomincia la Luna \ 
eft da bofchi^doue fanno loro Haz,a^ (piccano rami in gran 
eoptaidr alto leuandogli verfo la Luna^^ Ipeffomouédogli^ 
k ne fanno deuota offerta '.pregandola delfuo fauore^ 
Ma, come che in ogni fua operatione ,maramgltofo fi a cjue^ 
fio animale yfiè egli dt tanta honejlà t€perato^che,ettandÌ9 
da ctgtungimenti della propia moglie (i afliene\& vi ha chi 
Affermi^ lui^ fuori folamente vna volta in vita , non vfar 
'Con la f emina \ne pm 4 oc e aria ^ fé auien^ che groffa dt lui 
fia : quafi , ch'egli t congntngtmenti cerchi della conforte ^ 
fola per hauerne figliuoli jdr per al mondo mantener lafid 
(petie : quello ^che gli huomini non fanno't quak^atlargaU' 
dofi nelle dtffolutioni, mettono in opera qualunque federa» 
iezza : fenz,a tingerfene ilvifo d alcun roffore . Oltre a ciò 
fono gl'Elefanti acconci non meno a fare alla Ira dfdetta^ 
fch'e vna delle cinque pacioni della potenza Irafabile \ 
^ che, da dolor dt animo^tl quale già fia foprauenuto , prò- 
cede ) eh' e fi alla concupfcenz>a fi fappian farcela qu al 
cofa^cofi effere .come io dtco^ con quefio minute effempio^in- 
4endo dt far pale fé , Haueua vno Elefante intorno di fé 
parecchi fanciulli Jt q u ali ^come fimo communalmente pie- 
7ii di faftidio^ £ tediofi ^ con Himoli pungentiftmi , gli tra» 
figgeuano la trombaio mano yC he ce la vogham chiamare : 
nia t animale y dato di piglio a quello^ che più gli recaua di 
noia yfembiante facendo di volerlo da fé, con altifiima git- 
tata^ lanciare , moffe i fanciulli , tocchi dallo Jpauento del 
fatto a leu are grandtfitme grida : per la qual cofa l'Eie» 
fante j contento di hauergli cafitgaticon tal terrore \fpra 
ad vno her baio, foauemente, peso 1 1 fanciullo .'tnarauigltatt- 
do fi forte di e io chiunque il vide . Hora^ che quefio animai 
le non menofauio, che temperato fia ^vditene ^ fé il vtio 

par- 



S E e O N D A, 44y 

parlare non vi e importuno , vno ejfempid ammirabile non 
meno , che vero. Frodaud V or z,o all'Elefante colui ^ al 
quale la curalo" U follecitudine di lai era futa ccmmefa'-, 
dr per far altref trauederc al padrone » come cqli fi daua 
A credere di fare a quello animale \in ifc ambio dell'orzo, 
che furtiuamentene fottraheua , altrettanta ghiaia vi ri- 
pone a , hora auenne^ che coflui fi appreft)} vna vitéanda ^ 
che gli piacea fommamente , tjr connenendcgli , per alcun 
file fruì gì Ojvfcir di quel luogo ; C afiuto Elefante, appoHa- 
to ti tempo ^ la rena raccolta hauendo^ che l'ingannatore gli 
hauca pofla dauanti , qr4ella nelvafo del caro cibo verso : 
facendo, a quel mal u agio httomo^afiai manifefio , che tanto 
sa alert^quanto altri : anzi, che,alfuofap€r€, la colui ma- 
litia non s' appare ggiau a , ma , egli mi era pr e forche cadu- 
to della memoria cofa , ch'io douea ben dtr prima j cioè vno 
ejfemptomernorahile^al creder mio, di alcuni Elefanti , ò* 
vdite come . Egli no ha guari ^che in Malacca,Citt} oran- 
de,come fapet€y e di gran traffico ; i/petialmente di anima» 
li di ogni ragione, O" d'opera di drapperia \fu vno merca- 
tante ; il quale , datofi a comperar giouinetti Elefanti , e* 
qjtelliyin varie guifemarauigliofamente ammaeftrati ^qua- 
do A gran prezzo vendendolo' quando altrui dGuando,0' 
guadagnandone bene ^n era fatto rtcchifimo»hcra,coftui, 
per tirar à fé gì oc chi ^^ le borfe meglio tirate, de riguar- 
danti, fece condurre per ìneza la citta , tn piena piazza 
dodici Elefanti : fei mafhi , ^ altrettante fcmtnc : quelli 
con vefiimenti mafhili , ^ quefie con ft minili vagamen- 
te vefiitt , li qualtt con beli fimo ordine cammando, ér con 
leg>^iadre maniere ^diedero tanto pet lo defio di i hi ur quegli 
vide, che nulla più . ma gì' ammali, non prima toccar on la 
piazza ^ eh e ^ r attenuto il p affo, in btn regolata ordinanza 

Eli fimi- 



44S PARTE 

fi mi fero , attendendo cto^ che lora commandaffe chi gth^^ 
uè a in guardia . coftui , veduto il popolo concorfo in gran, 
difiim a quantità fece fuo e enno\nì fi tofia gtt animali Chtly 
ber veduta^ che incominciarono a volger/i a torno molto 
ìnaefireuoimente ; & pòflo ,ch' epivicinìfiimt flfitro lìvn 
dell'altro^ non per tanto rtceueua il loro girare alcuno im- 
pedimento . ma^poi ch'efi hebbero intorniata la piaz^za, 
alquanti) ^doppo non guari (patio ^al fu ono dvnofcawfimo 
Sìromento i diedero principio a danz,are\cof/ a tempo 5 Ó* 
co' mommenti delle membra cofi grati ofi.^ leggi a art ^ chCy 
il veder e, da cofi grofifo^^ fconcto animate vfctr tanta gra- 
tia^^ fare qualunque cofa,che a perfetto danz.ator€ fi con- 
uenifife , é^ cofi deftr amente , a miracolo per certo p arcua: 
a tutti . é* 'Ui hebbe chi ad arte maga^in tutto j> in gran par 
te ciò attribuifie . Già finmaneua ilMufico di fonare ; c^ 
la carola Elefantina era peruenuta al fuo fine '.perche gli 
ammali , andati ad alcune cefi e grandi splene di fiori di 
mille manierexe tutti bellico* odorìferi ^fi dìederOyCon quel- 
ita a fé minar il terreno a parte a parte . In tanto^hauendo 
il finì falco le tauole mefife^fece dire al principale deglE- 
lefanti^che.qualhora gli piacejfe , il mangiare era prcfio* 
perche iegh^riuottofi a compagni » é' da quelli fé guito ^ con 
pafifo autoreuole^Ó* lentOy vcrfÒ le tauole fi dirizzarono : le 
quali» cariche di bifone^ó' dilicate viuande»^ irt gran' co- 
pi a ^hatirieno fati atomo Ito maggiornumerOjche queiltnon 
erano i di fimiglianti animali ► Hora^ gli Elefanti , infino 
da tenertyad ogni cibo adufatijfatttfi ver la tauota, diede* 
ro comnciamento al mangiare e oftumatifiim amente ; ó* 
fenza fare pur mimmo fegno d'ingordigia rHendendo le 
trombe alleviuande con maniera gratiofa^dr gentile ; tui- 
t^tAfinulefacer^do- nei bere ittqiiaU era Uro portato ad 



vnoy 



SECONDA. 44-9 

"Vnò aàvno^ da motti coppieri, in helltfimi vdfid'ar tento, 
fornitoil mangiar e ^tl quale era flato moderatifiimo^e tape 
ratoin fommo^furono loropoftt dauanti vaji di porcellana 
fnifma^ftem qualdt acqua rofa^ ^qual d'acqua d aran- 
ti , tal di acqua di fiori dt gè If omino , ^ tal dt acqua nan- 
fa ; le quali acque ^ tj^t f atto fé mbi ante di bere , Yitenner$ 
nelle trombe^ quindi fatta riuerenz,a al principale E le fan - 
*^ } &^falutata la turba , che qutui concorfa era infinita , 
con fembtanti piaceuoliyteggiermente di quefte acque ne la 
Jpruz,z,arono . Apprejfo , tn giro voltifi alquanto , (^ al- 
quanto , alla maniera del loro ^aefe , ballato hauendo^ là , 
onde partiti fi erano^itornarono ^feguendogli tutta la cit - 
tài con marautgliofifiima fefia . ma che ? non vi ho io a di- 
re quello^ che co* in tei occhi hi) veduto ? cioe^ in Bengala , 
•vno Elefante afiriuere,in lingua di quelpaefc^^ Jpte^are 
i concetti fuoiiSÌ fattamente ^che molti ^a ragione, haurieno 
potuto hauere inuidia del fuo fapere . Ma che vo io efiaU 
tandoy^ magnificando le lodi dello Elefante^ quale fi truo* 
fia virtù negli huomini^ che alcun raggio di quella non ri- 
Jplenda m quefto animale ? fermamente , che io mi creda , 
muna \^ perauentura con maggior forza, e he m parecchi 
di quelli non fa: neio^per me^so vedere ciò , che incontra- 
no fipofif^a dire :fe non fé alquanti^che voleffero cauiUare, 
£lutui,foftandofi la Rema alquanto idtjfe il Chini fé ^gran- 
di per certo fono le marauiglie di queflo animale , da voi. 
Signore, molto per minuto contate : (^ da non ejfere di leg- 
gieri credute ,fc da altra bocca vfi iffcro,ihe dalia vofira : 
le quali concedute per vere , fi rimane la qu fi ione in im- 
pendente 3 c^ la mia opinione per poco non cade '^perche ^ 
iht farà arduo di dire, che l Elefante fia priuo m tutto di 
ragione^ nella guifa operando^ che detto haucte ^ certo nifi 

Lll 2 funo 



4SP PARTE 

f uno ^quanto vuole Jt a dotto^&gran dì§utaHte,anfJi che^ 
non farebbe pAvadoJfo/ io non erro^fi grande^ il foflenere, 
che gli Elefanti^comefcnuono^edettano^tofifauellinoan' 
eh or a, . ó" non monta mente il dire , che noi la loro fauella 
non intendiamo ^perche ne noi quella de'popolt^da noi lott" 
tani, intenderemo, ne efi la noftra a niun partito : éf fi d 
noi fembra^che il loro parlare^ il gracidar delle oche , o il 
te trinar delle anitre ne raffv miglila quegli altresì è diuifi^ 
che tlnojiro tlgruirfia delle grkìOdtl glotorar delle cicogne: 
nm per tanta di menoycfii l'vn C altro intendono ìfaueUan^ 
do : à" il fimtgUante facciamo noi • quello ^c he ettandtogli 
Elefanti fare ,parmi cheragionetiolmente affsmar fi p of- 
fa : po[io,che notati loro fermone^con l'orecchia fai riceuia- 
mo 'yfènza comprenderne pur picciola parte con l intelli- 
genza : non ci e (fendo noi abbattuti ad alcuno spratti co di 
*imo cotale linguaggio ^che ce ne hahbia renduti ammaefira* 
ti : anz4,fe fi ha dhauer credenza a ciòcche parecchi huo- 
Tmnifcientiati hanno lafciato per if ritto fi fono trouatide^ 
gì' Imominijintendenti delfaueUare^non fur degli Blefatf" 
ti 3 nìa preffo che di tutte le befiie . e di vero , che^ chi pon 
mente alla varietà delle tante maniere de' luoro fuonijark 
coflretto dalla necefità del ver o» a coKfeJfare , che loro, I4 
fìat/ira, non h abbia la fauella tolta rperaochcicht non ve- 
de quanta fia differente ti loro fieno ^ qualhora auiene^ 
ch'effe cf allegrezza fieno fopraprefc^da quello, quando fi- 
no in paura ; quando hanno dt mangiar talento >da quello-^ 
quando effe yraccefifi neWira^é" di quella gl'impeti figui» 
tando jfono vaghe delle battaglie ? l'abbaiar de' cant y in 
fi, quanti varij fioni contiene ? li quali perciò conofiiamo^ 
perche i cani a nafonoin e afa ; Cf fono da noi teneramen- 
te crefiiuti'ì é" menana la vita loro del continuo con effo noi) 

ter- 



S E e N /ì: >// 

terminandola eùandio là doue f/atifino . il fintile del ù;- 
folco potremo dtreinuerfo i buoi : de* quali intende egli be- 
nifimo le pafiioni, con la diflmtion delle voci,ch'eJii man^ 
dan fuori, mugghiando : (jr altro e ti fnono ^quando affa^ 
mati, d' affettati bramano ilpafco» & l acque ^é* altro, qua* 
do fi lagnano per lo perduto vitello . altrettanto affermerei 
MO di coloro t eh' V fino co' Leoni continudé' confimigltan' 
ti ammali . ne al pafiore^delle fuc pecore , alawa necrfi./i 
e celata . Ma» doue lafctate voija Reina dffeje ghianda* 
daie,i cor ut j papagallt, ó" altri fi fatti vccellt ì li qualt co- 
fi bene , & di/fintamente fanno e/primere le voci h umane , 
che l'vdittuo fenfo de gli huomini , non mica plebei , o di 
bafi[b intelletto ^ma e/pertit ò'fttentiatt^ bene fpefio vipre- 
fé errore , quelle t filmando^ ch'vdtuano ^nondt vece III e fi- 
fere ^ma voci human e . da che trarre fi può , le befiie efiert 
partecipi della fauella ^propia aciafcheduna Jpetie : altri- 
menti, in qual gutfa potrebbono effe mai apprendere , cosi 
di leggi eriyOgni ragion di linguaggio^come veggiamo lorfa' 
re^fe m tutto la natura Cvfio del ragionare loro negato ha^ 
ne [fé ? ifpetialmente fapendo come alcuni vccellt non pure 
l'bidfcono prontamente a chi loro mfegna di f tue Ilare i 
é* 5 con attento animo , ogni fitta parola ricogltono , ma la 
fermano nella memoria^ch'epi hanno tenace oltra ogni ere» 
dere^per fi fatta manierale he to^ tn var^ luoghi , hi) vdit9 
parecchi di loro a recitare orationi ben lunghe : (^ io hibb't^ 
non ha gran tempo ^vn bclUfiimo papagallo , donatami dal 
Principe di Biar mia, il quale fapiua a mete ben cento verfi 
dvno Poeta Cothojeggiadri molto , dr gemili ^ li qualt effo 
ejprimeua con marauigUofa grafia , é" prontezza »fenz4 
perderne vna parola, macche diranno qucfii padroni dei- 
la contraria fentenza ^ de Ila hteaa ^0 crocuta^che ce U 



^ogUam», con la voce Indiana^ chiamare ì fermamente \ 
€he to mi creda^efii diuerranno mutoli ^^ fenza lingua^ fé, 
ne* loro animi,hà punto dt forza ia verità : la quale , aff§ 
glifauthuomini^ è dt tanta virtù , che abbatte qualunque 
èlitra cofa,fer gagliarda chefia . Et qualcofa»dtJfe ti Chi* 
neje^hà la hienacofvertuofa^&fingolaretcheichifipont 
in oppofito diquefto parere , ch'ella cto h abbia ^fia peram* 
wuttrneì ella, rtjpofe la Donna^parla ti linguaggio huma* 
9iO :ér fi Acconciamente , che , venendole tn dejlro di pi' 
gli are alcun viandante j per diu orar lofi y lo sa e ofi accorta* 
mente t ér a pnnto chiamare ^che He u emente lo*nganna\ér^ 
quello 3 eh' e pik marauigltofo , fauella quefto animale la 
lingua nojlra cofi propiamente,^^ cofialviuo la rapprefen- 
ta yfenz^a hauer dato mai opera ad alcun maeftro . Tutto 
queflomifapeua io\diffe ilChinefe ^fuor ^che quelìo ani* 
male^per natura , humanamente parìajfe •Sifa egli fen» 
z,a alcun dubbio ^ripiglio la Reina ; ne, perche noi lafuafa^ 
nellanon intendiamo ini da gì' altri animali fi dee lìima* 
re^ch'efidt quella fieno mancanti : nella gutfa , che il co* 
loro giudtcio torto farebbe y ch'opinaJfero»noi e fiere dal be- 
neficio efclufi del ragionare , perche delnoftro fermone efii 
contezza non hauejfcro affair ì> poco . ma a che tante paro- 
le ^ inutilmente perdendo ti tempo ^ quante ^ér quali fono le 
arti, che dalle beftie hanno gli huommi apprefe i come han* 
no elle aguT^ato loro gl'ingegni , [coprendo loro ccfe innu- 
mer abili »& loro mantfesìando fegreti^onde e fi poi n'han- 
no tratto profitti grandi fimi ì ^^luantt pericoli , da mal- 
uagi tempi a gli h uomini apparecchiati Jhanno efife^con mol- 
ta prudenza , & pietà , antiu eden dogli , e efiato loro ì éf 
quante fiate a quelli^ da varij^ e tutti mtftri , accidenti fo- 
praprefi^ hanno elle procacciatolo fcampo^ col mettere la 

prO' 



SECONDA. 4si 

fropìd vita in auentura ? ^ale e quella virtù ^onde Chuo- 
mo più raggtiordeuole fi renda, & commendarle , che in 
alcanabefiianon fflenda con maggior vampa ^ gtufiitia , 
prudenz.atfortez.z,ay temperanza^ 6"? brieuemente^ogn al- 
tra virtù ^ in quefit animali, cu? noi, tanto immeritamcnte, 
chiamiamo bruti, non fanno elle forfè Uro Tianz.a conti- 
nuo ^con grandif^tmimarautglta di ch'-unque alle loro ope- 
rationt volge la vifla ? ^ non fenz^ altrettanta ccnfufìon 
de glihuommì , e' h abbiano tanto: di fauant aggio da quelle 
creature , cljtfi ,per inllania ^beftie foglion chiamare , 
Egli mincordz.dijp tlChtntfe^ di hauere vdito alcuni ap- 
porre alle befiit Ch'elle ^ fé a par te fjfcro cCi ragione, gli rf- 
fctj farebbono, che gli huommi co/fumana di fare ifirau- 
nerebbono infieme j metteribbon configlto ; haunbbono pò* 
litiaJeggt,gouerni^cafiella, é" città ^ e tutte altre cofe che 
hanno ^(^ oprano gli huomint» delle quali niuna hauendo- 
ne j ni adoperandone , mofirafi chiaramente , che fieno di 
niun valore^ ne dramma tenghmo dt virtù . Alla costoro 
oppofitione^la Donna dtfife, non fa gran fatto , che io mi 
creda , malageuole ti far rilfolla ; cioè , che concedendo lo- 
ro al prefente yfenz,a piatire, che il fatto a punto ifiea^co- 
me e fi vanno dicendo , ne feguirà egli perciò , che le be- 
flie dfettofoftenghino dt ragione ^ é'per venire a qucHo > 
ch'eft dicona delle cafiella, & delle città^glihuomtnr,anzi 
che fidcjfero a fabricar le terre ^ erano dur^que /pagliati 
della ragione^(^ loro la infufero lefabrtcate mura ^ le ca- 
sella , rf le citta ^ ma quanti pfpoli menarono d tut- 
te Ihore , la loro vita, ^ la menano tuttauia, tra ho- 
fchi , & nelle jpelonche fenza ad altra coperto fìarf , 
(he a quel del cielo ? e nientedimeno non vi ha perfona,fcy 
da fouerchta groJfe&z,a^ non e impedita, che dica-, a qut \ 



^f4 PARTE 

tàlt U ragione ejfer tolta • ^anti Scithi , guanti Arali l 
quanti Ammajfomhij veggi am noi terminar gli anni loro , 
fen&aric'ouerarfi /òtto copertura alcuna di mura gì amai ^ 
pur nondimeno tuttauia vfanola ragione , e nello armeg- 
giare^ nel ruhbare^é'inciafcuna co fa fono aftutij^ìmi. 
Oltre a ciò, chi ajftrtiuamente dtrk yfenz.a leggi , é'finza 
gouerno ejfere leapi^ le formiche Je grk^ à* altre innume^ 
r abili generationi di ammali , reggendole a tener ordine 
eofi mirabile nelle loro operationi, ^fenz.a mai variare ? 
argomento della infaUibtle verità, ch'andiam fijlenendo * 
Ma poniamo pur^ che vtmno fenz^a leggi» dtremnoi perctV 
incontanente» ch'effe vote fien di ragion e ^ quanto tempo e 
Bato il mondo dal giogo delle leggi difctolto^dr hora^quan^ 
te nationi conofctam noi per vedutale" , per v dita, le quali 
non fono mai Hate fitto la Signoria delle Leg^i'i ne per» 
ciò fi rimangono di ejfere, come gli altr ih uomini^ ragione^ 
itoli, Apprejfù , così ne* moderni tempi, come ne gli anti- 
chi 5 è liato jé'èin continua vfanza, nel farfi arme , che 
gli huomìni ricorrono a prendere chi l'effìgie d'vn aquila^ 
chi dvn leone'io d'altro animale : fecondo cheptu loro vie- 
ne in talento . anz^i pure ^ che , huomtmdi grande affare , 
honor fitennero,dihauere prefì gli alimenti ,chi dalle a- 
quile^ ò dalle colombe, o da altri vccelli ; c^ quale dalle lu- 
pe , )) dalle cerue, )) dalle cagne ^ oucroda altri ammali : à* 
fe ne tenero a bene nudrìti : pregiando molto fe UeJ^i per 
i.-r29 cotale accidente : anz.i di meglio tenendofi delle nu- 
drici' che de' padri medefmi^ne delle madri . la quale i?/. 
ma ej^t , à mun partito , di fimiglianti animali haurebbon 
fatta 5 fe non gli hattejfero hauuti per da moltOy & di pre- 
gio . 0*5 dicon coftoroje beflie fino pur bcflte : ne ciò pcfi 
Jiy in alcuna guifa negare : mirate come incrudeitfehwo ne 



SECONDA. 4SS 

gli haomminon pur sfotto e dgton foUment e deUa loro fe- 
rità , WA ftetie hejìte medepme \folo che loro a grado ven - 
gAy^o in piacere . quante creature vccidono elle tuttodì col 
veleno ? é" non pur col tatto , ma col fiato , (^ con U vi- 
fta i ahbrufàandone anchora le (patiofe campagne^con fva- 
uenteuole tncendio^ó' incenerando largamente l'/jerbe.é' 
le piante . Rtjpondo , che tanti, e taliy é* sì enormi fino i 
mali^per malitiu^operati daghhuomini.ch'ej^t^pcmfpitto 
a&e fiere fieri fono\cjr elle, per cowparatione agli h u omini ^ 
finohumjne.O' quatifuperbi paUgi^^uÀte nobili e afe. qua- 
ti reali edficij,per adteiro di famiglie ripieni ^di Signor; ^^ 
dt donne d*alto affare^ per la ncnph vdita crudeltà de gli 
huomini , infino al menomo fante ^rimafcro voti \ O' quan* 
te commcndeaoli fchiatte , quante ampiifime bcredttà , 
quante famofe ricchezze fi videro , a chi meno erano de- 
bit e fcadcrc I quante Città, quante Proutncie^ quanti Rea^ 
mi» copto fidi ogni virtù , ér di ogni bene , sìj che fecero le 
loro età fiorire» furono^ dalla cefi oro cìecarabbia.non pur 
ìsfioratiy 7na dfi rutti m gufa , che a pena il nome loro fé 
ne ritroua . ne^che io mi credale rallentato^ vnafoldram^ 
ma» il feruentifitmolor furore» sì» che non veggiamo» ne 
nofiri giorni» come mai^abbatterfi gli edificij belUfimi ^ 
(ìT gli fpattofi paefi fumare fitto l orribile incendio »prO' 
tacciato da quefiimoftri , che ^ fé alcune befiie aueUnano 
altrui, elle non s'infìngono punto ; ma cw fanno ibi ramcn^ 
te to' Alla fi op erta : la dotte » i maluagi hucmmi » di na^- 
fcofo 5 & folto coperta di vera » dr di UaU amiiìà , tcm* 
prano i loro veleni, e tolgono al mondo hor qtafiojjor quel- 
lo » che mc;7 deurcbbono » Signore , dijfe il Chintfe ^ voi 
trìhaucte, col ve fi ro dire , così intralciato il e er ut Ilo , ci/ io 
no credo difiralctarlomi iost di legg'err.cr quantunque ^d^ 

Mmrrt prin^ 



4^^ P A R T E 

frin- tp}9, tomi vi poneft al iotrarìo ajjai ammofamente % 
& t/nr/3jj^> la mia ragione poterfi mantener facilmente ; 
kora i le cofc , intorno a tto , da vói ragionate , m hanno fi 
forte camb;ato , per non dire tnuUito , che a me non (offre 
il cuore hi)7-^imai d: fofìehtarU : fi che ^ s'aizzo la mano ^ 
Ù" l'a rme rendo, niunc mene dtea ragion ripigliare , Sor- 
rife , -z cjiiffie parole^ alcjManto la Donna e drffe , la v('/h4 
puceuoie ^jaiiira ^ genttlhuomo y non la forz^adtl mio par- 
lare .vmdifce a co fi renderui per vinto : che t per altro i 
io VI fento effe re da tanto, che^fenz.a truppa dijfuuità , ri- 
fpondertfle a ragioni via più effcaciy che le mie non fonò : 
mì^fauelUamo homài d altro ,poftd^ che ci fi e di quelìo 
befltalfoggetto, ragionato tanto^ che perauih'tira genera- 
to haurà non picctol fafiidio . Deh fé tanta e in voi cor- 
tefia^ Signore, dffe il Chiné fe^ quanta eloquentiay e dottri- 
na ptacciàUi di dirmi yfe con vere ragioni fi può difende- 
re il mio parere : ciò e^che le heflie a parte alcuna non fie- 
no di ragione: che vene fent irò tanto, & fi fatto cbbhgo, 
quanto ?ìon bafioa dirui ; ni altro mai ^ che grato a quifii 
cauali cri farà il vcfiro dire ,y? h)i ben tenuto mente allo 
amicò j O" lungo filentió^ch'tfit hanno tenuto, mentre par- 
lato hauete . Egli non mi farà mai difcafó^ la Rema dif 
fct di cofa, qual ch'clU fi (ìa^ onde ^ per me, fi pofia piacere 
a gli amici, (jr per ciò m' ingegneri) , da quanto , che io mi 
fia, di fio disfar tu del voftro frugo . ma^ conciofia ccfa.che 
la prefente materia fia profonda molto , (^ malageuole 
a effere trattata , non fie , che bene , che ci autfiamo , i?/-/- 
gnendo, quanto fi potrà ilptù,tlno/ìro dire . Douete adun- 
q'*e fapere^che^infimto ^ oeneralmen. e parlando , ti quale 
i Greci h nomini chiamano òpi^n , niente altro è,ch'vna cer- 
ta ageu olezza wferaa^ é* vrto Himolo ad alcuna operano^ 

ne 



SECONDA. 4S7 

fie\ lo cjttale Hìmolo , ouero e diurno , )> naturale , ofuor 
di natura . Lo fi, melo diuino è la Prcftfia > & qualut>ijue 
ispirationcyche^da L o ntiCantfna humana trijufajìa'.lo ///• 
molo fuor di natura e^cjUaCe lapa^{^a,et ilfutQreychc dalle 
parti procedono^mal dìjpvjleyt dijòrdinate dellhuomo.ma , 
di cfuc/ìe due raiioni di tnftinto , non e mia mtentione al 
prefente^di ragionare . dt mczo a queftt due e i'injìmto^che 
naturale fi chiama . tlcjuale fi fpatia per larghjsimo cam- 
po : trahendo^dalla materia primati principio , la quale ^ 
dfpojhftma a riceuere le far me. pronta , ^ imhintuoie A 
quelle pr4ofsi chi amar f . (^ qucjta prontezz^a > ad vn arto 
modo , trtfiinto nomineremo : // quale ficrue la natura di 
lei ; ^ quella dinz^ al few fine . Drftendffi appr-ffo/in- 
Jimto naturale a corpi Ji mplict : t quali , mojsiàa occulta 
Virtìi che in loro inncner^o la Natura^ s'tìi^e^nano , quanto 
pojfono il più , di peruenire al lor luogo , la qual cefa '^(^g- 
giamo altresì cjjtre ne' Mifìi\come da quelli con pofìi » 
14 a^ la forza dt quefìo tnfitnto , ajfai più chiara ne gli al- 
hen fi comprende . ne' quali veggiamo ti producerfi dt Ile 
femcnz,e , per la generatione de jimiglianti : ^ corfidcrta^ 
mo le vane maniere del loro conuenirmfieme , 0" dello tf- 
fière con-rartj naturalmente .fienz,a che , con la fida guiàd 
della Natura , elle gtttano le radici in hdfio ; (jr tn alto fi 
leuano con le fio gli e , (^ co rami . Ne gli animali pot peV'- 
che le lorocpcrationt fi fianno di gran lunga più manife" 
fie ^riluce ti naturale irfiinto anchora p u thtarAmcntc.La 
qualcofit cofii cfilre ajjai fi app^tUfia a chi tien nunte alla 
marauigltofia maniera , ccn la quale il ragno tijfiindo vten 
le fiue tele ; la rondane fa il fuo nido \ la fior mi, a raguna 
ne' piccioli^ ma Uuorattcon fiomma ind'finafiuci granai » 
U ricolta per quando verna \ fapt tngegncfie lauorano i fia^ 

M m m J u* 



4s2 PARTE 

m loro :per tacermi de tanti rìmedij , che loro ì vetiaU 
mAnìfe/lando la non meno benigna , che fagace Natura ^ 
cotbtncficio de quali non pire 'vincono i loro malori , ma. 
infeonano a gli hu omini , come, ejìi , debbiano i loro fupe- 
rare : in molto di fanità auanzandojì tnfno alla vecchtez»' 
za , Hora^ che gli animali.^ dal fola naturale inftimo fie- 
no gridati a cyjello fare y che, efit^ fanno ^non fia peratÉen' 
tura di grande opera il prouare . conciona coja^ che lafoT"^ 
mica quella ragunanza faccia di grani ^che detto habbia» 
mOy a cagion della fola commottone yper dir così , che fie- 
gue la di lei amma ; in quanto ella è natura . non per noti' 
tia verunayche quello animaletto fi h abbia del foprafi ante 
inuerno . Ma conmenfi di fapere , che C anima de gli ani* 
mali in due guifo può effere confiderata'. prima come co- 
nofcente ; nel quale cafo nìun luogo haurà l'infiinto della 
natura nelle cofo^che da quella procedono : apprefio fi con- 
fiderà come forma della materia ; la quak è natura . La 
cnde 5 ogni operatione^che da lei fatta venga , ò'fi^ ^^^^ 
'uoglta,p€r foloinfiinto farfi diremo della Natura . ne quel' 
hy che alcuni^ in ifiienza profondi molto , affermano^ cioè, 
che quelle operaticni fi fanno da gli animali per opera deL 
la fantafia , monta niente.^ ne fa contrario , per che fi con- 
tede ciò efftr vero : ma^ come che^per me"^ della fantafia, 
tperino gli animali ^ non fi toglie pereto , che non li apra 
la via l'infinto della Natura . & non pura eotalt opera- 
tieni fer uè la fantafia.ma ifenfi ettandtOyé' ^^ memoria: 
efendo nondimeno Duce, é' Capitano t infinto dtfcpra 
mofrato : que/ìeavfo fonodelhnfinto , Uferuono , & fi 
h rendo» perfetto . L'tn/linto e fempre fimile a fé, ne mai» 
in alcuna cofa, quantunque menoma^ varia daU'vfatofuo 
HiU : onde attiene che le operationi de ^li animali , come 

queU 



seconda: 4ff 

Quelle, che dall' ìnjìmto regolate fono , tir Ano fèmpre ad 
*v» fegno ; e tengono l'inuecchtatoU ro ccjìume : e Co che de- 
gli huomim non auiene . // quali , daUo'ntelletto guidati 9 
operano cofe diuerfe , (^ contrarte \ come per e (per lenza fi 
pub comprendere . ne vt ha (jnafi huomo , che le tftejje cofi 
cper i, eh' vn altro hucmo : ^^ coni e che talhera connenghi' 
no le opere infume ^ fi fono , quelle dell' vno , a quelle del- 
r altro y nella mamer/t , afat dfcordanti : ma gli ammali » 
come detto fi e ^le medefime cofe fanno ; é* advna mede" 
firna gufa ',folo che fieno della medefima jpecie : come^per 
ejfemptoja rondine^ la quale. d'vn modofn/prepone ilfho 
nido, Bora che gli animali bruti^^gli huomintfienOyne U 
ro magifteri^ccfi dif}ari,c'6prenderfipiib di leggieri non al* 
fronde venire , che daWeJftre gli vni forniti di ragione y 
è* gli Altri di quella mancanti . Dicoui più^ che l'huonra 
(ùnofce gli vniuerfali ; alla cui notitia^ col fole aiuto de* 
fenfiy in niuna gufa ^peruenire fi può ; ma vi ha meftieri 
di più valor ofa guida i & che foprafiia al fcnfo^dr quefid 
fi e la potenza conofcitiua \ la quale ^ non pur gli vniuerfali 
comprende \ ma le cofe etiandio prìue di corpo : quello , che 
di poter fare al ftnfo e tolto : (jr.pcrcioche yper fortifica^ 
mento della parte aduerfa , fi allega la fauella de gli ani' 
maliy in quanto, (fit, efprimono ti parlare humano-, piaci* 
mi di prou areiche ni co quefio argcmeto .terrario invita 
quefio lorparadofio ; é* vdtte come . La voce ^femplice^ 
niente inttfa^ dire non fi può ^ch' a gli ammali bruti non 
fi confacela : c^ loro pr opta non fi a . comiofia e ofa , che la 
voce» in quanto vece,fi paragona a tre coje ; ail' animale, 
da cui vien proferita , A gli organi , per li quali fi forma , 
^ alla imaqinatTQne , nella qualeì conceputa . & perciò» 
che tutte quejie cofe fi trouano ne bruti^èfii potranno,fen» 



4^9 PARTE 

\' ;t4 alcun fallo ^ fuori mandar la voce, egli ^ /'/ vero , chf 
^uefta^antun partito.chtamerem noi fauetla ; mancando 
ài quella parte^che propiofauelta effire le fa ; eh' e la com^ 
paragone allontelteto ; (^r ch'ella fia interpretatiua^od aU 
meno interpretabile delpropio intelletto : à (juejia nohilfi^ 
ma operai ione adunque l'huomo folaniente , (^ non la he- 
fila ^potràperuet.ire . peri he fi come gh Br omenti mufict 
rendono alcuna cofa affat fimtglteuole alla voce, ne per ct0 
direm noi , che quel fuono ùa voce ^fe noi vogliamo pro^ 
piamente parlare \ conctojta cofa , ch'egli» dt quelle afe 
dfettofo fa t le quali conuenirfi alla voce contato h abbia- 
mo , così , a fimigliarjz,a , / bruti fngon la voce human a j 
(ome de gli vece Ih fi è detto : non pertanto oferà dt aff^r* 
marehtiomOi che di contado non fi a , ch'cft fauelUno ve» 
ramente patendo dt quella parte difetto ^ nella quale gli 
huominiÀt tutù glt ammali ^vagliono folamente\ch'ì lon^ 
felle tto , come a me pare di hauer chiaramente prouato . 
Già fitaceua la Reina ; quando ilChwefe^mofirando di te« 
ner fi forte appagato,^ contento dt ciò^ eh ella per piacer- 
gli, par lato haue a ^ difife ; egli è hcmaitempo^ Signori , the 
VOI iper , a quello , dar compimento ,per che venuti fi et e , 
( accio che a dietro cofa. n'ofi rimaga, the novi fi faccia pa^ 
lejcjle razzie de' più pregiati caualli^é^ i luoghi loro veg- 
etate : che perauentnra cofe vedrete non punto tn degne de 
gli occhi vofiri . A noi fata carifiimoja Donna dtffe^qua- 
do piacere di voi fia ^pafcer gli oa hi dt qi«(fia he il firn A 
vi fi a . Perche^tnutattji verfo vri^an ph fimo parco^f afta- 
to intorno intorno di merlate^ (^ a/tijs'ime mura , fu fui 
mirautTlioffintredt generofi cauallijratri dalie razze 
d' qudlu'io^o di tempo m tempo , (^ che al bifogno vennero 
a S/gnori Chmtji ne' tanti lor fatti d'armi ) videro f e hiere 

in- 



SECONDA. 4^' 

tnnumerahdi di jtoUtdti ,• ne* ^uah hauii a U rau ^ -^^ 
pereto e.gni fuo argomento ti r rendtrglt fìn^nlart j- ^ f t* t;-* 
altrtcaualli , deliafpttto 'de' cjuali mrfiro la Rema- (^ icO- 
tagnt.di hautré graìidt an/nuratione : e dijftro poitrfì cre- 
dere dt leggieri ciò, eh e la taga Fama giua Jvnarédowtor^ 
no delle tante ijUtoru Chiheji ; itdpta la bontà ,(^ la per- 
fettione dt cjue laualli \ptrauentura finz^a pan nel mvn- 
do , Sorrije a qt^c Ile par u le ti C h, ntjt , t dijjc^ io jpero , 5"/- 
gnori, di farut, anzi ti tcflio partire , cofa 'Vedete molto 
maggiore y che la pnftnte non e . ciò de tto^comman dolche 
ini ontancnte vna gfandifima porta > t he da tvno de* lati 
era del par co, fi apxijfe : la quale aperta , efi pajfarono in 
*vno Cortile \ C^\, da quello , in vna piazza ; & per l'am- 
fiezza, (jr per la beltà ccmmendabtle \ piena dt In te dipin- 
ture ; (^ cofi macjìrcuolmente lauorate, che haurtjìe detto 
elle hanno fauella,(^ mcuimento . Oltre a do Ji ai za u aio 
*verfo ilCtelo Jupfrbi ed.fcty li quali j a torno 'vo/gtndvjt d 
quella piazza ,/ormauano vn cesi vago t cf marauiglicfi 
theatrOiChe l'occhio non (ìpoteUa fatiar di n,trarlo. Men- 
tre 5 che t cavalieri a ^i ItaUano rtguardat. do , vfctrono^ dd 
quegli alberghi, miltt Cauall(riZZt^fipracaUallt,de' quali 
non VI ha dipintore^ quantunque perJitto,che t più Uggia- 
dri^net piti , in ogni loro parte ecrnpiutt sfarnar fapijfe m 
quindi fchuratì/nn belli ji fr/a ctdinanza , ^ mcuendt/t a 
tempo, ér con mi fura , tpetanno tj^t , dr t loro cauallt , icfi 
hine^é" accohciarhente^ihe nulla più »ma.partitifti.tftcrOi 
tome alChmefe pim que, pajfarono i Cauattert in vn altro 
Cortile, ti doppio più ricco ^ di siahZe , d' più grande , che 
l* altro . delle qualt sìanze, oltre alCeffere diuifa Cvna dal- 
V altra, haueua ciaf he duna bellif ima porta di legno il in- 
(redébile belleT^a , & spirante foauif imo odore • Sopra. 

U 



4St PARTE 

la, fortà, nel muro , ad alto ,fi vedeuano fcritti a lettere , 
quale dt orOy & quale di argento i nomi dello ejfercitto d^ 
c^ualU , che quinci entro venien guardati : & lajcrittd 
/Iella primiera Banz,a conteneua quefio ; cioè ^ Caualli da 
guerra : la feconda diceua, caualli da duello : la terza , 
saualli da caccia : la quarta, caualli per Ufalij : la quinta^ 
caualli dapompeifefte, & giuochi : la fefta^cauallt da co- 
ferta , & da Corte , o per diporto nella Città : lafettima , 
taualli per la caccia delle Manttchore » & de' Rhinocero- 
ti : l'cttaua , caualli da carrette , o cocchi , per la Città : la 
nona, caualli per It carri da guerra^tfeetialmente falcati : 
la decima,cauatli per imitar gli atti humani , & altre co- 
tali proue , ^ per andar su la corda . Ti erano , oltre a 
queftetinfnite altre lìanz^e^a varij <vfidi caualli deputate: 
ma.fìpra tutte ^ragguardevole vna ve ne haueua^ la quale 
nella fronte portauafegnate quefie parole ; cwfeno , C^- 
natii del Signore > hora^in quejia Iianz>a,come volle ilChi^ 
nefe, entrarono i Caualieri . ella era grande sì , che vi ca- 
fé ano dugento caualli per ogni verfe . tutta di marmi jimfe 
fimi j in volta ; ^ col paleo difinijìime pietre^ qutut ,jìnQ 
dal monte Alt ai ^arrecate \ ó* advno congiunte ^ con tanto 
artificio 5 che tutto di vn pez^zo efiere fi parea :ficminato, 
in ^gni parte t di minutjfitme sielle d'oro . La corjìa ^ cioè 
il luogo di mezzo della Balla^ era otto canne di larghezza^ 
piena di ghiaia dalTvno capo all'altro del luogo , ^ era 
fituata la Banza fi fattamente, che ymtrando verfo ti mez- 
zogiorno r non pereto per de a punto ti lume di tramontana : 
^c e io che di verno raechiufa quefiaparte,dr aperta di sia^ 
tt quell'altra fi Beffe ; & pereto vi erano due porte gran- 
di^aperte per oppofito a fi ente Cvna deW altra , in gufay 
che qucfia vaghs'igiauA ilmeriggio^et quella ilfettetrtone^ 



SECONDA. 4Sf 

AppreJfoM erano per li latiyapertemolte fneflre : le quAli^ 
0ltre al beneficio della fantiJ, molta grattale' h(tiez,z.a ac^ 
ìqn.fl Albano al luogo. Ma U ricchtzza delle matr^iatoic 
trapafptnaogni ftgìio di magnrffcenz^a , che per io adiitr$ 
haueffe i^uto altro Signore gtaìhai ; lo fujTe per aufKtura 
pf!r vfare neUo auemre^ e He erano t,%fte di ^Hirio fir}-f:rt:o\ 
t dentroutchiufe canftme gicte , pietre preti(Je , (5^ perle 
di ogni ra2Ìor3e . In c^po della stalla triinc fei c^J\.itT ; do» 
ne, ctafjyHQ dt per fé , ventino guardati ft cahrJit j eh' e* 
rano fenica fallo il fiore dt tutti gli altri : tJjfi^ialmehU v* 
ito ; chr fih^ueua ^er fermo da tutti ^ che f/fe d/p k pre^ 
giati cauJli^ e de' piti an^maefirati t>3 guerra , che ff/lr^ 
dimondo . Spacciatof ilCaualter Chmefe de ' caualliftce 
ét^né' CaHaltcrt vedere vna vece Ili eria ar/ipìfima^ér heti 
fatta : con tante varietà d' vece Ili , venuti da rin.^t^fiitrd 
paeft,e tatti Urani, eh' era cofa marauigliifa a vedete . Ap» 
prejfo, me (Irò loro U> beccato delle fi tre :frà le quali eian$ 
parecchie Manàchore, Crocute , iihmoctrtfti^ è" ^^fre he - 
fife fènza numero \ delle più fere ^ dr (pauenteuoh. Ol- 
tre à CIO fece loro vedere vno Juperbfiimo vtuaio :pi€rj0 
de' più nohilfy (^ peregrini ptfci , che fi fuffero potuti ra- 
gunare dalle più lontane prcuimie^ l: quali CìartC cefi Ji-^ 
ftiefiicht 5 che.guizzandoy a hiUe^fhicKe ^fucri dell' onde 
venieno a proda^a prendere ti ciho di mano a gUhucmini^ 
fenza temerne puf^to : con beUifimii , ^ ricchf. mi colla- 
ri alla gola'.q(f ale di oro . (j; quale di pruiofe pietre guerni- 
tfi ePinefiiniahile valuta,ma,quelloech' altrui più liuptfiittt 
rendeuaf era, che ogni ptfe^chiamaio dal prauratcr del 
vìuaio, con vocejo fuono appropriato alla ffta fi^etie^wcon- 
tanen 'e, riccnoficiuta la vece,]: gittann, quafi faeita^fuor 
dt'lliqttid:' argento j é" afferraua la riua j ne fi riiraheua 

N n » nel» 



4^4 PARTE 

fiéd*dìidé primdiche la licenza concedutagli foffe , perche^ 
tenendo H procuratore fegnati altre a due mila nomi dipe- 
fci.auenne^non vna volta , ma molte , che chiamando eqli 
tutto quel numerosa pena vn folo^di tinta turba man^^Jfe 
di fm douere. Hora , hnuendo la Reina , & t compagni , 
lungamente cibata la infta di tanti tanto belit , é" f^on pik 
veduti obbietti sparando loro hog<^imai tempo cola ^onde 
parttti fi erano ^di ritornare ; detto a DiO al grati o/o Chi^ 
ne fesche loro ta^aa cortefia fatto haueua ; er molto ringra» 
tiatolOj & molto profertifiy fé n andarono* Si erano tn tan* 
$0 i Chtm'fi faputi sì Hudture intorno al fatto de Trionfi ^ 
(he poco men , che ad ordine non fi trouaua tutta la pom^ 
pa . In quefio mez,z>o tempo la veloci f ima Fama» rapper» 
tatrice di tutte le cofe , baueua fparfo , ettandio per Unta- 
nifiime regioni ^ tapprefiamento mirabile de' trionfi ^ de 
tornei, dr delle tante ftfte^ che nella grandtfiima Città 
del ^ìn fai fi v emù ano apparecchiando : cofe perauentu» 
ra non più vedute ^ne vdite qiamai . alia aitifùma grida 
di quefla fama re ale ^ non vi hebbe huomo dt grtdo^ che no 
fi rifuegliafft\chi dal vento di vna pafiione fioffiuto^chi da 
stuello di vn' altra : ma, non picciolo fu il numero dt colo» 
ro^ che^ mo/Ti da inuidia , la quale efii portauano al nome 
Chine/è j che, fecondo ti loro parer: , crefeua fouerchto ; 
pigliarono fermo proponimento divolerfia quelle fefte tro^ 
tiare \per procacciar alla nation Chtnefe ( quanto pvtefife^ 
roti più J vergogna , e danno , dr per ciò arriua*0»o nel 
fìutnfat hu omini , e donne innumerabili ; & ^fff^gg^^*t^ 
ér amhafiiatori di Principile' di grandfsimi Rè adEzon- 
lom : pregandolo di alcuno indugio a dar principio a' trtott' 
fifuoi . Per la qualcofa Ezonlcm^ che fece fmpre fuo il 
fiacere ahrtti ^feco propofe dt prolungar quelle fefte tre 

mefi : 



y 



SECONDA. 4Sf 

me/t: é' àccio cheque fio meglio fi fa^ejfe , oltre dl'hauer- 
io fatto mamfeflo per puhltct banditori m ogni partt delU 
china , inuro a fignificartl mede fimo corrieri a tutti colo' 
ro^y^he dttardanz.a Lo hauean rtchtefio , ch'erano fenza. 
nnmero . ^mndi^fer nort t/pendere inutilmente il tempo, 
tutto nella caccia fi diede : mandando in tanto Fttet, Lm- 
chieoneyAgutZjì , dr altri molti ^ e au alien di r monitora vi" 
fitare le Prouincie tutte per minuto : ifpetialmete alle fi-on- 
tier e de' Tartari', come quelli » ch'erano più acconci a far 
tumulto .y eh' ogni altro : anzi egli volle » che ne' luoghf pih 
fol}ettt ^ le guardie fi raidoppiaffi^ro t éf de' pjìi valor ofi 
joiiati firiempijjero . il qual comandamento fu lofio man- 
dato adi'fi^ecunone , P'emeno intanto perfone^ dell' vno , e 
dell'altro fé (fio alj^*jnfai> dì per dì, anzihora per hora , 
in grandi fsimi copia . a quali tutti Ezonlomfche^con l* al- 
tezza delle fue maf^nifcenze^ ilfegno pafo di quanti h eb- 
bero mii (ignoria fpra Chinefi)faceua^ di ogni opportuni- 
tà ^liberalmente yficondo lo Hato di ciafhedun. prouedere, 
fèn zanche fi perfina alcuna di slato arriuaua alla C hma > 
egli in perfona incontanente la vtfitaua , (jr feco ad alber- 
go la coyiduceua . Ma, poi che lo /patio afiegnato alcomin' 
Ci amento delle felle., fu afi^Ji vuino a form'ffi^Vitei^(^ gli 
altriyche al fine impofto tran venuti dtlloro vfficio ,fi ne 
ritornarono al^^tnfa? : hauendojn loro vecejafciato Ca- 
pìtani di fommo grido nell'armi. Hora,Ezonlom^veduta 
la moltitudine de'fort/ìieri grande sì , ch'auanzauano il 
numero di cento mila perfine^ volle , che fufil^ro ad ordine 
tutti i più valor ofi fddatt della China : a/fegnati da loro 
efpertifsimiC apitani\tratti da tutte le Prcuincie\ emafsi- 
maniere dal paefe di Tolanchiay ti qual produce i più am- 
maefirati guerrieri di tuttfi la China : come quelli ^che fino 

N n n 2 fem- 



4(ff P A R T E 

fempre^cotjtra ì Tartari^ in Arme . Apprejfo armo la Cittì 
del ^infat ; dalla quale fi traggono dugi»to mila faldati 
dì cotìofctuto valore ; & principali fra quahti h.ihttano U 
ToUnchia • Nora, ejfendo ti giorno, pojio a' trionfi, venu^ 
to, Ez,onlom^fipra vn carro dt oro purtjìimo^ & fedo, l'aV" 
tifi. io del q fiale , di grandijìtma luKga , la materia vince* 
uà ; tirato da dodici Mantichore , così piaceuolt , c^ man" 
fuetCt chaurefte detto, ch'elle ftijfero nate , (^ crtfctute in 
grembo alla dtmeftichez>za mede firn a . Entro nella Città 
del ^^uinfai^ in fauor fi fecondo del Ciclo, e de gli husmi" 
m tutti ,forefiiert non meno^ che paefeani , che le più antt" 
che memorie Chtnefi non ricordauano vn tale (fTimpio • 
Lungo fora a contare il fiperho ornamento della Città, de' 
Tempij de gli iddtj^ delle e afe in public o , (^ in priuato ^ e 
de glihuomini^edelU donne ; & fermamente ^c he, fé, alU 
faautf^tma gioia, ^ alla mar auigltofa hellez,z,a de l Cu lo ^ 
tfihà cofet quaggiù , cherajfomigliar fi pcjfa^ o la r.ffcmi" 
glia , quel giorno , l^ affetto di quella Citta , \ non niuno . 
a' mano diritta del carro andaua Vttei sìt'l Rhmoc erote : 
alla fìmflra lolao : Linchieone,Agutzà,(!r gli altri princi- 
pili Baroni Clnnefi caminauano,di mano in mano , fecon- 
do la più, la meno dignità dt ciafeuno. Le Hrade erano 
tutte coperte di drappi di fetafimftma ^ d' le maeftre di 
panni, é* di tele d*oro , e et argento : é* le pareti erano fi- 
zttigha^t emente vefttte, con fregi , cr ricami di gioie , à* 
di gr off ime perle . Jlfuolo erapoi femm&to tutto d'her- 
h,& di fori odorati fimi , It qualt fi forte oliuano , che a 
siafcheduno parca di effere tn Paradfo . Le fneftre era- 
no piene dt leggiadrtftme giouinette , che , a pttpie mani 
verfauanofepra i vincitori prettofipimt vnguentt vez^zofi 
fm^quali l^arft^é* qualt in ficctol fafcio rifirtttt i & 

fu- 



. 



S E e Ó N P A. 4(!'7 

ftcctole corone odorifere, a herbe , M pretiofe f,i[le , (jr Ù 
jìort , Jpiranti foaiaftmt odort * In fronte fot d'ogni vut 
pnnapptle^ér nel fuo piede ^vthauea paLhi helltjìimi , cd^ 
ne hi delle ptìi furmofe , ò* leggiadre ftniine della CittJt^ 
Ma la pompa^ér l'ornatura dei Lagc (ti quale, non voltH" 
do dalla Terra ejjer vinto, fi era marauigltcfamente AbbeU 
ltto)facea mtn beila parere quella dt Ttna {conciofia co-- 
(a.^che fieno ^non s^o cerne ^ le acque ^ dr le loro e oft^ all'huo* 
MO più acceticuoU.ò' g^^^^> ^he U Terra , ér ' fuoi frutti 
non fono : la qual ccfa ptrauentur a ptù> au entrerà cagione, 
(he noi non njfiamo cofi del continuo Cvno^ come l'altro ele- 
mento,) Egli era fi fattami nf e p:eno di barche ^dt ogni ma- 
rnerà y che ,per poco , non fi farebbe pur veduta vna fua 
onda isì erano que* Ic'^nt ^lu^tt : é' ,fenz.a fallo, molta p^k 
gente era nell'acqua, e he in terra \pofio,che a quffia porre 
tmmerofaffe dffìcile. Ma la vaghe z!\a^ (jr l'abbellimen* 
to delle naui^era a punto quale fi moftraym lucidi fereniy 
lottaua sfera . perciò , che la parte maggiore , cr migliore 
de Caualieri,edeile Dame ftr antere fi erano nelle barche^ 
Per meno effer vedute, c^ per fuggire incontri , raccolte , 
Innanzi al carro del Trionfante andaua ti Senato de Ha 
Città ; con belli fitme Vffti di tela d'argento in drffo, rica.^ 
mate intorno dt <^rcjfe ptrU ; (^ inghirlandato di palma, 
dopo il Senatore feguiuano pur coronati di palme , dugent» 
fonatori di trombe^ la meta delle quali era d'oro, d^ la me» 
tà d'argento ìihe, tocche ad i n t^mpo , m guerreggieucle 
'voce^accendtuano i Luoria marttali lauori , Appreffo.ve* 
tiieno infinite carra; é" frfii^t tauole d'oro , d'argento ^ 
diauorto^dtrame; Cr dt altre generationi di metalli ; r*- 
lofit , ibchfhi ^piramidi ; HUiue di tante maniere ^ qfi^nti 
hàfrort la Pnmautra, e tutte dt gr and frimc pregio > torri 

dt 



4(t PARTE 

fàt U^no^é^ imdgim rapprefèntanti^ alvino , le città ^érl^ 
iCaftulUjfrefci monti ^t fumi Je paludi j mari \ Cf infom- 
mia qHdtufi^ve £ofa , a nemici , guerreggiando.^ tolta:: com 
éfcrttture^é'fimolacrt.^figwficantil'ordtney & le maniert 
Mite ccffffguitei che a fodisfacimento era di (fhiunqut 
tntrauaji fattameote^che nulla più : rimanendo ammae* 
Jlrato co/t\come fé vt/ifufx trouatoprefente, MaJ tefo^ 
ìTì dell' oro > dell'argento , (-r di ogni ragion di metallo » che 
<dietro venia portatOytrapaJfauano ogni ricchez^za'M quali, 
farte tn majfa, ^ in pczuroz>^i, S' pefanti^ (jrj^arte cO' 
mia ti confgurcjdr con mcttttefprtmentt le proutncie y.dri 
■iuoghi^doue que* metalli haueuano rie euuto il conio ^arre- 
^auano marauigltofa luce all'ofcuro di^^moltt paefi . Laco- 
^iapoi dille perle ^delle ptctre pretto fé ^ fpettalmete de' dia' 
manti » cf" de rubini d' muffata grandezza , (^ beltà ; di 
porpora,di cocco, ouero di gran a ^d e Ile veflimenta di cotale 
materia di biffo,)} dt oro, teffute ,andaua dt pare co* cele- 
'piali fplen don ; qualhora la notte ti carro iellato in giro 
mena . Aggmngeuano molta gratta allafuperba pornpa U 
tiante corene dell' oro, dell' argentone de gli altri. metalli\do' 
rateale apuano, & a' fidati da Principi, <^ popoli amici 
de'ClnnejKo dalle Citta, eh e folto la fignorta eran dt quel- 
Itrype^rhauere efìi operato ft altamente virtù . Ma,vince' 
uaJKHa altra vifa la lungbfsimafhiera de' carri:(^,sù 
per quelli^ Ìar;ne, tolte a nemici , glortofamente fuperati . 
lequali,belltjsime,(^ ornai fs:me per molto oro^(^pir mol 
te, ó" ricche. qiote,colbro fjrbuo.(^rben polito acciaio^fe- 
riuano ili occhi de* riguardanti^ non guari con minor for- 
x»a,che (ihauefftro fitto i rao^ij del Sole sul mez^zo gior^ 
no, a chi affi fati gli haueffe : ^fui fi potè an vedere,elmi, 
pattef^vsb^rghi, loriche jbracc iati imantche,falde,gorghie' 

re. 



SECONDA. 4é^^fp 

Celti ^fpade, coltelli grandi ijcurì,fpicdi,fpfirttùrit^maz.z.»^' 
fctmttarr e^acc ette, martelìi^yonLhe^rurcaJst, fai tt codardi y 
arme inhajìate, ^ da lanciare, fcrni .ite in ben mi lì e g^^ife» 
le quali cop tutt€ haucuano virtù d imprimere al cui re al' 
to veftjgio dt temenza ; rendendo Cajpetto de* vincitori , 
etiand:o nelmez.z,o de' giubili , (^ de' trionfi ^pien di /par 
uento . I)npo le carra dell'armi vedean/i molte migli ai'4' 
dhuominiyportantt tn begli^^ grandi va fi d'argento , va^ 
gamente lauoratt, infinite monete d'or 0,0" d'argeto ; coppe, 
dr vafi^cfuale di oro, ^ cjuale di argento : ne' quali dall' ar» 
fificio erafvuerchtata la malteria d'affai , Moueano, dtpif 
cjuefìi,dugento altri fonatori dttrcmbt^di non minor virtù 
nell'ar tocche t primi \pur belltct carmi fonando . A qu(Jti 
vcniuan dietro due mda buoi ; inghirlandati--,^ con le cor* 
va riccamente gucrnite d'oro ; & con le ccpt rtt di fiam- 
meggiante fi a r lato ; guidati da gioumetti^ nella me de firn A 
gufa ve fi iti ; au e zzi a ferir le vittime;^ affcgnati alfr^ 
uigtodegli lì ij immortali, a* quali cammauano apprijfo 
due mila nobilijiwii^é' leggiadri fanciulli \ deputati a da- 
r opera a' facrfcij ; dt porpora ve fi iti , contefia d'oro, e di 
luctdifs.mi rubtni^con tazze dtcro,e d' argento ^d'im fi ima- 
bile valuta,tn mano,àvfo de'facrtficij . Ma, in fé spi u che 
altra cofa,riualft q^l' occhi de' circojiantt la moltitudine ^ 
marauigltofamente ordinata, de gli Elefanti, guerreggian- 
do^preft: de' quali ni ipiìi ben fatti , ne i più grandi , ne i 
più fuperbamente veftui vide la China pr,ma , ri poi . I 
mtnifiri de trionfi erano tutti addobbati dt vtflimeit dt fé- 
ta^ fregiati d'oro . Ne punto meno di gratta arrecaua al 
trionfo la quantità delle carra , cariche delle armi , e delle 
fpoglte dtuerfe^Uuate a Capitani , Ó" a Re nimici. Carni» 

nauane 



Vf * PARTE 

n^itano ^p^^fjp^ g-^ ^'(fe'- Re »^i Capitani vinti , da lor9 

f'H prosjimt pArentijdr famigliari intorniati , i quali tut* M 

ti facean dolore *, e tra quelli parecchi pungtan fi forte , ■ 

^ht haarchbono fatto ^ dt fé a gli Orf, ^ alle Tigri venir ■ 

^telate ; tfft ti alni ente atcHni giomnetti reali . A'^ guari 

-c/t tntfflior cuore Hauano le tante migliata de' prigioneri y 

che^a fcelta dei Capii ano jr aiti da tutti ordini de g'i ejferm 

<;iti fvperati , grandi^ membruti , <^ atanti della perfona^ 

■con It mam levate di dietro ^rende ano feiiz.a fallo più rag" 

gua.rdeuole la rea! porr>pa^ ma le corone dell' oro, donate al 

trionfante dalie Amiche , )> compagne Città de'Chincfi , per 

la liberta Jo^o^dj lui, virtù operando .renduta^^rano tante^ 

€ tati.cherton fi vtde mj^givr ricchiz^za gianiai • ChìU- 

dea. la lunga , 0^ folta fhitra coniata Fz^onlcm, in langd 

vefle di porpùra-^ di tante gicie^ (jr di tante perle guerni" 

ta » che l India tutta non hautuapiù gran teforo'. portando 

'in capo vna corona ytefìita di qtnime^cofirfpUndentiiChey 

ter pfico^haurefie detto, clj egli era tlSole.che^cinto la bion^ 

da ttjla di raggi , vfciua deh Oriente : egli Ur ignea con la 

m^n defiravno ramo di palma',(^ c^n U fìnifira vnofcet- 

fro ebitrnf9^ Dauanii al c^rto ttiorfale e ammanano a 

piano pajfo . cento ftrgent: ; mefiti di fc ariate) j con grcffe 

canne nelU diritta i ^ con accette difimsfimo acciaio 5 ^ 

forbito nella manca mano^ Circo '-^dau ano il carro poi mei- 

ti tnaefiri di fu nudi cantile di dar.T^re yriccamente vifti^ 

tt^Ó" con beli s'im " corone dorate in tcfta:li quali e off bene^ 

0' accoyicat/:e'/te faceuano cib^ch a' Uro vjfc appartcnt* 

na,che rendrano , in molti doppi ^piu lieta quella gran fe^ 

fla^ Nel mi'zz.o a punto di quefli giù eco lari vi haucud 

V4} ,ch?^ coperto ai vefii lunghe^ rafnti terra , notabile 

cr U (Haiti ^& efc^Hifiti orttamend mtittart^ fregiati d'ore» 

cb'e- 



SECONDA. ^r? 

ch*e^i hauea in doffo^fcherntndo»et frouerhìÀndo i nemici 
vinthfaceuai più nuoui^ó' ifquìfiti. Atti del mtndo .tanti ^ 
e tattiche non vi h/tueahoccaja quale del rider eccome cht 
molto fi ctntendejfe ^fujfe bafteuoU ad aftenerfi * Acccm- 
pagnattano ti carro altrefi infiniti mintjlri di bianchifiime^ 
(jr fottilifitmetele coperti ; con alcune TI ole al collo candi- 
de SI , che vincevano le neui ; incrocicchiate d4uanti al 
petto» con molta grafia : de' quali chi portaua vno incen' 
fiere ; chi vn vafo di bengtui ; & quale vn altro ; dcue ar^ 
dea lento lento legno dell' Aquila,^ di Catambai : amen- 
due /giranti co(i foaue odore , e del deliro confort attuo , 
che non ha cofa l'Oriente ^che l'^ppareggi . Nel carro ifi ef- 
fe del tr tonfante» ^ vicin di lui, era portato vno mimftrit 
public : ti quale, afiai riccamente incoronato , gli veniuA 
U^efio dice '/do^ fa di riguardare dopate : & ricordatiyche 
tu feihuòmo. dando altrionfante, per tali parole a diu£' 
dere, la mferia^ (^ la inconfianza delle ccfe humane : à* 
ch'egli , in men che non balena , dal fommo di quella glo- 
ria» nella quale a lui parca dicofi [aldo federe , poteua e fi 
fere precipitato al profondo delle fciagure : érper ao^ch'e' 
gli faceffe di renderfi cauto , & guardingo dà lacciuoli 
della fuperbia ini alz,ajfe le corna contragli Dq immortAr 
li : ac et oc he non fé le fentijfe poc$ Apprefio , confido gran 
danno , fiaccare , Dopo il cdrro muoueano quelli , che por- 
tAuano ^U feudi : ijr apprejfo ti Luogotenente \ & gif Altri 
vfficiali di mano in mano \ fecondo la piit»o la meno digni- 
tà dt ciafcheduno . ^uindt l'ejfercito tutto fttperbamente 
armate » (^ c<fv bellifiime » d^ ornatifiime fvprànfegnè^ 
dipintamente partito in legioni.» coorti^ centtdrie, érfquA' 
drCy ornati il capo , dr le palme di palma , dr parecchi di 
quelle coróne ^e di que'mtlitAri ornamenti » che U propia 
. ■ : ■ 00 virtù 



virtù loro haueua dal Capitano impetrati . EJ?/ poi C4U^ 
tauano verfiin h onore del Cielo ^ e del Sole : rtngratiando^ 
gli fommamente delle tante vittorie^ contr a tantt^^fife- 
ri nemici , col loro pronto, & benigno atuto acqutftate . 
yipprejfo^verfo il Capitano volgendoti ver/o, ^ lut, con 
fomme lodi, alto leuandojo rendeuano marauigliofo negli 
occhi ^ene gl'orecchi di ciafcheduno . Con tale » e tanta 
fejla , é'folennità , di Brada , in Brada »edt ptaT^a ^4» 
pia^a^ tutto a lungo quella gran Terra^peruennela pom' 
pa al gran Tempio del Ci e lo , ma non prima , che tottauò 
giorno deljùo cominciamento ^ tale , e tanta la copia ^ à* 
la belleT^a fu delle cofe portate in trionfo : & cefi grande 
la moltitudine , concorfa a vedere . Hùra , era il Tempio 
del Cielo il maggiore Jl più ricco ^& il più bellone he hauef- 
fe non pur l Oriente , ma perauentura ^ ce e il Sole vedejfe 
giamai : come quello^ che di giro era meglio di cinque mi' 
glia ; cf ifffe conteneua diece mila alt ari \ ne' quahjlfa' 
crifcauanOydì per di , altrettante vittime . ^iui Ezo»» 
iomporfeoratiooi, incenfi, & vittime al Cielo, é' a tutti 
gli Iddif della patria , via più conia mente ^che con le ma^ 
ni . Et fu quel facrif ciò co/i magnifico , & grande^ che , 
€onci)>fojfe cofa , che quel valor ofo Signore^ in qualunque 
opera^ che far volle ^mandajfe a dimenticanza le operatio» 
ni, quantunque fingolari , (jr egregie, di ogni altro, in que* 
fio vinfe non pur fé Hejfot ma la creden va^dt grandiftma 
lunga, di ciafcheduno . Hora sforniti ifacrifici^ ^ raUe^ 
grato ti popolo ^uinfaino di molti, e tutttfolenni , conuiti, 
da Ezonlom, mentre egli cinto da* principali Signori ,per 
vnofuo bellot dr diletteuole giardino fidiportaua, entro a 
lui vno caualtercche fimojiraua dt pregio : il quale fatta 
U debita reuerenZia^parlli in tal guifa , La Keina dtCtr* 

cafta^ 



! 



S E e O N DA. 47 J 

ikpta.deìla quale di tjfere hoflt già non fdegnaflt^di omB^ 
te vi fkluta^ buono^ér pudico \ (^ vi manda dicendo , ette 
in amaritudine tanta, e tale po/la e la vita fua, che a pe- 
na» eh* ella fi creda dt poterla pi u oltre fofi enere lungamen- 
te : dr che le parrebbe gran fatto» che vi hauejfe nel mon- 
do altra anima pik ajfannata , che la fu a .perche dt vita, 
tolto colui^ ch'era vita della fua vita^ella non puOy ni vuo» 
le più reggere le H anche membra . Facendoui apprejfo a. 
faperey che anzÀ il morire intende dt pur veder ut ; ^ di 
f afe ere »in parte si fuoi occhi del v ago , dr dell' hon orata 
delle tante fefte ^ le quali voi , per quello , che ciafcun ne 
ragiona»fipra modo magnifiche , ^ grandi^ venite appa» 
recchiando . Sicura di quello fentir e ^ che , buon tempo e , 
non l'è venuto fatto dt fare y eroe alcun piacere fra tante 
miferie,^ afflttttioni . Conciofia cofa , che , dtriz^andofi 
le operationi virtuofe, ér lodeuoli, che qui fi hanno a fare^ 
a bene^a Hata, é" ejf alt amento dt vos, (ir della gente Chi-- 
ne fé » non pojfa ella non tener fcne appagata^ d" contenta 
più yche altra perfona del mondo ^ come quella ^che ne gli 
occhi» ó" nel cuore vi tiene più, che altra perfona del mon^ 
do . Non ci poteu4^rrfj)ofe Ezonlom^peruenire a gli or et* 
fhi nouella piti cara dellaprefente , che recata ci hauete , 
eglt è il vero, che C hauete voi»caualiere, condita con molto 
fé le . pur nondimeno tuttauiaio mi confido tanto delle gr a* 
tie del Cielo , e delfenno della Re in a ^ Signora di quelva^^ 
lore^ che ti mondo sa» che tofio gireremo tn piacere il dolo* 
re» ch'ella neltormentofo fianco fofi tene , venga ella pure- 
il più tofio^che ella può a farne allegri tutti della realfua 
prefenza : che fermamente non vi ha fra noi per fon a » la 
quale non moua prontifiimamente a fruirle , ferfza che 
la bontà dt quefi'aria , a petto alla quale piìo la Circafiia • 

Ooo 2 pA- 



474 .FT A^' R 'T'f E 

far tre canea (TofcurA nebbia tfarà di ne» poca ^htù alla 
faa guarigióne . Ctè detto egli vollefapere ^ualfojfe la ca* 
gione del duolo della Rana . 'Ella haueua ,-dtJfe il meffag- 
gio, vn figliuolo fenza più : ma che»fojJe vtuuto, farebbe^ 
felOf fiato per mille : Si glt haueua la benigna N atura ^ ^ 
l'autor della Natura^ch*e Dio^proueduto di qualunt^ue cOr 
fa opportuna a farlo , [oprai cor fomortale^ perfetto", per 
laqualco/kida cbiunquelovide.eglitenutM fìt anz,i agnù' 
lo, fotta ihumana fembianza^ che huom mortai . Hora , 
dopo gii Uudi piìt graui della f loffia , c^- di tmte quelle 
faenze t delle quali fogltono adornar fi coloro y a quali il 
verOy ch'i cibo dello ntelletto,piu che altro, piace > ^ do- 
fo l^ armeggiare , egli fu vago del cacciare oltya. modo ; in 
gttifa che la madr eccome dt ejfercitio molto foff^ette^ne ha* 
ne a paura ; ne la potè a por giufo y per eh e molti f leu afferò 
afuo conforto . la onde ^pofto che ella forte ne Tiprende(fe 
iifiglittolo di ciò ; óf molti parenti.^ ^, ardici. ne metttjfe 
in opera a quefto fine > "o fijfe la dtfauentura del gìown et- 
to i pur che, egb^ a ctVfojfe naturalmente inchmcuole ^ fi 
nsn/ù egli pofitbile mai di ritrario dt quefto fatto . fcr^ 
the vn giorno y la madre lontana, e gli. t come volle la fu a 
fciagura , n aneto in vn bofco \ nel quale rade volte , è nott^ 
mai entraua , non che cacciatore , ma ne alcuna per fon a • 
^per quefto il hofco dellofiaueniofi nominaua . Egli era 
intorniato di alcune montagne, nude di alberi ^ di berbera* 
d'ogni beneyveft ite divnocotale vedouohorrore,che tiopic 
dola tema > ecaua altrui^nel qual bofco pot che per » o guari 
j^atio dimorati fummo jh or quà,hor là e ac dado qualche mi 
nutafiera,Vìafenza alcun piacere fntirefvjficando^cr no 
ftppiendo ehe^prejfo che sbigottiti ^ci guardauamo in fi acci a 
l'vnlUltro\quandofivdì venire da l'vnode'latt delbofcoy 

vna 



seconda; 47f 

vnojracAJp) d'vnfuono pendi jpauento . ò* dopo ciofroc§ 
'v edemo ^dalle lungi caUrfi da vna di quelle montagne ^cin^ 
ghiaieti più terribile , & fmifHrato , che a gli occhi mai 
peruenijffe di alcun viuente . al cui apparire ci femmo fu^ 
bitamente tutti di gelo .fuor filamente il mifero gicuinet» 
to : il quale y come colui^ ch'era di gran cuore, df (he ajfk^ 
liuamn purlehtftie , auez,z.ea dar le reni allafuga\^ ma 
molto più volentieri quelle, che i petti apparecchiano alla 
battaglia, con marauigliofa fermez^za d' animo, s' affronta 
col cinghiale ié" colpi Ilo : ma no rifpo/e l'effetto alla v$^i4^ 
rie la per e offa alle forze .perche non fu punto malageuole 
all'animale^ effondo ferito cefi alla sfuggita , Scuotere da 
fé col grifo fuo largo lo [pie do , colorato del fuo me defimo 
f angue : c^ addentarci male auchturato giouene , mentre 
egli singegnaua di procacciar qualche aiuto alfuopam^ 
pò , fitto l" anguinaglia tutte le fanne ficcandogli idr in sta 
rherha ^p^co men che morto^ahbattendolo . Nora, in ta»' 
to che effo nel fùo proprio fangue conuolto,languia moren-^ 
dOifu 'vdita voce, chediffe h fermamente non h attrai tu^ 
morte auara , lafignoriafopra cofiui , che ad intendere 
dato ti hai . ct)f a pena fornito dt ragionarli (marauiglicfa 
cofa advdtre )ftt , in men che non balena , quel corpo in 
*vno bellifi'imo vccello , dr vnico al mondo , mutato . La 
Keina faputo il dolor ofo ptk ch'altro mai accidente delfua 
figliuolo^ difie, e fece cofe tali^ e tante, che non fi poffono , 
quali elle furono ^dà alcuna lingua contare . Ma tlla me» 
defima ne fece vna affai pietofa Canzone ; la quale fé non 
'vi fie dfcaro,potrete vdire . Ezonlomxdrpo lo ffferfimol" 
to , de gli affanni della fi on folata Rema, cvlcaualtcre.do» 
luto, moftiò^che. gli frebhe fiata caro oltra modo l'vdtrei 
UmiMi dtlU ì(ttna,fua Signor m» frinapeffa di tanto fa'^ 
:: pere. 



47i i* A R T E^ 

fercy dr intorno a figgetto di tento valore . Perche tfdf' 
tofi incontanente il Ctrcajfo venire vno leggiadro^ (jr gra- 
ttofo fanciullo , gli iwpofe ^che , a que* magnanimi Signori 
la monodia della Rema facejfe fentire , Perche, il gioui" 
netto^tratta fuorivna fuaviHola^con quella dolcemente 
fono alcuna Hampita ; ér canto apprejfo la canzone.^ da 
lui intonata prima d'vn fuono foaue,(à' pietofòtf come U 
materia di quella ricktededm 

Chi largirà al mìo capo tanto humorc^ 

Et a quelli occhi laiTi 
^ Tal di lagrime vn fonte, 
e Ch'io pianga, e quando'l diurno fplendorc 

N'allegra , e quando par ch'ad altrui palli ? 

E dilkcerbi l'onte, 

Et il foperchiojdi fortuna rea, 
, Ch'altamente ho confitto in mezzo! core ? 

Cofi la tortorella , al primo albore 

Si Ijgna.efopra'l duolparchefidea 

Del perduto conforte afflitta , e trilla . 

Cofi ha le voci pronte ^ 

Al pianto il rofignuoljda la cui vifta 

Augello rapitor'i figli tolfe. 
^,.;Cofi piagnej&s'atrrifta. 

Ma nel pianto , e nel duol canta fi dolce , 

Ch'ogni orecchiajche l'ode intorno raplcc,. 

De l'obliquo Meandro primo honore . ^ \.? - 

L'augel, che poco homai Tue membra folce. 

0'inTclice>infelice ; ò dogliajdoglia , 
. Ch'eternamente a lagrimarm'inuogliaj 
,,. Spirtogentil , chi te ^al nodo fci.oJ% ; \ v^, \ 

' Eda 



S E e O N D A. -477 

E da bellezza non più in terra vifta ? 

Com'efTer può.ch'el cielo in vno accoglie 

Tanti beni, e in vn punto gliritogliai * 

O* infelice, infelice ; ò doglia, doglia i 

Fera crude! chi mai ti pofc in core ? ' 

Di fardi vitacaffì 

Chi non ti ofFefer mai ♦* 

Qual Diocrucciofotanto,ouerquaI Dea 

Tuoi caldi fpirti accefe in tal furore /* 

Ah fu Marte ; ò colei , eh ogn'vn contrifta .♦ Vi 

Chefottofàlfavifta, ^^ 

Madre d'vn falfo Dio , chiamato Amore, 

Hi poca gioia a mille angofciemifta» 
Temette l'vn non la fua cara Dea 
L'abbandona/Te a le fattezze conte 

Del giouene gentil . l'altra credea, 

Che, poftergato il figlio,ogn'vn fua voglia 

VolgeflTe à quel,c hor muto , & freddo ftallì : 

Cosi, vita nelaflì 

Pur mòfi bella in vifta > 

Vaga, fioritale lieta. 

Cosi del gran pianeta^ 

Spuntano a pena in Oriente i rai , 

Che giunto lo vedrai. 

Per vie lunghCjC diftorte , à l'altro monte 

De l'aduerfo Orizonte. 

O' infelice, infelice ; ò dogliajdoglia 9 

Ch'eternamente a lagrimarm'inuogliai 

Chi largirà al mio capo tanto humore« 

Et àquelii occhi laifì 

Tal di lacrime vn fonte» 

Ch*io 



47t P A R T E 

Ch'io pfanga,c quando'l diurno fplcndorc 
N'alIegrajC quando par, eh ad altrui paflì ? 
E difacerbi 1 onrc , 
Et il foperchio di fortuna rea. 
Ch'altamente ho confitto in mezzo! core? 
C infelicejinfelice ; ò doglia^ogh'a . 
Ch'eternamente a lagrimar m'inuoglia i 

HAueua la pìetofa harmonìa più volte tirale in sk gli oc» 
M tenere lagrime a gli afcoltanti» quando fi vide neltaC'" 
re ad alto apparir vna nube^che, tutta di oro , lucenti fimo 
^Jftr parea \ptena dì tanto Jplendore vche a penagli oèchi 
io poteuano fiftenere : dalla quale »poco Bante , vno csn" 
tento vfct, veramente diparadtfo : drfunne vdtta la fé* 
-guente Canz»onetta^ iuj. /J 

Fugga noia ^dolore r» •^.; ': :«. < .^ 

Dal voftro nobil core \ 
Cui punga fole vn bel dedo d'honore. 

^eijche piangete,e fommamente a core 
A l'eterno Motore; 

Ne morte il preme ; fé non come fiore ^ 

Da pie fnello caicato,che nonmocevvafvjnuq^^ 
E 3 dopò'l terminar ò\ tutte l'horeV-'^^'^j -^f- > 
Del Mondo il gran Fattore ■ - v 

Lo porrà in ciel , fi ricco di fplendore , 
Chelui.viapiii che quello, il Mondo adore. 
Che pinge ìniQriente il vago Albore* 

Siapcrfe sfornita la Canzone /ia mSe/,^ vi fi vide il 
Uejfaggiero cdcjliale , UerG^nrìo ^ accompagnato daforfii 
o. r'i dodici 



SECONDA. 47 p 

dodici gtoutnetti ; oltre ogni Bima,vaghiji?eTty ef geritili : 
li (jualt , poi chtbbero a tanto honore , chente quello era dì 
la fa dr fi vedere adocchio mortale , degnati i riguardanti , 
racchiufafì la nnbejn meno di vn ?nomentO; dulia prcfnt' 
Z,a loro (i furo» toltt : q^dellt d'ineflimabile doicez.z.a , e di 
non più gufi ato piacere colmi iafct andò. Ma ^ poi che la 
maramglia^t^ la gioia hehbero dato alquanta frfi a al giU" 
dicio , (jr al cuore , Ezonlom , al Caualiere Circajfo , rcn- 
dute molte grafie per lo diletto , che porto loro hautua fi 
prontamente ; replicando quello , che detto, pur dianzi ha- 
ueuajo prego, che, quanto potejfe ti più alla Remalo fac ef- 
fe raccoìnmandato \ del fimigli ante tutti pregandolo que' 
Signori , Hora, perche la gente ^ che a quelle ftfie trahcud 
da ogni ^quantunque rimota, parte^ era fin za numero , ^ 
ingrojf.iua di dì tn dì, d' bora in borace Ifendo hoggimai Cap- 
t&recchiamento fornito del gran Palagio j ne co/i adagiate 
dimorani.) le turbe^comc Ez,onlom voluto haurcbbe^dtJpO" 
fé di pijf'ire a quello ampijìtmo albergo , riccamente orna- 
tOyér m.fftreuolrncnte da più fittili ^é- intendenti artcfi- 
ci,in tutte le p'u nobili arniche fi fapcjfe effere almondo , 
// quali elfo, che forte ft dilcttaua di colali ornamenti, trat- 
ti haueu a dt lontan'li^mi pacfifenz,a guardare a fifefa.per 
fonda ^ch'ella fi fojfe . egli e il vero,chei migliori Macfiri 
erano i Ch^aefì: conciofia coft^che non vi h abbia natione , 
ter quanto fé ne fppta^fo^ra la tcrra^che al di fitto non fi 
rimanga della Chine fi, neW operar virtù : & ifpetialmente 
quelle ^ch e manuali vengono dette, nelle quali, e fi, di tanto 
a tutti gif h uomini fino al difopra,di quanto il Sole,di gra- 
d€z,%a,& di Iplendore vince ogni Ofelia . .^efio Palagio 
fede, com: detto fi e , alla entrata della Citta ; a fronte al 
J^eu AKt€\nelqu ale ^per lo piti fanno dimorai Prenci pi dclU 

Ppp chi' 



4fo PARTE 

eh ma . egli e di tanta ampie^a^e di tante ^cqfi belle, dr ca^ 
re co fé fornito^cheytutto vederlo^ quantunque in grandif- 
fima duigenz,a j non e pofibile in mtnor (patio dt quattro 
g 'orni , Afiepanlo fette fafcie di fortijìime , ^ alti f ime 
muramo» coji l'vna dall'altra vicina.chenon vifitenght- 
nj diece mila faldati agiatamente nel melodi ciafohedU' 
na , qmuì in guardia pofli per lo Signore ; ^ vi ha chi af 
fermi efferui anchora,oltre a cto^ trecento grandinimi , é" 
ferocifimi giganti-^ pur per lafaluez\a delluogo^conciofia 
cnfa^che la Prouincia della China^ cofi gran cofa fia , come 
quella, eh' e de Ila Europa maggior e ^ (^h'effa d'ogni ragione 
hiiominitó' ammali tn fé contenga \fofchi,oliuafirifbian' 
chi^(jr biondi : piccioli /me z^zani^gr andine giganti : come fé 
ne veggono in copia ne' bofchiyvolti alla Tramontana . La 
qual cofa fi comprende alt refi nella ifola del Giapone\in 
quelle felue^chefùggiacciono al Settentrione , Sono ^in que- 
Jh Palagio ^fatantanoue gr andifs ime f ale 3 fenz^a fallose' 
per difegnOy ò' p(^^ ornarnetito, altrettante marauiglie del 
mondo : nelle quali , alprefente fi veggono le greggie delle 
femine^che feruonojn vece di paggio e di gentili huomint ^ 
at Rè. quello, che non ha 'teuano punto per vfo di far e, ne' 
te?rìpi antichi quegli huomini valor ofi: li quali amauano^e 
teneuan cari coloro , ch'erano arditi, e di gran cuore \ (^ 
quelli de loro alberghi, non le feminefaceuan degni ^ come 
diuresi niuna guardia fi prendeano de loro foggetti'Ji qua^ 
il efi Rileggendogli e on governo politico, é' non deJpottco,di^ 
rizz.au ano alla pace, & alla concordia fi fattamente , che 
tutti par eanofiatelli\ ^ il Signore commune padreùl qua- 
le efit^advn tempo temeuano^^ honorauano : ma dt timor 
figliali:, C^ nonfiruile . Per la qualcofa^fe il Signor talho- 
za Uringeua il b fogno dt che che fia^marauigltojfa cofa erx 

A ve- 



I 



SECONDA. ^fr 

a vedere quanto promjìimo ciafcheduno a dar gU foce or fi 
mouea ; & ciò fenz>a,ch^ egli faceffe loro pur vna fola paro- 
la delfuo bifognofenùre . cojivegghiauarto tutti nel ber. e , 
é- nel profitto del lor Signore . Ma, fé fp amareno alcuno 
loro padrone giamat}) Ezonlcmff4defo)> r^'oniuno \fiheh- 
he\'egli modo gentile ^ cjr acconcia maniera di goucmar't 
f oggetti :facendof forma della fua greggia, conciof a cofa^ 
che i Prenctpi , ér quelli maf imamente^ che ficdcr.o nelle 
^■J>rouincie Monarchi, fi chiamino , à gran ragie fi e , P afiori 
de popoli :iqu alt Pafiori^fe.pcr effetto faranno taliyegltno^ 
f nza fallo f tu fermile' con maggiore ^abilita fedet arino 
Monarchi ne' cuori de' loro fudditi , ch\fi non fanno con 
l'infintto numero delle Bocche , delle C Ofelia , delle Citta- 
delle, & con la mano fortìf imamente armata . Horay nel 
PalagiOyoltre alle fettantanoue falcyve ne hàquattro^tanto 
ricche, O'fuperbe, che 'L'olendole, quali elU fono ^effigi are , 
ogni eloquenza, & ogni ingegno perderebbe affaldai fog- 
ge tto . La prima e di me tallo, con tanta maeflrta lauoratOy 
che niente pìu\e dentroui figure, che tu Hat afpettando^che 
fi muotiino^^ che fati e lìmo: Lafec "oda ha vno foffittato dì 
rtlteuo^dt legno di aloe, fpirante fi grande odor e, che prcffo 
che n'o toglie di fé, chi lo finte \ (^ilpautmeto è tufo vefii- 
to di piafire di btanthifitmo argento ; cofi arttficiofamen- 
te congiunte ^ch e paiono tutte d'vn pezzo, con bellif:me fi- 
gure d'h uomini^ d ammali^ d' alberi, e d' herbe di mille ma- 
ntcre^clyàfe tirano dolcemente gli occhi de' riguardanti : 
La terza ha il palco ^lep aretino' tlpauimento dorofir/ifi- 
rno'ycolpiù vagolò" ricco fmalto^che l' occhio pofia vedere, 
^ lucente sì, che tener ui dentro pfo lo f guardo ^per quan- 
tunque picciolo spatiOynon ìpermefifo : ma, dalla quarta fi^ 
no le tre funere hìat e dajfaiie tanta, e tale e lafuaricchez^ 

Ppp 2 za^ 



4S2 PARTE 

z*a,che volendone ragionare yvince ogni Bile ^ferctochyie 
mura fino di pietre di milk varici ^ ^di prez>Z0y^ dì virtU 
incredibile ; effigiate da' più noLUi Matjlri, con tanto IlU" 
dioiche ccfa non fi pub, da occhio monaletVedere^ che le fi 
app areggi :finz,a,che vi ha vno folio dt candidifiimo auO" 
rio^fparfo dentro, (^ fuori di tante gioie ^di cofi grofilper" 
le,d^dt carhonchijche^nel più folto buio, de ila ofcurifimA 
notte ^il luogo viene alluminato non altrimenti ^che fi molti 
torchi vifojfero acce fi ; (^ e ^fenza dubbio , quefia fiala lèi 
j>rima, (^ la più nobile rnarauiglUiche fia fiipra la terra : 
ér per Ciò, non immeritamente , vten detta il t eforo delSi^ 
^ re )poi che quiui raunate fono le ricchezze^nopur del» 
li Chtna.ma dt molti altri paefiy vinti ^ c^ r /fretti fotta il 
g ogo chine fé , Hora,quefie quattro fale^er ano alle ambd" 
jfjerie ajfegnate^ fi fattamente jche^fecondo la più ^o la me- 
no dignità de gli ambafiatort fi deputaua loro lafala,pik^ 
^ manco nobile ,& di valore . à dì nofiri il Signore , ó" ^ 
co fiume antico de i Re della China , non efce di quel Pala • 
gio : ò" fé pur n efce, fi e dt rado, che porge , a chi lo vede^ 
non pie dola marauiglia . e diveroiptacert.cjrgltagi^tA" 
ti fono ye di ogvi generatione, de* quali abonda quel luogo , 
ehe^rendendolo anzi, che alla terra, fi mi le alparadifojhan^ 
no virtù di ritenere chi h abita la entro , fi che non curino 
affai, poco^della vi fa dt qualunque altro luogo.quantun» 
^ue vjgo^ cr lieto ^ Ma^in que* gloricfi primieri ti ntpi, vin- 
cendo la virtù Cotto molle, & le dilicatezze^nonfi rznchìu- 
deuano i Prencipi dentro le mura\ma,dt fo^ad ogni huomOy 
facendo copiale di tutti fomma confidanza prendendo ^ à* 
ver ciafoheduno affabth^é^ gratiofimoftrandifi operauan9 
per fi fatta gufa^chs dtfponendo loro , w pruoua tvn del' 
^altra^tton pure i foggetti^na ancho i Uh ertale Uro anime, 

V;r * "^ * cfii 



seconda; 4>t 

tj?t ne menauano i giorni altrettanto ft curilo pia , qua '^^^ 
in qudche fi fi a più forte rocca^ tf cafiello ben cauto , ó* 

fagacc Tiranno fi faccia. ma,a[.prefcntejnuccc'jiaf,df^ii 
mandole ttttta cambiata la faccia delie cofe^i Re delia C^'i^ 
na» come quelli , che temono di tradimenti , ^ doUr^'/gi , 
cercano^a ifi di cacciate fiere j ftu ripofii , (^ fegrett na^ 

fcondimenti^é" di quelli anche hauendopocafìcartà^oltrt 
a i diece mila foldati^^ a i giganti^difipra mofirati^ dre 
guardano ti Palagio di fuori ^ giorno ^ e notte\ infiniti fané 
quelli ^ch'occupano icorttli,le fc ale Je file, (jr altri luoghi 
dentro Ji fattamente, che jquel Palagio ^vifia fa di alhiqia* 
menti di efferato più tofio^che d'altro:anz,i.j) quanto rac- 
contano gli H(Jsi Chimjìt vi hà^dique Becchi non fi fon$ 
mai dati neWofetto de i popoli» fé ni) fé quado rtceuono dà 

f oggetti ti giuramento , C' preti dono la corona . Hora^ E* 
z^onlomtac e omp agnato da tutti que* Signori, entr)) nelPa- 
lagio,effendofi,aprcua,que* Caualieri,l'vn pik^che taltrOy 

pompofamente addobbati . Alla Porta^cHapriua la prtmd 
entrata al Paiagio^era fabbricato , d'architettura Ionica^ 
*vn belli fimo , & leggiadrtf^tmamente ornafo , Ant'.porto : 

pieno di figure di porfido \ rapprefentanti lì Cielo , il Sole, 
C" gì* altri iddij de Chineji.nella eccellenza delle quali Btà- 
tefattirimama la Natura del come ella di tanfo fujf vili" 
ta dall'arte , ma^non mezzana era la marauigli'^s^che haue» 
nano que Signori, auezzi pur a vedere cofe magm ficheto* 

grandi , della fhperba ornatura del luogo : i(petia'ment€ 
il Prenz^e di Stricana ^ch'era d'acuto ingeqfiQ.c di profonda 

fcienza : perche^ voltofià Vitci» che fece cauakaua dì pa» 
re^dijfe .quaìuquecofi, chic miri in qurjìo an>pifimo luogo 

fomrrtamcfìte mi pace, ma "ina ^fi-a le innumer^bili , non 

^urìmdiUi*4Ì» femmo:p(r l'artificio egregio^ ma mi ar- 
reca 



4f4 V h R T E 

reca Utif or eccome fi fia^da mano mortale potuta fare , €to 
fino quelle tante, e ofi fimi furate , é' cofi fottilmente con- 
dotte figure delporfidotche^inentradojjo veduto in quefio 
Palagio : effendomi affai manifefio quanto il porfido duro 
fìa^&malageuole dalauorarfi,e daejfere,ìn ifiatue, maf 
fimamente cofi grandi , recato a perfettione . ó* » ^on hk 
guari ^ cheti Ee , mio Padre^fattifi venire ottimi artefici , 
da varij luoghi ^e dalle caue dell' Egitto, porfidi in copia per 
molto ^che coloro vi fatic afferò alt or no ^ ti tutto fu gittato: 
ne mai ne auenne^pur picciola liatua a bene ', perche furo- 
fio coftretti a ceffarfi dal lauorio . esfiper))tnon fen^a molta 
faticato' eon lungo (patio di tepo,vfando ilfangue delbec- 
co itr afferò a fine alcune minute coffe ^ e di picaolvalore . 
VoiySignorejfpofe Vitei^ meritamente moBrate di mara- 
uigliarui : fesche , in pochi altri luoghi , che io mi creda , 
'vedrete Hatue dì quefia pietra : ìjpstialmente affotigltate 
mila manierale he quefte fono . Deh^foggiuìfe il Prcnr^e , 
non vi fia graue il contarmi con quale indegno tanta cofa^ 
in quefio luogo ^fi fia menata à fine . io il vi diro di grado, 
dijfe Vitei , con tal patto^ che^ di quanto io dir)) , non fé ne 
rifappia 5 da chi che fia parola mai, il Padre , é* Signor 
mio^trahe fugo d alcune herbe, le quali io ottimamente co- 
nofco^& henne in vn mio giardino , in gran copia \ concio 
fia coffa, che, quefia vnaherba fiacche, auenendofià terre- 
no^ & à Cielo conforme , alligna oltre à ogni Bima : della 
auale io di buon volere vi faro parte : (^ appreffo vi trio- 
Tirerò come ffprernere la debbiate, ^ come v far la :percio~ 
che iji operai, e' hanno a tagliar la pietra^deono /nell'acqua, 
Jiillatada queft'herba^con/ommacura^,fj?egnere i loro fer- 
ri bollènti , Ma,^ non molto andremo , che farete ffrprefo 
da vie maggior mar auigli a , che la preffente non e : & il 



come-, 



SECONDA. 49 f 

come , tacendolo^ gli occhi voftri me defimì vi f aranti $ 
p 4Ìefe . Ringrattò il Prenze Vitei dell' amoreuole proferì ai 
ajfai mani feft andò nel volto cjuanto cara futa gli foffe, 
tna,€fi, non molti pafi e aminati furono ^ch' ad vno anti" . 
porto j non men bello.ér maejireuole, che ti primo ^peruen* 
nero, abbellito di sìatue innumerabili^ tutte di ferpentmo > 
f girati i più chiarine famofi H eroi deChinef.le ^u a li. per 
la loro belle zz,a,,e perfettionefermauano chiuquepaffaua', 
gli occhia fé di lui tirando per modOfCh* egli più di marmo 
p arcua, che le figure ifiejfe . Ma, ni uno fu di fé tolto più, 
che ilPrsnz,e di Serie ana : il quale ,poi che fùfpra di fé 
Hato alquanto , con lieto vifo , dijfe a Vitei ^fermamente » 
fratello^ ^ Signoresche voi tefte m'hauete contato il vero , 
Chi haurebbe slimato mai dt vedere fiatue^ anzi coloft di 
" f^'^p^ntino ? fapendo io affai bene ^ che^ con troppe più ma- 
lageuolez.z,e, ilfrpentino in ifiatue fi figura , the ti porfi» 
do non fi fa : anz,i y del ferpentino , non fi è veduta , ch'io 
fappi a s alcuna imagine mai. perche io porto fermifitmA 
opinione ^Idpr e fente opera,effere lapiù magnfica,^ egre- 
gia^ch' al mondo fia:^ che non vi habbia t eforo, che lapa^ , 
gaffe : si perche la materia effigiar non fi può fi anchora^ 
perche ilmagi/ìertoetalei ch'egli non mt ricorda di hauer» 
ne ve dato alcuno à quefìo fimigltante giamat , di quanti^ 
mondo Ijo cerco^chepure Iìato,di quello, grand filma par* 
te . Z' VI fi pià^e dee credere ognicofia ^ Signore, di fi e Vi- 
tei, h attendo y voi, congiunto alla notitia di tante arti^ e di 
\ tante fiienze, lunga, d^ cert filma efiperientia di He vcfie del 
\ mondo . ma^cesfi^in parte, la marauigha.pcri he^m Ha grii- 
fa^chc il por fido s cojì iaiiorafi il ficrpcntino.^ ne mnianun^ 
te Udire, che quifia pietra ageuclminte fi /pezzi ; d^ che 
quindi procedatche, dal ferpentmo ^ cjfig'c non fi tragga j 

rna 



^"iu PARTE 

^d bapper le colotfve^piedi di tauole ^colonne ^é» plani per 
^*fammenti, & per le fabbriche -, perche rifpondo^col fugo 
4' vn A altra, herba , ddU quale fono ^ato io lo trouatore , 
recarfiquefto marmo atalte»erez,za , eh' e viapw accon- 
cio a lauorarfi^ ch*altri perauentura non eftimerebbe già- 
mai ; ne Jè ne rompe mai pez,z>o . egli è il vero , che gioua 
moltOtAfar^che le sìatuediquefla pietra^venghino à be- 
ne, la indufiria de gli artefici ; la quale^sh^turàper compa- 
gna U patienz.a^ opererà qualunque cofahauerà in talentò 
di fare , Dih^ dijfe il Prenz^e ,fatfmi ancho prrfente di 
quefia altra herba , la quale parmi , che in maggior Sfima 
hauere fi debba, che la primiera ; in quanto il ferpentino, 
per sèje più difficile » che ti porfido ^ à lauorarfi\ ^ io poi, 
nelmio paefèyd^ oue,che io mitroui^di tempo in tempo, fa^ 
TO manifejio ad ogn'vno, quanta delvoflro ingegno laltez,- 
^a fiAy^ quella del voflro valorofisfìmo Padre . Troppa 
tnen forz»a,dt ornato parlare y vi bifognaua ad'iperare con 
fjfo mecOy dì (fé Viteiyper ottenere cto^che defiderate ' per- 
che, hauendoui,buona pez,z,a fì 5 donato cofa , molto mag- 
giore ^ che e me fi elfo ^ non vi pojfo^ cofa , che mi chiediate , 
disdire . ^imafe ti Prenz^e forte appagato, per quefte vlti- 
tne parole diFtteiy dr gli ne rendè molte gratie tpoi fog- 
giunfe \fno a quì^fe io ho ben pofto mente a tutto l' ornarne - 
to di queflo Palagio , egli non mi ci pare dt hauer veduto 
turvn fol quadro di dipintura \fe non fé alquanti /parti- 
menti di ftucchi, di grotttfhe , di mafhere^ e di fftoni : 
dllabe!lez,z,ay0' alla gratta de' quali non potrebbe^ che io 
fnt rreda^fuor^che quellhche fatti gli hanno, al tri arriua- 
regiamai ; tuttauia egli f pare dùdtceuole molto ti vedere 
que'fregiy fpetialmente dt tanta vaghezza forniti ejfere , 
dtqualuquefgura^del tutto ignudi. Noi pur vedremo delie 

figure 



seconda; 4$f 

figure dipìnte in gran copia ; ma molte più di fc ottura fé n» 
z,acomparatton€ ; come quella^ che forte diletta a mìo Pa- 
dre^(jr haHa più tnprezzo^dr tn riputatione d'ajfai(qud» 
losche tienfi ancho quanto a i più ) che non ha la pittura : 
dr quinci viene, eh' egli ha molta più brigata difcoltoripo* 
fi a in opera^che di pittori . Io non sOydìjfc ti Prenz,e, con: e 
io mi vi pojfa far buona quefta conclufione , che la pitturd 
fiatai gran lunga^ da molto meno» chela fcoltura : perche 
hàt quejlagratiofifima arte del colorire stanti puntelli ^che 
lafujìengono^ tante rai^ioniichela riparano, e tanti padre* 
«ij che l'aftcurano^ ch'ella non hà^ tn nuli a, di che temere,. 
Sorrjfe alquanto a quefle parole ^Vitei^e di fé \ moftra , che 
voi del coloro numero fiate^ch' amano la dipintura in font" 
mo : tuttauia gl'argomenti , che furgone in feruigio de Ha 
fcoltura , alla , difefa della fua perfcttione , etiandio fopra. 
la dipintura^ ne fiancati f no, ne infermi. E' mi jurcb' 
he, ti Prenz.crifpofe,fopramodo caroilfentire quefle ra^ 
gioni cotanto alla fcoltura fauoreggianti : per eh' egli noti 
mi fi lafcta credere ^a niun partito, eh* elle prftno far for- 
z>a alla pitturarne à lei luogo t or r e ^n e poco, ne molto . Per 
certo ^rcplic^o Vttei^pnflo che :o , della contraria alla vcflr4 
opinione non farcir che io mi sica di mezo ^ fi fino sforza^ 
tOi dal voflro direna producere in mezo parte almeno , poi 
che tutte non mi dà l'animo di poter far e, di quelle ragioni, 
eh e fanno con tra alla dipintura . anzi, ve nefentir)> to tart" 
to,& fi caro obligo, quanto non bafio a dir e, fé egli vi pia- 
cerà di far lenii vdire : la qualcofa voi potete hora cofi ac-^ 
conciamente fare^ e au ale andò noi a pian paffo^ come fac" 
damo . Dicono , riprefe Vitei y gli Auocati della fcoltura , 
ch'ella fouerchiala dipinttira, prima, per eh' ella vìue più 
lunga vit.i,che l'altra non fa :apprcffo perche più e dfficile 

^q q da, 



4^ PARTE 

da imprender^ » e dalaucrarfìi Oltre a e io e fi vede -^ dd 
Cgni Uto.U figura diiiTìarmo^quello^ che della dipìnta far 
fio» fi può . è anch^f^atufia^ptu antkha , che quella non èy 
drtperccnfiguente^piìé nobile . Puofit etiandto con veri^ 
tà,dtre,che(juefij (tapiufimiglicuole alla natura ^che l'aL 
tra : (^ che pregi piti ingordi dati fi fieno per le Hatue»cht 
per le dipinture . A 7 gì ungono, che la fiatuaria, campo h^, 
fenza fallo ^piìt ampio da (pattar fi ^ ^ da operare comune 
qtie più vuole : perche di hafi^o rilieuo lauora^ di Ttucco^ di 
terra^di legnOydt auorio^di ojfddt ogni generatione^d'orOy 
d'argento , e getta ogni ragion di metallo^ ogniccfellamen* 
to ; lauora dincauoj> di rtlteuofa intagli marauigliofi nel" 
te gioie 5 nelle pietre pretiofèjKel durijTimo acciaio ^ ^ vi 
ha chi accerti ypoterfi ancho il diamante Hampare ; ^ di 
hauerne veduto^frà gli altri^vno^imprffifo di molte figurei 
delle quali la principale era Diana in h abito dt vna cac^ 
€iatrice ; accompagnata da molte ninfe j cofibelle , ér ben 
fatte iij}etialmente la T>ea,che Cocchio nonfipoteua ftiar 
di mirarle . Ne debbiamo mettere infilentto quanto fieuO" 
lifienoi col«riy(^ come poco accotìci afarrefifienz.aa'vd' 
rij accidenti^che foprauengano tuttodì : per tacermi dflte- 
fo^del quale fi e fauellato pur dianzi > conctofia afa^c ^ V- 
gli fi a afi[ai mani feft eccome vno breue filocco^vna mirmtd 
pioua, vna picciola nebbia ^alquanto di fumo^ & fimigla»' 
ti co fé, babbi ano forza dt oltraggiarli, di guaflarlt^e di me- 
vavgh a niente : alla nconiro^a fimili oltraggi, duralo' ri* 
parafi benif imo lafcoltura ; ò' fé pur a dime ne talhora.che 
ella alcuna ingiuria riceua^e viapiùlitue da ammcKdarfi 
the le dipinte forme non fono , Ptìt die o^che la si at nari a , 
in ogni fua parte , ^ in ogni fio lauorìo , empie altrui di 
mag^or piacer e, the quella altra non fa , la qual afa ^per 

mta 



SE CON D A. 4S9 

fftto auìfo procede,cùn2T ho g.à detto ^perche qiiefia ptù al 
'Vtuo^Ó' *^^ vero Jiy.'^Jf;:;iiglìi2 5 the quella . Argcmentanù 
Aììchora.cbe di GtÙKrOoòudicio dee lo fc alt ore ejftr fornite, 
come quello, al qwk fa dì mefiieridi oltre pajj are, fi no al- 
le pani inttrne ^dd f^^tt'f^o ^s dt ahra materia , qualunque 
egli fi'voglta fnrmnre^per poterne dar alla opera, che far 
'vuole leggiadro^ (y' ititi so comp'r,;iCì3t:} : che s'egli no» /ari 
da tantOxcHe' ftppi^ Utolte pam recar a perfetttone^& aC" 
copptarle mjtemc^funz^a chiedere aiuto ad^lcntf modello , 

farà coflretto^ fenza dMio^a commettere ^feme^f^' fpejfo , 
di que' falli, It quali foro tropi, ; pu agenoh a riprenderfi , 
she ad emen dar jhtl quale jntcppo '.IdipwtQrcnon hà^con" 
ctofìacofa,chCyfe,ptr fuacolpa^le fue figure infermano^ ^ 
da alcun difetto tmpeaife fvno^ e/fo, a renderle fatte ^(^ U^ 
bere ^h abbia Apparecchi»ito vno efficace rimedio \ quello 
cioè, che fece la piatta, quantunque affra, e prefonda , che 
€ ti pennello , J^f/le/ò»o le ragionilo' ^^f^^ ìnolte per A" 
ventura men fortiyle quali t difenditori della /coltura prC" 

fumono tener campo contra la dipintura? . Come che^rtfpo^ 

fé tlPrenze > ilcoftoro argomentare ,paia, in sk la primd 
*VìJla huuere .■zlc^:npofo, ftnon e egli pero , che io mi creda 

gran fatto duro^ ne grauc il far loro rifpojìa . Et, venen* 
do alla prima ragione, dico, non fi douerc^ in modo alcuno^ 
concedere^ che la lun-^hczza della vita fa di maggior per - 

fettione argomento : conciojì^ crfa , che la madre Natura 
attribuito habbta ad alcuni alberi , (jr a parecchi animali, 

più lungo /patio di viuere^i he aUhuomo ; é' egli mi ricor- 
da di hauere , nella Citta di MaUca , non ha gran temp'^^ 
^veduta vna cerua^ candida più cheneue^che fiocchi in vi^ 
colle di fr e fico ; la quale haueua vno bclli/ì'imo cerchio do''- 
TO nel collo, Jparfo di pietre pretiofe^di gran valore ; da cui 



490 PARTE 

vendtuA vno fermaglio ^nelquah erano perle di valore ta- 
comparabtle . nella cui margine tcoa lettere d'orOierafcrit- 
to vn cefi fatto motto • 
AMa mia dolce libertà natia 
11 Rè mi rende : ingiuriofa mano. 
Ver me,che ftenda alcun dunque non fìa . 
"Bra^oUre à ct)ì , nel fermaglio fegnato l* anno ^nel quale pat- 
ite al Re di far lihero quel gratiofo animale^ ch'era dt tre- 
cento anni prima ^à punto , e di vero egli pare a la più veZ" 
ZfOfay e dolce cofa del mondo . ne il ttn.po eh' ad ogni cofk 
creata fuol'ej/er e ingiuri ofò.dr importuno ^ haueua» alcuno 
diminuimento^alle naturali bellez>ze di lui, potuto arreca^ 
re : ^^oltre a tutto quefio^egltera tanto paceuole^ e dome^ 
JiicOfChe ntuno più-.ne^per cofa dtlmorido^glt haurthbe chi 
fi fÌA fatto foperchio^ne dato noia in alcuna guija : perciò* 
che, da tutti ^er a tenuto cofafanta^é' inuioUbde . egli è 4- 
dunque affai manifefiojo ejfere vtuace non hauercydafe 5 
tanto dt effcacia>edt virtù jche faccia lafatuariafcpra* 
fi are alla dipintura . pofcia che ti durare , ér mantenerfi 
quefla più ^c he quella altracofa^non fideriui altronde ^t he 
dalla compie sfione : la quale , confi fatto artificio efbri- 
catadallaNatura,che ficomein vno foggttto, ella e quafi 
immortala cerne ne coruitnelle ccrnacchtet nelle aquile , 
ne' cerui.dr in parecchie altre cofdfi pu)>vedire\ cofi->per 
cppùfitOiin vn altro vien raccorciata , e guafia fi tcfic, che 
efi parexhevno cotale fòggetto non habbia alcuno (fiere 
hauutogiatìiai : come dello tfemerofi racconta : la cut vi- 
ta ,per più lungo (patio^prolungata non e , che d'vn gtor- 
no . La onde.e fi tocca con manosi he la lunghe z-za^ e cor- 
lezra della vita^d; ti manter^er/t delie effe in tfatcprocC" 
Àe a A quefia madre coì/muneiU quaUiU-r/.c più le vk 

ptr 



S E G O M D A. 4!>T 

fer tammo^ le co fé di -quaggiù ordina , (^ dì/po»e ; dand$ 
alle men nobili dt terminar gli anm loro più tardi , c^ alle 
più gentili men lungo (patio . Nel fecondo luogo , /^^// nott 
mi pare argomento d'infallibile ventarne da concederli dà 
leggieri il direte he la FltHuaria più malagtuolefa ad ap^ 
pararjì» che l'altra : perche ^cht non vede, quanto pochj^i^ 
miyirJ ogni tempo^flati fieno i dipintori ecceùenthCr c'han» 
no hauuto grido i a pena, che io mi creda , che ogni fècola 
Tt'hahbia hauuto njno , o due : quello che veggiamo di tutte 
rartt^é" delle f lenze auenire : concio fa coja^che radi fie- 
no coloro ^ch e m qualunque l'znafie dt quelle faccino /} le^ 
dida riufcita ; & fi traggano fuor di f hiera . in quanto 
poi dilla ma'agtkolezza del ìauorar(ì,rtfpondo loro^cìo non 
far alcun profitto alla slatuartayperche nahhafii tanto y o 
quanto, la dipintura : eh e ^ fé la diffcultà del Lucro facfifi 
le arti in pregio ftlire , io mi re>. do arto, che l'arte di co- 
loro, che ncHe minerc lauorano i storno a' ?netalìi^(^ quel^ 
la dt parecchi facchini^ e di fimiglianti hucmim \ li qua-- 
li, con fatiche continue , logorano la vita loro t & la met- 
tono in fondo, di gran lunga trappufiartbbono la ecceUen» 
z»a della fcoltura . Mtno di noia mt fa la terza ragione , 
chc^ perche i dipintori, nelle figure dipinte non five^ganOy 
ma s) nelle fcoipite, non fi rimane, per tutto cà^thellanort 
produca ilmedifimo effetto ; & che, con molte figure. quiU 
lo intieramente non mofiri, ^ forjt meglto,che qutila aU 
Ira non fa ; ^ egli mi ricorda dt hauere veduto m Pcrfia 
l'KOf chiamato Farnabazo^ che haueuaftta vna pittura, 
con tanto artificio ; ch'ella, volgendo ti d: fio ^ ed ber, fido 
di due lucidìfitmi fpecchi pofiilt , daci^fiheduno de i^ir, 
dr vna fotte di accju a enfila lima a' piedi ^fccptipanelU 
fané dipio ta,U ai dì uroth e Ila f iman a il cnhanzt, é- negli 

fpiC- 



'4$2 PARTE 

fiecchii fianchi^ cofa veramente mt alile \ é* che dì pochi 
drtcfcie auett(it,i, che loro fa venuto fatto di vna cotale 
etera fare ipnr iìondiìiieno^da eh un ij uè fjppta della arte 
cotrfpi-itawente/il Jìtnigitanti fperur fi tuo j veg^endofico-^ 
me Ciò caspia he;2tj?r<,i0 nella pti tur a: la ijf.al proua^fer 
molto, chsifioi dtft'rìditori s* ingc^iino ditorla^ con tante 
lodi^innuo al Ci do ^sì ncn ha potato Ufcohara operar gia^ 
mai . L A ragione, che fieguc apprejfo ^poflo che e*Jtpaia , 
che rirffìg'f alquanto , // non e egli per-, .-^, che nor fi poffk 
affai ben fcÌDgiicre^ rijpondendo, che qnijra amlchita noff 
jl dee cefi di leggieri attribuire alla fc oli t^av, ipercioche ,fi 
efi fondano U loro wt emione^ fopra che la Jìatua del pri* 
mo noflro Padre x^r aytore della humana ge?3eratione .fid 
fipera lorox al mio g:udicio^prendono erro} e. perche non da 
humana mino, ma da diurna f^kricata fìital figura . ap' 
preffoy ella di terra fu fatta, Carte delbt qnale operatione , 
per iofiQhua*-e,&porre^non meno ajfegnare 4' Pittori fi 
dee 5 che ad altrui -^ò' fu da alcuni Phjltce nominata ; ^ 
da ptreciht Ftttorta . per la qua! cofa Megahizo Peìfano^ 
tichdij?i/fr^ ^{a!!4ario,^pcrauentnra ti maggi or e ié^' tlpttfi 
fi 'fh-e^ ht ua mal iìatonelm'odoja dimando madre della 
fólturay dii: gtttOy e del ce fello: da che f srahc^la lìatua- 
rtu fff /e della pittura nipote : ejfendo affai manfeflo^ cO' 
me U p-jìltc e, & la dipintura, a vn porta 10 amendue nate 
fu ffi -U l df^no » In fomma tale e qiicfla arte^ che^poflcy 
eh: pirtcch. fi sìudijno di ftto dIU fcoltura dt porla ^ fi 
trtantirr.c tjfu^con molto valore ^inftlU :ne moflradi cu^ 
fare vn frullo le tante ragtoniiche le fi formano incontro: 
ha'iendone ella in prò, e di grandifima lunga più efficaci^ 
C^' più vi^e^moUe . // perche, di molto ìnmor pregio par» 
mt^cbc quella ragion fia^pcr la eguale fi famiO a credere^ 



S S e O K D A. y^, 

4uuerptrt dihitucre , da colpi dei d.p'nfòri , af?ìcur.,-:a /f 
Batuarid \ cioc.rh'clU più alla Natura ft*?. bianca fiz , 4 he 
l'altra \ilqi4dt prjcrc ceriìjfinjjmente e fiip; \€o*i-if:f;t 
co fa, che y h dipintura^di tutte le mechantchc fi>it:Lji.riit 
fia^ (jr nobilii^ima : ree. -Tìdo ellafelicerficnte a fióé ao, < he 
la piallicelo la fcoltnra fi Iludìa dt operare ; aggiri fi gelida 
l'ombrcy^ i colon ; c^ con la opttce facendo amahcuole , 
ér tnfcpar abile compagnia, per tacerìnt delle tante, e tut- 
te belle, ò' grate nouità, delle quali ella e dtper dì^mara- 
uigliofa ritrouatrice , che arrecano , etiandio a quelli , che 
hanno, nelle arti migliori , gli ingegni più ajfottigliatì ^nort 
punto volgare ammtratione :fenz,a che fa di mt /Iteri ^ che 
il dipintore, filofo/o, c^ non mica del volga^ma fcientiatif 
fia^é* oltre a ciò architettore' 'valintìpimo nella not ernia, 
Jènzta della quale , come che egli nel rimanente fi a molto 
innanz,i ad ApoUme.ó' ^lle Mufe sfaranno affai di nuelle 
volte 5 ch'egli , ifpettaimcnte dipingendo ignudi , vfiirà di 
luogo 'i perdendo non pur la H affa ^ma Ja fella^che pigoio* 
ti ora ^perche di tante: e ofe fa di b fgno » the v^3 dipintore 
s' intenda fenncne per rafiomigliar U natura quarJo ptio il 
più ? la qual co fà^come egli faccia per effitto'veder e diptr» 
fittamente porre adtffccutione ; CT come il fegno ferifca , 
affai li e uè ne fi e il comprendere, fé vorremo f\\ za animo- 
fila giudicare : conci o/i.t cpfia.che infiniti gli ejficwpi fieno 
di color obliquali vCarono cofi art ficiofiamente d pennello ^ 
che ne fecero a qli ammali b' utt, ^ a gli hu omini ififj?t , 
pm volte piaceuoli^ & marauglio/i inganni . Ne fi torr^^ 
chetane ho in cio^non fi riminga , la dipintura > aldi fiopr4 
della lìatuaria, parche fi alleghino alcune mar.'uiglie.fiJtm 
te dalla fio- tur a, conciofia cofit, chc^in molto ^finz^a alcun 
fallose mar au'glti di ^nifia i^ifUi' fieno d^ quelle ddìiaU 

tra: 



494 PARTE 

tra : la quale, in aiuto di fé, ne può allegar e^per vna^cen" 
to . ér qft^fio vtfO»che mi bajlt.per rifpofia^ che pregi mag- 
giori fi fieno dati per le opere della [coltura^ eh e per quelle 
deia dipintura . ejfendo [ciocco argomento , e^ da moltù 
menOtche da nttUa, ildire^che^a più vilpre^o,fidieno le 
nobili cofe^é' gentili, che le bajfe^ó' inen nobili nonfidan- 
no : ^, oltre a ciò ne rari fono , ne minuti gli ejfempi de* 
grofit pagamenti alle opere fatti della pittura :conciopA 
eofaxhe tale fé ne fi a venduta meglio di cento mila corone 
etoro-^é'io di cibpojfo rendere fermifimatefiimonianzat 
eome quellOiche fui pr e finte quandotil moderno Re delPe» 
gUyCompero^da vno mercatante Armeno, vn quadro -infet- 
to dal pennello di Farnabaz.o Perfiano^ doue dipinta era la 
battaglia de' Gtganti,contra ti Cielo, ^ furono al vendito* 
re, per commandamento delRe^ di prefente annouèrati ce' 
io cinquanta mila pez,z,i d'oro» Ma ^ chi comporterebbe 
€Onpitienz,a la' ngiuria, che gli feoltort)s* ingegnano di far 
alla dipintura ^ hauendo ardimento di affermare , ck*efi 
hanno campo pfft largale* aperto , é' per lo quale efipof 
fiìfìo correre piìt arringhiate più leggiermente^ che i di" 
pintori non hanno ^ perche, fi eft cofi credono f ci oc e amen" 
te credono , ^ fono dalla medefima lorocreden&a ingan- 
na -i : auegnadio , che loro pa data affai ampia materia di 
operar e, ne io ciò f apre i negare giamai : ben so , che^fe (fi 
haueffero occhi .fi veierebbono , m quefto i/}etialmente y 
parecchie miglia da i dipintori lontani : (jr vditecome , à* 
perche . La dipintura ha parte nella inuention della htfto- 
ria ; tratta la diffiuiliftmaartede gli Scorti 'ibifogna^che 
s intenda di tutti i corpi d architettura 'ìper li cafamentiy 
della pro[petttua\ del colorir* a tempera\dee hauer alle ma- 
&ì l'arie del lauorarin Jrefco ; la quale , da tutte le altre 

ma- 



SE e K r> a; 4it 

mànttre del dipingere , v^rta forte ; conuUngU a. Itrejfi ci 
^auerecontez^zadt laMorar'à oglto^tn Ugno^nfietra^mte^ 
le -faglt apprejfo dt mefiiert ftper mimare ; arte U quale 
fé He va tanto in dtjparte da tutte C altre -, far le fncjire di 
vetro ; ;/ mufaico de' vetri ; ti commettere le tarfie di colo^ 
ti \ formandone hijìorie co legni tinti ^ eh' e tuttauia dipin- 
tura \fgrafjire le cafe col ferro ; // niello ; le sìampe di ra^ 
me ; che pur toccano aH a pittura \gli fmalti de gli orefici'» 
piuorar l'oro alla maniera Dama fchtna ; dipingere le ima- 
gini inuetriate\fare ne v afidi terra hiftone , & di og^ i. 
generatione figure ; le qualt contraftano all'acqua valor o» 
famente ; la qualcofa cofiejfere affai fi può comprendere da 
i beRtftmi^ (jr pretiofifiimt vafi di porcellana , che fi lauo^ 
rano qui nella China, le cui figure oltre all'artificio^ o" altd._ 
eccellenz^a incomparabile ^durano tantOyHo ^ure all'acqua,. 
ma a quantunque gràu e aueni'mento : che è anz,i miracolo» , 
chemaraMÌglia . ne ti tempo di tutte le cofe déU oratore , (^ 
Utnutdiofavetujhà , chetuttocon/ùma, contra quelle pcf 
fino a niun partito ,• ò" 'o h^o apprejfi di me^fià molti, zno 
vafo dt porcellana fni($ima, bello a m arcuigli a ^cr ben fiat», 
tocche fu già di mio bfauolo , nelmtz,z.o del quale Ha di» 
pinto vn carro^chefenza vfarilbtnefii.to de caualli)> d'ai 
trui^che lo tiri, col fola aiuto d'vna itla^ data advn vcn- ^ 
tocche mofiradi trarre afflai forte, camma velocffiimamcn'^;^ 
te : fu' l carro varano ftibellifiir/te gioumelte , inhabito di ^ 
CUcctatrici, con parecchi cani ^ pan e fopra'l carro, (j- parte 
in terra^che corrono^col carro,di pare,(^ met7tre cfii dan» 
no coficperaalcorfoyalcuni ptù veloci, e- gagliardi, fi tra- 
bono di fhiera ; & dunnofi alcuna fiera ajtguireccr qui- 
ffi^h la prendono . )> la perdono \ di che maltrano di fare , 
U cacctatrtct marautgltufdfcfia . Hcra egli e affai figeuole...^ 

Krr acQui" 



49^ P A >R T "E 

et compre» Jer e, come in Cute fla dipintura l'artefice fi hàh- 
bta voluto mettere coit la Natura.alla proua '.pero che egli 
tt par dt vedere ti vento a fiff^^e tt di quello empterfiU 
veUfó-incre/parfi , lafctamoHare, che il carro e condmto 
A termini di tal perfcttione^chenvete piH:LabelUz,z,afiùi^ 
f^ là leggiadria delle Ninfe è quale a parole contar non fi 
lafita • vede/i ne* loro vtfi ti piacere , che fi prendon de* 
€ani ; lo fctntillar negli occhi'» quale vegliamo lamatutind 
Beliate- nelle bocche vno dolcifiimo forrtfo . Ne* cani^tu 
*vedi l'ardirete la fierezza nello afferrare, ó* abbattere I4 
fugace fiera ; & la noia^che quelli fentono^per la befita^che 
in fuga voba , e loro , in tutto vfiita di vtfia • e ti pare di 
veder loro la bocca aprire ^digrignando t denti ; tugiurert'^ 
fii che (pirano\chefimuouono\che corrono'^cht filancianoi 
èriche le piaghe fatte da loro denti » fono piaghe aier e ; à* 
ilfangue^che ver fan o^fangu'e vero • Infomma qttefia ope* 
fa e tale, che vince ogni Rima • & dall' anno, fegnato^nel 
*vafo,ch*egltfu dipinto^ comprtndefi^ch' eccede IoJ^mìo di 
dugento anni • ne, per tutto ctb hanno le figure^ ne i colori 
Perduta vna foldramma^della bellezza loro primiera . ne. 
€redtatt,chettn quefio tempo^il vafo^fia Rato otiofo ì)ì fer-^ 
hato tn alcuna caffaracchiufo ; anzi e fiuto adoperato, tutto 
tempo ; ó* non pure alle noftre tauole , ma etiandio a quelle 
di chiunque ne lo chiede (fé • Appreffo a quefio vi ha ti beU 
iifitmo artificio delteffere i broccati , con tanta varietà di 
figure^dt fiori, dt vafi^ (jrdifimiglianticofe, che ptaccione- 
mrabtlmente alla vtfia.-nèfidee porre in filentio larte de 
gli araT^iJla quale merita fenza dubbiarle lodi d'ogni vno: 
eome che nonfifapptaper lo fermo chi Rato nefia lo wuen^ 
tore: ma ella viene molto inconcto a chi vuole alcuna di» 
f intura portar hnun9% recandone fecoglt razzi , dt nobi- 



S E e O N da; 49r 

♦ i'tpm^ figure tejfati . Hora^penhe/t come io efltmo^afef' 
faenza^dr ferauentura ambo a fatteti ^fie rtffojìo a gli 
argomenti, vfatt dagli fcoltori^ mi gtouera di dire duepa- 
role^p€r vlttmo, per abbattere quello » che eft allegano del 
più ottimo giudicto^che glt fcoLton deono hauere:pttctothh 
non comprendo come cto pcjfa ejfir e sparendomi , che non 
meno quefio, che quello in obligo fia dt auicinar/t alla na- 
tura^quanto può il piti : in che io autfo , che lafnez.z,a del 
giudtcio confifia ^fenz^a alcuna dtfltntton fare da quelli , k 
quefti.é' come potrebbe mai la virtù del pennello far cefi 
^trauedere , & coft cambiare la vifia altrui ,fe l' artefice di 
^tudicio fuffe mancante ? quale colutfe perauentura dell$ 
fcemo non fcnte» che da vane paj^ioni mucuerenonffen' 
ta, hora dt pietà , hvra d'ira, quando difperanza , alcunx 
volta^dt allegrez.z,a, & dt fimtìi affetti ytn mirando le di- 
.pinture ^di mano di maefirt nobili, & di pregio ? macche vù 
io moltiplicando in parole fenza prò s* io per mejjo dt cer" 
to,fe agiu/lo Giudice^ quefle arti ^p faranno abbattute ^che 
tgU^fopra cotcjla quiftione , in fauore della Pittura , dark 
fententia finale , Hanno gli auuerfari prodotto in mezo 
(quanto (apeuano mai, per voler produce/ e molto più \feef 
fihauejfero hauuto alle mani ti dt che . tuttauia egli fifa 
affai chiaro a qualunque ode le voci loro, quanta^ (^ quale 
fia la loro dtbolez.Zja:et come piccioli profitti habbianotrat 
ti da quefia maniera d argomentare . perche io direi % (per 
leuar ho^gimat la mano dalla tauoUj come foleua già dire 
vno , il quale fu di tanto fcntimento nella pittura , ihe, dA 
molti valenti huomtni , fu giudicato ^non potere Ja gloria 
dt luiyda alcuno, riceucre pfefa del pan J ejfere amen dune 
quefte arti egregie ,firoci hie , (^dal difegno nate ad vna 
portato . ma, quello ^che di parecchi binati auentr veggi a-^ 

Rrr 2' mo^ 



40 f P'^ A" li T*^ E 

9»9 , quella, in per fetùone^au anzi quelU^non ptcd \ ^ che 
(tocche io dtcofia il vero.ctoe^ch tjje fieno fòrelle. moiri fi 
tr OH ano^A quali ì venuto tn forte di eJf^rcitarfi,nonfur\» 
quejìe due arti ideile ardali noi fauelltamo^ma nella archi^ 
i et tur a anchoraja quale Ju qutffe due^non e lontana mol- 
to : d* dtfarejn qu.tle fi è fvna di quefte tre co/è ,per tC" 
feilenz,a . G/à fi taceua il Prenze ; clr fi apfarecchiatià 
alla rifpofiaV it et, quando. pafi/ato ti terzo antiporto di me- 
talli) , il quarto di aUbaftro > c^ ti quinto di auorto , tutti 
quanti Uu orati a marauìglia^ svdì vno grandif^tmo fcep- 
ttojampijbaleni, e fuoco ^tn tanta copia ^che fi parca , che 
tutto il Palagio ardeffe'.laqual cofa^come^da principio, mi^ 
fé fpauento ne gli animi di coloro, che non fapeuano tifata 
to^cofi poi che ^auicinatifi al luogo t conobbero quello, thè e- 
ra^ cacciata via la paura Jn tf ambio di quella^fecero luo- 
go al piacere, ^ alla marautglia , Ma, ti Prenze^a cut no 
era venuto fatto difimigltantt cofa vedere ^per molto mc/t' 
do,che camtnato hauefie^giamaiyVoltoa Vitet^non faran" 
hO,dffe,ceJfati queftì frac afille he vi piacerà dt fignificar* 
m^f^con quale artificio quefia gran machina fatta fi a , che^ 
ilo non prendo err or creila dee effer propia di quefio pacfe^ 
non ne hauèndo io mai,fembiante aqutfla , vi dui a aitro^ 
uè: Vitet rifpofe^ che volentieri -^perche ^ doppo alquanto di 
jpatio^haucndo quel gran remore fatto punto , egli difftyU 
machtna^che voi vedete, S'^nore^fu ti'ouata.pm anni ha , 
con molte altre infieme^da mio Padre^à vfo di guerra : tut. 
tocche quefia^ à cto, non h abbia e^lt adoperata gt^ mai ,fè 
non fé folamente tn cofe da traflullo : come è lapytftnte, 
ìior a-venendo al fatto, dtco^ che la preferite machina'^ là 
tu alte^a,con gli ortjamentt, giunge a quaranta bràcctat 
hhtfri dt Ugrii dtll'aquiUidi alce^ e di catan^bm.^ & rto i, 

f^t^ ' 



■•"$ É CO N o a: -y^^ 

f»f, che tutti i finfijhauendo fatto ^ de' loro ohhiettì ^// /- 
'"da^no, godano intieramente . Per la machina emro vi hi. 

* molti fffatij dì buona capacità Ji qvali fino (portati in fuo» 

* ft alquanto da piede , a cagione^ che t ragqijojlo^che lor» 
'fé dato il fuoco , non s' accendino tutti in vn punto , ma Jr 
foco a poco , d^ l*vno appreffo dell'altro : la cj^al cofa fìe 

"^ loro ageuoU a fare^ a(z.andoft,dd que* vani ordinatamene 

' ie , deipari : onde ne aua/npi l'aere dal fuoco ^ che muoue 

")dalle grtUande ; da fommo ^ ò" da imo : e di vero e qurflA 

"cofa mvlto acconcia a fart bella, ò' di !et tettole v^fla . //i» 

'* oltre a ctOy la md-. hma , dentro da y?, tnnumer abili m'ntt» 

te canne di ferro^piene dt poluere di falmtro^ e di z,olfo .• 

di amen due delle quali cofe fono Fiato lo trouatorto : ó* 

bolle fatto adattare alla machina entro, come con più agio 

totrete vedere : chevi fimojlrcra ti tutto .• ^ , quello^ che 

fi/i parrà più mirabile di quanto perauentura , ir, fino d 

'qui , veduto hahbtate^vt mvflret)> parecchie di quejìe can* 

ne , ma '^r afe, d'acciaio fihipimo^(^ dt bronzeo ; opere del' 

le mie manrje quali io lauoro^quando fono ficperato . Vi 

mofrer)} Altresì vna ptcciola machina , con l'aiuto dellx 

quale s'improntano m carta le carattere, ouero gli ilemen* 

ti dille lettere,)) qual fi voglia figura, ihe imprimer f vO" 

glia, la qual e e fa ^ fi l'afettion non m* inganna^ ch'io prrio 

a qui lì' art e ^ eh' e di me nata^mt fo a credi re , che altre t* 

tanto dt pr)) jia per fare al mondo^quanto alcuna arte^che^ 

fnqurfto dt^trouata ft Ila , conato fiacofa^chejà dcue U 

friuere vn libro ^tht alquanto fa lungone di gt^ìn fjifa itt 

particolare ^& di grauifima perdita in committ e.vfahdQ 

ti beneficio dtqutjìa nuouaartCsfi fa per fate ih publico ^ 

(ìrtn priuato ., minore di /pendio Jt nza con.paraticnefoT'-, 

mafidof j/tH iitrt m vnfol giorno ^ch e m mvlte fttimanCs 



sii P A ^H T >B 

^ perauenturaancho mefi^ con la pennainonfi farehhel 
J^ora^ rientrando nel principiato ragt»namento , dtcOy che 
It canne dtfopra moflrate^ operano , tutto a firn tic, come i 
tàggi^Cvno dop)> l'altro : le cjualt canne ^conforti nodi, alle 
parti più ferme della machma^accommandate» producono 
he Ile ^^ leggiadre gazzarre '.gli ornamenti poi ychenell alto 
fi veggono della machma^fono tutti al dintorno pieni dttrt 
he: le cjualt efcono dalle bocche di parecchi animali di Hra^ 
ne forme^ & di mafthere contràfattey fanno quefie tron^" 
he communalmente V effetto, che qui veduto h/tuete^di git» 
tar fuoco ó' fiamma ^ma talvolta anchorajtn vece dtfuO" 
€hty^ di fiamme yfpargono all'aria vna armonia fiiauifiu 
-, ma : e talhora fiori,f^ acque di mille generationi , odora;' 
ttj^imi . ma if òpra tutto , btfogna gli occhi tenere ne* lumi ^ 
. ch'ardono in certi va fi .^perche fi mantenghmo lungamen^ 
te, rtfc hi arando i luoghi d Atorno . Hora tutto quejio gran 
lauoro e condotto da vno H oppino filo ; // quale muolto tn 
poluere di z,olfo , e tinto in acqua vita yfi ne va , con lenta 
fajfo a trouari luoghi ^ne* quali egli dee ordinatamente pe* 
fo^metter fuoco ^ accioche ti tutto fi compia^ (^ habbtaper' 
fetttope . La prefinte machma^fiftiene forma » & figurA 
dvno he infimo fa' amp filmo t empio fituato m quefia Cit' 
ì^i& conficrato alla Paceinel quale ardono.nottCydr gior* 
no die ce mila lumi \fioftenuti da oglt odoratfiimi : U quali^ 
fitte per loro naturatd^ parte per lo lìudio, che vi fi e pò- 
fio intorno ^aualorano il fuoco 5^ lo mantengono accffi 
tutthora con chiaro , ér viuo lume. In su la vetta delle 
machina poi e locata la imagine della Pace ; tenente apie* 
de vna gran miffid di arme , nella quale ella dee accender 
fuoco , La Hatua della Dea, le armi» c^ quante altre figi(» 
refi^^feggvaotnqucfia machina^ che la rendono belUfiima^ 

come 



timi vedete, fono di carton'hdi terra, e di panm iràc oliati ^ 
n bello Buiio di tale materia fatte , conuenendo alla ma^ 
ìhina dt Ilare alta daterra^ ih pendente ,fi lunz& (patio , 
éjfefaarttorte^ éf'Ilra^nbe fdrtiftme^licheyptr molto che- 
étgttata fia dal frac affo de* tanti fuochi^ tuoni , (jr UmpiV 
the nefcono^ella nonptìi fimuoue,che annofa quercia fpi^i 
tante Zefiro . ^/ fece fine al Cuo dire Vitet ; à" *l Pren^ 
%e aUti^ 0> vot felice y^ttet^dt tanto padre i é* l»^ '^^ '^"^' 
Ut d^ quattro beato per tanto finito i veramente to ho d^ 
miei dìypoflojch't fia ancor giouene , molte , CT g^^^ ^"fi 
vedute ; ^ co' prodt, (^ valor ofi huomtnt ho lungamente 
vfato ; ne mi potea capere neW animo , che alrro più mi fi 
firhaffe a vedete, che bafteuolefoffe dt farmi più oltre m~'^ 
rauigliare, ma, del mio errore, hammt fatto tjuefio p^efe , 
étnz,t quefiónuouo mondo ^troppo più concfcente ,th'to nott 
hauret t per eftimatione potuto comprender gtamat . hora^ 
fartst amente il tutto confiderando , (^ le preterite cófe aU 
leprefentiparagonando,mtfento dt me torre dal molto liti' 
pare \ é* corife jfo liberamente di hauerefinoa quefia hora^ 
fognatole the pur ma mi rfcuoto. dr incomincio a vegghta-* 
re vd* che quanto p€r auantidìbuono , dr di valore fo, fra 
gli huommt,parmi dt hauer veduto è Huto vn'itmbra , ó* 
vna vana apparenza , a rifpetto delle maraurglte , che de' 
Chtnefihuomtni, vengo , dì per dì» conofiendo . Lt quali , 
quando fuffèro pur da fi poco bene, e he muna hatione più^ 
U qualcofa efii non fono ^ hafìerebbcno ^per rendergli rag* 
guardeuolt^d' fingolari le fomme virtù, d' ^e prodez,ze di 
Ez»onlom , dr dt Vitei , Ma egli , cui dfjpi acque fempre ti 
fi nt ir fi lodare , maj^imamente if^fo , mgegnandofi dim* 
forglt,cortefemeMe-,ftlentio\ceffateui^ dfjfci digratta. Si' 
gnor e, dalle mie Ufit contare > che non mt conofco , a graB 



ifis .# ^A R TE 

fez.z»A,ejftre da tacito, come il molto amore ^ che voi ^ la voi 
^ra buonamerce »mi portate , mi vieti facendo : & piaccia^ 
m d'impiegar e ^in f^^gettopiù profateuole ^il tempo . I.^ 
4 ti vero, eh e icfono cofidiùenuto voftro»che perauentara 
d-frettanto nan (ano mio:cr /-* vofira vtrtùtC^ il valore fo-r 
fto,con ausiiocchto^dame guardatt ^che le co/e di finom» 
preq^to , cr ^anfime guardar fi fuoU, Ntun rtjparmio fi 
$rout:rà nelle mie facoltà ; mun riguardo nella mt/t vita ^ 
da £fhantó^ch*ella fi pa per tfpenderla in bene dt voi . T4- 
U ragionauano t Caualieri^qMando nuoua marautgltachiu» 
fé loro le labbra,& ape r fé glt occhi . ciò/tt il fé fio antipor^ 
to : ilcjuale tra tutto dtpurOye dtfodo argento j ^ era cir^ 
amto da meglio dt cento fiatue^pure dt argejnto \forrhate cJ^ 
maeftrtanonpiìt veduta \ per mano d'vnoChinefe\ artefi-i, 
f e »al eguale prtnia nonfuftmtle alcuno ; ^, quanti fegutr^^- 
no appreffo^potermo inuidiargli la eccellenzayd^la perfei^ 
tione dea* art e ^ma non accofiargltfi a pez.z,a^baftando lor» 
di vedergli le (palle cofidi lontano ,-. Mffif*'^ tlPrenz.e^cJin^ 
ammiratione grandifitma.qtiel vago^^ ^ bel lauoro inten-t:. 
ttf imamente guardaua , s'vdìvno grànd^fitmotuttnov^s 
4pprefio parue, che la terra s'aprtjfe in quefio lato , ^'Z» 
quello : & prima furono vedute le cime delle armi in hd" 
fia^qutndt le (pade^pofcia i cimieri, (jr gli elmi , ó" cefi, in 
vn-mome-nto yda.que cauati luoghi vf trono ben due mtlÀ- 
fld4ti ; // quali in men di chtyfhierattfi.a luoghi loro fu-^: 
ro^i rAi:colti ; (^fnza mdugtarfi punto^fi fecero quefii in^ 
dentro a quelli velocifimamente^t^tapprejfattfi, tncomirt" 
ciaroao a darfii maggiori colpi del mondoy con tanta fur'ta^ 
che (ìpjrea^chc tutto tit^er^^eno intornOiquafimarefimuo - 
Ufjfe 5 e tempefia(Je . A^^ g^ari dì tempo duro la mtfhia , 
c^e UJUngue , // quale de feriti co^rpivfiua, non pur 

ha- 



SECONDA. j9f 

IdgHJtUd il piano , ma loaHagatia yfi che era eompaftont* 
U'j'e cofa molto a vedere . oltre a ciò facena marauiiltaf 
9inhi4ome,fMort d'ognt mifura tche non prima^ ino ccm^ 
battitore ^0 fujp ptagatoj) inttro^dr ptldo» toc e ah a la ter- 
ra» cadendo, ch'tQa, tjuaft ptctcfa madre» ^prendofi beni* 
gnamtnte lo raccogiteua\ (^racchiudeua tnccntancKte^cO' 
me colti, che temejfe di nuouo oltraggio nella perfona del ri* 
ceuuto ferriere • Hora^quejìo combattere > ti quale pt fi 
fattamente formato, che ne rtmafe cgnvn Http f fatto, hib" 
he tal fine ^ che quanttquì , d'arme facendo^ cadcuano, di 
tanti era la terra riceutttice : dr non pur dt qutUi , ma d* l 
fangue loro anco . sì,ch'vna fol gocciola non ff ne vedcua : 
ne pur tinto ti fuolo in alcuna parte , fu q»ejfa z^uffa ve- 
ramente mirabile ^ cr diletti) fommameni e adognvno » sì 
per la nouità delle molte cofetn quella atientae j // per l'ar» 
te del guerreggiare^ (jr psr la francherà, & l ardire, che 
dtmojìrarono . MaM Prenze^che di gran fentimento era^ 
f^ in qualunque cofa^ per fìttile^ teneua mente, var:e co fé 
in fé nuolgendo intorno à quanto veduto haueua^ camino , 
fenza far motto^ quafi afi ratto ffffe, per tanto (pAtie^ de 
haueua già da vicino il fcttirno , (^ vltimo antiporto : fie 
a farebbe peraucìiiura rifojjh a ptzza^fi ncn cheti gr^ ti 
romore de' tamburi , e delle trvmbe il fuono lo rifucglic, 
perche Jeuando alto la tejla^crfopra fc me dt fimo recato/i , 
Vartitamente guardato ciocche dattorno hauea , da qui(ìo 
nuouo fopraprendimento liordtto^ duca fra fuo cuore \fi^ 
(uramente^ch'io non farnetico ^ne dormo ndO' fé vcgghto^ 
tome e! mi pur pare , qutfte^ che mi fi parano tuttauia da^ 
féanti, fono pur cofe,che co>itandole,io fuor di qui, a pena , 
che io mi creda^che huom f trouaffe ,che,di grado^alle mie 
faroU non togltefie fede :file^Arrdbono li rane ; ^ haue* 

Sss ■ re 



,fi4 P A FI T m 

fi facci A di mxmfefia menz^ogna» che fé il cielo auanza in 
tanto Uterra^che^a comparatione di lui ella è da mcno^che 
da nulla\certo io credo, ciò del rimanente di quella forje pò- 
terfidtre , non già di quejìo gran mondo Chtncfe . per U 
qfdalcofa» Hando il fatto cofi, dalla noHità^ (jr magnificen^ 
z,a dt tutto^che^in qttefia Prouincia,fi vede^ negare non o- 
feret.che^qm non vi habbia il par ad fo . )> che almeno que- 
Jli luoghi non fieno ^di natura ^cele/I tali . H ora, qui fi ^an- 
tiporto era tutto d'oro fodifiimo , é" fino sì, che , quale oro 
s*apprez,z.a più in niunaguifa a queflo non fipoteapareg" 
giare . a front e all'antiporto vi haueua vno grandtfitmo al* 
tare ; tutto quanto dioropurifitmo , d^fòpraui tre ilatue , 
pur d'oro fchietto ; alte diece^otto^é' fette braccia ; rappre- 
fentanti » quella di mez,o^il Cielo ; quella dalla defira tnano 
del Cielo ^il Sole\.& la terza Ja Luna, tutte e tré dt così 
efqutfita bellezza^che affai bene appariuajo artefice hauer 
voluto far proua,fe» con la mano ^potejfe giugnere aU'aU 
tezza , (!r alla eccellenza di quegli Iddi/ . // dinanzi deL 
l'altare tutto era occupato da Hatue dello Ueffo metallo > e 
della medepma perfettione ;fe non che nonfaliuano alla al- 
tezza delle primiere . Ad alto poi^dal di dentro, ér dal di 
fuori dell' antiportOyintorno intorno , erano tante Sìatue lo» 
cate.pur doro, eh e non fi farebbe, da chi vedute non le ^4- 
ueffe^di leggieri creduto . le quali erano fate rizzate al va» 
lore de' più nobili caualieri Chinefi : effigiate cofi al natu- 
raUiche^non prima^dr di lontano l'occhio le fcorgeud^ chi 
fuhito raffiguraua color o,à cui elle erano Hatepofte . Men* 
tre le turbe piene dt marauiglia , Banano contemplando le 
nobili figure dell' Antiporto, gli Hr omenti bellici » chehattt* 
nano fatto alquanto dipaufa ^ rinouarono il romore , dr il 
fuono ; in tanto ^ che l'aere tutto tte rimbombaua • dop}^ ciò 

fOC9 



SECO N DA. ^r/ 

f6c$ fi vide aprire vna granòJ^tmM port/t ; t^ da quelU 
vfeire mtlU e aualieri^nttC apparenza di fommo pregi e\C(f* 
perù d'arme nere\é' fon le foprainfegne dello litjfo colore* 
li eguali yfchierati,tn belltfstma ordinanza , cf jfatta rtue^ 
renzd dd Ezonlom.d^ a gli altri Signori , intorniarono 1$ 
beccato : (jumdi, tratti/i in dtfpàrte 5 in vt fi a /ignori le , & 
fuper ha, fermar on/i ^ Poco Hante ^ da vna porta, per con- 
trarlo pofla dall' altra, che dato haueua l'vfctta a (jue' miU 
le, n'vf irono altrettanti, lejltti di forbito acciaio ; e di fo» 
'praufjìtbtamhetcofne laneue . liqualiituttoejHello^chefaU 
10 haMCuano gli altri , hauendo mandato ad tjfecutione , fi 
"race tiferò in parte , onde fronteggtauano gli altri mille : 
Ttopo alquanto fonarono te trombcó' i caualteri fi mojferw 
^li vni contra gli altri\al maggior corfo de' lor caualli . Lo 
ìfrepitofù fi grande ^che t tnOni non s' haurieno potuti feny 
Vre\' ma, quello ^che fìi mar auigÌAofo a 'vedere-, per benché 
ie lande fpezzat)e,volaJf€ro al e te lo, ne ^di fé, al cattaliero, 
\ran fatto altro lafciajferd,che queltantOy ch'egli Jìrigned 
ton la mano, fi honfU egli pero , di tanto numero, alcuno , 
the^fenza difejifciaffe l'arcione, "quetìo^che altresì augn- 
ile de' loro ckuaUi^c^e\'poflò che, di forza^fi'vrtajfero^ iér 
étnchò petto coiitra pef taire (fero efsi pero queir tmpetoccìt 
ìncredtbil franchezza\cr fenza ejfere^non che caduti, ma 
tur picgati^mti fi tennero, ^ fai di ; ' In tanto ecco venir^ 
idi t^auerfot'vna bellisfirnafh.era di cento caualurt,d* c^ 
ior cilefiro coperti. li qùali^fopra vn poggetto fi ferma^onO't 
mandando aìiaUti zrno araldo \per spiare dell' ammo di É\ 
Xjonlom. l araldo ,meffo fi oltre fk à Ezonlem^^ fi gltd'^Jfe , 
Hfalorofo Si'ipore , que cauali'ert che colà su veder poi (te- ^ 
volitano entrra in cjneftò vofiro 'palagto^a fvrza de *i'(firi 
Guerrieri; dc' quali cento ^qutlit afunto^chay^ì piaceroni. 
-'■'^'^l Sss 2 no. 



/*^ ^P A R T E 

«ì?5 fileno contro, loro in CAmpo . U qual cofd fitta ,' é' ho,' 
uuta^foprA i loro auuerfarij Jieta.vtttorUf loro tlconuemt» 
te fi fsrbi \ al palagio introducendogli^del quale esfiquelU 
parte fi prenderanno di grado > che loro fie ajfegnata^tnfi- 
no, che alle fé fi e dato f fiacompimento^fvfcendone allora» 
C* non prtmayfenza romoi^ejn'ontradmione alcuna .Ma,y 
/è, per tfiagura^la perdita dt quefta gioftra^per loro^nonfi 
fotejfe fuggire pliche cefiinogl'Iddij^esfitin talcafo^dilegut^ 
rannofi di qui fi e contrade : lafaando^per h onorar ne t vin- 
citori^ cìafcheduno la fpadafua. Sor ri fé a quefle parole 
alquanto, Ezonlom'i & a coltiti vano^ &, per i(fo lofi ajfattif 
e il partito, che quefli vofiri caualieri hanno prefo\amand9 
meglio acquiflar con affanno queHo,ch'esfipotrehbono con* 
figuir dolcemente fenna trau agito . ma^^a fine clfefst vegr 
gano , come noi habhiamoin cofiumedt non partir' alcuna 
da noiyfe non fi chiama per appagato , & contento ^quell^ 
concedtam loro , che fenz^a fallo parecchi negherebbono^ha^ 
uendo confideratione alla fatta richiefiav la quale yalmÌ9 
parerete impertofa^ fi come alcuna al^ra» maricordmfi di 
Jiarà legge Chinefìja quale m fimiglianti piacer ttnon fòv 
piene ^che oltre ad vna lancia fi corromper non menar per 
La lungafouerchiojlafefia • la quale fornita^s'esfihauraft^ 
no in defiderio di mettere in auentura la vita loro^ con pih 
lunga tentione,non mancherà ^che io mi creda.cht loro vnd 
totale fantafi a tragga del capo • Cto detto yEzonlom^licen^ 
fio l'araldo . dal quale i caualterijtauendo bentsfimo inte* 
fu quanto per loro far fi douefife^oltrefispmfero tn diligen* 
sc»a \ fi che furono incontanente nello beccato : ó* verfo U 
parte fi fecero , eh' a r impetto era del gran palagio . Non 
frano a pena giunti coftoro,che le trombe defiarono gli ani» 
H^^aIU battAglta : à* fukitam^ate da vna delle porte del 
^, ; pala-' 



seconda: -f*7 

pktdgio yche cìncfuanta ne haueua , {puntò vno cavaliere 
'-addobbato a verde ^grande , ó' nerhuio-y (^ cofi beri fatto ^ 
' ^chene fece marauigltar'o^n'vno^per non poter' aurfi^c^in 
'' alcuna qHifa,chi egli fi fojje . dietro dt tui,toflotche 'vfcito 
ne fu y fi chiù fé la porta , non fenz,a Hupore dt tutti » chct k 
' quello^ch' efii vedeuano^da vnfolo»con cento fi doueuapre- 
der battaqlta : ma^cjuelli , cheptk dt cto marauiglta prefe^ 
ro^Ò" infiememente dtfdegno , ( e fife n do loro dtufo dt per- 
dere troppo dt honore , cr dt rimanerne fognati di eftrcma 
\*viUa ) fi furono i e au alteri e/ìram ; // quaU in rabbia fa tra 
accefi.frcfneuanocome ti mare , quaihora è più da tempe^ 
Jiofi venti agitato : a pena fecopotendo credere ^che huomo 
firttrouafi} di fi alto cuore , che contra cento caualieri , di 
ferro , c^ di vilor armati , quali efitcredeuano dt ejfere, 
xfrtndeffe Varme » Pe